lunedì, 10 marzo 2008

Cosa vuol dire "imperialismo"?

Non so voi. Però noi siamo antimperialisti.

Ma cosa vuol dire "imperialismo"?

Prendiamo il titolo di un libro appena uscito, The Three Trillion Dollar War, di John Stiglitz e Linda Bilmes. 

Three trillion, cioè tremila miliardi, cioè, 3,000,000,000,000 di dollari è la "stima prudenziale" dei costi reali dell'attacco all'Iraq. Per gli Stati Uniti - i costi per l'Iraq non interessano a nessuno.

Per tirare su questa somma, gli Stati Uniti non hanno aumentato le tasse. Anzi, le hanno tagliate, almeno per i ricchi.

E allora, se non sono stati gli americani a farlo, chi ha pagato?

Non è una domanda da poco, visto che three trillion dollars sono pari a circa 500 dollari a testa per ogni essere umano del pianeta, lattanti del Ciad compresi.

La risposta la diede già oltre trent'anni fa l'economista Michael Hudson,  allora collaboratore della Chase Manhattan Bank e attualmente docente di economia, in Super Imperialism. The Economic Strategy of American Empire (1972, ma disponibile in rete con un'aggiornamento introduttivo del 2003).

E' un mattone, ma un mattone importante.

Oggi, il meccanismo che Hudson descrive come "the largest free lunch ever achieved in history" comincia a presentare qualche problema. Ma nei mesi successivi all'invasione dell'Iraq, si stimava che il 60% della crescita economica statunitense fosse dovuta all'aumento delle spese militari.


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domenica, 26 agosto 2007

Il Giorno del Giudizio

Due anni fa, il professore Ali al-Timimi, cittadino statunitense e ricercatore medico, è stato condannato all'ergastolo (senza diritto a essere rilasciato prima, e con l'aggiunta beffarda di altri settant'anni) negli Stati Uniti per i seguenti tre motivi:

- nel corso di conversazioni private, avrebbe sostenuto che bisognava stare dalla parte dell'Afghanistan, allora aggredito dagli Stati Uniti, e che il futuro si stava facendo cupo per i musulmani negli Stati Uniti dopo l'11 settembre;

- in un articolo, avrebbe detto che la caduta dello Shuttle sopra il Texas sarebbe stato un segno celeste;

- e poi (ma qui lui non c'entra più niente), alcuni suoi allievi sarebbero stati in Afghanistan (senza mai combattere) e si sarebbero dedicati al paintball (o softair). Il paintball è uno sport molto popolare negli Stati Uniti, dove dei giovanotti vanno in giro per i boschi e si sparano addosso a vicenda con fucili giocattolo carichi di vernice.

Uno sport che ha un gran numero di cultori anche da noi. E che è certamente più innocuo di certi campi paramilitari - perfettamente leciti negli Stati Uniti - dove militari stranieri insegnano a usare armi da fuoco ("Israeli style infantry ambush, special weapons and tactics, guns, and so forth") per "trattare con gli antisemiti in maniera efficace, ovunque si trovino".

Il caso della paintball è di portata mondiale, perché ci presenta la nuova frontiera del diritto: un'azione perfettamente lecita diventa reato, in base alle intenzioni; e quindi in base alle idee della persona.

E' lo stesso principio per cui è stato arrestato l'imam di Ponte Felcino: ha semplicemente scaricato dei file da Internet - come possono fare tutti - , ma solamente le sue idee fanno pensare che avrebbe potuto usare le informazioni raccolte in rete per compiere un'azione illecita, anche se non si sa quale avrebbe potuto essere tale azione illecita: sia nei processi della paintball, sia nel caso di Ponte Felcino, l'accusa non ha mai trovato la minima prova di un progetto illegale.

Ecco che le idee assumono la stessa importanza decisiva che avevano nei processi dell'Inquisizione. E fanno la differenza tra la libertà e l'ergastolo.

Un anno prima (il 15 giugno del 2004), e sempre per aver giocato (una sola volta) a paintball nei boschi della Virginia, era stato condannato all'ergastolo un altro cittadino statunitense, Masoud Ahmad Khan, reo - secondo il tribunale - di "congiura per condurre guerra contro gli Stati Uniti d'America"; mentre un giocatore più fortunato, Seifullah Chapman, è stato condannato ad appena 85 anni di carcere.

Sabri Benkahla (che avrebbe giocato anche lui un'unica volta a paintball) è stato condannato, invece solo adesso. Sabri Benkahla è accusato di essersi recato, otto anni fa, a un campo organizzato dal movimento indipendentista kashmiri Lashkar-e Taiba: solo quattro anni dopo, il movimento sarebbe stato messo sulla Lista Nera degli Stati Uniti, e quindi non lo si poteva punire per quel viaggio.

Sabri Benkahla è stato condannato lo stesso a dieci anni di carcere, per reticenza: l'FBI afferma che Sabri Benkahla non avrebbe raccontato tutto ciò che sa sul campo. Dice il pubblico ministero, Gordon Kromberg, "le informazioni che il sig. Benkahla ha in testa sono molto più importanti della sentenza che riceverà".

La giustificazione, da sempre, di ogni forma di terrore.

 Un altro imputato, Ali Asad Chandia, nella cui casa sono stati trovati libri e CD ritenuti di "idee jihadiste" e che avrebbe aiutato a mandare in Pakistan delle palline da paintball - acquistato in maniera perfettamente lecita - è stato condannato a 15 anni di carcere. Gli avevano promesso meno di dieci anni di carcere, a patto che denunciasse gli altri prigionieri.

Nel suo discorso davanti alla corte, Ali Asad Chandia ha fatto la seguente dichiarazione:

"Nessuno è mai stato danneggiato dalle mie parole o dalle mie azioni.

Come ha detto chiaramente mio padre, 'con tutte le accuse e i testimoni che il governo ha presentato in questo processo, e con tutte le indagini e gli arresti che hanno compiuto, e con tutti i miliardi di dollari dei contribuenti che hanno usato contro mio figlio, non c'è stato un solo essere umano su tutta la Terra che si sia presentato per testimoniare di aver subito avuto anche la puntura di un cardo da mio figlio Ali".

Ho 29 anni. I miei genitori anziani attendono la sentenza, sapendo benissimo che potranno non essere ancora vivi quando sarò rilasciato.

Nessuno si sente più fiero di mia madre, che sta qui seduta in quest'aula a testa alta per l'orgoglio e l'onore di sapere che suo figlio non ha violato i principi che lei aveva instillato in lui.

Rimane il suo consiglio, "Figlio mio, se non hai fatto nulla di male, non c'è bisogno che tu faccia nulla di male. Non fa alcuna differenza, se ti offrono 4 anni o 45 anni. Non hai fatto nulla di male, non hai fatto nulla di male."

Però soffrono per l'incarcerazione del loro amato figlio. Se i miei genitori moriranno prima di me, prego loro di protestare davanti ad Allah, dicendo che un pezzo del nostro cuore è stato strappato via dal governo degli Stati Uniti d'America a causa di alcune paintball giocattolo. Paintball giocattolo... che né il governo né la difesa sa che fine abbiano fatto.

Il governo disonesto di oggi non è molto diverso dal governo malvagio che governava l'Egitto circa 4.000 anni fa. L'unica differenza tra i due è che i governi antichi non imprigionavano la gente in nome della 'democrazia', ma commettevano piuttosto l'ingiustizia senza alcun pretesto di legge. Invece, questi moderni discendenti dell'ingiustizia adoperano false pretese di sincerità quando agiscono in maniera ingiusta.

Permettetemi di spiegare. Prima approvano le leggi illegali necessarie per giustificare le loro pratiche illegali, e poi incarcerano 'legalmente' la gente come me.

Voglio dire, i governi in passato erano sinceri nella loro insincerità, e non nascondevano il fatto che incarceravano la gente per salvaguardare i propri interessi e non quelli della comunità.

Ma questi moderni discepoli dell'ingiustizia gettano in carcere la gente innocente, per rimuovere la presunta 'minaccia' che sentono provenire da questo insegnante di scuola elementare che sta qui davanti a voi oggi.

In breve, i dominanti in passato erano semplici tiranni. I dominanti di oggi sono anche bugiardi spudorati.

L'Islam ci insegna a ribellarci contro l'ingiustizia.

E' per questo motivo che io respingo l'occasione di mentire contro me stesso e contro altri, in cambio di una condanna più leggera. E qualunque sia l'esito oggi, so che alla fine la giustizia prevarrà.

Chiunque abbia trasgredito contro di me in questo processo, sappia che nel Giorno del Giudizio, io non sarò felice, finché non sia tolto loro come è stato tolto a me in questo mondo.

Coloro che mi hanno separato dai miei genitori, coloro che hanno partecipato nel rendere orfani i miei figli, coloro che mi hanno separato da mio fratello, da mia sorella e da tutti gli altri, coloro che hanno reso mia moglie simile a una vedova oggi, prego Allah che vi dia esattamente ciò che ha dato a me.

Subhanaka Allahuma wa bi hamdik, Wa ashhadu anla Ilaha illa Allah Wa ashhadu anna Muhammadan Rasul Allah

Grazie

Abu Qatada Ali Asad




mercoledì, 28 marzo 2007

Perdoniamo, dopo averli uccisi

Internet moltiplica all'infinito un vecchio vizio, quello delle citazioni falsamente attribuite a qualche celebrità.

Per vari motivi, la grande maggioranza delle false citazioni proviene dagli Stati Uniti.[1]

Adolf Hitler, come sappiamo, è il profeta negativo dei nostri tempi: basta dimostrare che ciò che fa il nostro avversario personale somiglia a qualcosa che il baffuto cancelliere ha fatto - come, ad esempio, grattarsi il naso - e l'avversario è fuori gioco.

Quando non si trova un hadith autentico di Hitler con cui demonizzare gli avversari di turno, basta inventarselo.

Così troviamo Adolf Hitler che si dichiara contrario al possesso privato delle armi da fuoco, oppure se la prende con gli studenti in rivolta: a diffondere la prima presunta dichiarazione è stata la lobby delle armi da fuoco statunitense, a diffondere la seconda, i giovani contestatori nel '68.

Spesso, però, l'autore della falsa citazione è un personaggio positivo: la multinazionale Scientology cerca clienti mettendo la foto di Einstein sui suoi volantini e attribuendo al fisico la nozione, certamente non sua ma debitamente virgolettata, secondo cui useremmo "solo il dieci percento del nostro cervello".

Oppure abbiamo la "profezia Franklin", apparsa per la prima volta nel 1934: il falsario sosteneva che fosse il testo di un discorso di Benjamin Franklin, tenuto davanti al Congresso continentale nel 1787, in cui l'amatissimo tuttologo avrebbe messo in guardia contro il pericolo costituito dai "vampiri ebrei".

Per colpire maggiormente i lettori, il creativo autore tirò in ballo anche il Padre della Patria:

"Sono pienamente d'accordo con il generale Washington, che dobbiamo proteggere questa giovane nazione da un'insidiosa influenza e impenetrazione [sic]. Questa minaccia, signori, è costituita dagli ebrei".

Su questo blog, invece, abbiamo documentato come, per portare dalla loro i neri americani, i sionisti si siano inventati di sana pianta una citazione filoisraeliana di Martin Luther King, con tanto di falsi riferimenti bibliografici .

Una frase che gira spesso in rete viene invece attribuita a Golda Meir, che fu primo ministro d'Israele diversi decenni fa:

"Potremo perdonarvi per averci ucciso i nostri figli, ma non potremo mai perdonarvi per averci costretto ad uccidere i vostri".

La buona regola, in questi casi, è che tocca sempre a chi spara simili frasi dimostrarne l'autenticità, non certo a me leggermi tutti i discorsi della defunta signora per vedere come stanno le cose.

In realtà, non mi interessa ciò che intendeva Golda Meir, nell'improbabile caso che abbia detto davvero quelle parole.

Mi interessano le persone che usano tale frase - in una di molte varianti, tradotte di volta in volta dall'inglese - come signature o come colpo di grazia sui loro blog.

La frase ha certo qualcosa a che vedere con lo spirito di elezione di cui parla Jean Daniel nella Prigione ebraica.

Ma è una frase che rispecchia la maniera in cui tutti coloro che si riconoscono in quello stato della mente che si chiama "Occidente" percepiscono se stessi e gli altri.

Prima di tutto, la frase descrive uno scontro, in cui noi uccidiamo i vostri e voi uccidete i nostri.

Data la disparità dei mezzi, è probabile che i nostri morti siano molto meno dei vostri, come avviene dai tempi di Wounded Knee o della battaglia di Omdurman.

Ciò che però differenzia la strage imperiale da tutte le altre avvenute nella storia, è la maniera in cui l'Occidente mentale santifica se stesso.

Infatti, cosa facciamo noi? Noi perdoniamo.

E cosa fanno loro? Non solo uccidono, ma costringono noi a uccidere.

Questo vuol dire che i morti sono tutti colpa loro: non solo i morti nostri, ma anche quelli loro.

Quindi, ogni volta che noi li uccidiamo, abbiamo un motivo in più per ucciderli.

Ora, se la colpa è sempre loro, noi siamo perfettamente innocenti.

E più uccidiamo, più diventiamo innocenti e più loro diventano colpevoli.

In quanto innocenti, spetta quindi a noi il perdono.

Ovviamente dopo averli uccisi.

Nota:

[1] Il meraviglioso libro di John George and Laird Wilcox, American Extremists: Militias, Supremacists, Klansmen, Communists, & Others (Prometheus, 1996) contiene una documentata e divertente appendice sulle "fake quotes" che girano nei vari ambienti dell'estremismo statunitense. 




martedì, 27 marzo 2007

Resistere!

Torno da Chianciano.

Ci porta sulla sua Panda il pittore anarchico Paolino, che sta lanciando una lotteria con un biglietto di tre euro a testa, per pagare l'assicurazione dell'auto, in cui ha dormito la notte; per il pranzo e la cena, eravamo riusciti a infitrarlo nel Grand Hotel di Chianciano senza pagare.

In via eccezionale, Paolino ha messo in palio un suo quadro vero: in genere vende solo le fotocopie, perché non vuole staccarsi dalle sue creazioni.

In macchina, ci sono un giovane genovese che si è da poco convertito all'Islam e una compagna statunitense, che racconta della sua famiglia di ebrei simpatizzanti del partito comunista e del suo liceo a Philadelphia, dove negli anni Sessanta ben 150 studenti su mille erano passati per le carceri per il loro impegno nel movimento per i diritti civili.

Lei stessa, poi, aveva dato una mano per una raccolta di fondi per aiuti non militari al Vietnam del Nord.

Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici e addestratore di bande paramilitari, completa a modo suo il quadro delle risorse umane della Quinta Colonna di al-Qaida in Occidente.

E' quello che abbiamo per combattere i B52 e le Fabbriche di Mastro Geppetto, almeno al di qua della Grande Muraglia che ci divide da coloro che, in mezzo mondo, rischiano la vita sul serio.

Eppure, con tutti i nostri limiti finanziari, umani, organizzativi e caratteriali, ce l'abbiamo fatta.

Scommetto che quelli che ieri deridevano i "quattro gatti di ambigui estremisti", passeranno a dire "chi li paga?"

Chianciano Terme, in questo quasi inverno piovoso, è un ammasso vuoto di cemento, senza nemmeno la vita che portano i pensionati e i curandi termali. E quindi puoi avere sale convegni e alberghi a prezzi bassissimi.

Così la banda dei traduttori arabi, con passeggino e la bimba dal nome poco semitico di Ines di tre mesi, entra, tra gli untuosi sorrisi degli uscieri, nell'immensità ottocentesca del Grand Hotel, incedendo esistante sui tappeti e sotto i lampadari.

Olga, una settantina d'anni, fuggita giovanissima da un piccolo paese vicino a Catania, vestita come sempre in maniera impeccabile, entra in una boutique e chiacchiera con la proprietaria. La quale a un certo punto le chiede quanto tempo intende restare. "No, sono qui solo per un convegno". La proprietaria la guarda spaventata e chiede, "ma non quello dei terroristi?" "Certo", risponde Olga.

Il miracolo, grazie agli immani sforzi degli organizzatori: relatori rappresentativi con visti veri, dopo due anni di tentativi falliti; una grande sala convegni; e, per noi, comode cabine per la traduzione simultanea.

Saidatun, che la mattina si veste da sposa marocchina e il pomeriggio da imprenditrice lombarda, dirige le non facili combinazioni tra inglese, arabo e italiano.

Visto che ha allevato capre tra le montagne del Marocco e polli a Lima, ha fatto l'ambulante a Firenze e la biologa in Sudafrica e ha gestito un negozio a Bangkok, ci riesce, anche se deve scontrarsi con la scarsità di traduttori.

Non me ne intendo molto di traduzione simultanea, comunque qualcuno mi aveva detto che dopo quindici minuti ci si deve dare il cambio; per scarsità di traduttori, mi tocca fare anche un'ora di seguito. Ma nella cabina accanto alla mia, vedo un amico palestinese che traduce verso l'arabo e verso l'inglese, senza pausa, per ore e ore.

Quando sei in cabina, non capisci molto bene ciò che stai traducendo, e quindi ho qualche difficoltà a rispondere alla banale domanda, come è andata la conferenza?

Nei termini della "visibilità mediatica", tanto ambita ai nostri tempi, è andata decisamente male.

Nel dicembre del 2003, avevamo organizzato una manifestazione a sostegno della resistenza irachena, suscitando tanto di quel putiferio da meritare il titolo di "psicodramma nazionale", con centinaia di articoli sui giornali e diversi drammatici racconti in televisione; ne è nata una sorta di fronte rosso-azzurro, che metteva insieme i commissari telematici dell'estrema sinistra, i sionisti e i giornalisti di Libero: in quei giorni, Il Manifesto e Il Giornale pubblicavano articoli che sembravano l'uno la fotocopia dell'altro.

Quando abbiamo provato a organizzare questo stesso convegno nel 2005, sono intervenuti 44 deputati americani per fermarlo e ci sono state innumerevoli interpellanze e articoli che denunciavano il pericolo che dei "terroristi" potessero mettere piede sul suolo italiano.

Questa volta, il governo di centrosinistra ha scelto la vecchia politica giolittiana: per evitare problemi (e chi sa, anche per tenersi buoni possibili futuri vincitori nel conflitto in Medio Oriente), ha concesso i visti, ma ha anche fatto sì che non se ne parlasse. Così, silenzio assoluto nei media di "sinistra", da Repubblica al Manifesto.

Strano, ma interessante, il silenzio o quasi della destra: una solitaria interpellanza di Mantovano, qualche articolo del Massimo Esperto, due o tre grugniti del pittoresco Dimitri Buffa ("Chianciano, le terme... si colorano di rosso") e poco altro.

Eppure l'occasione era ghiotta. Nel 2003, si poteva al massimo accusare qualche questore di aver concesso il permesso di manifestare, eppure la destra ha urlato e pestato i piedi furiosamente.

Nel 2007, si sarebbe potuto scrivere che Prodi aveva concesso l'ingresso in Italia a una banda di pericolosi terroristi, provenienti dal Libano, dalla Palestina, dall'Afghanistan e dall'Iraq: Libero, in passato, ha riempito pagine intere per molto di meno.

Difficile dire, ma si ha il sospetto che l'ordine di tacere si sia imposto trasversalmente e che la destra l'abbia accettato, al costo di rinunciare a una ghiotta denuncia contro il Regime Comunista Amico degli Islamici.

Se si è sentito parlare della conferenza di Chianciano, è soprattutto grazie al giro dei blog. I tempi sono quelli che sono, e sarebbe sciocco sperare di poter fare molto di più in questo momento che restare in piedi, senza vendersi l'anima per avere un effimero successo politico.

Proprio questo salva la nostra area dal dogmatismo, dalle follie di chi crede di avere in tasca la Soluzione ai Problemi del Mondo o dalla tendenza a crearci un piccolo ghetto autoreferenziale dove riconosci i "nostri" da come si vestono o dal fatto che usano le parole d'ordine giuste.

Mi sembra che la conferenza sia andata bene, invece, su un altro piano.

Abbiamo messo insieme esponenti delle resistenze, persone (in massima parte) attente e capaci di capire il cosiddetto "Occidente".

Questo avviene proprio mentre le resistenze rischiano di cadere nella trappola della guerra intestina.

La guerra intestina è a volte fomentata direttamente dal nemico, nel caso della Palestina - dove Israele concede denaro e armi a una fazione, mentre il mondo nega tutto all'altra - e del Libano - dove gli Stati Uniti e la Francia hanno addestrato le squadre armate della coalizione tra le élite sunnite, druse e cristiane, contro sciiti e cristiani poveri.

In altri casi, come in Iraq, la guerra intestina è legata sì alle scelte statunitensi, ma anche alle interferenze iraniane e saudite e alla catastrofe economica e sociale indotta dall'occupazione, che obbliga a raggrupparsi per bande per sopravvivere.

Chiaramente, se la guerra contro l'invasore si trasforma in un massacro interno insensato, è la fine di ogni prospettiva di resistenza: se tu sei uno e loro sono dieci, li puoi dominare però tutti se i dieci si combattono tra di loro.

Il primo pericolo per le resistenze, quindi, come ha sottolineato durante la conferenza lo studioso laico libanese Samah Idris, è il confessionalismo in tutte le sue forme e questo è stato anche compreso benissimo dalla parte più lucida delle resistenze islamiche:

si pensi alla cura che Hamas dedica alla minoranza cristiana, o alla campagna contro il confessionalismo condotta da Hezbollah. Due scelte politiche quanto si vuole, ma estremamente sagge; ma anche l'ayatollah sciita al-Baghdadi, agli arresti domiciliari a Najaf, che è intervenuto telefonicamente alla conferenza, ha sottolineato come l'Iraq deve essere di tutte le sue componenti religiose ed etniche.

A ribadire un altro punto fondamentale, con tutta la foga del predicatore battista nero, è stato Larry Holmes, veterano del Vietnam, che ha ricordato che se oggi l'Impero è in difficoltà, il merito non è delle nostre rumorose ma vane manifestazioni, ma di chi combatte.

Senza le resistenze, la guerra infinita sarebbe arrivata ovunque e i suoi fautori godrebbero del consenso di cui godono sempre i vincitori.

As-salamu 'aleykum, come ha detto Hamza Piccardo, salutando i convenuti con il pugno chiuso.




martedì, 13 marzo 2007

Scendendo dagli alberi (III)

"Noi pieghiamo le vostre menti, i vostri scopi, i vostri piani. Voi di là, che avete altri intenti dai nostri, vi costringiamo a conformare al nostro volere!

Con la mia mente, catturo le vostre menti; con i vostri pensieri, seguite il mio pensiero! Io pongo i vostri cuori sotto il mio controllo: venite, dirigete la vostra strada secondo il mio percorso!

Io ho invocato il cielo e la terra, ho invocato la dea Sarasvatî, ho invocato sia Indra che Agni: che noi possiamo riuscire in ciò. O Sarasvatî!"

Incantesimo dall'Atharvaveda (VI, 94), antico testo induista

Per trasformare il Volere in Potere, la Religione Americana, nelle sue innumerevoli forme, esige una tecnica rigorosa: gli antropologi definiscono simili tecniche come magia, anche se la maggior parte degli americani vedrebbe con orrore un simile termine, così poco biblico.

La magia può consistere nel "duro lavoro che dà sempre i suoi frutti", nella preghiera, nella meditazione yoga, nella psicanalisi, nelle fantasie sulla "energia" della New Age. Per quanto le tecniche siano diverse, tutte cercano di ottenere come risultato, la proiezione tangibile della potenza sulle cose e sulle persone.

Ho scelto con cura la definizione di proiezione tangibile. Perché, se tutto lo scopo della Repubblica è in qualche modo il dominio, questo dominio si esercita in un mondo di proiezioni e di miraggi - non a caso, si parla di American Dream.

Gli oggetti che si desiderano non hanno mai il contorno ruvido, irregolare, doloroso delle cose materiali.

La famiglia perfettamente felice, che gioca nel prato davanti casa sotto la bandiera eternamente mossa dal vento, l'illimitata potenza sessuale, i fiumi di denaro, la capacità assoluta di farsi obbedire, i palazzi scintillanti e fallici che si ergono verso il cielo, i missili, la guarigione da ogni malattia... le cose, insomma, per cui si prega, si seguono corsi motivazionali, si cercano maestri, si fondano imprese, si fanno guerre, si rinuncia a rivolgersi ai medici, tutte queste sono un'immagine, un sogno, proiettati sul mondo.

Nella religione americana, si parla poco del paradiso.

Si parla invece sempre del Regno, The Kingdom: il momento in cui il film si fa realtà, o la realtà stessa si trasfigura in spettacolo e Gesù instaura la propria potenza sulla terra e noi saremo felici, qui.

Questo urgente bisogno di compiere miracoli si capisce forse meglio, se si pensa che negli Stati Uniti, il debito pubblico e privato che incombe su ogni cittadino, bambini, anziani e invalidi compresi, è di 147.312 dollari.

Teoricamente, tra lo psicoterapeuta che grida ai suoi pazienti, "Dio siete voi!" e il predicatore che grida, "mettetevi in ginocchio di fronte al salvatore Gesù Cristo!", c'è una differenza decisiva: quella che passa tra la presunzione di essere Dio, e l'umiltà di riconoscere Dio all'infuori di noi.

In realtà, il confine tra i due atteggiamenti è molto meno chiaro: chi conosce il mondo dei carismatici italiani, modellato su quello dei pentecostali evangelici statunitensi, coglierà quanto facilmente la preghiera diventi un modo per obbligare Dio a fare miracoli, a parlare con la nostra voce. Ma chi riesce a piegare Dio alla propria volontà, evidentemente, è lui stesso Dio.

Recita il titolo di uno dei tanti manuali di magia cristiana, "Quando Dio ti fa l'occhiolino: Come Dio ti parla direttamente attraverso il potere della coincidenza" (When God Winks at You: How God Speaks Directly to You Through the Power of Coincidence).

Il Power through Prayer assume anche forme politiche: i Christian Friends of Israel "arruolano" i cristiani nell'"Esercito dei guerrieri della preghiera di intercessione" per proteggere i "preziosi soldati d'Israele" sotto le "ali della preghiera", affinché "sconfiggano i nemici d'Israele e del Dio Vivente".

Uno dei personaggi che racchiude in sé l'essenza della religione americana è John Hagee,  che si vanta di trasmettere su 160 stazioni TV, 50 radio, otto reti, e di essere visto ogni settimana "in 99 milioni di case": in un mercato concorrenziale di predicatori, la modestia è da perdenti. 

John Hagee guadagna un milione di dollari l'anno solo dalla vendita di video delle proprie prediche, per non parlare della decima (tithing) che raccoglie dai suoi seguaci.

I seguaci riempiono la sua chiesa nel Texas, dalla capienza di 20.000 persone, ogni domenica, per ascoltare John Hagee, seduto su un trono bianco e azzurro - i colori della bandiera israeliana - esaltare il valore cristiano della pena di morte e invitare "con voce profonda e carismatica" i devoti a pregare perché gli Stati Uniti colpiscano l'Iran con la bomba atomica.

Oppure gridare al pubblico estasiato:

"Gesù non era povero... Gesù aveva una bella casa! Gesù indossava abiti eleganti! Giovanni 19:23 dice, aveva "una tunica senza cuciture". I soldati romani hanno gettato i dadi per impossessarsene ai piedi della croce. It was a designer original!"




sabato, 10 marzo 2007

Scendendo dagli alberi (II)

Nel fondo dell'America evangelica, a Chattanooga nel Tennesee, vive e scrive Robert Tamasy.

Tamasy è vicepresidente di un'azienda che si chiama Leaders Legacy, che potremmo tradurre, "come tramandare la qualità di essere un leader imprenditoriale" a nuove generazioni di imprenditori.

Leaders Legacy insegna agli uomini d'affari a scoprire chi sono - in sostanza, come sfruttare se stessi per ottenere maggiori profitti - e a "crescere personalmente e professionalmente" - cioè, come sfruttare gli altri - usando qualcosa che si chiama il Birkman Method.

Chiedo scusa se non traduco i titoli dei libri di Robert Tamasy, ma certe espressioni sono davvero impossibili da rendere in una lingua europea.

Eccoli:

Business At Its Best;

The Heart of Mentoring: Ten Proven Principles for Developing People to Their Fullest Potential;

The Complete Christian Businessman;

Gospel and the Briefcase

e uno straordinario Jesus Works Here: Leading Christians in Business Talk About How You Can Walk With Christ Through Stress, Change, and Other Challenges of the Work.

Una meditazione su questo intreccio di psicologia del potenziale umano, cultura degli affari, le assonanze tecnologiche del Metodo Infallibile per il Successo e infine Gesù, ci rivela il cuore della religione americana e ci aiuta a comprendere le basi tutt'altro che medievali e retrive del creazionismo statunitense.

L'evoluzione pone certamente un problema per i tre monoteismi; ma perché la reazione è così forte solo nel contesto statunitense?

I creazionisti americani risponderanno, dicendo che l'evoluzione è in contrasto con la Bibbia. E' vero, ma, come diceva Sant'Agostino, "nessuno crede alcunché se prima non ha pensato di doverlo credere".[1]

Il testo fondante degli Stati Uniti è la Bibbia.

Come linguaggio profondamente assorbito, come racconto di un popolo errante dotato di una missione cosmica, blueprint of the Republic e soprattutto come faccenda di "blessings and curses", benedizioni e maledizioni, che facciamo cadere su di noi con le nostre scelte.

La religione americana - diecimila chiese ma un unico spirito che assorbe anche ebrei, musulmani e atei - ha una dimensione difficile da cogliere da noi.

Forse la definizione migliore è idealismo pragmatico.

Intendiamo "idealismo" nel senso filosofico: cioè la credenza che la verità si trovi "dentro di noi", intesi come individui atomizzati, ma potenzialmente perfetti. Per questo Harold Bloom chiama la religione americana una variante dello gnosticismo.

Nella visione dell'idealismo pragmatico, il mondo non ha spiegazioni storiche o sociali.

Al contrario, l'idealismo pragmatico mira esclusivamente a cambiare il mondo nel nostro interesse, usando l'infinito potere che c'è dentro di noi.[2]

E quel mondo da cambiare e dominare è una straordinaria proiezione di potenza sulle cose, una specie di miraggio tangibile.

Note:

[1] Prima di complimentarvi con me per la mia cultura, preciso che ho ritrovato questa frase oggi nelle risposte ai lettori di Corrado Augias su Repubblica.
 
[2] Interessante a questo proposito la vicenda della psicanalisi, scienza profondamente europea e tragica, che ha avuto subito successo negli Stati Uniti, ma al prezzo di una radicale trasformazione, diventando un problem solver. James Hillman ha colto molto bene questa contraddizione, schierandosi proprio dalla parte "europea" di chi è disposto ad accogliere la tragedia.

[Questa serie di post sulla questione del creazionismo e dell'evoluzione è identificata dal tag "evoluzione", che permette di rintracciare le altre puntate apparse su questo blog]




giovedì, 08 marzo 2007

Scendendo dagli alberi (I)

Sul blog di Santaruina, sempre ricco di spunti interessanti, si parla  in questi giorni - criticamente - di evoluzione.

Il tema è decisamente interessante. Qui vorrei parlare, non dei contenuti tecnici della discussione, ma del suo contesto.

In Italia, a causa della struttura globale e anglocentrica dei media, conosciamo solo il creazionismo statunitense, un fenomeno che i commentatori italiani osservano con incuriosita ironia.

La posizione da cui parte Santaruina, e da cui parte la maggior parte degli antievoluzionisti italiani, è invece molto diversa da quella dei creazionisti, come vedremo.

Ma dobbiamo lo stesso fare riferimento al creazionismo americano.

Tra i molti sondaggi sul tema, ne cito uno, pubblicato nel marzo del 2005, che rivela che il 53% degli statunitensi rifiuta del tutto la teoria dell'evoluzione e ritiene che l'uomo sia stato creato da Dio (biblicamente inteso) nella sua forma attuale. Il 31% crede a un'evoluzione giudata da Dio, mentre solo l'1,2% crede esplicitamente a un'evoluzione in cui Dio non abbia avuto nessuna parte.

Da un sondaggio del genere, possiamo dedurre una serie di cose.

Prima di tutto, è evidente che le lezioni di biologia a scuola hanno effetti ben scarsi. Perché non si fa in tempo di parlare di evoluzione, forse; ma più probabilmente perché la scuola incide ormai ben poco ovunque, e negli Stati Uniti ha sempre inciso meno che altrove.

E' interessante notare come nel paese più mediatizzato del pianeta, il presunto "lavaggio del cervello" operato dagli evoluzionisti nella televisione e nella carta stampata non lasci segno.

Oppure, la pressione di scuola e di documentari crea, tutt'al più, un'ampia minoranza di persone che ritiene che l'evoluzione sia stata guidata da Dio. Se i cosiddetti "evoluzionisti", in un secolo e mezzo di lavoro, hanno prodotto solo l'1,2% di ateo-evoluzionisti, è evidente che il loro scopo non era quello di "spegnere nei cuori il rispetto per Dio", come paventano i creazionisti.

Terzo, è evidente che l'antievoluzionismo soddisfa una necessità cruciale nell'immaginario statunitense. E' ovvio che i metodi con cui si studia l'evoluzione permettono di fare a meno di ipotesi teologiche, eppure la questione non smuove i credenti in varie religioni nel resto del mondo.

E' proprio questa diversità statunitense che merita una riflessione.


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sabato, 03 marzo 2007

La conferenza di Chianciano

Ecco le informazioni sulla Conferenza di Chianciano. Per le spiegazioni, potete leggere il mio post precedente.
Se qualche lettore di questo blog volesse venire, mi farebbe piacere se - oltre a iscriversi come indicato sotto - mi mandasse una mail per dirmi che ci sarà, scrivendo a kelebek@imolanet.com.


Conferenza Internazionale
CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE
 
Chianciano Terme (SI)
Salone delle Terme di Sant'Elena
Sabato 24 e domenica 25 marzo 2007
PROGRAMMA E ORATORI
  
SABATO MATTINA (10,00 – 13,00)
 
Introduce i lavori Leonardo Mazzei
L’offensiva americana, la sudditanza europea e la prospettiva del Fronte antimperialista internazionale
 
***
PRIMA SESSIONE
La resistenza dei popoli palestinese e libanese contro sionismo e imperialismo
Presiede la sessione: Aldo Bernardini
 
INTERVENTI
 
- Le sanzioni occidentali sono illegittime. Rispettare la volontà democratica del popolo palestinese
- Waleed al Modallal, professore di Scienze politiche presso l’università islamica di Gaza
 
- La soluzione democratica del problema nazionale palestinese
- Mohammed Ha Alissa, giornalista, esponente della sinistra palestinese
 
- Lasconfitta israeliana e il futuro della Resistenza libanese
- Ali Fayad, docente universitario, direttore del Centro di Studi e Documentazione di Beirut
- Unità nazionale per battere il confessionalismo religioso
- Samah Idriss, direttore della rivista letteraria libanese “Al Adab”
 
- La minaccia americana contro l’Iran e la Resistenza araba
Hisham Bustani, giornalista, esponente dell’opposizione democratica giordana
 
 
 ***
 
SABATO POMERIGGIO (14,30 – 18,30)
 
SECONDA SESSIONE
La Resistenza irachena e le condizioni della vittoria
Presiede la sessione: Wilhelm Langthaler
 
- Per l’unità di sunniti e sciiti contro l’occupazione
- Ayatollah al Sayyed Ahmed al Baghdadi, religioso patriottico, leader dell’opposizione contro l’occupazione
 (collegamento telefonico)
- L’embargo politico alla Resistenza e le condizioni per la vittoria sugli occupanti
- Abdul Jabbar al Kubaisy, segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, portavoce internazionale del Fronte Patriottico Nazionale Islamico
 
- Il fallimento del piano americano di tripartizione imposto con la Costituzione
- Youssif Hamdan, professore universitario e leader del Partito comunista, unità del popolo (Ittihad Alshaab)
 
- L’impatto politico della resistenza irachena
- Saad Kiryakos, professore di economia all’università di Ottawa, portavoce dell’Organizzazione di amicizia, pace e solidarietà con l’Iraq 
 
- Il governo al-Maliki è il primo artefice dello scontro settario e della proliferazione delle milizie
- Fadhil M. Hussain, professore universitario e giornalista
 
- La tragedia umanitaria e la drammatica dimensione della prigionia politica
Ibrahim Sulman Rizk, medico
- La confessionalizazione del sistema scolastico e la repressione contro la libertà di espressione
- Nouri N. Abd, leader del movimento giovanile e studentesco
 
- La sinistra irachena e la sua alleanza con le forze patriottiche islamiche
- Asrar-A-Abdullatif, leader del Partito Comunista Iracheno (Comando Centrale)
 
- L’opposizione shiita contro l’occupazione americana e la duplice politica iraniana
- Mohamed al Khuzai, portavoce del movimento dell’Ayatollah Hassani per l’unità e la riconciliazione irachena
 
 
***
 
DOMENICA MATTINA (9,00–13,00)
 
TERZA SESSIONE
 
Un unico nemico, la stessa lotta. Come costruire un Fronte Antimperialista Internazionale
Presiedono: Roberto Massari e Marco Riformetti
 
- Il Forum Sociale Mondiale e il problema del sostegno alle Resistenze
- Samir Amin, docente universitario a Dakar e esponente del FSM
 
- Dopo il Vietnam. Il movimento No-War negli Usa e la guerra in Iraq
- John Catalinotto, International Action Centre Usa
 
- Come è nata e come si è sviluppata la Resistenza irachena
- Jabbar al Kubaysi
 
- Perché e’ probabile l’aggressione USA all’Iran
- Lucio Manisco, giornalista
 
- Il ruolo dell’Islam nella lotta antimperialista
Hamza Piccardo, portavoce Ucoii (Unione Comunità Organizzazioni Islamiche in Italia)  
 
11,30 – Dibattito
 
13,30 – Conclusioni di Moreno Pasquinelli
 
14,00Pranzo
 
15,30 – Approvazione documento conclusivo
 
16,00 – Conferenza stampa
 
 
*************************
 
COME PRENOTARE PER PARTECIPARE ALLA CONFERENZA
 
Il 24 e 25 marzo sarà dunque possibile dare finalmente voce anche in Italia alle ragioni, ai programmi, agli obiettivi delle forze che resistono alle aggressioni imperialiste.
E’ la prima volta che una conferenza di questo tipo si svolge in Europa.
Essa sarà dunque un’occasione per rafforzare la solidarietà del movimento contro la guerra con i popoli che la guerra la subiscono da anni. Ma sarà anche un’occasione per conoscere la situazione in Iraq, Palestina e Libano attraverso la voce e l’esperienza di chi resiste, contro l’intossicazione della disinformazione imperante.
 
COME PRENOTARE
 
Per la prenotazione basta scaricare e compilare la scheda che trovate qui http://www.iraqiresistance.info/register.php sia in versione word che Pdf.
La scheda va inviata a Clante Hotels, Chianciano Terme
Tel. 0578 63360 Fax 0578 64675
 
Sono possibili 3 pacchetti:
 
A) Dalla cena del venerdì al pranzo della domenica, al prezzo di 104 euro a persona in doppia e di 118 euro in singola.
 
B) Dal pranzo del sabato a quello della domenica, al prezzo di 82 euro a persona in doppia e di 89 euro in singola.
 
C) Dalla cena del sabato al pranzo della domenica, al prezzo di 67 euro a persona in doppia e di 74 euro in singola.
 
N.B. questi prezzi comprendono il contributo individuale di 15 euro al giorno per l’autofinanziamento della conferenza.
 
Vi ricordiamo che la conferenza sarà tradotta simultaneamente in tre lingue (arabo, italiano, inglese)
 
Per informazioni e chiarimenti rivolgersi al comitato organizzatore  scrivendo a conferenzachianciano@libero.it o telefonando al 328 4320501 (Maria Grazia) dopo le ore 14,00


Tutti a Chianciano

Forse vi avranno incuriosito, nella colonna a destra, un tag intitolato "Chianciano", che raccoglie un gran numero di post, nonché un banner, dell'ottimo Mauro Biani, che è stato esposto da diversi blog  e che riporta sempre a quel tag.


Il riferimento è a un convegno che gli amici del Comitato Iraq Libero stanno cercando di organizzare dall'estate del 2005, nella cittadina di Chianciano.

L'idea iniziale era di far parlare, per la prima volta in Europa, alcuni esponenti della Resistenza irachena.

La cosa è importante, perché, come sa anche la casalinga di Voghera, laggiù c'è un conflitto.

E la casalinga di Voghera, o il traduttore di Firenze, sa anche che la democrazia si basa sull'idea che in un conflitto si ascoltano tutte e due le parti, per decidere poi chi ha ragione e chi ha torto.

Per dire, non sarebbe democratico se i giornali riportassero solo i pareri di Berlusconi, di Fini e di Casini, mentre venisse vietato a Prodi, Diliberto o Rutelli di aprire bocca.

Noi siamo talmente coinvolti nei conflitti in Medio Oriente, che stiamo per regalare agli Stati Uniti la base, a Vicenza, da cui tutti quei conflitti saranno coordinati.

Quindi, l'idea era di sentire anche l'altra campana.

Il termine "Resistenza" va precisato: per forza di cose, gli invitati sono persone che vivono legalmente o in Iraq, o nei paesi vicini; che possono uscire legalmente da quei paesi; e che possono poi entrare legalmente in Italia.

Nemmeno volendo, si potrebbero quindi invitare dei combattenti in Italia. Al massimo, esponenti rappresentativi di quel 61% di iracheni che approva la resistenza armata.

In più, la faccenda è interessante, perché le guerre statunitensi sono al centro della storia mondiale da almeno cinque anni. Anzi, a essere precisi, da 200 e passa anni, gli Stati Uniti hanno condotto in media quasi una guerra all'anno fuori dai propri confini, ma quello è un altro discorso.

Di tutte le manifestazioni con bandiere arcobalene, il complesso militare industriale (questo termine sovversivo è stato coniato dal presidente repubblicano Eisenhower) si è fatto un baffo.

Invece, di fronte alle bombe improvvisate dei partigiani iracheni, si è fermata l'intera macchina imperiale. E solo allora i media e i politici hanno cominciato a mettere in dubbio l'opportunità di tante altre guerre. Quindi la resistenza irachena, pur nella sua inestricabile complessità, ha segnato anche la nostra storia.

Nell'estate del 2005, ben quarantaquattro membri della Camera dei Deputati degli Stati Uniti, con in testa Sue Kelly, presidente della commissione parlamentare su "esercito, terrorismo, minacce e capacità non convenzionali", avevano mandato una specie di ultimatum all'ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento, ordinandogli di vietare il convegno di Chianciano.

In aperta contraddizione con il nome del loro partito, i politici di Forza Italia si sono mossi in blocco a sostegno di questa violazione della sovranità nazionale; il ministro degli esteri, Gianfranco Fini ha posto il suo veto sui visti ai partecipanti, e il convegno è saltato.

Adesso, sembra che il convegno si possa fare: come a Vicenza, il centrosinistra preferisce sfuggire allo scontro frontale, tanto, cosa volete che sia un convegno?

La situazione in Iraq si è però molto complicata dal 2005, con la guerra civile tra sciiti e sunniti; e dopo la guerra simultanea che Israele ha condotto la scorsa estate contro i palestinesi e contro i libanesi, e l'intervento italiano in Libano, si è deciso di estendere il convegno in modo da dare voce anche alle resistenze in Palestina e in Libano.

La conferenza, quindi, oggi si intitola

 Conferenza Internazionale

CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE

e si svolgerà a Chianciano Terme (SI) nel Salone delle Terme di Sant'Elena, sabato 24 e domenica 25 marzo 2007.

Nel prossimo post, il programma e le modalità per iscriversi.




venerdì, 23 febbraio 2007

Paesi deboli, paesi forti

L'Italia è un paese in cui i dirigenti di partiti di governo marciano il sabato contro una base statunitense, e il mercoledì cacciano dai loro stessi partiti chi osa non votare a favore della politica in cui si inserisce la costruzione di quella stessa base.

Certo, l'Italia è un paese debole e non può permettersi la coerenza.

Ci sono invece paesi molto più forti, almeno in termini di decenza e di semplice buon senso.

Prendiamo ad esempio l'Ecuador, il cui governo ha deciso di non rinnovare gli accordi che permettono agli Stati Uniti di mantenere un'imponente base aerea militare a Manta, in scadenza nel 2009.

Spiega il vicepresidente Lenin Morero (sì, si chiama Lenin, ma non ha il pizzetto e sta su una sedia a rotelle):

“Noi vogliamo solo essere rispettati. Gli ecuadoriani sono gente molto rispettosa della società nordamericana, rispettiamo e ammiriamo il popolo nordamericano. Non riteniamo però che sia corretto che il loro presidente prenda decisioni che diminuiscano o ledano la nostra dignità. La autodeterminazione dei popoli è una risorsa fondamentale”.

Nelle sue dichiarazioni al quotidiano Crónica il vicepresidente sottolinea:

“Non c’è motivo che i soldati di un paese abbiano basi in altri paesi. Cosa pensereste se noi pretendessimo avere una base militare ecuadoriana negli Stati Uniti per difendere i diritti umani degli ecuadoriani che vivono lì? Non avrebbe senso, così come non ha nessun senso una base nordamericana in Ecuador”.

“C’è sempre stata l’abitudine da parte di certi governi statunitensi d’intervenire nella politica dei paesi latinoamericani, però fortunatamente i nostri popoli sono maturati e non si adattano più a questo comportamento”.







Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator


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