giovedì, 22 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (II)


La Co.Re.Is. o Comunità Religiosa Islamica non nasconde di trarre la propria ispirazione dal pensiero di René Guénon.

Chi non conosce affatto René Guénon, o magari ne ha sentito solo parlare in qualche demente lista di proscrizione intellettuale redatta da complottisti, sarebbe molto sorpreso a scoprire quanti guenoniani ci sono, a partire da Carlo, Principe di Galles.[1]

O meglio, visto che René Guénon non ha mai creato una setta, quanta gente ha letto le sue opere, rimanendone sottilmente influenzata. I "guenoniani" li trovi numerosi nelle logge massoniche e negli ambienti paramassonici (ben più ampi), ma anche in ambienti cattolici; tra le frange alfabetizzate della destra, come tra intellettuali di sinistra non rigorosamente laicisti; tra gli artisti come tra i liberi professionisti; tra i viaggiatori e coloro che hanno un orizzonte un po' più vasto della provincia Italia. Forse l'unico ambiente dove è difficile incontrarne è quello della New Age.

I guenoniani non si notano perché non praticano il proselitismo e non vogliono, di solito, cambiare il mondo. Possono appartenere a religioni diverse o a nessuna, e avere ogni sorta di idea politica;[2] e possono essere insopportabili, come possono essere invece dignitosamente modesti.

Esistono però anche piccoli circoli chiusi di guenoniani, con le loro litigiose riviste e scissioni. Come in tutte le formazioni antropologiche di quel tipo, il potere di ciascuno deriva dal grado di ortodossia rumorosamente conclamato. Chiameremo gli aderenti a questi circoli i guenonisti.

René Guénon giocava su due registri: da una parte, la vera conoscenza può essere solo iniziatica; dall'altra, per arrivarvi, occorre vivere dentro una "religione tradizionale": lui personalmente scelse di farsi musulmano, ma un guenoniano potrebbe anche essere cattolico, ortodosso, induista o membro di una loggia massonica ritenuta "tradizionale".

Volendo essere cattivi, possiamo dire che i guenonisti sono ben coscienti di essere degli iniziati che nei fatti ascoltano solo Guénon, mentre compiono le pratiche esteriori di una qualche religione.

In quanto iniziati godono della soddisfazione di essere al di sopra dei praticanti ordinari, da cui prendono tutte le distanze.

Il mondo che queste persone frequentano non può essere quello dei musulmani ordinari; è piuttosto un mondo trasversale di occidentali alla ricerca di iniziazioni.  Il loro essere musulmani non consiste nel farsi fratelli di un miliardo di mortali, ma nella precisione rituale accompagnata dalla ricerca di un'iniziazione in qualche confraternita. Ma l'iniziazione non è necessariamente solo islamica: le iniziazioni si possono collezionare tanto in una tribù di nativi americani quanto in qualche ordine cavalleresco, vero o di fantasia.

Avevamo già pubblicato qui la foto di Felicino Abdul Wahid Pallavicini, in abito di cavaliere di Malta:


Abdul Wahid
Pallavicini Coreis

La foto è curiosa, perché la storia dell'Ordine di Malta consiste in un unico, secolare conflitto con i musulmani del Mediterraneo, come dimostrano anche le grandi croci che campeggiano sull'abito di Pallavicini.

Vogliamo però tranquillizzare quei musulmani che potrebbero temere infiltrazioni crociate: non si tratta del Sovrano Militare Ordine di Malta, l'ordine di Malta universalmente noto, che ha già abbastanza candidati da non dover raccogliere anche musulmani.

Dopo molte ricerche, siamo riusciti a stabilire che quello di Pallavicini dovrebbe essere l'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta,[3]. Il Gran Maestro è un certo Louis Scerri Montaldo che in effetti indossa paramenti simili, come si può vedere in questa immagine, interessante anche per il contesto.

Può sorprendere che qualcosa di così quintessenzialmente europeo come un Ordine Cavalleresco si produca - come l'immaginario disneyano del Medioevo - negli Stati Uniti. L'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta è infatti una ramificazione, assieme a innumerevoli altre, dei Cavalieri di Shickshinny

Shickshinny, fonte di gran parte della nobiltà dei nostri tempi, è infatti un ridente paesino della Pennsylvania di mille anime, tutte di pelle bianca; qui ad esempio vediamo due caratteristiche dame di questa specie di Camelot:

Shickshinny knights
I cavalieri di Shickshinny furono creati da un certo Charles Pichel, un chiropratico con precedenti per truffa e spaccio di sostanze stupefacenti, probabilmente verso il 1956. Pichel comunque sosteneva il diritto di creare autentici cavalieri di Malta, grazie ai suoi contatti con alcuni profughi russi, che a loro volta avrebbero avuto qualcosa a che fare con alcuni cavalieri di Malta. Si è ovviamente liberi di credergli, e non pensiamo che l'iniziazione nell'Ordine possa fare male.

Imitando lo storico Ordine di Malta, l'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta nomina anche degli "ambasciatori": Felicino Pallavicini, in particolare, ne è "l'Ambasciatore Islamico per l'Europa".

Sappiamo con certezza che in altri "ordini" molto simili, l'appartenenza a una fede cristiana è assolutamente obbligatoria (e in alcune sembra che vi sia anche un esplicito divieto di appartenenza massonica). Non siamo riusciti a trovare divieti simili nell'Ordine di Scerri Montaldo, anche se in prima pagina su un loro sito le seguenti parole campeggiano in bella evidenza, come una sorta di proclama:
"L'euroetnicità della razza maltese emerge anche da un'occhiata superficiale all'elenco telefonico dell'isola! Per cultura e tradizione, i maltesi sono europei e cristiani; ad esempio, l'araldica, un concetto totalmente alieno al mondo arabo, è profondamente radicata nelle isole maltesi. I maltesi possono anche vantare una nobiltà antica e illustre, profondamente radicata nelle tradizioni della cavalleria europea. E' in Europa che si trovano le radici e il destino di Malta." (citato da Addendum: The Maltese Race, del colonnello in pensione Charles A. Gauci).
Nella cerimonia di Beirut, Felicino Pallavicini non era solo: tra i nuovi cavalieri investiti assieme a lui c'era l'on. Alberto Simeone di Alleanza Nazionale e l'ex-eurodeputato, Vito Napoli, che qui potete vedere mentre si  inchina di fronte alla spada di Scerri Montaldo. Ma per Vito Napoli non doveva essere un'esperienza così nuova, visto che anni prima, era stato iniziato anche alla P2 di Licio Gelli (tessera n. 887).

Note:

[1] Il principe Carlo è stato introdotto alla cultura "perennialista" da Charles Le Gai Eaton, convertito all'Islam sotto il nome di Hassan Abdul Hakeem. Il principe Carlo partecipa regolarmente ai grandi convegni internazionali dei cosiddetti "tradizionalisti", cioè dell'area che si rifà al pensiero di René Guénon e di coloro che gli erano più vicini.

[2] Fantasticare sul passato non è necessariamente più reazionario che fantasticare sul futuro, visto che viviamo unicamente nel presente. E poi chi legge libri non piglia pesci: ciò che conta in politica non sono i pensieri, ma i fatti, e quelli non li fanno certamente i cultori di antichi testi sacri.

[3] Esistono in realtà due organizzazioni con lo stesso identico nome e in duro conflitto tra di loro. L'altra organizzazione  omonima, diretta da Thorbjorn Paternò Castello,  non ha più nulla a che fare con Scerri Montaldo, e nessun Pallavicini risulta tra i  suoi membri. Qui potete vedere le foto dell'onorevole Carlo Giovanardi mentre partecipa ai prodromi della cerimonia di investitura dell'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta di Thorbjorn Paternò Castello al Palazzo Brancaccio la scorsa primavera.

(Continua...)



mercoledì, 21 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)

Alcuni giorni fa, Gianfranco Fini ha proposto di introdurre l'ora di religione islamica nelle scuole, dividendo gli amanti della polemica per partito preso in tre categorie. Provate a indovinare quali... va bene, avete vinto.

Ci sono i beceri a dire di no, qui si fa cattolicesimo e basta.

I laicisti buoni a dire, quanto è moderno e aperto Gianfranco Fini, così dovrebbe essere la Sinistra.

I laicisti cattivi a dire, ci mancavano pure gli imam a scuola, come se non bastassero i preti.

Tutte e tre le posizioni si basano sul rifiuto di capire qualcosa che esula dai loro schemi, ma che richiede qualche minuto di attenzione.

Intanto, Gianfranco Fini non ha proposto un bel niente, e non avrebbe nemmeno il titolo per farlo.

Si tratta di una dichiarazione di una persona che lo segue fedelmente, Adolfo Urso.

Adolfo Urso non ha fatto una proposta, ma la solita Affermazione a Margine di un Convegno, che abbiamo già segnalato come la maniera contorta che si usa in Italia per "gettare un sasso",come dice Repubblica.

L'occasione erano i Dialoghi Asolani, definiti "il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei." Avete capito bene, Farefuturo è il nipote spirituale della Giovane Italia che una volta faceva le risse con i rossi; e Italianieuropei l'ha creata Massimo D'Alema, cioè il nipote spirituale di Togliatti; e tutti e due gestiscono un unico "workshop", qualunque cosa voglia dire. Prendiamo atto che di fronte al vero potere, i paranoici che vedono ovunque "convergenze rossobrune" tacciono.

Gettare un sasso
non vuol dire fare una proposta. Vuol dire, usare la volenterosa complicità del sottogenere di giornalisti mandati ad annoiarsi a convegni del genere, per creare immagine mediatica.

Adolfo Urso non si occupa di scuola. E' viceministro allo Sviluppo economico. Diciamo tra parentesi che Adolfo Urso, a quanto emerge dal curriculum sul suo sito, è arrivato alla ragguardevole età di 52 anni senza aver contribuito per un solo giorno allo sviluppo economico del paese, esercitando personalmente qualche forma di ciò che noi chiameremmo lavoro.

In compenso, Adolfo Urso è sempre in prima fila in occasioni come questa:
"Il made in Italy brilla al Yacht e Brokerage Show, il salone nautico di Miami Beach inaugurato stamani dal sottosegretario al Commercio Estero, Adolfo Urso. [...] "La nautica e' il fiore all'occhiello del made in Italy - ha spiegato Urso - e eccelle soprattutto nel mercato americano dove le nostre esportazioni rappresentano una quota del 32 per cento, di fatto il primo mercato extra Ue. Se, da una parte, i megayacht non conoscono crisi con una posizione di leadership mondiale del 47 per cento (era appena al 31 per cento nel 2000), dall'altra stiamo monitorando con attenzione la situazione delle piccole imbarcazioni che stanno soffrendo per la crisi economica internazionale."
Cosa sia Miami, abbiamo già avuto occasione di dirlo su questo blog.

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)
Naomi Campbell su un megayacht, ovvero la via miliardaria all'integrazione

Però, Adolfo Urso ha davvero i titoli per parlare di musulmani. Perché i musulmani in Italia sono un ingrediente dello sviluppo economico: ci vuole un tot di musulmani (e altri immigrati), un tot di materie prime e un tot di Immagine, nonché un immane imbecille di acquirente, per fare un megayacht. E i musulmani non producono solo megayacht, producono anche figli.

Quindi, dice Adolfo Urso, ci vuole un'ora di religione anche per loro.

E ci vuole, per un motivo preciso:
“Per evitare di lasciare i piccoli musulmani nei ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste”.
Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)
In altre parole, i musulmani non devono essere lasciati liberi di gestirsi la propria religione da soli. Ci deve pensare lo Stato:
"Ad insegnare l'ora d'Islam, dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiano i requisiti e siano registrati in un apposito albo".
A parte il meraviglioso "al limite anche imam", è lo stesso sistema adottato da qualunque regime mediorientale, la cui prima preoccupazione consiste nel controllare l'Islam, attraverso vari organi statali. Dove il criterio teologico fondamentale per la "registrazione nell'albo" consiste nella capacità di tenere infuocate prediche a sostegno del Presidente o di Sua Maestà il Re.

La frase "docenti riconosciuti italiani registrati in un albo" passa inosservata a chi non sa cogliere lo specifico riferimento.

Infatti, non è Urso che lancia l'idea. E' Urso che fa propria l'idea di una particolarissima organizzazione, la Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), che poi lo applaude come se l'avesse inventata lui.

Poco dopo la sparata di Urso, arriva infatti la notizia, che rovescia però la sequenza reale:
"Vediamo la cosa in maniera molto positiva. Sarebbe l'occasione di far conoscere da un punto di vista laico a tutti gli studenti, non solo quelli musulmani, le specificità e le caratteristiche dell'Islam". Il vice presidente del Coreis, comunità religiosa islamica italiana, imam Yahya Pallavicini, promuove la proposta dell'ora di religione islamica nelle scuole lanciata ieri dal vice ministro Adolfo Urso e sposata oggi anche da Massimo D'Alema."
La Co.Re.Is. è l'emanazione profana di un cosiddetto Centro Studi Metafisici René Guénon, un minuscolo circolo di esoteristi vicini all'ala spiritualista e non anticlericale della Massoneria.[1] Il Centro Studi Metafisici (il nome di René Guénon è stato poi tolto, a causa delle proteste della famiglia dell'esoterista francese) di Milano ha sede allo stesso indirizzo della Co.Re.Is., nonché della casa dei Pallavicini, e si trova su un terreno di proprietà di Abdul Wahid Pallavicini. Avrebbe dovuto all'inizio ospitare una sorta di tempio dei tre monoteismi  con moschea, sinagoga e chiesa tutte sotto lo stesso tetto. Il tri-tempio non fu costruito per mancanza di interesse da parte dei cattolici.[2]

Il Centro Studi Metafisici René Guénon è stato fondato da Felicino Abdul Wahid Pallavicini  (il padre dell'Imam Yahya del comunicato a sostegno di Urso e D'Alema), che da giovanissimo si era rivolto alla ricerca di una guida al filosofo Julius Evola, che invece lo indirizzò verso ambienti esoterico-islamici europei.[3]

Pallavicini è stato per un certo periodo seguace del discusso esoterista Frithjof Schuon, un autore certamente brillante che per alcune cose è piaciuto anche a chi scrive. Schuon si dichiarava nel contempo musulmano e inviato dal Cielo per restaurare la religiosità dei nativi americani, facendo danzare attorno a sé le propri e discepole nude in un rituale chiamato Primordial Gathering, in cui lui, il Principio Divino, si univa - non solo simbolicamente - con l'Eterno Femminile.

Pallavicini (comprensibilmente) abbandonò Schuon, lavorando per un periodo come pianista su navi da crociera, finché a Singapore entrò nella confraternita degli Ahmadiyya Idrissiyya Shadhiliyya (da non confondere con la ben più nota organizzazione o forse setta degli Ahmadiyya indiani).

Oggi l'anziano Pallavicini giudica Evola in maniera decisamente negativa. In un'intervista al Corriere della Sera, dichiara:
«[Evola] è scivolato su tendenze occultiste ed esoteriche che l'hanno spinto a formulare una parodia della spiritualità, a tradire il pensiero di Guénon che con la sua ortodossia religiosa resta il vero depositario della Tradizione."
Alla maggioranza dei lettori - interessati a sapere se Pallavicini segua ancora o no il presunto cattivo maestro degli estremisti - sfuggirà il riferimento, ben più importante, alla "Tradizione" con la maiuscola, ritenuta superiore a ogni singola manifestazione religiosa, compreso ovviamente lo stesso Islam (la critica all'esoterismo di Evola si riferisce solo alla negazione delle religioni che caratterizza il fondo del pensiero evoliano).

Da notare come nella stessa intervista, Pallavicini dichiari, "Non avanziamo rivendicazioni politiche, sociali o nazionali". Sulla presunta apoliticità della Co.re.is. ritorneremo, ma possiamo già anticipare che una simile   dichiarazione di resa incondizionata sia proprio quanto i vari Fini, Urso o D'Alema si sognano dai migranti che i loro megayacht hanno risucchiato sul nostro suolo.

Note:

[1] Precisiamo che i riferimenti alla Massoneria in questo articolo non hanno nulla a che vedere con le polemiche antimassoniche di destra o di sinistra, che ci sono entrambe piuttosto estranee.

[2] Nella logica esoterica dell'unità trascendente, gli iniziati, possedendo la Verità, possono vivere con una certa relatività e tolleranza in una singola religione, che serve in sostanza per dare forma alle masse.

[3] Oltre a fonti orali, ci siamo basati sullo studioso Mark Sedgwick, che in Against the Modern World (p.136 ss.) dedica diverse pagine a Felicino Abdul Wahid Pallavicini e a suo figlio Sergio Yahya Pallavicini.

(Continua...)



venerdì, 16 ottobre 2009

Stragi, strategia della tensione e ruota della fortuna

Facciamo emergere alcuni punti dai commenti al mio post di ieri.

La discussione si è soffermata in gran parte sulla strage di Bologna: una discussione interessante, ma il mio intento non è quello di rifare la storia delle stragi in Italia, bensì di focalizzare l'attenzione sul meccanismo con cui tendiamo a interpretare episodi analoghi, anche quelli che avvengono oggi.

 
Verità ufficiale, verità antagonista

Intanto, non si tratta di contrapporre "verità ufficiali" e "verità antagoniste". Sia le "istituzioni" (in senso lato e compresi i grandi media), sia gli antagonisti possono essere "complottisti". Ed entrambi possono mentire.

Tra il 1969 e il 1980, sono avvenute in Italia quattro stragi contro quelli che potremmo chiamare "civili": Piazza Fontana, Brescia, l'Italicus e Bologna. E' bene ricordare il numero ridotto e la distanza temporale tra una strage e l'altra, perché è evidente che episodi così isolati non costituivano la norma e non creavano nessun clima generale di terrore. Nulla a che vedere, ad esempio, con gli attentati suicidi compiuti quasi quotidianamente dai palestinesi in Israele in un certo periodo.

La versione che allora era antagonista è oggi la versione più o meno ufficiale: non c'è commissione parlamentare o editoriale che parli di quegli anni senza citare la "strategia della tensione" volta a "soffocare la democrazia in Italia".

Il quadro che ne emerge è di un immenso sistema tentacolare, in grado di compiere stragi tremende senza lasciare traccia, di far sparire le prove, di condizionare tutte le indagini e di far sì che i giudici assolvessero i rei.

Da chi era costituito questo sistema tentacolare? Nessuno cerca di soffocare la democrazia come passatempo; lo fa perché vuole monopolizzare il potere, di cui probabilmente già possiede molto.

Allora chi era il regista della strategia della tensione? La famiglia Agnelli? Per carità, sono l'anima dell'impresa italiana. Il governo degli Stati Uniti? Per carità, sono il baluardo della democrazia. Il Papa? Per carità, è il custode dei Nostri Valori e occorre parlarne con rispetto. Resta poco più della P2, che in realtà era soprattutto un sistema di raccomandazioni per persone molto diverse tra di loro e che già contavano qualcosa; e la P2 comunque è stata smantellata dalla stessa magistratura che non è riuscita a punire le stragi.[1]

L'errore qui non sta nel credere ai complotti, che se ne fanno tutti i giorni di veri;  ma sta nella concezione che molti hanno del potere, anzi del Potere, immaginato come un ente astratto e unitario.

Esistono in realtà potenti di ogni sorta, in perenne corsa su e giù per la ruota della fortuna e in incessante lotta tra di loro, nonché con il colesterolo e le proprie mogli. E che non sono sostanzialmente diversi da noi poveri mortali.

Ecco perché uso con parsimonia la parola "potere", e preferisco "dominio", con riferimento a tutta l'impostazione della società capitalista occidentale, quella sì davvero capace di sopravvivere e riprodursi all'infinito. Ma sono concetti difficili per chi è abituato a ragionare in termini di "potere occulto", di "trame oscure" e cose simili.[2]
 
 
Motivazione e carte processuali

Nel guardare gli anni Settanta, confondiamo due realtà completamente diverse: la diffusa violenza quotidiana, che talvolta sfociava in omicidio, e le quattro grandi stragi. La confusione proietta sulla violenza diffusa qualcosa dell'oscurità delle stragi: anche atti brutali, ma perfettamente comprensibili nelle loro motivazioni, vengono inseriti nell'atmosfera complottista. Come se ci volesse la P2 per spiegare che hai dato una coltellata a uno che ti aveva tirato una molotov perché tu gli avevi dato fuoco al motorino. Ah, dimenticavo, lo hai fatto quattro giorni prima che Andreotti litigasse con Fanfani...

L'omicidio e la strage hanno comunque alcuni elementi in comune.

Una strage, o anche un semplice omicidio politico premeditato, è una faccenda difficile da organizzare. Anche per acquistare una pistola, devi rivolgerti a un malavitoso, che ti deve conoscere abbastanza bene da fidarsi di te, mentre tu non potrai mai fidarti di lui. Figuriamoci l'acquisto di grandi quantità di esplosivo. Le grandi azioni difficilmente si possono compiere da soli; ma la banale esperienza con innocui fatti privati ci mostra che quando due persone sanno qualcosa, lo sa tutto il mondo. Se pensiamo poi al mondo sempre pettegolo e spesso demenziale dell'estremismo politico...

Anche chi è più o meno apertamente coperto da potenti macchine statali può compiere errori clamorosi: ricordiamo il tentativo fallito di avvelenare Khalid Meshal da parte del Mossad, o la scia di indizi lasciata dai rapitori statunitensi di Abu Omar.

Certo, in un villaggio dell'Aspromonte, si può contare sul fatto che anche se spari a viso aperto a qualcuno in piazza, tutti diranno di non aver visto niente (ma esistono anche i pentiti di Mafia). Però in luoghi socialmente più complessi, chi compie un'azione del genere sa che prima o poi lo potranno prendere, per un errore qualsiasi.

Per compiere un omicidio politico o una strage, ci vuole quindi una forte motivazione; e ci vuole anche un progetto e uno scopo.

Qualcuno mi ha chiesto se ho letto le carti processuali della strage di Bologna. Ovviamente, per parlare seriamente della strage di Bologna, avrei dovuto farlo. Sono 500 mila pagine, e non me ne importa abbastanza di quello specifico fatto per farlo: l'ho citato solo come esempio.

Ma le carte processuali, la grande risorsa dei cronisti e degli autori di "inchieste" (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su questo orrendo genere letterario), ci dicono tutto sulla lettura giuridica e carceraria di un fatto; ma difficilmente rivelano la motivazione, il progetto o lo scopo.  

Non viviamo in un sistema inquisitoriale, e quindi le motivazioni ricevono un'attenzione minima, trovandosi sommerse da infiniti dettagli, che a loro volta possono nascondere infiniti bachi. La figura umana dei protagonisti - che è tutto quando parliamo di motivazione - scompare nel nulla. E permette anche le più sgradevoli demonizzazioni di persone trasformate in semplici ruoli nella recita del delitto.

 
Motivazioni materiali e ideali

Le motivazioni possono essere di tipo materiale o ideale.

Un grupppo di potere, con uno scopo ben preciso (siamo sempre lì) può affittare un serio professionista del tritolo o dell'omicidio, pagandolo somme ragguardevoli e organizzandogli attorno un'ampia infrastruttura nonché ovviamente una via di fuga, preferibilmente verso qualche isola tropicale. Chiaramente ci si rivolgerà a un tecnico e non a qualche inaffidabile fanatico politico - non è certo tra gli estremisti che bisogna cercare i sicari seri, come saggiamente mi disse un signore che si fece quattro anni di carcere per le accuse più improbabili, finendo poi assolto.

Una persona che non possiede potere corre rischi invece per motivazioni ideali. Questo è un termine che non uso con alcun intento morale; potete anche trovare un altro termine, meno simpatico, però se non capiamo il concetto, non arriviamo da nessuna parte.

Cogliere la motivazione ideale non significa semplicemente credere a ciò che qualcuno scrive di se stesso, magari reinterpretandolo secondo i nostri criteri. Bisogna sempre cercare una specie di punto focale dei discorsi.

Ad esempio, Forza Italia si presenta con questi ideali sul sito della divertente soubrette Gabriella Carlucci. Mica voglio negare che Gabriella Carlucci in qualche modo ci creda; ma è ovvio che il punto focale dei militanti di Forza Italia è diverso - è una simpatica congrega di affaristi, che mirano a ricoprire il massimo numero possibile di assessorati. Cosa che emerge più da una chiacchierata con qualche dirigente di Forza Italia che dalla loro carta scritta.

A volte, i nostri pregiudizi ci impediscono di cogliere il punto focale di un movimento, che si può nascondere in quello che ci sembra un dettaglio.

Il Gush Emunim e i Neturei Karta sono due gruppi di barbuti "fondamentalisti" ebrei, che sembra che scrivano più o meno le stesse cose e condividono gli stessi riferimenti di base. Ma una divergenza nel modo di interpretare alcuni dettagli fa sì che i primi appoggino qualunque cosa faccia l'esercito israeliano e i secondi preghino tre volte al giorno per l'abolizione dello Stato d'Israele.

Proprio la differenza del punto focale comporta differenze radicali nelle scelte di gruppi che possono apparire simili: non esistono "i comunisti", i "fascisti", i "cattolici", i "fondamentalisti islamici" o gli "estremisti ebrei".

I delitti commessi da estremisti politici hanno quasi sempre motivazioni ideali, che comprendono cose viscerali come la vendetta. Queste motivazioni spiegano innumerevoli fatti: le azioni delle Brigate Rosse, l'omicidio del giudice Occorsio per vendicare lo scioglimento di Ordine Nuovo, l'attentato di Mohammed Game a Milano e così via. Ogni singola azione compiuta da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, per quanto spesso contro poveri disgraziati, rispondeva a una precisa logica di questo tipo (vendetta, soppressione di presunti infiltrati, rapine per sopravvivere una volta lanciato il meccanismo che li ha portati alla latitanza).

I responsabili di queste azioni hanno sempre agito in prima persona, hanno colpito bersagli significativi e hanno pagato: non si tratta di una considerazione morale, ma di qualcosa che ci permette ragionevolmente di escludere misteriosi scenari dietro le quinte.

 
La logica delle stragi

A maggior ragione, anche le stragi devono avere una loro logica. Sembra brutto dirlo, perché siamo programmati per condannare e non per capire le cose brutte.

Il modello insuperato delle stragi terroristiche è stato il sistema di bombardamento a tappeto angloamericano durante la seconda guerra mondiale, ripetuto dagli statunitensi nel Vietnam. Centinaia di migliaia di donne, bambini e vecchi arrostiti nella maniera più atroce. Ma non è stata opera di un individuo sadico, bensì di un'équipe di esperti - compresi  esperti di macellazione per studiare gli effetti sui corpi umani - con uno scopo perfettamente logico. Quello di ricordare agli esaltati soldati tedeschi sul fronte che finchè durava la guerra, anche i loro bambini potevano morire di una morte spaventosa.[3]

Accantoniamo i giudizi morali, e diciamo che la tecnica è stata molto efficace in Italia, meno in Germania, pochissimo nel Vietnam.

Un'azione di questo tipo, compiuta però da "idealisti" (in senso tecnico) e non da "sicari", è stata la strage della metropolitana di Madrid. E' logico pensare che lo scopo degli attentatori fosse quello di portare la guerra dell'Iraq in casa degli invasori, colpendo un bersaglio accessibile. Non solo: un'azione di questo genere deve sempre offrire alla controparte la possibilità di far cessare il terrore facendo una concessione ragionevole: in questo caso, il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Ottenuta la concessione, non ci sono stati più attentati "jihadisti" in Spagna.

Conosco solo superficialmente il caso di Madrid; non posso garantire che la magistratura spagnola abbia preso i reali responsabili; ma mi sembra plausibile che i reali responsabili facessero parte almeno degli stessi ambienti che la versione ufficiale accusa. Ambienti precisi, di qualche decina di persone al massimo, mica "i musulmani" o "gli immigrati".

 
Perché si fa una strage?

Esiste una strage nella storia italiana di cui conosciamo abbastanza bene la logica. Una strage dimenticata, perché i delitti di Mafia non toccano le corde identitarie della politica: parliamo della strage di via dei Georgofili a Firenze. Che non fu isolata, ma accompagnata da una serie di altre azioni analoghe.

Ricostruisco a memoria, per cose lette nel tempo, e posso sbagliare nei dettagli. Ma mi sembra che la faccenda sia andata così.

A compierla non furono estremisti politici, bensì - come è ovvio - sicari professionisti, che agivano con una ragionevole copertura da parte di una potente organizzazione: non abbastanza potente, alla fine.

Le stragi furono decise dai cosiddetti corleonesi, cioè un gruppo preciso di persone. Non dalle "forze oscure della reazione", e nemmeno da "la Mafia", ma da un gruppo che doveva guardarsi continuamente alle spalle da altri gruppi.

Lo scopo era perfettamente ragionevole. Tramite vari emissari, hanno presentato una precisa richiesta al governo, una richiesta che il governo avrebbe potuto trovare la maniera di soddisfare: allentare le restrizioni cui andavano soggetti i boss arrestati in carcere.

Inoltre, hanno fatto un calcolo militarmente ineccepibile. Lo Stato stava per mandare molte forze in Sicilia, per sopraffare i corleonesi. Colpendo a caso in punti qualsiasi di tutto il territorio italiano, i corleonesi erano certi di poter distrarre  la maggior parte di queste forze, costrette a presidiare inutilmente ogni incrocio del paese. E colpendo obiettivi turistici, i corleonesi contavano anche di fare un danno all'economia.

La strategia è fallita perché altri gruppi mafiosi hanno deciso invece che fosse meglio mantenere un profilo basso, entrando nei partiti politici. E la forza di questi gruppi fu tale da bloccare i primi.

Tutto ciò è perfettamente logico; e se sei il tipo di persona che campa facendo morire migliaia di ragazzi di eroina e facendo a pezzi nelle vasche di acido i parenti dei tuoi nemici, possiamo anche accantonare troppe considerazioni morali.

Questa vicenda la conosciamo però solo per caso. Se non si fosse mai scoperto il vero movente, avremmo tutti proiettato le nostre fantasie su qualcuno che ci stava antipatico: gli anarchici non erano più di moda dopo il 1972, i fascisti sono diventati obsoleti negli anni Ottanta, forse ce la saremmo già presa con i musulmani che odiano i simboli dell'arte occidentale. In fondo, per decidere chi ha messo la bomba sull'Italicus nel 1974, è bastato un unico volantino che avrebbe potuto scrivere chiunque.

Magari dopo la bomba ai Georgofili, avrebbero trovato qualche ambulante senegalese che si aggirava in maniera sospetta da quelle parti e che aveva come unico alibi quello di essersi incontrato con un altro ambulante di cui si sono perse le tracce; e forse un compagno di cella, il solito pentito, avrebbe raccontato in seguito ai giudici di aver avuto da lui chi sa quali confidenze.

Infatti, essere anticomplottisti non significa affatto credere alla correttezza della magistratura, né tantomeno dei media.

Semplicemente, non è necessario pensare che il magistrato desideroso di fare carriera fosse anche lui della partita dei  corleonesi. E per spiegare il poliziotto che suggerisce al "pentito" cosa dire, è sufficiente ricordare che ogni poliziotto, come chiunque, vive sotto costante pressione per produrre. E che è sempre più facile produrre a spese di piccoli disgraziati, di gente che non ha connessioni di potere, di estremisti politici sciroccati.

La vera strategia della tensione

Tutto questo significa che non esiste la "strategia della tensione"?

Certamente esiste, ma su un piano diverso e perfettamente visibile. Consiste semplicemente nella maniera in cui il sistema spettacolare ci presenta i fatti. Una rom che fa un furtarello compare su tutte le locandine davanti alle edicole, o nelle serate di Bruno Vespa. Non c'è certo bisogno di montare stragi e rischiare ergastoli, per manipolare la realtà e per diffondere un senso sempre crescente di panico.

La strage di Falluja - decine di migliaia di persone massacrate dal "nostro imprescindibile alleato americano" - invece non esiste nella coscienza mediatizzata comune. E non è reato non parlarne in televisione.

Tutto questo non richiede una centrale occulta: chi fa carriera nei media è selezionato per agire spontaneamente così.

Anche negli anni Settanta, non mancava un riferimento quotidiano agli "opposti estremisti", senza che fossero necessarie le stragi - bastava un corteo un po' rumoroso per dire che non se ne poteva più.[4]

A questo si aggiungono infinite piccole azioni compiute veramente da elementi dei servizi o dei carabinieri: Cossiga ci ha ricordato allegramente come fosse prassi infilare bustine di eroina in tasca a noti sovversivi e poi arrestarli; mentre conosciamo le infinite dritte dei servizi ai media, in cui si racconta che un comando di musulmani sta per compiere le cose più assurde.  Poi non succede niente (i produttori di veline mica rischiano sul serio a organizzare un attentato contro il Papa), le fonti sono vaghe e tutto viene dimenticato, lasciandosi dietro però una scia di paranoia.

Note

[1] Il fatto che quelli della P2 abbiano pagato poco, mentre piccoli estremisti politici si sono fatti anni di carcere, non dipende da qualche complotto, ma dal fatto che le leggi sono strutturalmente a favore dei più potenti.

[2] E' interessante notare come anche in ambienti neofascisti, il mito della "strategia della tensione" sia stato pienamente assorbito: la versione neofascista di ciò che è successo in quegli anni coincide quasi perfettamente con quella dell'estrema sinistra, tolti ovviamente i riferimenti a singoli gruppetti neofascisti, che comunque sono sempre immaginati come "infiltrati dai servizi".  Ovviamente lo erano, ma è facile confondere l'infiltrazione con il controllo delle linee politiche.

[3] Il terrorismo richiede continuità: infatti gli squadroni di centinaia di bombardieri partivano a un certo punto quasi ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

[4] A ogni strage, come a ogni azione armata delle BR, si sono aggravate le leggi contro i reati associativi. Se tale fosse lo scopo delle stragi (ma non lo so), la sinistra mainstream di allora come quella di oggi se ne è fatta pienamente complice.
 



mercoledì, 14 ottobre 2009

L'attentato di Milano, la dietrologia e i bachi

Ieri abbiamo parlato dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano.

Tra i commenti al mio post, gip chiede:
"Sentite lo so che è una domanda senza riposta, ma a me pare una brutta coincidenza che Game faccia scoppiare il suo fertilizzante proprio in giorni in cui in Italia culmina una tensione che montava da mesi. E aggiungo un'altra cosa: proprio non riesco a capire perché mentre il tg1 di Minzolini spreme dalla notizia tutto quello che può, il sito del primo quotidiano nazionale lo gratifica prudentemente solo di una SESTA posizione in pagina. Insomma, è pur sempre il primo attentato "islamico" in Italia. E' giusto guardare nella storia di Game, e meno male che almeno i blog come questo si preoccupano di farlo. E se a a fare il dietrologo fosse solo D'alema con le sue scosse potremmo anche mandarlo al diavolo. Ma in tutto questo ci sono note stonate e qualche sospetto viene. Che ne pensi curatore del blog? che ne pensate lettori?"
E' un sospetto legittimo. Noi non sappiamo con certezza cosa sia successo, ed è giusto esplorare ogni pista.

Tenendo presente, come dice Gip, che la sua è quindi "una domanda senza riposta", rispondo con quello che penso in questo momento e con i dati che abbiamo.

Voglio intanto rovesciare la formulazione di Gip. E' facile lanciare "sospetti", perché qualunque faccenda può essere piena di quelli che possiamo chiamare bachi, per copiare il linguaggio informatico.

Miguel Martínez è un personaggio strano, con una vita movimentata alle spalle in varie parti del globo e tutta una serie di insolite amicizie e interessi bizzarri (pensate che sul suo blog ci sono link ai siti del Comandante Carlos,  dell'Imam di Carmagnola, di Barbara Aisha Farina e persino di  Alessandra Colla).

Dov'era l'11 settembre del 2001?

A casa, lui dice. A parte i familiari - inaffidabili per definizione - l'unico alibi che è in grado di tirar fuori è che afferma di aver ricevuto una telefonata nel pomeriggio da parte di una persona che gli raccontava confusamente dell'attentato a New York.

Può darsi che si riesca a risalire, dai tabulati, all'esistenza di quella telefonata. Che però potrebbe essere stata fatta apposta per creare un alibi per Miguel Martínez. Oppure i tabulati potrebbero essere andati opportunamente perduti nel frattempo (ricordiamo tutte le strane vicende che hanno riguardato la Telecom in questi anni).

E chi gli ha telefonato, per avvisarlo dell'attentato? Un noto americanista che a suo tempo era stato amico personale del sovversivo musulmano Malcolm X; che aveva seguito la guerriglia comunista in Guatemala e aveva vissuto il Settembre Nero accanto ai palestinesi in Giordania; e che una volta aveva intervistato l'ayatollah Khomeini.

Quindi il sospetto su Miguel Martínez è più che legittimo; ma è molto più difficile formulare un'ipotesi positiva sul possibile ruolo di Miguel Martínez nei piani di Osama bin Laden.

Torniamo all'attentato di Milano.  

Dire che l'attentato nasconde "qualcosa", vuol dire che nasconde il contrario di ciò che appare.

Se dai sospetti, passiamo a un'ipotesi positiva, l'attentato non sarebbe un attentato di un islamista contro il governo, bensì un attentato del governo contro l'opposizione. Il governo può usare un attentato di questo tipo, ad esempio, per chiedere ulteriori leggi repressive; oppure per screditare una sinistra che non è abbastanza ostile all'immigrazione; o per distogliere l'attenzione pubblica da altre notizie che mettono in imbarazzo il governo.

La cosa è ovviamente possibile, perché no?

E' probabile, però?

Vediamo prima il caso particolare, poi trattiamo una questione più generale.

Mohammed Game ha rischiato e pagato di persona: l'attentato non è stato compiuto da qualche anonimo sicario.

Per cui dobbiamo cercare le sue probabili motivazioni.

Ora, la tensione di cui parla Gip riguarda alcune vicende molto italiane - le onorevoli escort di Berlusconi, il Lodo Alfano, la riforma della scuola, l'UDC e la Chiesa che ammiccano al centrosinistra e così via.

Nei media, queste cose vengono enfatizzate quasi esclusivamente da Repubblica e su Internet.

Posso ipotizzare che Mohammed Game non comprasse Repubblica. Probabilmente guardava la televisione italiana, che tace sui guai del governo; e probabilmente aveva l'antenna parabolica e quindi guardava al-Jazeera, che non si occupa proprio dell'Italia.

La "tensione montante" c'era, ma riguardava la questione afghana. E' infatti importante sprovincializzarsi un po' su queste cose: alla maggior parte della gente del mondo, compresi gli immigrati, delle vicende di Berlusconi non gliene potrebbe importare di meno. Non abbassiamo i massacri compiuti dagli aerei alleati nei villaggi afghani, le carceri e le torture a qualcosa di secondario rispetto alle troiette del nostro primo ministro. Opporsi all'invasione dell'Afghanistan è una motivazione altamente etica e sensata per fare qualcosa (non necessariamente per fare ciò che Mohammed Game ha fatto, ovviamente).

La motivazione nota - la rabbia per l'occupazione militare dell'Afghanistan - è quindi la più plausibile, anche se non possiamo dire che sia "la verità".

Questo ci porta a una considerazione generale sul rapporto tra violenza politica e complotti in Italia.

Si dice spesso che gli attentati avvengano in momenti di "tensione crescente".

Posso essere d'accordo per un caso: la strage di Piazza Fontana, avvenuta effettivamente nel momento di massima tensione sociale dell'Italia post-bellica.

La strage ha messo fine all'immenso moto dell'Autunno Caldo e quindi ha una sua logica. Ci sono centinaia di migliaia di pagine di documenti processuali, che più si guardano, meno si capisce, perché più carta vuol dire più bachi. Su infiniti bachi, si possono costruire infiniti sospetti, fino a cadere nel più completo delirio. Provate a leggere oltre pagina dieci di uno di quei demenziali elenchi telefonici con connessioni casuali che pretendono di dirci la verità su Piazza Fontana e capirete cosa intendo.

Facendo piazza pulita di tutta la fuffa, restiamo però con alcuni fatti: che gli autori della strage non sono mai stati identificati con certezza (e siamo nel paese in cui anche Craxi è stato fatto fuori dai magistrati), per cui forse godevano di particolari protezioni; che l'ipotesi più plausibile è che si mirasse a far cadere la colpa di una brutale strage di innocenti sull'estrema sinistra, in un momento in cui un grande moto di sinistra minacciava le istituzioni. In questo senso, la strage ha certamente funzionato come terapia-choc, senza bisogno di colpi di stato.

Quindi è ragionevole ipotizzare che piazza Fontana sia stata realmente una strage "di Stato".

Piazza Fontana ha però creato un meccanismo psicologico nella sinistra che si avvicina a una vera e propria psicosi dietrologica. Da allora in poi, ogni fatto è stato inserito nel meccanismo della ricerca dei bachi e della produzione dei sospetti. La paranoia ha generato un fangoso linguaggio sbirresco-giornalistico: loschi e ambigui personaggi, guarda caso, infiltrati, "coincidenza" tra virgolette, trame oscure,  figura inquietante, stretti legami con, sedicente, provocatore, sottobosco, rete di contatti, idee deliranti, cui prodest (anche le capre si dedicano al latino), manovalanza, al servizio di...

Essendo interamente basata sui bachi, non si è mai capito quale fosse l'ipotesi positiva: chi avrebbe fatto che cosa a quale scopo. Semplicemente, nella nebbiosa confusione, dietro i bachi si intuivano  i servizi segreti, la Chiesa cattolica, la Massoneria, le banche, l'Opus Dei, la Mafia, i militari, la CIA e ovviamente e ovunque "i fascisti". Un mostro senza volto, senza storia, senza analisi sociale, dove lo studente sedicenne e il dirigente della Confindustria operavano al servizio dello stesso Potere Occulto.   

Questo modello è stato applicato a tutti i fatti successivi di violenza. Alle grandi stragi come alle azioni delle Brigate Rosse.

Prendiamo la strage della stazione di Bologna. Gli imputati, che hanno molte altre colpe certe e confesse, sono in questo caso palesemente innocenti.[1] Non viene in mente alcun movente plausibile, né per loro (non erano un gruppo di odiatori di treni) e forse nemmeno per il "sistema": non c'era un Autunno Caldo da fermare, non è stato il pretesto per un colpo di Stato. Nessuno ha provato ad accusare la sinistra della strage. L'ipotesi che si sentiva in giro allora, "vogliono spaventare la gente così si fermano le lotte sociali", è priva di qualunque logica.[2]

Ovviamente, la strage ha avuto una causa, ma attualmente non sappiamo assolutamente quale fosse.

La dietrologia ha colpito anche le Brigate Rosse. Non ho alcuna intenzione di giustificare alcunché. Però le Brigate Rosse sono state molto chiare e coerenti nella strategia. Con i bachi, si è riusciti a creare una melma senza fondo anche attorno a loro.

I mali della destra li conosciamo; ma quello forse principale della sinistra è la dietrologia.

Se avviene qualcosa che dà spazio alla destra, ci deve essere dietro il Complotto. Le azioni delle BR hanno come effetto anche quello di screditare la sinistra presso il grande pubblico? Bene, è sufficiente per dimostrare il Complotto, basta trovare un numero sufficiente di bachi per appoggiare una tesi di cui si è già certi. E' interessante la premessa perbenista che c'è dietro: lo scopo della sinistra sarebbe di avere una buona immagine, qualunque cosa danneggi quell'immagine è per forza "di destra". Così si trasforma lo scontro sociale in scontro puramente morale: noi siamo persone buone, quindi le azioni cattive devono averle fatte i nostri avversari.

Mentre sarebbe sufficiente ipotizzare, in linea di massima, che in un paese con sessanta milioni di abitanti, prima o poi qualcuno farà qualcosa di cui la propaganda della destra potrà approfittare: una rissa, un omicidio, un furto commesso da un immigrato... Approfittare lo fanno tutti, lo fanno anche i cattolici quando si lamentano perché qualcuno toglie un crocifisso, o la sinistra quando salta addosso a un cretino che allo stadio fa il saluto romano, senza che questo significhi che i militanti dell'UAAR o i giocatori della Lazio siano agenti dell'Opus Dei o dell'Internazionale Comunista.

L'evento bacato si dice che avvenga sempre "guarda caso" in un momento "particolare", tanto ogni momento è particolare, in un paese dalla politica confusa e rissosa come l'Italia.

Questo non vuol dire che dietro singoli episodi, non ci possa essere davvero un complotto. Tra tanti bachi, qualcuno forse porta davvero alla verità.

Ma in generale, le stranezze che ogni caso presenta vengono amplificate dalla stranezza di persone che scelgono di usare le armi e rischiare la galera e la morte: pensiamo al caso di Gianfranco Bertoli, un uomo tremendamente complesso, dalla vita confusa e avventurosa, comunista, tossicodipendente, frequentatore di un kibbutz, informatore dei servizi in tempi lontanissimi, lettore di esaltati testi di Max Stirner, scrittore sensibile e artista, che lanciò una bomba nel 1973 contro la questura di Milano, uccidendo quattro persone.[3]

Bertoli, arrabbiato contro il sistema quanto Game, non fece nulla per nascondersi e subì decenni di carcere. Eppure fu immediatamente messo in croce da tutti i dietrologi, come perno di chissà quale complotto;[4] per dimostrare la propria estraneità, arrivò a cercare di suicidarsi.

Riassumiamo. La premessa è che ogni evento può essere utile a qualcuno; ogni evento è pieno di bachi. Lo sono in particolare gli eventi che riguardano anime irrequiete. E sono in genere le anime irrequiete che compiono gesti clamorosi.

In certi casi, gesti clamorosi possono davvero fare parte di qualche strategia più grande: è legittimo cercare di approfondire la possibilità, ma solo tenendo ben salda la premessa.

Note

[1] Dire che sono innocenti non vuol dire che esiste un complotto del sistema per accusarli. I vasai devono produrre vasi, i magistrati devono produrre sentenze, e se manca la materia prima di qualità, ci si arrangia come si può. A Bologna la verità complottista è diventata la verità ufficiale; ma non mancano i dietrologi che seguono altre piste, altrettanto improbabili.

[2] Quando minaccio qualcuno, devo farmi capire in modo chiaro. Una bomba contro persone di ogni sorta che vanno in vacanza non lancia alcun messaggio comprensibile, soprattutto quando non ha alcun seguito. Chi vuole stroncare le lotte sociali con la violenza fa casomai come in Colombia, uccidendo a uno a uno migliaia di dirigenti sindacali e politici.

[3] Dire che qualcuno è strano, nel senso di fuori dal comune, o complesso, non vuol dire insultarlo dandogli del pazzo. In Bertoli c'è stata una forma estrema di sanissima curiosità, voglia di capire, desiderio di esserci, intensità di vivere, ricerca della varietà delle cose, che lo ha condotto di disastro in disastro. Una versione  meno elegante di Eduardo Rózsa Flores.

[4] Il ministro Mariano Rumor, bersaglio mancato dell'attentato di Bertoli, fino al giorno prima oggetto di ogni sorta di dietrologia, fu improvvisamente santificato dai complottisti. E questo indica dove porta il perbenismo innato dei complottisti. Ci sono degli "antagonisti" che ogni tanto tirano fuori  con scandalo il fatto che una persona che conosco, allora di destra e oggi di tutt'altra idea, una volta subì una perquisizione della polizia, pensate...



martedì, 13 ottobre 2009

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna

A Osimo, nelle Marche, un padre italiano accoltella la figlia, rea di essersi messa con un albanese.

L'episodio viene descritto con estrema ragionevolezza nei media per quello che è: un signore scoppiato che non sopportava il fidanzato della figlia. Non ci sono stati assalti di cronisti con microfoni nascosti per scovare i predicatori dell'odio nelle chiese, né le telecamere hanno inquadrato le opere di Oriana Fallaci esposte nelle vetrine delle librerie.

La seconda notizia.

Un ingegnere, che dirigeva una ditta edile con molti operai, dopo il fallimento della propria azienda, entra in un ciclo di depressione e si fa saltare per aria, con un successo paragonabile a quello del Bombarolo di Fabrizio De Andrè: il suo artigianale ordigno infatti fa male solo a lui.[1]

Qualcosa della vita di questo imprenditore fallito, il libico Mohammed Game, lo raccontano i giornali:
"«Aiutateci ad avere una casa più dignitosa. Viviamo in sei senza nemmeno il bagno», si era lamentato un paio di mesi fa con una giornalista di «Cronaca Qui» questo ingegnere elettronico mancato di 37 anni, mancato pure come attentatore.

L’appartamento al primo piano lo aveva occupato sette anni fa con Giovanna M., la sua compagna italiana, mai musulmana, badante e colf di professione, innamorata della persona sbagliata dopo aver lasciato un altro uomo da cui aveva avuto due bambini, Davide di dieci anni, Alessandro di nove. Sei anni fa era nato Islam. Tre anni fa Omar. Tutti insieme in quel bilocale pianoterra scala D dove gli agenti della Digos hanno frugato per trovare niente. Non uno straccio di volantino, un proclama, un qualcosa che da qui arrivasse fino ad Al Qaeda e non ai deliri di un uomo frustrato che ce l’aveva con tutto e tutti."
Attenzione, non intendo con questo partecipare al solito gioco per cui chi compie un'azione di questo tipo viene esaltato da una parte come un terribile fanatico; dall'altra, denigrato come un povero cretino. E' una persona che ha avuto il coraggio delle proprie scelte, comunque motivate.

Però il caso aiuta a mettere a fuoco tutta la questione del cosiddetto "terrorismo islamico" in Italia.

Quello dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano è il primo caso nella storia di "terrorismo islamico" in Italia, e ha assunto la forma che ci si aspetterebbe.

Statisticamente è inevitabile che dopo un decennio di espulsioni, arresti, minacce,  sorveglianza incessante, gente che non ti affitta casa, parlamentari che gridano che sei un pericolo per l'umanità, trasmissioni televisive che ti attaccano tutti i giorni, librerie piene di testi che ti descrivono come un mostro, guerre in mezzo mondo contro i tuoi correligionari, a qualcuno - su oltre un milione di musulmani immigrati - saltino i nervi.

La chiave sta nel concetto di "saltare i nervi", fatto non organizzato e imprevedibile: l'attentatore  di Milano non si è formato in alcuna delle mitiche Scuole del Jihad, né è andato a caccia di vergini paradisiache promessegli da barbuti predicatori. Mohammed Game  è scoppiato (mentalmente) guardando il telegiornale, cioè la descrizione edulcorata e sterilizzata di ciò che la spedizione militare italiana sta facendo in Afghanistan.

La tragedia sta proprio nell'impossibilità di incidere su qualcosa che però entra quotidianamente nella nostra vita: un cittadino straniero non può nemmeno votare per un partito che condanni la spedizione afghana, e Mohammed Game evidentemente non aveva le risorse per sfogarsi vanamente alla tastiera, come abbiamo noi.

Abbiamo sempre detto che gli obiettivi di azioni armate sono obiettivi militari: anche l'11 settembre del 2001, sono stati colpiti il Pentagono e il Centro Mondiale del Commercio, la cosa più simile al cuore economico del pianeta.

Mohammed Game non ha cercato di colpire i mitici "simboli dell'Occidente" cari ai media: che so, un quadro di Raffaello o una ragazzina in minigonna con l'iPod che si beve un whisky. Pur nella sua evidente confusione, ha scelto di colpire un obiettivo indiscutibilmente militare: la caserma da cui sono partiti i carabinieri che partecipano all'occupazione dell'Afghanistan.

Giustamente, il magistrato lo ha incriminato per (tentata) strage, ma non per terrorismo.

Questo non vuol dire che Mohammed Game non avrebbe potuto saltare per aria, per incompetenza, nel tragitto da casa alla caserma, magari su un autobus affollato. Ma se fosse sucesso, non sarebbe perché "i musulmani odiano gli autobus".

Intanto, il ministro-escort Mara Carfagna propone il divieto del "niqab e del burqa" nelle scuole.
"Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione".
Cioè, avete capito bene, in nome del diritto all'istruzione, le studentesse che indossano "niqab e burqa" verrebbero cacciate dalle scuole.[2]

Attenzione però che c'è il trucco: il ministro-escort ha semplicemente parlato "a margine di un convegno",  storica sede per dire sciocchezze senza seguito.

Notate poi la curiosa erudizione con cui parla Mara Carfagna: se le hanno messo in bocca paroloni come "niqab e burqa" (sommariamente, il velo che copre tutto il volto tranne gli occhi, e il velo a filigrana che copre anche gli occhi), precisando anche la distinzione con il "velo" il motivo ci deve essere. Anzi, ce ne sono due.

Il primo è che in Italia, il velo o foulard non saranno mai vietati per la ferma opposizione della Chiesa cattolica, visto che non sarebbe possibile allora permettere alle suore di girare a capo coperto.

Il secondo è che i miei amici musulmani confermano che non esiste in tutta Italia una studentessa che indossi il "niqab o burqa", come sottolinea Paniscus. [3]

Insomma, anche se si facesse la legge, non cambierebbe nulla (e quindi non creerebbe problemi per il ministro-escort).

Eppure, Mara Carfagna riesce a trasformare il nulla (zero ragazze con niqab, zero ragazze con burqa) in un pericolo non da poco:
"Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un 'regime' che nega i
diritti -  ha concluso la Carfagna - non bisogna permettere che ciò accada".
A differenza di altri, ammiro la Carfagna. Ha capito perfettamente come si fa politica, inventando notizie, mettendo in imbarazzo i propri avversari (nessuno oserà schierarsi "a favore del burqa"), drammatizzando pericoli inesistenti, operando sulle paure collettive.

Peccato che a guardarla in televisione c'è magari qualche altro Mohammed Game, vagamente musulmano ma molto arrabbiato, a corte di altre guance da porgere.

Note

[1] Vedremo in che cosa consistano i presunti complici di Mohammed Game e l'esplosivo sequestrato. E' evidente che un complice, magari involontario, c'è, se l'attentatore si è procurato da qualche parte le sostanze esplosive: un chimico ci potrà chiarire meglio se qualcuno può detenere ingenti quantità di nitrato per motivi pacifici. Pare che i "complici" non abbiano fatto nulla per nascondersi.

[2] Ricordiamo en passant il tentativo del sindaco di Milano, sempre del partito della Carfagna, di vietare l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai figli di immigrati irregolari.

[3] Questo è un fatto, non un giudizio. Due delle donne più toste che io conosca in rete vestono integrale: Barbara Aisha Farina e  e Malika el Aroud

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna
P.S. Leggiamo adesso che
"nel corso delle indagini sono stati sequestrati "circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in piazzale Perrucchetti". Il nitrato, venduto come fertilizzante in pacchi da 50 chilogrammi, sarebbe stato rinvenuto in uno stabile in via Gulli, lo stesso dove abitava il libico fermato e frequentato anche dagli due. Il procuratore ha rivelato inoltre che il nitrato d'ammonio servito a confezionare l'ordigno rudimentale fatto esplodere ieri "è stato acquistato una settimana fa da Game".
Difficile al momento capire quindi che ruolo avrebbero dovuto avere i presunti complici.



venerdì, 02 ottobre 2009

Il figlio di Ahmed si mette la minigonna

Ragionare con un islamofobo è un'impresa ardua: "Sì, sarà vero che a Parigi un musulmano accusato di voler mettere una bomba era innocente, ma che mi dici del senegalese sotto casa che tiene la musica ad alto volume o di quello che ha detto un tizio con la barba in un villaggio nel Pakistan contro la polenta? Avanti, rispondi!"

Però, se gli islamofobi non ragionano, mi offro a ragionare un attimo al posto loro. Diciamo che faccio loro da insegnante di sostegno.

Separiamo gli innumerevoli motivi, personali, teologici o culinari, per cui qualche aspetto del mondo tra Dakar e Borneo possa risultarci sgradito, dal nocciolo del discorso islamofobo. E separiamo anche l'islamofobia da tutti i problemi che ovunque accompagnano le migrazioni (tipo, non capiscono le nostre barzellette, mangiano troppo piccante, fanno la pipì sui muri, ecc. ecc.).

L'islamofobia vera e propria mi sembra si basi su due premesse fondamentali. Se stanno in piedi, gli islamofobi hanno qualcosa da dire. Se non stanno in piedi, farebbero meglio a darsi alla raccolta di francobolli, che è anche più rilassante.

La prima premessa è che in Europa, esistano qualcosa come "i musulmani".

La seconda premessa è, che quei musulmani abbiano sia l'intenzione che la possibilità concreta di cambiare la vita che viviamo noi.[1]

Infatti, non è molto interessante sapere se una ragazzina di origine egiziana a Milano porterà anche lei il foulard islamico, come lo portava sua nonna al Cairo. In quel caso, c'è solo uno spostamento geografico: volete comprare elettrodomestici cinesi? Volete farvi le vacanze a Sharm el-Sheikh o Cancún? E allora zitti, se oltre agli oziosi, si spostano pure i lavoratori con le loro famiglie.

Il punto è che nella ragazzina egiziana che a Milano indossa il foulard, non c'è proprio nulla che intacchi la mia vita, nessuna "islamizzazione" di ciò che non è islamico.

La domanda cruciale è, i musulmani faranno portare il foulard a mia figlia, che non è di origine egiziana? Ovviamente esiste la remota possibilità che mia figlia scelga di farsi musulmana, come potrebbe farsi Testimone di Geova o buddhista del Soka Gakkai, ma l'islamofobo non sta parlando di improbabili scelte individuali, bensì di un rischio per tutta la società.

Torniamo alla prima premessa. Esistono i "musulmani"? Beh, sulla carta sì. Solo che i musulmani reali che conosco io sono:
- ingegneri socialisti laureati all'università di Casablanca, attualmente muratori

- contadini berberi della montagna marocchina, che ci tengono molto a non essere arabi

- pizzaioli giordani che inveiscono contro i marocchini (berberi o arabi)

- scapestrati algerini scappati dal proprio paese, che vogliono divertirsi, bere alcol e correre dietro le ragazze lontani dall'imam e soprattutto dai parenti

- pittori astrattisti persiani con una casa a Stoccolma e un'altra a Los Angeles

- miliardari egiziani che parlano con i propri figli esclusivamente in inglese

- curdi dell'Anatolia che maledicono i turchi

- curdi dell'Iraq che maledicono gli arabi

- turchi aleviti comunisti che odiano i sunniti

- nazionalisti turchi che non amano gli arabi, i curdi o gli aleviti

- iracheni sunniti in fuga dagli sciiti

- albanesi che chiamano i propri figli Kevin, Elvis o Rossella

- rom kosovari che si trovano meglio con i serbi ortodossi che con i suddetti musulmani di nome Kevin, Elvis e Rossella
Potrei continuare per ore, ma fermiamoci qui. Siccome occorre essere buoni con i non raziocinanti, facciamo finta di non aver appena demolito la base dell'islamofobia, e diamo per buono che "esistano i musulmani", nel senso in cui negli anni Cinquanta "esistevano i comunisti": cioè milioni di persone che aderivano a un movimento transnazionale, più o meno unito allo scopo di cambiare il mondo.

Ora, questi musulmani come dovrebbero procedere per cambiare il mondo, per "islamizzarlo" insomma? Facendo figli, ci rispondono gli islamofobi. Probabilmente, l'idea è che se fanno tanti figli, poi diventeranno la maggioranza e faranno eleggere un governo che imporrà la legge islamica a tutti.

Gli europei non fanno figli, gli immigrati musulmani sì... il punto però è che fanno figli pure i peruviani e i cinesi e i filippini. Insomma, i musulmani rimarranno sempre una minoranza tra gli immigrati. E peruviani, cinesi e filippini non hanno la minima intenzione di farsi musulmani in blocco.

L'islamofobia sostiene che la cultura islamica si potrebbe imporre su quella che possiamo chiamare (scusate il termine riduttivo) cultura europea. Se dovesse succedere, potrebbe essere solo per un miracolo, che dimostrerebbe non solo che Dio esiste, ma che è pure dalla parte dei musulmani: non resterebbe che prenderne atto.

Abbiamo infatti visto che non ci potrà essere un'islamizzazione per maggioranza numerica. L'islamizzazione si potrebbe imporre solo perché gli italiani (o i peruviani) ne restano affascinati.

Infatti, non si è mai vista una cultura dominata imporsi su una cultura dominante. Certo, il teatro greco si è imposto a Roma; ma i romani erano già convinti in partenza di avere tutto da imparare, in materia, dai greci. Insomma, i greci erano i trendsetter in materia, i romani no. Mentre i quattro gatti di romani erano trendsetter in materia di urbanistica e di lingua, tanto che celti, iberi e germani accorrevano a farsi romani.

E' vero che la cultura europea si potrebbe benissimo appropriare di qualche aspetto delle culture di persone che si ritengono musulmane: il kebab ad esempio.

Ma il fatto che mangiamo pomodori, non vuol dire che gli europei siano diventati aztechi. Vuol dire che gli europei si sono mangiati sia i pomodori che gli aztechi.

Poniamo, per semplificare, che i musulmani non solo esistano, ma che costituiscano il 10% della popolazione di un paese europeo medio. Vuol dire che il 90% della popolazione, per ora, non è musulmana, e sta lì che attende di essere abbagliata dai musulmani.

Ora - a parte pittori astrattisti persiani e chirurghi siriani, che comunque esistono - i musulmani sono in genere degli sfigati. Se va bene, lavorano in fonderia.

Invece i trendsetter dei nostri tempi non lavorano in fonderia. Stanno in televisione, negli studi pubblicitari, sulle spiagge delle Maldive (dove applicano i loro costumi alla faccia dei locali, altro che shari'ah) e altri luoghi gradevoli. A voi calcolare quanti musulmani ci sono in televisione, negli studi pubblicitari o sulle spiagge delle Maldive, tolti ovviamente quelli che puliscono i gabinetti.

Gli islamofobi hanno in genere bisogno di disegnini, per cui gliene facciamo due.

Il primo disegnino raffigura dei musulmani a casa loro. Precisamente in Marocco, dove li vediamo impegnati a fare il lavoro sporco per portare La Fattoria 3 (quella del 2006) a casa nostra.

la-fattoria-sfigati
Nel secondo disegnino, vediamo una simil-escort di nome Justine Elizabeth Mattera, mentre lavora anche lei alla produzione della Fattoria 3, sempre in Marocco. Una dei Nostri che fa cose nostre a Casa Loro per portarci Casa Loro dentro Casa Nostra, insomma.

justine-matteramarocco
Possiamo porre la domanda così: i trendsetter saranno i laboriosi della prima foto (di cui tipicamente non si vedono nemmeno le facce) o l'oziosa della seconda foto?

Completiamo quindi il quesito fondamentale sull'islamizzazione: è più probabile che mia figlia indossi il foulard islamico, o che la figlia di Ahmed, turnista al macello comunale, indossi la minigonna?

Questo ragionamento mi è venuto in mente leggendo su una mailing list un tipico post contro "ciò che vorrebbe imporci la legge islamica."

La prova che qualcuno vorrebbe "imporci la legge islamica" consiste in una presunta intervista con un anonimo teppista in Svezia. L'anonimo teppista, di cui non vengono precisate le origini etniche e che non parla di religione, afferma: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa».

Che a me sembra una mirabile dichiarazione di fede nei valori fondamentali dell'Occidente contemporaneo. Il figlio di Ahmed si è messo la minigonna, insomma.

Non che gli servirà a molto cercare di fare il vichingo ganzo: un frequentatore della stessa mailing list commenta,
"Quuesti schifosi cavernicoli invasati e bestiali rovineranno il mondo, se non li fermiamo OVUNQUE ricacciandoli a calci nel culo nel loro abisso di inciviltà!..... Altro che "integrazione"!!!!!!!!!!!!"

Nota:

[1] Lo so da me che i musulmani credenti amerebbero veder convertire il mondo. Anche il Capitano Ashtar Sheran cerca di farci cambiare vita, ma nei fatti incontra qualche problema.



lunedì, 28 settembre 2009

Correndo magari qualche rischio legale, riporto qui un comunicato del collettivo Torino Squatter sulla morte del magistrato Maurizio Laudi.

Lo riporto per tre motivi:

Uno, perché se cercate "Maurizio Laudi" in rete, troverete quasi solo elogi al "magistrato coraggioso"

Due, perché qui abbiamo parlato spesso di Roberto Sandalo, ed è stato Maurizio Laudi in qualche a costruirne il personaggio

Tre, perché mi sembra che il comunicato costituisca un esempio caratteristico di come alcuni ambienti sappiano rendere perfettamente inutili le informazioni che pure danno.

Infatti, il comunicato che segue contiene qualche notizia interessante. Ma il tono con cui è stato scritto è quanto di più controproducente si possa immaginare. Gli autori non stanno parlando, stanno urlando.

Se per caso sei uno squatter di Torino, puoi capire benissimo perché urlano. Ma se non lo sei, noti solo che c'è qualcuno che urla. E l'immensa maggioranza degli italiani non sono squatter di Torino e non amano sentire urlare.

Se io urlo, mi capisco solo io. Al massimo, mi capiscono le persone che già in partenza condividono le mie emozioni. Queste persone possono essere molte, se si tratta di un'esperienza mediaticamente indotta, che attinge al Grande Luogo Comune: ecco che Oriana Fallaci urla, e tanti la capiscono. Come capiscono gli urli sulla Juve, su Sanremo o sul Grande Fratello.

Ma se la mia è un'esperienza che esce fuori dal Grande Luogo Comune, pochissimi mi capiranno se urlo. Infatti, per condividere un'emozione, occorre condividere l'esperienza che c'è dietro.

Se urlo, quindi, non verrò ascoltato. Ma se non mi ascoltano, se batto i pugni contro il muro, mi sentirò sempre più alieno dagli altri, e sempre più solo. La solitudine mi spingerà così a sentirmi sempre più vicino al mio gruppo, e questa è una sensazione piacevole. Così si innesca un curioso meccanismo: la ricerca del piacere induce a rendersi sempre più antipatici agli altri, per poter approfondire la simpatia con i nostri.

Però il gruppo diventa così solo un contenitore di emotività identitaria, che sostituisce il senso originale con cui è nato. E quando un gruppo è solo un gruppo, cessa di essere una proposta e quindi un pericolo per il sistema.

Come funzione sociale reale, il gruppo anarchico, il gruppo neofascista, il gruppo esoterico non si distinguono in nulla dal gruppo di tifosi dello stadio, dal gruppo che organizza maratone di beneficenza o dal gruppo di cultori del cantante di turno.

Per la società nel suo complesso, ognuno di questi gruppi non è che un piccolo attore nello spettacolo generale. C'è quello che diverte, c'è quello che bisogna ammirare perché fa del bene, ci sono i malvagi da denunciare. E ci vogliono tutti, non si possono certo fare i film senza i cattivi.

Attenzione, questo non vuol dire che il gruppo cosiddetto estremista sia volontariamente complice del sistema. E non vuol dire che non verrà perseguitato. Semplicemente, non verrà perseguitato perché fa realmente paura, ma perché gioca involontariamente il ruolo di Capro Espiatorio.

Il gruppo estremista regala la giornata al giornalista che deve denunciare il Degrado dei Punkabbestia, il Pericolo Terrorismo, il Diffondersi del Neonazismo tra i Giovani o il Ritorno delle Brigate Rosse.

Un poliziotto può segnare nel proprio curriculum gli arresti di estremisti, senza temere che un giorno la cosa gli si ritorca contro.

Un legislatore può cogliere la cronaca dell'estremismo per rendere  ancora più repressive le leggi.

Questo significa che i gruppi estremisti possono davvero subire la repressione; e i loro membri possono anche talvolta morire tragicamente.

La morte di un compagno/fratello/camerata genera due errori fatali di percezione.

"Se ce lo hanno ammazzato, vuol dire che facciamo paura, siamo davvero sulla strada giusta". Così ci si sente importanti, e si recita con maggiore convinzione la propria parte nello spettacolo.

In secondo luogo, la persecuzione e la morte creano emozioni obbligatorie. Il pensiero è freddo, l'emozione è calda. Pensare quindi significa raffreddare il legame con il morto, che noi cerchiamo di tenere in vita con il calore del nostro amore.

Pensare diventa quindi tradimento, e quasi uccidere una seconda volta la vittima.

Però se non si riflette, si finisce solo per essere trascinati dalla grande corrente.
 


  L'ASSASSINO DI SOLE E BALENO SU MANDATO DELLO STATO ITALIANO E' SCHIATTATO
DI INFARTO A 61 ANNI.


Aveva cominciato come magistrato rampicante di sinistra in Magistratura Democratica. Negli anni '70 insieme a Caselli, Violante, Giordana e Vigna aveva costituito il pull dei carrieristi di sinistra che all'interno di uno stato democratico, democristiano e sottomesso agli americani -che continuava sfacciatamente il fascismo- dovevano dimostrare, per arrampicare, di essere più forcaioli dei fascisti.

Lui aveva costruito l'infame Patrizio Peci delle BR e l'infame Roberto Sandalo di Prima Linea.

I suoi nuovi sistemi di indagine erano quelli degli inquisitori nazisti, fascisti e stalinisti.

Per tutti valga la vicenda dell'eliminazione di Giorgio Soldati di Prima Linea, che catturato con l'arma in pugno, aveva rifiutato di collaborare fattivamente. Per terrorizzarlo o per punirlo Laudi lo destina al reparto "irriducibili" del supercarcere di Cuneo, facendo spargere dai suoi collaboratori la voce che fosse un traditore e che "se la fosse cantata".

Giorgio Soldati fu strangolato nelle docce del carcere di Cuneo dai suoi compagni.

Questi i "metodi" di indagine utilizzati dal procuratore Maurizio Laudi.

Rimasto tagliato fuori dal vertiginoso progredire in carriera dei suoi compagni di Magistratura Democratica, riemerge dall'anonimità , di grigio mandante di lugubri quanto atroci assassini, solo negli anni '90.

Fortemente stimolato dai ROS dei carabinieri, con il cui "deviatissimo" servizio segreto (SISMI) era in rapporti di dipendenza, sotto la protezione del procuratore generale Maddalena, imbastisce una sgangherata montatura contro: Sole, Silvano e Baleno tre anarchici occupanti della "casa" di Collegno, contro il nascente movimento NO TAV, contro gli squat di Torino.

Ricordiamo ancora le sue ridicole dichiarazioni amplificate dai media completamente asserviti.

Infatti la sua resterà  nota come la montatura delle "Prove Granitiche". Che si sgretolarono appena uscite dal giro protettivo degli amichetti del bar del Palazzo di Giustizia di Torino.

La sua montatura crollò in Cassazione (ai ROS bastava così). Ma intanto Sole e Baleno, sepolti da una montagna di accuse da ergastolo erano morti ­ suicidati dallo Statto ­ impiccati in regime di detenzione. Intanto Silvanoo Pelissero, unico sopravvissuto aveva scontato gratuitamente 4 anni di galera. Non potevano assolvere completamente anche lui, bisognava salvare la faccia a Sbirri e Magistrati.

Ma anche dopo la sentenza definitiva, a Laudi i media concessero ancora ampio spazio per i suoi sfoghi stizziti dove affermava che Silvano fosse un pericoloso terrorista.

Infine il nostro simpatico procuratore arrivò a dichiarare: "NON MI SENTO PER NULLA RESPONSABILE DELLA TRAGEDIA CHE HA COLPITO QUESTI DUE GIOVANI CONTINUO A FARE IL MIO LAVORO AL MEGLIO...".

Nonostante l'infelice conclusione di questo processo che sconvolse tutta Italia, Laudi e tutti gli scagnozzi della Magistratura e degli Sbirri, furono promossi dallo Stato mandante. Così potemmo assistere alla sua nomina a Procuratore Capo di Asti, mentre il suo protettore Maddalena rimaneva saldamente abbarbicato alla Procura Generale di Torino.

Laudi da anni "indagava" sui sabotaggi o presunti tali in val Susa.

Intanto percorreva le scuole della valle con il complice maresciallo Tessari di Susa detto "Tex", emissario dei Servizi, a spiegare cosa fosse il Terrorismo, loro la sapevano lunga.

Per rilanciare la sua immagine, utilizzarono il processo mediatico dei "Sassi dal viadotto" di Tortona. Non erano le BR, non era Prima Linea, ma anche qui Laudi riusci a fabbricare un pentito.

Giudice sportivo per 12 anni, si sputtanò perché, al telefono, pietiva i biglietti gratis per vedere la Juventus, al compianto Luciano Moggi.

Cadde in disgrazia e scomparve momentaneamente dallo schermo dal quale ci affliggeva, ma lo sostituì , per un breve periodo il suo caro amico Maddalena.

Poi il premio finale dello Stato: la Procura Generale di Asti.

Vista la sua ripugnante carriera il procuratore Laudi ha tirato le cuoia sotto scorta, che, come ai bei tempi degli "anni di piombo", non aveva mai cessato di seguirlo da quando nel '98 aveva fatto morire Sole e Baleno.


Gli anarchici, che come è noto non hanno rispetto di niente e di nessuno ­ neanchhe della morte ­ ricordano che chi è stato un porco in  vita non si riabilita morendo.

Fenix, Osservatorio Astronomico contro la repressione per Torino Squatter
 



sabato, 26 settembre 2009

La Chiesa, l'Orso e l'Acqua (2)

"Lo spettacolo è il cattivo sogno della moderna società incatenata, che non esprime in definitiva se non il proprio desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno."

Guy Debord, La società dello spettacolo
La Chiesa italiana ha perso il potere di maledizione: quando condanna, le ridono dietro. Dan Brown, esempio supremo di ignoranza presuntuosa,  invade tranquillamente ogni libreria, mentre i librai sperano invano che sbuchi fuori da qualche parte il Prete Fulminatore per aumentare la controversia e le vendite.[1]

Ma la Chiesa conserva invece, quasi intatto, il potere di benedizione: nel senso letterale, può dire, "questo è bene". Più dice bene e più appare buona, fino a diventare il termine di paragone assoluto della bontà, cioè della vaghezza indefinita eppure incontestabile. Il postconciliare reale, insomma, al di là delle intenzioni soggettive dei protagonisti del Concilio Vaticano II.[2]

Chi non maledice, non pone limiti. E quindi si espande in maniera dolce e informe ovunque.

Possedendo il potere di benedizione, la Chiesa in Italia possiede ancora la chiave sociale dei tre passaggi della vita, battesimo, matrimonio e funerale - va bene, si benedicono anche le auto.

benedizione-auto

I battesimi e i matrimoni sono fatti privati, o al massimo appartengono alla sfera mediatica: il fotografo dei matrimoni per poveri, le telecamere per puttanieri e meretrici.

Invece i funerali possono, talvolta, essere eventi politici.

Ne abbiamo avuto parecchi esempi in anni recenti - i funerali per i militari italiani morti a Nassiriya, quelli di Mike Bongiorno e quelli per i militari morti a Kabul (del primo evento abbiamo già detto alcune cose che valgono anche per il secondo).

Gli immensi spettacoli dei funerali di Stato non sono propaganda di guerra. Rendendo visibile il lutto, smascherano la mistificazione delle missioni umanitarie, incidono almeno un'emozione di dolore in tutti gli spettatori, amplificando in maniera straordinaria l'effetto dell'azione militare della resistenza.
"Oh cursed be the cruel wars that ever they began
For they have pressed my Billy and many a clever man
For they have pressed my Billy likewise my brothers three
And sent them to the cruel wars in High Germany."
Non a caso, gli Stati Uniti evitano spettacoli che dimostrino in maniera troppo evidente che Dio e il Successo sono passati dall'altra parte. Ma quello degli americani è un altro Dio.

I Funerali di Stato, in Italia, sono la spettacolarizzazione, e quindi la falsificazione, di tre termini: Dio, patria e famiglia.

Anche qui, bisogna procedere con cautela, per non dire sciocchezze. Gli italiani sono forse familisti, ma non sono né credenti né patrioti.

Infatti, la frase, "Dio, patria e famiglia" la usano oggi, in realtà, unicamente (a) il minuscolo movimento che si chiama Forza Nuova e (b) una certa Sinistra che la attribuisce, in negativo, a tutta la Destra. Se avessimo tempo, sarebbe interessante una divagazione sui luoghi comuni che la Sinistra meccanicamente attribuisce alla Destra.

In essenza, Dio, patria e famiglia non coincidono con il fanatismo religioso o con il nazionalismo. Sono piuttosto riflessi di tre elementi che sono alla base di qualunque cultura umana - la presenza di un significato condiviso, un ambiente e una comunità umana elementare che vada oltre la singola generazione. Ovviamente con differenze infinite nei dettagli.

Che se ne parli o no, che i singoli termini si logorino per l'abuso, è evidente che si tratta di leve psicologiche di enorme potenza. Non perché siano false, ma perché in un certo senso sono vere.

La natura alienante del capitalismo sta anche in questo.

Il capitalismo non lascia alcuna sfera dell'esistenza fuori dal proprio dominio.

Il capitalismo nega il sacro, perché non ha altro senso al di fuori dello scambio mercantile.

Il capitalismo nega l'ambiente, perché ogni realtà del pianeta è intercambiabile.

Il capitalismo nega la comunità umana, perché ogni persona esiste solo nell'istante del consumo.

Il capitalismo, quindi - come intuisce qualunque indio messicano - è il nemico di mi Dios, mi tierra y mi familia.

Ma dove esiste un bisogno, nasce una merce: nel vuoto che il capitalismo stesso ha creato, si inserisce lo spettacolo di Dio, Patria e Famiglia. Anche se sotto altro nome, o meglio ancora, nessun nome, sotto forma di evento.[4]

Come ha detto molto bene Guy Debord nella Società dello spettacolo:
"La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva originato, nella definizione di ogni realizzazione umana, un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia, conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima. Nello stesso tempo ogni realtà individuale è divenuta sociale, direttamente dipendente dalla potenza sociale da essa plasmata. Le è permesso di apparire solo in ciò che essa non è."
Il Funerale di Stato è un Evento, esattamente come la Formula Uno o Pitti Moda.

Ma è l'Evento Supremo, perché riunisce i rappresentanti autorizzati delle tre realtà: il clero, per Dio; i politici e i militari per la Patria; e i parenti in lutto, per la Famiglia. Questo è il primo motivo per cui il Funerale di Stato non può essere laico, ma si deve svolgere in qualche basilica particolarmente significativa.

L'Evento si deve svolgere davanti alla televisione. Nella società liquida, nessuno pensa più ai tradizionali monumenti in duratura pietra: la notizia sarebbe morta molto prima dell'erezione di una statua. Ma la Statua si colloca nello spazio laico della piazza; l'Evento invece si deve svolgere in uno spazio nato per la liturgia, e quindi perfettamente adatto al surrogato della liturgia, che è l'Evento. Così è proprio la contemporaneità che porta il Funerale di Stato in un edificio che è nato con funzioni precapitalistiche.

Il fatto che nessuno rivedrà la cassetta del funerale è irrilevante: Dio, Patria e Famiglia, come ogni merce, durano il tempo di un'emozione.

Note:

[1] Parliamo dell'energico potere di maledizione biblica o del Sillabo. Certamente il clero italiano possiede ancora una sottile capacità nell'impedire cose a loro sgradite. Chi inveisce contro Papa Nazinger, il pastore tedesco, non ha capito assolutamente nulla della Chiesa cattolica.

[2] Mi dicono che un tale Karl Popper dicesse qualcosa a proposito della falsificabilità. Ecco, provate a falsificare la predica di un prete postconciliare a un matrimonio.

[3] Girando su internet, scopro che il mite comune rurale di Loreggia avrebbe avuto come unico cittadino famoso un certo Leone Wollemborg. La voce Leone Wollemborg su Wikipedia lo descrive come un personaggio molto mitteleuropeo - un economista di origine ebraica, per un breve periodo ministro delle finanze, giocò un ruolo importante nella diffusione delle casse di risparmio. Persino la giudeofoba Civiltà Cattolica nel 1894 riconobbe  a malincuore come questo "israelita" avesse ispirato i parroci veneti.

Invece, sempre su Wikipedia, la voce Loreggia descrive Leone Wollemborg in questi straordinari termini: "grande e controverso personaggio (notorio satanista, considerato il braccio destro di Aleister Crowley in Italia) legato alla vita del paese di Loreggia, finanziatore anche di altri edifici a carattere prettamente filantropico (asilo e scuola elementare) oltre che della prima casa chiusa omosessuale d'Italia."

Incrociando Wollemborg e Crowley su Google, non si ottiene altro, per cui potrebbe trattarsi di un equivoco o dei residui di qualche vecchia calunnia; oppure qualche riferimento confuso a rituali esoterici di tipo sessuale, non necessariamente crowleyani. Qualcuno ne sa qualcosa? 

[4] La falsificazione avviene in due momenti. In Italia, il primo si può datare al 1911, quando le istituzioni ecclesiastiche si accodarono allo Stato nazionalista nel promuovere la strage libica, con tutto ciò che ne conseguì. Il fascismo fu solo una nota a piè di pagina di questo delitto. Ma siamo ai tempi dello spettacolo monumentale e rigido, non di quello televisivo e fluido.



venerdì, 25 settembre 2009

Afghan fox

E' tutto, in qualche modo, superlativo.

Nel paese più lontano del pianeta, la gente più povera del mondo resiste all'attacco della più grande coalizione militare della storia umana.

Mi vengono in mente parole, sentite in un luogo e un contesto apparentemente molto diverso. Quelle di The Fox, cantate dagli Steeleye Span.
You can hound me now you've found me
But I'm far more cunning than you
I'm a shy fox, I'm a sly fox
And I'll teach you a lesson or two
I'll run you through the hawthorn hedge
and tear your dogs to shreds
I'll lead you from the open fields
into the flower beds
I'll lead you from the open fields
into the nearest town
And take you to my hunting ground

Chorus:
Run, run, I won't give in
Run, run, I'll never give in
Run, run, run, I won't give in
Run, run, run, I'll never give in


You can hound me now you've found me
But I'm far more cunning than you
I'm a brown fox, I'm a town fox
And I'll teach you a lesson or two
I'll introduce electric fence
to every horse and hound
And watch the horses suffering
upon the stoney ground
I'll lead you from the open fields
into the nearest town
And take you to my hunting ground


Ora che mi avete trovata, potete darmi la caccia con i vostri cani / ma io sono molto più astuta di voi / sono una volpe timida, sono una volpe che conosce tutti i trucchi / e vi darò una lezione / vi farò correre attraverso la siepe di biancospino / strazierò i vostri cani / vi porterò dai campi aperti nelle fioriere / vi porterò dai campi aperti nel paese più vicino / e vi porterò nel mio campo da caccia

Correte, correte, non cederò, non cederò mai

  Ora che mi avete trovata, potete darmi la caccia con i vostri cani / ma io sono molto più astuta di voi / sono la volpe bruna, sono la volpe di città / e vi darò una lezione / farò conoscere il filo elettrico / a ciascun cavallo e cane / guarderò i cavalli agonizzare sul terreno pietroso / vi porterò dai campi aperti nel paese più vicino / e vi porterò nel mio campo da caccia
 
 



lunedì, 21 settembre 2009

Daniela Santanchè tra i poliziotti

Apprendiamo che la comproprietaria, assieme a Flavio Briatore, del Billionaire, Daniela Santanché, si è presentata  in mezzo a un nugolo di poliziotti ai festeggiamenti di fine Ramadan alla Fabbrica del Vapore di Milano: un nome che indica il tipo di luoghi in cui i lavoratori musulmani che mandano avanti questo paese possono precariamente ritrovarsi.

Per gli appassionati di moda, riferiamo che la signora Daniela Santanchè indossava  occhiali Ray-Ban in stile pariolina-anni-Settanta e una mimetica con tanto di stellette.

La signora Daniela Santanchè ha gridato frasi sconnesse contro le donne musulmane presenti e secondo alcuni avrebbe anche cercato di spogliarne qualcuna.

A quanto dicono i media, un signore con il braccio ingessato avrebbe reagito. Cogliamo l'occasione per esprimergli tutta la nostra simpatia e anche la disponibilità a cercare di aiutarlo in caso avesse bisogno di assistenza legale.

Credo che questa immagine renda abbastanza bene cosa voglia dire cercare di essere musulmani oggi.

santanche-vapore2





 



sabato, 19 settembre 2009

Braccia da restituire all'agricoltura

Grazie a un commentatore anonimo, scopro tutto insieme l'esistenza di:

1) il blog Precariopoli

2) un nuovo giornalista cialtrone, tale Felice Manti, che denuncia il blog Precariopoli sul Giornale del Berlusconi Minore

3) la signora Laura Allegrini, Dama di Santo Sepolcro, nonché senatrice da fondo-sala di Alleanza Nazionale. La signora si è sbracciata davanti ai media, per dire "ehi, esisto anch'io!", chiedendo che "venga immediatamente oscurato il sito precariopoli.leftlab.com e vengano individuati i responsabili ". La signora Allegrini, a nostro avviso, farebbe bene a perdere meno tempo a leggere i blog e tornare al suo rispettabile e utile lavoro di operatrice agricola.



giovedì, 17 settembre 2009

Notizie da Kabul

Reddito medio di un cittadino afghano (statistiche molto ottimistiche del governo) Euro 19 al mese.

Reddito mensile di un occupante italiano a Kabul:

GRADO STIPENDIO NETTO INDENNITA’ MENSILE NETTA TOTALE
Soldato 1074,22 2725,17 3799,39
Sergente 1342,79 2725,17 4067,98
Maresciallo 1879,91 2725,17 4605,08
Sottotenente 1415,72 3208,17 4623,89
Tenente 1577,77 3208,17 4785,94
Capitano 1712,04 3208,17 4920,21
Maggiore 1779,19 3208,17 4987,36
Ten. Colonnello 2215,61 3208,17 5423,78
Colonnello 2349,88 3352,23 5702,11
Brigadiere Generale 2886,99 3352,23 6239,22
Maggiore Generale 3356,96 3352,23 6709,19
Tenente Generale 4028,36 3352,23 7380,59



giovedì, 10 settembre 2009

Ferruccio De Bortoli rilancia il Prodotto Oriana Fallaci

La Rizzoli in questi giorni rilancia in una nuova edizione - niente banale ristampa - La rabbia e l'orgoglio di Oriana Fallaci. Con una prefazione di Ferruccio De Bortoli, che spiega dettagliatamente come questo imprenditore milanese ha costruito il Prodotto Fallaci. Cose già note, ma su cui vale la pena ritornare.

Ricordiamo che la pubblicazione del testo di Oriana Fallaci fu un evento credo unico,  o quasi: il principale quotidiano italiano - in eterna concorrenza con Repubblica - ha  dedicato numerose pagine, compresa la prima, non a una notizia, ma al confuso sfogo di una persona dimenticata da quasi tutti ed evidentemente non più tanto sana di mente.

Sulla natura caotica dello scritto della Fallaci, che inizia parlando di "quarantamila, quarantacinquemila" morti nella strage dell'11 settembre, dicemmo più o meno quanto vi fosse da dire, alcuni giorni dopo la sua uscita.

Un prodotto mediatico offre infinite possibilità di giocare con gli specchi. Ferruccio De Bortoli lancia il prodotto, poi annuncia al mondo che il prodotto è una notizia. Il giorno dopo l'uscita dell'articolo di Oriana Fallaci, il Corriere della Sera titolava, infatti: «L’Italia si divide nel nome di Oriana».

In un certo senso era vero: il circo si scatenò, da una parte ("Brava Oriana, calci in culo a 'sti immigrati e bombe a volontà sugli arabi!") e dall'altra ("Alla Fallaci vogliamo tanto bene, ma forse stavolta esagera"). Entrambe le fazioni hanno trascurato un fatto fondamentale: gli scritti post-11 settembre di Fallaci sono inconsistenti su qualunque piano, storico, politico o letterario.

Per farvi capire che non lo diciamo per spirito di parte, proponiamo un piccolo esperimento: mettete a confronto gli sfoghi della Fallaci e il romanzo Il campo dei santi di Jean Raspail.

Jean Raspail sosteneva le stesse tesi e faceva gli stessi errori di fondo di Oriana Fallaci.

Ma Jean Raspail coinvolgeva nella lettura, presentava personaggi complessi, sapeva cos'è l'ironia, cercava di analizzare le cause delle cose, conosceva la storia, non sfuggiva ai dilemmi etici, non insultava... Con un autore così ti puoi arrabbiare tremendamente, ma lo prendi sul serio. Eppure la casalinga di Voghera sa chi è Oriana Fallaci e non ha la più pallida idea chi sia Jean Raspail.

Oriana Fallaci è (ri)diventata famosa quindi non per merito dei suoi contenuti, ma per motivi di mercato.

Il nome di Oriana Fallaci, infatti, è stato un timbro di rispettabilità messo sui rancori di massa di milioni di italiani. Grugniti, sbrodolamenti, eruzioni, dischi rotti che si ripetono, parolacce, spintoni, corna che spuntano dai finestrini delle auto, voglia di ficcare ombrelli negli occhi del prossimo.

ferruccio de bortoli e oriana fallaci Tutte cose che giustamente non pretendono di avere alcun valore letterario o culturale. La rabbia e l'orgoglio rispecchia quindi perfettamente il cliente medio del libro, che non distingue più tra se stesso e l'autrice. Mentre il sofisticato testo di Jean Raspail, in apparenza tanto più gradevole da leggere, non rispecchia affatto gli sfoghi unidimensionali delle masse.

Il mercato quindi c'era, mancava il prodotto. E mancava soprattutto il produttore. Le società occidentali, infatti, tengono insieme le cattive intenzioni con il collante dei buoni sentimenti obbligatori. E quindi fino al 2000, nessun produttore serio poteva permettersi di entrare in quel mercato.[1]

Nel 2000, i neoconservatori hanno trionfato negli Stati Uniti. Con l'intenzione di lanciare lo "scontro di civiltà" in tutto il pianeta, mentre l'intifada si intensificava in Palestina.

Ecco che il prodotto è diventato lecito. E ha trovato subito un produttore, Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della Sera - poi della RCS Libri, del Sole 24 Ore e di nuovo del Corriere della Sera.

Lo dice la prefazione alla nuova edizione della Rabbia e l'orgoglio. E' interessante notare come il Corriere della Sera regali un po' di pubblicità gratuita al Prodotto del proprio direttore, presentando gratuitamente ai propri lettori la prefazione.

Lasciamo perdere le frasi esaltate di de Bortoli ("Ecco, Oriana è stata la nostra Madre Coraggio") e andiamo al sodo.

De Bortoli dice che fu la Fallaci a chiamarlo al telefono, per dirgli qualcosa di sconnesso a proposito degli attentati. De Bortoli colse subito l'occasione per praticare la grande circonvenzione d'incapace:
"«Potremmo fare un’intervista, Oriana, che ne dici?». Si fece convincere. «Ma la devi fare tu, d’accordo?». «Va bene». «Prendi il primo aereo e vieni». Attesi la riapertura dei collegamenti fra l’Europa e gli Stati Uniti e salii sul primo aereo fra Milano e New York. Era il 15 settembre."
  Cioè, nel momento più critico della storia recente, il direttore del principale quotidiano si assentò a tempo indeterminato per intervistare una pensionata che non aveva nulla di nuovo da dire.

Ferruccio de Bortoli arrivò, e trovò che Oriana Fallaci aveva già scritto da sola un lungo sfogo. Lui le chiese di poterlo pubblicare al posto dell'intervista, lei esitò.  De Bortoli racconta come fatto normale che lui doveva bloccarla quando lei si alzava per urlare un po' di parolacce ("epiteti") dalla finestra contro gli immigrati sotto casa.

 De Bortoli le chiese almeno di scrivergli una lettera pubblica, e tornò all'assalto il giorno dopo, promettendole addirittura la prima pagina:
«Faremo un palchettone, a nove colonne (c’erano ancora), poi girerai all’interno in un inserto speciale. Sarà come un libro che si pubblica la prima volta su un quotidiano, va bene?» 
Nel 2007, Repubblica avrebbe intervistato Roberto Sandalo, ex-killer di Prima Linea diventato militante antislamico:
E l´impegno anti-islamico com'è nato?

«Un anno fa abbiamo deciso di dar vita a "Sos Italia", un'associazione che raccogliesse il testimone delle battaglie iniziate da Oriana Fallaci - per me resta la "compagna Emilia", il suo nome di battaglia nella Resistenza - dopo l´11 settembre. Molta gente anche di sinistra è convinta, come me, che non sia accettabile che ogni quattro giorni si apra una moschea in Italia».
Poco dopo, ognuno sarebbe tornato al proprio posto. Roberto Sandalo in carcere per alcuni goffi attentati antislamici, Ferruccio De Bortoli alla direzione del Corriere della Sera.

Nota:

[1]In Italia, Il campo dei santi è stato pubblicato dalla minuscola casa editrice di estremissima destra, Edizioni di Ar, con un ritardo di ben 25 anni sulla sua uscita in Francia.

P.S. Ringrazio R. che ha segnalato l'uscita della nuova edizione della Rabbia e l'orgoglio.



lunedì, 06 luglio 2009

Terrorismo, Gran Bretagna detenuto per 8 anni senza accuse

2009-07-03 18:49
TERRORISMO: GB, DETENUTO PER 8 ANNI SENZA ACCUSE

(di Mattia Bernardo Bagnoli)

"Ritengo responsabile Tony Blair, la Camera dei Lord, la Regina, i politici e il Parlamento: tutti loro hanno le mani sporche in questa storia". E' il durissimo 'j'accusé di Dina Al Jnidi, moglie di Mahmoud Abu Rideh, rifugiato palestinese arrestato nel 2001 in Gran Bretagna per sospette attività terroristiche e detenuto per otto anni senza mai vedere uno straccio di accusa. Un'ordalia che lo ha lasciato menomato nella mente oltre che nel fisico. "Ricordo perfettamente il giorno che la polizia è venuta a prendersi mio marito: era il 19 dicembre del 2001". Inizia così il racconto di Dina, pubblicato oggi a doppia pagina dal quotidiano britannico Independent.

 "Erano in 30, tutti armati: hanno puntato i fucili in faccia a me e ai miei bambini. Alcuni si sono fatti la pipì addosso. Hanno scaraventato a terra mio marito, gli sono saliti sulla schiena. Lui urlava. 'Zitto, fottuto terrorista', hanno risposto". Mahmoud Abu Rideh a quel punto sparisce. Per 40 giorni Dina lo cerca invano ma le autorità britanniche tengono la bocca cucita. Alla fine Mahmoud 'spunta' presso la prigione di Belmarsh. "Sono andata a trovarlo, con i miei figli", ricorda Dina. "Lo hanno tenuto dietro a un vetro: mio marito non conosce bene l'inglese ma non gli hanno permesso di parlare in arabo". Mahmoud denuncia comunque alla moglie le violenze e le privazioni che avrebbe subito di continuo in carcere. Alla fine i suoi nervi cedono e viene trasferito all'ospedale psichiatrico di Broadmoor dove, stando a Dina, Mahmoud ha iniziato a ferirsi da solo.

Poi, nel 2005, Rideh è stato 'liberato' e posto agli arresti domiciliari secondo le disposizioni contenute nel Prevention of Terrorism Act: braccialetto elettronico, obbligo di firma digitale, niente internet per sé o i suoi familiari, niente visite se non autorizzate dal ministero dell'Interno. Condizioni che, nonostante le sentenze contrarie della Corte europea di giustizia e dei diritti umani, permangono tuttora.

Dina, esasperata, ha infine lasciato il Regno Unito e si è trasferita in Giordania da alcuni parenti. A Mahmoud è stato però negato il permesso di espatriare. Sino ad oggi. Dopo anni di battaglie legali, grazie anche al sostegno di Amnesty International, Rideh si è infatti presentato all'Alta Corte del Regno Unito con una sola richiesta: quella di poter lasciare per sempre il paese. E davanti ai giudici dell'Alta Corte il governo ha finalmente accettato di emettere un "permesso di viaggio" della durata di cinque anni.

"Io e mio marito - scrive Dina - siamo scappati dalle torture degli israeliani per trovare una situazione peggiore in Gran Bretagna. Io sono britannica, anche i miei figli lo sono. Perché è accettabile che si venga trattati in questo modo?". "Sin dal 2001 - ha detto Kate Allen, direttore di Amnesty International UK - Mahmoud è stato imprigionato senza accuse formali o soggetto a limitazioni della libertà. Non gli è mai stato permesso di vedere le 'prove' che sono state raccolte a suo carico.

Nessuna sorpresa che la sua stabilità mentale sia così severamente compromessa. Se il governo reputa che Rideh abbia dei legami con organizzazioni terroristiche lo mandi a processo". "Il mio assistito - ha detto Gareth Peirce, avvocato di Rideh - farà richiesta questo pomeriggio e speriamo di ottenere il documento entro due settimane al massimo. Era in uno stato di completa disperazione: oggi questa condizione è stata in qualche modo alleviata. 0ra dobbiamo solo aspettare e vedere cosa accade". (ANSA).



martedì, 23 giugno 2009

Iran, Ahmadinejad e altre divagazioni (II)


Le elezioni in Iran ci ricordano quelle avvenute in Libano il 7 giugno.

"La coalizione filoccidentale vince le elezioni", hanno titolato in maniera quasi unanime i media, in Italia e altrove. Dove per "coalizione filoccidentale" si intende una strana alleanza tra i capiclan maroniti, sunniti e drusi attorno all'Arabia Saudita, benedetta dal patriarca cattolico-maronita.

La vittoria è stata attribuita, variamente, alla cultura liberale dei giovani, al discorso di Obama al Cairo o alla "voglia di democrazia".

Ora, la coalizione filosaudita ha sicuramente vinto un seggio in più rispetto alle elezioni precedenti. Ma nessuno si è chiesto come sia andato il consenso popolare.

Il Libano è una precaria tregua tra vari clan, che si regge sulla divisione confessionale: ogni gruppo religioso ha diritto a una precisa parte dei seggi in parlamento, che rispecchia un censimento di mezzo secolo fa, ma non la demografia attuale.

Nel parlamento uscente, c'erano 128 deputati: 70 appartenenti alla coalizione governativa, 58 all'opposizione, tra cui anche Hezbollah.

In queste elezioni, Hezbollah, cauto come sempre, ha presentato solo 11 candidati, per non rubare spazio ai propri alleati, e tutti e 11 sono stati eletti a schiacciante maggioranza. Altri 46 seggi sono stati vinti dagli alleati sciiti e cristiani di Hezbollah. Totale 57, un seggio in meno che alle elezioni precedenti.

Ma il dato interessante è che la coalizione attorno a Hezbollah ha ricevuto 840.000 voti, pari al suffragio del 55% degli elettori, distanziando di ben dieci punti la coalizione filosaudita/occidentale, che ha preso il 45%.[1]

E' interessante notare come Michel Aoun, l'alleato cristiano di Hezbollah, abbia preso il 52% del voto cristiano, anche se la ripartizione dei distretti elettorali cristiani - decisa anni fa dai grandi signori maroniti in modo da favorire i propri feudi - ha dato la maggioranza dei seggi cristiani ai suoi rivali.

Sia Michel Aoun che Hezbollah hanno riconosciuto la propria sconfitta. Che però è certamente dovuta più a un sistema elettorale che ai discorsi di Obama.

Nota:

[1] La coalizione filosaudita ha persino perso due seggi: i tre seggi persi da entrambe le parti sono andati a candidati indipendenti, che però all'ultimo momento si sono schierati con il governo.

(Continua...)






Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator


powered by FreeFind