venerdì, 23 ottobre 2009

Gianni Alemanno chiede la testa del professor Antonio Caracciolo

Interrompo, spero brevemente, la serie su Adolfo Urso e i musulmani, per aprire una parentesi su Gianni Alemanno contro la libertà di pensiero. Il tema, però, è sempre il tentacolare partitone dei postfascisti.


Il professore Antonio Caracciolo, ricercatore di filosofia del diritto alla facoltà di Scienze Politiche di Roma, è un convinto liberale. Il suo interesse per la politica è nato pochi anni fa, quando cercò - con il successo che si può immaginare - di portare qualche forma di democrazia in Forza Italia.

In seguito, il suo interesse si è spostato verso la difesa della libertà di espressione, in particolare nei confronti delle agguerrite organizzazioni sioniste italiane. Ha analizzato con grande attenzione i metodi usati da queste organizzazioni per intimidire i critici della politica israeliana nel suo blog Civium Libertas.

In questo contesto, Antonio Caracciolo si è a volte occupato anche della libertà di ricerca sulla Seconda guerra mondiale e quindi della questione del cosiddetto "revisionismo" o "negazionismo".

Ribadisco qui per chiarezza la mia posizione: credo in linea di massima a quella che possiamo chiamare la "versione ufficiale" dello sterminio degli ebrei durante la guerra e trovo in genere discutibili i metodi dei cosiddetti "revisionisti" o "negazionisti".

Allo stesso tempo, trovo inaccettabile che in diversi paesi si possa rischiare anni di carcere per aver espresso dubbi sulla veridicità di qualche episodio storico.

I "revisionisti" o "negazionisti" sono pochi, e quindi non trovano difensori; ciò permette facilmente di aprire un varco gigantesco nell'impianto della legislazione liberale.[1] Si pensi ad esempio a come nella Repubblica Ceca, la legge "antinegazionista" abbia infilato tra le attività punibili con tre a otto anni di carcere, anche il "sostegno all'odio di classe" se espresso "per mezzo stampa, alla radio, alla televisione o in maniera analogamente efficace". Anche gli scioperanti diventano negazionisti...

Perciò una simile legislazione va combattuta a prescindere da chi colpisce. E quindi va difeso senza esitazione anche il vero credente nell'ufologia, nella superiorità della razza germanica o nel regno segreto di Shambhala, come va difeso quello che scrive "i ricchi li impiccherei tutti". Poi lo si può contestare furiosamente sul piano della discussione.

Tranquilli, comunque. Antonio Caracciolo non appartiene ad alcuna di quelle categorie. Non si esprime sulla storia, ma unicamente - in quanto filosofo del diritto - sulla violazione degli articoli 21 e 33 della Costituzione implicita nel tentativo di imporre anche in Italia leggi che vietino il dibattito storico.

In questo contesto, ha documentato tutti i casi di violazione del diritto alla libera espressione che ha potuto raccogliere.

Il blog di Antonio Caracciolo è in rete ormai da molto tempo, e non ha fatto notizia. Finché l'altro giorno un certo Marco Pasqua si sveglia e scrive un articolo in prima pagina su Repubblica, sotto il titolo:
""Lo sterminio degli ebrei è una leggenda" prof negazionista, shock alla Sapienza"
E via:
"DEFINISCE l'Olocausto una "leggenda" sulla quale esistono "solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio". Una "leggenda" usata "per colpevolizzare moralmente i popoli vinti". Anche le camere a gas, "ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite", sono una delle tante verità "da verificare".
Marco Pasqua o non sa leggere i blog, oppure mente. Antonio Caracciolo non ha mai sostenute tesi "negazioniste" o di altro tipo a proposito della Seconda guerra mondiale. Antonio Caracciolo ha difeso e difende la libertà di ricerca e di espressione di altri, e lo fa in quanto liberale che non ha mai espresso alcuna simpatia per il fascismo o per altri regimi.

All'articolo di Marco Pasqua, che scopre l'acqua tiepida di un blog che sta lì ormai dall'agosto del 2007, fanno immediatamente eco i repressori di professione.

Il primo è Gianni Alemanno, il sindaco postfascista di Roma (quello che sostiene che l'Università di Roma "è ostaggio di 300 piccoli criminali"):
“Mi attiverò con il rettore – ha spiegato – affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso.”
Calcolate che è dal Medioevo che i sindaci non hanno il diritto di dire alle università cosa devono insegnare e cosa no; ma il rettore dell'università, Luigi Frati (storico barone di Medicina), risponde subito ringraziando
"il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo'' ha fatto sapere Frati."
Luigi Frati coglie l'occasione di presentarsi come un martire, dicendo di essere "stato ad Auschwitz a sedici anni". Presumiamo da turista più che da internato, a meno che non abbia un chirurgo plastico migliore di quello di Daniela Santanchè:

Gianni Alemanno chiede la testa del professor Antonio Caracciolo

Luigi Frati, di ritorno dalla deportazione

Ma non solo i postfascisti ad accanirsi. Anche da sinistra si alza l'urlo dell'ignoranza repressiva.

Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci (i giovani del PdCI), non si fida del manganello di Alemanno:
"Chiediamo, nei fatti e non a chiacchiere, l’allontanamento immediato dall’insegnamento del Prof negazionista della Sapienza Antonio Caracciolo."
Proprio come il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, dinamico berlusconiano, per il quale
“non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all’insegnamento e va allontanato”."
Ma Marco Pomarici non era quello che un po' di tempo fa diceva, "nel fascismo ci sono stati anche diversi elementi positivi"? 

Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica - un signore di cui ci siamo già occupati qui in passato -  auspica addirittura il carcere:
"Questi "signori" in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono."
Riassumiamo. Privatamente, su un blog personale, un ricercatore di diritto sostiene la libertà di parola in base agli articoli 21 e 33 della Costituzione. Per questo, viene chiesta la sua espulsione dall'università (con postfascisti e poststalinisti che convergono rossobrunamente) e viene sognato il suo arresto.

Ma Luigi Frati, nel proprio ruolo istituzionale di rettore dell'Università della Sapienza, ha fatto qualcosa di ben più strano che sostenere la Costituzione su un proprio blog privato. Ne parleremo nella prossima puntata.

Nota

[1] Si pensi se la legge vietasse rigorosamente i linciaggi in piazza, tranne per i gobbi e "alcune altre persone assimilabili". I gobbi sono pochi, non toccherà certo a me; e così lascio passare questa eccezione. Finché non scopro un giorno di appartenere anch'io alla categoria degli "assimilabili".



mercoledì, 07 ottobre 2009

Morte al Nono Secolo! La teologia del progresso

Lo scorso 24 settembre, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite. Un buon oratore cerca di manipolare i luoghi comuni profondi del suo pubblico e quindi un discorso, più è retorico, più ci dice sugli ascoltatori.

Lasciamo perdere i soliti elementi di hasbara adoperati da Netanyahu e che ormai tutti conosciamo a memoria, e passiamo alla maniera con cui Netanyahu tratta il tempo.

All'inizio del discorso, dichiara:
"Signor Presidente, Signore e Signori, circa 62 anni fa le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli Ebrei – popolo antico di 3500 anni – ad un proprio stato nella patria dei propri antenati."
E' un'affermazione che fa acqua storica e archeologica da ogni parte, ma ribadisce il concetto fondante del nazionalismo ottocentesco: uno Stato - concetto esclusivamente moderno - appena assicuratosi un territorio, inventa le carceri, una lingua ufficiale e un Antico Passato che per motivi misteriosi dovrebbe legittimarne l'esistenza.

I Savoia hanno il diritto di occupare Napoli, perché Virgilio è esistito.

Ma qual è il nemico dello Stato? Nel caso specifico, a Netanyahu interessa istigare altri a colpire l'Iran al posto suo.

In un consesso multireligioso come quello delle Nazioni Unite, non è però il caso di inveire contro l'Islam, o contro le razze orientali. Piuttosto, Netanyahu inveisce contro il Nono Secolo, in nome del Ventunesimo:
"La lotta contro questo fanatismo [l'Iran] non è uno scontro di religioni nè uno scontro di civiltà. E’ uno scontro fra la civiltà e la barbarie, fra il 21° e il 9° secolo, fra coloro che glorificano la vita e coloro che glorificano la morte.

L’arretratezza del 9° secolo non può tener testa al progresso del 21° secolo.

Il richiamo della libertà, il potere della tecnologia, l’ampiezza della comunicazione vinceranno sicuramente. Il passato non può davvero trionfare sul futuro. E il futuro offre a tutti i popoli magnifiche riserve di speranza. Il progresso avanza a velocità esponenziale.

Sono passati secoli fra la macchina da stampa e il telefono, decenni fra il telefono e il personal computer, soltanto pochi anni fra il personal computer e internet. Quello che pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi è già obsoleto, e a malapena possiamo immaginare le evoluzioni future. Troveremo la chiave del codice genetico. Cureremo l’incurabile. Allungheremo la vita. Troveremo una alternativa economica ai combustibili fossili e ripuliremo il pianeta.

Sono orgoglioso che il mio paese, Israele, sia all’avanguardia in questo progresso e traini l’innovazione nelle scienze e nella tecnologia, in medicina, biologia, agricoltura e acqua, energia e ambiente. Ovunque si sviluppino, queste innovazioni offrono all’umanità un futuro illuminato da promesse mai immaginate prima."
Lasciamo perdere la pedante domanda, cosa c'entri Ahmedinejad - di sette anni più giovane di Netanyahu - con il nono secolo,[1] e cerchiamo di cogliere il senso del quadro retorico che Netanyahu dipinge.

Netanyahu esprime perfettamente l'altra metà della grande fantasia ottocentesca sul tempo: l'ineluttabile Marcia del Progresso. Chi ha un Antico Passato ha marciato di più e quindi è più nel futuro di chi non ce l'ha.

Questa visione del tempo ha un'origine ben precisa.

E' la visione di chi, nell'Ottocento, possedeva i mezzi per soggiogare il mondo. Ritenendo il proprio il migliore dei mondi mai esistiti, il nucleo imperiale dell'Occidente proiettava se stesso in un futuro ancora migliore. Se il Futuro è bene, il Passato è male. Essendo gli uomini del passato per definizione morti, la teologia del progresso non aiuta a definire un nemico concreto, se non si ricorre a un trucco: quello di definire la grande massa dei propri contemporanei - quelli che andavano soggiogati - come "sopravvivenze" o "ritorni" del passato.

Siamo abituati a dividere gli autori di quei tempi in buoni (universalisti) e in cattivi (razzisti). In realtà, progressisti razzisti e progressisti universalisti appartenevano entrambi a un unico mondo concettuale.

Scriveva l'antropologo americano Lewis Henry Morgan nel 1877,
"Man mano che risaliamo il corso della storia, dall'uomo civilizzato verso il selvaggio, il volume del cranio diminuisce e le sue caratteristiche animali si rivelano: è un segno della necessaria inferiorità dell'individuo".
Visti con il telescopio della storia, i teschi lontani sembrano più piccoli. Un bel razzista, direte. Ma nella pratica, le conseguenze che tira sono forse diverse da quelle di Friedrich Engels, quando - criticando i concetti di uguaglianza e fratellanza sostenuti dagli anarchici - scriveva:
"Gli Stati Uniti e il Messico sono due repubbliche; in entrambe il popolo è sovrano.

Come ha potuto accadere che tra queste due repubbliche, le quali in base alla teoria morale dovrebbero essere "affratellate" e "federate", scoppiasse una guerra a causa del Texas, che la "volontà sovrana" del popolo americano, sorretta dal coraggio dei volontari americani, abbia spostato di alcune centinaia di miglia più a sud, "per necessità geografiche, commerciali e strategiche", le frontiere tracciate dalla natura? Bakunin accuserà forse gli americani di aver condotto una "guerra di conquista" che, pur dando un duro colpo alla sua teoria basata sulla "giustizia e l'umanità", è stata combattuta soltanto nell'interesse della civilizzazione?

O il fatto che la splendida California sia stata strappata ai pigri messicani che non sapevano che farsene costituisce una sventura?

E' una sventura che con il rapido sfruttamento delle miniere d'oro che vi si trovano, gli energici yankees accrescano i mezzi di circolazione, concentrino in pochi anni una densa popolazione e un ampio commercio nelle località costiere più adatte del Pacifico, costruiscano grandi città, realizzino una ferrovia che corre da New York fino a San Francisco, schiudano finalmente l'Oceano Pacifico alla civilizzazione e per la terza volta nella storia imprimano un nuovo indirizzo al commercio mondiale?

L'"indipendenza" di alcuni californiani e  texani spagnoli ne soffrirà, qua e là verranno violate la "giustizia" e altre norme morali; ma che significa al cospetto di tali avvenimenti storici di portata mondiale?"
[2]
Il riferimento al Messico non è casuale: da cinque tremendi secoli, il México artificial - vicerè, frati, massoni, conservatori filospagnoli e affabulatori del mitico "passato azteco",  imprenditori stranieri, economisti socialisti e liberisti - conduce una vana e fallimentare guerra di "riforme" contro il México profundo.[3] Il mistero di quell'incessante resistenza e la ricerca di una maniera di vincerla - dunque, un obiettivo  profondamente militare - ha portato indirettamente alla nascita stessa dell'antropologia.

mexico profundo

Il padre dell'antropologia fu infatti Edward Burnett Tylor, non a caso agnostico e non a caso cresciuto in una laboriosa famiglia di imprenditori quaccheri. Il suo primo libro fu Anahuac, or Mexico and the Mexicans, in cui si auspicava l'annessione del Messico agli Stati Uniti. L'antropologia nasce così: mettere in fila tutti i popoli, da quelli con un piede nel futuro a quelli addormentati nel passato, per cercare come civilizzare o almeno addomesticare i secondi.[4]

All'orizzonte il Futuro, con noi la Storia.[5]

Ora, qui c'è una cosa curiosa. Netanyahu fa un discorso costruito per i ceti politici e mediatici del pianeta. Per farlo, usa due luoghi comuni - il Popolo Antico che Legittima lo Stato Moderno e il Progresso contro il Passato - tipici del pieno Ottocento, proprio agli inizi della rivoluzione industriale.

E' comprensibile che ai tempi in cui si poteva salire per la prima volta su un treno, aspettandosi chissà quali altre affascinanti diavolerie dietro l'angolo, queste retoriche potevano avere un loro fascino.

Da allora, però, abbiamo scoperto la natura assolutamente aleatoria e sfuggente di quello che ai nostri ormai lontani avi sembrava l'Ineluttabile Progresso. Per la maggior parte degli esseri umani, il futuro è precario e imprevedibile, quando non è semplicemente minaccioso.

Eppure, nulla ha sostituito il Luogo Comune dell'Ottocento, perché nulla ha sostituito il capitalismo. E il capitalismo lavora nel tempo, fondandosi sulla scommessa di investire oggi per guadagnare di più domani. Il capitalismo deve credere al futuro, quindi. Certo, un Futuro da conquistare con i denti, le ruspe e le bombe, ma che è garantito a chi si agita a dovere.

Più , dei filosofi, i pubblicitari vanno all'essenza delle cose. Ascoltiamo come il cuore del pensiero di Morgan, Tyler,  Engels e Netanyahu viene riassunto in uno slogan sul sito di Mondopromoter (un nome, un programma):
"Non perdere questa occasione per costruire il tuo futuro e ricorda che la professionalità è l’unica arma vincente in un mercato sempre più competitivo."
Note:

[1] O cosa c'entri il nono secolo con un paese come l'Iran, diventato sciita nel sedicesimo secolo.

[2]p. 375, Engels, Il panslavismo democratico, in Marx-Engels, critica dell'anarchismo, Einaudi.
 
[3] Si veda Guillermo Bonfil Batalla, México profundo. Reclaiming a Civilization, University of Texas Press, 1996 (2007).

[4] La Mission dell'antropologo, per citare un neologismo:
"Ai promotori di ciò che è buono e valido e ai riformatori di ciò che è dannoso alla cultura moderna lo studioso della cultura rende il duplice servizio di fornire una dottrina coerente dello sviluppo umano che deve spingerli a farlo ancora avanzare, poiché si mette a loro disposizione una visione più chiara della storia e delle possibilità della nostra specie e permette di individuare i resti di una rozza cultura antica che devono essere eliminati".
E.B. Tylor, Primitive Culture, Vol. I, p. 539, citato in Giulio Angioni, Tre saggi sull'antropologia dell'età coloniale, S.F. Flaccovio Editore, Palermo, 1973, p. 88.

[5] Tra tanti cultori dell'evoluzione, non cito Charles Darwin. Le cui scoperte furono subito integrate nella religione del progresso, ma per mano di altri: la teoria dell'evoluzione in sé è un'altra cosa.



giovedì, 17 settembre 2009

Giorgio Israel, Comedonchisciotte, Vittorio Feltri e cose strane a Khabarovsk

Lo so, la domanda è vecchia: ci sono o ci fanno?

Seguite attentamente.

I protagonisti:

Giorgio Israel, matematico romano, ex-membro del Partito Comunista oggi su posizioni che potremmo definire di estrema destra. Di destra in quanto militante sionista  - è firmatario o relatore di qualunque cosa si promuova a danno dei nativi palestinesi; ma di destra anche a proposito di molti altri temi, riguardanti in particolare la scuola e l'alleanza tra ebrei e cattolici conservatori.

Giorgio Israel comunque dà l'impressione di credere a ciò che dice e di essere disposto, almeno fino a un certo punto, anche a dialogare attraverso il suo blog.

Mariastella Gelmini, un'ingenua ragazza di provincia cui Silvio Berlusconi ha affidato il compito di spolpare la scuola in modo che non si debbano aumentare le tasse. Mariastella Gelmini ovviamente ha chiamato una serie di esperti a pensare per lei, tra cui proprio Giorgio Israel, cui è stata affidata la redazione del nuovo regolamento che disciplina l'accesso alla professione di insegnante, con relative ricadute su assunzioni e impiego.

Vittorio Feltri, ex-direttore di Libero, oggi strenuamente impegnato nel compito di far affogare il resto della destra nel troiaio in cui si è tuffato da solo Silvio Berlusconi. Vittorio Feltri è un signore che a suo tempo accusò il sottoscritto - in prima pagina sul quotidiano Libero e poi in televisione - di voler mettere "a ferro e fuoco" la città di Firenze.

Il sito Comedonchisciotte.org, il più importante raccoglitore di informazioni alternative e soppresse in Italia. Informazioni  molto varie, e nessuno sarà d'accordo con tutto ciò che vi viene pubblicato; ma è proprio la varietà che rende Comedonchisciotte.org un sito prezioso.

Comedonchisciotte ha migliaia di lettori, alcuni dei quali frequentano un apposito forum non moderato e si commentano a vicenda. Se state leggendo queste parole, saprete perfettamente come è fatta l'aria fritta che gira in rete. Ecco, prendiamo qualche commento, vediamo, ma sì, dagli archivi del blog di Giorgio Israel:
"Siano benedetti Israele e il suo più grande alleato, che con i loro sacrifici tengono inchiodata questa belva grondante odio per tutti e che vuole azzannare il mondo - non Israele soltanto - per dominarlo come un inferno in terra, in conformità ad una religione che più che Dio (ah, i musulmani moderati!) mi evoca ricordi salgariani di dea Kalì."

"O i palestinesi accettano DUE STATI: O TORNINO IN ARABIA, PRIMA DI LORO LI' C'ERANO GLI EBREI, I ROMANI, E L'HOMO SAPIENS SAPIENS."
Proprio come il blog di Giorgio Israel, anche il forum di Comedonchisciotte evidentemente ha qualche frequentatore sopra le righe, che in qualche lungo thread ha buttato lì queste parole:
"La Gelmini a questa riforma sta dando solamente il nome e la faccia. In realtà, l'artefice dietro le quinte di essa, il puparo, è l'ebreo Giorgio Israel. Come lo era Biagi, il riformatore della legge del lavoro, come lo è quel nano malefico di Brunetta."
Il tono è sgradevole, l'ebraicità di Giorgio Israel irrilevante. Come lo è la statura di Brunetta. "Artefice dietro le quinte" è anche un modo eccessivo di dire l'ovvio: che i politici sono dei furbetti ignoranti che si fanno scrivere le leggi da chi ci capisce. Ma tolto il tono sgradevole, da forum appunto, il messaggio non dice nulla di sbagliato. Non contiene la minima minaccia - il riferimento a Biagi è assolutamente corretto, e comunque a Brunetta non è certo successo nulla. Non c'è nemmeno una parolaccia.

Ora, io sono un traduttore di manuali tecnici e un semplice blogger. Giorgio Israel è un signore che in questo momento sta scrivendo leggi che cambieranno le vite di migliaia di persone. E'quindi sorprendente che Giorgio Israel non venga trattato peggio di me - almeno una volta a settimana ricevo qualche insulto delirante, o su altri blog o direttamente nella mia casella di posta. Solo che io conosco Internet, e quindi non mi copro di ridicolo lamentandomene: al massimo, ogni tanto pubblico qualche piccola antologia per divertire i miei lettori.

Giorgio Israel è evidentemente meno ferrato di me, e dedica all'oscuro commento un intero post. Però si lamenta all'inizio in maniera piuttosto serena, sotto il titolo "Ecco cosa significa occuparsi di scuola". Ha il buon gusto, insomma, di non invocare il Grande Complotto Antisemita [1] .

In agguato c'è però l'avvoltoio umano, Vittorio Feltri, che il giorno dopo spara la vicenda del commentino in prima pagina sul Giornale.

Interviene il Ministro del Welfare, che prevede che dal commentino rinasceranno le Brigate Rosse:
«Le parole sono pietre - ha dichiarato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, appena venuto a conoscenza dei fatti - e possono ancora una volta determinare il clima nel quale qualcuno può rinnovare la follia del lungo terrorismo ideologico italiano. Ciò significa non abbassare la guardia e pretendere che anche la polemica più aspra rispetti le persone e sia contenuta nei termini di un confronto civile».
Sul Corriere della Sera, Gianantonio Stella grida "Libertà (troppa) di spazzatura online" e con un discorso contorto, sembra invocare "ronde telematiche".  Paolo Granzotto sul Giornale se la prende con l'intera classe dei docenti: "Sul web i prof danno lezioni di violenza" è lo straordinario titolo (nulla fa pensare che l'autore del commentino fosse un professore), e conclude:
"Serve la voce grossa dello Stato, serve tagliar l’erba sotto i piedi all’eversione armata e omicida. Serve prenderli, quelli che si agitano nel brodo di cultura dell'estremismo, e schiaffarli in galera (per poi tenerceli, possibilmente)."
Non è certamente a questa drammatica "intimidazione" che si riferisce il presidente del sindacato scuola della CGIL, Mimmo Pantaleo, quando moralizza solennemente:
"Esprimiamo solidarieta' al professor Giorgio Israel per gli attacchi di cui e' stato oggetto e condanniamo ogni forma di intimidazione che nega il diritto di ognuno di esprimersi liberamente".
Del commentino sul forum di Comedonchisciotte parla persino il TG1, quello che è riuscito a non dire ancora una parola sulle prostitute del premier.

Ma il testo più buffo, lo firma Fiamma Nirenstein assieme a 17 altri parlamentari - Antonio Martino, Alessandro Ruben, Enrico Pianetta, Gennaro Malgieri, Riccardo Migliori, Benedetto Della Vedova, Guglielmo Picchi, Giorgio Moles, Rocco Buttiglione, Gregorio Fontana, Edmondo Cirielli, Gianni Vernetti, Furio Colombo, Roberto Giachetti, Isabella Bertolini, Giuseppe Calderisi, Emanuele Fiano.

Non invento nulla:
"Ci troviamo di fronte a un aumento esponenziale di incidenti antisemiti in tutta Europa e nel mondo intero, come testimoniano i dati di molte autorevoli indagini conoscitive. La settimana scorsa alcuni ordigni sono esplosi di fronte a una scuola ebraica di Marsiglia; sabato sera una sinagoga di Khabarovsk, nella Russia orientale, ha subito la stessa sorte; ieri in Argentina, 58 tombe sono state dissacrate in un cimitero ebraico nella provincia di Buenos Aires".
Da Khabarovsk (ma avete guardato sulla mappa dov'è?) a Buenos Aires, passando per i guai della scuola italiana... Che poi magari saranno successe cose brutte a Khabarovsk e a Buenos Aires, ma quando si grida al lupo a proposito di un forum che conosciamo benissimo, c'è da chiedersi se non lo fanno anche altrove.

Una bella giornata primaverile nei pressi di Khabarovsk

Poi la Nirenstein e i suoi disegnano un quadro sempre più drammatico: in Svezia e in Algeria (?), alcuni quotidiani avrebbero criticato lo stato d'Israele.

"Su internet e' in aumento l'invasione di messaggi di odio antisemita. Noi, parlamentari della Repubblica Italiana, consapevoli della gravita' del momento, esprimendo la nostra piu' profonda solidarieta' al professor Giorgio Israel, invitiamo a prendere coscienza della pericolosa crescita dell'antisemitismo e a condannarne fermamente ogni forma".
Insomma, ci sono o ci fanno?

Nota:

1 Dopo, preso dall'eccitazione degli eventi, Giorgio Israel ruzzolerà clamorosamente con un nuovo post in cui se la prende con "gli allievi di Goebbels", nientemeno.



mercoledì, 24 giugno 2009

Silvio Berlusconi, dopo Noemi, Barbara e Patrizia arriva Bibi

berlusconi-netanyahu

Da La Discussione, 24.06.2009

Netanyahu a Berluconi "Sei un campione di pace".


"Grande amico d'Israele, campione di pace, sicurezza e libertà". Così il primo ministro israeliano Netanyahu ha definito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante un incontro ufficiale che si è svolto ieri a Palazzo Chigi. Netanyahu ha sottolineato di essere "a Roma nella sua prima visita in Europa da primo ministro". "Grazie primo ministro Berlusconi, Silvio, per la tua amicizia, la tua leadership, per esserti schierato per la verità anche in momenti di venti contrari, per aver sempre detto le cose che contano, le cose che sono importanti" ha detto il leader mediorientale, che ha poi aggiunto di non vedere l'ora di poter accogliere il primo ministro italiano in visita a Tel Aviv.



venerdì, 01 maggio 2009

Massacri, ministri, media e mignotte: l'Italia accoglie Avigdor Lieberman

Avigdor Lieberman aveva vent'anni quando scese dall'aereo che lo portava per la prima volta da casa sua, in Moldavia, verso la terra di Canaan. E cominciò subito a studiare come cacciarne gli indigeni.

Lieberman arriverà in Italia domenica. L'onorevole Enrico Pianetta è riuscito a strappare un piccolo incontro con lui (martedì 5 maggio alle 10.15) per i tifosi del fosforo bianco iscritti all'Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele.

Nel frattempo, l'ambasciata israeliana ha festeggiato il sessantunesimo anniversario del paese mediorientale con un "esclusivo cocktail" (come lo definisce Il Giornale del 30 aprile 2009) all'Hotel Excelsior di Roma, con brindisi e taglio di un "gigantesco millefoglie".

Non so voi, ma nella mia esperienza "esclusivo" fa pensare a mignotte di alto bordo che sgomitano in un outlet per comprarsi borse di lusso a prezzo ridotto.

Infatti, quali sono le persone più significative d'Italia, che l'ambasciatore d'Israele ha voluto invitare all'Esclusivo Cocktail?

Intanto i presidenti di Senato e di Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Durante il cocktail, Schifani - già direttore della Sicula Brokers - ha presentato una lezione di storia che brilla per la sua audace originalità. Il Giornale ci assicura che avrebbe sottolineato
"la grande sintonia tra Italia e Israele, nati entrambi nel 1948 e accomunati dagli stessi valori".
Gianfranco Fini ha espresso a nome di tutti i deputati della Camera "amicizia, solidarietà e un rapporto sempre più stretto con Israele".

Poi c'erano i politici: tetramente torreggiante su tutti, Piero Fassino che abbiamo incontrato l'ultima volta su questo blog in devota preghiera per il trionfo delle armi d'Israele contro gli abitanti di Gaza.

Attorno a lui, Gianni AlemannoMaurizio Gasparri (ex-ministro agli interessi Mediaset, oggi direttore non esecutivo della ditta israeliana Telit), Gianni Letta, Maurizio Sacconi (la cui moglie, Enrica Giorgetti, è direttore generale di Farmindustria), Fabrizio Cicchitto (che a suo tempo riusciva a fare contemporaneamente l'estremista di sinistra dentro il PSI e il tesserato della P2) .

E poi ancora lui, l'ineffabile Andrea Ronchi detto "Gollum", cui questo blog ha dedicato non poco spazio. Infine, Renata Polverini, segretario generale del sindacato di destra, l'UGL.

Poi, ovviamente, c'era Riccardo Pacifici, quello degli aiuti truffaldini a Gaza. E a cavallo tra politici e media, Clemente J Mimun e David Sassoli, capolista del Partito Democratico in Italia centrale alle prossime elezioni europee.

Ma quello che colpisce è che il governo israeliano abbia dato la stesso peso a un giro di jeune fille  e di guitti mediatici. Lo so, voi li conoscerete tutti, ma visto che sono anni che non guardo nemmeno il telegiornale, io ho dovuto cercarmi diversi di loro su Wikipedia per capire chi fossero.

C'era Fabrizio Frizzi, che scopro essere figlio di un "noto distributore cinematografico", ex-marito di Rita Dalla Chiesa e attualmente "legato" a una conduttrice televisiva "conosciuta durante le selezioni di Miss Italia", cosa che conferma la nostra tesi secondo cui Novella 2000 costituisce l'Almanach de Gotha dei nostri tempi.

C'era Katia Noventa, che ha fatto gli utili mestieri di indossatrice, modella e testimonial (?) prima di scoprirsi "giornalista". Da Wikipedia, apprendiamo che la suddetta
"dal 1996 al 2000 è stata la compagna di Paolo Berlusconi, successivamente è stata legata al conduttore Michele Cucuzza. Attualmente è fidanzata con un ricco imprenditore di Anguillara Sabazia (Roma)."
Infine, c'era Guillermo Mariotto, che
"dal 1994 è alla direzione artistica della celebre Maison Gattinoni su cui ha impresso la propria inconfondibile impronta avviando da subito un importante restyling."
Guillermo Mariotto è stato un elemento importante nel "reality vip show" intitolato Ballando con le stelle, stravinto da Emanuele Filiberto Savoia. Lo so, non c'entra molto, ma mi sembra significativo a modo suo.



venerdì, 24 aprile 2009

I baffi fondanti di Adolf Hitler e il falso scoop di Marco Ansaldo

Marco Ansaldo, giornalista di Repubblica, copia un articolo uscito tre anni fa in inglese su Jewish Action e lo spaccia - virgolettato compreso - per un proprio scoop, senza citare la fonte. E senza nemmeno controllare su Google: infatti, un anno fa è uscito il nome della persona citata come anonima nell'articolo di Jewish Action, ma per Marco Ansaldo è ancora un "anonimo".

Inoltre, Marco Ansaldo non sa nemmeno che la notizia stessa potrebbe essere falsa.


Il dottor Michael Mach dirige il dipartimento di filosofia ebraica dell'Università di Tel Aviv. [1]

Michael Mach si occupa di un campo di studi affascinante, anche se dubito di grande importanza in un'università che sembra piuttosto orientata verso la formazione di professionisti di successo. Le sue ricerche vertono, infatti sullo sviluppo della mistica ebraica e della credenza negli angeli nel passaggio dal giudaismo del Secondo Tempio a quello rabbinico.[2]

Un anno fa, Michael Mach è andato dal quotidiano britannico The Guardian e si è più o meno dichiarato Hitler.[3]

Vabbene, ridimensioniamo la cosa. Ha detto di essere il nipote di una signora che in seconde nozze avrebbe sposato un certo Hans Hitler, che a sua volta sarebbe stato il figlio di Alois, il fratello dimenticato del noto uomo politico austriaco Adolf Hitler.

Quasi un anno dopo, si presume girando per Google, il quotidiano Repubblica scopre  la notizia e la lancia come se fosse un proprio scoop: "l'inviato Marco Ansaldo" rivela che in Israele vivrebbe il "nipote di Hitler":
"Ha un nome e un cognome, un numero di telefono e una mail, ma non è disposto a rivelarli pubblicamente: dimostrerebbero in modo inequivocabile non solo l'origine teutonica, ma la trama della sua vita. Da tempo si è convertito. Oggi, addirittura, insegna il Talmud, il libro sacro dell'ebraismo, in una Università israeliana."
Lasciamo perdere il fantastico concetto secondo cui insegnerebbe "il Talmud, il libro sacro dell'ebraismo" e passiamo al nome, cognome, numero di telefono e mail. Fu Michael Mach a dire a The Guardian il proprio nome e cognome. Il suo numero di telefono all'università di Tel Aviv è 00972-3-6407589 e l'indirizzo e-mail è mfmach@post.tau.ac.il.

La storia è quantomeno dubbia, anche se Marco Ansaldo la presenta come un fatto.

In realtà, Michael Mach non afferma mai di essere parente di Adolf Hitler, né tantomeno di esserne il nipote.

Michael Mach afferma che la propria nonna si sarebbe chiamata Erna Patra. Solo in seguito alla nascita del padre di Michael, lei avrebbe acquisito il cognome Hitler dal secondo marito Hans Hitler, figlio illegittimo di Alois Hitler.

Il problema (per noi, non per Marco Ansaldo) è che i tre principali centri ebraici di ricerca sulla storia di quel periodo [4] dicono che non esiste alcuna traccia né di Erna Patra né di Hans Hitler; e credo che sarete d'accordo se dico che la famiglia di Hitler è stata oggetto di più ricerche, serie o demenziali, di  quella di qualunque altro personaggio della storia.

Quindi sorge il dubbio che si tratti di una bufala, anche perché lo stesso Michael Mach ammette di non avere alcun documento per dimostrare le proprie affermazioni.

In ogni caso, la parentela vera o presunta con Adolf Hitler suscita più o meno le stesse emozioni di una parentela - alla Dan Brown - con Gesù Cristo.

Adolf Hitler, infatti, sta ai nostri tempi come Gesù stava alla cristianità o Muhammad all'umma islamica: modello, pietra di paragone di ogni discorso, fondamento di ogni cavillo, oggetto di incessante imitazione, arma ultima e mortale da scagliare contro il proprio avversario, contornato da un'aureola di interessate leggende con le più varie e contraddittorie finalità moralistiche.

Il fatto curioso è che Gesù e Muhammad sono modelli positivi, Adolf Hitler è un modello negativo. Per dire, i pii musulmani si tagliano i baffi alla maniera in cui, secondo la tradizione, li avrebbe portati il Profeta; mentre oggi tutti, dall'Alaska all'Australia, eviterebbero di tagliarsi i baffi alla maniera del Fuhrer.

L'effetto, comunque, è identico: la forma dei baffi viene determinata dalla mitologia storica.

Adolf Hitler è quindi l'indiscusso Fondatore e Padre Spirituale di tutto l'Occidente, con notevoli ricadute anche sul resto del mondo.

Ma l'Occidente, proprio per la natura plurale e competitiva del capitalismo, non può avere un fondatore positivo in cui tutti si riconoscono.

Può solo avere un capro espiatorio, di cui Adolf Hitler rappresenta l'esempio perfetto: è l'oggetto magico attorno a cui una società profondamente divisa scaglia il proprio rifiuto, unendo destra e sinistra, cristiani e non cristiani, ricchi e poveri.

E' l'esempio assoluto del non umano, che come il caprone Azazel  appartiene a un altro regno: non è un caso che il diavolo, nell'iconografia cristiana, abbia anche lui un aspetto cornuto.

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Azazel

L'esistenza di Hitler non rientra nella vaga categoria delle "opinioni religiose", ma dei "fatti". Che in una società che finge di essere laica, finiscono per diventare l'equivalente della "Verità" religiosa e dei dogmi. I dodici anni del suo governo sono la storia, e proprio per questo fuoriescono dal campo della storiografia, per somigliare agli anni in cui visse Gesù.

Attorno alla biografia di Adolf Hitler fiorisce un vasto numero di racconti. Sono stati smantellati con grande intelligenza da Ron Rosenbaum nel suo libro, Il mistero Hitler (Mondadori), ma si ripresentano incessantemente, a dimostrazione della vanità delle critiche realmente laiche.

Adolf Hitler è l'unica figura sovrannaturale condivisa dei nostri tempi - la sua natura di Uomo Sacro, colpito da tabù, viene ribadita anche nella legislazione europea contro il cosiddetto revisionismo o negazionismo.

In presenza di una figura sovrannaturale, c'è sempre qualcuno che tende a fare il salto, a entrare in contatto.

Come Conchiglia che ha incontrato Gesù Cristo per la prima volta a spasso per Marotta di Fano (Pesaro-Urbino) il 14 gennaio 1986; oppure Ra Gohar Shahi, che ha incontrato lo stesso Gesù Cristo, invece, nel New Mexico.

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Gohar Shahi ammira la propria immagine come appare, a suo dire, sulla Luna

Mettersi in contatto con Adolf Hitler è più difficile.

A volte il conttto assume forme psicotiche: se il caso di Michael Mach è una bufala, possiamo ipotizzare qualcosa di analogo alle forme di possessione demoniaca involontaria che hanno ossessionato tanti.

Il neonazismo invece è l'autoidentificazione volontaria con ciò che l'intera società maledice.

Il nazismo reale costituiva un'identificazione positiva (in senso psicologico) in valori condivisi almeno da gran parte della società tedesca. Paradossalmente, quindi più i cosiddetti neonazisti cercano di essere nazisti, meno possono esserlo realmente.

Il loro ruolo nello spettacolo sociale è quindi assai simile a quello delle streghe nel Medioevo - la loro esistenza, vera o immaginaria, diventava la prova dell'esistenza del demonio, e quindi dell'urgente necessità che la società si unisse perché non esistessero.

Non è casuale, quindi, l'associazione che talvolta esiste tra neonazismo e satanismo. Ricordo un mio compagno di scuola, lontanissimo da ogni impegno politico, che quando non era ricoverato in clinica psichiatrica prendeva nove in tutte le materie. Rimase traumatizzato scoprendo il revisionismo storico, che avrebbe - a suo dire - smentito uno dei principali motivi del suo amore per Adolf Hitler: i sacrifici umani di massa compiuti da questa figura diabolicamente divina.

Note:

[1] Chi ha letto il libro di Shlomo Sand, Comment le peuple juif fut inventé, coglierà anche qui un riferimento alla divisione tra studi "ebraici" e "non ebraici" che caratterizza il mondo accademico israeliano.

Aggiungiamo che l'università di Tel Aviv  è nota per il fatto che un suo istituto, privatamente finanziato, giustifica la propria esistenza pubblicando ogni anno un divertentissimo rapporto annuale sull'"antisemitismo nel mondo".

[2] Su Google Libri, è disponibile in lettura parziale un suo ponderoso studio intitolato Entwicklungsstadien des jüdischen Engelglaubens in vorrabbinischer Zeit.

[3] Anzi, ne aveva parlato già nel 2006 alla rivista statunitense Jewish Action, sotto lo pseudonimo di "Daniel Brown" (evidentemente Dan Brown insegna...), dove però si fa riferimento ad altre interviste già uscite nei media israeliani. Adesso confrontate l'articolo di Marco Ansaldo con quello su Jewish Action e vedrete che Marco Ansaldo ha copiato interi brani, spacciandoli per un proprio scoop.

[4] La Wiener Library di Londra, il Museo dell'Olocausto di Washington e lo Yad Vashem di Gerusalemme.



mercoledì, 01 aprile 2009

Destre e destri

Gianni Alemanno, il sindaco di Roma di cui abbiamo parlato più volte qui, ha annunciato che un certo Gilad Shalit sarà nominato cittadino onorario di Roma.

Ricordiamo che Gilad Shalit è un signore francese che mentre montava la guardia armata al più grande campo di concentramento del mondo, la città di Gaza, è stato preso prigioniero dagli stessi detenuti.

Cogliamo l'occasione per ricordare ai cittadini europei che si recano in posti dove la civiltà occidentale stenta a diffondersi di premunirsi con regolare vaccinazione, non frequentare locali malfamati e soprattutto non portare armi da fuoco.

Ritroviamo invece con piacere una nostra vecchia conoscenza, il signor Giancarlo Gallani, già candidato al Senato per il Movimento Sociale Fiamma Tricolore nel collegio di Parigi.

Sì, proprio Giancarlo Gallani, quello che mette sul proprio sito la foto del babbo con un cappellino molto buffo e la frase:

Il nostra slogan è: PANE al PANE - VINO al VINO -

MERDA alla MERDA - Viva L'ITALIA !


Ora, il signor Giancarlo Gallani scrive a me, cioè a noi, cioè al blog Kelebek, cioè a Miguel Martinez, traduttore di manuali tecnici, quanto segue:

"Onorevole Marcello dell'Utri
 
Saro' a Roma verso la fine Aprile e, se possibile, gradirei fare la sua conoscenza.
 
Mi precisi, cortesemente, un numero di telefono a Roma.
 
Cordiali saluti, Giancarlo Gallani
 

Telefono    Parigi : xxxx
                    Roma : xxxx
 
Direttore del : NOTIZIARIO DEGLI ITALIANI IN FRANCIA
 
www.solechesorgi.com
 
Parigi, 31/03/2009
"
Ora, io non sono l'onorevole Marcello Dell'Utri, che è una persona molto più importante, potente e soprattutto ricca di me.

Non sono un frequentatore della nipote dell'onorevole Dell'Utri, Araba Dell'Utri,  di cui si è parlato a lungo e con profitto su questo blog.

Non appartengo nemmeno ai Circoli del Buon Governo di Marcello Dell'Utri.

Però voglio aiutare lo stesso il signor Giancarlo Gallani, diffondendo il suo appello qui in modo che il vero Marcello Dell'Utri, se mi legge, possa contattarlo e, si spera, anche fornirgli una tangibile assistenza.

Se l'onorevole Dell'Utri mi scrive in privato, sarò lieto di fornirgli il numero di telefono del signor Giancarlo Gallani.



martedì, 31 marzo 2009

Arcipelago Palestina

Molte volte, abbiamo scritto che la famosa soluzione di "due stati per due popoli" per il conflitto israelo-palestinese è una chimera e una falsificazione.

Questa brillante e bizzarra mappa di Julien Bousac rappresenta il West Bank o Cisgiordania (senza considerare Gaza) come un arcipelago nel mare israeliano, con un ironico tocco turistico.

Da notare che solo le zone in verde chiaro, più le piccole macchie arancione, costituiscono la vera "Palestina" più o meno autonoma dai tempi ormai lontani degli accordi di Oslo.

Invito chi conosce l'inglese a leggere le riflessioni di chi ha creato questa mappa.

Per vedere la mappa a piene dimensioni (vale la pena), fare clic su questo link.

Ringrazio Rock & Troll della segnalazione.

palestine-westbank-map

Aggiunta: Sul blog Doppio cieco, potete leggere la traduzione del testo che accompagna la mappa originale.



lunedì, 16 marzo 2009

Rachel Corrie, e penso che lo farei anch'io

Sei anni fa, hanno assassinato Rachel Corrie.

Americana, come me. In quello che c'è di meglio, l'ingenua, intensa curiosità, il voler esserci nonostante tutto.

Mentre un altro americano, Tristan Anderson, è in coma, ricordiamo quello che diceva Rachel Corrie, a ricordarci di quanto male abbiano fatto, e da quanto tempo:
"Credo che Rafah oggi sia ufficialmente il posto più povero del mondo. Esisteva una classe media qui, una volta. Ci dicono anche che le spedizioni dei fiori da Gaza verso l’Europa venivano, a volte, ritardate per due settimane al valico di Erez per ispezioni di sicurezza. Potete immaginarvi quale fosse il valore di fiori tagliati due settimane prima sul mercato europeo, quindi il mercato si è chiuso. E poi sono arrivati i bulldozer, che distruggono gli orti e i giardini della gente. Cosa rimane per la gente da fare? Ditemi se riuscite a pensare a qualcosa. Io non ci riesco. Se la vita e il benessere di qualcuno di noi fossero completamente soffocati, se vivessimo con i nostri bambini in un posto che ogni giorno diventa più piccolo, sapendo, grazie alle nostre esperienze passate, che i soldati e i carri armati e i bulldozer ci possono attaccare in qualunque momento e distruggere tutte le serre che abbiamo coltivato da tanto tempo, e tutto questo mentre alcuni di noi vengono picchiati e tenuti prigionieri assieme a 149 altri per ore: non pensate che forse cercheremmo di usare dei mezzi un po’ violenti per proteggere i frammenti che ci restano? Ci penso soprattutto quando vedo distruggere gli orti e le serre e gli alberi da frutta: anni di cure e di coltivazione. Penso a voi, e a quanto tempo ci vuole per far crescere le cose e quanta fatica e quanto amore ci vuole. Penso che in una simile situazione, la maggior parte della gente cercherebbe di difendersi come può. Penso che lo farebbe lo zio Craig. Probabilmente la nonna la farebbe. E penso che lo farei anch’io."



venerdì, 13 marzo 2009

Due bandiere due misure

Bruciare bandiere la ritengo un'attività salutare e divertente, a patto ovviamente di osservare alcune piccole precauzioni, come ad esempio non buttare alcol sui passanti quando lo si fa.

Ora, l'altro giorno hanno bruciato una bandiera della Repubblica popolare cinese. Direttamente davanti al parlamento.

Se andate su Google e cercate bruciata bandiera cinese montecitorio, troverete un sacco di dichiarazioni di sdegno, ma è solo perché Google ci mette di mezzo le bandiere israeliane bruciate in alcune manifestazioni. Se mettete "bandiera cinese" tra virgolette - escludendo così le bandiere israeliane - i risultati cambiano completamente.

Se non sbaglio, nemmeno un politico ha trovato qualcosa da ridire.

10/03/2009 - 21.42

TIBET: BRUCIATA UNA BANDIERA CINESE IN PIAZZA MONTECITORIO

(IRIS) - ROMA, 10 MAR - Una bandiera cinese e' stata bruciata in piazza Montecitorio nel corso del sit-in ''Tibet ora piu' che mai''.  L'episodio è stato ripreso dalle telecamere del  Tg2 che ha mandato in onda nell'edizione serale le immagini del supporter che dava fuoco alla bandiera. Dopo qualche attimo di turbamento, la manifestazione è preseguita regolarmente.



lunedì, 02 marzo 2009

Appello per la cancellazione di Hamas dalla lista europea delle organizzazioni terroriste

Appello per la cancellazione di Hamas dalla lista europea delle organizzazioni terroriste

 

Bruxelles, 1 febbraio 2009

In occasione delle elezioni europee del prossimo giugno, lanciamo un appello urgente a tutti i candidati ai 736 seggi del Parlamento europeo.

Chiediamo loro di impegnarsi a ottenere la cancellazione immediata e incondizionata di Hamas e di tutte le organizzazioni palestinesi di liberazione dalla lista europea delle organizzazioni terroriste.

Chiediamo che l'Unione Europea riconosca il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese. Ciò implica il riconoscimento di Hamas da parte dell'Unione Europea come legittimo movimento di liberazione nazionale.


Primi firmatari

Germany
Jürgen Elsässer (journalist, Berlin, Germany), Jonas Feller (Anti-imperialist activist and high school student Rostock), Karsli Jamal (FAKT-Party, Germany), Klaus von Raussendorff, Referent für internationale Fragen beim Bundesvorstand des Deutschen Freidenker-Verbands, DeutschlandDjamila Krebs ( membre d’Europalestine Allemagne), Prof.Dr.med. Zouhair Itani, Dermatologist, Düsseldorf,Germany. Dr. med. Ahmad Haider, Urologe und Androloge, Allemagne, prof. Dr. Mohammed Al-Zoebi, ex-Minister in Syria, Allemagne, Professor Dr. Mohssen Massarrat, Osnabrück, Deutschland, Klaus Hartmann, Offenbach am Main, Bundesvorsitzender des Deutschen Freidenker-Verbandes, Germany, Krystyna Schydlo, Deutsch-Palästinensische Gesellschaft, Ruhrgebiet, Germany, Christoph Hörstel, Regierungs- /Unternehmensberater, Buchautor, Vors. Friedenskreis Deutschland e.V. i.G., Nehls, Gertrud, AK Asyl, Deutschland

Austria
Leo Gabriel (journalist and social anthropologist, member of the council of the World Social Forum, Austria), Johann Schögler (Styrian Peace Platform, Austria), Wilhelm Langthaler (Anti-imperialist Camp), Werner Pirker (journalist), Peter Melvyn (Jewish voices for a just peace in the Middle East), Hannes Hofbauer (publisher and publicist), Waltraud Schauer (former human shield in Iraq, Austria), Aleks Studen-Kirchner (author and interpreter, Austria), Milan Obid (chairman of the Slovene Students Club Vienna, Austria), Hermann Dworczak (social scientist, trade unionist, Austria), Wilfried Bader (local counsellor Angerberg, Tirol, Austria), Dipl. Ing. Marion Artlieb (computer scientist, Austria), Gerhard Oberkofler (University professor, Vice president of the Association Alfred Klahr, Innsbruck, Austria)

Belgium
François Houtart (professeur émérite de l'Université catholique de Louvain), Tom Lanoye (auteur), Jean Bricmont (physicien), Pol Goossens (journaliste), Ludo Abicht, Amir Haberkorn, Ouardia Derriche (membre de l’Association Belgique-Palestine), Ida Dequeecker (féministe), Robbe De Hert (cinéaste), Eric Goeman (woordvoerder Attac Vlaanderen), Nadine Rosa-Rosso (enseignante et auteur), Nadia Fadil (sociologue), Remi Verwimp (coördinator Werkplaats voor Theologie en Maatschappiij), Paul Delmotte (professeur IHECS), André Posman, (eredocent actualiteit Sint Lucasinstituut Gent, lic. Geschiedenis. Dir Concertreeksen DE Rode Pomp Gent), Luk Vervaet (président section belge IUPFP), Dyab Abou Jahjah (activiste, Belgique-Liban), Herman De Ley (emeritus professor, Universiteit Gent), Frank Roels, (MD, emeritus professor UGent, België), Gie van den Berghe (professor Universiteit Gent, ethicus en historicus), Ludo de Witte (auteur), Eric Rosseel (gepensioneerd docent psychologie VUB), Liliane Plouvier (Professeur de droit international Bruxelles), Elke Vandeperre ( coördinator vzw Motief), Michel Collon (écrivain et journaliste), Greta Alegre (cinéaste, Artistes contre le Mur), Francis Jorissen (webmaster Attac Vlaanderen, België), René Los (bestuurder), Sarah Bracke (feministe & professor KULeuven), Erik Swyngedouw (Professor of Geography School of Environment and Development Manchester University), Isabelle Ponet, enseignante retraitée, Renée Mousset (Association Belgique-Palestine Liège); Jean Marc Turine (écrivain), Malika Hamidi (doctorante EHESS à Paris), Paul Vanden Bavière (journaliste et historien), Ludo De Brabander (Stafmedewerker vzw Vrede), Yacob MAHI, Enseignant, Théologien, Dr. en Histoire et Sciences des Religions, Conférencier, Vergaelen Eva (writer Belgie), Myriam Vandecan (vzw CODIP), Hadassah Borreman (publiciste, Belgique), GEYS Herman (Kunstenaar België), Karel Arnaut, antropoloog, UGent, België, De Witte Paul Woordvoerder Basisbewehging voor democratie in samenlevving en kerken, Ronnie Ramirez, cinéaste, Nordine Saïdi (Mouvement Citoyen Palestine), Karim Hassoun - Voorzitter AEL Belgie, Daniel Vanhove Observateur civil – Auteur Membre de l'ABP et du MCP, Nathalie Jenart, psychologue, directrice d'un centre PMS, Bruxelles Belgique, Mommaerts Omer (militant vakbond ACV-CSC België)


Bulgaria
Georges Haddad (Writer, Bulgaria/Lebanon)

Cyprus
Belal Aabdelhai / PHD student/ Cyprus

Spain
Ángeles Maestro Martín (mèdica especialista en salud pública, Estado español), Carlo Frabetti (écrivain, État espagnol), Irene Amador (antropológue, État espagnol), Carlos Tena (periodista), Vicente Romano (professeur d'université, État espagnol), Gloria Pérez Berrocal (programmatrice de télévision, État espagnol), Alessandra Caporale, (social anthropologist, university lecturer Barcelona), Manuel Talens (écrivain, Espagne), Antonio Maira (Politólogo. Redactor Diario digital inSurGente), Anna Raventós Barangé (PhD Senior Lecturer Faculty of Arts and Letters University of Seville, Spain)

France 
Saïd Bouamama (sociologue), Houria Bouteldja (Mouvement des Indigènes de la République), Raoul Marc Jennar (consultant en relations internationales), Alima Boumediene Thiery (sénatrice), Christine Delphy (Fondatrice et directrice de la revue NQF) / France"Viktor Dedaj (cyber-journaliste), Roland Diagne (enseignant en France, militant communiste marxiste-léniniste), Annie Lacroix-Riz (professeur d’histoire contemporaine, université Paris 7), Youssef Boussoumah (Mouvement des Indigènes de la République). Eric Colonna (citoyen engagé Lyon), Danielle Bleitrach (sociologue et écrivain), Jean-François Larosière (responsable syndical et associatif), Catherine Stern (enseignante d’Histoire à la retraite, ancienne chargée de cours à Paris), Philippe Révelli (jounaliste), Sophie Crêtaux (France, ex-chercheur au CNRS, agrégée d'histoire), Mireille Rumeau (militante politique, France), Youssef Girard (étudiant), Marie-Elise Akel, Abdelaziz Chaambi (militant associatif), Micheline Garreau (militante ISM, France), Alain Bruguier (infirmier libéral), Radouane Belahrache (Nîmes), Olivia Zémor (présidente de CAPJPO-EuroPalestine et responsable du site europalestine.com), Mohamed ZAAF, chirurgien et conseiller municipal (911510), Monique de Lope, ( professeur émérite à l'Université de Provence), Alain Bruguier alain infirmier libéral, vice président de l'afps de nimes dans le gard en france), Laure LAHAYE, Chargée de collections en arabe à la Bibliothèque nationale de France, Conseillère de quartier, Paris, Jean-Claude AMARA, porte parole de Droits devant

Greece
Gella Varnava-Skoura (professeur en sciences de l'éducation à l'Université d'Athènes), Yiannis Sifakakis (Stop the war Coalition-Greece), Petros Constantinou (Campain Genoa 2001Greece)

Hungary 
Szamosfalvi Albert (artiste peintre Hongrie)

Ireland
Mairead Maguire (prix Nobel de la Paix), Danny Morrison (writer, Ireland)

Italy
Giulietto Chiesa (parlamentare europeo e giornalista), Lucio Manisco (giornalista ed ex parlamentare europeo), Gianni Vattimo (Filosofo ed ex parlamentare europeo), Margherita Hack (Astrofisica), Domenico Losurdo (Direttore Istituto Scienze filosofiche, università di Urbino), ), Danilo Zolo (Docente di Filosofia del Diritto internazionale, università di Firenze), Mary Rizzo (co-Editor of Palestine Think Tank and co-founders of Tlaxcala, Dr. Art Historian and Art Restorer), Prof.Massimo De Santi (Presidente Comitato Internazionale di Educazione per la Pace – ITALIA), Prof.ssa Giovanna Pagani (Presidente On. Wilpf Italia -Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà – ITALIA), Dr.ssa Rosa Ayala Sosa (CIEP – ITALIA, Paola Manduca (geneticist Italy), Moreno Pasquinelli (Campo Antiimperialista), Dr. Mohamed Nour Dachan (Unione delle Comunità ed organizzazioni Islamiche in Italia), Elsa Verlicchi (Anthropologist, Rome, Italy), Miguel Martinez (websitewww.kelebekler.com Italy), Giulio Bonali (Italia)


Netherlands
Abdou Bouzerda (président Arab European League), Mohammed Benzakour  (écrivain et journaliste), Robert Soeterik (antropoloog, Middle East Research Associates, Nederland), Miriyam Aouragh (co-organizer Dutch antiwar and antiracism campaign, initiator of the national demonstration for Gaza in Amsterdam, Research Fellow at Oxford University, UK) , Meyer Hajo G. (Bestuurslid “Een Ander Joods Geluid” Nederland), Gretta Duisenberg (Chair Foundation Stop the Occupation The Netherlands), Benzakour Mohammed (schrijver en journalist Nederland)

Portugal
Jose Saramago (écrivain), Miguel Urbano (écrivain)

Romania
Alexandru Polgar (philosophe, éditeur de la revue Idea)

Great Britain
Gilad Atzmon (artiste de jazz et écrivain), Tariq Ramadan (professor, Oxford/Erasmus Universities), Tariq Ali (writer, film-maker and editor of New Left Review), Sukant Chandan (Chair, English branch of the IUPFP), Estella Schmid (Kurdistan Solidarity Committee & CAMPACC, UK), John Hutnyk (Professor of Cultural Studies, Academic Director of CCS Goldsmiths University of London), Zaki El-Salahi (Masters student, Edinburgh, Scotland), Jon Kehoe (artist, London), Naima Bouteldja (Journalist, England), Robin Virgin (Pluto Press, England), David Halpin (FRCS Standing in solidarity with the Palestinian people,UK), Brenda Brown (Chair, Brighton & Hove Palestine Solidarity Campaign, England), Mathis Richet (Musician, England), Marishka Tharani (Actress, England), Mark Barrett (civil liberties campaigner, London, England), James House (maitre de conferences à l'Université de Leeds), Maud Bracke (lecturer, University of Glasgow, UK), Alan Cooper, Senior Lecturer European College of Business and Management, Maha Rahwanji, Member of the Executive Committee, Palestine Solidarity Campaign, Britain.

Sweden
Jan Myrdal (écrivain), Lasse Wilhelmson (teacher, Sweden), Einar Schlereth Journalist Sweden

USA 
Greta Berlin (co-fondatrice Free Gaza Movment), James Petras (Bartle professor emeritus Binghamton University), John Catalinotto (managing editor, Workers World Newspaper, USA), Sara Flounders (co-director, International Action Center, USA), Emory Douglas (Former Minister of Culture of The Black Panther Party, USA), Dr Julio Pino ( professor of history), Dumas F. Lafontant Doumafis, (Organizer, African Liberation Day), Sebogo Bernard Nkumah (Chairperson of Boston Branch, All African People's Revolutionary Party)

Switzerland
Franz Fischer (Sekretariat Partei der Arbeit der Schweiz - Sektion Basel, Trade Union UNIA), SchweizFranco Cavalli (oncologist and president of the International Union of Cancer (IUCC), founder of Medicuba, Switzerland), Daniel Vischer (MP of the Green Party, Switzerland), George A. Kouchakji (Palestine Solidarity Basel, Switzerland), Nabil Sheikh Khalil,(Association to Support Palestinians in Need, Switzerland), Matthias Hui, Fachstelle OeME, Ref. Kirchen Bern-Jura-Solothurn, Schweiz, Peter Leuenberger, Historiker, Vorstandsmitglied Gesellschaft Schweiz-Palästina, Schweiz

Canada 
Tim Louis (former Vancouver City Councillor), Ivan Drury (member of Vancouver Socialist Forum, contributing editor of Socialist Voice), Mohamed Tawfik Al-Mansouri, Ph.D. ( Writer and Researcher, Afnan Magazine Canada), Hani Barghouthy, Writer , editor-in-chief of www.arabianawareness.com, Canada; Robert Bibeau, Anaïs Barbeau-Lavalette Réalisatrice Québec, Canada

Brazil
Virginia Fontes (historienne, Rio de Janeiro), Augusto Boal (homme de théâtre)

Venezuela 
Thierry Deronne (vice-président télévision publique Vive TV République bolivarienne du Venezuela), Durand Benjamin, (professeur de cinéma et télévision Venezuela Caracas)

Jordan
Hisham Bustani, Writer and Secretary of the Socialist Thought Forum, Jordan

Syria
Prof Dr Georges Jabbour (President UN Association of Syria, Independent Expert Human Rights Council, 2002-2008 Former Presidential Adviser and Member of Parliament)

Lebanon
Mohammad Kassem (Beirut International Forum For Resistance , Anti Imperialist , People's Solidarity and Alternatives) LYNA AL TABBAL Chef du département des droits de l'homme à l'université JINAN / Tripoli-Liban, Sari Hanafi (Associate professor, American University of Beirut)

Egypt
Yehia Al kazaz, Egypt, Prof unif et ecrivain et activiste

Palestine
Marcy Newman (Associate Professor, An Najah University, Nablus)
Abdulmohsin klawasmi, prof unif, Jerusalem,

South Africa
Buti Manamela (National Secretary Young Communist League of South Africa), Andre Zaaiman (Researcher, South Africa), Ronnie Kasrils (former South African government minister; writer and activist, South Africa)

Iraq
Isam AlYasiri ,Journalist Iraq

Maroc 
MOHAMED EL KADI, fonction/ qualité: Président de l'Agence Méditerranée pour la Coopération Internationale, Journaliste / Directeur du Journal "La Méditerranée" Fès / MarocAbdelwahed El Moutawakil (Secrétaire général du cercle politique du mouvement Justice et Spiritualité), Nadia Yassine (fondatrice de la section féminine du mouvement Justice et Spiritualité), Fathallah Arsalan (porte parole du mouvement Justice et Spiritualité), Omar Amkassou (membre du conseil d'orientation du mouvement Justice et Spiritualité), Mohammed El Hamdaoui (membre du conseil d'orientation du mouvement Justice et Spiritualité), Batoul Bicha (enseignante), Mouna khalifi (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Abdessamad Fathi (coordinateur du comité marocain du soutien aux causes de la Nation), Ghizlain Bahraoui (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Mohammed Salmi (Responsable du comité des droits de l'Homme (mouvement justice et spiritualité), Najia Rahmani, (chercheuse), Mohammed Manar (chercheur), Aziza Sakhraji (enseignante chercheuse), Hassan Bennajeh (responsable de la jeunesse du mouvement justice et spiritualité), Fatima Kassid (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Omar Iharchane (chercheur), Merieme Yafout (Responsable de la section féminine du mouvement Justice et Spiritualité), Abdallah Chibani (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Mustapha Erriq (responsable du secteur syndical du mouvement justice et spiritualité, Abdellah Bella (enseignant Maroc)

Cuba/Mexico
Ángel Guerra Cabrera (periodista y académico, Cuba/México), Khaled Kasab Mahameed, the founder of the Holocaust Museum in Nazareth

Norway
Nidal Hamad, Writer and Joournalist, Palestine/Norway




sabato, 14 febbraio 2009

Geert Wilders e la libertà sua e nostra

Chi è il primo ministro dell'Olanda? Non saprei.

Invece, chi è l'uomo politico olandese vivente più famoso? Questa è facile: Geert Wilders, anche se gode del sostegno di meno del 6% dell'elettorato.

Il governo inglese ha appena vietato a Geert Wilders di entrare nel paese per presentare il suo film Fitna.

Era stato invitato dall'antieuropeista Lord Pearson di Rannoch e dalla baronessa Caroline Cox di Queensbury, attivissima quest'ultima nell'impegno contro il Sudan, cofondatrice della One Jerusalem Organisation, che mira a "mantenere una Gerusalemme unita come capitale indivisa d'Israele" e copresidente del Jerusalem Summit del 2005, un evento che meriterebbe un post a parte.

Giovedì prossimo, Geert Wilders si dovrebbe rifare a Roma:

"A invitare in Italia il deputato olandese è stato il presidente del circolo della Libertà (Pdl) di Imola Armando Manocchia, che gli assegnerà il premio «Oriana Fallaci» a Roma, al Grand Hotel Palatino, nel corso di «una serata elegante con cena».


Non pago, Manocchia ha chiesto al deputato romagnolo della Lega Nord Gianluca Pini (quello dei manifesti Romagna cristiana Mai musulmana e dei proclami "mobilitiamoci contro queste bestie" in riferimento alla moschea di Bologna) di domandare un' autorizzazione alla Camera per una proiezione in sala stampa del suo film antislamico «Fitna»."

Evidentemente i leghisti non si mettono d'accordo tra di loro: già a gennaio si leggeva che avevano in progetto di far venire Wilders al parlamento a febbraio.

Se volete provare a imboscarvi alla conferenza che Wilders terrà il 19 febbraio, telefonate - come suggerisce lo stesso Manocchia - al 339 8704071 oppure scrivete a unaviaxoriana@unaviaxoriana.it. Si consiglia di non citare questo blog come fonte, visto che Armando Manocchia digrigna i denti e si agita tutto quando sente parlare di noi.
 

Geert Wilders si merita in effetti un premio intestato a quella che lui definisce il suo "idolo", Oriana Fallaci. Un culto che lo avvicina ad altri personaggi di cui abbiamo parlato in questo blog: Roberto Sandalo  e Matteo Renzi.

Anche se non ben accetto in Inghilterra, Geert Wilders ha libero accesso a Israele, un paese che "lui chiama casa" e dove si è recato decine di volte per "incontrare esperti di sicurezza, politici e vecchi amici".

Tra questi amici personali, a suo dire, Ariel Sharon (nella fase ancora cannibale e prevegetale) e Ehud Olmert. Da buon difensore delle libertà occidentali, Geert Wilders propone di introdurre anche in Olanda la "detenzione amministrativa" israeliana, cioè la possibilità di tenere in carcere persone di etnia diversa senza processo o prove.

Lo scorso 14 dicembre, Geert Wilders è stato uno dei relatori al convegno "Facing Jihad", promosso dal think tank Ariel Center for Policy Research (ACPR). [1]

Geert Wilders è più noto del primo ministro olandese perché ha applicato la regola d'oro dei parvenu della politica ai tempi del Flusso Globale. Basta sparare una proposta che faccia notizia, per la sua originalità e aggressività. Oggi il 50% dei miti olandesi si dichiara contrario alla decisione di processarlo, e da allora pare che la sua popolarità sia molto aumentata.

Nel capitalismo totale, non esiste più spazio per progetti ragionati, perché la direzione della società è affidata interamente alle mitiche "forze del mercato". Ma il risultato non è il semplice conformismo. Casomai, è una feroce competizione tra individui urlanti, come il wrestling che tanto incanta i teledipendenti.

Ed ecco che Geert Wilders ha la trovata mediaticamente vincente: ha chiesto la messa al bando del Corano. In realtà ha chiesto anche che si ponga fine all'immigrazione islamica in Olanda e si espellano - dietro risarcimento - i musulmani già residenti nel paese.

Ma la richiesta di mettere al bando il Corano è brillante, perché insieme semplicissima, terribilmente offensiva e del tutto irrealizzabile.

Con questa richiesta, Geert Wilders ci rivela il volto oscuro, se non schizofrenico, del liberalismo: il suo partito chiede meno stato per i nostri, con grandi tagli fiscali; e più stato (repressivo) per i loro.

Geert Wilders è stato escluso dall'Inghilterra per insindacabile decisione amministrativa. Un esempio di indipendenza dall'Europa, che dovrebbe far gioire gli euroscettici amici di Wilders.

Però, attenzione. Si tende sempre di più a risolvere ogni conflitto allo stesso modo: divieto, deportazione e carcere. E le scuse sono sempre le stesse: l'espressione di opinioni che qualcun altro potrà trovare "offensive", sospette intenzioni che non si sono mai manifestate come fatti, oppure qualche vaga forma di "associazione".

Tutte cose che i seguaci e gli affini di Geert Wilders promuovono e desiderano, per poi mandare urli acuti quando tocca anche a loro.

Ma non è mai saggio stuzzicare il leviatano che dorme, perché prima o poi travolgerà ogni opinione.

Non bisogna gioire quando succedono queste cose, nemmeno ai propri peggiori avversari.

Se proprio bisogna fargli qualcosa a Geert Wilders, suggerirei un adattamento del tentativo della CIA di sviluppare qualche diavoleria in grado di far cascare la barba a Fidel Castro.

Qualcosa a che fare con la vanitosa chioma bionda dell'olandese.

wilders.israel

Note:


[1]  Altri relatori erano Arieh Eldad (membro del parlamento israeliano), Prof. John Lewis (seguace di Ayn Rand, almeno nella sua controversa variante attuale, visiting professor di scienze politiche alla Duke University, scrive regolarmente per la rivista Capitalism Magazine), David Bukay dell'università di Haifa, Itamar Marcus (residente nella colonia di Efrat, dirige Palestinian Media Watch, collabora con i nostri vecchi conoscenti di Aish HaTorah), Prof. Shlomo Sharan (psicologo dell'università di Tel Aviv) e Daniel Pipes (del Middle East Forum e di Campus Watch e membro della "Speciale Task Force in materia di Terrorismo e Tecnologia" al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti).
   


Il Fuehrer non è morto

Indovinate cosa fa?



giovedì, 12 febbraio 2009

André Soussan, misteri di potere e romanzi

"Inquietante" è un aggettivo che non mi piace. Tempo fa, però, mi è capitato di leggere un libro che posso solo definire così, per quello che ci svela delle fantasie oscure, paranoiche e distruttive, che si nascondono negli animi di persone che in qualche misura detengono potere politico, economico e militare.

Il mistero del candelabro, di André Soussan (morto nel 2005), è uscito per la prima volta in Francia nel 1993, ed è stato pubblicato in italiano da Sperling & Kupfer.

Il testo è un compiaciuto racconto di olocausti atomici, omicidi e stermini, che sarebbe di scarso interesse, se il suo autore non fosse un importante uomo di potere. Il suo amico Guy Senbel, direttore dell'agenzia Guysen, scrive di lui:
"Di quest'uomo dell'ombra, non conosceremo probabilmente mai la portata delle sue azioni. Ma oggi è permesso affermare che è stato un grandissimo servitore dello Stato d'Israele.

Dopo la scomparsa di André, ci siamo messi a sfogliare i nostri archivi. Con nostra grande sorpresa, abbiamo visto che il suo nome figura appena due volte nell'enorme quantità di articoli e documenti che "Guysen" ha pubblicato.

Ad Andrea, è riuscito il tour de force che consisteva nell'essere onnipresente senza mettersi mai in primo piano."

Il libro di André Soussan è assolutamente piatto e noioso, ma riesce a mettere fuoco una serie di punti decisivi di certa psicomitologia sionista, a cavallo tra testi apocalittici più medievali che biblici e vendicative ossessioni nucleari. A differenza però di analoghi racconti , Il mistero del candelabro è pura cronaca politica, che non concede nulla al mistero (e nemmeno all'arte, se è per questo).

In un prossimo futuro, l'autore si immagina che Israele abbia già adoperato la bomba atomica contro i propri vicini, "ricacciando indietro di cinquant'anni" Giordania, Siria e Iraq ("Non era forse stato detto e scritto che il Messia avrebbe cacciato gli occupanti prima di ristabilire il regno di David?" ).

Il Messia altri non è che David Ben Zion, il capo del Mossad, che scopre, in una visione sul monte Sinai, che la Menorà, "l'anima del popolo ebraico", si trova nascosta in un cenotafio nel Cimitero Teutonico del Vaticano: una tesi infondata, ma assai diffusa sia in ambienti ebraici che evangelici.

È l'era delle guerre di Magog, cui fa cenno Ezechiele, ma sviluppate solo molti secoli dopo.

Il crollo del comunismo sconvolge il pianeta, mentre gli ebrei si lasciano sedurre in massa dal giudeocristianismo, accettando Gesù come un loro profeta.

Consci di essere l'ultimo resto d'Israele, gli agenti del Mossad si fanno strada verso il nascondiglio della Menorà avvelenando chiunque si trovi sulla loro strada - un commissario di polizia italiano viene risparmiato soltanto perché si scopre una sua lontana ascendenza ebraica.

Per portare la Menorà a Gerusalemme, "il capo del Mossad, ex-generale dell'aviazione israeliana, che non aveva esitato a fare uso delle armi nucleari per salvare Gerusalemme, era pronto a bruciare la Città eterna," cosa che fortunatamente non diventa necessaria.

Il romanzo descrive anche lo sterminio degli amaleciti, ripetutamente ordinato nell'Antico Testamento; gli amaleciti - una tribù rea di aver opposto resistenza a Mosè durante i tentativi di penetrare nella Terra Santa - vengono qui però attualizzati, in un brano di straordinaria non poeticità:
"Il Mossad era passato all'azione contro i movimenti neonazisti e antisemiti. La rappresaglia era esplosa come un terremoto.

Decine di morti negli Stati Uniti, in Germania, in Russia, in Francia. Danni materiali valutati diverse centinaia di milioni di dollari […]. In un solo giorno, alla stessa ora, i centri nervosi dell'odio erano stati distrutti, i loro simpatizzanti più attivi soppressi."

La riscoperta della Menorà liquida il cristianesimo: "i cristiani sanno che, se ce la restituissero, sarebbe la fine del loro Gesù e delle sue false profezie" riguardanti la totale distruzione del Tempio.  Nel romanzo, sarà il papa stesso a far suicidare il cristianesimo, facendo ritrovare la Menorà.

A questo punto, diventa possibile realizzare il progetto messianico di costruzione del Terzo Tempio a Gerusalemme, dove potranno riprendere gli antichi sacrifici animali. E per capire l'ispirazione di certi fondamentalismi moderni, è interessante notare che per André Soussan, questa costruzione avviene davanti alle "telecamere di tutto il mondo."

Su un tema analogo, André Soussan aveva già scritto un altro libro, che non ho letto; ma il cui titolo descrive perfettamente la sua ossessione cardinale - Messiada, fusione tra Messia e Masada.


Il protagonista è sempre David ben Zion, capo del Mossad, che "somiglia a Paul Newman", ci spiega un riassunto della trama.

Gli arabi hanno lanciato la "Opération Ismaël" (in riferimento al loro mitico antenato) per annientare Israele: nel condurla, gli arabi si rifanno esplicitamente al precedente dell'imperatore romano Tito che distrusse il Secondo Tempio. Il complotto è assai improbabile: cinquemila agenti segreti iracheni, travestiti da soldati israeliani, si sarebbero infiltrati in Israele, pronti a colpire, senza che nessuno se ne sia accorto... Ma gli ismaeliti hanno minato la Cupola della Roccia e la moschea di al-Aqsa, da far saltare in un attentato di cui incolpare gli israeliani.

Per invogliare i lettori, chi pubblicizza il libro chiede:
"La sesta potenza del mondo si lascerà morire da sola o trascinerà nella propria caduta tutto il Medio Oriente, Parigi, Mosca, Londra, Berlino, Roma, Washington, New York ?! Messia per tutto il mondo o un Masada planetario, cioè l'Apocalisse!"
Dal Mistero del candelabro, possiamo presumere che il messianico Paul Newman abbia scelto una via di mezzo, la distruzione nucleare dei paesi arabi confinanti; e che l'autoattentato islamico alla spianata di al-Aqsa sia riuscito, permettendo così la costruzione del Terzo Tempio.

Ma di chi è la mente che ha partorito simili fantasie?

André Soussan è nato in Marocco, emigrato in Israele, dove si è associato giovanissimo ad Ariel Sharon.

Sconvolto dal razzismo ashkenazita contro i sefarditi, André Soussan si è trasferito in Danimarca, dove ha svolto ruoli importanti nei media.

Allo stesso tempo, a Parigi, ha diretto la rivista African Geopolitics/Geopolitique Africaine.[1]

Negli Stati Uniti, il polimorfo André Soussan invece, è stato vicepresidente - con incarichi per il Vicino Oriente - del Global Policy Council, a sua volta il gruppo consulente di tre importanti associazioni, la National Security Caucus, la National Security Caucus Foundation e l'American Security Council.

Il National Security Caucus, di cui André Soussan era il direttore, e che aveva prima il nome orwelliano di Coalition for Peace Through Strength ("Coalizione per la pace attraverso la forza"), - è un'organismo ui appartenevano, almeno alcuni anni fa, oltre la metà dei senatori e dei deputati statunitensi.

Il National Security Caucus stabiliva come propri obiettivi, la promozione di "intelligence e di sicurezza ambientale"; l'impegno a "non accettare alcun accordo che in alcun modo mettesse a in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati"; la difesa del libero mercato globale; e "la protezione delle fonti energetiche e di altre materie prime vitali provenienti da oltremare". Scopo dichiarato dell'associazione, sul suo sito Internet [2], è tenere la "politica", intesa come libera discussione, fuori dalle questioni della "sicurezza nazionale": "In matters of national security, the best politics is no politics."

La National Security Caucus Foundation, invece, finanziata dal British Petroleum e dalla misteriosa Naftasib russa, aveva tra i propri direttori, oltre ad André Soussan, anche il famigerato  Jack Abramoff.

Il figlio di André Soussan, Michael Soussan, andò a lavorare proprio per Jack Abramoff; e pochissimo tempo dopo, si trovò appena ventiquattrenne nel ruolo di Coordinatore di Programma per il progetto Oil-for-Food: fu lui a far scoppiare il famoso scandalo che permise di screditare le Nazioni Unite dopo l'invasione statunitense dell'Iraq.

Storie, indizi di qualcosa, che non capiremo mai pienamente.

Note:

[1] Nel 1995 lo ritroviamo nel ruolo di "consulente politico" del dittatore dello Zaire, Mobutu. Soussan affittò i servizi della società Erickson and Associates, specializzata nel lobbying, in un tentativo (non riuscito) di convincere il governo e il congresso degli Stati Uniti a concedere un visto al suo assistito.

[2] Oggi stranamente scomparso, ma accessibile tramite gli archivi.



mercoledì, 04 febbraio 2009

Andrea Gollum Ronchi, la Coreis e vari misteriosi Ordini di Cavalieri di Malta

Sul Giornale di ieri, Diego Pistacchi intervista Andrea Ronchi  di Alleanza Nazionale.

Noto affettuosamente tra gli amici come Gollum, Andrea Ronchi - caso unico, credo, tra i ministri alle politiche comunitarie d'Europa a non conoscere lingue straniere - è diventato da un po' di  tempo l'islamologo ufficiale dello stato italiano.

Andrea Ronchi, senza aver fatto nemmeno una telefonata prima al sindaco, è andato a Genova per sposare la campagna del solito comitato di quartiere contro la costruzione di una moschea. Il comitato viene definito "bipartisan" da Andrea Ronchi, ma i consiglieri comunali che lo dirigono sono Gianni Plinio (AN), Matteo Rosso (FI) e Rosario Monteleone (UDC).
"Credo che sia superfluo dirlo, ma ci tengo che sia la premessa: non diciamo no alla moschea di Genova per opporci alla multireligiosità o alla libertà di culto"
 esordisce Andrea Ronchi.

Con questa superflua premessa in stile "non sono io a essere razzista, sono i negri che puzzano", Andrea Ronchi parte per spiegare per quale motivo non va bene la moschea.

In sostanza, spiega, chi non vuole bombe su Gaza, non deve pregare.

Infatti, afferma Andrea Ronchi, l'imam Salah Husein di Genova "ha partecipato a manifestazioni contro Israele" e "non ha partecipato all'incontro in sinagoga nella Giornata della memoria". Persino il giornalista gli fa notare che l'imam era assente giustificato, essendo appena stato operato di appendicite.
"Non possiamo accettare chi mette in dubbio il legittimo diritto di Israele a esistere, chi insulta i nostri valori, la nostra identità, il Santo padre, chi teme la trasparenza"
dice Andrea Ronchi tutto insieme. Non ci fa sapere in che modo Salah Husein avrebbe insultato il "Santo Padre", la laica definizione che Andrea Ronchi adopera per definire l'attuale capo di stato del Vaticano.[1]

In cambio, però, Andrea Ronchi ci assicura che esistono i Musulbuoni:
"Dico no a questa moschea, per le preoccupazioni che porta con sé. Non preoccupazioni nostre, non solo nostre almeno. Gli stessi islamici moderati aderenti al Coreis hanno forti dubbi".
La Coreis (Comunità Religiosa Islamica)  è una piccola loggia di cultori di René Guénon[2], tutti rigorosamente italiani, raccolta attorno all'ex-pianista da navi di crociera e militante savoiardo, Felicino Pallavicini [3] detto "Abd al-Wahid".

Felicino Pallavicini va molto fiero del suo titolo di "Cavaliere di Malta", più precisamente del "Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme" .

Uno dice, va bene l'ecumenismo, ma proprio un ordine che è vissuto per secoli facendo la guerra ai musulmani... Nessun problema, i veri cavalieri di Malta non c'entrano niente.

Ci permettiamo un piccolo excursus, da appassionati collezionisti di personaggi come il fiero imperatore Tiberio di Campobasso e la creativa imperatrice Aprile Gelsomina in Puoti   nonché il saggio e simpatico sovrano Francesco I Barbaccia di Poggibonsi, personaggio degno di Saint Exupéry.

Esistono varie organizzazioni che portano il nome dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, tutte accomunate da un inconfondibile stile grafico-letterario [4] e dalla derivazione di un gruppo nato molti decenni fa negli Stati Uniti, nella ridente e minuscola cittadina di Shickshinny in Pennsylvania. La confusa storia di questa ghiotta dispensa di titoli si può leggere qui. Se poi siete morbosi e volete sapere come il fondatore (che aveva sfruttato un titolo registrato da un defunto ordine massonico, pur non essendo lui stesso massone), un certo Charles Louis Thourot Pichel, sia stato condannato per traffico di droga prima ancora che la droga andasse di moda, vi concedo di leggere qui

E se amate il genere Grande Complotto Nazista, potete leggere qui, nei limiti ufologici di certe costruzioni paranoiche, le accuse mosse a Charles Pichel di aver cercato di farsi nominare rappresentante di Adolf Hitler per gli Stati Uniti.

Certamente, l'organizzazione ha messo insieme frange cattoliche tradizionaliste ed evangeliche, come denunciano proprio i cattolici tradizionalisti.
Aggiunta: Nel post originale seguiva qui un excursus sulla personalità di Thorbjorn Paternò Castello,attualmente "protettore" di un'organizzazione denominata "Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Cavalieri di Malta", che ha lo stesso nome quindi dell'organizzazione che avrebbe iniziato Felicino Pallavicini.

In seguito è emerso che Felicino Pallavicini non fa parte dell'organizzazione di Thorbjorn Paternò Castello, bensì di un'altra organizzazione omonima ma in lite con quella di Thorbjorn Paternò Castello, e su cui ovviamente ritorneremo appena avremo maggiori informazioni.

Per cui i riferimenti a Thorbjorn Paternò Castello diventano irrilevanti in questo contesto.

Chiudiamo la parentesi paranobiliare, e torniamo alla Coreis.

La Coreis è stata abbandonata dai membri più colti, quando Felicino Pallavicini ha deciso di trasmettere il gruppo in eredità al proprio figlio, Sergio "Yahya" Pallavicini; e oggi il gruppo consiste soprattutto in un piccolo gruppo di convertiti italiani, certamente non all'altezza della sfida che si propongono.

Che è di una portata notevole.

I musulmani in Italia sono, nella grandissima maggioranza, migranti.

In media, i migranti lavorano più degli italiani, e i loro redditi da lavoro dipendente sono assai più facili da controllare. Nella remota eventualità che qualche organizzazione islamica riesca a stipulare un'intesa con lo stato, potrebbero quindi versare una somma non indifferente nel conto dell'otto per mille. E comunque, grazie al loro numero, lo stato e gli enti locali si trovano a versare cifre di una certa entità per una vasta serie di cose che riguardano l'Islam.

La Coreis - in armonia con tutto il centrodestra - insiste in maniera martellante sulla necessità di costruire un "Islam italiano", con prediche in lingua italiana, con la necessità di "conoscere i valori italiani". E chi meglio di un gruppo costituito esclusivamente da italiani può assicurare tanta italianità?

Non a caso, il Coreis in questi mesi ha nominato "imam" praticamente tutti i propri soci.

Allo stesso tempo, la destra punta a realizzare un obiettivo assolutamente contrario alla Costituzione (articoli 19 e 20), ma non per questo irrealizzabile: plasmare l'Islam in Italia sul modello dei regimi mediorientali. Dove il dittatore, il sultano o il militare di turno decide chi può aprire un luogo di preghiera e chi no.

In pratica, ciò significa autorizzare una o al massimo due associazioni islamiche  "riconosciute", con i loro "albi degli imam" decisi sostanzialmente dai vertici, in collaborazione con il ministero degli interni.

Non è indispensabile una vera e propria legislazione in tal senso: basta che si concedano licenze edilizie solo alle "organizzazioni riconosciute" e si minaccino i recalcitranti di espulsione o di carcere, in base a una delle tante e vaghe leggi associative presenti e future. E comunque si faccia capire chiaramente che quando l'aspirante imam indipendente chiederà la cittadinanza italiana, gli verrà negata dietro l'insindacabile parere delle forze dell'ordine.

Ma lo stesso Andrea Ronchi spiega il concetto molto meglio di noi:
"la nostra volonta' e' quella di integrare ma per integrare bisogna espellere tutti coloro che non lo vogliono fare.''
I candidati per gestire l'Islam in stile mukhâbarât egiziane sono due: la Coreis, forte della sua italianità, e l'Unione dei Musulmani in Italia (UMI), emanazione diretta del "Ministero per gli Affari Religiosi" di Sua Maestà il re del Marocco.

Non sarebbe il primo caso di commistione di retorica patriottica con interferenze estere: in Francia, ad esempio, a formare gli imam con i soldi del contribuente ci pensa un immaginifico accordo tra la Grande Moschea di Parigi, sotto il diretto controllo del governo algerino, e l'Istituto Cattolico di Parigi, che dal nome non sembra particolarmente adatto. E infatti, l'Istituto Cattolico, con i soldi del governo francese, non si occupa della teologia - compito dei servizi segreti algerini - ma di tenere corsi per gli imam "sulla democrazia, i diritti umani e la Repubblica francese".

Cioè, la Repubblica Laica per eccellenza, fondata sull'anticlericalismo, paga dei cattolici per insegnare ai musulmani i valori della République.

Note:

[1] Forse Andrea Ronchi si è confuso con l'attuale portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone, che quando era segretario del Partito Radicale proclamò:
"Occorre dire che le politiche che la Chiesa propone sono politiche di morte. Vale per l’eutanasia, vale per la terapia del dolore, vale per la libertà di ricerca, vale per la demografia e per la non contraccezione. Nessun talebano ha mai concepito nulla di così vasto e di così mortale. Oggi le proposte della Chiesa dove sono adottate o ove lo fossero sono o sarebbero responsabili di stragi quali quelle dei campi di concentramento elevate a potenza".
[2] Il complesso pensatore francese René Guénon non ha mai fondato una setta, ma il suo pensiero ha ispirato molti liberi individui, in ambito anche non massonico, delle più diverse tendenze. Però, non poche sette sono state fondate, alquanto abusivamente, in suo nome.

[3] Nessuna parentela con l'omonima famiglia nobiliare romana.

[4] La regola generale per riconoscere l'autenticità di un titolo cavalleresco o nobiliare: chi nasce signore, non ha bisogno di raccontarlo in giro. Tantomeno, di ARRABBIARSI IN LETTERE MAIUSCOLE se qualcuno gli contesta il titolo. Sia detto da qualcuno che non ha certo titoli di alcun tipo, tranne quello di traduttore di manuali tecnici.






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