lunedì, 12 maggio 2008

Bandiera sionista sul Campidoglio

- Uno -

Il candidato del Pdl Gianni Alemanno promette linea dura sui clandestini: «Vo­glio espellere ventimila fra nomadi, emi­grati più o meno clandestini a prescinde­re che siano romeni o di altra nazionalità."

- Due -

La cerimonia Con Alemanno

Campidoglio, issata ieri la bandiera d’Israele

La bandiera israeliana che da ieri, per ventiquattr’ore, sventolerà in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant’anni della fondazione dello Stato di Israele «ha un significato storico molto importante», anche perché si tratta della prima volta. Lo ha sottolineato li neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha presenziato alla cerimonia di alzabandiera assieme all’ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir. «Prima - ha detto Alemanno conversando con i cronisti subito dopo un incontro nel suo ufficio con il diplomatico israeliano - affacciandoci dal famoso balcone del sindaco assieme all’ambasciatore e alla sua consorte,abbiamo guardato l’Arco di Tito ed abbiamo fatto un parallelo storico tra l’Arco stesso, che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant’anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l’Arco». «Oggi - ha osservato li sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia» ed il coronamento «della grande epopea di Israele».

 Corriere della Sera, 8 Maggio 2008

- Tre -

Nell'epoca in cui viviamo, il Sionismo non ha altra fonte di legittimità se non il vecchio discorso coloniale: noi saremo la barriera ideale contro ciò che non è Europa e vi garantiremo la marchiatura legale, del cacher [kasher]. Persino il porco, noi lo rendiamo cacher.

Yitzhak Laor, Filosemitismo. Il nuovo filosemitismo europeo e il "Campo della Pace" in Israele, Le Nuove Muse, Torino, 2008, p. 99.




domenica, 11 maggio 2008

Maledetta zingara

"Guarda questa foto".

L'età è incerta: potrebbe essere una bambina grande oppure una giovanissima adolescente. E' vestita in maniera dimessa, un maglione e una gonna, capelli castani che scendono giù lisci, un volto chiaro.

"Suo padre si è impiccato, dicono che sia stato un suicidio..."

"Oddio..." E' l'esclamazione che mi sfugge sempre nei momenti di commossa impotenza.

"Aspetta. Sua madre si è suicidata in carcere, impiccata anche lei. E hanno trovato impiccato anche lo zio."

"Ma..."

"Lei ha due fratelli, hanno ammazzato tutti e due a pistolettate".


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giovedì, 01 maggio 2008

Il moto perpetuo ai tempi della globalizzazione

Il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha preannunciato l'abbattimento di 85 campi Rom sul suolo del suo comune, e si è posto l'obiettivo di ventimila espulsioni.

Il programma non prevede l'eliminazione fisica degli espellendi; e possiamo ragionevolmente prevedere che gli espulsi e i demoliti cercheranno di restare il più vicino possibile a Roma.

Grande festa quindi in vista a Roma.

E cavoli amari per Affile, Agosta, Albano Laziale, Allumiere, Anguillara Sabazia, Anticoli Corrado, Anzio, Arcinazzo Romano, Ardea, Ariccia, Arsoli, Artena e via via fino a Zagarolo.


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martedì, 29 gennaio 2008

"Grazie a Dio, va tutto bene"

"Carissima, grazie per avermi chiamato, come stai?"

"No, tutto bene, grazie a Dio..."

Ne dubito, ci sono persone che camminano sempre sotto una piccola nuvola nera, tutta per loro.

"Scusami se non ho risposto al tuo messaggio a Natale, però ti faccio gli auguri lo stesso, sai, a Natale, ero in ospedale",  riprende lei.

"E perché non me lo hai detto?"

"Perché non volevo che tu fossi triste."

"E che ti è successo?"

"No, non io, mio marito, Muameti.

E' che ho preso in casa la Mimma, che sbaglia sempre tutto, ma è pur sempre mia sorella, lo sapevi che quando è fuggita con Argo, è rimasta incinta, ha avuto un bambino, poi è scappata ed è venuta qui da me..."

Ancora la Mimma, la donna che batte sempre la testa e non muore mai...

Me la ricordo con i denti rotti, a ridere e ridere sull'altalena, la voce bassa, roca e nasale che prendeva in giro, grandi mani scure a impastare farina, in ospedale che si impossessava delle sedie a rotelle e ci faceva le corse per i corridoi, cinque, sei, sette bambini, quanti ne ha avuti?, il corpo snello e fortissimo non lo racconta.

I denti tutti aggiustati per qualche decina di euro in una strana clinica di Brescia, e lei ancora a correre, ad aver paura che la chiamassero zingara, a innamorarsi di assassini, a fare e perdere lavori, a fuggire per l'Europa senza documenti e con tanti nomi, picchiata a grandi colpi dagli uomini e dal destino.

"E Muameti ha avuto una màgianera, come si dice, di quelle brutte, che io pensavo che stava per morire, ti giuro, Mikeli, ho avuto paura, non poteva più mangiare, poi però è passata.

Solo che Argo ha telefonato, dice, mi devi dare indietro la Mimma subito, è mia, e la Mimma mi diceva, digli di no.

E allora due giorni prima di Natale, Argo e i suoi cugini hanno aspettato Muameti qui sotto casa, con le mazze da baseball, e lo hanno picchiato, hanno spaccato le gambe, e in testa ha avuto, come si dice...?"

"I punti?"

"Sì, anche quelli, ma non solo. E poi era in prova al lavoro e non ci è potuto andare, sai la padrona è un po' cattiva, penso che non lo prendono più, ma tu non ti preoccupare, grazie a Dio, stiamo tutti bene."

romania

Questa foto, che prendo dal blog di Vitro Nasu, dice tutto: i volti senza tempo di due ragazze, inghiottite da qualche straordinaria e terribile storia che non conosceremo mai.

L'uomo che tiene in mano la foto probabilmente non sa nemmeno lui cosa sia successo loro, né quando.

Verrà un fuoco, incendierà la roulotte, e delle due ragazze non rimarrà nemmeno questa foto. Eppure, avevano riso molto, e visto molte cose.


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giovedì, 08 novembre 2007

Rifiuti nascosti

Paul Polansky è un poeta statunitense, che ha scelto di vivere tra i Romà ancora rimasti nel Kosovo, dopo la grande pulizia etnica del 1999.

Traduco qui due dei suoi testi.

Non è importante lo specifico dei rapporti tra albanesi kosovari e rom  che ne emerge. E' che questi testi spiegano meglio di mille articoli la misteriosa relazione tra l'orrore del presente e i Romà.

RIFIUTI NASCOSTI

Uno zingaro senza casa
mi ha chiesto di dargli un passaggio
a quello che era stato il suo villaggio
in cui tutte le case dei rom
erano state bruciate.
Voleva vedere
se gli albanesi
avevano distrutto
anche la pietra tombale di suo padre.


Le tombe dei rom erano vicine alla discarica del villaggio. Bottiglie di plastica, lattine, fornelli e frigoriferi abbandonati erano ovunque. Anche se i romà erano musulmani come gli albanesi, agli zingari veniva permesso di seppellire i loro morti solo vicino alla discarica.

Restai seduto in macchina, mentre il mio passeggero si faceva strada attraverso l'erba alta verso la tomba di suo padre.

Qualche minuto dopo, quattro uomini albanesi arrivarono in macchina e si fermarono accanto al mio furgone. "Cosa stai facendo?", chiesero.

"Sono venuto qui per buttare i miei rifiuti", risposi.

Annuirono, poi se ne andarono, senza vedere i miei rifiuti nascosti tra le erbacce.


PARADISO E INFERNO

Il momento in cui sono stato
più vicino a intravedere la luce del paradiso
è stato quando ho visto la luna
che sorgeva
sopra il tetto ricoperto di tegole
di una casa zingara
a Preoce.

Il momento in cui gli abitanti di quella casa sono stati più vicini a vedere i fuochi dell'inferno fu quando la NATO bombardò il loro orto.

Come tanti altri missili da un milione di dollari, quel missile non scoppiò.

Uccise soltanto
un vecchio gallo
che non la smetteva mai di cantare
alle tre
di mattina.

Non è sempre un guaio quando l'America ti bombarda l'orto.

romni-chhai


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mercoledì, 07 novembre 2007

Il Gimp e il Negro Buono

Ieri, ho imitato l'Imam di Ponte Felcino, e mi sono scaricato, a fini eversivi, l'intero sito di un sospetto omicida.

Il sito in questione è quello di Raffaele Sollecito, attualmente in carcere per lo stupro e l'omicidio di una giovane inglese a Perugia.

I fini eversivi consistono nello studio della testa vuota di questo esemplare quasi perfetto di Giovane Italico Medio Post-moderno (GIMP), di individuo standardizzato prodotto in serie dalla grande fabbrica dell'Occidente attuale.

E pensare che qualche giorno fa, parlavano di "islamici",[1] come se al-Qaida avesse deciso di prendere di mira la povera inglese:

"Si sospetta anche di un cuoco nordafricano che lavorava in uno dei pub che la ragazza frequentava con le sue amiche. L'indizio contro di lui potrebbe essere il tipo di ferita riscontrata sulla gola della ragazza. Secondo gli inquirenti si tratterebbe di un tipico taglio utilizzata dagli islamici."

Ma non voglio soffermarmi su una cosa così ovvia.

Preferisco parlare dell'altro imputato maschio, il congolese Lumumba Diya.

Come avrete sentito dire un milione di volte, gli immigrati si dividono in due categorie.

Ci sono quelli cattivi. Questo non va bene, perché ruba; quell'altro non va bene, perché invece di rubare, prega; quell'altro ancora non va bene perché pretende di poter mandare i figli all'asilo solo perché lavora quattordici ore al giorno in fonderia; quell'altro ancora non va bene perché invece di mandare i figli a scuola, se li porta dietro quando va a mendicare; quell'altro non va bene perché non mette mai piede in discoteca, il losco fanatico; quell'altro non va bene perché invece di lavorare va in discoteca e importuna le Nostre Femmine; quell'altro non va bene perché ha una macchina troppo bella, e quell'altro ancora perché dorme sotto i ponti.

Per far vergognare tutta questa gentaglia, a dimostrare che la sfiga è una colpa, e che noi non siamo razzisti, ci sono invece gli immigrati buoni (ma pochi).

Come Magdi Allam, che un entusiastico ammiratore néoconnard ha descritto così:

"E' bello e significativo che tra i tanti che ci ricordano queste cose [l'esistenza degli immigrati cattivi] ci sia un immigrato onesto e laborioso, divenuto negli anni cittadino italiano e rispettato giornalista. Uno che ha scelto di rimboccarsi le maniche anzichè delinquere o vivere di sussidi ed espedienti."

Tutto sta a capire cosa si intende per "espedienti": sicuramente Magdi Allam ha clienti più altolocati di tante fanciulle rumene che popolano i nostri viali.

Ora, secondo questa classificazione, Lumumba Diya, a differenza dei miei amici Rom e musulmani, è un immigrato buono, anzi ottimo.

Intanto, non ha nulla a che fare con la sua patria da quasi vent'anni. Poi si è rimboccato le maniche creando un localino trendy il cui nome, Le Chic, è tutto un programma. E' simpatico, parla l'italiano, e frequenta tutta gente perbene, cioè di quella che la cocaina la compra, e non la vende sotto i portici della stazione.

Possiamo essere sicuri che uno così, se di religione si occupa, sarà un neobuddista alla Soka Gakkai, o forse uno scientologo.[2]

E poi fa quello che devono fare i neri, che come si sa, hanno la musica nel sangue: si occupa di entertainment, senza irrompere in settori che non gli competono.

Vicino a casa mia, c'è un ristorante trendy. Il proprietario - che possiede tre altri ristoranti in giro per la città - è un cinquanta-e-passa-enne con orecchino, pizzetto tinto e jeans; e ha sempre scelto dei maitre neri per i suoi locali, molto più eleganti di lui.

Rimboccatevi le maniche, zingaracci e imamastri e venditori di fazzoletti!

Nota:

[1] No, il signor Sollecito non risulta appartenere a una Religione Sospetta.

[2] No, il Congo è lontanissmo dall'Afghanistan e Lumumba Diya non è musulmano. Non ci sono nemmeno gli zingari da quelle parti. Deve essere proprio un bel posto per i Gimp.




martedì, 06 novembre 2007

Romà de Roma (II)

Peccato, a volte, non guardare la televisione. Perché mi dicono che a quella trasmissione che la nostra amica e commentatrice Maria chiama "Porca a Porca", c'era, ieri sera, Gianfranco Fini, che non è Calderoli.

E Gianfranco Fini ha citato con ammirazione il comportamento del sindaco di Bucarest, che avrebbe "spianato" (a suo dire) i "campi nomadi".

Ora, se i campi di Bucarest sono stati "spianati", ma i loro abitanti lasciati in vita, logica vorrebbe che queste persone siano andate altrove.

E infatti, da Bucarest sono andate, anche, a Roma. Dove altre ruspe stanno "spianando" di nuovo in questi giorni.

La Romania ha circa 23.000.000 di abitanti. Ufficialmente, 500.000 di questi sono Rom; ma le Nazioni Unite stimano che i Rom con cittadinanza rumena siano in realtà tra gli 1,8 e i 2,5 milioni.

Forse questo fatto era ignoto a quelle masse che inveiscono contro l'ingresso della Turchia in Europa, ma che non hanno mai fatto il più piccolo banner sui loro blog per tenere fuori la Romania, cristiana, bianca e pure latina.

Però questi numeri dovevano conoscerli tutti i politici e gli economisti che hanno deciso che la Romania "entrasse in Europa".

E se lo sapevano, devono aver valutato che la cosa andava bene per i loro interessi.

Innanzitutto, perché in Romania vivono ben 50.000 italiani.

Perché in Romania operano 14.000 piccole e medie imprese italiane sparse in tutto il paese, nonché la Pirelli, l'Ansaldo, la Finmeccanica e l'Enel.

E perché nella sola città di Bucarest, operano ben 180 (centottanta!) ristoranti italiani.[1]

I soldi si fanno sempre sui dislivelli, sui divieti, sulle differenze.

La nostra ricchezza certamente attira; ma attira anche la loro miseria.

Attira gli italiani verso la Romania; ma rende attraenti anche i rumeni. Perché miseria vuol dire disponibilità, disponibilità vuol dire che si lavora alle condizioni dettate dagli imprenditori.

E ci vuole soprattutto quella forma profonda di miseria, che non è solo economica, ma anche psicologica: la condizione del meteco. La persona che oggi lavora, ma non sa se domani avrà un reddito e quindi una casa; e perciò vive alla mercè. Meglio ancora se quella persona vive nell'incertezza persino della propria esistenza legale, in un mondo ostile sempre pronto a cacciarlo.

E' nel vivere se stessi come reato potenziale, come oggetto di preoccupazione non del Ministero del Lavoro, ma del Ministero degli Interni, sempre sul filo del controllo e dell'espulsione, che si diventa disponibili.

Sento spesso gente che fa un confronto morale tra l'immigrato legale e quello clandestino.

Dove il primo sarebbe quello "onesto che pensa solo a lavorare", cioè si annulla umanamente e culturalmente per meglio "integrarsi" e rendersi utile all'Azienda Italia.

Il secondo sarebbe, proprio in quanto clandestino, un criminale.

Nella realtà, cosa distingue il "legale" dal "clandestino"?

Semplicemente, la fortuna di essere arrivati per primi nelle immense file-lotteria per regolarizzarsi, cosa comunque possibile solo si ha - come avevano i meteci ateniesi - un protettore. Che, in tempi di continua trasformazione e precarietà, è un protettore del tutto inaffidabile.

Vuol dire che la clandestinità è utile quanto la legalità. I clandestini non devono essere cacciati, ma ognuno di loro deve sapere di essere cacciabile.

Walter Veltroni, il Messia del Nulla della sinistra, ha appena regalato immense concessioni edilizieFrancesco Caltagirone, il neo-suocero di Pierferdinando Casini. Quei cantieri dove ogni responsabilità si perde nell'infinita catena dei subappalti, non potrebbero nemmeno iniziare se non sfruttando proprio l'illegalità:

"Quando si muore nei cantieri, si avvia un meccanismo collaudato. Il corpo senza vita viene portato via e viene simulato un incidente stradale. Lo mettono in un'auto che poi fanno cadere in scarpate o dirupi, non dimenticando di incendiarla prima. La somma che l'assicurazione pagherà verrà girata alla famiglia come liquidazione [...]. Quando il mastro è presente il meccanismo funziona bene. Quando è assente spesso il panico attanaglia gli operai. E allora si prende il ferito grave, il quasi cadavere e lo si lascia quasi sempre vicino a una strada che porta all'ospedale. Si passa con la macchina si adagia il corpo e si fugge."[2]

Chi vive a Carrara, racconta delle strade contorte che devono percorrere i camion che scendono dalla montagna, carichi di enormi lastre di marmo (per i nuovi ricchi della Cina), che talvolta finiscono per travolgere autisti e cavatori. Certo, si può mascherare da incidente anche la morte di un napoletano, ma quanto è più facile farlo, quando si tratta di un moldavo senza apparente dimora né parenti.

Siccome io con gli imprenditori ci vivo, so che è sbagliato fare i moralisti.

L'etica dell'impresa distingue tra successo e fallimento, non tra correttezza e scorrettezza.

Il mercato globale è un posto dove la minima differenza di prezzo fa la differenza proprio tra successo e fallimento.

Quando la concorrenza è sul filo del rasoio, chi osa l'illegalità, rischia poco e può vincere molto; e quindi è dall'illegalità che dipende l'Impresa Italia.

La mano sinistra, dicendoci che la globalizzazione è inevitabile, offre un serbatoio inesauribile di anonimi meteci riducibili in schiavitù; mentre la mano destra, dicendo che occorre salvaguardare i privilegi degli italiani, assicura che si perpetui la condizione di angoscia, di impotenza, di vergogna e di paura che caratterizza l'essere meteci.

Ecco perché l'Emergenza non si deve mai sciogliere. E' cruciale che abbia natura arbitraria, perché tutto il meccanismo sta in piedi grazie all'incertezza del diritto.

L'ingresso in Europa di paesi poveri apparentemente cambia le cose: per incanto, i rumeni clandestini cessano di essere tali.

Ma il meccanismo della divisione tra legali e clandestini è così importante, che occorre riprodurlo di nuovo. E così, improvvisamente, anche i neo-europei vengono divisi: da una parte, quelli che hanno casa e "mezzi di sostentamento", dall'altra, quelli che non ce l'hanno.

Disegniamo una piramide.

In alto, ci poniamo gli italiani ricchi. Che hanno ovviamente sia casa che "mezzi di sostentamento". Giù giù a scendere, la cosa si fa sempre più complessa: il trentacinquenne che fa saltuariamente il commesso e per il resto è mantenuto con la pensione dei genitori ha "casa e lavoro"?

Poi iniziano i meteci. Che sicuramente lavorano, visto che tengono in piedi tutta la costruzione; e da qualche parte dormono. Dieci in una stanza affittata in nero - come tanti senegalesi che mandano avanti le fabbrichette toscane - significa "avere casa"?

E poi sotto... fare il manovale per cooperative che ti mandano di qua e di là, alternare tra il lavoro in regola e quello in nero, dormire in una baracca sotto i ponti, è "avere casa e lavoro"?

E la moglie di quel manovale?

La potenza del ricatto sta proprio nell'incertezza della risposta a tutte queste domande. E nel fatto che verranno rivolte solo agli stranieri, mai agli italiani: per cui anche l'ultimo degli italiani diventa in qualche modo garante dell'ordine/disordine.

Pierferdinando Casini visita un campo Rom a Roma. "E' incredibile che queste scene si vedano a poche centinaia di metri da un quartiere residenziale", dice.[1] E quindi, conclude, chi "non ha casa e non ha lavoro" va espulso immediatamente dall'Italia.

Seguite bene la sua logica: lui è cattolico (anche se poligamo seriale), e quindi visita gli ultimi. Ma il suo cuore è nel "quartiere residenziale" (costruito, forse, da suo suocero).

Vedere gli ultimi vicino al quartiere dei non ultimi gli fa lo stesso effetto che gli farebbe vedere una discarica di rifiuti tossici, o una vasta colonia di ratti. I ratti si possono sterminare con trappole ingegnose; ma i rifiuti umani, come quelli tossici, si possono solo spostare altrove.

Magari a Bucarest, dove le ruspe stanno già scaldando i motori.

Note:

[1] La Repubblica, 6.11.07.

[2] Roberto Saviano, Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Mondadori 2006, p. 238.




lunedì, 05 novembre 2007

Romà de Roma (I)

Torno al computer, dopo qualche giorno di lontananza.

Vedo che l'Italia si trova nel solito stato di sovreccitazione mediatica. La condizione di emergenza iperbolica e rancorosa costituisce infatti la norma e non l'eccezione.

L'Emergenza del ponte di questi giorni è costituita dal fatto che un cittadino europeo, di fede cristiana, con lavoro e documenti in regola, ha compiuto un orrendo delitto.

Non mi riferisco al signor Angelo Spagnoli, ex-ufficiale dell'esercito, che a Guidonia ha sparato a diciassette persone, uccidendone una e ferendone sette.

Mi riferisco invece al signor Romulus [sic] Nicolau Mailat, che ha violentato e ucciso una donna a Roma.

Romulus il Romeno di Roma è anche un Rom. Cioè, come dice la gente, uno zingaro.

I Rom, notoriamente, hanno un tasso molto alto di microcriminalità; ma anche un basso tasso di delinquenza violenta, se non altro perché i Rom in genere sono sorvegliatissimi dalle mogli e dalle reti dei pettegolezzi: se c'è un posto a Firenze dove una donna non Rom può tranquillamente girare al buio, per visitare le sue amiche, è il campo del Poderaccio.

Quindi l'azione di Romulus non ha nulla a che vedere con i reali drammi dei Rom; eppure il suo atto di violenza ha portato con sé una rappresaglia collettiva, considerata ovvia da quasi tutti. Il campo in cui risiedeva Romulus è stato raso al suolo nel giro di poche ore, non da un gruppo esagitato di skinhead, ma dalle ruspe del comune di Roma.

E sono iniziate le espulsioni. Gianfranco Fini, che non è in genere un estremista, chiede 20.000 espulsioni nel solo comune di Roma e "tra le 200 e le 250 mila" nel resto d'Italia e ha chiesto che "i campi rom vengano demoliti e non solo visitati".

Al centro della discussione, un disegno di legge sulla "sicurezza", che il governo sta lanciando - come al solito - in base alla cronaca e non a qualche lungimirante progetto politico.

A darci la fantastica misura di ciò che oggi sono i Forchettoni Rossi, la posizione di Rifondazione comunista. Leggiamo su Repubblica di stamattina:

"Rifondazione, con Ferrero, dopo aver detto sì a denti stretti in consiglio dei ministri, considera 'inquietante' l'ipotesi di un voto bipartisan e annuncia di essere disponibile a ulteriori inasprimenti".

Traduzione: Rifondazione ha paura di perdere le proprie poltrone, se il centrosinistra fa politiche di destra assieme al centrodestra; e quindi è "disponibile" ad appoggiare qualunque politica di destra, purché a votarla sia Rifondazione stessa e non il centrodestra.

Oltre alla paura di perdere poltrone, c'è anche la paura di perdere i voti che danno diritto a quelle poltrone.

Dice il senatore Milziade Caprili, sempre di Rifondazione:

"[I Rom] che non hanno reddito dovrebbero essere, nel rispetto di tutti i diritti della persona, rimandati in Romania. [...] In certi momenti il carattere d'urgenza è giustificato. La sinistra deve ritrovare una connessione con il proprio popolo".

E il "popolo", obiettivamente, odia i Rom. Dato incontestabile e reale.

Repubblica, che non è Libero, rilancia l'idea degli opposti estremismi, di moda alcuni decenni fa. Da alcuni giorni, pone infatti sullo stesso piano gli "efferati delitti" e lo "squadrismo xenofobo".

E' un interessante esempio di frase in apparenza inappuntabile (chi ama gli "efferati delitti" o "lo squadrismo xenofobo" alzi la mano). Accontenta destra e sinistra e rientra nel Grande Ma-anchismo alla Veltroni.

Però è una mistificazione e una falsificazione.

Prima di tutto, le espulsioni non riguardano "efferati delitti". Infatti, chi commette un "efferato delitto" non andrebbe premiato con un biglietto di ritorno a casa, ma andrebbe punito dalla legge italiana. Le espulsioni riguardano cittadini europei privi di casa e lavoro regolare.

Secondo, lo "squadrismo xenofobo" esiste, ma è un problema minimo. Per ogni ragazzotto di qualche quartiere sfortunato che cerca di bruciare un campo Rom, ci sono mille lettori di Oriana Fallaci e centomila persone che danno retta alle demonizzazioni mediatiche. L'oscena serial scrittrice razzista viene premiata, il disoccupato di San Basilio che ne prende alla lettera gli insegnamenti viene demonizzato.

Ora, la questione Rom non è solo un "problema". E una tragedia vera e propria, un disastro che porta con sé conseguenze devastanti.

Conseguenze che colpiscono in primo luogo i Rom stessi, e poi chi vive più vicino ai Rom: cioè chi abita in quartieri già malmessi. Invertiamo quindi la prospettiva: è molto meno colpevole chi, in simili condizioni, si lascia andare istintivamente alla violenza, che chi inveisce incessantemente contro i Rom, vivendo con il proprio stipendio di giornalista o di politico in quartieri dove i Rom non mettono mai piede.




domenica, 16 settembre 2007

"Impacchettiamoli"

La faccenda funziona più o meno così.

Gli imprenditori europei hanno bisogno di masse di operai a basso costo, e anche di delocalizzare le proprie imprese, in paesi dove la gente è grata se le allunghi cento euro al mese.

Per questo, globalizzano, come si dice.

Però, se globalizzi troppo, rischi di farti sommergere dal mondo.

Allora, globalizzano a pezzi: ad esempio, facendo "entrare in Europa" la Romania.

Una nazione che si presterebbe perfettamente allo scopo di far guadagnare di più ai nostri imprenditori, se non fosse abitata anche da circa due milioni di sfigatissimi Rom.

"Ieri Franco Frattini, ex ministro degli Esteri nel governo Berlusconi e ora commissario europeo per Libertà, Sicurezza e Giustizia, intervistato dalla Stampa su questi temi, non ha avuto problemi ad additare l’esempio della Francia che «ha appena impacchettato e rispedito in Romania due campi nomadi in blocco».

Nella stessa intervista, sempre Frattini, dice ancora: «il concetto di “country shopping” è facile: sono senza arte né parte e mi scelgo il paese che mi pare. Eh No! Devi dimostrare di poterti mantenere». "

Credo che le espressioni, "impacchettato" e "country shopping" la dicano tutta sulla gruviera ributtante e marcia che costituisce l'anima di Franco Frattini.

Ovviamente, chi è "senza arte né parte" in Italia, lo è anche - e di più - in Romania, altrimenti non sarebbe venuto in Italia. Tanta gente se ne è andata da Enna, ad esempio, non perché disprezzasse i bellissimi paesaggi da quelle parti, ma perché era senza arte né parte, e sperava di risolvere qualche problema andando a Milano.

A chi gli chiede come si fa a definire "adeguati mezzi di sussistenza", Franco Frattini risponde:

«Una via che alcuni Paesi stanno valutando è quella di fare riferimento al reddito minimo tassabile. Il nomade che vuole soggiornare in Italia deve dimostrare di possedere un lavoro che gli consenta di restare al di sopra di quella soglia per tutto il tempo che vuole restare qui».

Insomma, si resta extracomunitari uguale, se si è poveri.

Ma c'è invece chi ipotizza che i Rom non debbano essere nemmeno cittadini europei. Per destino razziale.

Ascoltate cosa dice Gianfranco Fini, un signore che ha ricoperto l'incarico di ministro degli esteri del nostro paese.

E poi ascoltate il silenzio assordante della maggior parte di coloro che inneggiano a "giornate della memoria" e dicono "mai più".

ASCA (POL) - 15/09/2007 - 16.10.00
 IMMIGRATI: VELTRONI, VERO PROBLEMA E' ARRIVO MIGLIAIA CITTADINI ROMENI = (ASCA) - Roma, 15 set - La vera novita' in tema di immigrazione ''e' l'arrivo di migliaia di cittadini romeni'' sul nostro territorio.

Lo afferma il sindaco di Roma e candidato alla segreteria del PD, Walter Veltroni, durante un 'faccia a faccia' con Gianfranco Fini svolto nell'ambito della festa di Azione giovani.

Per Veltroni, l'arrivo dei romeni - cittadini dell'Unione europea a tutti gli effetti e quindi liberi di circolare tra i 27 Stati membri dell'Ue - sta assumendo ''una dimensione numerica che comincia a diventare per tutte le citta', da Milano a Roma, difficile da reggere''. Anche se, aggiunge, il problema non puo' essere inquadrato nella piu' generale questione della immigrazione clandestina.

Al problema dei cittadini romeni e' legato quello dei Rom. ''E' un problema quest'ultimo - dice Veltroni - difficile da disciplinare perche' moltissimi sono i romeni ed entrano con regolare passaporto''.

Quello che i comuni devono cercare di fare e' di ''ridurre i campi abusivi, preoccuparsi dell'integrazione scolastica dei bambini, creare le condizoni perche' il flusso aumenti''.

Fini dal canto suo non ha dubbi: ''E' evidente che i cittadini romeni hanno il diritto alla libera circolazione nell'Unione europea, e quindi anche in Italia'', ma ''i Rom sono una minoranza e chi fa nomadismo non puo' essere considerato alla stregua di un cittadino Ue''. fdv/min/ss 151615 SET 07 NNNN


postato da kelebek alle 22:06 | link | commenti (251)


mercoledì, 05 settembre 2007

"Sdottoreggiano e filosofeggiano"

Leggo Repubblica di oggi, 5 settembre 2007.

Uno, Cronaca di Firenze, pagina V.

La signora Giuseppina, 59 anni, gravemente malata, con un contratto "puramente verbale" di 320 euro al mese, vive in un appartamento di 16 metri quadrati, più un bagno dove c'è solo un lavandino (l'acqua alla doccia gliel'hanno tolta).

Stanno per rubarle la casa. Non gli zingari o al-Qaeda, ma il padrone di casa. Armato, non con uno spazzolone da lavavetri, ma con l'avviso di un ufficiale giudiziario.

La signora Giuseppina, che guadagna ben 1000 euro al mese come amministrativa in una scuola fiorentina, non ha diritto a entrare nelle graduatorie dell'edilizia popolare.

Al giornalista, il suo caso evidentemente dispiace, come dispiace che qualcuno sia stato colpito da un fulmine: il fatto che l'edilizia popolare sia soltanto una misura caritativa per i casi più disperati non suscita alcuna riflessione.

Due, il governo lancia un "piano per la sicurezza", con la la mobilitazione di 30.000 soldati (sì, proprio soldati) e "operazioni congiunte tra la nostra polizia e quella rumena, albanese e marocchina": già ieri abbiamo raccontato di come la polizia rumena abbia partecipato allo sgombero di un immane disperatoio di Rom nella capitale d'Italia.

Tre, a pagina III della cronaca, chiedono a Graziano Cioni, assessore fiorentino inventore della famosa ordinanza, che fine hanno fatto i lavavetri che a Firenze non si vedono più? "Sono andati altrove. Non sta a me cercarli".

Quattro, Massimo Giannini, giornalista del quotidiano più liberal d'Italia, intervista il Ministro degli Interni, ponendogli questa straordinaria cosa qui, che dovrebbe essere una domanda:

"Ministro Amato, mentre voi preparate un pacchetto di misure urgenti contro la criminalità, politici e intellettuali ex o post comunisti si baloccano con Cesare Beccaria, filosofeggiano sui delitti e sulle pene, sdottoreggiano sull'uomo buono rovinato dalla società. Non le pare che ci sia un certo deficit culturale nel modo in cui la sinistra ragiona e affronta i termini di sicurezza?"

Con un suggerimento così chiaro, Giuliano Amato si scatena, mescolando abilmente casi di stupro - che evidentemente non hanno alcuna giustificazione sociologica - con casi che sono sociologici per definizione, come il fatto di dormire per strada perché non si hanno nemmeno i soldi di una sfrattanda fiorentina:

"Basta con il dibattito burattinesco che abbiamo avuto sinora... Non ne posso più di tutto questo e di chi ci attacca perché 'ce la prendiamo con i lavavetri e non con la 'ndrangheta'... Facciamola finita con certe banalizzazioni sociologiche... Ogni cittadino comunitario può andare in un altro paese e registrarsi all'anagrafe. Ma può farlo solo se ha i mezzi leciti di sussistenza. Se non li ha, viene rispedito a casa".

E' vero, e sono certo che la giustizia sia uguale per tutti.

Anche l'imprenditore veneto che va in Romania a scaricare i suoi fusti tossici sarà subito rispedito a casa, se non riesce a dimostrare di avere un reddito pari almeno a quello della signora Giuseppina.







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