martedì, 03 novembre 2009

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3)

Alla prima parte
"Se qualcuno sta facendo un "brutto viaggio" [con il peyote], è importante stargli vicino e rassicurarlo parlando lentamente e con dolcezza, facendo presente che ciò che la persona vede non è propriamente 'reale'. Se la situazione persiste o peggiora (con perdita di conoscenza, tremori incontrollati o convulsioni) è il caso di chiamare immediatamente una ambulanza."
Adesso che si discetta qui della New Age e del Messico, non c'è quasi nessuno che arrivi da Google cercando gli argomenti di cui stiamo parlando. Mentre continuano a cercare furiosamente Antonio Caracciolo  o Piero Marrazzo  (e pensate quanti altri riferimenti a Marrazzo, più visibili e interessanti, ci saranno in rete).

Io la interpreto così. La politica simbolica ("prof negazionista!" "Berlusconi va con le escort!" "Calderoli insulta i musulmani!" "musulmani vogliono toglierci il crocifisso!" "politico di sinistra va con le trans!") è il campo legittimo delle risse su Internet. Chi vuole la propria dose quotidiana di adrenalina, corre tutti i giorni sui motori di ricerca a cercare queste cose, e a dire la sua.
 
Invece l'immenso tema dell'immaginario diffuso occidentale - che chiameremo qui neospiritualismo [1] - è qualcosa su cui non si polemizza. Il perbenista laicista lo osserva in genere con un sorriso di superiorità: che vuoi discutere con gente che crede al potere delle piramidi?
 
Se io però metto i comunisti, i fascisti, i sionisti e i musulmani convinti tutti insieme in un paniere, il loro numero sarà insignificante rispetto a quello dei cultori del neospiritualismo [2]: praticanti di energobiopsicoterapie, membri di ordini paracavallereschi, lettori di Coelho, esaltati del Dalai Lama, metallari sataneggianti, portatrici di cristalli e mille altre cose.

Sarà pure tutta fuffa, ma questa gente ha un peso enorme sul mercato alimentare, medico, librario e turistico.

Non sono però abituati a litigare. E' difficile confutare la loro affermazione fondamentale, che si potrebbe esprimere all'incirca così: "credo a ciò che mi fa sentire bene". Litigare, poi, turba i chakra.

Un mondo quindi che non è visto e non vede, ma esiste. E agisce.

Nell'incessante fame di Altro, l'immaginario neospiritualista ha cercato di saziarsi con l'Egitto, con il Tibet, con l'India, con i Celti, nonché con la vita extraterrestre.
 
Come le spiagge intatte che vengono scoperte, godute e abbandonate non appena si popolano di alberghi, gli Altrove cambiano continuamente.[3]

In tempi recenti, l'Altrove più coltivato (nel senso minerario della parola) è quello dei nativi americani, a loro volta divisi in due grandi categorie: Sciamani a Contatto con la Natura e Misteriose Antiche Civiltà.
 
A differenza degli irraggiungibili Celti e degli extraterrestri, i Nativi Americani (in senso lato) esistono oggi, e il neospiritualismo ha avuto un impatto enorme sulla loro vita reale.
 
Per secoli, gli Huichol (Wixárika) della Sierra Madre Occidental in Messico -poco più di 40.000 persone, discendenti di gente fuggita ai lavori forzati nelle miniere spagnole - hanno vissuto all'interno di un complesso politico, economico, linguistico, mitico e rituale inestricabile e unico al mondo. Un complesso che comprendeva anche l'uso, in alcune particolari cerimonie, di un raro cactus denominato peyote, teoricamente illegale ma tollerato dalle autorità, e che richiede fino a trent'anni per maturare.
 
Improvvisamente, la terra degli Huichol è stata invasa da bianchi - in grandissima parte italiani - a caccia di peyote, ispirati dalla lettura dei romanzi di Carlos Castaneda. Romanzi che parlavano peraltro degli Yaqui, diversissimi culturalmente dagli Huichol, e che non consumano peyote. Questa massa di cercatori bianchi è entrata nella comunità chiusa degli Huichol, esigendo di venire iniziati come sciamani e richiamando l'attenzione della poco tenera polizia messicana sui Wixárika.

Luca Tarenzi, autore non a caso di opere di "urban fantasy", ci racconta una simpatica storiella, pubblicata sotto il titolo La sciamana del deserto dalle Edizioni Età dell'Acquario. Proprio la casa editrice messa in piedi a suo tempo dal Conte Bernardino Del Boca, l'incredibile fratello del più posato storico piemontese: diplomatico italiano, teosofo, collezionista di beni culturali altrui, militante omosessuale quando di certe cose ancora non si parlava, in contatto diretto con entità denominate Zoit che scorrazzavano per il giardino della sua villa a Singapore e fondatore del Villaggio Verde.
 
Almeno nel racconto di Luca Tarenzi, "Doña Maria"  è una "italiana del nostro Sud" che "dopo un’adolescenza difficile e un matrimonio sbagliato," viene  "iniziata alle arti sciamaniche incentrate sull’uso del peyote e diventa in poco tempo uno dei pochissimi sciamani non nativi riconosciuti dagli Huichol." La sciamana italica ha fatto prontamente ritorno in Italia: vivrebbe infatti ad Arona, dove scrive romanzi e insegna come "arrivare all'autoconoscenza" anche con "l'uso delle erbe di potere, come il peyote".
 
Siamo ovviamente liberi di credere che gli Huichol abbiano riconosciuto questa signora italiana, "unica europea", come sciamana, in base alla sua pseudonimica autocertificazione e a quanto scrive un autore di urban fantasy; ma è difficile pensare che lei si sia integrata al mondo simbolico Huichol:
"Di norma, chi non è nato Huichol non può mai diventare Huichol. Per quanto siano sinceri, rispettosi, desiderosi di ricevere insegnamento, non potranno diventare sciamani Huichol e non impareranno dal peyote ciò che il peyote insegna agli Huichol. Il peyote non è semplicemente un mezzo per trascendere temporaneamente, grazie alla sua complessa chimica, i limiti della condizione umana, ma serve in maniera molto pratica come forza generatrice di cultura, che riecheggia i valori religiosi in temi ricorrenti che si trascendono in visione, dalla parola ai miti e ai canti, le azioni nei rituali e nelle cerimonie e le credenze che permeano ogni livello della coscienza individuale e collettiva degli Huichol".[4]
Oltre a "Doña Maria", ci sarebbe anche un certo Brant Secunda, sciamano Huichol dagli occhi azzurri nato nel New Jersey, entrato nel giro mondiale grazie a un altro statunitense di nome Paul C. Adams, che preferisce però chiamarsi Prem Das (induista o messicano, sempre indiani sono).
 
Brant Secunda, autore di Fit Soul Fit Bodies. 9 Keys to a Healthier, Happier You,[5] ha avuto una visione sciamanica nel 2002 che l'ha portato a fondare un'impresa dedicata al commercio del cioccolato, la Shaman Chocolates.

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3)
Commossa, una certa Antonella Riem Natale scrive del suo incontro con Brant Secunda:
"Cosi' sono li' a Verona quando lo vedo arrivare da lontano, circondato da un'aura tremolante nell'aria. Quando mi passa accanto posso sentire una specie di brivido della "forza", come Luke Skywalker la chiama in "Guerre Stellari".

Il brivido e' persistente, come un superficiale elettro-shock, come una soffice emozione, come un'incresparsi dell'acqua, una leggera ebbrezza nelle ossa, come un benvenuto legato a tanto tempo fa, un ritorno a casa, la sensazione: "Si, siamo di nuovo qui!""
La signora Antonella Riem Natale trae questa morale dal suo incontro con lo sciamano del New Jersey:
"Siamo ancora legati alle nostre tradizioni, ricordiamoci, non dimentichiamo chi realmente siamo."
La signora Antonella Riem Natale, così attaccate alle sue tradizioni, salvo improbabili casi di omonimia, non è una contadina Huichol, ma è  pordenonese e preside della facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine.

I reduci del Grande Saccheggio degli Huichol imperversano per l'Italia: oltre ad "autentici sciamani" che conducono sedute a base di peyote nel Chianti o in Umbria, c'è pure chi ha aperto la Birreria El Peyote a Padova o la Discoteca El Peyote di Villasimius:
"Discoteca EL PEYOTE; sita nella fantastica meta turistica di VILLASIMIUS, propone una formula unica e innovativa per trascorrere della serate piacevoli e divertenti con la possibilità di gustare fantasiosi cocktails e l’emozione unica di ballare sui famosissimi tavoli tipici latino-americani a ritmo di ottima musica."
Ma forse meglio di tutti è la Disco El Peyote di Genova:
"Locale avveniristico: saremo in fondo al mare o sulla luna? Sempre pieno nei weekend dj set e divertimento."

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3)
Una ragazza Huichol, dopo aver trovato la legna, parte alla ricerca del suo Vero Sé

Note:

[1] Un termine più inclusivo di "New Age". Il termine fu coniato da René Guénon, nel contesto della sua particolarissima visione del mondo; ma crediamo che sia fondamentalmente corretto, in quanto riporta le radici del fenomeno, non agli anni Settanta, ma all'esplosione di massa dello spiritismo (spiritualisme in francese) a metà Ottocento.

[2] I neospiritualisti non hanno certamente una tessera. Si può avere un'idea molto approssimativa del loro numero guardando qualche diffuso sintomo comportamentale. Ad esempio, secondo un'indagine Istat del 2005, otto milioni di italiani, pari al 13,6% della popolazione, ricorrono a qualcosa vagamente chiamata "terapie non convenzionali".
 
E l'Italia è all'ultimo posto, pare:
"Numeri in ogni caso molto inferiori a quelli stranieri: a guidare la classifica delle nazioni “amiche” delle cure non convenzionali è la Francia (ne fa uso il 49 per cento della popolazione), seguita da Germania (46 per cento), Regno Unito (35 per cento), Belgio (31 per cento) e Paesi nordici (25 per cento circa)."
[3] Anche se con un bizzarro processo di accumulazione, che somma i meridiani dell'agopuntura cinese ai chakra indiani, ad esempio.

[4]   Peter T. Furst and Stacy B. Schaefer, People of the Peyote: Huichol Indian History, Religion and Survival,  1997, p. 510.

[5] La pubblicità del libro spiega così l'essenza della cultura degli Huichol, almeno vista dal New Jersey: 
"Che tu ti stia allenando per una gara sportiva o vuoi semplicemente migliorare la qualità della tua vita  e il modo in cui ti senti a proposito di te stessoFit Soul, Fit Body riguarda tutto ciò che ti fa essere, beh, TE".
(Continua...)



giovedì, 22 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (II)


La Co.Re.Is. o Comunità Religiosa Islamica non nasconde di trarre la propria ispirazione dal pensiero di René Guénon.

Chi non conosce affatto René Guénon, o magari ne ha sentito solo parlare in qualche demente lista di proscrizione intellettuale redatta da complottisti, sarebbe molto sorpreso a scoprire quanti guenoniani ci sono, a partire da Carlo, Principe di Galles.[1]

O meglio, visto che René Guénon non ha mai creato una setta, quanta gente ha letto le sue opere, rimanendone sottilmente influenzata. I "guenoniani" li trovi numerosi nelle logge massoniche e negli ambienti paramassonici (ben più ampi), ma anche in ambienti cattolici; tra le frange alfabetizzate della destra, come tra intellettuali di sinistra non rigorosamente laicisti; tra gli artisti come tra i liberi professionisti; tra i viaggiatori e coloro che hanno un orizzonte un po' più vasto della provincia Italia. Forse l'unico ambiente dove è difficile incontrarne è quello della New Age.

I guenoniani non si notano perché non praticano il proselitismo e non vogliono, di solito, cambiare il mondo. Possono appartenere a religioni diverse o a nessuna, e avere ogni sorta di idea politica;[2] e possono essere insopportabili, come possono essere invece dignitosamente modesti.

Esistono però anche piccoli circoli chiusi di guenoniani, con le loro litigiose riviste e scissioni. Come in tutte le formazioni antropologiche di quel tipo, il potere di ciascuno deriva dal grado di ortodossia rumorosamente conclamato. Chiameremo gli aderenti a questi circoli i guenonisti.

René Guénon giocava su due registri: da una parte, la vera conoscenza può essere solo iniziatica; dall'altra, per arrivarvi, occorre vivere dentro una "religione tradizionale": lui personalmente scelse di farsi musulmano, ma un guenoniano potrebbe anche essere cattolico, ortodosso, induista o membro di una loggia massonica ritenuta "tradizionale".

Volendo essere cattivi, possiamo dire che i guenonisti sono ben coscienti di essere degli iniziati che nei fatti ascoltano solo Guénon, mentre compiono le pratiche esteriori di una qualche religione.

In quanto iniziati godono della soddisfazione di essere al di sopra dei praticanti ordinari, da cui prendono tutte le distanze.

Il mondo che queste persone frequentano non può essere quello dei musulmani ordinari; è piuttosto un mondo trasversale di occidentali alla ricerca di iniziazioni.  Il loro essere musulmani non consiste nel farsi fratelli di un miliardo di mortali, ma nella precisione rituale accompagnata dalla ricerca di un'iniziazione in qualche confraternita. Ma l'iniziazione non è necessariamente solo islamica: le iniziazioni si possono collezionare tanto in una tribù di nativi americani quanto in qualche ordine cavalleresco, vero o di fantasia.

Avevamo già pubblicato qui la foto di Felicino Abdul Wahid Pallavicini, in abito di cavaliere di Malta:


Abdul Wahid
Pallavicini Coreis

La foto è curiosa, perché la storia dell'Ordine di Malta consiste in un unico, secolare conflitto con i musulmani del Mediterraneo, come dimostrano anche le grandi croci che campeggiano sull'abito di Pallavicini.

Vogliamo però tranquillizzare quei musulmani che potrebbero temere infiltrazioni crociate: non si tratta del Sovrano Militare Ordine di Malta, l'ordine di Malta universalmente noto, che ha già abbastanza candidati da non dover raccogliere anche musulmani.

Dopo molte ricerche, siamo riusciti a stabilire che quello di Pallavicini dovrebbe essere l'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta,[3]. Il Gran Maestro è un certo Louis Scerri Montaldo che in effetti indossa paramenti simili, come si può vedere in questa immagine, interessante anche per il contesto.

Può sorprendere che qualcosa di così quintessenzialmente europeo come un Ordine Cavalleresco si produca - come l'immaginario disneyano del Medioevo - negli Stati Uniti. L'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta è infatti una ramificazione, assieme a innumerevoli altre, dei Cavalieri di Shickshinny

Shickshinny, fonte di gran parte della nobiltà dei nostri tempi, è infatti un ridente paesino della Pennsylvania di mille anime, tutte di pelle bianca; qui ad esempio vediamo due caratteristiche dame di questa specie di Camelot:

Shickshinny knights
I cavalieri di Shickshinny furono creati da un certo Charles Pichel, un chiropratico con precedenti per truffa e spaccio di sostanze stupefacenti, probabilmente verso il 1956. Pichel comunque sosteneva il diritto di creare autentici cavalieri di Malta, grazie ai suoi contatti con alcuni profughi russi, che a loro volta avrebbero avuto qualcosa a che fare con alcuni cavalieri di Malta. Si è ovviamente liberi di credergli, e non pensiamo che l'iniziazione nell'Ordine possa fare male.

Imitando lo storico Ordine di Malta, l'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta nomina anche degli "ambasciatori": Felicino Pallavicini, in particolare, ne è "l'Ambasciatore Islamico per l'Europa".

Sappiamo con certezza che in altri "ordini" molto simili, l'appartenenza a una fede cristiana è assolutamente obbligatoria (e in alcune sembra che vi sia anche un esplicito divieto di appartenenza massonica). Non siamo riusciti a trovare divieti simili nell'Ordine di Scerri Montaldo, anche se in prima pagina su un loro sito le seguenti parole campeggiano in bella evidenza, come una sorta di proclama:
"L'euroetnicità della razza maltese emerge anche da un'occhiata superficiale all'elenco telefonico dell'isola! Per cultura e tradizione, i maltesi sono europei e cristiani; ad esempio, l'araldica, un concetto totalmente alieno al mondo arabo, è profondamente radicata nelle isole maltesi. I maltesi possono anche vantare una nobiltà antica e illustre, profondamente radicata nelle tradizioni della cavalleria europea. E' in Europa che si trovano le radici e il destino di Malta." (citato da Addendum: The Maltese Race, del colonnello in pensione Charles A. Gauci).
Nella cerimonia di Beirut, Felicino Pallavicini non era solo: tra i nuovi cavalieri investiti assieme a lui c'era l'on. Alberto Simeone di Alleanza Nazionale e l'ex-eurodeputato, Vito Napoli, che qui potete vedere mentre si  inchina di fronte alla spada di Scerri Montaldo. Ma per Vito Napoli non doveva essere un'esperienza così nuova, visto che anni prima, era stato iniziato anche alla P2 di Licio Gelli (tessera n. 887).

Note:

[1] Il principe Carlo è stato introdotto alla cultura "perennialista" da Charles Le Gai Eaton, convertito all'Islam sotto il nome di Hassan Abdul Hakeem. Il principe Carlo partecipa regolarmente ai grandi convegni internazionali dei cosiddetti "tradizionalisti", cioè dell'area che si rifà al pensiero di René Guénon e di coloro che gli erano più vicini.

[2] Fantasticare sul passato non è necessariamente più reazionario che fantasticare sul futuro, visto che viviamo unicamente nel presente. E poi chi legge libri non piglia pesci: ciò che conta in politica non sono i pensieri, ma i fatti, e quelli non li fanno certamente i cultori di antichi testi sacri.

[3] Esistono in realtà due organizzazioni con lo stesso identico nome e in duro conflitto tra di loro. L'altra organizzazione  omonima, diretta da Thorbjorn Paternò Castello,  non ha più nulla a che fare con Scerri Montaldo, e nessun Pallavicini risulta tra i  suoi membri. Qui potete vedere le foto dell'onorevole Carlo Giovanardi mentre partecipa ai prodromi della cerimonia di investitura dell'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta di Thorbjorn Paternò Castello al Palazzo Brancaccio la scorsa primavera.

(Continua...)



mercoledì, 21 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)

Alcuni giorni fa, Gianfranco Fini ha proposto di introdurre l'ora di religione islamica nelle scuole, dividendo gli amanti della polemica per partito preso in tre categorie. Provate a indovinare quali... va bene, avete vinto.

Ci sono i beceri a dire di no, qui si fa cattolicesimo e basta.

I laicisti buoni a dire, quanto è moderno e aperto Gianfranco Fini, così dovrebbe essere la Sinistra.

I laicisti cattivi a dire, ci mancavano pure gli imam a scuola, come se non bastassero i preti.

Tutte e tre le posizioni si basano sul rifiuto di capire qualcosa che esula dai loro schemi, ma che richiede qualche minuto di attenzione.

Intanto, Gianfranco Fini non ha proposto un bel niente, e non avrebbe nemmeno il titolo per farlo.

Si tratta di una dichiarazione di una persona che lo segue fedelmente, Adolfo Urso.

Adolfo Urso non ha fatto una proposta, ma la solita Affermazione a Margine di un Convegno, che abbiamo già segnalato come la maniera contorta che si usa in Italia per "gettare un sasso",come dice Repubblica.

L'occasione erano i Dialoghi Asolani, definiti "il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei." Avete capito bene, Farefuturo è il nipote spirituale della Giovane Italia che una volta faceva le risse con i rossi; e Italianieuropei l'ha creata Massimo D'Alema, cioè il nipote spirituale di Togliatti; e tutti e due gestiscono un unico "workshop", qualunque cosa voglia dire. Prendiamo atto che di fronte al vero potere, i paranoici che vedono ovunque "convergenze rossobrune" tacciono.

Gettare un sasso
non vuol dire fare una proposta. Vuol dire, usare la volenterosa complicità del sottogenere di giornalisti mandati ad annoiarsi a convegni del genere, per creare immagine mediatica.

Adolfo Urso non si occupa di scuola. E' viceministro allo Sviluppo economico. Diciamo tra parentesi che Adolfo Urso, a quanto emerge dal curriculum sul suo sito, è arrivato alla ragguardevole età di 52 anni senza aver contribuito per un solo giorno allo sviluppo economico del paese, esercitando personalmente qualche forma di ciò che noi chiameremmo lavoro.

In compenso, Adolfo Urso è sempre in prima fila in occasioni come questa:
"Il made in Italy brilla al Yacht e Brokerage Show, il salone nautico di Miami Beach inaugurato stamani dal sottosegretario al Commercio Estero, Adolfo Urso. [...] "La nautica e' il fiore all'occhiello del made in Italy - ha spiegato Urso - e eccelle soprattutto nel mercato americano dove le nostre esportazioni rappresentano una quota del 32 per cento, di fatto il primo mercato extra Ue. Se, da una parte, i megayacht non conoscono crisi con una posizione di leadership mondiale del 47 per cento (era appena al 31 per cento nel 2000), dall'altra stiamo monitorando con attenzione la situazione delle piccole imbarcazioni che stanno soffrendo per la crisi economica internazionale."
Cosa sia Miami, abbiamo già avuto occasione di dirlo su questo blog.

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)
Naomi Campbell su un megayacht, ovvero la via miliardaria all'integrazione

Però, Adolfo Urso ha davvero i titoli per parlare di musulmani. Perché i musulmani in Italia sono un ingrediente dello sviluppo economico: ci vuole un tot di musulmani (e altri immigrati), un tot di materie prime e un tot di Immagine, nonché un immane imbecille di acquirente, per fare un megayacht. E i musulmani non producono solo megayacht, producono anche figli.

Quindi, dice Adolfo Urso, ci vuole un'ora di religione anche per loro.

E ci vuole, per un motivo preciso:
“Per evitare di lasciare i piccoli musulmani nei ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste”.
Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)
In altre parole, i musulmani non devono essere lasciati liberi di gestirsi la propria religione da soli. Ci deve pensare lo Stato:
"Ad insegnare l'ora d'Islam, dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiano i requisiti e siano registrati in un apposito albo".
A parte il meraviglioso "al limite anche imam", è lo stesso sistema adottato da qualunque regime mediorientale, la cui prima preoccupazione consiste nel controllare l'Islam, attraverso vari organi statali. Dove il criterio teologico fondamentale per la "registrazione nell'albo" consiste nella capacità di tenere infuocate prediche a sostegno del Presidente o di Sua Maestà il Re.

La frase "docenti riconosciuti italiani registrati in un albo" passa inosservata a chi non sa cogliere lo specifico riferimento.

Infatti, non è Urso che lancia l'idea. E' Urso che fa propria l'idea di una particolarissima organizzazione, la Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), che poi lo applaude come se l'avesse inventata lui.

Poco dopo la sparata di Urso, arriva infatti la notizia, che rovescia però la sequenza reale:
"Vediamo la cosa in maniera molto positiva. Sarebbe l'occasione di far conoscere da un punto di vista laico a tutti gli studenti, non solo quelli musulmani, le specificità e le caratteristiche dell'Islam". Il vice presidente del Coreis, comunità religiosa islamica italiana, imam Yahya Pallavicini, promuove la proposta dell'ora di religione islamica nelle scuole lanciata ieri dal vice ministro Adolfo Urso e sposata oggi anche da Massimo D'Alema."
La Co.Re.Is. è l'emanazione profana di un cosiddetto Centro Studi Metafisici René Guénon, un minuscolo circolo di esoteristi vicini all'ala spiritualista e non anticlericale della Massoneria.[1] Il Centro Studi Metafisici (il nome di René Guénon è stato poi tolto, a causa delle proteste della famiglia dell'esoterista francese) di Milano ha sede allo stesso indirizzo della Co.Re.Is., nonché della casa dei Pallavicini, e si trova su un terreno di proprietà di Abdul Wahid Pallavicini. Avrebbe dovuto all'inizio ospitare una sorta di tempio dei tre monoteismi  con moschea, sinagoga e chiesa tutte sotto lo stesso tetto. Il tri-tempio non fu costruito per mancanza di interesse da parte dei cattolici.[2]

Il Centro Studi Metafisici René Guénon è stato fondato da Felicino Abdul Wahid Pallavicini  (il padre dell'Imam Yahya del comunicato a sostegno di Urso e D'Alema), che da giovanissimo si era rivolto alla ricerca di una guida al filosofo Julius Evola, che invece lo indirizzò verso ambienti esoterico-islamici europei.[3]

Pallavicini è stato per un certo periodo seguace del discusso esoterista Frithjof Schuon, un autore certamente brillante che per alcune cose è piaciuto anche a chi scrive. Schuon si dichiarava nel contempo musulmano e inviato dal Cielo per restaurare la religiosità dei nativi americani, facendo danzare attorno a sé le propri e discepole nude in un rituale chiamato Primordial Gathering, in cui lui, il Principio Divino, si univa - non solo simbolicamente - con l'Eterno Femminile.

Pallavicini (comprensibilmente) abbandonò Schuon, lavorando per un periodo come pianista su navi da crociera, finché a Singapore entrò nella confraternita degli Ahmadiyya Idrissiyya Shadhiliyya (da non confondere con la ben più nota organizzazione o forse setta degli Ahmadiyya indiani).

Oggi l'anziano Pallavicini giudica Evola in maniera decisamente negativa. In un'intervista al Corriere della Sera, dichiara:
«[Evola] è scivolato su tendenze occultiste ed esoteriche che l'hanno spinto a formulare una parodia della spiritualità, a tradire il pensiero di Guénon che con la sua ortodossia religiosa resta il vero depositario della Tradizione."
Alla maggioranza dei lettori - interessati a sapere se Pallavicini segua ancora o no il presunto cattivo maestro degli estremisti - sfuggirà il riferimento, ben più importante, alla "Tradizione" con la maiuscola, ritenuta superiore a ogni singola manifestazione religiosa, compreso ovviamente lo stesso Islam (la critica all'esoterismo di Evola si riferisce solo alla negazione delle religioni che caratterizza il fondo del pensiero evoliano).

Da notare come nella stessa intervista, Pallavicini dichiari, "Non avanziamo rivendicazioni politiche, sociali o nazionali". Sulla presunta apoliticità della Co.re.is. ritorneremo, ma possiamo già anticipare che una simile   dichiarazione di resa incondizionata sia proprio quanto i vari Fini, Urso o D'Alema si sognano dai migranti che i loro megayacht hanno risucchiato sul nostro suolo.

Note:

[1] Precisiamo che i riferimenti alla Massoneria in questo articolo non hanno nulla a che vedere con le polemiche antimassoniche di destra o di sinistra, che ci sono entrambe piuttosto estranee.

[2] Nella logica esoterica dell'unità trascendente, gli iniziati, possedendo la Verità, possono vivere con una certa relatività e tolleranza in una singola religione, che serve in sostanza per dare forma alle masse.

[3] Oltre a fonti orali, ci siamo basati sullo studioso Mark Sedgwick, che in Against the Modern World (p.136 ss.) dedica diverse pagine a Felicino Abdul Wahid Pallavicini e a suo figlio Sergio Yahya Pallavicini.

(Continua...)



venerdì, 16 ottobre 2009

Stragi, strategia della tensione e ruota della fortuna

Facciamo emergere alcuni punti dai commenti al mio post di ieri.

La discussione si è soffermata in gran parte sulla strage di Bologna: una discussione interessante, ma il mio intento non è quello di rifare la storia delle stragi in Italia, bensì di focalizzare l'attenzione sul meccanismo con cui tendiamo a interpretare episodi analoghi, anche quelli che avvengono oggi.

 
Verità ufficiale, verità antagonista

Intanto, non si tratta di contrapporre "verità ufficiali" e "verità antagoniste". Sia le "istituzioni" (in senso lato e compresi i grandi media), sia gli antagonisti possono essere "complottisti". Ed entrambi possono mentire.

Tra il 1969 e il 1980, sono avvenute in Italia quattro stragi contro quelli che potremmo chiamare "civili": Piazza Fontana, Brescia, l'Italicus e Bologna. E' bene ricordare il numero ridotto e la distanza temporale tra una strage e l'altra, perché è evidente che episodi così isolati non costituivano la norma e non creavano nessun clima generale di terrore. Nulla a che vedere, ad esempio, con gli attentati suicidi compiuti quasi quotidianamente dai palestinesi in Israele in un certo periodo.

La versione che allora era antagonista è oggi la versione più o meno ufficiale: non c'è commissione parlamentare o editoriale che parli di quegli anni senza citare la "strategia della tensione" volta a "soffocare la democrazia in Italia".

Il quadro che ne emerge è di un immenso sistema tentacolare, in grado di compiere stragi tremende senza lasciare traccia, di far sparire le prove, di condizionare tutte le indagini e di far sì che i giudici assolvessero i rei.

Da chi era costituito questo sistema tentacolare? Nessuno cerca di soffocare la democrazia come passatempo; lo fa perché vuole monopolizzare il potere, di cui probabilmente già possiede molto.

Allora chi era il regista della strategia della tensione? La famiglia Agnelli? Per carità, sono l'anima dell'impresa italiana. Il governo degli Stati Uniti? Per carità, sono il baluardo della democrazia. Il Papa? Per carità, è il custode dei Nostri Valori e occorre parlarne con rispetto. Resta poco più della P2, che in realtà era soprattutto un sistema di raccomandazioni per persone molto diverse tra di loro e che già contavano qualcosa; e la P2 comunque è stata smantellata dalla stessa magistratura che non è riuscita a punire le stragi.[1]

L'errore qui non sta nel credere ai complotti, che se ne fanno tutti i giorni di veri;  ma sta nella concezione che molti hanno del potere, anzi del Potere, immaginato come un ente astratto e unitario.

Esistono in realtà potenti di ogni sorta, in perenne corsa su e giù per la ruota della fortuna e in incessante lotta tra di loro, nonché con il colesterolo e le proprie mogli. E che non sono sostanzialmente diversi da noi poveri mortali.

Ecco perché uso con parsimonia la parola "potere", e preferisco "dominio", con riferimento a tutta l'impostazione della società capitalista occidentale, quella sì davvero capace di sopravvivere e riprodursi all'infinito. Ma sono concetti difficili per chi è abituato a ragionare in termini di "potere occulto", di "trame oscure" e cose simili.[2]
 
 
Motivazione e carte processuali

Nel guardare gli anni Settanta, confondiamo due realtà completamente diverse: la diffusa violenza quotidiana, che talvolta sfociava in omicidio, e le quattro grandi stragi. La confusione proietta sulla violenza diffusa qualcosa dell'oscurità delle stragi: anche atti brutali, ma perfettamente comprensibili nelle loro motivazioni, vengono inseriti nell'atmosfera complottista. Come se ci volesse la P2 per spiegare che hai dato una coltellata a uno che ti aveva tirato una molotov perché tu gli avevi dato fuoco al motorino. Ah, dimenticavo, lo hai fatto quattro giorni prima che Andreotti litigasse con Fanfani...

L'omicidio e la strage hanno comunque alcuni elementi in comune.

Una strage, o anche un semplice omicidio politico premeditato, è una faccenda difficile da organizzare. Anche per acquistare una pistola, devi rivolgerti a un malavitoso, che ti deve conoscere abbastanza bene da fidarsi di te, mentre tu non potrai mai fidarti di lui. Figuriamoci l'acquisto di grandi quantità di esplosivo. Le grandi azioni difficilmente si possono compiere da soli; ma la banale esperienza con innocui fatti privati ci mostra che quando due persone sanno qualcosa, lo sa tutto il mondo. Se pensiamo poi al mondo sempre pettegolo e spesso demenziale dell'estremismo politico...

Anche chi è più o meno apertamente coperto da potenti macchine statali può compiere errori clamorosi: ricordiamo il tentativo fallito di avvelenare Khalid Meshal da parte del Mossad, o la scia di indizi lasciata dai rapitori statunitensi di Abu Omar.

Certo, in un villaggio dell'Aspromonte, si può contare sul fatto che anche se spari a viso aperto a qualcuno in piazza, tutti diranno di non aver visto niente (ma esistono anche i pentiti di Mafia). Però in luoghi socialmente più complessi, chi compie un'azione del genere sa che prima o poi lo potranno prendere, per un errore qualsiasi.

Per compiere un omicidio politico o una strage, ci vuole quindi una forte motivazione; e ci vuole anche un progetto e uno scopo.

Qualcuno mi ha chiesto se ho letto le carti processuali della strage di Bologna. Ovviamente, per parlare seriamente della strage di Bologna, avrei dovuto farlo. Sono 500 mila pagine, e non me ne importa abbastanza di quello specifico fatto per farlo: l'ho citato solo come esempio.

Ma le carte processuali, la grande risorsa dei cronisti e degli autori di "inchieste" (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su questo orrendo genere letterario), ci dicono tutto sulla lettura giuridica e carceraria di un fatto; ma difficilmente rivelano la motivazione, il progetto o lo scopo.  

Non viviamo in un sistema inquisitoriale, e quindi le motivazioni ricevono un'attenzione minima, trovandosi sommerse da infiniti dettagli, che a loro volta possono nascondere infiniti bachi. La figura umana dei protagonisti - che è tutto quando parliamo di motivazione - scompare nel nulla. E permette anche le più sgradevoli demonizzazioni di persone trasformate in semplici ruoli nella recita del delitto.

 
Motivazioni materiali e ideali

Le motivazioni possono essere di tipo materiale o ideale.

Un grupppo di potere, con uno scopo ben preciso (siamo sempre lì) può affittare un serio professionista del tritolo o dell'omicidio, pagandolo somme ragguardevoli e organizzandogli attorno un'ampia infrastruttura nonché ovviamente una via di fuga, preferibilmente verso qualche isola tropicale. Chiaramente ci si rivolgerà a un tecnico e non a qualche inaffidabile fanatico politico - non è certo tra gli estremisti che bisogna cercare i sicari seri, come saggiamente mi disse un signore che si fece quattro anni di carcere per le accuse più improbabili, finendo poi assolto.

Una persona che non possiede potere corre rischi invece per motivazioni ideali. Questo è un termine che non uso con alcun intento morale; potete anche trovare un altro termine, meno simpatico, però se non capiamo il concetto, non arriviamo da nessuna parte.

Cogliere la motivazione ideale non significa semplicemente credere a ciò che qualcuno scrive di se stesso, magari reinterpretandolo secondo i nostri criteri. Bisogna sempre cercare una specie di punto focale dei discorsi.

Ad esempio, Forza Italia si presenta con questi ideali sul sito della divertente soubrette Gabriella Carlucci. Mica voglio negare che Gabriella Carlucci in qualche modo ci creda; ma è ovvio che il punto focale dei militanti di Forza Italia è diverso - è una simpatica congrega di affaristi, che mirano a ricoprire il massimo numero possibile di assessorati. Cosa che emerge più da una chiacchierata con qualche dirigente di Forza Italia che dalla loro carta scritta.

A volte, i nostri pregiudizi ci impediscono di cogliere il punto focale di un movimento, che si può nascondere in quello che ci sembra un dettaglio.

Il Gush Emunim e i Neturei Karta sono due gruppi di barbuti "fondamentalisti" ebrei, che sembra che scrivano più o meno le stesse cose e condividono gli stessi riferimenti di base. Ma una divergenza nel modo di interpretare alcuni dettagli fa sì che i primi appoggino qualunque cosa faccia l'esercito israeliano e i secondi preghino tre volte al giorno per l'abolizione dello Stato d'Israele.

Proprio la differenza del punto focale comporta differenze radicali nelle scelte di gruppi che possono apparire simili: non esistono "i comunisti", i "fascisti", i "cattolici", i "fondamentalisti islamici" o gli "estremisti ebrei".

I delitti commessi da estremisti politici hanno quasi sempre motivazioni ideali, che comprendono cose viscerali come la vendetta. Queste motivazioni spiegano innumerevoli fatti: le azioni delle Brigate Rosse, l'omicidio del giudice Occorsio per vendicare lo scioglimento di Ordine Nuovo, l'attentato di Mohammed Game a Milano e così via. Ogni singola azione compiuta da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, per quanto spesso contro poveri disgraziati, rispondeva a una precisa logica di questo tipo (vendetta, soppressione di presunti infiltrati, rapine per sopravvivere una volta lanciato il meccanismo che li ha portati alla latitanza).

I responsabili di queste azioni hanno sempre agito in prima persona, hanno colpito bersagli significativi e hanno pagato: non si tratta di una considerazione morale, ma di qualcosa che ci permette ragionevolmente di escludere misteriosi scenari dietro le quinte.

 
La logica delle stragi

A maggior ragione, anche le stragi devono avere una loro logica. Sembra brutto dirlo, perché siamo programmati per condannare e non per capire le cose brutte.

Il modello insuperato delle stragi terroristiche è stato il sistema di bombardamento a tappeto angloamericano durante la seconda guerra mondiale, ripetuto dagli statunitensi nel Vietnam. Centinaia di migliaia di donne, bambini e vecchi arrostiti nella maniera più atroce. Ma non è stata opera di un individuo sadico, bensì di un'équipe di esperti - compresi  esperti di macellazione per studiare gli effetti sui corpi umani - con uno scopo perfettamente logico. Quello di ricordare agli esaltati soldati tedeschi sul fronte che finchè durava la guerra, anche i loro bambini potevano morire di una morte spaventosa.[3]

Accantoniamo i giudizi morali, e diciamo che la tecnica è stata molto efficace in Italia, meno in Germania, pochissimo nel Vietnam.

Un'azione di questo tipo, compiuta però da "idealisti" (in senso tecnico) e non da "sicari", è stata la strage della metropolitana di Madrid. E' logico pensare che lo scopo degli attentatori fosse quello di portare la guerra dell'Iraq in casa degli invasori, colpendo un bersaglio accessibile. Non solo: un'azione di questo genere deve sempre offrire alla controparte la possibilità di far cessare il terrore facendo una concessione ragionevole: in questo caso, il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Ottenuta la concessione, non ci sono stati più attentati "jihadisti" in Spagna.

Conosco solo superficialmente il caso di Madrid; non posso garantire che la magistratura spagnola abbia preso i reali responsabili; ma mi sembra plausibile che i reali responsabili facessero parte almeno degli stessi ambienti che la versione ufficiale accusa. Ambienti precisi, di qualche decina di persone al massimo, mica "i musulmani" o "gli immigrati".

 
Perché si fa una strage?

Esiste una strage nella storia italiana di cui conosciamo abbastanza bene la logica. Una strage dimenticata, perché i delitti di Mafia non toccano le corde identitarie della politica: parliamo della strage di via dei Georgofili a Firenze. Che non fu isolata, ma accompagnata da una serie di altre azioni analoghe.

Ricostruisco a memoria, per cose lette nel tempo, e posso sbagliare nei dettagli. Ma mi sembra che la faccenda sia andata così.

A compierla non furono estremisti politici, bensì - come è ovvio - sicari professionisti, che agivano con una ragionevole copertura da parte di una potente organizzazione: non abbastanza potente, alla fine.

Le stragi furono decise dai cosiddetti corleonesi, cioè un gruppo preciso di persone. Non dalle "forze oscure della reazione", e nemmeno da "la Mafia", ma da un gruppo che doveva guardarsi continuamente alle spalle da altri gruppi.

Lo scopo era perfettamente ragionevole. Tramite vari emissari, hanno presentato una precisa richiesta al governo, una richiesta che il governo avrebbe potuto trovare la maniera di soddisfare: allentare le restrizioni cui andavano soggetti i boss arrestati in carcere.

Inoltre, hanno fatto un calcolo militarmente ineccepibile. Lo Stato stava per mandare molte forze in Sicilia, per sopraffare i corleonesi. Colpendo a caso in punti qualsiasi di tutto il territorio italiano, i corleonesi erano certi di poter distrarre  la maggior parte di queste forze, costrette a presidiare inutilmente ogni incrocio del paese. E colpendo obiettivi turistici, i corleonesi contavano anche di fare un danno all'economia.

La strategia è fallita perché altri gruppi mafiosi hanno deciso invece che fosse meglio mantenere un profilo basso, entrando nei partiti politici. E la forza di questi gruppi fu tale da bloccare i primi.

Tutto ciò è perfettamente logico; e se sei il tipo di persona che campa facendo morire migliaia di ragazzi di eroina e facendo a pezzi nelle vasche di acido i parenti dei tuoi nemici, possiamo anche accantonare troppe considerazioni morali.

Questa vicenda la conosciamo però solo per caso. Se non si fosse mai scoperto il vero movente, avremmo tutti proiettato le nostre fantasie su qualcuno che ci stava antipatico: gli anarchici non erano più di moda dopo il 1972, i fascisti sono diventati obsoleti negli anni Ottanta, forse ce la saremmo già presa con i musulmani che odiano i simboli dell'arte occidentale. In fondo, per decidere chi ha messo la bomba sull'Italicus nel 1974, è bastato un unico volantino che avrebbe potuto scrivere chiunque.

Magari dopo la bomba ai Georgofili, avrebbero trovato qualche ambulante senegalese che si aggirava in maniera sospetta da quelle parti e che aveva come unico alibi quello di essersi incontrato con un altro ambulante di cui si sono perse le tracce; e forse un compagno di cella, il solito pentito, avrebbe raccontato in seguito ai giudici di aver avuto da lui chi sa quali confidenze.

Infatti, essere anticomplottisti non significa affatto credere alla correttezza della magistratura, né tantomeno dei media.

Semplicemente, non è necessario pensare che il magistrato desideroso di fare carriera fosse anche lui della partita dei  corleonesi. E per spiegare il poliziotto che suggerisce al "pentito" cosa dire, è sufficiente ricordare che ogni poliziotto, come chiunque, vive sotto costante pressione per produrre. E che è sempre più facile produrre a spese di piccoli disgraziati, di gente che non ha connessioni di potere, di estremisti politici sciroccati.

La vera strategia della tensione

Tutto questo significa che non esiste la "strategia della tensione"?

Certamente esiste, ma su un piano diverso e perfettamente visibile. Consiste semplicemente nella maniera in cui il sistema spettacolare ci presenta i fatti. Una rom che fa un furtarello compare su tutte le locandine davanti alle edicole, o nelle serate di Bruno Vespa. Non c'è certo bisogno di montare stragi e rischiare ergastoli, per manipolare la realtà e per diffondere un senso sempre crescente di panico.

La strage di Falluja - decine di migliaia di persone massacrate dal "nostro imprescindibile alleato americano" - invece non esiste nella coscienza mediatizzata comune. E non è reato non parlarne in televisione.

Tutto questo non richiede una centrale occulta: chi fa carriera nei media è selezionato per agire spontaneamente così.

Anche negli anni Settanta, non mancava un riferimento quotidiano agli "opposti estremisti", senza che fossero necessarie le stragi - bastava un corteo un po' rumoroso per dire che non se ne poteva più.[4]

A questo si aggiungono infinite piccole azioni compiute veramente da elementi dei servizi o dei carabinieri: Cossiga ci ha ricordato allegramente come fosse prassi infilare bustine di eroina in tasca a noti sovversivi e poi arrestarli; mentre conosciamo le infinite dritte dei servizi ai media, in cui si racconta che un comando di musulmani sta per compiere le cose più assurde.  Poi non succede niente (i produttori di veline mica rischiano sul serio a organizzare un attentato contro il Papa), le fonti sono vaghe e tutto viene dimenticato, lasciandosi dietro però una scia di paranoia.

Note

[1] Il fatto che quelli della P2 abbiano pagato poco, mentre piccoli estremisti politici si sono fatti anni di carcere, non dipende da qualche complotto, ma dal fatto che le leggi sono strutturalmente a favore dei più potenti.

[2] E' interessante notare come anche in ambienti neofascisti, il mito della "strategia della tensione" sia stato pienamente assorbito: la versione neofascista di ciò che è successo in quegli anni coincide quasi perfettamente con quella dell'estrema sinistra, tolti ovviamente i riferimenti a singoli gruppetti neofascisti, che comunque sono sempre immaginati come "infiltrati dai servizi".  Ovviamente lo erano, ma è facile confondere l'infiltrazione con il controllo delle linee politiche.

[3] Il terrorismo richiede continuità: infatti gli squadroni di centinaia di bombardieri partivano a un certo punto quasi ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

[4] A ogni strage, come a ogni azione armata delle BR, si sono aggravate le leggi contro i reati associativi. Se tale fosse lo scopo delle stragi (ma non lo so), la sinistra mainstream di allora come quella di oggi se ne è fatta pienamente complice.
 



mercoledì, 14 ottobre 2009

L'attentato di Milano, la dietrologia e i bachi

Ieri abbiamo parlato dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano.

Tra i commenti al mio post, gip chiede:
"Sentite lo so che è una domanda senza riposta, ma a me pare una brutta coincidenza che Game faccia scoppiare il suo fertilizzante proprio in giorni in cui in Italia culmina una tensione che montava da mesi. E aggiungo un'altra cosa: proprio non riesco a capire perché mentre il tg1 di Minzolini spreme dalla notizia tutto quello che può, il sito del primo quotidiano nazionale lo gratifica prudentemente solo di una SESTA posizione in pagina. Insomma, è pur sempre il primo attentato "islamico" in Italia. E' giusto guardare nella storia di Game, e meno male che almeno i blog come questo si preoccupano di farlo. E se a a fare il dietrologo fosse solo D'alema con le sue scosse potremmo anche mandarlo al diavolo. Ma in tutto questo ci sono note stonate e qualche sospetto viene. Che ne pensi curatore del blog? che ne pensate lettori?"
E' un sospetto legittimo. Noi non sappiamo con certezza cosa sia successo, ed è giusto esplorare ogni pista.

Tenendo presente, come dice Gip, che la sua è quindi "una domanda senza riposta", rispondo con quello che penso in questo momento e con i dati che abbiamo.

Voglio intanto rovesciare la formulazione di Gip. E' facile lanciare "sospetti", perché qualunque faccenda può essere piena di quelli che possiamo chiamare bachi, per copiare il linguaggio informatico.

Miguel Martínez è un personaggio strano, con una vita movimentata alle spalle in varie parti del globo e tutta una serie di insolite amicizie e interessi bizzarri (pensate che sul suo blog ci sono link ai siti del Comandante Carlos,  dell'Imam di Carmagnola, di Barbara Aisha Farina e persino di  Alessandra Colla).

Dov'era l'11 settembre del 2001?

A casa, lui dice. A parte i familiari - inaffidabili per definizione - l'unico alibi che è in grado di tirar fuori è che afferma di aver ricevuto una telefonata nel pomeriggio da parte di una persona che gli raccontava confusamente dell'attentato a New York.

Può darsi che si riesca a risalire, dai tabulati, all'esistenza di quella telefonata. Che però potrebbe essere stata fatta apposta per creare un alibi per Miguel Martínez. Oppure i tabulati potrebbero essere andati opportunamente perduti nel frattempo (ricordiamo tutte le strane vicende che hanno riguardato la Telecom in questi anni).

E chi gli ha telefonato, per avvisarlo dell'attentato? Un noto americanista che a suo tempo era stato amico personale del sovversivo musulmano Malcolm X; che aveva seguito la guerriglia comunista in Guatemala e aveva vissuto il Settembre Nero accanto ai palestinesi in Giordania; e che una volta aveva intervistato l'ayatollah Khomeini.

Quindi il sospetto su Miguel Martínez è più che legittimo; ma è molto più difficile formulare un'ipotesi positiva sul possibile ruolo di Miguel Martínez nei piani di Osama bin Laden.

Torniamo all'attentato di Milano.  

Dire che l'attentato nasconde "qualcosa", vuol dire che nasconde il contrario di ciò che appare.

Se dai sospetti, passiamo a un'ipotesi positiva, l'attentato non sarebbe un attentato di un islamista contro il governo, bensì un attentato del governo contro l'opposizione. Il governo può usare un attentato di questo tipo, ad esempio, per chiedere ulteriori leggi repressive; oppure per screditare una sinistra che non è abbastanza ostile all'immigrazione; o per distogliere l'attenzione pubblica da altre notizie che mettono in imbarazzo il governo.

La cosa è ovviamente possibile, perché no?

E' probabile, però?

Vediamo prima il caso particolare, poi trattiamo una questione più generale.

Mohammed Game ha rischiato e pagato di persona: l'attentato non è stato compiuto da qualche anonimo sicario.

Per cui dobbiamo cercare le sue probabili motivazioni.

Ora, la tensione di cui parla Gip riguarda alcune vicende molto italiane - le onorevoli escort di Berlusconi, il Lodo Alfano, la riforma della scuola, l'UDC e la Chiesa che ammiccano al centrosinistra e così via.

Nei media, queste cose vengono enfatizzate quasi esclusivamente da Repubblica e su Internet.

Posso ipotizzare che Mohammed Game non comprasse Repubblica. Probabilmente guardava la televisione italiana, che tace sui guai del governo; e probabilmente aveva l'antenna parabolica e quindi guardava al-Jazeera, che non si occupa proprio dell'Italia.

La "tensione montante" c'era, ma riguardava la questione afghana. E' infatti importante sprovincializzarsi un po' su queste cose: alla maggior parte della gente del mondo, compresi gli immigrati, delle vicende di Berlusconi non gliene potrebbe importare di meno. Non abbassiamo i massacri compiuti dagli aerei alleati nei villaggi afghani, le carceri e le torture a qualcosa di secondario rispetto alle troiette del nostro primo ministro. Opporsi all'invasione dell'Afghanistan è una motivazione altamente etica e sensata per fare qualcosa (non necessariamente per fare ciò che Mohammed Game ha fatto, ovviamente).

La motivazione nota - la rabbia per l'occupazione militare dell'Afghanistan - è quindi la più plausibile, anche se non possiamo dire che sia "la verità".

Questo ci porta a una considerazione generale sul rapporto tra violenza politica e complotti in Italia.

Si dice spesso che gli attentati avvengano in momenti di "tensione crescente".

Posso essere d'accordo per un caso: la strage di Piazza Fontana, avvenuta effettivamente nel momento di massima tensione sociale dell'Italia post-bellica.

La strage ha messo fine all'immenso moto dell'Autunno Caldo e quindi ha una sua logica. Ci sono centinaia di migliaia di pagine di documenti processuali, che più si guardano, meno si capisce, perché più carta vuol dire più bachi. Su infiniti bachi, si possono costruire infiniti sospetti, fino a cadere nel più completo delirio. Provate a leggere oltre pagina dieci di uno di quei demenziali elenchi telefonici con connessioni casuali che pretendono di dirci la verità su Piazza Fontana e capirete cosa intendo.

Facendo piazza pulita di tutta la fuffa, restiamo però con alcuni fatti: che gli autori della strage non sono mai stati identificati con certezza (e siamo nel paese in cui anche Craxi è stato fatto fuori dai magistrati), per cui forse godevano di particolari protezioni; che l'ipotesi più plausibile è che si mirasse a far cadere la colpa di una brutale strage di innocenti sull'estrema sinistra, in un momento in cui un grande moto di sinistra minacciava le istituzioni. In questo senso, la strage ha certamente funzionato come terapia-choc, senza bisogno di colpi di stato.

Quindi è ragionevole ipotizzare che piazza Fontana sia stata realmente una strage "di Stato".

Piazza Fontana ha però creato un meccanismo psicologico nella sinistra che si avvicina a una vera e propria psicosi dietrologica. Da allora in poi, ogni fatto è stato inserito nel meccanismo della ricerca dei bachi e della produzione dei sospetti. La paranoia ha generato un fangoso linguaggio sbirresco-giornalistico: loschi e ambigui personaggi, guarda caso, infiltrati, "coincidenza" tra virgolette, trame oscure,  figura inquietante, stretti legami con, sedicente, provocatore, sottobosco, rete di contatti, idee deliranti, cui prodest (anche le capre si dedicano al latino), manovalanza, al servizio di...

Essendo interamente basata sui bachi, non si è mai capito quale fosse l'ipotesi positiva: chi avrebbe fatto che cosa a quale scopo. Semplicemente, nella nebbiosa confusione, dietro i bachi si intuivano  i servizi segreti, la Chiesa cattolica, la Massoneria, le banche, l'Opus Dei, la Mafia, i militari, la CIA e ovviamente e ovunque "i fascisti". Un mostro senza volto, senza storia, senza analisi sociale, dove lo studente sedicenne e il dirigente della Confindustria operavano al servizio dello stesso Potere Occulto.   

Questo modello è stato applicato a tutti i fatti successivi di violenza. Alle grandi stragi come alle azioni delle Brigate Rosse.

Prendiamo la strage della stazione di Bologna. Gli imputati, che hanno molte altre colpe certe e confesse, sono in questo caso palesemente innocenti.[1] Non viene in mente alcun movente plausibile, né per loro (non erano un gruppo di odiatori di treni) e forse nemmeno per il "sistema": non c'era un Autunno Caldo da fermare, non è stato il pretesto per un colpo di Stato. Nessuno ha provato ad accusare la sinistra della strage. L'ipotesi che si sentiva in giro allora, "vogliono spaventare la gente così si fermano le lotte sociali", è priva di qualunque logica.[2]

Ovviamente, la strage ha avuto una causa, ma attualmente non sappiamo assolutamente quale fosse.

La dietrologia ha colpito anche le Brigate Rosse. Non ho alcuna intenzione di giustificare alcunché. Però le Brigate Rosse sono state molto chiare e coerenti nella strategia. Con i bachi, si è riusciti a creare una melma senza fondo anche attorno a loro.

I mali della destra li conosciamo; ma quello forse principale della sinistra è la dietrologia.

Se avviene qualcosa che dà spazio alla destra, ci deve essere dietro il Complotto. Le azioni delle BR hanno come effetto anche quello di screditare la sinistra presso il grande pubblico? Bene, è sufficiente per dimostrare il Complotto, basta trovare un numero sufficiente di bachi per appoggiare una tesi di cui si è già certi. E' interessante la premessa perbenista che c'è dietro: lo scopo della sinistra sarebbe di avere una buona immagine, qualunque cosa danneggi quell'immagine è per forza "di destra". Così si trasforma lo scontro sociale in scontro puramente morale: noi siamo persone buone, quindi le azioni cattive devono averle fatte i nostri avversari.

Mentre sarebbe sufficiente ipotizzare, in linea di massima, che in un paese con sessanta milioni di abitanti, prima o poi qualcuno farà qualcosa di cui la propaganda della destra potrà approfittare: una rissa, un omicidio, un furto commesso da un immigrato... Approfittare lo fanno tutti, lo fanno anche i cattolici quando si lamentano perché qualcuno toglie un crocifisso, o la sinistra quando salta addosso a un cretino che allo stadio fa il saluto romano, senza che questo significhi che i militanti dell'UAAR o i giocatori della Lazio siano agenti dell'Opus Dei o dell'Internazionale Comunista.

L'evento bacato si dice che avvenga sempre "guarda caso" in un momento "particolare", tanto ogni momento è particolare, in un paese dalla politica confusa e rissosa come l'Italia.

Questo non vuol dire che dietro singoli episodi, non ci possa essere davvero un complotto. Tra tanti bachi, qualcuno forse porta davvero alla verità.

Ma in generale, le stranezze che ogni caso presenta vengono amplificate dalla stranezza di persone che scelgono di usare le armi e rischiare la galera e la morte: pensiamo al caso di Gianfranco Bertoli, un uomo tremendamente complesso, dalla vita confusa e avventurosa, comunista, tossicodipendente, frequentatore di un kibbutz, informatore dei servizi in tempi lontanissimi, lettore di esaltati testi di Max Stirner, scrittore sensibile e artista, che lanciò una bomba nel 1973 contro la questura di Milano, uccidendo quattro persone.[3]

Bertoli, arrabbiato contro il sistema quanto Game, non fece nulla per nascondersi e subì decenni di carcere. Eppure fu immediatamente messo in croce da tutti i dietrologi, come perno di chissà quale complotto;[4] per dimostrare la propria estraneità, arrivò a cercare di suicidarsi.

Riassumiamo. La premessa è che ogni evento può essere utile a qualcuno; ogni evento è pieno di bachi. Lo sono in particolare gli eventi che riguardano anime irrequiete. E sono in genere le anime irrequiete che compiono gesti clamorosi.

In certi casi, gesti clamorosi possono davvero fare parte di qualche strategia più grande: è legittimo cercare di approfondire la possibilità, ma solo tenendo ben salda la premessa.

Note

[1] Dire che sono innocenti non vuol dire che esiste un complotto del sistema per accusarli. I vasai devono produrre vasi, i magistrati devono produrre sentenze, e se manca la materia prima di qualità, ci si arrangia come si può. A Bologna la verità complottista è diventata la verità ufficiale; ma non mancano i dietrologi che seguono altre piste, altrettanto improbabili.

[2] Quando minaccio qualcuno, devo farmi capire in modo chiaro. Una bomba contro persone di ogni sorta che vanno in vacanza non lancia alcun messaggio comprensibile, soprattutto quando non ha alcun seguito. Chi vuole stroncare le lotte sociali con la violenza fa casomai come in Colombia, uccidendo a uno a uno migliaia di dirigenti sindacali e politici.

[3] Dire che qualcuno è strano, nel senso di fuori dal comune, o complesso, non vuol dire insultarlo dandogli del pazzo. In Bertoli c'è stata una forma estrema di sanissima curiosità, voglia di capire, desiderio di esserci, intensità di vivere, ricerca della varietà delle cose, che lo ha condotto di disastro in disastro. Una versione  meno elegante di Eduardo Rózsa Flores.

[4] Il ministro Mariano Rumor, bersaglio mancato dell'attentato di Bertoli, fino al giorno prima oggetto di ogni sorta di dietrologia, fu improvvisamente santificato dai complottisti. E questo indica dove porta il perbenismo innato dei complottisti. Ci sono degli "antagonisti" che ogni tanto tirano fuori  con scandalo il fatto che una persona che conosco, allora di destra e oggi di tutt'altra idea, una volta subì una perquisizione della polizia, pensate...



mercoledì, 07 ottobre 2009

Morte al Nono Secolo! La teologia del progresso

Lo scorso 24 settembre, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite. Un buon oratore cerca di manipolare i luoghi comuni profondi del suo pubblico e quindi un discorso, più è retorico, più ci dice sugli ascoltatori.

Lasciamo perdere i soliti elementi di hasbara adoperati da Netanyahu e che ormai tutti conosciamo a memoria, e passiamo alla maniera con cui Netanyahu tratta il tempo.

All'inizio del discorso, dichiara:
"Signor Presidente, Signore e Signori, circa 62 anni fa le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli Ebrei – popolo antico di 3500 anni – ad un proprio stato nella patria dei propri antenati."
E' un'affermazione che fa acqua storica e archeologica da ogni parte, ma ribadisce il concetto fondante del nazionalismo ottocentesco: uno Stato - concetto esclusivamente moderno - appena assicuratosi un territorio, inventa le carceri, una lingua ufficiale e un Antico Passato che per motivi misteriosi dovrebbe legittimarne l'esistenza.

I Savoia hanno il diritto di occupare Napoli, perché Virgilio è esistito.

Ma qual è il nemico dello Stato? Nel caso specifico, a Netanyahu interessa istigare altri a colpire l'Iran al posto suo.

In un consesso multireligioso come quello delle Nazioni Unite, non è però il caso di inveire contro l'Islam, o contro le razze orientali. Piuttosto, Netanyahu inveisce contro il Nono Secolo, in nome del Ventunesimo:
"La lotta contro questo fanatismo [l'Iran] non è uno scontro di religioni nè uno scontro di civiltà. E’ uno scontro fra la civiltà e la barbarie, fra il 21° e il 9° secolo, fra coloro che glorificano la vita e coloro che glorificano la morte.

L’arretratezza del 9° secolo non può tener testa al progresso del 21° secolo.

Il richiamo della libertà, il potere della tecnologia, l’ampiezza della comunicazione vinceranno sicuramente. Il passato non può davvero trionfare sul futuro. E il futuro offre a tutti i popoli magnifiche riserve di speranza. Il progresso avanza a velocità esponenziale.

Sono passati secoli fra la macchina da stampa e il telefono, decenni fra il telefono e il personal computer, soltanto pochi anni fra il personal computer e internet. Quello che pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi è già obsoleto, e a malapena possiamo immaginare le evoluzioni future. Troveremo la chiave del codice genetico. Cureremo l’incurabile. Allungheremo la vita. Troveremo una alternativa economica ai combustibili fossili e ripuliremo il pianeta.

Sono orgoglioso che il mio paese, Israele, sia all’avanguardia in questo progresso e traini l’innovazione nelle scienze e nella tecnologia, in medicina, biologia, agricoltura e acqua, energia e ambiente. Ovunque si sviluppino, queste innovazioni offrono all’umanità un futuro illuminato da promesse mai immaginate prima."
Lasciamo perdere la pedante domanda, cosa c'entri Ahmedinejad - di sette anni più giovane di Netanyahu - con il nono secolo,[1] e cerchiamo di cogliere il senso del quadro retorico che Netanyahu dipinge.

Netanyahu esprime perfettamente l'altra metà della grande fantasia ottocentesca sul tempo: l'ineluttabile Marcia del Progresso. Chi ha un Antico Passato ha marciato di più e quindi è più nel futuro di chi non ce l'ha.

Questa visione del tempo ha un'origine ben precisa.

E' la visione di chi, nell'Ottocento, possedeva i mezzi per soggiogare il mondo. Ritenendo il proprio il migliore dei mondi mai esistiti, il nucleo imperiale dell'Occidente proiettava se stesso in un futuro ancora migliore. Se il Futuro è bene, il Passato è male. Essendo gli uomini del passato per definizione morti, la teologia del progresso non aiuta a definire un nemico concreto, se non si ricorre a un trucco: quello di definire la grande massa dei propri contemporanei - quelli che andavano soggiogati - come "sopravvivenze" o "ritorni" del passato.

Siamo abituati a dividere gli autori di quei tempi in buoni (universalisti) e in cattivi (razzisti). In realtà, progressisti razzisti e progressisti universalisti appartenevano entrambi a un unico mondo concettuale.

Scriveva l'antropologo americano Lewis Henry Morgan nel 1877,
"Man mano che risaliamo il corso della storia, dall'uomo civilizzato verso il selvaggio, il volume del cranio diminuisce e le sue caratteristiche animali si rivelano: è un segno della necessaria inferiorità dell'individuo".
Visti con il telescopio della storia, i teschi lontani sembrano più piccoli. Un bel razzista, direte. Ma nella pratica, le conseguenze che tira sono forse diverse da quelle di Friedrich Engels, quando - criticando i concetti di uguaglianza e fratellanza sostenuti dagli anarchici - scriveva:
"Gli Stati Uniti e il Messico sono due repubbliche; in entrambe il popolo è sovrano.

Come ha potuto accadere che tra queste due repubbliche, le quali in base alla teoria morale dovrebbero essere "affratellate" e "federate", scoppiasse una guerra a causa del Texas, che la "volontà sovrana" del popolo americano, sorretta dal coraggio dei volontari americani, abbia spostato di alcune centinaia di miglia più a sud, "per necessità geografiche, commerciali e strategiche", le frontiere tracciate dalla natura? Bakunin accuserà forse gli americani di aver condotto una "guerra di conquista" che, pur dando un duro colpo alla sua teoria basata sulla "giustizia e l'umanità", è stata combattuta soltanto nell'interesse della civilizzazione?

O il fatto che la splendida California sia stata strappata ai pigri messicani che non sapevano che farsene costituisce una sventura?

E' una sventura che con il rapido sfruttamento delle miniere d'oro che vi si trovano, gli energici yankees accrescano i mezzi di circolazione, concentrino in pochi anni una densa popolazione e un ampio commercio nelle località costiere più adatte del Pacifico, costruiscano grandi città, realizzino una ferrovia che corre da New York fino a San Francisco, schiudano finalmente l'Oceano Pacifico alla civilizzazione e per la terza volta nella storia imprimano un nuovo indirizzo al commercio mondiale?

L'"indipendenza" di alcuni californiani e  texani spagnoli ne soffrirà, qua e là verranno violate la "giustizia" e altre norme morali; ma che significa al cospetto di tali avvenimenti storici di portata mondiale?"
[2]
Il riferimento al Messico non è casuale: da cinque tremendi secoli, il México artificial - vicerè, frati, massoni, conservatori filospagnoli e affabulatori del mitico "passato azteco",  imprenditori stranieri, economisti socialisti e liberisti - conduce una vana e fallimentare guerra di "riforme" contro il México profundo.[3] Il mistero di quell'incessante resistenza e la ricerca di una maniera di vincerla - dunque, un obiettivo  profondamente militare - ha portato indirettamente alla nascita stessa dell'antropologia.

mexico profundo

Il padre dell'antropologia fu infatti Edward Burnett Tylor, non a caso agnostico e non a caso cresciuto in una laboriosa famiglia di imprenditori quaccheri. Il suo primo libro fu Anahuac, or Mexico and the Mexicans, in cui si auspicava l'annessione del Messico agli Stati Uniti. L'antropologia nasce così: mettere in fila tutti i popoli, da quelli con un piede nel futuro a quelli addormentati nel passato, per cercare come civilizzare o almeno addomesticare i secondi.[4]

All'orizzonte il Futuro, con noi la Storia.[5]

Ora, qui c'è una cosa curiosa. Netanyahu fa un discorso costruito per i ceti politici e mediatici del pianeta. Per farlo, usa due luoghi comuni - il Popolo Antico che Legittima lo Stato Moderno e il Progresso contro il Passato - tipici del pieno Ottocento, proprio agli inizi della rivoluzione industriale.

E' comprensibile che ai tempi in cui si poteva salire per la prima volta su un treno, aspettandosi chissà quali altre affascinanti diavolerie dietro l'angolo, queste retoriche potevano avere un loro fascino.

Da allora, però, abbiamo scoperto la natura assolutamente aleatoria e sfuggente di quello che ai nostri ormai lontani avi sembrava l'Ineluttabile Progresso. Per la maggior parte degli esseri umani, il futuro è precario e imprevedibile, quando non è semplicemente minaccioso.

Eppure, nulla ha sostituito il Luogo Comune dell'Ottocento, perché nulla ha sostituito il capitalismo. E il capitalismo lavora nel tempo, fondandosi sulla scommessa di investire oggi per guadagnare di più domani. Il capitalismo deve credere al futuro, quindi. Certo, un Futuro da conquistare con i denti, le ruspe e le bombe, ma che è garantito a chi si agita a dovere.

Più , dei filosofi, i pubblicitari vanno all'essenza delle cose. Ascoltiamo come il cuore del pensiero di Morgan, Tyler,  Engels e Netanyahu viene riassunto in uno slogan sul sito di Mondopromoter (un nome, un programma):
"Non perdere questa occasione per costruire il tuo futuro e ricorda che la professionalità è l’unica arma vincente in un mercato sempre più competitivo."
Note:

[1] O cosa c'entri il nono secolo con un paese come l'Iran, diventato sciita nel sedicesimo secolo.

[2]p. 375, Engels, Il panslavismo democratico, in Marx-Engels, critica dell'anarchismo, Einaudi.
 
[3] Si veda Guillermo Bonfil Batalla, México profundo. Reclaiming a Civilization, University of Texas Press, 1996 (2007).

[4] La Mission dell'antropologo, per citare un neologismo:
"Ai promotori di ciò che è buono e valido e ai riformatori di ciò che è dannoso alla cultura moderna lo studioso della cultura rende il duplice servizio di fornire una dottrina coerente dello sviluppo umano che deve spingerli a farlo ancora avanzare, poiché si mette a loro disposizione una visione più chiara della storia e delle possibilità della nostra specie e permette di individuare i resti di una rozza cultura antica che devono essere eliminati".
E.B. Tylor, Primitive Culture, Vol. I, p. 539, citato in Giulio Angioni, Tre saggi sull'antropologia dell'età coloniale, S.F. Flaccovio Editore, Palermo, 1973, p. 88.

[5] Tra tanti cultori dell'evoluzione, non cito Charles Darwin. Le cui scoperte furono subito integrate nella religione del progresso, ma per mano di altri: la teoria dell'evoluzione in sé è un'altra cosa.



venerdì, 02 ottobre 2009

Il figlio di Ahmed si mette la minigonna

Ragionare con un islamofobo è un'impresa ardua: "Sì, sarà vero che a Parigi un musulmano accusato di voler mettere una bomba era innocente, ma che mi dici del senegalese sotto casa che tiene la musica ad alto volume o di quello che ha detto un tizio con la barba in un villaggio nel Pakistan contro la polenta? Avanti, rispondi!"

Però, se gli islamofobi non ragionano, mi offro a ragionare un attimo al posto loro. Diciamo che faccio loro da insegnante di sostegno.

Separiamo gli innumerevoli motivi, personali, teologici o culinari, per cui qualche aspetto del mondo tra Dakar e Borneo possa risultarci sgradito, dal nocciolo del discorso islamofobo. E separiamo anche l'islamofobia da tutti i problemi che ovunque accompagnano le migrazioni (tipo, non capiscono le nostre barzellette, mangiano troppo piccante, fanno la pipì sui muri, ecc. ecc.).

L'islamofobia vera e propria mi sembra si basi su due premesse fondamentali. Se stanno in piedi, gli islamofobi hanno qualcosa da dire. Se non stanno in piedi, farebbero meglio a darsi alla raccolta di francobolli, che è anche più rilassante.

La prima premessa è che in Europa, esistano qualcosa come "i musulmani".

La seconda premessa è, che quei musulmani abbiano sia l'intenzione che la possibilità concreta di cambiare la vita che viviamo noi.[1]

Infatti, non è molto interessante sapere se una ragazzina di origine egiziana a Milano porterà anche lei il foulard islamico, come lo portava sua nonna al Cairo. In quel caso, c'è solo uno spostamento geografico: volete comprare elettrodomestici cinesi? Volete farvi le vacanze a Sharm el-Sheikh o Cancún? E allora zitti, se oltre agli oziosi, si spostano pure i lavoratori con le loro famiglie.

Il punto è che nella ragazzina egiziana che a Milano indossa il foulard, non c'è proprio nulla che intacchi la mia vita, nessuna "islamizzazione" di ciò che non è islamico.

La domanda cruciale è, i musulmani faranno portare il foulard a mia figlia, che non è di origine egiziana? Ovviamente esiste la remota possibilità che mia figlia scelga di farsi musulmana, come potrebbe farsi Testimone di Geova o buddhista del Soka Gakkai, ma l'islamofobo non sta parlando di improbabili scelte individuali, bensì di un rischio per tutta la società.

Torniamo alla prima premessa. Esistono i "musulmani"? Beh, sulla carta sì. Solo che i musulmani reali che conosco io sono:
- ingegneri socialisti laureati all'università di Casablanca, attualmente muratori

- contadini berberi della montagna marocchina, che ci tengono molto a non essere arabi

- pizzaioli giordani che inveiscono contro i marocchini (berberi o arabi)

- scapestrati algerini scappati dal proprio paese, che vogliono divertirsi, bere alcol e correre dietro le ragazze lontani dall'imam e soprattutto dai parenti

- pittori astrattisti persiani con una casa a Stoccolma e un'altra a Los Angeles

- miliardari egiziani che parlano con i propri figli esclusivamente in inglese

- curdi dell'Anatolia che maledicono i turchi

- curdi dell'Iraq che maledicono gli arabi

- turchi aleviti comunisti che odiano i sunniti

- nazionalisti turchi che non amano gli arabi, i curdi o gli aleviti

- iracheni sunniti in fuga dagli sciiti

- albanesi che chiamano i propri figli Kevin, Elvis o Rossella

- rom kosovari che si trovano meglio con i serbi ortodossi che con i suddetti musulmani di nome Kevin, Elvis e Rossella
Potrei continuare per ore, ma fermiamoci qui. Siccome occorre essere buoni con i non raziocinanti, facciamo finta di non aver appena demolito la base dell'islamofobia, e diamo per buono che "esistano i musulmani", nel senso in cui negli anni Cinquanta "esistevano i comunisti": cioè milioni di persone che aderivano a un movimento transnazionale, più o meno unito allo scopo di cambiare il mondo.

Ora, questi musulmani come dovrebbero procedere per cambiare il mondo, per "islamizzarlo" insomma? Facendo figli, ci rispondono gli islamofobi. Probabilmente, l'idea è che se fanno tanti figli, poi diventeranno la maggioranza e faranno eleggere un governo che imporrà la legge islamica a tutti.

Gli europei non fanno figli, gli immigrati musulmani sì... il punto però è che fanno figli pure i peruviani e i cinesi e i filippini. Insomma, i musulmani rimarranno sempre una minoranza tra gli immigrati. E peruviani, cinesi e filippini non hanno la minima intenzione di farsi musulmani in blocco.

L'islamofobia sostiene che la cultura islamica si potrebbe imporre su quella che possiamo chiamare (scusate il termine riduttivo) cultura europea. Se dovesse succedere, potrebbe essere solo per un miracolo, che dimostrerebbe non solo che Dio esiste, ma che è pure dalla parte dei musulmani: non resterebbe che prenderne atto.

Abbiamo infatti visto che non ci potrà essere un'islamizzazione per maggioranza numerica. L'islamizzazione si potrebbe imporre solo perché gli italiani (o i peruviani) ne restano affascinati.

Infatti, non si è mai vista una cultura dominata imporsi su una cultura dominante. Certo, il teatro greco si è imposto a Roma; ma i romani erano già convinti in partenza di avere tutto da imparare, in materia, dai greci. Insomma, i greci erano i trendsetter in materia, i romani no. Mentre i quattro gatti di romani erano trendsetter in materia di urbanistica e di lingua, tanto che celti, iberi e germani accorrevano a farsi romani.

E' vero che la cultura europea si potrebbe benissimo appropriare di qualche aspetto delle culture di persone che si ritengono musulmane: il kebab ad esempio.

Ma il fatto che mangiamo pomodori, non vuol dire che gli europei siano diventati aztechi. Vuol dire che gli europei si sono mangiati sia i pomodori che gli aztechi.

Poniamo, per semplificare, che i musulmani non solo esistano, ma che costituiscano il 10% della popolazione di un paese europeo medio. Vuol dire che il 90% della popolazione, per ora, non è musulmana, e sta lì che attende di essere abbagliata dai musulmani.

Ora - a parte pittori astrattisti persiani e chirurghi siriani, che comunque esistono - i musulmani sono in genere degli sfigati. Se va bene, lavorano in fonderia.

Invece i trendsetter dei nostri tempi non lavorano in fonderia. Stanno in televisione, negli studi pubblicitari, sulle spiagge delle Maldive (dove applicano i loro costumi alla faccia dei locali, altro che shari'ah) e altri luoghi gradevoli. A voi calcolare quanti musulmani ci sono in televisione, negli studi pubblicitari o sulle spiagge delle Maldive, tolti ovviamente quelli che puliscono i gabinetti.

Gli islamofobi hanno in genere bisogno di disegnini, per cui gliene facciamo due.

Il primo disegnino raffigura dei musulmani a casa loro. Precisamente in Marocco, dove li vediamo impegnati a fare il lavoro sporco per portare La Fattoria 3 (quella del 2006) a casa nostra.

la-fattoria-sfigati
Nel secondo disegnino, vediamo una simil-escort di nome Justine Elizabeth Mattera, mentre lavora anche lei alla produzione della Fattoria 3, sempre in Marocco. Una dei Nostri che fa cose nostre a Casa Loro per portarci Casa Loro dentro Casa Nostra, insomma.

justine-matteramarocco
Possiamo porre la domanda così: i trendsetter saranno i laboriosi della prima foto (di cui tipicamente non si vedono nemmeno le facce) o l'oziosa della seconda foto?

Completiamo quindi il quesito fondamentale sull'islamizzazione: è più probabile che mia figlia indossi il foulard islamico, o che la figlia di Ahmed, turnista al macello comunale, indossi la minigonna?

Questo ragionamento mi è venuto in mente leggendo su una mailing list un tipico post contro "ciò che vorrebbe imporci la legge islamica."

La prova che qualcuno vorrebbe "imporci la legge islamica" consiste in una presunta intervista con un anonimo teppista in Svezia. L'anonimo teppista, di cui non vengono precisate le origini etniche e che non parla di religione, afferma: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa».

Che a me sembra una mirabile dichiarazione di fede nei valori fondamentali dell'Occidente contemporaneo. Il figlio di Ahmed si è messo la minigonna, insomma.

Non che gli servirà a molto cercare di fare il vichingo ganzo: un frequentatore della stessa mailing list commenta,
"Quuesti schifosi cavernicoli invasati e bestiali rovineranno il mondo, se non li fermiamo OVUNQUE ricacciandoli a calci nel culo nel loro abisso di inciviltà!..... Altro che "integrazione"!!!!!!!!!!!!"

Nota:

[1] Lo so da me che i musulmani credenti amerebbero veder convertire il mondo. Anche il Capitano Ashtar Sheran cerca di farci cambiare vita, ma nei fatti incontra qualche problema.



martedì, 22 settembre 2009

Replica di Andrea Di Vita su Destra e Sinistra

E' arrivata la risposta di Andrea Di Vita al mio post su Destra e Sinistra. Eccola... in corsivo, brani del mio post cui Andrea risponde.



Mi scuso di essermi fatto vivo con tanto ritardo, ma non ho accesso a un PC tutti i giorni :-) Cerco di rispondere punto per punto  alle osservazioni del post.

''Ma questa definizione è utile per dividere in due la specie umana?''

Certamente no. E' una definizione utile a classificare le idee. Poi, dato che le persone sono persone e non pietre, la stessa persona puo' avere per un certo periodo idee di destra e per un altro idee di sinistra. Magari, se è colta e/o confusa, idee diverse coesistono. La sfumatura non nega la nettezza: così come lo schermo di un televisore è fatto di tanti minuti pixel, ciascuno con un colore ben definito, la tavolozza dei comportamenti umani, esaminata in dettaglio, rivela a volte idee di un tipo a volte di un altro.

''In Italia, chi vota per la coalizione detta di centrosinistra non coincide affatto con chi si dichiara di Sinistra.''

Un'eccellente spiegazione dei fallimenti del Partito Democratico.

''Le persone che si ritengono "di Sinistra" saranno al massimo il 20% della popolazione, una minoranza rispettabile, ma niente di più. Si può definire "di Destra" il restante 80% della popolazione?''

No, perché la divisione è nelle idee, non nelle persone. Lo smarrimento di molti sta proprio nel fatto che oggigiorno, nel 'mondo liquido', non sembra esservi alternativa nè al pensiero unico neoliberista al di fuori della ortodossia cattolica. O meglio, c’e’ (nella sua forma più urlata ed elementare mi viene in mente Beppe Grillo) ma non ha diritto di cittadinanza alla televisione e sui giornali.

''E negli Stati Uniti, dove esiste sì la divisione in due partiti, ma dove quasi nessuno si dichiara "di Sinistra" o "di Destra"? E' corretto definire "di Sinistra" quegli statunitensi che si riconoscerebbero nella definizione data da Andrea, ma che respingono l'etichetta "Sinistra"?''

Proprio sul Corsera di oggi (lunedì 21 settembre 2009) Sergio Romano dimostra come le idee di molti statunitensi, ad esempio sulla sanità, sono a sinistra quanto e più di quelle di molti Europei.

''Ma il problema principale sorge con il termine "Destra", che a mio avviso non è affatto complementare a "Sinistra". Infatti, "Sinistra" è un termine che la Sinistra usa per se stessa; "Destra" è un termine che la stessa Sinistra - e nessun altro - usa per definire chi non è di Sinistra. [...] "io sono il contrario di voi di Sinistra".''

Questo è il vero punto di disaccordo tra noi. Mi limito all'esempio dell'Italia, che abbiamo sotto gli occhi. (Al solito, del resto, come dal tempo degli Etruschi in poi l'Italia è all'avanguardia del mondo).

Io affermo che in Italia la sinistra non è nemmeno un termine che la sinistra usa per se stessa. E' il termine che berlusconi usa per identificare il nemico.

Dopo Tangentopoli e il  crollo del Muro, berlusconi, da pubblicitario qual'e', ha utilizzato un fatto molto semplice: che la politica è innanzitutto scelta di un nemico (come capì Schmitt). Perchè? Perchè il potere, ci insegna Orwell, è la capacità di far soffrire (nulla di nuovo, dato che allo stesso modo Foscolo lodava Machiavelli: quest’ultimo aveva mostrato 'di che lacrime grondi e di che sangue' il trono dei potenti). E a soffrire deve esere ovviamente il nemico,se vogliamo mantenere il consenso. Solo che bisogna sapere di che nemico si parla. Coi suoi media, berlusconi ha dato un semplice messaggio: 'chi ce l'ha con me (giudici, uomini di cultura, politici) è la Sinistra dei Nipotini di Stalin, chi sta con me Difende i Valori'. Ovvio che gli incolti lo seguono, i disinformati (la maggioranza, coi giornalisti intimiditi o lecchini) anche, e i vari Difensori di Valori, sputtanati da tangentopoli, lo hanno seguito a ruota. Dunque berlusconi ha sfruttato il fatto elementare, innegabile perchè pertinente al lessico, non alla realtà, che la 'destra' è antitetica alla 'sinistra' (del resto, orwellianamente è il lessico che cambia la realtà). Ripetuta ossessivamente, lo slogan diventa senso comune, e da qui realtà indiscussa.

''Se esiste una Sinistra, non esiste una Destra. Esistono innumerevoli "non sinistre"

 Simmetricamente, esistono innumerevoli ''non destre'', da Travaglio a Ferrando (continuo a riferirmi all'Italia). La contrapposizione è mediatica, e funziona perchè agendo orwellianamente sul lessico modifica e crea la realtà, e dunque diventa contrapposizione ideologica, ossia –letteralmente- una contrapposizione 'di discorsi di idee'. Berlusconi interessa certo il mondo fuori dall’Italia per il gossip, ma anche perchè è un passo avanti a Bush jr., agli spin doctor di Tony Blair e a Goebbels: è l'inventore della 'guerra dell'immaginario' senza violenza fisica ma su scala interna a un paese, diremmo -per usare un termine a Lei caro  - l'inventore della 'guerra civile dell'immaginario'. Ed è una guerra contro la quale la democrazia è ancora impreparata. Si noti che il tradizionale binomio di ‘controllo della informazione’ e ‘terrore’ tipico dei regimi totalitari (secondo almeno la definizione che ne dà la Arendt) qui sembra mancare di un tassello, chè certo non abbiamo i desparecidos e i gulag. Ma temo che la precarietà del posto di lavoro, nonché l’abbondante dose di notizie terrificanti debitamente ingigantite dai mezzi di comunicazione di massa, abbia finito col sostituire un terrore ‘percepito’ a quello fondato. Abbiamo una società conformista come quella dei gulag, senza i gulag. (Nulla di nuovo, per chi ha letto ‘Pianeta Eden’ di Lem). E’ inutile, noi italiani ci facciamo sempre riconoscere. Siamo sempre un passo avanti.

Ovvia l'obiezione: in questo clima da 'homo homini lupus', che senso ha parlare di 'democrazia'? Rimane vero che ogni Valore è un'arma, perchè identifica il bersaglio contro cui lanciare una pietra (il nostro cervello è molto più antico della nostra cultura). Bisogna infatti sentirsi senza peccato, per scagliare la prima pietra: da qui l‘utilità della liberazione dai peccati. Ma la democrazia è una sorta di tregua armata fra idee inconciliabili, regolata in modo che lo sconfitto non si faccia troppo male. E' cioè un insieme di regole. Chi, ragionando criticamente, si rende conto che le regole vanno salvaguardate dalla preminenza assoluta di questo o di quel Valore e agisce di conseguenza è di Sinistra. Di Destra sono gli altri.

 ''Esistono cattolici conservatori che ritengono che le leggi umane debbano riflettere quelle divine, ma che credono anche a forme di solidarietà sociale: tutti fratelli perché figli di un unico Padre.''

 Chi crede a una particolare Antropologia, a una immutabile Natura Umana ispirata a Valori Fondamentali è naturalmente di Destra, perchè non riterrà mai le regole superiori ai Valori. Ecco perchè chi ha crocifisso il padre di Welby spesso vota berlusca: e il berlusca lo sa benissimo. Fra Ignazio Marino e berlusconi quei cattolici, magari turandosi il naso, voteranno Casini e Mastella; sapendo benissimo che questi poi -con la benedizione vaticana- si alleeranno con berlusconi. Peccato di pantalone pronta assoluzione. Del resto, tutti sapevano di Claretta Petacci, ma il Papa fece il Concordato ed esilio' Don Sturzo, alla faccia di Don Minzoni ammazzato dalle camicie nere. Roma locuta quaestio soluta: Roma ha parlato, la questione è risolta. 

''L'impresa devasta e crea, trasforma tutto nello scontro quotidiano  [..]’’

 Il liberismo alla Strauss è un esempio -come il fascismo- di Destra: Infatti, esso parte da una antropologia -quella che vede nella Libertà Economica il Valore supremo dell'uomo- e subordina tutto alla difesa di tale Valore. Per il liberismo la democrazia è valida perchè è il modo migliore di garantire la libertà di impresa, e rimane valida solo nella misura in cui la garantisce. Il Libero Mercato è, manzonianamente, il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola. E’ l’unica divinità, di fatto, il cui culto esige ancora oggi sacrifici umani. Ne segue che l'accesso ai beni essenziali (ad es. l'acqua potabile e l'energia) non è garantito all'essere umano in quanto tale, ma al consumatore. Nessuna devastazione è troppo grande di fronte alla difesa di tale Valore. Se al posto di 'Libertà Economica' metto il Valore 'Purezza della Razza' ottengo il nazismo. Se metto 'Rivoluzione Proletaria' ottengo lo stalinismo. Se metto 'Identità delle Radici Cristiane' ottengo l'orina fallace. Se metto ‘Dignità Umana’  ottengo il cattolicesimo (oggi i preti in pubblico citano molto di più la Dignità Umana del Cristo. Hanno smesso di essere il sale della terra, e sembrano tanti avvocati. Del resto, molti politici parlano come i preti). Attenzione –e qui faccio contenti, mi sa, Francesco e Ritvan- chè la Solidarietà è un Valore anch’essa, così come la Pace. Fu ancora Orwell a denunciare, già negli anni ’40, la violenza insita negli slogan pacifisti. Oggi e’ facile passare dall’unilateralismo filo-‘occidentale’ a quello anti-‘occidentale’. Ad esempio, è dubbio che una Palestina indipendente e un Afghanistan libero da truppe straniere sarebbero più rispettosi ad esempio dei diritti degli omosessuali di quanto lo siano oggi. Vero è, peraltro, che ciascuno ha diritto alle rogne sue, senza dover subire quelle altrui. Detto questo, è vero che di solito i Valori sono le bandiere di un dominio assai terreno e concreto. Il Comunismo, ricorda Amalrik, sostenne un Impero Russo per altri decenni oltre la fine naturale che avrebbe incontrato con le sconfitte zariste dell’inizio del XX secolo. Il Nazismo era esplicitamente l’ideologia dell’imperialismo tedesco. Il Liberismo lo è dell’impero statunitense. Il Cristianesimo lo è stato di volta in volta nelle varie versioni (muta come un virus), prima dell’Impero Romano (di cui ha mutuato la struttura organizzativa) poi dell’Impero Bizantino, poi di quello Carolingio, di quello Spagnolo e di vari stati nazionali. Come l’edera, si avvinghia a questa o quella società in declino o in miseria, sostenendovisi. Oggi tocca all’Italia.

 ‘’Il Terzo Mondo è di destra''

 Quanto al Terzo Mondo (e anche ai movimenti noglobal, al pensiero critico tipo Stiglitz ecc.), una delle regole di cui sopra -che a Sinistra contano più dei Valori- è 'la libertà di ciascuno finisce dove inizia la libertà degli altri'. Un sistema che tollera/provoca la morte e l'oppressione di milioni è sbagliato, perchè per la regola di cui sopra io non ho la libertà di togliere all'altro la libertà di vivere. Ed è anche poco furbo sostenerlo, perchè gli affamati e gli oppressi di oggi sono i terroristi di domani. (E anche perché le risorse spese per mantenere il dominio, aggiungo io, sono sottratte a cose come la difesa dell’ambiente, ecc. Il fatto che la sicurezza sia indivisibile non è uno slogan della Sinistra, ma una ovvietà. Lo stesso dicasi dell’inutilità del riarmo ai fini del raggiungimento di una maggior sicurezza). Ecco perchè il razionalista Russell marciava per il disarmo e contro la guerra al Vietnam; ecco perchè l'agnostico Epicuro fu ricordato per avere esaltato l'amicizia fra gli esseri umani; ecco perchè Marx comincio' studiando il razionalista Democrito; ecco perchè Orwell ando' in Spagna e rischio' la pelle contro fascisti clericali e stalinisti.

 Andrea Di Vita




venerdì, 28 agosto 2009

Le Nonne e il Luogo Comune

Ore 4 meno qualcosa, mattina di agosto.

Le Pleiadi sono in alto a quest'ora, a darci la vera misura delle cose.

Per capire invece questo piccolo angolo di un piccolo pianeta, non leggo i giornali, ma osservo in silenzio le nonne ai giochi dei bambini, giardiniere intensamente impegnate a tessere il Luogo Comune addosso ai loro nipoti.

Anni fa, conoscevo quello che per me era un giovane intellettuale di sinistra, ateo e fortemente anticlericale, che sapevo di imprecisate origini ebraiche. Origini che mi interessavano relativamente poco, in fondo la maggior parte delle persone che conosco possono definirsi di origini cattoliche, senza che questo determini la loro identificazione, anzi.

Un giorno, il giovane intellettuale mi disse, piuttosto concitato, che nessuno poteva smettere di essere ebreo, senza attraversare prima una lunga terapia psicanalitica; e che le identità religiose sono già fissate all'età di tre anni.

Il mio conoscente evidentemente esagerava, oppure esprimeva il proprio caso personale (di fatti, dopo molta psicanalisi si è poi fatto rabbino) piuttosto che qualche inevitabile condizione generale. Però con il tempo mi sono convinto che sul secondo punto, una piccola parte di ragione ce l'avesse. Non solo per gli ebrei, evidentemente, e a patto di usare i termini "religione" e identità  in un senso molto lato.

C'è in effetti qualcosa che accomuna la maggior parte della gente che mi circonda, e che non è certo solo l'uso della lingua italiana. Non è nemmeno la religione in senso formale: i credenti cattolici costituiscono una minoranza ristretta della nostra società.

Si tratta di una sorta di Luogo Comune non pensato.

Il fatto che non sia pensato rende difficile ricostruirne con certezza la storia. Del passato, abbiamo gli scritti; e ciò che è scritto è per definizione pensato. Il Luogo Comune sorge prima, è ciò di cui non si discute e non si pensa.


Sorge prima, anche anagraficamente: entro i primi tre anni, appunto, tanto per buttare lì una cifra a caso. Un'età particolare, perché lascia un segno, ma senza ricordi su cui riflettere o da cui prendere la distanza.

Gli italiani hanno una fortissima coscienza delle tifoserie identitarie che li dividono, e poca di ciò che li unisce. Così, il Luogo Comune, proprio perché ignorato, può insinuarsi ovunque.

Il Luogo Comune non va confusa con l'identità, termine che sembra parlare di cose antichissime, mentre va di moda da appena una ventina di anni.

In realtà, l'identità dovrebbe significare l'essere se stessi, e quindi l'uscita dalle acque indistinte in cui viviamo immersi: proprio il contrario, quindi, di un Luogo Comune.

In realtà, chi parla di identità, intende l'identificazione, cioè la falsa identità costruita quando cerco la mia esistenza attraverso qualcos'altro. La Lazio, i vestiti di Roberto Cavalli, la tessera del Billionaire, l'affettuoso branco di sinistra, i fratelli credenti... Nemmeno questo però è il Luogo Comune: l'identificazione avviene più avanti nella vita, ha l'apparenza (in genere del tutto falsa) della scelta.

Il Luogo Comune italico non nasce dal conflitto con altri.

Quando il Luogo Comune incappa nel Fuori Luogo, si turba, perché scopre di esistere. Definisce fin troppo facilmente l'Altro, ma non sa nulla di se stesso.

Per rappresentare se stesso, questo ammasso di inconscio psichismo deve dipingersi con figure che hanno invece origine intellettuale. Il risultato è necessariamente falso.

Bestemmiatori incalliti agitano il crocifisso, frequentatori dei McDonalds sbraitano contro il cuscus, persone ignorantissime menzionano Dante e geometri che costruiscono villette a schiera invocano il Duomo di Giotto.

E' fin troppo facile demolire queste maschere simboliche, facendo fare la figura del cretino a chi le agita (e della persona intelligente a chi invece le demolisce).

Ma una volta che si dimostra che un discorso è cretino,
non si dimostra affatto perché qualcuno ha avuto bisogno di fare quel discorso, o perché quel discorso confuso sia stato subito capito da tanti.

Le cose indefinibili e impensate si nascondono anche alla ricerca, perché sono imponderabili: le statistiche possono solo misurare qualche sintomo.

Ma possiamo imparare infinitamente di più guardando la signora Rossi alle prese con la nipote Martina e un mucchietto di sassolini.



mercoledì, 01 luglio 2009

Britney Spears, la religione civile dell'Olocausto e una bufala mediatica

Da tempo, parliamo qui della trasformazione del genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale in nuova religione unificante dell'Occidente capitalista.

La costruzione della religione civile dell'Olocausto ha ormai assunto dinamiche proprie, che prescindono dai suoi stessi costruttori e sono affascinanti da seguire.

Un sito pieno di popup intitolato National Ledger dichiara che, "according to reports" e "reportedly", Britney Spears sarebbe stata invitata a recitare una parte in un film intitolato The Yellow Star of Sophia and Eton: la protagonista del film, Sophia LaMont, costruisce una macchina del tempo, con cui viaggia a ritroso, incontrando un ebreo di nome Eton in un campo di concentramento nazista.

Di tutta la vicenda, compresa la stessa esistenza del film, non si trova altra traccia in rete.

Ma nel flusso generale, un fatto è vero dal momento stesso che se ne parla, specie se tocca due argomenti strutturalmente eccitanti come Britney Spears - 87 milioni di dischi venduti nel mondo - e l'Olocausto, un accostamento che ha effetti psicologici analoghi al crocifisso al collo di Roberto Cavalli di cui abbiamo discusso in un recente post.

Britney Spears non può essere accusata di aver mai espresso alcun pensiero inopportuno, perché non ha mai espresso alcun pensiero in assoluto; ma il suo ruolo obbligato di meretrice virtuale, che le apre innumerevoli porte finanziarie, la esclude dalla sfera del culto religioso.

Ed ecco che leggiamo su tutti i media qualche variante di questa notizia, che riprendiamo dal sito della Stampa di Torino:
"BERLINO - Il Consiglio Centrale degli ebrei in Germania ritiene «del tutto inopportuna» la proposta di far interpretare a Britney Spears il ruolo femminile principale in un film sulla Shoah. Si tratta di The Yellow Star of Sophia and Eton (La stella gialla di Sophia ed Eton) e racconta la storia di una donna che si innamora di un uomo in un campo di concentramento. «È riprovevole cercare di finanziare il film mescolando perfidamente Britney Spears e l’Olocausto», ha detto la presidente del Consiglio Centrale degli ebrei in Germania, Charlotte Knobloch, al tabloid Bild. «I principi etici dovrebbero avere la precedenza. La sceneggiatura per i film su temi come l’Olocausto dovrebbe essere scelta con cura e anche la scelta degli attori deve essere prudente».
Ovviamente, ogni sito che riporta con devoto sussiego questa notizia, la associa a una serie di allegre foto di Britney Spears. Di quella virtuale; probabilmente il nostro è uno dei pochi siti a riportare una foto di quella reale, che mette in evidenza il suo indubbio piglio imprenditoriale.

Ugly Britney SpearsCredo che questo scambio tra una non notizia e un comunicato di sdegno (con un tocco curiale-cardinalizio), senza che nessuno cerchi di capire se gli stessi fatti di cui si sta parlando siano veri o no, ci dica molto sul giornalismo ai tempi nostri.

Ma anche la "sconvolta reazione" della comunità ebraica - che in ripresa dopo ripresa diventa "rivolta", "sdegno" e via drammatizzando - a sua volta si rifà a un'unica, discutibile fonte: il quotidiano  Bild, tutto tette e cadaveri, che probabilmente non ha riportato alcuna dichiarazione ufficiale, ma semplicemente qualche banalità estorta per telefono alla signora Knobloch.[1]

Nella strutturazione dell'immaginario religioso, le sceneggiature scelte "con cura" e gli attori reclutati con "prudenza" hanno invece una funzione cruciale, analoga a quella delle processioni ai tempi della Controriforma.

Lo scorso autunno, New York Magazine ha stilato una guida a ben sei film sul tema nazisti/olocausto in concorrenza allora per l'Oscar. Spiega l'autore,  "con l'economia messa com'è, nessuno vuole spendere i pochi soldi che ha per vedere un film sull'Olocausto che non sia piacevole, e quindi Vulture ha inventato questo infallibile flowchart per stabilire qual'è il film che fa per te".

Eccovi il diagramma di flusso di New York Magazine:

olocausto-cinema

1. (Ritornare) Nei contorti meccanismi della cultura delle Vittime e dei Vittimi, la miliardaria Britney Spears diventa per qualcuno una vittima anche lei, in questo caso della comunità ebraica tedesca. Scrive tutta seria una certa Vincenza Iovinella:
"sta di fatto che si è alzato contro di lei un muro. Una vera e propria battaglia contro la sua fama e la sua trasgressione, che ben poco hanno a che fare col dramma della sofferenza di una tragedia che ancora mina la memoria dell'Umanità. "



giovedì, 25 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (III)


La curiosità, più naturale che morbosa, per fatti di cibo, sesso e sangue, non sarebbe abbastanza da mettere in crisi Berlusconi. Anzi, lui stesso ha sicuramente lasciato che si diffondesse l'immagine di conquistatore, un'immagine non sgradita a buona parte del pubblico maschile italiano, usa a recarsi in vacanza a Phuket. L'ammiccamento, che permette di smentire, o almeno di ignorare, è da sempre un elemento dell'immagine regale.

La soglia però si supera, quando sono le conquiste a parlare.

Primo, perché nel momento in cui parlano - o videano, che è la stessa cosa, anzi di più - cessano di essere conquiste e diventano conquistatrici. Secondo, perché in un paese scarsamente cattolico, ma molto clericale, l'ammiccamento va benissimo, il fatto che inchioda no. Terzo, perché la poligamia è contemporaneamente inaccettabile per il cristianesimo e il femminismo.

Berlusconi può mandare cittadini italiani a uccidere in Afghanistan, ma non può mettersi il trucco quando balla con Patrizia D'Addario.

La soglia viene inevitabilmente superata in tempi che fondono la cultura della Jeune-Fille con una pervasiva tecnologia comunicativa: nulla di più pericoloso di una ragazza immagine con un registratorino nascosto, e soprattutto pronta a fotografare e farsi fotografare.

Ora, il bello è che "la ragazza immagine con il registratorino nascosto" potrebbe essere lei stessa una definizione di ciò che si chiama berlusconismo: Berlusconi muore, o resta gravemente ferito, grazie all'unica arma in grado di colpirlo - il berlusconismo, appunto.

In realtà, non abbiamo mai condiviso la teoria secondo cui Silvio Berlusconi avrebbe creato la cultura che da noi porta il suo nome, o fatto il lavaggio del cervello agli italiani.

Questa affermazione è insieme complottista e provinciale, perché dimostra una beata ignoranza dei meccanismi mondiali;[1] e costituisce un'inconscia autoassoluzione, una voluta riduzione del problema ai soli elettori di Silvio Berlusconi, mentre in realtà riguarda chiunque sia solito accendere il televisore in casa. E non solo.

Questi meccanismi erano già chiari a Guy Debord quarant'anni fa. Al punto 43, il suo testo difficile ma prezioso, La società dello spettacolo [2], recita:
"Mentre nella fase primitiva dell'accumulazione capitalistica "l'economia politica non vede nel proletario che l'operaio", ovvero colui che deve ricevere il minimo indispensabile per la conservazione della propria forza-lavoro, senza mai considerarlo "nei suoi svaghi e nella sua umanità", questa posizione delle idee della classe dominante si inverte nel momento in cui il grado d'abbondanza raggiunto nella produzione delle merci esige un surplus di collaborazione da parte dell'operaio. Questo operaio subito lavato dal disprezzo totale che gli è chiaramente manifestato attraverso tutte le modalità di organizzazione e di sorveglianza della produzione, si ritrova ogni giorno al di fuori di essa, apparentemente trattato come una grande persona, con una premurosa cortesia, sotto il travestimento del consumatore. Allora l'umanesimo della merce prende in carico "gli svaghi e l'umanità" del lavoratore, semplicemente perché l'economia politica può e deve ora dominare queste sfere in quanto economia politica. Così "il rinnegamento compiuto dell'uomo" ha saturato la totalità dell'esistenza umana."
La macchina che trasforma l'operaio in consumatore,[3] che - al di fuori del "disprezzo totale" che gli fa subire dentro il call center - lo tratta "con una premurosa cortesia", che lo coccola e solletica le sue fantasie senza mai soddisfarle, che lo infantilizza, crea un nuovo modello umano, che Debord chiamava la "Vedette" e che Tiqqun chiama la "Jeune-Fille":[4] termini entrambi al femminile, ma che indicano indifferentemente maschi e femmine.

Chi sia la Vedette/Jeune Fille, emerge chiaramente da un confronto tra le gambe di Barbara Montereale - tecnicamente perfette, in grado di competere con quelle di Lara Croft - e il viso, di una piattezza desolante.

Come scrive Tiqqun, "La Jeune-Fille assomiglia alla sua foto".

La Jeune-Fille parrebbe, quindi, una pura merce, priva di ogni vita propria:
"Poiché la sua apparenza ne esaurisce interamente l'essenza e la sua rappresentazione la realtà, la Jeune-Fille è l'interamente dicibile; e anche il perfettamente predicibile e l'assolutamente neutralizzato".
Forse, con il suo istinto così spesso vincente, Silvio Berlusconi contava su questo fatto. Senza capire che questa nullità ha dietro di sé tutta la potenza della storia.

Silvio Berlusconi ha cavalcato un'esigenza storica, certamente non inventata da lui. Senza rendersi bene conto che si trattava di una tigre e non di un cavallo; o se preferite, di un indistinto ammasso di vedette personalizzate con gli abiti tigrati di Roberto Cavalli.

Il riferimento non è casuale, per due motivi. Primo, perché abbiamo in questo periodo un contenzioso con Roberto Cavalli, e ci divertiamo quindi a parlarne spesso.

Ma più seriamente, perché Roberto Cavalli, alcuni anni fa, ha ridisegnato il costume delle famose conigliette di Playboy. Le conigliette, ricordiamo, sono le donne immagine di una donna manager - Christie Hefner - che vende pura immagine, cioè il brand che viene messo su prodotti fatti e venduti da altri in oltre 100 paesi, con un fatturato annuo di oltre 600 milioni di dollari.
"Pur rispettando l'inconfondibile trademark delle Playboy Bunnies - lo smoking abbreviato - Cavalli lo ha aggiornato con toni sado-maso. Uno schizzo del celebre stilista tanto amato dagli americani ritrae la nuova coniglietta con gli occhi fortemente truccati, un caschetto di capelli biondi lisci, una sigaretta che le pende ai lati della bocca, collare scintillante e delle pesanti fasciature in pelle ai polsi.

Una felina aggressiva ed irriverente da ciberspazio, insomma, più che la dolce coniglietta dall'aria casalinga di un tempo."

Roberto Cavalli con coniglietta di Playboy Da notare il crocifisso enorme che Roberto Cavalli ostenta: nello spettacolo generale, il ruolo dell'immagine-Chiesa è di dare un tono lievemente ridicolo di proibizione, che permette all'erotizzazione generale di presentarsi ancora come trasgressione.

Note:

[1] Che poi sono meccanismi brutalmente economici. Romano Prodi, allora premier, si rallegrò pubblicamente  nel 2007 per l'acquisto dell'azienda olandese Endemol, la macchina produttrice del formato del Grande Fratello, da parte di un consorzio formato da Mediaset, da Goldman Sachs e dall´imprenditore olandese John De Mol. Il ministro delle comunicazioni dell'allora governo di centrosinistra, l'ex-militante di Lotta Continua Paolo Gentiloni (della famiglia dei conti Gentiloni -Silveri, ma non è colpa sua), ebbe a dichiarare «L´operazione è un successo e una spinta alla diversificazione che dobbiamo incoraggiare».

[2] La società dello spettacolo, Massari Editore, 2002.

[3] Per "operaio" ovviamente non dobbiamo intendere semplicemente il lavoratore di fabbrica, figura oggi secondaria.

[4] Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille, Bollati Boringhieri, 2003.



lunedì, 22 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (II)


Come si fa a essere così intelligenti da diventare insieme il più ricco imprenditore del paese e il capo di governo più politicamente longevo della storia italiana, almeno dopo Benito Mussolini?

Come si fa a essere così imbecilli da lasciarsi travolgere da un'orda di ignorantissime giovani meretrici?

Solo ponendosi entrambe le domande, possiamo capirci qualcosa del destino di Silvio Berlusconi. Forse una risposta sta nella distinzione tra intelligenza istintiva e intelligenza riflessiva.

Ritengo che l'intelligenza riflessiva - quella, per intenderci, che piace ai lettori di questo blog - sia sostanzialmente una zavorra nella vita. Capire non permette quasi mai di cambiare le cose; anzi, è spesso di intralcio; e capire le ragioni degli altri è disarmante e quindi fatale.

L'intelligenza istintiva è invece quella che nei fatti si dimostra vincente.

Silvio Berlusconi, quando parla in pubblico, alterna tra banalità e sciocchezze. Immagino che anche a parlarci in privato, dirà tutt'al più cose dettate da una sorta di diffuso buon senso. Eppure Berlusconi è riuscito a fare, ovviamente per sé, ciò che non è riuscito a nessun altro nella storia italiana.

Facile dire che ci sarà riuscito con la corruzione: evidentemente ha saputo chi corrompere e quando, mentre migliaia di altri squali non ce l'hanno fatta.

Soprattutto, Berlusconi è riuscito a fare in modo che almeno la metà degli italiani si riconoscesse in lui, nella sua faccia da Pierino impunito, nella sua contagiosa allegria, nelle sue barzellette.

Silvio Berlusconi è quindi un uomo di insolita intelligenza istintiva, che momento per momento, sa compiere le scelte giuste, mentre noi complicati annaspiamo.

Ma la mancanza di riflessione può portare alla catastrofe. Non si possono conservare segreti, perché i piccoli se li lasciano sfuggire senza pensarci, i grandi fanno in modo che si scoprano quelli dei propri concorrenti.

Per impedire la fuga di un segreto, occorre controllare un'intera società, stroncando le informazioni prima ancora che nascano, come Stalin quando sulle mappe faceva spostare città intere perché non venissero trovate dai bombardieri nemici.

Anche se volesse, Silvio Berlusconi non potrebbe mai fare qualcosa di analogo, perché la sua forza non risiede in alcuna forza sociale volontaristica, ma proprio nel flusso delle chiacchiere, nel sottofondo ammiccante che forma le serate degli italiani: un sottofondo dove erotismo, giovanilismo e compiacimento per le proprie debolezze sono gli ingredienti decisivi. Ed è così, non certamente per colpa di Berlusconi, ma perché la comunicazione oggi è il discorso incessante di seduzione delle merci.

 

Da notare la perfetta intercambiabilità degli sfondi, finto urbano come finto ecologico

Le merci parlano sempre al livello più basso, perché nessun cliente deve essere escluso; e il denominatore comune universalmente comprensibile a tutti è il pettegolezzo erotico, attività che occupa un settore enorme del sistema mediatico.

In queste circostanze, come poteva Berlusconi non pensare che almeno una delle tante ospiti della sua villa avrebbe parlato?

Non ci sono regali che tengano, perché su cento, ci sarà sempre una insoddisfatta perché vorrebbe di più, una gelosa perché un'altra ha ricevuto una collana più bella, o semplicemente una che si vanta con la migliore amica, senza rendersi conto che proprio quella migliore amica vorrà tentare il colpaccio tradendola.

(Continua...)



domenica, 21 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (I)

"Ce bidet, tu ne peux pas savoir combien de paires de fesses il a accueillies !"

Silvio Berlusconi, indicando a Jacques Chirac le sale da bagno della sua villa.
Sto guardando la fotogalleria di Barbara Montereale, di mestiere "ragazza immagine", reduce da una ben retribuita vacanza nella villa di Berlusconi.

La fotogalleria di Barbara Montereale si trova, guardacaso, su Repubblica, il quotidiano antiberlusconiano cui la Jeune-Fille sta raccontando le proprie imprese. Lo scambio è interessante: Barbara Montereale inguaia ulteriormente Silvio Berlusconi e in cambio riceve una pubblicità di valore inestimabile per la sua futura carriera appunto di ragazza immagine.


L'agricoltura attende paziente la restituzione delle braccia di Barbara Montereale

La scena di Silvio Berlusconi che barcolla assieme alle sue veline, billionairine, letterine e altre troie, è oggettivamente affascinante.

Ogni volta che Silvio Berlusconi è stato accusato di tremende (e reali) nefandezze, è aumentata la sua popolarità. Stavolta, invece, è accusato di essersi divertito con un schiera di adulte ampiamente consenzienti. I tentativi di trovare qualcosa di irregolare, dal punto di vista giuridico o politico, nel comportamento di Silvio Berlusconi in questo caso sanno di arrampicate sugli specchi.

Eppure gli antiberlusconiani fanno benissimo a insistere su questo tasto.

Non so se perderà il governo, ma certamente sappiamo già l'unica cosa che si ricorderà di Berlusconi nei prossimi mille anni: e non dovrebbe essere un problema da poco per chi è così fissato con la propria immagine.

Silvio Berlusconi ha tutte le ragioni nel dire che si tratta di fango. Ma il fango ha un suo fascino. Infatti, Berlusconi non è oggetto di un attacco moralistico, che in Italia non coinvolgerebbe quasi nessuno: le prime a perdonarlo sarebbero le tante nonne che guardano Rete Quattro e ritengono che i maschi, poveretti, siano deboli da quel punto di vista.

Il guaio per Berlusconi è un altro: mentre il Lodo Alfano è del tutto incomprensibile (provate ad andare oltre pagina 5 di uno dei tomi di Travaglio), le storie di sesso sono immediatamente comprensibili e quindi di enorme interesse per tutti. Anche chi dice che Berlusconi ha fatto benissimo a riempire il suo Jacuzzi di insaponatrici pugliesi, comunque ci sta pensando.

Gli elementi fondamentali biologici hanno una forza straordinaria, a prescindere da ogni giudizio etico: il caso Mills scompare di fronte al  pensiero del  bidet berlusconiano. Ma scomparirebbe anche se venissimo a sapere che Berlusconi si mangia le cavallette vive, o uccide i gatti a colpi di stivale. Perché sangue, sesso e cibo sono cose che capiamo tutti.

(Continua...)



giovedì, 28 maggio 2009

Facce da elezioni, Firenze (I)

A Firenze, si vota - tra l'altro - per il comune.

La gara fondamentale è  tra un ex portiere di calcio (Giovanni Galli) e un feticista che colleziona  cappellini di Oriana Fallaci  (Matteo Renzi), ma liste e candidati sono numerosi.

Però per tutti vanno di moda le Facce Nuove.

facce-nuove

Anzi, c'è addirittura una lista che si chiama Facce Nuove con Matteo. Matteo semplicemente, visto l'improvviso clima di affettuosa intimità che c'è in giro (torneremo più avanti sulla signora che appare  nella foto sotto e il suo notevole programma politico, per ora diciamo solo che si chiama Elena Scatragli).

facce-renzi

Il problema è che Matteo Renzi, che briga e traffica in politica sin da quando frequentava la scuola materna, non è esattamente una Faccia Nuova. E non basta che lui chiami il proprio sito web A Viso Aperto.

E allora ha ideato una specie di generatore automatico di Facce Nuove. Al posto della propria faccia, sui manifesti elettorali Matteo Renzi ci mette quelle di un gran numero di individui sconosciuti, presumibilmente suoi elettori, o magari no.

renzi-viso

L'ambigua natura della Faccia Nuova. La Faccia che Sorride entra automaticamente in intimità con noi: è dei Nostri, e ciò fa cadere immediatamente ogni barriera o definizione ideologica. Con la Faccia (è sempre singolare, possiamo fissare un solo naso alla volta), non si fa politica, si fa amicizia. Anzi, se ci sorride, e in quel modo, vuol dire che siamo già amici.

Allo stesso tempo, nella società fluida del consumo, la Faccia Nota induce in noi un moto di rigetto, come tutte le cose familiari che dobbiamo gettare nella pattumiera per far posto per cose nuove.

Ecco che cerchiamo quindi la Faccia Nuova, che deve essere insieme amica e sconosciuta.

(Continua...)



venerdì, 15 maggio 2009

Gianfranco Fini, eversore della Costituzione

Al costo di farmi qualche nemico, ho sempre evitato di demonizzare il simpatico cialtrone, puttaniere e truffatore che attualmente gioca a fare il presidente del consiglio della repubblica italiana.

Uno dei motivi è che ritengo infinitamente più pericoloso - nonché più profondamente malvagio nell'animo - l'ombra che lo segue ovunque: Gianfranco Fini.

L'altro giorno, Gianfranco Fini ha ricevuto i rappresentanti delle principali associazioni gay.

La notizia, nel circo mediatico, può essere rappresentata in tre modi.

Che bello, esiste una Destra Moderna, cosa che pare ecciti molto certa sinistra.

Allarme, la serpe fascista prova a ingannare le colombe omosessuali.

Schifo, il traditore del fascismo se la fa con i froci.

In tutti e tre i casi, si inserisce l'evento in un modello prestampato, che a sua volta rafforza il pregiudizio di partenza.

Tutti questi modi di presentare l'incontro mascherano l'unico elemento significativo.

E cioè una frase che Gianfranco Fini ha detto, e che è molto più significativa e radicale di tutte le sue chiacchiere sul fascismo storico.
"Da parte sua, Fini, ha invece spiegato come lui intende la società moderna, una società «dove al posto dell'interesse per la Nazione o per la classe sociale come accadeva una volta, si deve porre attenzione piuttosto all'individuo. Da qui - ha proseguito Oliari - ha auspicato che l'interesse per l'individuo porti ad una fine anche delle discriminazioni»."
Gianfranco Fini coglie perfettamente la dissoluzione dello stato sociale e della responsabilità collettiva - la fine della "repubblica fondata sul lavoro" - e la sua sostituzione con il modello dell'individuo che a parità di reddito, deve avere pari accesso al mercato.

E' una frase molto più profondamente eversiva e anticostituzionale di qualunque altra pronunciata da esagitati esponenti della maggioranza. Dire che Benito Mussolini è stato il più grande statista del Novecento (visto? la frase ve la ricordate ancora!) è un errore fattuale - i grandi statisti vincono le guerre, non le perdono; ma non è un programma politico. Mentre quello che Gianfranco Fini ha detto davanti ai rappresentanti delle associazioni gay è un programma politico, storico, sociale, economico e culturale.

Che passa del tutto inosservato, mascherato in questo caso da un divertente e molto italico balletto di vanterie e dispetti tra le diverse associazioni.

Per gli amanti del teatrino riportiamo per intero l'articolo di Nardini, perché ci ricorda che persino le associazioni gay sono molto più arcaiche - democristiane? berlusconiane? cattocomuniste? - di Gianfranco Fini.


 Fini riceve le associazioni gay. E loro litigano
di Daniele Nardini
Mercoledì 13 Maggio 2009

Storico incontro tra il Presidente Fini e gli esponenti delle associazioni gay. Ma Arcilesbica rifiuta di partecipare. Le Trans protestano per l'esclusione. GayLib esclusa da Arcigay.

Gay.it - Fini riceve le associazioni gay. E loro litiganoÈ stato un incontro storico quello tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e le quattro associazioni gay nazionali (sarebbero state cinque se Arcilesbica non avesse rifiutato, «siamo in campagna elettorale e il rischio di strumentalizzazione è alto», aveva detto la presidente Polo).

Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Agedo e GayLib sono stati ricevuti da Fini nel suo uffico di presidenza verso le 15:00 e insieme hanno parlato soprattutto di omofobia. A raccontarci i retroscena è il presidente di Gay Lib Enrico Oliari.

«È stato un incontro molto cordiale durato un'ora e mezza durante il quale il Presidente ha preso molti appunti. Uno alla volta lo abbiamo informato sulla realtà gay oggi. Gli abbiamo spiegato che l'omofobia è ancora largamente presente nella società e che in Parlamento giace una legge in merito. Si è parlato anche di discriminazioni sul lavoro, visto che era presente per Gay Lib anche la poliziotta lesbica che è stata minacciata di licenziamento dopo il uso coming out.»

Da parte sua, Fini, ha invece spiegato come lui intende la società moderna, una società «dove al posto dell'interesse per la Nazione o per la classe sociale come accadeva una volta, si deve porre attenzione piuttosto all'individuo. Da qui - ha proseguito Oliari - ha auspicato che l'interesse per l'individuo porti ad una fine anche delle discriminazioni».

Organizzatrice dell'incontro è stata la deputata del PD Paola Concia che in questi giorni sta lottando in Commissione Giustizia per l'approvazione della legge contro l'omofobia. E a proposito di omofobia, anche la data non è casuale. Mancano pochi giorni, infatti, al 17 maggio, giornata contro l'omofobia e la transfobia. «Non abbiamo ricevuto promesse - ha detto il presidente di Gay Lib - ma abbiamo portato a casa il suo interesse per la legge della deputata Concia.»

Ma a rovinare la festa ci si è messa Arcigay. «Il presidente Aurelio Mancuso ha voluto eslcudere Gay Lib dal comunicato stampa post-incontro pensando, come sempre, di rappresentare tutti i gay italiani». E infatti, nella lista di partecipanti all'incontro diffusa da alla stampa da Arcigay manca proprio Gay Lib. «Rappresentiamo i gay liberali che si riconoscono nel centro-destra - dice a Gay.it il presidente Oliari -. Mancuso invece continua a ignorarci secondo una logica per cui 'Il movimento sono io', una frase che gli ho sentito dire davvero.»

Polemiche anche dalle transessuali. Mentre Arcilesbica polemizza sull'invito del Presidente Fini perché indetto durante la campagna elettorale, l'associazione Transgenere protesta per l'esatto contrario. «Per l’ennesima volta il movimento Trans italiano, non è stato invitato ad un appuntamento istituzionale ha spiegato Fabianna Tozzi, presidente di Trans Genere -.  La nostra non vuole essere la solita polemica sul fatto che qualcuno debba parlare in nostra vece, ma sul fatto che non siamo stati neppure interpellati. Le associazioni trans ed il coordinamento nazionale hanno appreso di questo incontro per puro caso, dal comunicato stampa di ArciLesbica, dove spiegavano i motivi della loro assenza pur essendo invitate. Forse sarebbe meglio ribadire che il movimento Trans esige di autorappresentarsi e non di essere rappresentato da qualcun altro.»
 
«È vero - ci dice il presidente di Gay Lib - le transessuali non sono state nemmeno citate. A dettare l'agenda degli inviti e paretendere di rappresentare tutti è stato, come al solito, il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso.»






Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator


powered by FreeFind