mercoledì, 14 ottobre 2009

L'attentato di Milano, la dietrologia e i bachi

Ieri abbiamo parlato dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano.

Tra i commenti al mio post, gip chiede:
"Sentite lo so che è una domanda senza riposta, ma a me pare una brutta coincidenza che Game faccia scoppiare il suo fertilizzante proprio in giorni in cui in Italia culmina una tensione che montava da mesi. E aggiungo un'altra cosa: proprio non riesco a capire perché mentre il tg1 di Minzolini spreme dalla notizia tutto quello che può, il sito del primo quotidiano nazionale lo gratifica prudentemente solo di una SESTA posizione in pagina. Insomma, è pur sempre il primo attentato "islamico" in Italia. E' giusto guardare nella storia di Game, e meno male che almeno i blog come questo si preoccupano di farlo. E se a a fare il dietrologo fosse solo D'alema con le sue scosse potremmo anche mandarlo al diavolo. Ma in tutto questo ci sono note stonate e qualche sospetto viene. Che ne pensi curatore del blog? che ne pensate lettori?"
E' un sospetto legittimo. Noi non sappiamo con certezza cosa sia successo, ed è giusto esplorare ogni pista.

Tenendo presente, come dice Gip, che la sua è quindi "una domanda senza riposta", rispondo con quello che penso in questo momento e con i dati che abbiamo.

Voglio intanto rovesciare la formulazione di Gip. E' facile lanciare "sospetti", perché qualunque faccenda può essere piena di quelli che possiamo chiamare bachi, per copiare il linguaggio informatico.

Miguel Martínez è un personaggio strano, con una vita movimentata alle spalle in varie parti del globo e tutta una serie di insolite amicizie e interessi bizzarri (pensate che sul suo blog ci sono link ai siti del Comandante Carlos,  dell'Imam di Carmagnola, di Barbara Aisha Farina e persino di  Alessandra Colla).

Dov'era l'11 settembre del 2001?

A casa, lui dice. A parte i familiari - inaffidabili per definizione - l'unico alibi che è in grado di tirar fuori è che afferma di aver ricevuto una telefonata nel pomeriggio da parte di una persona che gli raccontava confusamente dell'attentato a New York.

Può darsi che si riesca a risalire, dai tabulati, all'esistenza di quella telefonata. Che però potrebbe essere stata fatta apposta per creare un alibi per Miguel Martínez. Oppure i tabulati potrebbero essere andati opportunamente perduti nel frattempo (ricordiamo tutte le strane vicende che hanno riguardato la Telecom in questi anni).

E chi gli ha telefonato, per avvisarlo dell'attentato? Un noto americanista che a suo tempo era stato amico personale del sovversivo musulmano Malcolm X; che aveva seguito la guerriglia comunista in Guatemala e aveva vissuto il Settembre Nero accanto ai palestinesi in Giordania; e che una volta aveva intervistato l'ayatollah Khomeini.

Quindi il sospetto su Miguel Martínez è più che legittimo; ma è molto più difficile formulare un'ipotesi positiva sul possibile ruolo di Miguel Martínez nei piani di Osama bin Laden.

Torniamo all'attentato di Milano.  

Dire che l'attentato nasconde "qualcosa", vuol dire che nasconde il contrario di ciò che appare.

Se dai sospetti, passiamo a un'ipotesi positiva, l'attentato non sarebbe un attentato di un islamista contro il governo, bensì un attentato del governo contro l'opposizione. Il governo può usare un attentato di questo tipo, ad esempio, per chiedere ulteriori leggi repressive; oppure per screditare una sinistra che non è abbastanza ostile all'immigrazione; o per distogliere l'attenzione pubblica da altre notizie che mettono in imbarazzo il governo.

La cosa è ovviamente possibile, perché no?

E' probabile, però?

Vediamo prima il caso particolare, poi trattiamo una questione più generale.

Mohammed Game ha rischiato e pagato di persona: l'attentato non è stato compiuto da qualche anonimo sicario.

Per cui dobbiamo cercare le sue probabili motivazioni.

Ora, la tensione di cui parla Gip riguarda alcune vicende molto italiane - le onorevoli escort di Berlusconi, il Lodo Alfano, la riforma della scuola, l'UDC e la Chiesa che ammiccano al centrosinistra e così via.

Nei media, queste cose vengono enfatizzate quasi esclusivamente da Repubblica e su Internet.

Posso ipotizzare che Mohammed Game non comprasse Repubblica. Probabilmente guardava la televisione italiana, che tace sui guai del governo; e probabilmente aveva l'antenna parabolica e quindi guardava al-Jazeera, che non si occupa proprio dell'Italia.

La "tensione montante" c'era, ma riguardava la questione afghana. E' infatti importante sprovincializzarsi un po' su queste cose: alla maggior parte della gente del mondo, compresi gli immigrati, delle vicende di Berlusconi non gliene potrebbe importare di meno. Non abbassiamo i massacri compiuti dagli aerei alleati nei villaggi afghani, le carceri e le torture a qualcosa di secondario rispetto alle troiette del nostro primo ministro. Opporsi all'invasione dell'Afghanistan è una motivazione altamente etica e sensata per fare qualcosa (non necessariamente per fare ciò che Mohammed Game ha fatto, ovviamente).

La motivazione nota - la rabbia per l'occupazione militare dell'Afghanistan - è quindi la più plausibile, anche se non possiamo dire che sia "la verità".

Questo ci porta a una considerazione generale sul rapporto tra violenza politica e complotti in Italia.

Si dice spesso che gli attentati avvengano in momenti di "tensione crescente".

Posso essere d'accordo per un caso: la strage di Piazza Fontana, avvenuta effettivamente nel momento di massima tensione sociale dell'Italia post-bellica.

La strage ha messo fine all'immenso moto dell'Autunno Caldo e quindi ha una sua logica. Ci sono centinaia di migliaia di pagine di documenti processuali, che più si guardano, meno si capisce, perché più carta vuol dire più bachi. Su infiniti bachi, si possono costruire infiniti sospetti, fino a cadere nel più completo delirio. Provate a leggere oltre pagina dieci di uno di quei demenziali elenchi telefonici con connessioni casuali che pretendono di dirci la verità su Piazza Fontana e capirete cosa intendo.

Facendo piazza pulita di tutta la fuffa, restiamo però con alcuni fatti: che gli autori della strage non sono mai stati identificati con certezza (e siamo nel paese in cui anche Craxi è stato fatto fuori dai magistrati), per cui forse godevano di particolari protezioni; che l'ipotesi più plausibile è che si mirasse a far cadere la colpa di una brutale strage di innocenti sull'estrema sinistra, in un momento in cui un grande moto di sinistra minacciava le istituzioni. In questo senso, la strage ha certamente funzionato come terapia-choc, senza bisogno di colpi di stato.

Quindi è ragionevole ipotizzare che piazza Fontana sia stata realmente una strage "di Stato".

Piazza Fontana ha però creato un meccanismo psicologico nella sinistra che si avvicina a una vera e propria psicosi dietrologica. Da allora in poi, ogni fatto è stato inserito nel meccanismo della ricerca dei bachi e della produzione dei sospetti. La paranoia ha generato un fangoso linguaggio sbirresco-giornalistico: loschi e ambigui personaggi, guarda caso, infiltrati, "coincidenza" tra virgolette, trame oscure,  figura inquietante, stretti legami con, sedicente, provocatore, sottobosco, rete di contatti, idee deliranti, cui prodest (anche le capre si dedicano al latino), manovalanza, al servizio di...

Essendo interamente basata sui bachi, non si è mai capito quale fosse l'ipotesi positiva: chi avrebbe fatto che cosa a quale scopo. Semplicemente, nella nebbiosa confusione, dietro i bachi si intuivano  i servizi segreti, la Chiesa cattolica, la Massoneria, le banche, l'Opus Dei, la Mafia, i militari, la CIA e ovviamente e ovunque "i fascisti". Un mostro senza volto, senza storia, senza analisi sociale, dove lo studente sedicenne e il dirigente della Confindustria operavano al servizio dello stesso Potere Occulto.   

Questo modello è stato applicato a tutti i fatti successivi di violenza. Alle grandi stragi come alle azioni delle Brigate Rosse.

Prendiamo la strage della stazione di Bologna. Gli imputati, che hanno molte altre colpe certe e confesse, sono in questo caso palesemente innocenti.[1] Non viene in mente alcun movente plausibile, né per loro (non erano un gruppo di odiatori di treni) e forse nemmeno per il "sistema": non c'era un Autunno Caldo da fermare, non è stato il pretesto per un colpo di Stato. Nessuno ha provato ad accusare la sinistra della strage. L'ipotesi che si sentiva in giro allora, "vogliono spaventare la gente così si fermano le lotte sociali", è priva di qualunque logica.[2]

Ovviamente, la strage ha avuto una causa, ma attualmente non sappiamo assolutamente quale fosse.

La dietrologia ha colpito anche le Brigate Rosse. Non ho alcuna intenzione di giustificare alcunché. Però le Brigate Rosse sono state molto chiare e coerenti nella strategia. Con i bachi, si è riusciti a creare una melma senza fondo anche attorno a loro.

I mali della destra li conosciamo; ma quello forse principale della sinistra è la dietrologia.

Se avviene qualcosa che dà spazio alla destra, ci deve essere dietro il Complotto. Le azioni delle BR hanno come effetto anche quello di screditare la sinistra presso il grande pubblico? Bene, è sufficiente per dimostrare il Complotto, basta trovare un numero sufficiente di bachi per appoggiare una tesi di cui si è già certi. E' interessante la premessa perbenista che c'è dietro: lo scopo della sinistra sarebbe di avere una buona immagine, qualunque cosa danneggi quell'immagine è per forza "di destra". Così si trasforma lo scontro sociale in scontro puramente morale: noi siamo persone buone, quindi le azioni cattive devono averle fatte i nostri avversari.

Mentre sarebbe sufficiente ipotizzare, in linea di massima, che in un paese con sessanta milioni di abitanti, prima o poi qualcuno farà qualcosa di cui la propaganda della destra potrà approfittare: una rissa, un omicidio, un furto commesso da un immigrato... Approfittare lo fanno tutti, lo fanno anche i cattolici quando si lamentano perché qualcuno toglie un crocifisso, o la sinistra quando salta addosso a un cretino che allo stadio fa il saluto romano, senza che questo significhi che i militanti dell'UAAR o i giocatori della Lazio siano agenti dell'Opus Dei o dell'Internazionale Comunista.

L'evento bacato si dice che avvenga sempre "guarda caso" in un momento "particolare", tanto ogni momento è particolare, in un paese dalla politica confusa e rissosa come l'Italia.

Questo non vuol dire che dietro singoli episodi, non ci possa essere davvero un complotto. Tra tanti bachi, qualcuno forse porta davvero alla verità.

Ma in generale, le stranezze che ogni caso presenta vengono amplificate dalla stranezza di persone che scelgono di usare le armi e rischiare la galera e la morte: pensiamo al caso di Gianfranco Bertoli, un uomo tremendamente complesso, dalla vita confusa e avventurosa, comunista, tossicodipendente, frequentatore di un kibbutz, informatore dei servizi in tempi lontanissimi, lettore di esaltati testi di Max Stirner, scrittore sensibile e artista, che lanciò una bomba nel 1973 contro la questura di Milano, uccidendo quattro persone.[3]

Bertoli, arrabbiato contro il sistema quanto Game, non fece nulla per nascondersi e subì decenni di carcere. Eppure fu immediatamente messo in croce da tutti i dietrologi, come perno di chissà quale complotto;[4] per dimostrare la propria estraneità, arrivò a cercare di suicidarsi.

Riassumiamo. La premessa è che ogni evento può essere utile a qualcuno; ogni evento è pieno di bachi. Lo sono in particolare gli eventi che riguardano anime irrequiete. E sono in genere le anime irrequiete che compiono gesti clamorosi.

In certi casi, gesti clamorosi possono davvero fare parte di qualche strategia più grande: è legittimo cercare di approfondire la possibilità, ma solo tenendo ben salda la premessa.

Note

[1] Dire che sono innocenti non vuol dire che esiste un complotto del sistema per accusarli. I vasai devono produrre vasi, i magistrati devono produrre sentenze, e se manca la materia prima di qualità, ci si arrangia come si può. A Bologna la verità complottista è diventata la verità ufficiale; ma non mancano i dietrologi che seguono altre piste, altrettanto improbabili.

[2] Quando minaccio qualcuno, devo farmi capire in modo chiaro. Una bomba contro persone di ogni sorta che vanno in vacanza non lancia alcun messaggio comprensibile, soprattutto quando non ha alcun seguito. Chi vuole stroncare le lotte sociali con la violenza fa casomai come in Colombia, uccidendo a uno a uno migliaia di dirigenti sindacali e politici.

[3] Dire che qualcuno è strano, nel senso di fuori dal comune, o complesso, non vuol dire insultarlo dandogli del pazzo. In Bertoli c'è stata una forma estrema di sanissima curiosità, voglia di capire, desiderio di esserci, intensità di vivere, ricerca della varietà delle cose, che lo ha condotto di disastro in disastro. Una versione  meno elegante di Eduardo Rózsa Flores.

[4] Il ministro Mariano Rumor, bersaglio mancato dell'attentato di Bertoli, fino al giorno prima oggetto di ogni sorta di dietrologia, fu improvvisamente santificato dai complottisti. E questo indica dove porta il perbenismo innato dei complottisti. Ci sono degli "antagonisti" che ogni tanto tirano fuori  con scandalo il fatto che una persona che conosco, allora di destra e oggi di tutt'altra idea, una volta subì una perquisizione della polizia, pensate...



martedì, 13 ottobre 2009

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna

A Osimo, nelle Marche, un padre italiano accoltella la figlia, rea di essersi messa con un albanese.

L'episodio viene descritto con estrema ragionevolezza nei media per quello che è: un signore scoppiato che non sopportava il fidanzato della figlia. Non ci sono stati assalti di cronisti con microfoni nascosti per scovare i predicatori dell'odio nelle chiese, né le telecamere hanno inquadrato le opere di Oriana Fallaci esposte nelle vetrine delle librerie.

La seconda notizia.

Un ingegnere, che dirigeva una ditta edile con molti operai, dopo il fallimento della propria azienda, entra in un ciclo di depressione e si fa saltare per aria, con un successo paragonabile a quello del Bombarolo di Fabrizio De Andrè: il suo artigianale ordigno infatti fa male solo a lui.[1]

Qualcosa della vita di questo imprenditore fallito, il libico Mohammed Game, lo raccontano i giornali:
"«Aiutateci ad avere una casa più dignitosa. Viviamo in sei senza nemmeno il bagno», si era lamentato un paio di mesi fa con una giornalista di «Cronaca Qui» questo ingegnere elettronico mancato di 37 anni, mancato pure come attentatore.

L’appartamento al primo piano lo aveva occupato sette anni fa con Giovanna M., la sua compagna italiana, mai musulmana, badante e colf di professione, innamorata della persona sbagliata dopo aver lasciato un altro uomo da cui aveva avuto due bambini, Davide di dieci anni, Alessandro di nove. Sei anni fa era nato Islam. Tre anni fa Omar. Tutti insieme in quel bilocale pianoterra scala D dove gli agenti della Digos hanno frugato per trovare niente. Non uno straccio di volantino, un proclama, un qualcosa che da qui arrivasse fino ad Al Qaeda e non ai deliri di un uomo frustrato che ce l’aveva con tutto e tutti."
Attenzione, non intendo con questo partecipare al solito gioco per cui chi compie un'azione di questo tipo viene esaltato da una parte come un terribile fanatico; dall'altra, denigrato come un povero cretino. E' una persona che ha avuto il coraggio delle proprie scelte, comunque motivate.

Però il caso aiuta a mettere a fuoco tutta la questione del cosiddetto "terrorismo islamico" in Italia.

Quello dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano è il primo caso nella storia di "terrorismo islamico" in Italia, e ha assunto la forma che ci si aspetterebbe.

Statisticamente è inevitabile che dopo un decennio di espulsioni, arresti, minacce,  sorveglianza incessante, gente che non ti affitta casa, parlamentari che gridano che sei un pericolo per l'umanità, trasmissioni televisive che ti attaccano tutti i giorni, librerie piene di testi che ti descrivono come un mostro, guerre in mezzo mondo contro i tuoi correligionari, a qualcuno - su oltre un milione di musulmani immigrati - saltino i nervi.

La chiave sta nel concetto di "saltare i nervi", fatto non organizzato e imprevedibile: l'attentatore  di Milano non si è formato in alcuna delle mitiche Scuole del Jihad, né è andato a caccia di vergini paradisiache promessegli da barbuti predicatori. Mohammed Game  è scoppiato (mentalmente) guardando il telegiornale, cioè la descrizione edulcorata e sterilizzata di ciò che la spedizione militare italiana sta facendo in Afghanistan.

La tragedia sta proprio nell'impossibilità di incidere su qualcosa che però entra quotidianamente nella nostra vita: un cittadino straniero non può nemmeno votare per un partito che condanni la spedizione afghana, e Mohammed Game evidentemente non aveva le risorse per sfogarsi vanamente alla tastiera, come abbiamo noi.

Abbiamo sempre detto che gli obiettivi di azioni armate sono obiettivi militari: anche l'11 settembre del 2001, sono stati colpiti il Pentagono e il Centro Mondiale del Commercio, la cosa più simile al cuore economico del pianeta.

Mohammed Game non ha cercato di colpire i mitici "simboli dell'Occidente" cari ai media: che so, un quadro di Raffaello o una ragazzina in minigonna con l'iPod che si beve un whisky. Pur nella sua evidente confusione, ha scelto di colpire un obiettivo indiscutibilmente militare: la caserma da cui sono partiti i carabinieri che partecipano all'occupazione dell'Afghanistan.

Giustamente, il magistrato lo ha incriminato per (tentata) strage, ma non per terrorismo.

Questo non vuol dire che Mohammed Game non avrebbe potuto saltare per aria, per incompetenza, nel tragitto da casa alla caserma, magari su un autobus affollato. Ma se fosse sucesso, non sarebbe perché "i musulmani odiano gli autobus".

Intanto, il ministro-escort Mara Carfagna propone il divieto del "niqab e del burqa" nelle scuole.
"Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione".
Cioè, avete capito bene, in nome del diritto all'istruzione, le studentesse che indossano "niqab e burqa" verrebbero cacciate dalle scuole.[2]

Attenzione però che c'è il trucco: il ministro-escort ha semplicemente parlato "a margine di un convegno",  storica sede per dire sciocchezze senza seguito.

Notate poi la curiosa erudizione con cui parla Mara Carfagna: se le hanno messo in bocca paroloni come "niqab e burqa" (sommariamente, il velo che copre tutto il volto tranne gli occhi, e il velo a filigrana che copre anche gli occhi), precisando anche la distinzione con il "velo" il motivo ci deve essere. Anzi, ce ne sono due.

Il primo è che in Italia, il velo o foulard non saranno mai vietati per la ferma opposizione della Chiesa cattolica, visto che non sarebbe possibile allora permettere alle suore di girare a capo coperto.

Il secondo è che i miei amici musulmani confermano che non esiste in tutta Italia una studentessa che indossi il "niqab o burqa", come sottolinea Paniscus. [3]

Insomma, anche se si facesse la legge, non cambierebbe nulla (e quindi non creerebbe problemi per il ministro-escort).

Eppure, Mara Carfagna riesce a trasformare il nulla (zero ragazze con niqab, zero ragazze con burqa) in un pericolo non da poco:
"Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un 'regime' che nega i
diritti -  ha concluso la Carfagna - non bisogna permettere che ciò accada".
A differenza di altri, ammiro la Carfagna. Ha capito perfettamente come si fa politica, inventando notizie, mettendo in imbarazzo i propri avversari (nessuno oserà schierarsi "a favore del burqa"), drammatizzando pericoli inesistenti, operando sulle paure collettive.

Peccato che a guardarla in televisione c'è magari qualche altro Mohammed Game, vagamente musulmano ma molto arrabbiato, a corte di altre guance da porgere.

Note

[1] Vedremo in che cosa consistano i presunti complici di Mohammed Game e l'esplosivo sequestrato. E' evidente che un complice, magari involontario, c'è, se l'attentatore si è procurato da qualche parte le sostanze esplosive: un chimico ci potrà chiarire meglio se qualcuno può detenere ingenti quantità di nitrato per motivi pacifici. Pare che i "complici" non abbiano fatto nulla per nascondersi.

[2] Ricordiamo en passant il tentativo del sindaco di Milano, sempre del partito della Carfagna, di vietare l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai figli di immigrati irregolari.

[3] Questo è un fatto, non un giudizio. Due delle donne più toste che io conosca in rete vestono integrale: Barbara Aisha Farina e  e Malika el Aroud

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna
P.S. Leggiamo adesso che
"nel corso delle indagini sono stati sequestrati "circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in piazzale Perrucchetti". Il nitrato, venduto come fertilizzante in pacchi da 50 chilogrammi, sarebbe stato rinvenuto in uno stabile in via Gulli, lo stesso dove abitava il libico fermato e frequentato anche dagli due. Il procuratore ha rivelato inoltre che il nitrato d'ammonio servito a confezionare l'ordigno rudimentale fatto esplodere ieri "è stato acquistato una settimana fa da Game".
Difficile al momento capire quindi che ruolo avrebbero dovuto avere i presunti complici.



mercoledì, 07 ottobre 2009

Morte al Nono Secolo! La teologia del progresso

Lo scorso 24 settembre, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite. Un buon oratore cerca di manipolare i luoghi comuni profondi del suo pubblico e quindi un discorso, più è retorico, più ci dice sugli ascoltatori.

Lasciamo perdere i soliti elementi di hasbara adoperati da Netanyahu e che ormai tutti conosciamo a memoria, e passiamo alla maniera con cui Netanyahu tratta il tempo.

All'inizio del discorso, dichiara:
"Signor Presidente, Signore e Signori, circa 62 anni fa le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli Ebrei – popolo antico di 3500 anni – ad un proprio stato nella patria dei propri antenati."
E' un'affermazione che fa acqua storica e archeologica da ogni parte, ma ribadisce il concetto fondante del nazionalismo ottocentesco: uno Stato - concetto esclusivamente moderno - appena assicuratosi un territorio, inventa le carceri, una lingua ufficiale e un Antico Passato che per motivi misteriosi dovrebbe legittimarne l'esistenza.

I Savoia hanno il diritto di occupare Napoli, perché Virgilio è esistito.

Ma qual è il nemico dello Stato? Nel caso specifico, a Netanyahu interessa istigare altri a colpire l'Iran al posto suo.

In un consesso multireligioso come quello delle Nazioni Unite, non è però il caso di inveire contro l'Islam, o contro le razze orientali. Piuttosto, Netanyahu inveisce contro il Nono Secolo, in nome del Ventunesimo:
"La lotta contro questo fanatismo [l'Iran] non è uno scontro di religioni nè uno scontro di civiltà. E’ uno scontro fra la civiltà e la barbarie, fra il 21° e il 9° secolo, fra coloro che glorificano la vita e coloro che glorificano la morte.

L’arretratezza del 9° secolo non può tener testa al progresso del 21° secolo.

Il richiamo della libertà, il potere della tecnologia, l’ampiezza della comunicazione vinceranno sicuramente. Il passato non può davvero trionfare sul futuro. E il futuro offre a tutti i popoli magnifiche riserve di speranza. Il progresso avanza a velocità esponenziale.

Sono passati secoli fra la macchina da stampa e il telefono, decenni fra il telefono e il personal computer, soltanto pochi anni fra il personal computer e internet. Quello che pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi è già obsoleto, e a malapena possiamo immaginare le evoluzioni future. Troveremo la chiave del codice genetico. Cureremo l’incurabile. Allungheremo la vita. Troveremo una alternativa economica ai combustibili fossili e ripuliremo il pianeta.

Sono orgoglioso che il mio paese, Israele, sia all’avanguardia in questo progresso e traini l’innovazione nelle scienze e nella tecnologia, in medicina, biologia, agricoltura e acqua, energia e ambiente. Ovunque si sviluppino, queste innovazioni offrono all’umanità un futuro illuminato da promesse mai immaginate prima."
Lasciamo perdere la pedante domanda, cosa c'entri Ahmedinejad - di sette anni più giovane di Netanyahu - con il nono secolo,[1] e cerchiamo di cogliere il senso del quadro retorico che Netanyahu dipinge.

Netanyahu esprime perfettamente l'altra metà della grande fantasia ottocentesca sul tempo: l'ineluttabile Marcia del Progresso. Chi ha un Antico Passato ha marciato di più e quindi è più nel futuro di chi non ce l'ha.

Questa visione del tempo ha un'origine ben precisa.

E' la visione di chi, nell'Ottocento, possedeva i mezzi per soggiogare il mondo. Ritenendo il proprio il migliore dei mondi mai esistiti, il nucleo imperiale dell'Occidente proiettava se stesso in un futuro ancora migliore. Se il Futuro è bene, il Passato è male. Essendo gli uomini del passato per definizione morti, la teologia del progresso non aiuta a definire un nemico concreto, se non si ricorre a un trucco: quello di definire la grande massa dei propri contemporanei - quelli che andavano soggiogati - come "sopravvivenze" o "ritorni" del passato.

Siamo abituati a dividere gli autori di quei tempi in buoni (universalisti) e in cattivi (razzisti). In realtà, progressisti razzisti e progressisti universalisti appartenevano entrambi a un unico mondo concettuale.

Scriveva l'antropologo americano Lewis Henry Morgan nel 1877,
"Man mano che risaliamo il corso della storia, dall'uomo civilizzato verso il selvaggio, il volume del cranio diminuisce e le sue caratteristiche animali si rivelano: è un segno della necessaria inferiorità dell'individuo".
Visti con il telescopio della storia, i teschi lontani sembrano più piccoli. Un bel razzista, direte. Ma nella pratica, le conseguenze che tira sono forse diverse da quelle di Friedrich Engels, quando - criticando i concetti di uguaglianza e fratellanza sostenuti dagli anarchici - scriveva:
"Gli Stati Uniti e il Messico sono due repubbliche; in entrambe il popolo è sovrano.

Come ha potuto accadere che tra queste due repubbliche, le quali in base alla teoria morale dovrebbero essere "affratellate" e "federate", scoppiasse una guerra a causa del Texas, che la "volontà sovrana" del popolo americano, sorretta dal coraggio dei volontari americani, abbia spostato di alcune centinaia di miglia più a sud, "per necessità geografiche, commerciali e strategiche", le frontiere tracciate dalla natura? Bakunin accuserà forse gli americani di aver condotto una "guerra di conquista" che, pur dando un duro colpo alla sua teoria basata sulla "giustizia e l'umanità", è stata combattuta soltanto nell'interesse della civilizzazione?

O il fatto che la splendida California sia stata strappata ai pigri messicani che non sapevano che farsene costituisce una sventura?

E' una sventura che con il rapido sfruttamento delle miniere d'oro che vi si trovano, gli energici yankees accrescano i mezzi di circolazione, concentrino in pochi anni una densa popolazione e un ampio commercio nelle località costiere più adatte del Pacifico, costruiscano grandi città, realizzino una ferrovia che corre da New York fino a San Francisco, schiudano finalmente l'Oceano Pacifico alla civilizzazione e per la terza volta nella storia imprimano un nuovo indirizzo al commercio mondiale?

L'"indipendenza" di alcuni californiani e  texani spagnoli ne soffrirà, qua e là verranno violate la "giustizia" e altre norme morali; ma che significa al cospetto di tali avvenimenti storici di portata mondiale?"
[2]
Il riferimento al Messico non è casuale: da cinque tremendi secoli, il México artificial - vicerè, frati, massoni, conservatori filospagnoli e affabulatori del mitico "passato azteco",  imprenditori stranieri, economisti socialisti e liberisti - conduce una vana e fallimentare guerra di "riforme" contro il México profundo.[3] Il mistero di quell'incessante resistenza e la ricerca di una maniera di vincerla - dunque, un obiettivo  profondamente militare - ha portato indirettamente alla nascita stessa dell'antropologia.

mexico profundo

Il padre dell'antropologia fu infatti Edward Burnett Tylor, non a caso agnostico e non a caso cresciuto in una laboriosa famiglia di imprenditori quaccheri. Il suo primo libro fu Anahuac, or Mexico and the Mexicans, in cui si auspicava l'annessione del Messico agli Stati Uniti. L'antropologia nasce così: mettere in fila tutti i popoli, da quelli con un piede nel futuro a quelli addormentati nel passato, per cercare come civilizzare o almeno addomesticare i secondi.[4]

All'orizzonte il Futuro, con noi la Storia.[5]

Ora, qui c'è una cosa curiosa. Netanyahu fa un discorso costruito per i ceti politici e mediatici del pianeta. Per farlo, usa due luoghi comuni - il Popolo Antico che Legittima lo Stato Moderno e il Progresso contro il Passato - tipici del pieno Ottocento, proprio agli inizi della rivoluzione industriale.

E' comprensibile che ai tempi in cui si poteva salire per la prima volta su un treno, aspettandosi chissà quali altre affascinanti diavolerie dietro l'angolo, queste retoriche potevano avere un loro fascino.

Da allora, però, abbiamo scoperto la natura assolutamente aleatoria e sfuggente di quello che ai nostri ormai lontani avi sembrava l'Ineluttabile Progresso. Per la maggior parte degli esseri umani, il futuro è precario e imprevedibile, quando non è semplicemente minaccioso.

Eppure, nulla ha sostituito il Luogo Comune dell'Ottocento, perché nulla ha sostituito il capitalismo. E il capitalismo lavora nel tempo, fondandosi sulla scommessa di investire oggi per guadagnare di più domani. Il capitalismo deve credere al futuro, quindi. Certo, un Futuro da conquistare con i denti, le ruspe e le bombe, ma che è garantito a chi si agita a dovere.

Più , dei filosofi, i pubblicitari vanno all'essenza delle cose. Ascoltiamo come il cuore del pensiero di Morgan, Tyler,  Engels e Netanyahu viene riassunto in uno slogan sul sito di Mondopromoter (un nome, un programma):
"Non perdere questa occasione per costruire il tuo futuro e ricorda che la professionalità è l’unica arma vincente in un mercato sempre più competitivo."
Note:

[1] O cosa c'entri il nono secolo con un paese come l'Iran, diventato sciita nel sedicesimo secolo.

[2]p. 375, Engels, Il panslavismo democratico, in Marx-Engels, critica dell'anarchismo, Einaudi.
 
[3] Si veda Guillermo Bonfil Batalla, México profundo. Reclaiming a Civilization, University of Texas Press, 1996 (2007).

[4] La Mission dell'antropologo, per citare un neologismo:
"Ai promotori di ciò che è buono e valido e ai riformatori di ciò che è dannoso alla cultura moderna lo studioso della cultura rende il duplice servizio di fornire una dottrina coerente dello sviluppo umano che deve spingerli a farlo ancora avanzare, poiché si mette a loro disposizione una visione più chiara della storia e delle possibilità della nostra specie e permette di individuare i resti di una rozza cultura antica che devono essere eliminati".
E.B. Tylor, Primitive Culture, Vol. I, p. 539, citato in Giulio Angioni, Tre saggi sull'antropologia dell'età coloniale, S.F. Flaccovio Editore, Palermo, 1973, p. 88.

[5] Tra tanti cultori dell'evoluzione, non cito Charles Darwin. Le cui scoperte furono subito integrate nella religione del progresso, ma per mano di altri: la teoria dell'evoluzione in sé è un'altra cosa.



lunedì, 28 settembre 2009

Correndo magari qualche rischio legale, riporto qui un comunicato del collettivo Torino Squatter sulla morte del magistrato Maurizio Laudi.

Lo riporto per tre motivi:

Uno, perché se cercate "Maurizio Laudi" in rete, troverete quasi solo elogi al "magistrato coraggioso"

Due, perché qui abbiamo parlato spesso di Roberto Sandalo, ed è stato Maurizio Laudi in qualche a costruirne il personaggio

Tre, perché mi sembra che il comunicato costituisca un esempio caratteristico di come alcuni ambienti sappiano rendere perfettamente inutili le informazioni che pure danno.

Infatti, il comunicato che segue contiene qualche notizia interessante. Ma il tono con cui è stato scritto è quanto di più controproducente si possa immaginare. Gli autori non stanno parlando, stanno urlando.

Se per caso sei uno squatter di Torino, puoi capire benissimo perché urlano. Ma se non lo sei, noti solo che c'è qualcuno che urla. E l'immensa maggioranza degli italiani non sono squatter di Torino e non amano sentire urlare.

Se io urlo, mi capisco solo io. Al massimo, mi capiscono le persone che già in partenza condividono le mie emozioni. Queste persone possono essere molte, se si tratta di un'esperienza mediaticamente indotta, che attinge al Grande Luogo Comune: ecco che Oriana Fallaci urla, e tanti la capiscono. Come capiscono gli urli sulla Juve, su Sanremo o sul Grande Fratello.

Ma se la mia è un'esperienza che esce fuori dal Grande Luogo Comune, pochissimi mi capiranno se urlo. Infatti, per condividere un'emozione, occorre condividere l'esperienza che c'è dietro.

Se urlo, quindi, non verrò ascoltato. Ma se non mi ascoltano, se batto i pugni contro il muro, mi sentirò sempre più alieno dagli altri, e sempre più solo. La solitudine mi spingerà così a sentirmi sempre più vicino al mio gruppo, e questa è una sensazione piacevole. Così si innesca un curioso meccanismo: la ricerca del piacere induce a rendersi sempre più antipatici agli altri, per poter approfondire la simpatia con i nostri.

Però il gruppo diventa così solo un contenitore di emotività identitaria, che sostituisce il senso originale con cui è nato. E quando un gruppo è solo un gruppo, cessa di essere una proposta e quindi un pericolo per il sistema.

Come funzione sociale reale, il gruppo anarchico, il gruppo neofascista, il gruppo esoterico non si distinguono in nulla dal gruppo di tifosi dello stadio, dal gruppo che organizza maratone di beneficenza o dal gruppo di cultori del cantante di turno.

Per la società nel suo complesso, ognuno di questi gruppi non è che un piccolo attore nello spettacolo generale. C'è quello che diverte, c'è quello che bisogna ammirare perché fa del bene, ci sono i malvagi da denunciare. E ci vogliono tutti, non si possono certo fare i film senza i cattivi.

Attenzione, questo non vuol dire che il gruppo cosiddetto estremista sia volontariamente complice del sistema. E non vuol dire che non verrà perseguitato. Semplicemente, non verrà perseguitato perché fa realmente paura, ma perché gioca involontariamente il ruolo di Capro Espiatorio.

Il gruppo estremista regala la giornata al giornalista che deve denunciare il Degrado dei Punkabbestia, il Pericolo Terrorismo, il Diffondersi del Neonazismo tra i Giovani o il Ritorno delle Brigate Rosse.

Un poliziotto può segnare nel proprio curriculum gli arresti di estremisti, senza temere che un giorno la cosa gli si ritorca contro.

Un legislatore può cogliere la cronaca dell'estremismo per rendere  ancora più repressive le leggi.

Questo significa che i gruppi estremisti possono davvero subire la repressione; e i loro membri possono anche talvolta morire tragicamente.

La morte di un compagno/fratello/camerata genera due errori fatali di percezione.

"Se ce lo hanno ammazzato, vuol dire che facciamo paura, siamo davvero sulla strada giusta". Così ci si sente importanti, e si recita con maggiore convinzione la propria parte nello spettacolo.

In secondo luogo, la persecuzione e la morte creano emozioni obbligatorie. Il pensiero è freddo, l'emozione è calda. Pensare quindi significa raffreddare il legame con il morto, che noi cerchiamo di tenere in vita con il calore del nostro amore.

Pensare diventa quindi tradimento, e quasi uccidere una seconda volta la vittima.

Però se non si riflette, si finisce solo per essere trascinati dalla grande corrente.
 


  L'ASSASSINO DI SOLE E BALENO SU MANDATO DELLO STATO ITALIANO E' SCHIATTATO
DI INFARTO A 61 ANNI.


Aveva cominciato come magistrato rampicante di sinistra in Magistratura Democratica. Negli anni '70 insieme a Caselli, Violante, Giordana e Vigna aveva costituito il pull dei carrieristi di sinistra che all'interno di uno stato democratico, democristiano e sottomesso agli americani -che continuava sfacciatamente il fascismo- dovevano dimostrare, per arrampicare, di essere più forcaioli dei fascisti.

Lui aveva costruito l'infame Patrizio Peci delle BR e l'infame Roberto Sandalo di Prima Linea.

I suoi nuovi sistemi di indagine erano quelli degli inquisitori nazisti, fascisti e stalinisti.

Per tutti valga la vicenda dell'eliminazione di Giorgio Soldati di Prima Linea, che catturato con l'arma in pugno, aveva rifiutato di collaborare fattivamente. Per terrorizzarlo o per punirlo Laudi lo destina al reparto "irriducibili" del supercarcere di Cuneo, facendo spargere dai suoi collaboratori la voce che fosse un traditore e che "se la fosse cantata".

Giorgio Soldati fu strangolato nelle docce del carcere di Cuneo dai suoi compagni.

Questi i "metodi" di indagine utilizzati dal procuratore Maurizio Laudi.

Rimasto tagliato fuori dal vertiginoso progredire in carriera dei suoi compagni di Magistratura Democratica, riemerge dall'anonimità , di grigio mandante di lugubri quanto atroci assassini, solo negli anni '90.

Fortemente stimolato dai ROS dei carabinieri, con il cui "deviatissimo" servizio segreto (SISMI) era in rapporti di dipendenza, sotto la protezione del procuratore generale Maddalena, imbastisce una sgangherata montatura contro: Sole, Silvano e Baleno tre anarchici occupanti della "casa" di Collegno, contro il nascente movimento NO TAV, contro gli squat di Torino.

Ricordiamo ancora le sue ridicole dichiarazioni amplificate dai media completamente asserviti.

Infatti la sua resterà  nota come la montatura delle "Prove Granitiche". Che si sgretolarono appena uscite dal giro protettivo degli amichetti del bar del Palazzo di Giustizia di Torino.

La sua montatura crollò in Cassazione (ai ROS bastava così). Ma intanto Sole e Baleno, sepolti da una montagna di accuse da ergastolo erano morti ­ suicidati dallo Statto ­ impiccati in regime di detenzione. Intanto Silvanoo Pelissero, unico sopravvissuto aveva scontato gratuitamente 4 anni di galera. Non potevano assolvere completamente anche lui, bisognava salvare la faccia a Sbirri e Magistrati.

Ma anche dopo la sentenza definitiva, a Laudi i media concessero ancora ampio spazio per i suoi sfoghi stizziti dove affermava che Silvano fosse un pericoloso terrorista.

Infine il nostro simpatico procuratore arrivò a dichiarare: "NON MI SENTO PER NULLA RESPONSABILE DELLA TRAGEDIA CHE HA COLPITO QUESTI DUE GIOVANI CONTINUO A FARE IL MIO LAVORO AL MEGLIO...".

Nonostante l'infelice conclusione di questo processo che sconvolse tutta Italia, Laudi e tutti gli scagnozzi della Magistratura e degli Sbirri, furono promossi dallo Stato mandante. Così potemmo assistere alla sua nomina a Procuratore Capo di Asti, mentre il suo protettore Maddalena rimaneva saldamente abbarbicato alla Procura Generale di Torino.

Laudi da anni "indagava" sui sabotaggi o presunti tali in val Susa.

Intanto percorreva le scuole della valle con il complice maresciallo Tessari di Susa detto "Tex", emissario dei Servizi, a spiegare cosa fosse il Terrorismo, loro la sapevano lunga.

Per rilanciare la sua immagine, utilizzarono il processo mediatico dei "Sassi dal viadotto" di Tortona. Non erano le BR, non era Prima Linea, ma anche qui Laudi riusci a fabbricare un pentito.

Giudice sportivo per 12 anni, si sputtanò perché, al telefono, pietiva i biglietti gratis per vedere la Juventus, al compianto Luciano Moggi.

Cadde in disgrazia e scomparve momentaneamente dallo schermo dal quale ci affliggeva, ma lo sostituì , per un breve periodo il suo caro amico Maddalena.

Poi il premio finale dello Stato: la Procura Generale di Asti.

Vista la sua ripugnante carriera il procuratore Laudi ha tirato le cuoia sotto scorta, che, come ai bei tempi degli "anni di piombo", non aveva mai cessato di seguirlo da quando nel '98 aveva fatto morire Sole e Baleno.


Gli anarchici, che come è noto non hanno rispetto di niente e di nessuno ­ neanchhe della morte ­ ricordano che chi è stato un porco in  vita non si riabilita morendo.

Fenix, Osservatorio Astronomico contro la repressione per Torino Squatter
 



sabato, 26 settembre 2009

La Chiesa, l'Orso e l'Acqua (2)

"Lo spettacolo è il cattivo sogno della moderna società incatenata, che non esprime in definitiva se non il proprio desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno."

Guy Debord, La società dello spettacolo
La Chiesa italiana ha perso il potere di maledizione: quando condanna, le ridono dietro. Dan Brown, esempio supremo di ignoranza presuntuosa,  invade tranquillamente ogni libreria, mentre i librai sperano invano che sbuchi fuori da qualche parte il Prete Fulminatore per aumentare la controversia e le vendite.[1]

Ma la Chiesa conserva invece, quasi intatto, il potere di benedizione: nel senso letterale, può dire, "questo è bene". Più dice bene e più appare buona, fino a diventare il termine di paragone assoluto della bontà, cioè della vaghezza indefinita eppure incontestabile. Il postconciliare reale, insomma, al di là delle intenzioni soggettive dei protagonisti del Concilio Vaticano II.[2]

Chi non maledice, non pone limiti. E quindi si espande in maniera dolce e informe ovunque.

Possedendo il potere di benedizione, la Chiesa in Italia possiede ancora la chiave sociale dei tre passaggi della vita, battesimo, matrimonio e funerale - va bene, si benedicono anche le auto.

benedizione-auto

I battesimi e i matrimoni sono fatti privati, o al massimo appartengono alla sfera mediatica: il fotografo dei matrimoni per poveri, le telecamere per puttanieri e meretrici.

Invece i funerali possono, talvolta, essere eventi politici.

Ne abbiamo avuto parecchi esempi in anni recenti - i funerali per i militari italiani morti a Nassiriya, quelli di Mike Bongiorno e quelli per i militari morti a Kabul (del primo evento abbiamo già detto alcune cose che valgono anche per il secondo).

Gli immensi spettacoli dei funerali di Stato non sono propaganda di guerra. Rendendo visibile il lutto, smascherano la mistificazione delle missioni umanitarie, incidono almeno un'emozione di dolore in tutti gli spettatori, amplificando in maniera straordinaria l'effetto dell'azione militare della resistenza.
"Oh cursed be the cruel wars that ever they began
For they have pressed my Billy and many a clever man
For they have pressed my Billy likewise my brothers three
And sent them to the cruel wars in High Germany."
Non a caso, gli Stati Uniti evitano spettacoli che dimostrino in maniera troppo evidente che Dio e il Successo sono passati dall'altra parte. Ma quello degli americani è un altro Dio.

I Funerali di Stato, in Italia, sono la spettacolarizzazione, e quindi la falsificazione, di tre termini: Dio, patria e famiglia.

Anche qui, bisogna procedere con cautela, per non dire sciocchezze. Gli italiani sono forse familisti, ma non sono né credenti né patrioti.

Infatti, la frase, "Dio, patria e famiglia" la usano oggi, in realtà, unicamente (a) il minuscolo movimento che si chiama Forza Nuova e (b) una certa Sinistra che la attribuisce, in negativo, a tutta la Destra. Se avessimo tempo, sarebbe interessante una divagazione sui luoghi comuni che la Sinistra meccanicamente attribuisce alla Destra.

In essenza, Dio, patria e famiglia non coincidono con il fanatismo religioso o con il nazionalismo. Sono piuttosto riflessi di tre elementi che sono alla base di qualunque cultura umana - la presenza di un significato condiviso, un ambiente e una comunità umana elementare che vada oltre la singola generazione. Ovviamente con differenze infinite nei dettagli.

Che se ne parli o no, che i singoli termini si logorino per l'abuso, è evidente che si tratta di leve psicologiche di enorme potenza. Non perché siano false, ma perché in un certo senso sono vere.

La natura alienante del capitalismo sta anche in questo.

Il capitalismo non lascia alcuna sfera dell'esistenza fuori dal proprio dominio.

Il capitalismo nega il sacro, perché non ha altro senso al di fuori dello scambio mercantile.

Il capitalismo nega l'ambiente, perché ogni realtà del pianeta è intercambiabile.

Il capitalismo nega la comunità umana, perché ogni persona esiste solo nell'istante del consumo.

Il capitalismo, quindi - come intuisce qualunque indio messicano - è il nemico di mi Dios, mi tierra y mi familia.

Ma dove esiste un bisogno, nasce una merce: nel vuoto che il capitalismo stesso ha creato, si inserisce lo spettacolo di Dio, Patria e Famiglia. Anche se sotto altro nome, o meglio ancora, nessun nome, sotto forma di evento.[4]

Come ha detto molto bene Guy Debord nella Società dello spettacolo:
"La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva originato, nella definizione di ogni realizzazione umana, un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia, conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima. Nello stesso tempo ogni realtà individuale è divenuta sociale, direttamente dipendente dalla potenza sociale da essa plasmata. Le è permesso di apparire solo in ciò che essa non è."
Il Funerale di Stato è un Evento, esattamente come la Formula Uno o Pitti Moda.

Ma è l'Evento Supremo, perché riunisce i rappresentanti autorizzati delle tre realtà: il clero, per Dio; i politici e i militari per la Patria; e i parenti in lutto, per la Famiglia. Questo è il primo motivo per cui il Funerale di Stato non può essere laico, ma si deve svolgere in qualche basilica particolarmente significativa.

L'Evento si deve svolgere davanti alla televisione. Nella società liquida, nessuno pensa più ai tradizionali monumenti in duratura pietra: la notizia sarebbe morta molto prima dell'erezione di una statua. Ma la Statua si colloca nello spazio laico della piazza; l'Evento invece si deve svolgere in uno spazio nato per la liturgia, e quindi perfettamente adatto al surrogato della liturgia, che è l'Evento. Così è proprio la contemporaneità che porta il Funerale di Stato in un edificio che è nato con funzioni precapitalistiche.

Il fatto che nessuno rivedrà la cassetta del funerale è irrilevante: Dio, Patria e Famiglia, come ogni merce, durano il tempo di un'emozione.

Note:

[1] Parliamo dell'energico potere di maledizione biblica o del Sillabo. Certamente il clero italiano possiede ancora una sottile capacità nell'impedire cose a loro sgradite. Chi inveisce contro Papa Nazinger, il pastore tedesco, non ha capito assolutamente nulla della Chiesa cattolica.

[2] Mi dicono che un tale Karl Popper dicesse qualcosa a proposito della falsificabilità. Ecco, provate a falsificare la predica di un prete postconciliare a un matrimonio.

[3] Girando su internet, scopro che il mite comune rurale di Loreggia avrebbe avuto come unico cittadino famoso un certo Leone Wollemborg. La voce Leone Wollemborg su Wikipedia lo descrive come un personaggio molto mitteleuropeo - un economista di origine ebraica, per un breve periodo ministro delle finanze, giocò un ruolo importante nella diffusione delle casse di risparmio. Persino la giudeofoba Civiltà Cattolica nel 1894 riconobbe  a malincuore come questo "israelita" avesse ispirato i parroci veneti.

Invece, sempre su Wikipedia, la voce Loreggia descrive Leone Wollemborg in questi straordinari termini: "grande e controverso personaggio (notorio satanista, considerato il braccio destro di Aleister Crowley in Italia) legato alla vita del paese di Loreggia, finanziatore anche di altri edifici a carattere prettamente filantropico (asilo e scuola elementare) oltre che della prima casa chiusa omosessuale d'Italia."

Incrociando Wollemborg e Crowley su Google, non si ottiene altro, per cui potrebbe trattarsi di un equivoco o dei residui di qualche vecchia calunnia; oppure qualche riferimento confuso a rituali esoterici di tipo sessuale, non necessariamente crowleyani. Qualcuno ne sa qualcosa? 

[4] La falsificazione avviene in due momenti. In Italia, il primo si può datare al 1911, quando le istituzioni ecclesiastiche si accodarono allo Stato nazionalista nel promuovere la strage libica, con tutto ciò che ne conseguì. Il fascismo fu solo una nota a piè di pagina di questo delitto. Ma siamo ai tempi dello spettacolo monumentale e rigido, non di quello televisivo e fluido.



venerdì, 25 settembre 2009

Afghan fox

E' tutto, in qualche modo, superlativo.

Nel paese più lontano del pianeta, la gente più povera del mondo resiste all'attacco della più grande coalizione militare della storia umana.

Mi vengono in mente parole, sentite in un luogo e un contesto apparentemente molto diverso. Quelle di The Fox, cantate dagli Steeleye Span.
You can hound me now you've found me
But I'm far more cunning than you
I'm a shy fox, I'm a sly fox
And I'll teach you a lesson or two
I'll run you through the hawthorn hedge
and tear your dogs to shreds
I'll lead you from the open fields
into the flower beds
I'll lead you from the open fields
into the nearest town
And take you to my hunting ground

Chorus:
Run, run, I won't give in
Run, run, I'll never give in
Run, run, run, I won't give in
Run, run, run, I'll never give in


You can hound me now you've found me
But I'm far more cunning than you
I'm a brown fox, I'm a town fox
And I'll teach you a lesson or two
I'll introduce electric fence
to every horse and hound
And watch the horses suffering
upon the stoney ground
I'll lead you from the open fields
into the nearest town
And take you to my hunting ground


Ora che mi avete trovata, potete darmi la caccia con i vostri cani / ma io sono molto più astuta di voi / sono una volpe timida, sono una volpe che conosce tutti i trucchi / e vi darò una lezione / vi farò correre attraverso la siepe di biancospino / strazierò i vostri cani / vi porterò dai campi aperti nelle fioriere / vi porterò dai campi aperti nel paese più vicino / e vi porterò nel mio campo da caccia

Correte, correte, non cederò, non cederò mai

  Ora che mi avete trovata, potete darmi la caccia con i vostri cani / ma io sono molto più astuta di voi / sono la volpe bruna, sono la volpe di città / e vi darò una lezione / farò conoscere il filo elettrico / a ciascun cavallo e cane / guarderò i cavalli agonizzare sul terreno pietroso / vi porterò dai campi aperti nel paese più vicino / e vi porterò nel mio campo da caccia
 
 



venerdì, 18 settembre 2009

Sottomissione Zero!

Ieri abbiamo parlato della costruzione da parte di Vittorio Feltri dell'inesistente caso delle "minacce terroristiche e antisemite" a un consigliere di Maria Stella Gelmini, il professore Giorgio Israel.

Leggo sul sito ufficiale di Sinistra e Libertà:
"Sinistra e libertà esprime al professor Giorgio Israel la sua più convinta solidarietà.

Accostare il suo nome  a quello del Prof. Biagi, assassinato dalle Br e qualificare in modo insultante il Prof. Israel come “ebre0", costituiscono un attacco violento e antisemita. Ogni persona di sentimenti democratici deve reagire e respingere con fermezza ogni atteggiamento antisemita e di violenza politica."
Non guardiamo il piccolo partito che esprime questo parere. Il testo è scritto con il Comunicatore Automatico e potrebbe essere opera dell'anonimo tastierista di qualunque partito, da Alleanza Nazionale fino, appunto, a Sinistra e Libertà.

Ciò che conta è capire il meccanismo che c'è dietro la produzione seriale di roba del genere.

Innanzitutto, i media creano un evento-spettacolo.

Non importa che cosa ci sia dietro quell'evento-spettacolo: il compito del politico è correrci dietro in tempi mediatici.

Si corre dietro all'evento-spettacolo per due motivi opposti: il primo, quello di cogliere la palla al balzo e colpire il nemico; il secondo, per ripararsi e prendere le distanze.

Nel caso di Giorgio Israel, la destra gioca in attacco - come spesso succede di questi tempi: in sostanza, "ecco, chi critica la riforma Gelmini è un terrorista antisemita! In galera!" La sinistra invece gioca in difesa. Che consiste nel dire, "sì, siamo totalmente d'accordo, avete ragione, però noi non c'entriamo niente, siamo persone perbene e ve lo dimostriamo partecipando anche noi al linciaggio".

Questo gioco richiede due assunti. Il primo, che i media cartacei siano il riferimento assoluto e finale dei nostri tempi. Che una cosa letta distrattamente da due pensionati su Il Giornale, per qualche misterioso motivo, abbia un valore maggiore di quanto si possa leggere su qualunque sito Internet.

Da questo valore assoluto arbitrariamente concesso ai media cartacei, discende la regola di non mettere in dubbio ciò che i media affermano.

Infatti, se un fatto è tale quando ne parlano i giornali, il fatto è necessariamente proprio come lo descrivono i giornali.

Facciamo però una precisazione importante. Il commentino sul forum di Comedonchisciotte è esistito,  e per quanto insignificante costituisce un fatto. A maggior ragione, dovrebbero costituire dei fatti anche ciò che gli editorialisti dei media dicono: nel caso che riguarda Giorgio Israel, abbiamo visto accuse di terrorismo contro tutti i docenti, appelli alla creazione di ronde telematiche e inviti a sbattere in galera chi scrive su Internet. Tutto ciò non costituisce però un fatto, bensì un'opinione dei media; mentre l'opinione dell'anonimo commentatore sul forum di Comedonchisciotte costituisce un fatto, perché i media lo dichiarano tale. In altre parole, ciò che i media dichiarano fatto costituisce un fatto; ciò che i media dichiarano opinione, costituisce un'opinione.

Sembra una distinzione sottile, ma le conseguenze sono devastanti. Sinistra e Libertà non può condannare gli editoriali di Stella e Granzotto, perché non sono notizie, bensì opinioni, e i media non hanno nulla da ridire sulle opinioni che gli stessi media esprimono.

I media definiscono il bene e il male del momento; il politico, di qualunque tendenza, accorre per dire che anche lui condivide in pieno la definizione mediatica del bene e del male data dai media.

La condanna viene emessa subito, senza alcuna inchiesta e usando le stesse espressioni che usano i media. Anzi, nella maniera "più convinta", giurando sulla propria fede e la correttezza dei propri sentimenti. Le chiacchiere di Sinistra e Libertà costituiscono aria fritta, ma in altri tempi e con altri mezzi, i piccoli funzionari della Russia stalinista non si comportavano diversamente.

Il Comunicatore Automatico purtroppo non è probabilmente nemmeno in malafede. Agisce d'istinto così, senza bisogno di spiegare a se stesso la propria, semplicissima motivazione: il fatto che ogni tentativo di ragionare o di capire verrebbe denunciato dai media come complicità. Se la stessa Sinistra e Libertà avesse osato condannare anche le minacce di Stella e Granzotto, se avesse osato dire che si stava parlando di un semplice commento come ce ne sono dieci o venti milioni al giorno in rete, se avesse osato far notare che sul sito di Giorgio Israel (come pure sul mio, ovviamente) ci sono commenti ben peggiori, se avesse osato dire che il prezzo della libertà di informazione è che si possono anche dire cose sciocche... in quel momento, Sinistra e Libertà sarebbe stata massacrata dall'accusa di complicità diretta nell'omicidio Biagi e nelle camere a gas, tutti e due insieme.

E Sinistra Questa e Sinistra Quella avrebbero emesso i loro "più convinti" comunicati di ferma denuncia contro Sinistra e Libertà.

Fare così, può salvare una volta, forse due. Ma prima o poi il Feltri suonerà per tutti quelli che si lavano "convinti" le mani, che tacciono di fronte alle montature, le menzogne e il crescente soffocamento di ogni spazio di libertà. Perché la vera posta in gioco non è la presenza di "cattivi sentimenti" in rete, ma proprio la libertà (sì, "Sinistra e Libertà").

Per salvarsi davvero, l'unica alternativa è la Sottomissione Zero.

Mai accettare i giochi nei termini impostati dai media; indagare sempre per capire la verità; non accettare censure; non chiedersi mai cosa diranno di te e contrattaccare. Sono loro e non noi che si devono vergognare.



lunedì, 15 giugno 2009

Il Club Roberto Cavalli, le macchie di leopardo su Firenze (ii)


Roberto Cavalli, e/o il suo genero Joseph Danilo Jacoviello, nonché il loro creativo architetto Italo Rota, hanno presentato al comune di Firenze il progetto di ciò che pudicamente chiamano un "dehors": immaginatevi un incrocio tra il lavoro in acciaio della Torre Eiffel e i viali che conducevano alle tombe dei faraoni a Luxor, però con enormi poltrone in stile animalier.

Lo scopo non era quello di accomodare i clienti, che non sono molti, ma di lasciare una zampata-immagine leopardata sulla città di Firenze.

Il dehors - che i residenti non francofoni chiamano il Catafalco - doveva occupare per tutto l'anno l'unico spiazzo rimasto libero in Piazza del Carmine, che per il resto è un immenso parcheggio con sottili marciapiedi e costellato di altri locali con i loro più modesti "dehors" che vengono smontati d'inverno.

Lo spiazzo si trova davanti all'uscita della scuola dell'infanzia Fioretta Mazzei, e vista la scarsità di spazi nel quartiere, è il luogo dove i bambini sono soliti giocare, al riparo dal traffico.

Ci sono state quindi, una serie di riunioni tra i responsabili del Comune e i rappresentanti dei genitori, in cui il comune si è prodigato in parole sul rispetto dei loro diritti.

Così un mercoledì, i rappresentanti dei genitori tornano a casa piuttosto soddisfatti. Il fine settimana seguente, gli uomini di Cavalli iniziano a montare il Catafalco, ancora più esteso e massiccio di quanto fosse stato dichiarato nel piano presentato al Comune. I genitori chiamano i vigili, e scoprono così che il Club Roberto Cavalli, a poche ore dall'ultima rassicurante pacca sulla spalla degli assessori, aveva ricevuto tutte le autorizzazioni.

Almeno quelle del Comune, visto che Cavalli o Jacoviello non avevano avuto la cortesia di chiedere il permesso alla Soprintendenza, che pure qualcosa c'entrerebbe, visto che il Catafalco si trova proprio accanto alla Basilica di Santa Maria del Carmine, uno dei principali monumenti di Firenze. Anzi, ne ostruisce pure una delle uscite laterali.

D'altronde, i dettagli burocratici non interessano molto al Club Roberto Cavalli, visto che qualche mese prima, i NAS dei Carabinieri vi avevano fatto un'irruzione alle 2.15 di notte, scoprendo che quello che si presentava come un ristorante veniva usato, senza alcuna autorizzazione, anche come discoteca.

Il Catafalco non solo impedisce i giochi dei bambini, ma oscura anche le finestre dell'asilo; e lo stretto passaggio rimasto libero tra la scuola e il Catafalco viene usato di giorno come deposito, non particolarmente igienico (ma di questo me ne importa poco) per le bevande che saranno consumate la notte dagli avventori. Il panorama dall'interno della scuola è infatti questo:

bottiglie-roberto-cavalli

Vi segnalo l'apertura di due blog sull'argomento, uno in italiano e uno in inglese, invitandovi calorosamente a fare un link:


Lo so che tutto questo è una piccola vicenda e anche molto locale.

Però è un episodio sintomatico, perché fatti analoghi stanno succedendo in tutta la città, e se ci pensiamo bene, in tutto il mondo.

Per i media, la democrazia significa la libertà di scegliere tra i candidati che altri ti presentano, e per cui altri scrivono i programmi.

Per Costanzo Preve, e più modestamente anche per me, democrazia dovrebbe avere il significato che aveva in origine: il potere del popolo. Frase abusata, ma pensata al concetto. Un potere che bilancia, e se necessario contrasta, l'altro potere, che è dato dal possesso di mezzi economici - democrazia capitalista è quindi un ossimoro.

Qui abbiamo la prepotenza di pochi, ma dotati di mezzi per noi inimmaginabili, contro i diritti di molti: dei bambini e genitori, dei residenti, persino quelli dei turisti che magari preferirebbero vedere la Chiesa del Carmine senza il Catafalco accanto.

I genitori, i loro bambini e i residenti faranno un presidio il 17 giugno, dalle ore 19 in piazza del Carmine a Firenze.

La manifestazione ha un titolo assai elegante:

Ma non si uccidono così anche le piazze?

e nel volantino che la annuncia, troviamo questo meraviglioso disegno:




sabato, 06 giugno 2009

Facce da elezioni, Firenze (fine, per ora)

Alla prima parte

Davanti a un seggio elettorale di Firenze...

elezioni-europee-2009

Anche a questo giro prendi in mano le redini della tua vita!

Partecipa attivamente al destino della tua città e perché no, del mondo!

Avrai mica il dubbio che non serva a nulla? Ma ti pare poco scegliere chi ti sceglie? Ti sembra una roba da niente, fare una crocetta? Una crocetta può cambiarti la vita. Una crocetta è una crocetta, ma dove la metti? Qui? O la metti lì? Libera la tua creatività nella cabina elettorale!

VOTA E BASTA!

Non importa chi voti, l'importante è votare. Se ci pensi, è il massimo a cui puoi aspirare.

www.limportanteepartecipare.it - campagna chi vota si svuota per il 6 e 7 giugno 2009 



domenica, 31 maggio 2009

Non divulgate i vostri sentimenti, ordina la Digos...

La Digos, veniamo a scoprire, ha appena portato a termine un'importante operazione, denominata - con immancabile americanismo - "Operazione Switch Off".
"Individuati e oscurati da Digos e polizia postale di Torino due siti web che contenevano riferimenti alla Jihad e altri scritti contro i paesi occidentali."
Siccome contribuisco a mantenere questa gente con le mie tasse, mi chiedo esattamente come la Digos abbia speso quei soldi.[1]

Intanto, i due misteriosi siti che la Digos, dopo mesi di indagine, avrebbe "individuato", se ne stavano felicemente linkati dal mio blog da quasi due anni, per motivi che abbiamo spiegato ampiamente qui.

Secondo, i due blog hanno poco a che fare con l'Italia, per cui mi chiedo come abbia fatto la polizia italiana a "oscurarli".

Infatti i due blog ummusama.blogspot.com e abulbarakat.blogspot.com erano ospitati negli Stati Uniti.

Sono i blog, rispettivamente, di 'AbdulQâdir FadlAllâh Mamour (variamente storpiato nei media) e di Aisha Barbara Farina.

Entrambi i blog sono in lingua italiana, ma solo il gestore di Ummusama è di nazionalità italiana e comunque lei vive in Senegal; e i due blog parlano raramente dell'Italia.

Quindi, se ho ben capito, la polizia italiana può chiudere siti ospitati negli Stati Uniti gestiti da cittadini senegalesi perché contengono "riferimenti alla Jihad" e "altri scritti contro i paesi occidentali".

Veramente di "riferimenti alla Jihad" ce ne sono, secondo Google, su 24.600.000 siti web...

Ma il sito della polizia di stato precisa, invece, che è una questione di sentimenti:
"Attraverso questi canali, gli autori, individuati dagl'investigatori nell'ex imam di Carmagnola (Torino), Abdul Qadir Fall Mamour e sua moglie, Barbara Farina, divulgavano dal Senegal sentimenti di odio e violenza, inneggiando alla Jihad."
Sembra che uno degli elementi di accusa più gravi sia stato l'invito rivolto dal blog Ummusama a pregare per Malika el Aroud (Oum Obeyda), la straordinaria scrittrice in carcere in Belgio: un invito che celerebbe un ordine a immaginarie "cellule dormienti" a liberarla con la forza.

Chi sa quale era allora il messaggio in codice quando Benedetto XVI ha dichiarato lo scorso 24 maggio, Giornata di Preghiera per la Cina.

Ribadisco tutta la solidarietà di questo blog - per quel che può contare - con chiunque venga perseguitato per le sue idee o per i suoi "sentimenti", anche quando non si tratta delle mie idee o dei miei sentimenti.

E vi segnalo che a poche ore dalla trionfale conclusione di Operazione Switch Off, Ummusama è rinata, con tutti i suoi burqa' e jihad e scorrettezze politiche, a questo indirizzo:


Nota:

[1] Premio per la migliore Spiegazione Incomprensibile del 2009 al dirigente della Digos torinese, Giuseppe Petronzi, che dichiara a proposito dei due blog chiusi:
«Un fenomeno come questo è preoccupante nella misura in cui, in maniera serena, dobbiamo capire quanto questo tipo di messaggio sia fine a se stesso o possa essere raccolto sul territorio, per cui si deve decidere di procedere nel momento in cui ci sia motivo di ritenere che il messaggio sia troppo intenso, o di natura violenta o recepibile sul territorio».



martedì, 12 maggio 2009

L'albero del pane e la polenta: divagazioni globali

Grazie al sistema dei commenti, un blog ti obbliga a discorrere. Cioè a monologare o a dialogare.

Monologare - un'attività che si può fare anche in parecchi - significa lanciare cori di "evviva!" ogni volta che la nostra squadra segna un punto e urlare invece "venduto", "infiltrato" o semplicemente "verme schifoso" ogni volta che si alza una voce di opposizione.

Dialogare significa ritenere che ci si possa avvicinare di più alla verità, rivedendo continuamente le proprie idee in base a ciò che gli avversari ci fanno notare.

Per un buon dialogo, ci vuole un buon avversario: cioè una persona che sostiene  una posizione più o meno opposta alla nostra, ma si sa esprimere in maniera corretta e intelligente.

Prendo come mio avversario socratico del giorno, quindi, Lif del blog Euro-holocaust, che è intervenuto qui ieri tra i commenti. Invece di rispondere direttamente al suo intervento, vado sul suo blog e trovo una frase breve e chiara, che può benissimo essere oggetto di una discussione interessante.

In un post Lif scrive:
"I mille e sempre nuovi fronti aperti per le varie minoranze (dalla critica anti-colonialista al ricordo del genocidio ebraico, dai diritti degli omosessuali all'accettazione di pratiche sociali alloctone in terra europea) servono solo a sviare dalla critica fondamentale, ossia quella della struttura politico-sociale. Il sempre maggiore spazio agli stranieri e ai diversi in genere non mette in discussione l'esistente. Vladimir Luxuria e Fiona May non rappresentano un miglioramento della società, ma solo una sverniciata ipocrita."
Senza qualche premessa condivisa, non ci può essere dialogo: se Tizio dice che la Luna è tonda, e Caio gli risponde dicendo che no, il postino non è ancora passato, non si va lontano.

Qui invece esiste un concetto su cui ci troviamo d'accordo: che la critica fondamentale è quella della struttura politico-sociale.

Qualcuno sicuramente dirà, "ma lo dice solo per mascherare il suo razzismo". Questa è un'obiezione valida, quando un potente uomo politico, in grado di decidere delle nostre vite, ammanta azioni di un tipo con parole di un altro tipo.

Ma non è un'obiezione valida quando ci sono solo le parole, come in un blog: non conosco di persona Lif, ma sono sicuro che lui, come me, sia una persona priva di qualunque potere concreto. E quindi discuto delle sue parole, non di vane ipotesi sulla sua psiche.

Mi trovo parzialmente d'accordo con un altro concetto che Lif esprime: cioè che "Vladimir Luxuria e Fiona May non rappresentano un miglioramento della società, ma solo una sverniciata ipocrita."

Solo che l'intera tesi di Lif può essere rovesciata. Prendiamo un esempio.

Esistono veramente dei professionisti della chiacchiera che strillano perché una canzonetta a Sanremo racconta come sia bella la conversione di un certo Luca dall'omosessualità all'eterosessualità. E questi stessi professionisti della chiacchiera spesso accolgono tranquillamente la flessibilizzazione del lavoro o la spedizione militare in Afghanistan.[1]

Ma è la teledisputa in sé  a "sviare dalla critica fondamentale". Non svia solo lo stipendiato dell'Arcigay, svia anche il suo compare in ozio, il cardinale dagli abiti svolazzanti che gli risponde.

In modo analogo, esaltare il vincitore Rom del Grande Fratello oppure infuriarsi perché ci sono i bambini Rom all'asilo costituiscono modi paralleli di "sviare".

Ho detto che non condivido la confusione tra "varie minoranze." Semplificando molto la storia, è l'80% della specie umana che ha subito il colonialismo - e anche di più, se tra chi ne ha subito gli effetti ci mettiamo, storicamente, gli irlandesi, gli italiani del sud o le tante altre "colonie interne" del passato. La critica anticolonialista, se fatta seriamente, costituisce quindi la storia stessa degli ultimi secoli.[2]

Del ricordo del genocidio ebraico abbiamo parlato spesso qui: ebrei e armeni hanno ovviamente il diritto di ricordare le violenze subite, ma la metastoria dell'Olocausto non è un discorso di minoranza, bensì costituisce oggi il mito  fondante dell'Occidente.

L'emancipazione delle persone di orientamento omosessuale è strettamente legata a un sistema economico che non si basa più sulle strutture collettive - familiari e non - ma sul consumo individuale.[3]

Infine, per quanto riguarda le presunte pratiche sociali alloctone... quelle che ci sono, sono semplicemente modi di vivere che seguono i loro portatori. Che, ricordiamo, sono il motore di quel che resta dell'economia italiana. In buona parte le "pratiche alloctone" si perdono presto e non vengono certamente mai imposte agli altri. Basta porsi la domanda, è più probabile che mia figlia porti il hijab a vent'anni, o che la figlia di Rashid, operaio di fonderia, porti la minigonna alla stessa età?

Lif però si contraddice, affermando invece qualcosa che condivido in pieno: "Il sempre maggiore spazio agli stranieri e ai diversi in genere non mette in discussione l'esistente." Il "buon musulmano" che appare in televisione per dire qualunque banalità insulsa possa piacere al pubblico non sta islamizzando l'Occidente; sta occidentalizzando l'Islam. E così il vincitore Rom del Grande Fratello, chiamato con teleintimità "Ferdi":
"Ferdi era perfetto se si voleva rappresentare il caso umano e pietoso e nello stesso tempo non rompere i tabù dei luoghi comuni e del pregiudizio. Lui, il bambino vittima ma riscattato, diventato un buon cittadino italiano, i suoi genitori, i rom rappresentano invece faccia cattiva del popolo rom, quella dell’immaginario collettivo, della propaganda leghista, per la quale tutti rom sono ladri, sfruttatori dei figli e ladri dei bambini altrui."
Ben più incisive sono altre pratiche alloctone: l'italiano medio non ha avuto bisogno di incontrare un solo marocchino, per arrivare a vivere in maniera praticamente indistinguibile dal resto del ceto medio globalizzato. Abbigliamento, abitazione, alimentazione, arredi... già con la prima lettera dell'alfabeto, la vita a Paderno Dugnano diventa quasi identica alla vita a Rio de Janeiro.

E non è una storia nuova. Pratiche alloctone sono il consumo della polenta a base di mais, della pizza al pomodoro, dello zucchero e del caffè. Perché la globalizzazione è un fatto, non della fine del Novecento, ma della fine del Quattrocento.

Passiamo così dai ragionamenti a raccontare tre aneddoti.

Bernardo de Balbuena era il figlio illegittimo di un indio messicano con proprietà in Spagna e in Messico e di una donna spagnola: e già in questa coppia, troviamo qualcosa che ci fa rivedere qualche luogo comune.

Nel 1604, Balbuena scrive nel suo poema epico, La grandeza mexicana:
"Con il Perù, le Molucche e la Cina,
la Persia, la Scizia, la Mauria
e altri popoli, vicini o lontani,
con la Francia, l'Italia e i suoi tesori,
con l'Egitto, il Grande Cairo e la Siria,
la Taprobane e il Chersoneso d'Oro,
con la Spagna, la Berberia,
l'Asia, l'Etiopia, l'Africa, la Guinea,
la Gran Bretagna, la Grecia, le Fiandre e la Turchia,
con tutti costoro [il Messico] commercia e corrisponde".
E in quel mondo, dice Balbuena, sorgono:
"Uomini e donne
di colori e di mestieri diversi
differenti per lingua e origine
intenzioni, scopi e desideri,
e talvolta credenze e opinioni."

Oppure, meno poeticamente. Grazie al cinema già globale da un secolo, conosciamo tutti l'ammutinamento del Bounty. Ma forse non tutti sappiamo perché la nave salpò dall'Inghilterra, finendo la sua carriera nel Pacifico.

Joseph Banks, botanico inglese che era stato nel Pacifico con il capitano Cook, dirigeva un luogo eminentemente politico: i giardini botanici reali di Kew.

Da lì, cercò di gestire la globalizzazione delle piante, facendo seminare cactus e oppio in India e caffè in Australia, con esiti - per fortuna - in genere fallimentari.

Nel 1787, mandò il capitano William Bligh sulla nave Bounty. Dall'Inghilterra a Tahiti, per procurare gli alberi del pane.

Alberi del pane da portare e piantare nei Caraibi, come alimentazione a poco prezzo per gli schiavi - trascinati in altre navi dall'Africa [4] - che producevano lo zucchero (canna da zucchero, produzione un tempo araba): il principale prodotto, allora, di tutto l'impero globale britannico.

Ultimo aneddoto.

Abbiamo già parlato qui e qui della campagna per impedire la costruzione di una moschea a Colonia, in Germania.

La campagna è stata lanciata da un movimento che si chiama Bürgerbewegung pro Köln (movimento dei cittadini pro-Colonia), che si è recentemente allargato diventando pro-NRW (Bürgerbewegung pro Nordrhein-Westfalen, il nome della regione).

A quest'ultimo movimento ha recentemente aderito un ricchissimo imprenditore edile, il novantenne Günther Kissel. I soldi per contestare altre moschee non gli mancheranno, visto che l'impresa di Günther Kissel ha da poco incassato 3,2 milioni di euro dall'Unione Europea e dalla regione per la costruzione della moschea Merkez (gestita da un'agenzia dello stato turco) nel quartiere di Marxloh a Duisburg.

Note:

[1] In realtà, sono buoni tutti a criticare la flessibilizzazione del lavoro o la povertà nel mondo, è come lamentarsi del tempo. Mentre criticare la spedizione in Afghanistan significa citare i nomi e i cognomi di chi l'ha voluta.

[2] Un'altra questione è la natura romanzesca di certe narrazioni che servono per giustificare il presente: i neri tutti fratelli che vengono dall'antico Egitto, le fantasie sulle glorie passate degli indoeuropei, il regno immaginario di Salomone, i nativi americani sentimentali ed ecologisti...

[3] Pim Fortuyn e mille altri ci dimostrano l'ovvio: che in una società in cui i diritti di chi nasce omosessuale non vengono contestati, gli omosessuali possono diventare carogne come tutti.

[4] Introduzione al calcolo mercantile: costava di meno comprare uno schiavo nuovo, che allevarlo; per cui le schiave venivano fatte abortire (altroché "invenzione della cultura della morte di Pannella"). Con l'abolizione della tratta nel 1807, i proprietari incoraggiavano le loro schiave, invece, a sposarsi per produrre nuova manodopera.



Bolivia, un punto di vista diverso

Ho detto più volte di provare una certa simpatia per il governo di Evo Morales in Bolivia. Come esempio della capacità di una popolazione storicamente molto debole - gli indios dell'altopiano - di prendere in mano le proprie sorti in maniera collettiva e sfruttando le proprie storiche risorse comunitarie.

Commentando il mio blog,  Pedro Navaja ha espresso un punto di vista diametralmente opposto al mio.

Si tratta di una persona evidentemente informata e che si sa esprimere molto bene. Soprattutto, non  colgo un tono strumentale e manipolatorio nel suo discorso: la sua critica a Evo Morales non sembra rientrare nella categorie delle campagne, ad esempio, sul Darfur o sul Tibet che spesso nascondono mire di parte piuttosto scoperte.

Pedro Navaja ha segnalato diversi link sulla questione boliviana.

Mi sembra utile quindi riportare qui un suo testo apparso tra i commenti a un articolo sul Corriere della Sera.  Tra me e lui, lui ne sa più di me sulla Bolivia, e su questo non ci piove.

E' utile contro lo spirito del facile tifo di squadra e ci ricorda che il mondo non è mai diviso tra popoli buoni e "mercenari venduti al servizio del padrone", come nella tremenda mitologia del comunismo reale (da cui Marx era quasi del tutto esente).

La versione di Pedro Navaja costituisce comunque una parte della verità; e mi farebbe piacere pubblicare un'eventuale replica altrettanto pacata e documentata alle sue affermazioni. Se non ci dovesse essere, non vuol dire che Navaja abbia automaticamente ragione, ma semplicemente che tra i commentatori di questo blog non ci sono esperti di questioni boliviane.


Solo alcuni appunti sul referendum. 

Previamente: non menzionerò, ammesso che esistano, i punti positivi a favore del governo Morales. L’enorme ed acritico messianismo bipartsan di cui gode Morales nel mondo permetterà a molti suoi fervidi e pimpanti ammiratori dedicarsi a ciò.

Detto questo:

1 – “Le quattro provincie dell’est”, anche per cercare di fare capire la cosa ai non addetti - CNN e la televisione spagnola parlano solo della “mezza luna” riferendosi a queste regioni -, sono in realtà 4 dei nove dipartimenti (l’equivalente delle nostre regioni) in cui è divisa la Bolivia ed occupano praticamente la totalità dell’area tropicale amazzonica e del chaco, i due terzi dell’area totale del paese. 

Questo dato non è secondario: esiste una divisione chiara del paese, che è una divisione storica, culturale ed anche ambientale, territoriale. Tutto l’oriente amazzonico e chaqueño, con le sue 33 delle 36 etnie riconosciute da prima dalla nuova costituzione, hanno votato contro il nuovo testo costituzionale. Quasi tutto l’occidente andino (altri 4 dipartimenti), con la sua maggioranza quechua aymara, ha votato a favore. Resta da vedere il risultato del nono dipartimento, Chuquisaca, dove al 73% dello spoglio ufficiale, vince il no con quasi il 55%. Quindi, confermandosi il dato di Chuquisaca, 5 dei nove dipartimenti boliviani hanno votato contro la nuova costituzione, con percentuali variabili (dal 55 al 70%). Giacchè l’occidente andino è però prevalente demograficamente ( e i dati del si superiori, tutti tra il 70 e l’80%), il dato nazionale riflette la vittoria di Morales. Ma la divisione del paese è molto pìù netta di quella che vogliono far credere alcuni presentando una Bolivia uniforme, omogenea, solo andina, ignorando la sua diversità storica, culturale ed ambientale.

2a- la polarizzacione che risulta dal referendum è chiarissima ed è la storia recente ed ignorata della Bolivia. Non è solo una storia di indigeni contro bianchi, di ricchi contro poveri, ma anche, almeno negli ultimi 50 anni, purtroppo, la storia di una maggioranza etnica andina, quechua aymara, che non riconosce i diritti delle minoranze meticcie, bianche ed indigene dei bassipiani amazzonici. Il dipartimento con il maggior numero di gruppi etnici, il Beni, con le espressioni culturali organizzate più antiche dell’attuale Bolivia (la cultura idraulica de “los llanos de Moxos y Baures”), dove si parla la lingua più antica del continente, ha votato per il 70% contro la nuova costituzione.

2b – questa, cercando di semplificare, ``e una delle grandi mistificazioni del governo Morales. Parlare di indigeni in senso generico in Bolivia, come di un conglomerato uniforme, è come dire che gli europei sono tutti uguali, senza storie, dall’albanese al norvegese, ignorare che in Europa si parlano lingue diverse, pansiamo e votiamo, abbiamo tradizioni, credi e religioni distinte, che nemmeno tutti gli europei fanno parte della UE. Perchè voler “globalizzare” la diversità culturale e storica della Bolivia? Perchè non riconoscere questa diversità? 

33 delle 36 etnie della Bolivia non hanno, ne hanno avuto, storie, cultura, lingue, cosmovisioni in comune con le etnie andine dall’epoca addirittura della stessa presenza umana in queste regioni del continente americano. Se questi gruppi indigeni, mescolati in un processo di meticciato durato 500 anni (anche se il “meticciato” è un processo vigente per la nostra specie da almeno 50 mila anni!), si sono trovati sotto la stessa bandiera è paradossalmente per i giochi coloniali e post coloniali delle elite dell’epoca. Occidente andino, ed oriente amazzonico e chaqueño non si sono conosciuti (a parte la parentesi della guerra del chaco degli anni ’30) fino agli anni ‘50, quando la rivoluzione nazionalista dell’MNR (il partito del “vendepatria” Goni) darà il via alla colonizzazione dell’oriente da parte di quechua e aymara causando, per far posto ai nuovi arrivati, anche l’espulsione di molte etnie originarie dai loro territori ancestrali.

2c- Per sottilineare il dato, ecco alcuni esempi. Nel dipartimento di santa Cruz ha vinto il no alla nuova costituzione, ma in una provincia di questo dipartimento, Ichilo, a maggioranza di coloni quechua aymara arrivati negli ultimi 30-40 anni, ha vinto ampiamente il si (http://www.eldeber.com.bo/2009/2009-01-26/vernotauddecide.php?id=090126001017). Nelle provincie Chiquitos e Velasco, dove risiende la terza etnia per numero della Bolivia, i chiquitos di lingua besiro, ha vinto ampiamente il no.

2d – Va detto infine che il voto contrario dei meticci, bianchi ed indigeni delle terre amazzoniche e chaqueñe non è in omaggio alla conservazione di una vecchia classe dirigente, rappresentata da alcuni prefetti e presidenti dei cosidetti comité civici di questi dipartimenti. Questi personaggi rappresentano oramai una Bolivia in fase di estinzione che continua però a beneficiarsi di un voto favorevole a causa di questa polarizzazione etnica, di questo conflitto che Morales sembra voler alimentare senza sosta ignorando, per esempio, i consigli dell’amico Lula (la settimana scorsa Lula disse a Morales: “compañero Evo, io sono un operaio, ho avuto il voto di contadini e lavoratori, ma governo per tutti i brasiliani, non solo per gli operari ed i contadini”).

2e- E’ risultato ampiamente poco credibile per il meticciato “camba” (uomo nero in guaranì), agli indigeni e bianchi dell’oriente amazzonico e chaqueño la repentina ed elettoralistica modifica della posizione di Morales ora favorevole alle autonomie dipartimentali, quando solo fino a poche settimane fa per il Mas e Morales autonomia era sinonimo di seperatismo, ed i suoi seguaci incendiavano i “mojones “ autonomici sotto i quali oggi festeggiano.

3a – va detto anche che: (a) in Bolivia , come in altri Paesa del continente, vota chi si inscrive, non chi ha diritto di votare (hanno votato circa 3.8 milioni su 10 milioni di abitanti). (b) astensione e voto nullo e bianco arriva quasi al 20% dei votanti inscritti. (c) come dimostrato anche da alcune missioni di osservatori internazionali, ed ampiamente risaputo popolarmente, il voto in molte aree della Bolivia andina controllate dal mas, o delle aree tropicali, come quelle cocalere, ha maggioranza di coloni quechua aymara, il voto è esercitato con il “control social”, che prevede: assenza totale di propaganda contraria, controllo dei dirigenti sulla partecipazione (ora si usano i telefonini per la schedatura dell’avvenuto voto), accompagnamento al seggio, ecc. (ecco spìegato in parte il voto bulgaro di alcune provincie andine e cocalere, con entre il 95% e il 97% per il si) (http://www.eldeber.com.bo/vernotaahora.php?id=090126115449 e http://www.eldeber.com.bo/2009/2009-01-26/vernotauddecide.php?id=090125234738).

3b - Non va dimenticato che si tratta del voto più basso di approvazione costituzionale nei tre referendum realizzati in Venezuela, Equador ed ora Bolivia: in Venezuela vinse Chavez con il 70%, Correa in Equador con il 66% ed ora, colui che in alcuni momenti pronosticava un 80%, debe accontentarsi del 60% (58,12% con i dati ufficali al 77% dello scrutinio).

4 – Risulta emblematico il voto contrario alla nuova costituzione di Morales annunciato da Loyola Guzmán (http://www.elmundo.com.bo/Editorialnew.asp?edicion=21/01/2009), l’unica guerrigliera boliviana vivente che non tradí in nessun momento Che Guevara ed assembleista del MAS per la costituente. Molti altri intellettuali di sinistra da tempi non sospetti, spesso torturati ed incarcerati durante passate dittature, hanno ampiamento annunciato il loro voto contrario (http://www.eldeber.com.bo/2009/2009-01-25/vernotacolumnistas.php?id=090124194332).

5 – Uno dei dati più inaspettati è stato il voto contrario del dipartimento amazzonico del Pando, occupato militarmente dal governo dal settembre scorso, con decine di arresti (operati quasi sempre nella notte da squadroni di incapucciati) e centinaia di esiliati nel vicino Brasile. Nel Pando è stato nominato da Morales un “vicerè” militare, incarcerato il prefetto democraticamente eletto e ratificato nel referendum dell’agosto passato che confermò anche Morales. L’anello debole delle regioni dell’amazzonia ed el chaco boliviano, per le sue limitate dimensioni demografiche e la povertà economica generalizzata della sua gente, e quindi prevedibilmente facilmente corrompibile dall’abile politica populista del governo, ha detto no alla nuova costituzione, probabilmente come riflesso al regime di terrore colà instaurato a partire dai “fatti” dell’ 11 settembre scorso. In quell’occasione, in uno scontro ancora non chiarito tra seguaci del governo e del prefetto, si ebbero circa una quindicina di morti. Gli avvenimenti, con un’incessante campagna del governo e una commissione internazionale, non sono, e non saranno forse mai chiariti. Nononstante questo nelle ultime settimane vi sono stati interessanti novità: la riapparizione in vita di 4 morti, presenti nella lista della commissione internazionale, probabilmente un po’ troppo filo governativa per essere definita imparziale, e le rivelazioni di un seguace di Morales sull’acquisto previo di armi per i manifestanti governativi.

6 - infine un appunto “italiano”. Anche se consistente ma, come abbiamo visto, con non casuali grandi diversità regionali, storiche e culturali, il 60% di voti favorevoli resta molto distante dal rappresentare un ampio patto sociale, di convergenza costituzionale dove, pur non trovandosi tutti prefettamente daccordo, ci si avvicini ad un’accettazione sostanziale da parte della società civile boliviana. In questo forse serve ricordare ciò che avvenne in Italia 60 fa, dopo la più sanguinosa guerra. La costituzione fu approvata con il voto favorevole dell’88% dei costituenti. Tra la Democrazia Cristiana, Socialisti e Comunisti (che avevano in totale il 75% dei voti) “nacque la costituzione come un contratto politico in cui ciascuna forza è riuscita a ottenere qualcosa, rinunciando ad altro. Per questo si è parlato di compromesso costituzionale” . Lo stesso “compromesso” che Morales non ha mai cercato. In Bolivia si imporrà una costituzione con la forza - sul cui uso Morales non ha dubitato in questi tre anni di governo, lo testimoniano le varie decine di morti sulle piazze – l’imposizione di una maggioranza contro un minoranza consistente, senza ricerca di alcun compromesso costituzionale. Ciò rischia solo di approfondire le divisioni oramai quasi insanabili di un paese con ampia multiculturalità e storie diverse.

Ecco, per concludere, che con l’approvazione di questa nuova costituzione, forse il primo esempio di una discriminazione costituzionale razziale al rovescio, scompare forse il vecchio principio…”una sola razza…quella umana”.


Pedro Navaja



venerdì, 08 maggio 2009

Eduardo Rózsa Flores, uomo di confine

"A mi nada me hace falta... aprendí algo. A lo mejor, en serio, que nosotros somos la levadura. Pero la levadura no se come."
Mi arriva la notizia. In realtà, qualche giorno fa, ma solo adesso ho trovato il tempo di ragionarci su un momento.

eduardo_rozsa_flores

Eduardo Rózsa Flores

La polizia della Bolivia ha ucciso un mercenario ebreo boliviano, al servizio dei latifondisti; un mercenario di ritorno da poco da un viaggio in Israele alla ricerca delle proprie radici, organizzatore della migrazione in Israele degli ultime ebrei albanesi. Un mercenario intenzionato ad assassinare il presidente della Bolivia.

Ma no, che dite?

La polizia ha ucciso un giornalista spagnolo, corrispondente del principale quotidiano di Barcellona.

Ma va, sappiamo tutti com'è andata.

La polizia ha ucciso un ungherese cattolico legato al movimento di destra magiaro, lo Jobbik Magyarországért Mozgalom.[1]

Avanti, raccontiamola meglio.

La polizia ha ucciso un cittadino croato, fondatore della Brigata Internazionale Croata, che ha combattuto a lungo contro i serbi nella regione di Vukovar.

Che c'entra?

La polizia ha ucciso un profugo cileno, militante del partito comunista sin dall'infanzia, già membro dei servizi segreti ungheresi, formatosi presso la scuola internazionale del KGB a Mosca, amico del noto guerrigliero comunista Ramiro Illich detto Carlos e ancora oggi profondamente legato alla figura di Che Guevara.

Però va bene anche se la raccontate in quest'altro modo. Sentite.

La polizia boliviana ha ucciso un dirigente musulmano, autore di poesie sufi, simpatizzante della Shi'a iraniana e intransigente sostenitore della causa palestinese. Se la raccontate così, riuscite anche a stabilire un tenue legame con me, visto che entrambi abbiamo firmato recentemente una stessa petizione a favore del riconoscimento di Hamas.

Insomma, hanno ucciso Eduardo Rózsa Flores.

Secondo dove decidete di posare lo sguardo, ci sono complotti per tutti i gusti.

Ma forse la storia di Eduardo Rózsa Flores è semplicemente quella dei nostri tempi, filtrata attraverso una personalità molto particolare.

Scopro che esiste un film sulla vita di Eduardo Rozsa Flores in cui lui recita il ruolo di se stesso. Il film, intitolato Chico, del regista Ibolya Fekete, è ungherese, ma è ottimamente sottotitolato in inglese.

Eduardo Rózsa Flores era figlio di György Rózsa, nato in Ungheria. Il padre di György fu assassinato in guerra da non meglio precisati fascisti. György era pittore, ma arrivò in Bolivia come antropologo. Solo al momento del matrimonio rivelò alla cattolicissima moglie di essere insieme ebreo e militante del Partito Comunista.

Fermiamoci un attimo. Perché abbiamo innanzitutto la comunità ebraica ungherese, sospesa tra un rigoroso sistema atemporale e la vita dell'intellighentsia benestante mitteleuropea. Abbiamo la sospensione dello stesso mondo ungherese, né slavo né germanico, eppure in qualche modo entrambi.

E con Eduardo, abbiamo la sospensione tra cattolicesimo e giudaismo.

Questi mondi si confondono con quella dura scuola di ascetismo mistico e di sacrificio, fondato su una spietata compassione, che è stato - senza ammetterlo - il comunismo reale novecentesco.

Ma immaginiamo tutto questo, che si cala improvvisamente nel mondo in cui il confine passa come un coltello, o come lo spazio tra due calamite, dentro ogni singolo cuore: l'America indiolatina. E arrivarci da antropologo, da qualcuno che pretende di cercare l'assolutamente diverso da sé negli altri...

György Rózsa è un comunista e cerca di esserlo in modo totale, insegnando al figlio la disponibilità alla morte per la causa.

Il movimento comunista finge di mettere ordine in questo mondo. Il movimento comunista crolla su se stesso, scagliando frammenti di disordine nel cielo.

In realtà, Marx ha sondato forse più profondamente di chiunque altro nella comprensione del mondo, ribaltando le parvenze di ordine; ma il movimento comunista impone un nuovo ordine di una semplicità e quindi di una falsità assoluta.

Che vi possa essere métissage di musica, di corpi, di lingue, è ormai accettato, se non di moda, negli ambienti del ceto culturale subalterno, che oggi costituisce il nucleo della sinistra postcomunista. Ma mai che vi possa essere métissage di idee: che devono essere "cristalline", "coerenti", "limpide", sfuggire a ogni "ambiguità", "infiltrazione" o "contaminazione".

L'ossessione della purezza delle idee sostituisce in maniera straordinariamente analoga l'ossessione della purezza del sangue.

Ma le idee pure e non ambigue non possono spiegare un mondo infinitamente complesso.

La vicenda di Eduardo Rózsa Flores è la scoperta di questo fatto decisivo. E' una scoperta concessa a pochi, perché per farla occorre essere incredibilmente sensibili alla varietà in cui siamo immersi, eppure piuttosto semplici e istintivi, in modo da non creare falsi ordini. E poi bisogna essere privi di un ambiente soverchiante attorno a sé che impedisca di riflettere.

Dal primo all'ultimo momento della sua vita, Eduardo Rózsa Flores, come Don Chisciotte, ha fatto scelte spontanee, drammatiche e non ragionate. E a mio avviso, talvolta anche clamorosamente sbagliate.

Ma non facciamoci ingannare dall'eccentricità di Rózsa Flores, perché la lezione della sua vita/morte è ben più grande. Lui ha forse mescolato male i pezzi, ma aveva tutti quelli giusti in mano.

La globalizzazione è la manifestazione esteriore della trasformazione di ogni realtà in merce, quindi in linea di principio, lo svuotamento di senso, di vita e di bellezza di qualunque cosa.

A volte gli xenofobi meno ottusi si lamentano di questo fatto: mescolando a forza tutti i colori, arriveremo a un mondo tutto in grigio, dicono.

A prima vista qualche ragione ce l'hanno, di fronte alle globalizzazioni dei Geometri,  dell'Autentica Trattoria,  del Contenitore-albergo  o  del Mondo Servizio.

Ma non è così. Prima di tutto perché esiste il grigiore della stessa autodefinizione identitaria.

E poi c'è un'altra maniera di vivere tutto questo, a cavallo dei confini: la via dello straniero intensamente partecipe.

"Sou um tupi tangendo um alaûde!", "sono un tupi che suona il liuto".[2]

Il sentirsi nello stesso momento di qua e di là, membro di una tribù dell'Amazzonia e suonatore di liuto, immergendosi nell'immensa varietà del mondo con una passione che è difficile da comunicare.

A cavallo del Confine, non si è affatto sradicati, come vorrebbero gli xenofobi: piuttosto radici curiose si insinuano ovunque e vanno in ogni direzione.

Scopro la vita di un Uomo di Confine nel momento della sua morte.

Non avrei condiviso molte scelte di Eduardo, e in particolare non quella che l'ha portato a morire: fossimo stati in Bolivia, quasi certamente sarei stato dall'altra parte. Quasi certamente, perché c'è comunque una differenza profonda tra chi in Bolivia ci è cresciuto, e chi come me si limita a leggerne.

Eppure tra esseri vaganti dalle molte radici, credo che ci saremmo capiti meglio che con tanti di cui, in apparenza, condivido le scelte.

Nel film Chico, Eduardo incontra a Gerusalemme un suo vecchio compagno dei tempi cileni. Eduardo gli chiede se non gli manca qualcosa. Gustavo risponde
"A mi nada me hace falta... aprendí algo. A lo mejor, en serio, que nosotros somos la levadura. Pero la levadura no se come."

"Non mi manca nulla... ho imparato una cosa. Che noi siamo davvero il lievito. Ma il lievito non si mangia".

Ma l'ultimo confine, per Eduardo, è quello tra vita e morte, presente in ogni istante di Chico.

Nell'ultima scena del film, tra i ruderi di una chiesa croata distrutta, ascoltiamo cantare in ungherese una canzone che è insieme quella della morte prossima di Eduardo e dell'infinita tragedia dell'Europa sorta dal Grande Delitto:
"Sui campi di battaglia
in un luogo lontano da te
dove nessuno piange
lì io morirò

Nessun filo d'erba
adornerà la mia spoglia tomba
i corpi dei soldati caduti
saranno il mio cuscino


Dove mi lasceranno a riposare
nessuno piangerà sulla mia tomba
nessun vivente

La primavera non mi ricoprirà di verde
il vento soffierà via il suolo da me
molto molto lontano"

Nota:

[1] "Destra" in un modo molto diverso dai movimenti dell'Europa occidentale: mentre ha uno sgradevole esclusivismo verso Rom, serbi e rumeni, è anche l'unico movimento a opporsi alle spietate privatizzazioni che la casta dei burocrati ex-comunisti ha lanciato a proprio vantaggio.

Mário de Andrade, "O Trovador", In Paulicéia desvairada, 1922. Non ho letto l'originale: la frase compare nel libro di Serge Gruzinski, La pensée métisse.



martedì, 05 maggio 2009

Italiano va all'estero e uccide bambina. O no?

Dal Televideo del 03 maggio 2009 13:58:56.

Un''impareggiabile raccolta di frasi al passivo, proiettili che vagano misteriosamente, generali commossi che visitano genitori in lutto e italiani "coinvolti" in "incidenti". E nessuno ha sparato.
"Una bambina afghana di 13 anni è rimasta uccisa in un incidente che ha coinvolto una pattuglia italiana nella zona di Herat. Lo ha resto noto il generale Castellano, comandante del contingente, che incontrerà i genitori della ragazza.

Una pattuglia di militari italiani, composta da tre mezzi, ha incrociato un'autovettura civile che procedeva a forte velocità. I militari hanno attuato le procedure di avvertimento ma l'auto non si è fermata. Sono stati esplosi dei colpi e la bambina è rimasta uccisa.

Gli altri tre passeggeri, tutti afghani, sono rimasti feriti.
"



domenica, 19 aprile 2009

Gli affondatori del Titanic entrano in sciopero

Nel 2004, nove immigrati sono stati arrestati nell'ambito della solita inchiesta per "terrorismo islamico", basata su qualche intercettazione in cui si sfogavano per le guerre in corso.

Tra le accuse, una misteriosa battuta secondo il cui Titanic sarebbe stato affondato con il tritolo e una frase a proposito di una bottiglina di profumo, mai rinvenuta, che gli investigatori teorizzano sarebbe stato un ordigno esplosivo.

Due imputati sono stati assolti dall'accusa di "terrorismo" e accusati semplicemente di falsificazione di documenti a scopo di lucro, ma sono stati di nuovo messi sotto accusa e arrestati.

Cinque di loro sono finiti sotto processo a Napoli.

Nella speranza di essere messi in libertà, due hanno scelto il giudizio abbreviato, prendendosi invece sei anni di carcere a testa; tre sono stati condannati con il rito ordinario, prendendosi lo stesso numero di anni di carcere.

Gli altri quattro, finiti per competenza a Venezia, sono stati processati con le stesse accuse e prosciolti da ogni accusa, compresa quella di falsificazione di documenti, per totale inconsistenza delle prove.
A pochi giorni dal processo di appello, gli imputati di Napoli, ormai al loro quinto anno di carcere, sono stati improvvisamente trasferiti in un carcere in Sardegna, lontano dai loro avvocati e posti in isolamento totale, dove -  a quanto dichiarano - subiscono anche violenze fisiche.

A questo punto hanno iniziato lo sciopero della fame, fino al trasferimento almeno in un carcere attrezzato dal punto di vista sanitario.

Pubblico qui il comunicato dei loro avvocati difensori, Carlo Corbucci e Carolina Scarano.

Di seguito c'è una nota sempre di Carlo Corbucci, in cui l'avvocato spiega in maggior dettaglio la loro vicenda processuale.


A pochi giorni dalla trattazione dell’Appello ed in un clima che sembrava annunciarsi sereno innanzi alla Corte che è apparsa ben disposta a conoscere i fatti e la verità, gli imputati del processo di Napoli (Burhama, Larbi ed Achour – i presunti terroristi islamici aspiranti affondatori del Titanic) sono stati prelevati dal carcere di Benevento dopo 3 anni e trasferiti in blocco in un carcere in Sardegna lontano dagli avvocati e posti in isolamento 24 ore su 24 ed in un Paesino “inaccessibile”. Agli stessi è stato associato anche un altro detenuto, Khelili Fatha che peraltro deve essere scarcerato tra due mesi.

Gli stessi hanno annunciato ai difensori che, “…per la disperazione, a causa della quotidiana razione di botte e provocazioni…” cui sarebbero sottoposti (secondo quanto disperatamente scrivono nelle loro lettere) e nonostante le gravi condizioni di salute di alcuni di loro che già avevano chiesto il trasferimento in un carcere attrezzato dal punto di vista sanitario (come quello di Sulmona che già conoscevano), hanno iniziato uno “sciopero della fame fino alla morte” e se ciò non sarà sufficiente a far cessare quelle che definiscono torture, si toglieranno la vita in carcere.
A chi di dovere, Ministero e Direzione del carcere, verrà comunicata questa notizia che responsabilizza tutti.

                       
Avv. CAROLINA SCARANO
Avv. Carlo CORBUCCI   




Nel 2004 a seguito di un’operazione di antiterrorismo islamico vengono arrestati ed imputati 9 personaggi che vengono rimbalzati per competenza tra Brescia, Venezia e Napoli.
Due (Larbi e Serai) vengono prosciolti dal GUP di Brescia per il 270 bis (associazione terroristica) che con un’ordinanza dettagliatissima dichiara inconsistenti le accuse di terrorismo ed evidenzia che il massimo che si può contestare è un’attività di falsificazione di documenti con finalità evidente di lucro. Concede dunque la custodia cautelare soltanto in relazione a quest’ultima ipotesi e la rigetta per l’ipotesi più grave. Ma anche qui prove pochissime e solo frasi intercettate che evidenziano a preoccupazione di rendersi regolari per poter trovare un lavoro.
La Procura di Napoli, preoccupata del “proscioglimento” insiste nel contestare nuovamente l’accusa di terrorismo.
I 9 imputati vengono così divisi tra Venezia che ne trattiene 4 e Napoli a cui vanno gli altri 5.
Contro i 9 vale la stessa contestazione; identica è la loro posizione processuale ed in entrambi i fori si procede con le stesse, identiche prove: le stesse intercettazioni e le stesse relazioni investigative.

A Napoli, due dei 5 hanno la malaugurata idea (forti che agli atti non c’erano altro che intercettazioni con chiacchierate, qualche sfogo sugli eventi bellici e lamentele da disoccupati) di scegliere il giudizio abbreviato e così vengono condannati a 6 anni di reclusione sulla base delle intercettazioni tradotte nei brogliacci della Digos.  Parole e frasi aggiunte, frasi mancanti, puntini di incomprensione nei punti che chiariscono le frasi incriminate.
Fanno appello, la sentenza viene confermata. Ricorrono in Cassazione ed attualmente attendono l’esito con una certa speranza per l’assurdità della sentenza di primo e secondo grado che è qui impossibile commentare.
Gli altri 3, uno dei quali peraltro ritenuto il capo, vengono condannati in primo grado anch’essi a 6 anni, nonostante abbiano scelto il rito ordinario ed avrebbero dovuto ottenere una condanna di un terzo maggiore di quella degli altri due, in virtù della scelta del rito.
Attualmente sono n appello in secondo grado a Napoli.

Nelle more dell’Appello si scopre che il Gup di Venezia prima e la Corte d’Assise d’Appello poi, con sentenze successive (di dicembre 2008) ASSOLVONO gli altri 4 processati a Vemnezia dichiarando tutte le intercettazioni assolutamente inconsistenti a formulare un’accusa di terrorismo e persino di falsificazione di documenti.
A Napoli invece, secondo la Corte, quelle intercettazioni conterrebbero il progetto di affondare il Titanic e molto probabilmente quello di fabbricare, con una bottiglina di profumo non rinvenuta ma della quale due degli imputati avevano parlato dicendo ridendo, un micidiale ordigno sulla cui natura, dice la Corte, non è possibile esprimersi in mancanza di altri elementi!
Inoltre la prova che sono terroristi sarebbe la frase di uno di loro che mentre commenta arrabbiato le notizie delle televisione che trasmette la sentenza di condanna di un gruppo di musulmani a Milano che si proclamavano innocenti e vittime, esclama:: “guarda ti giuro che quando vedo queste cose andrei coi terroristi! Sai cosa mi fa schifo? Che fai un fischio e ti dicono che sei un terrorista”.
Quest’ultima frase, come tante altre, nei brogliacci della traduzione Digos sparisce e riappare nella traduzione del perito della Corte.

La Corte di Appello, posta di fronte a Motivi d’Appello sostanziosi, alle sentenze dei Gup di Brescia e di Venezia ed alla sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia, ha ritenuto saggiamente di attendere l’esito imminente della Cassazione sul processo dei due che hanno scelto il rito abbreviato anche per l’evidente “povertà intellettuale” della loro sentenza di condanna.
Così una speranza si riaccendeva nei cinque imputati condannati; ma nelle more dell’ultimo rinvio, in carcere accadeva ciò che abbiamo già visto: l'imprevisto trasferimento in isolamento in un remoto carcere della Sardegna.






Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator


powered by FreeFind