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mercoledì, 30 aprile 2008 Tre parole uccello: zacuan, tzinitzcān, quechōlli. Non so se ho mai visto il zacuan, né se ho mai sentito il suo canto. [1] Probabilmente no: il zacuan vive nelle profonde foreste, io quando ero piccolo stavo nell'altopiano, a guardare colibrì, scorpioni e soprattutto le lucciole pulsanti che illuminavano la mia stanza. Il zacuan è un uccello - il Gymnostinops montezumae - ma non solo. E' anche il nome delle piume nere e arancione di un diverso uccello, lo zacuantōtōtl o trupiale. Piume che entravano a far parte, una volta, del zacuantica: ne parla il frate Bernardino de Sahagún, uomo incredibile, calato dalla Spagna che avrebbe finito per raccogliere quasi tutto ciò che si sa del mondo dei Mexica. Diceva lui, i zacuantica erano "bandiere a mano fatte con piume di quetzal che si alternavano a strisce con piume di trupiale, bandiere di piume di airone, bandiere d'oro decorate nelle punte con piume di quetzal". Ma il zacuan forse è ancora altro se, come narrano gli Anales de Cuautitlán, il dio Quetzalcóatl viveva nella "bella casa di corallo [o di conchiglia], che si chiama Zacuan" ("no kalli, sakwan, no kallin tapach...") Accanto al zacuan, troviamo il "bellissimo tzinitzcān". Nei dizionari della lingua náhuatl, leggiamo che quest'ultimo sarebbe il Trogon ambiguus o Trogon mexicanus (in inglese, il Doubtful Trogon): è certo un caso, ma nella nazione in cui la frontiera tra i mondi è un solco profondo dentro ogni anima, è bello trovare insieme le parole ambiguus e mexicanus. Ma qui di nuovo c'è qualcosa che ci sfugge: le fonti che parlano dello tzinitzcān lo indicano come un uccello acquatico dal piumaggio nero, ben diverso dal colorato e ambiguo messicano. Come zacuan, anche questo termine si carica di altri significati: tzinitzcān indica anche le piume che provengono da una piccola parte della base dell'ala di diversi uccelli. La terza parola uccello è quechōlli, e si riferisce alla spatola rosa [2], una sorta di fenicottero dal becco largo: "in mosakwan in mokechōl " - "Questo è il tuo zacuan, questo è il tuo quechōlli", si diceva presentando il bambino al Sole. Tutto questo lo raccontiamo, per poter affrontare sette righe di parole, che sopravvivono in un unico documento. Questo documento risale a due secoli dopo la Conquista. Il testo si chiama Cantares de los Mexicanos y otros opusculos, e nel fondo riservato dei libri della biblioteca nazionale del Messico, si trova in mezzo a libri di chiesa, manuali di artiglieria e disattesi regi decreti. [3] Messicanamente, la datazione ci offre un'altra ambiguità. Noi non sappiamo chi abbia detto, o meglio cantato quelle parole; e abbiamo solo un'idea vaga di chi le ha trascritte. Quindi possono risalire a uno di due mondi in apparenza opposti: il cosmo azteco, oppure quello dei conquistadores e dei missionari. Ciò che i Mexica hanno dipinto è andato in massima parte perso; ciò che rimane, è opera di chi li ha insieme distrutti e tramandati. Sappiamo che questa canzone, di cui non possiamo nemmeno intuire la musica, era ciò che chiamavano un otoncuicatl, una canzone otomì. Gli otomì sono un popolo doppiamente evanescente, perché sottomesso dagli stessi aztechi; e che parla una lingua distante da quella náhuatl, quanto lo è il cinese dall'italiano. Ma la lingua di questa "canzone otomì" non è l'otomì: per nostra fortuna, è proprio náhuatl, che di tutte le lingue del Messico - il Messico non avendo lingua ufficiale, riconosce come tali tutte le centinaia di idiomi che si parlano sul suo territorio - è forse l'unica che un italiano può sperare di pronunciare. Non ci si spaventi per l'apparente lunghezza di quelle che sono in realtà parole composte. Gli Otomì, che si dice "abitassero nelle grotte e vivessero di caccia", erano spesso i mercenari degli aztechi. Otomitl assume quindi un altro senso - il guerriero sanguinario. Non è una canzone per le penose orecchie dei cultori di Puerto Escondido, quindi. Dell'aspetto sanguinario di questo canto, cogliamo solo le enigmatiche parole, "tra le mie mani ci sono i fiori piangenti della guerra".[4] Il resto ci sfugge, ma certamente c'è.
Note: [1] La pronuncia è semplicemente, "sàquan" (gli ispanofoni non cadano nella tentazione di mettere l'accento sull'ultima), e quindi preferisco premettere "il" come articolo. [2] Il nome scientifico, e non stiamo scherzando, è Ajaia ajaja. [3] Nel tardo Ottocento, un americano, Daniel Garrison Brinton, trova per caso una copia dei Cantares, e traduce i testi dal náhuatl. Brinton è stato un medico; è stato uno dei più grandi etnologi americani; ed è stato anche un anarchico. Ma quei grandi uomini dell'Ottocento che nella scia degli imperi si dedicarono a cercare di capire il mondo meriterebbe un discorso a parte. Alcuni testi di Brinton sono stati pubblicati nell'ambito del benemerito progetto Gutenburg. E da lì traggo appunto questo piccolo testo. Mi limito a tradurre dall'inglese, purtroppo. Ho comunque modernizzato (e deispanicizzato) la grafia dell'originale. [4] Elsisiwi, che traduciamo qui come "piangente", deriva da una radice con molti rimandi: interiezioni di sofferenza, lamentarsi con qualcuno, sospirare. giovedì, 13 dicembre 2007 Di 'ishq, diversamente pronunciato, si impregna tutta la poesia della Persia. Nel furore dei nazionalismi occidentalizzati, si dimentica che la Persia non fu tanto una nazione, quanto un registro. Da Istanbul a Delhi, si parlavano mille lingue. Iraniche, ma anche neoindiane, semitiche, turche, caucasiche e altro ancora; e tra queste lingue, la lingua persiana codificata - a differenze delle forme spontaneamente parlate - , la "lingua degli angeli", offriva un registro particolare, quello della poesia.[1] La poesia persiana, che esteriormente copiava le strutture di quella araba, trasforma coloro con cui entra in contatto: la poesia urdu come pashto, armena come turca, ne riprende in pieno lo spirito. Poesia? Non so se sia la stessa cosa che noi, oggi e qui, chiamiamo con questo nome. Salvo rare eccezioni, la poesia è il dominio della démiculture di provincia. Forse l'esponente supremo di quella démiculture è un pensionato toscano che si vanta di essere Accademico Onorario dell'Accademia "Artisti Europei" di Salerno e cittadino altrettanto onorario della Città di Kudjianda nel Tagikistan; e cerca il più che può di pubblicizzare i propri libri di versi: Luce di stelle alpine, Riccioli d'oro nel vento e, mirabile ultimo, Ho finito l'inchiostro. Sopratutto, si vanta di essere un membro dell'Accademia dei Micenei, imperdibile raccoglitore di ex-insegnanti di Reggio Calabria affetti da musite. Fa un certo effetto pensare che quell'anziano signore si chiami Licio Gelli, lasciandoci nel dubbio - era tutto un abbaglio dei complottisti, oppure si può essere insieme cialtroni e pericolosi? La poesia, colta o popolare, del mondo che andava dall'India ai Balcani è stata chiaramente altra cosa: un elemento cruciale della cultura, dell'ideologia, della religiosità, della vita collettiva e individuale. Arabo, turco e persiano sono lingue diverse tra di loro quanto l'italiano, il somalo e il giapponese; eppure la poesia persiana li fonde in un'unica lingua, il cosiddetto turco ottomano, l'idioma evanescente della corte dei sultani di Istanbul. Trovo noiosa in traduzione quasi tutta la produzione poetica del registro persiano. Sembra mancare la narrazione; ogni singolo verso ci sembra un elemento a sé, che potrebbe stare in qualunque ordine con gli altri versi; e ricorrono sempre le stesse metafore -il cipresso, il coppiere, la luna piena, il neo... Per apprezzarne la ricchezza, occorrerebbe conoscere perfettamente la lingua, cogliere i ritmi nascosti, i sottilissimi giochi di immagine, i rimandi mistici, le infinite piccole originalità inattese, cosa che non mi sarà concessa in questa vita. Per dare un'idea di questa fusione culturale, presento quindi non un brano classico, ma un testo in prosa rimata di Halit Ziya Uşaklıgil (1866-1945), autore decisamente moderno, che visse il grande passaggio dal mondo ottomano a quello repubblicano, ma usava ancora la scomparsa lingua ottomana, discioltasi poi nell'attuale turco. Scritto in lettere arabe, tutto è pronunciato con suoni turchi e con la peculiare musicalità turca, e segue una sintassi turca; ma è costruito con parole turche, arabe e persiane, a loro volta in parte arabe, ognuna delle quali rimanda ad altri mondi di immagini. Solo per dare una pallida idea di questa commistione, ho messo in rosso le parole arabe, in verde parole (e costruzioni) persiane, lasciando in nero quelle turche: "Sahranın derin bir noktasında – ellerinde şimşir-i dirahşan şems-i garibin eşya-i haziniyle iltima ederek – süvariler mehip atlar üzerinde geçiyorlardı. Nota: [1] Prima che mi si accusi di nostalgia, va da sé che lingue e nazioni erano irrilevanti finché i popoli erano semplicemente oggetto di dominio e non protagonisti; quando i turcofoni erano solo braccianti e carne da cannone, i mercanti armeni, greci ed ebrei potevano vivere in pace a un piano leggermente superiore. martedì, 11 dicembre 2007 Questo mondo, lo so, è terra, In principio, vi fu un semplice rampicante che produce fagioli di un viola acceso, velenosi eppure commestibili se bolliti a lungo, una varietà del lablâb che si chiama 'ashaq. Il lablâb A parlarcene fu al-Khalîl ibn Ahmad, un beduino del deserto dell'Oman, inventore, nell'ottavo secolo, della scienza araba della lessicografia, come anche di quella metrica, ispiratagli, si dice, dall'ascolto di un fabbro di Bassora, che batteva ritmicamente sul ferro. Al-Khalîl scrisse il Kitâb al-'ayn, il "Libro della lettera 'ayn", dedicato, nel titolo, a una consonante così aliena da sfuggire alla nostra stessa scrittura. Il nome della consonante era comune sin dall'inizio alle lingue semitiche, e significava "occhio", "sorgente", "gemma" di un albero; e i Greci - che non sapevano cosa farsene del carattere fenicio che la indicava, e che era a forma di cerchio come le parole che il suo nome descriveva - ebbero la trovata di trasformare la 'ayn nella nostra "o". Per il resto, nelle grafie latine, 'ayn ci appare come un semplice vuoto (il nome dell'Iraq inizia per consonante...) oppure un enigmatico apostrofo. E' con questa consonante che inizia la parola 'ashaq, per cui mi sembra giusto scrivere, il 'ashaq. Il 'ashaq, dice al-Khalîl, si arrampica, stringendosi agli alberi, e avvizzisce quando è strappato al suo sostegno. Per questo, con il gioco di prestigio di vocali che caratterizza l'arabo, ne deriva il sostantivo 'ishq. 'Ishq è l'intenso desiderio e l'assenza dolorosa, profondamente presenti nella cultura araba, prima che Avicenna, innestandovi Platone, vi dedicasse un trattato. Gerardo da Cremona, poi, tradurrà 'ishq con la bella espressione, amor iliscus. Il 'ishq, dice Avicenna, è qualcosa che pervade il mondo celeste come quello terrestre, il vegetale, il minerale e l'animale: e conclude che il significato del 'ishq è alla fine inconoscibile, e ogni tentativo di spiegarne il senso non può che renderlo più incomprensibile. Il 'ishq tende alla luce, ma ha anche un volto oscuro. L'eccesso travolgente, la cecità verso i difetti di ciò che si desidera; 'ishq è anche il male del sussurro - marad waswâsi; e dal male del sussurro, chi è travolto dal 'ishq si può avvicinare alla condizione del qutrub. Il senso primario di qutrub sembra fosse, ciò che si muove incessantemente, come la pulce d'acqua sulla superficie dello stagno; ma si riferisce anche all'agitarsi notturno, come quello della civetta o del ladro, o il maschio del demone chiamato si'lâh; anche il cucciolo di jinn è un qutrub. Essere vivente e moto tenebroso, e infine umore: qutrub è una forma di malinconia che insorge, dicevano i lessicografi, nel mese di febbraio. Prima, quindi, che fiorisca il lablâb. venerdì, 06 aprile 2007 Chi l'avrebbe mai detto. Ho due cose in comune con Adriana Bolchini, meglio nota come Maga Lisistrata. Siamo stati entrambi presi di mira dallo stesso giornalista. E siamo stati entrambi attaccati sul quotidiano Libero. Andrea Morigi, un militante di Alleanza Cattolica, ha scritto alcuni anni fa un articolo in cui affermava che il sottoscritto avrebbe "addestrato miliziani argentini in Messico". Su Libero, oggi, invece scrive, a proposito della trasmissione Annozero che ha preso di mira gli immigrati in Italia: "Ci sono profili perfino comici, messi in rilievo ironicamente sui blog dei musulmani italiani. Fra tutti, la presenza alla trasmissione del 29 marzo di cosiddetti esperti come la Adriana Bolchini Gaigher, parapsicologa e cartomante. Alle critiche degli infedeli, anche dure, i seguaci di Maometto ormai hanno fatto il callo. Ma non sopportano di essere messi sullo stesso piano delle maghe". mercoledì, 04 aprile 2007 I poltergeist di Michele Santoro Ricevo e pubblico questo comunicato stampa di un'associazione molto attiva nella lotta agli abusi psicologici, che parla di un aspetto diverso della trasmissione Anno Zero di Michele Santoro. *********** L' ASAAP - Associazione per lo Studio e l'Aiuto all'Abuso Psicologico - denuncia un fatto gravissimo avvenuto durante la trasmissione Anno Zero di giovedì 29 marzo su Raidue. Questa trasmissione, diretta da Michele Santoro e che conta diversi milioni di ascoltatori, ha dedicato ampio spazio alla sedicente "parapsicologa" Adriana Bolchini Gaigher di Milano, che vende "corsi professionali e consulti privati astrologia - parapsicologia - radiestesia - arti divinatorie - psicologia esperienziale." La trasmissione, dedicata al tema della violenza sulle donne, ha intervistato la signora Bolchini Gaigher, per il fisco ex-proprietaria di un bar in pensione, presentata come "esperta" in materia e facendo pubblicità alla "associazione" ODDI ("Osservatorio del Diritto Italiano ed Internazionale") costituita dalla stessa Bolchini. E' probabile che molte donne vittime di violenza si rivolgeranno alla presunta "associazione" legittimata dalla trasmissione di Santoro, per poi venire dirottate verso le altre attività della "parapsicologa". Silvana Radoani
ESTESO L'ASAAP - Associazione per lo Studio e l'Aiuto all'Abuso Psicologico - denuncia alla stampa e alle associazioni che si occupano delle tematiche dell'abuso un fatto gravissimo avvenuto durante la trasmissione Anno Zero di giovedì 29 marzo su Raidue alle 21.05. Questa trasmissione, diretta da Michele Santoro e che conta diversi milioni di ascoltatori, ha fatto pubblicità alla pranoterapeuta Adriana Bolchini Gaigher di Milano, che si autodefinisce "parapsicologa e studiosa, per scelta, si è occupata di sondare lo scibile del paranormale, dell'esoterismo e discipline collegate " e tiene "corsi professionali e consulti privati astrologia - parapsicologia - radiestesia - arti divinatorie - psicologia esperienziale". La trasmissione, dedicata al tema della violenza sulle donne, ha intervistato la signora Bolchini Gaigher, per il fisco ex-proprietaria in pensione di un bar, come "esperta" in materia e facendo pubblicità all’associazione ODDI ("Osservatorio del Diritto Italiano ed Internazionale") costituita dalla stessa Bolchini. Tutti gli studi concordano nel dire che le donne in difficoltà e oggetto di abusi sono le vittime preferite dei "maghi" ed è probabile che molte donne vittime di violenza si rivolgeranno alla presunta "associazione" legittimata dalla trasmissione di Santoro, per poi venire dirottate verso le altre attività della "parapsicologa". Le informazioni sulle attività della Bolchini come gestore di corsi pratici di "telepatia e chiaroveggenza" sono facilmente reperibili in rete, messe a disposizione dalla stessa Bolchini, per cui la redazione di Anno Zero avrebbe dovuto documentarsi prima di concedere ampio spazio pubblicitario a una sedicente esperta di "armamentario magico", a spese dei contribuenti e degli abbonati RAI. La signora Adriana Bolchini (in ambito “professionale” si presenta solo con il primo cognome) è vicepresidente nazionale della A.MI University, "Accademia Milanese di studi di tipo universitario in campo pranoterapia e medicine naturali", organismo dedicato alla commercializzazione della pranoterapia e altre attività non scientifiche. La A.MI. University ha subito una condanna del Garante della Privacy per pubblicità ingannevole. All'interno della A.MI University, la signora Bolchini svolge anche la mansione di "Rettore dell'Istituto di Parapsicologia e Astrologia" (IPA) dove tiene "personalmente" corsi "in chiave professionale" di: 1) Astrologia 2) Parapsicologia ("programma teorico e pratico di conoscenza e sviluppo dei poteri paranormali" - tra le facoltà che promette di "sviluppare" nell'allievo, ci sono "la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione, la psicometria o retrocognizione, Psicofonia e psicofotografia, Poltergeist e Fenomeni medianici") 3) Cartomanzia Adriana Bolchini è anche direttrice responsabile del sito astrologico Kaleidosnet. Su tale sito, precisa di vendere "corsi professionali e consulti privati astrologia - parapsicologia - radiestesia arti divinatorie - psicologia esperienziale" Per quanto riguarda i corsi di "psicologia", e le persone che scrivono di essere state "in terapia" da lei, va precisato che la signora Bolchini non risulta iscritta in alcuno degli albi regionali dell'Ordine Nazionale Psicologi. Adriana Bolchini anche autrice di diversi libri, tra cui: - "Corso di parapsicologia: come sviluppare le proprie facoltà paranormali" - "Guida pratica alla magia bianca" ("Infine parte del volume dedicato all’approfondimento dei metodi e all’armamentario magico come la simbologia talismanica e salomonica, i numeri, le rune, i giorni ed i collegamenti, le candele, gli incensi e l’oggettistica magica, la ritualistica, il calendario esoterico ed i rituali iniziatici, ad esso connessi ed infine la piramide.") - "Il manuale del Perfetto cartomante" - Da segnalare, infine, anche la commercializzazione di non meglio precisate "apparecchiature per misurare il potenziale bioenergetico". Silvana Radoani
promuovere attività di studio volta al riconoscimento e al superamento delle varie forme di abuso psicologico ad opera di organizzazioni o di singoli; fornire prima assistenza ed orientamento a vittime di abuso psicologico, attraverso professionisti in vari settori (medici, avvocati, psicologi, pedagogisti, studiosi); dare supporto all'elaborazione e all'eventuale pubblicazione di tesi di laurea sull'argomento; partecipare o attivare mostre, convegni, congressi, tirocini, corsi per operatori e divulgando informazioni sull'argomento; elaborare e promuovere strategie di prevenzione ed intervento; promuovere iniziative per il coinvolgimento nelle attività sociali degli enti pubblici e privati che operano su territorio nazionale ed internazionale; attivare tutti i canali possibili per tutelare la salute psicologica dell'individuo e per evitare le truffe.
venerdì, 09 marzo 2007 "Anime di atavici" e pelli di topo A un certo punto, vanno fuori di testa. Tutta l'Italia si ricorda di Cossiga; qualcuno segue anche le esilaranti vicende di Paolo Guzzanti - che ha sorpassato la prole per senso (involontario) di umorismo, da quando ha deciso di aprire un blog. Poi c'è Geminello Alvi. In realtà, di Geminello Alvi so poco: è un economista, scrive ed è un seguace di quel mite, polimorfo, geniale e delirante visionario che fu Rudolf Steiner [1]. So che, Geminello Alvi, assieme a un giovane di nome Filippo Pretolani, dirige qualcosa che si chiama l'Istituto Kaspar Hauser per gli Studi Economici, e una rivista che si chiama Surplus, pubblicata dal Gruppo Espresso-Repubblica. Una volta provai a leggere un suo libro (di cui non ricordo nemmeno il titolo): ho un vago ricordo di un testo scintillante e un po' confuso. Comunque era ancora incomprensibile e quindi serio. Adesso sembra che sia diventato comprensibile, anche se sempre confuso. Leggo, ad esempio, che secondo Geminello Alvi, l'inquinamento sarebbe colpa «del ministro Pecoraro Scanio, dei comunisti e dei no global che approvano ogni volta le leggi per far venire più immigrati in Italia; e però si vorrebbero ecologisti. Per assecondare i loro terzomondismi peggiorano invece, incoerenti, il carico vitale, e inquinante, dell’Italia già pessimo». [2] Poi leggo che definisce Rifondazione comunista “una forza del male puro" che “educa alla falsità generazioni di giovani sulla rivoluzione russa o su quel finto eroe di Che Guevara“. Però, quando la gente va fuori di testa, anche se scende molto in basso, spesso comincia a dire cose vere. Di fuffa sulle Vittime e i Vittimi dell'Afghanistan, ne sentiamo fin troppa. Invece, Geminello Alvi dice le cose come stanno, a rischio di scandalizzare qualche buonista che in questi giorni sta votando dolorosamente a favore della spedizione afghana "così non torna Berlusconi". A parte le imbecillità su "Luxuria che batte i piedi", Alvi spiega correttamente la politica da applicare (e che viene applicata) per schiacciare gli afghani e portare a casa un buon bottino. Ovviamente, ha ragione solo se lo scopo è di schiacciare gli afghani e portare a casa un buon bottino, o almeno di farsi dare una pacca sulle spalle per avervi contributo, come nel caso del governo italiano. Per chi ha scopi diversi, questo articolo spiega perfettamente perché è un sacrosanto diritto degli afghani resistere. Con ogni mezzo. "Su Kabul lezione dalla storia di Geminello Alvi - giovedì 08 marzo 2007, 07:00 Ma intanto quel contorno di furbi e travestiti di ogni sorta ormai al governo, nonché comunisti falliti, si sgomenta e gli resiste. Ed eccoli i governativi più molesti con Luxuria battere i piedi, ormai in tormento isterico, mentre il povero Prodi si dispera, e D'Alema ammaestra alla pace una Nato già in guerra. Predica tanto più ridicola, tra l'altro considerando i molti tagliagole con cui si ha a che fare in Afghanistan. Come se quelle anime di atavici, [3] aduse a scannarsi tra di loro appena non scannano bastanti russi, indiani o inglesi, fossero da trattare coi Pacs. E dire che presso gli afghani gli italiani potrebbero vantare, dall'Ottocento, fama ben altrimenti utile, grazie al napoletano generale Paolo Avitabile. Il cui nome ancora pare sia usato dagli abitanti di Peshawar come minaccia per i bambini. Nato il 25 ottobre del 1791 egli era stato artigliere di Murat; e alle miserie della sconfitta aveva cercato rimedi nei commerci. Finiti male però, tra naufragi e pesti che lo decisero ad andare in Oriente. Là dove il re di Persia reclutava i reduci delle guerre napoleoniche. Rimase al suo servizio per sei anni: e riuscì a domare le tribù ribelli della frontiera. Ma per convincerli non usò metodi congeniali all'onorevole Luxuria. Adoprò piuttosto ecatombi e terrore. Gli guadagnarono di venir chiamato «eletto della Cristianità» dallo Scià, e insignito della decorazione della Corona e del Leone e del Sole. Una fama di spietatezza lo precedette a Kabul e fin nel Punjab, dove il maharaja Ranjit Singh, riconobbe i suoi talenti sanguinari. Lo assunse, gli affidò l'artiglieria e una provincia. Prima di arrivare a Peshavar il nostro mandò avanti dei carri coi pali di legno che fece piantare davanti alla città, tra le risa di scherno degli abitanti. Ma nessuno rise allorché il giorno dopo vi pendevano impiccati cinquanta ribelli. A bugiardi e spie fece poi tagliare la lingua e quando arrivò un santone, che protestava, la tagliò pure a lui. Il nostro malommo e generale era del resto di carattere tale che volle la sua guardia del corpo fatta dai parenti di afghani o khiberiti fatti squartare o impiccati per suo ordine. Tuttavia proprio per questi suoi talenti piacque agli afghani, come del resto agli inglesi. Un loro tenente lo descrisse uomo robusto, e alto, piacevole, barba lunga, in splendida veste verde con lacci e i bottoni d'oro, e la sciabola di un principe. Pare fosse ospitale per quant'era spietato. Inoltre salvò gli inglesi in ritirata da Kabul. Ma lo prese la nostalgia di godersi i frutti sanguinolenti delle sue ruberie. A Londra venne onorato con un solenne banchetto alla East India House. E finì rovinato dai buoni sentimenti: nel suo Paese, dove era tornato, avvelenato forse dall'amante della giovane moglie ch'aveva preferito agli harem. Ora non dico che Avitabile possa o debba imitarsi. Ma il ricordarsene è auspicabile. Perché in quelle valli desolate ben poco è cambiato. E i talenti effeminati di questo governo sono non meno perniciosi. La sua viltà avrà l'esito di attirare gli attentati sui nostri alpini; intanto già ne è sortito un rapimento. " Note: [1] Il chiaroveggente Rudolf Steiner, ex-dirigente della società teosofica tedesca, che vantava un accesso diretto agli Archivi Akashici in cui sarebbe registrata la totalità dell'esperienza del mondo, ha lasciato diversi segni nel mondo, ed è certamente uno dei pochi fondatori di simili movimenti che non sia mai stato accusato di scorrettezze, molestie o sfruttamento. Se prendete un tram dal centro di Basilea, potete visitare un incredibile villaggio chiaamato il Goetheanum, dove anche le cabine della corrente seguono le strane (ma belle) linee ondulatorie scelte dal fondatore. [2] Nello stesso articolo, Geminello Alvi dice che i comunisti della Germania dell’est «distrussero le coltivazioni biologiche impiantate secondo i metodi di Rudolf Steiner», confondendo allegramente le "coltivazioni biologiche" con la biodinamica di Steiner, le cui regole sono derivate dalle visioni personali del chiaroveggente: «Nel periodo in cui Venere si trova nel segno dello Scorpione, ci procuriamo la pelle di questo topo e la bruciamo, prendendo accuratamente ciò che si sviluppa tramite la combustione, cioè quello che rimane – (...) In ciò che è stato distrutto dal fuoco, resta soltanto la forza negativa nei confronti della forza riproduttiva del topo di campagna. Se quindi la sostanza ricavata in questo modo (...) viene sparsa sul campo, se è stato passato per il fuoco nel modo giusto al momento della massima congiunzione di Venere e dello Scorpione, si otterrà il mezzo che terrà lontani i topi da quel campo.» Una curiosità storica: le coltivazioni biodinamiche erano state diffuse da Walther Darré, ministro dell'agricoltura sotto Hitler, uno spirito comunque molto indipendente che passò gli ultimi anni della guerra agli arresti domiciliari. In seguito, si dedicò esclusivamente alla biodinamica, peraltro senza sposare la filosofia di Steiner. Si consiglia la lettura del libro di Anna Bramwell, Ecologia e societa nella Germania nazista : Walther Darre e il partito dei verdi di Hitler - Reverdito - 1988. [3] L'espressione, in bocca a un seguace delle complesse teorie di Steiner sulle reincarnazioni collettive (Steiner ad esempio sosteneva che gli statunitensi fossero la reincarnazione degli antichi egizi), non è casuale. martedì, 06 marzo 2007 Un recente post di Dacia, in cui parla degli ultimi sviluppi del caso Ariel Toaff, mi ha fatto venire in mente una mia vecchia e polimorfa conoscenza, l'avvocato Massimo Introvigne. Infatti, un articolo di Introvigne contro Ariel Toaff è diventato quasi l'emblema dello schieramento politicamente corretto su tale argomento. Non voglio entrare qui nel merito della critica che Introvigne fa a Toaff; piuttosto, colgo l'occasione per raccontare un episodio che mi riguarda personalmente. Introvigne è un ex-seminarista (all'epoca, come seguace di Monsignor Lefebvre), laureato in giurisprudenza, iscritto all'Ordine dei Consulenti in Proprietà Industriale (con il numero 133 BM) e lavora presso il potente studio Jacobacci di Torino, che opera a salvaguardia dei profitti di chi registra brevetti. Da trentacinque anni, Massimo Introvigne milita nello stesso gruppo di estrema destra, un raro esempio di monogamia politica (in realtà, all'epoca in cui andava a scuola dai gesuiti, ha avuto anche una breve relazione adolescenziale con il Fronte Monarchico Giovanile). Oltre a tutto ciò, Massimo Introvigne è un tuttologo introdottissimo nei talk show, commentatore fisso del Giornale e opinionista telecartaceo un po' ovunque. Introvigne iniziò negli anni Settanta, nell'allora limitatissima platea di Alleanza Cattolica, "consorella" italiana della Società Brasiliana per la Difesa della Tradizione, della Famiglia e della Proprietà (o TFP), come Massimo Esperto sul tema dei "sacerdoti pornocratici del sesso", ma anche su quello dei santi piemontesi. Divenne poi Massimo Esperto sul tema dei "nuovi movimenti religiosi" o "sette", ribaltando le vecchie tesi esclusiviste dei cattolici antimodernisti: meglio un'alleanza tra Scientology e Opus Dei che un conflitto tra i due, che avrebbe prestato il fianco ai laicisti, diceva. Cosa che gli fruttò non poche critiche tra i cattolici, e il consenso di numerosi laici che non avevano capito affatto dove Introvigne mirava (d'altra parte, il laicista perbene difficilmente legge le rivistine a uso interno in cui Introvigne spiegava chiaramente il suo progetto). Soprattutto, Introvigne piacque molto a Scientology e organizzazioni simili e ciò gli procurò un vorticoso girò di viaggi e consulenze per il mondo, offerte da gruppi come la grande multinazionale finanziario-religioso-politica del Reverendo Moon. Nel suo ruolo di Massimo Esperto dei Testimoni di Geova, Introvigne è anche riuscito nell'ardua ma proficua impresa di trasformare l'intera Società Torre di Guardia in venditori di un suo libro. Introvigne difese anche alcuni propri colleghi (Massimi Esperti di scuola anglosassone) che erano arrivati a farsi pagare dalla setta giapponese di Aum Shinrikyo per certificare che il gruppo stava subendo un'immeritata "persecuzione religiosa" per il semplice fatto di aver riempito la metropolitana di Tokyo di gas tossico. Dalla difesa degli apologeti dei terroristi più insensati del Novecento, Introvigne, dopo un breve intervallo come Massimo Esperto mondiale su Harry Potter, divenne Massimo Esperto (critico) del terrorismo islamista, vantandosi sulle copertine dei propri libri di fare da consulente per i servizi segreti israeliani e per l'FBI. Nello stesso tempo, ha condotto una campagna curiosa e discreta, all'interno dei variegati ambienti esoterici italiani, sfruttando la sua fama di Massimo Esperto Mondiale di satanismo, del Codice Da Vinci e di storia dell'esoterismo; una campagna finalizzata alla creazione di ciò che qualcuno ha definito una "massoneria cattolica". Forse in questo suo ruolo, l'ha aiutato il fatto di essere stato anche tra i cofondatori della segretissima Loggia di Tebe che si riuniva presso la sede del Grande Oriente francese. Meno probabile che sia servito il suo ruolo, sostanzialmente goliardico, di presidente della filiale italiana dell'International Transylvanian Society of Dracula. Introvigne è diventato Massimo Esperto di millenarismo sciita, in tempo per istigare alla guerra contro l'Iran (da precisare che il Massimo Esperto non sembra che conosca né il persiano né l'arabo). Ma a differenza dei neocon, il Massimo Esperto sostiene che è sbagliato, dal punto di vista degli interessi imperiali, laicizzare a forza i musulmani, che finirebbero solo per spostare il loro antimperialismo a sinistra. Meglio, dice, cooptare il clero locale, spostare l'interesse dei religiosi su "questioni morali", allontanandoli da pericolose derive politiche. Esattamente come fa Alleanza Cattolica in campo cristiano, occorre stroncare le derive anticapitaliste implicite nelle religioni e promuovere invece campagne sui "valori familiari". Alla ricerca dei musulcon, Introvigne è così diventato anche il Massimo Esperto di Islam turco. Attualmente, Massimo Introvigne è il Massimo Esperto di presunti omicidi rituali ebraici, cercando di dimostrare che le persecuzioni che ne scaturivano erano colpa di contadini ignoranti e che la Chiesa le ha sempre condannate. Una tesi adatta soprattutto a gettare ponti tra il Vaticano e gli interessi israeliani. Ripeto, non ho idea della qualità dello studio specifico che Introvigne dedica ad Ariel Toaff, perché non ho potuto leggere ancora il libro che lui critica. Ho invece idea dei metodi che Introvigne usa, grazie a una curiosa ricerca scientifica che Introvigne ha fatto interamente su di me. Il 5 agosto del 1999, davanti alla conferenza annuale dell'Associazione per la Sociologia della Religione (ASR), Introvigne ha infatti dedicato tutto il suo intervento a questo modesto traduttore di manuali tecnici, descrivendomi come "esempio estremo" di un "terrorista estremo". Invito tutti a leggere la storia di quella ricerca, perché anche se non vi interessa Introvigne, offre una straordinaria opportunità per capire la maniera demenziale in cui funziona un certo mondo accademico, che al mondo appare come distaccato e obiettivo, grazie a un abile uso del linguaggio.
Il presidente della filiale italiana dell'Associazione Transilvana di Dracula (no, non è un montaggio)
domenica, 28 maggio 2006 Due signore milanesi a confronto Ogni tanto, per rilassarmi, vado sul portale di Adriana Bolchini, che per me è un po' come la mitica casalinga di Voghera: non è nessuno (come non lo sono nemmeno io), ma proprio per questo, rappresenta tanti nessuno dei nostri tempi.
Adriana Bolchini, ricordiamolo, è una vivace signora milanese che di mestiere vende: "Corsi professionali e consulti privati astrologia - parapsicologia - radiestesia arti divinatorie - psicologia esperienziale"Non vorrei essere frainteso. Credo che sia un progresso il fatto che i maghi non debbano più ricevere un'apposita autorizzazione dalla polizia. Pier Carpi, ne I mercanti dell'occulto, ci ricorda come nemmeno tanti decenni fa, i maghi venissero schedati in questura tra le prostitute, i biscazzieri e i lenoni, e addirittura privati del diritto di voto. C'è una differenza importante tra il mestiere che fa Adriana Bolchini e quello che faccio io, e non è una differenza morale: ammetto tranquillamente che le pubblicità surreali che io volgo pedissequamente in inglese, o i macchinari industriali inquinanti per cui traduco i manuali facciano più male di una seduta di "arti divinatorie" della maga Bolchini. La differenza è molto più concreta. Chi chiede una traduzione, esige sempre la fattura fiscale perché può scaricare l'IVA. Chi chiede un "consulto privato astrologico" o una terapia psicologico-esperienziale, invece, potrà al massimo chiedere una "fattura" in senso antropologico. Ma la maga Bolchini non è certamente l'unica parassita fiscale nel nostro paese, e comunque il problema è tra lei e la Guardia di Finanza, o l'Ordine degli Psicologi (per quanto riguarda il suo presunto diritto a svolgere sedute di "terapia" psicologica), e non mi interessa più di tanto. La maga Bolchini è anche autrice di una Guida alla magia bianca ("la prima guida completa di alta magia rituale") e di un libro intitolato Corso di Parapsicologia. Come sviluppare le proprie facoltà paranormali. La scheda di questo secondo libro chiosa così: "Telepatia, chiaroveggenza, pranoterapia, autoguarigione, fenomeni medianici, ecc. I misteri delle meccaniche mentali e gli esercizi generali per lo sviluppo di ogni facoltà paranormale, potrai imparare a leggere all’interno di libri chiusi, a percepire a distanza eventi che stanno accadendo, a scrivere in modo medianico..."Ora, io non me ne intendo molto di facoltà paranormali. Però, per citare un dominio che conosco meglio, se io compro una grammatica della lingua mordvina, mi aspetto che l'autore sappia parlare un po' il mordvino. Allo stesso modo, se io compro un libro che mi promette di impare a "percepire a distanza eventi che stanno accadendo", mi immagino che l'autrice stessa sappia fare ciò che insegna. Quindi, se non mente, truffando i propri lettori, possiamo essere sicuri che Adriana Bolchini sia effettivamente in possesso di "ogni facoltà paranormale". Quel "ogni" è decisamente impegnativo, se pensiamo a quante potrebbero teoricamente esistere, tra cui quella di volare su una scopa, ad esempio. Cosa piuttosto insolita nella sua categoria, la maga Bolchini si occupa anche di politica. Scrive ad esempio una lettera pubblica al militante sionista, Yasha Reibman: "Mi sono fatta una mia convinzione: in realtà è invidia, voi siete il popolo eletto, nel vero senso del termine e questo li manda letteralmente in bestia, d'altra parte questo è ciò che sono.Tra parentesi, è in base al nome di uno di questi siti che abbiamo assegnato un affettuoso nomignolo alla signora Bolchini, che le consigliamo vivamente di adottare: "Maga Lisistrata" ha un suono decisamente più gradevole e poetico di "Maga Bolchini" o "Maga Shockvillage". Ora, la Maga Lisistrata, che pure avrebbe tanti motivi per sentirsi dalla parte dei marginali, sembra avere una preferenza istintiva per i popoli eletti. Sul suo portale - che raccoglie il meglio della néoconnarderie - lei parla ad esempio di una certa Giuseppina Cerelli. Non sappiamo molto della signora Cerelli. Di mestiere, quasi sicuramente, fa la casalinga, e possiamo essere certi che sia una madre premurosa. La signora Cerelli abita a Milano, come la signora Bolchini. Ha probabilmente fatto più o meno gli stessi studi della signora Bolchini. Parlo di studi scolastici, ovviamente, visto che la signora Bolchini si dichiara anche rettore di dell'Istituto di Parapsicologia e Astrologia, nonché vicepresidente di qualcosa che si chiama "AMI University", ma quella è un'altra faccenda. La signora Cerelli somiglia anche fisicamente a come doveva apparire la signora Bolchini alcuni decenni fa, anche se la signora Bolchini non condivide il suo ampio e pacioso sorriso. La signora Cerelli si è candidata, alle prossime elezioni comunali di Milano, in un minuscolo schieramento che si chiama Partito Umanista. Ora, il fatto che la signora Cerelli eserciti il proprio diritto di cittadina italiana, cioè quello di presentarsi alle elezioni, scandalizza profondamente Maga Lisistrata, che si lancia in quelli che lei stessa chiama "affanculeggiamenti" (chiedo scusa a chi non fosse abituato al linguaggio adoperato dai difensori della civiltà occidentale). Già nel titolo del post, leggiamo, "CREDEVATE DI AVERE VISTO TUTTO IN POLITICA? SI? CIUCCIATEVI QUESTA:La signora Bolchini continua, dicendo che se si candida la signora Cerelli, tanto vale candidare un rapinatore, un superalcoolista, un "drogato fradicio", un serial killer, "un pedofilo e che nel suo curriculum esista come fondamento anche la violenza e l’omicidio dopo la violenza", un "violentatore di ragazze o di donne anziane", un capomafia, un cerebroleso, "uno schizofrenico, un paranoico, un dissociato, un ossessionato maniaco impulsivo compulsivo." La cosa interessante è che la Bolchini non offre alcuna spiegazione di questa esplosione di furia devastatrice. Non si capisce come lei stessa, membro di una categoria di persone che fino a non tanti anni fa non aveva il diritto di voto, possa negarlo ad altri. La Bolchini non muove alcuna accusa contro la signora Cerelli. Non dichiara nemmeno di conoscerla. La Bolchini non ha mai espresso il desiderio di candidarsi nelle fila del Partito Umanista, né abbiamo alcun motivo per pensare che la signora Cerelli faccia la cartomante, per cui possiamo presumere che non si tratti di un attacco di gelosia. La Bolchini parla come se odiare la signora Cerelli, e fino a questo punto, dovrebbe essere una cosa assolutamente normale. Esiste un'unica, possibile spiegazione. Dalla foto, si deduce che la signora Cerelli sia di etnia Rom. Infatti, come la Bolchini, anche la Cerelli è autrice di un libro. Si tratta di un libretto antropologico sui cosiddetti Rom abruzzesi, pubblicato nel 2000 dall'Opera Nomadi. Poi uno si pone tante domande complicate su come si sia potuto arrivare al genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. La signora Giuseppina Cerelli, casalinga e autrice milanese giovedì, 11 maggio 2006 Dopo il mio post sulla Fabbrica dello Zucchero Filato, una persona che abita nel Triangolo della Grappa ha raccontato che Lucio Niero sta cercando di discolparsi nella maniera più ovvia: "mi chiedeva soldi in continuazione, voleva soldi..."
I giornali, come si sa, scrivono che la moglie di Niero sarebbe venuta a sapere della relazione del marito alla televisione. La nostra corrispondente ci racconta, invece, che Jennifer parlava normalmente al bar e con gli amici della sua relazione: difficilmente la faccenda sarebbe potuta sfuggire alla moglie. Infine, la nostra amica aggiunge: "Non cambia molto, ma metti che la ragazza è particolarmente grintosa, magari di quelle che usano adesso, voglio voglio voglio. Metti che i genitori le abbiano detto per nove mesi devi farti ripagare, dobbiamo spillargli fino all'ultima lira, deve pagare il bastardo, soldi soldi soldi."Non si tratta di spettegolare sulla moglie di Niero. Lo racconto invece per dare ragione a Francesco, il quale, commentando il mio post precedente, aveva sottolineato come certi comportamenti non fossero esclusivi della società capitalista. Infatti, negare di sapere qualcosa di cui chiacchiera l'intero paese è un comportamento che indica tracce antiche. E' anche antico il rapporto con i soldi che la vicenda mostra. Il mondo intero è avido di danaro, ovviamente, e l'umanità è costituita in larghissima misura da potenziali omicidi, come dimostrano tra l'altro due guerre mondiali. Ma la contemporaneità è soprattutto flusso sfuggente, acido corrosivo: nulla di meno materialista, nulla di più aperto all'immaginario. L'era precedente era invece un'era di solidità, di materialità. Il vizio arcaico non è l'avidità, ma l'avarizia, rinunciare a tutto pur di non perdere una sola zolla di schei. E' qui la chiave del bilinguismo veneto, insieme dialettale e anglobale. Ecco che puoi andare da un giudice e pensare che quello ti capisca, se gli dici, "mi voleva togliere i soldi", allo stesso modo in cui potresti dire, "mi voleva portare via il bambino". Jennifer ha insistito in maniera pressante per avere soldi? E' ovvio che sarebbe stato nel suo diritto, anche se si trattava di un uomo che a quanto pare era cialtrone anche negli affari. Però in altre parti del mondo, il padre di lei, invece di starsene a curare la sua fabbrica in Bulgaria, sarebbe tornato e avrebbe sparato a Lucio Niero. Lasciamo perdere se sarebbe stata una cosa buona o no. Non lo ha fatto, perché in questa particolare cultura non è pensabile uccidere per "onore", mentre è pensabile uccidere per la zolla di schei. Inoltre, la pressione per avere i soldi non è detto che sia partita dalla ragazza. Non è difficile immaginare la madre, Maga Jennifer, e la nonna, Maga Priscilla, pensare all'amante della figlia allo stesso modo in cui avevano pensato a tutte le loro vittime televisive. Senza preoccuparsi più di tanto della possibilità che la vittima vera sarebbe stata proprio la figlia. Mi è stato segnalato anche il bel giallo Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta (Edizioni e/o, Roma, 2005). Qualcuno dice che ha difetti tecnici come giallo; ma i personaggi sono descritti con grande profondità, si legge bene ed è straordinario come ritratto sociologico del Veneto attuale. Per tornare a uno dei temi trattati spesso su questo blog, Nordest descrive molto bene la figura del giornalista cialtrone. Nel brano che riporto qui, si parla del reporter di una TV locale, ma la descrizione calza perfettamente anche i giornalisti della stampa che potremmo chiamare nazional-locale, come certi piccoli quotidiani che i nostri lettori conoscono fin troppo bene. "Adalberto Beggiolin era conosciuto nel suo ambiente col nomignolo di "squalo di pozzanghera", un predatore che rimestava in acque basse, sporche e melmose. martedì, 09 maggio 2006 La fabbrica di zucchero filato Ci sono piccole storie che ci spiegano molto di più sull'Italia contemporanea di tutte le chiacchiere della campagna elettorale.
L'ultimo fattaccio di cronaca, l'uccisione di una ragazza incinta da parte del suo amante, è avvenuto in una zona che conosco bene - il Triangolo della Grappa, al confine tra le province di Venezia e Treviso. A pochi chilometri dalla città di Venezia, eppure un mondo a parte. Una differenza non casuale - se a scuola ci insegnano che Venezia fa parte della storia d'Italia, per i veneziani, la terraferma era qualcosa da spolpare all'osso, da rubargli il grano, mettere i giovani ai remi e tagliarne tutti gli alberi, per mantenere il mondo che interessava davvero alla repubblica, e che si estendeva per la Dalmazia giù giù fino a Cipro. Allora, c'è un certo Lucio Niero, che gestisce un "club privato" che si chiama Affinity, e a cui piacciono il karaoke, la cocaina e le ragazze. Il nome Affinity ci riporta a una profonda verità del Nordest: si tratta di un paese bilingue, e l'altra lingua non è l'italiano, ma l'anglobale. Lucio (con la cronaca mediatica è così, diventiamo tutti intimi e li chiamiamo per nome), uomo sposato con due figli, si mette con una ragazza molto più giovane. Poi scopre che la ragazza è incinta. Ora, siamo nel Triangolo della Grappa, mica nell'entroterra napoletano o a Riyadh, e quindi Lucio ha pensato che la fanciulla gli poteva chiedere gli sghei e la moglie non solo il divorzio, ma anche gli alimenti, per cui ha deciso di ammazzarla. Questa è una cosa logica, ma piuttosto riprovevole, e gli fa perdere dei punti. Evidentemente Lucio pensava di farla franca, pur essendo l'ovvio e unico sospettabile per il delitto. Per fortuna la maggior parte delle persone è più astuta di lui, altrimenti avremmo cento delitti al giorno come il suo. Passiamo alla vittima. Che si chiama Jennifer. Faccio un breve calcolo: nel Triangolo della Grappa, l'80% della gente è stata almeno una volta in vita sua a Venezia, il 40% a Padova, il 10% a Sharm el-Sheikh, il 5% in Romania, il 2% a Roma (in gita con la parrocchia). Per cui la probabilità che questo nome poco dogale venga da qualche conoscenza personale è praticamente nulla: è qualcosa che hanno imparato in televisione. Come tutti i nomi simili, ha sicuramente un'abbreviazione, che finisce rigorosamente con la ypsilon: immaginiamo il cellulare di Jennifer che blippa e squicqua con valanghe di "Jenny tvtb". O più brutalmente, "Jenny 80 voglia discoparty". Il padre della povera fanciulla ha messo su una fabbrica di zucchero filato in Bulgaria. Proprio così: zucchero filato, in Bulgaria. La mamma di Jennifer si chiama Anna Maria Giannone. Di mestiere lavora oggi al call center di un mobilificio. A un certo punto, decide di riprendere il mestiere che aveva abbandonato anni prima: quello di cartomante. Il giornalista del TG3 ci riferisce che anche sua sorella, la quale - incidentalmente - ha un figlio che si chiama Brian, fa la cartomante. Ora, da quelle parti, conosco scientologist e squirrel (i seguaci eretici di Hubbard scomunicati, denunciati e perseguitati dalla grande Org californiana), praticanti della magia sessuale di Gurdjieff, ufologi che parlano una misteriosa lingua extraterrestre, una simpatica satanista (allora) quattordicenne a cui ho dovuto spiegare il significato di alcune parole arabe, diversi Anziani dei mormoni, cavalieri di Malta fasulli, sacerdoti che vengono iniziati in un rito omosessuale dal loro capo, kremmerziani che si riuniscono per preghiere terapeutiche, una schiera interminabile di Testimoni di Geova ed ex-Testimoni di Geova, tre seguaci del camionista siriano Basmadji, un meccanico che si dichiara Guardiano dell'Anticristo e che compie orrendi riti per maledire un suo ex-amico (il quale risponde adeguatamente, lanciandogli contro lupi mannari notturni molto affamati), devoti di un ex-frate con l'aria da magnaccia che ha inventato speciali seggi fallici su cui fa sedere le proprie pazienti... Quindi è difficile immaginarsi una parte d'Italia più adatta, anche se l'ultima parola in merito la lascerei alla nostra affezionata Maga Lisistrata. Ma il bello è che per fare la cartomante oggi, non è che fai spargere la voce tra le amiche. No, devi andare in televisione. Anna Maria Giannone era un tempo molto nota come "maga Jennifer" insieme a sua madre Ines Burato, in arte "maga Priscilla". Possiamo immaginare che nonna Priscilla abbia cominciato il mestiere prima delle televisioni private. E se è così, possiamo dedurre che ancora un certo numero di anni fa, una cartomante veneta (Burato) poteva aspirare solo a sposare un terrone (Giannone). Lo zucchero filato bulgaro era tutto da venire. Il 2igugno del 1999, Il Gazzettino raccontava dell'inchiesta avviata contro mamma e figlia dalla procura di Venezia per "ricavi non dichiarati per quasi 600 milioni" più l'omesso versamento dell'Iva. Per non parlare del caso di una ragazza che, lasciata dal fidanzato, avrebbe versato oltre duecento milioni per fare in modo che lui tornasse. E non è finita. Perché una parte di quella cifra, per sua stessa ammissione, sarebbe stata prelevata dalla cassa del negozio in cui lavorava. Senza contare che il fidanzato non è comunque tornato con lei.Il Messaggero Veneto del 2.03.2002 racconta di una diversa inchiesta contro le "due veggenti" per truffa aggravata e minacce, in seguito a una decina di denunce. "Il sistema per entrare in contatto diretto con i potenziali "clienti" era quello usuale: riunioni in sale pubbliche, solitamente strutture alberghiere (anche della Destra Tagliamento) seguite da brevi consulti in loco (per chi avesse deciso di aderire alla proposta delle veggenti). Dai consulti veloci si passava, quindi, a consulti più accurati ma anche costosi, riguardanti le usuali problematiche: amore, salute, denaro. Costo delle prestazioni dai 100 ai 200 euro. Quando la situazione personale risultava particolarmente difficile i prezzi raggiungevano i 13 mila euro e più. Spesso le due donne si recavano nelle abitazioni delle persone che avevano chiesto un aiuto, trovandole invase - a loro dire - da energie negative. In questo caso mettevano in atto ulteriori pratiche (come lo spargimento di polveri o l'accensione di ceri) che facevano lievitare i prezzi della consulenza.Sarebbe interessante sapere perché la signora Giannone è ridotta oggi a lavorare in un call center. Per tornare in televisione, Maga Jennifer (mamma) ha bisogno di diecimila euro. E non sarà certo il marito a darglieli: su queste cose, le leggi non scritte del Nordest sono chiarissime. Quindi è contentissima quando glieli presta Lucio Niero. Che riceve il via libera per fare con Jennifer ciò che vuole: la famiglia serve anche a questo. Ci dà un'idea del giro di affari della telecartomanzia il fatto che Anna Maria dirà poi ai giornalisti, "Contavo di restituirglieli tre quattro mesi dopo - dice ora Anna Maria - magari con un paio di migliaia di euro di interessi." Lucio Niero però è un cialtrone. Anche questo è un dato importante, perché è strutturale alla civiltà postindustriale. E' un cialtrone perché cerca di fare il furbo e non ci riesce: infatti, i diecimila euro li prende da un tipo che si chiama Denis Borsetto (no, non mi sono inventato né il nome né il cognome). "Il quale un mese dopo - riferisce il Gazzettino - si presenta da lui con il conto: rivuole indietro i 10mila, più altri 10mila come interessi e 3mila euro per ognuno dei tre mesi successivi." Da questo apprendiamo che ci sono anche quelli più furbi dei maghi. A questo punto, Lucio va con la pistola a casa di Anna Maria per farsi dare da lei i soldi; Anna Maria lo denuncia, Borsetto finisce in carcere, e quindi si scopre che nemmeno lui è tanto furbo. Poi si scopre che Jennifer è incinta. Al telegiornale dicono che Jennifer ha deciso di chiamare il proprio futuro figlio "Evan con la acca". Ora, la acca in venetoglobale è un oggetto che si può spostare da varie parti: Evhan, Evanh, ma più probabilmente Hevan. Mi vengono in mente due possibili derivazioni. Una è dal persiano, Hêvân, che significa "animale" e deriva a sua volta dall'arabo. L'altra è... beh, più o meno, l'idea che in inglese si usa un gran numero di acche che si possono distribuire in giro con una certa libertà. Quando sparisce Jennifer, papà Tullio sistema i suoi affari a Sofia e arriva in Veneto con calma (quattro o cinque giorni dopo), per annunciare alla stampa... sì, avete indovinato: «Per me Jennifer è stata venduta agli zingari per prenderle il bambino e poi venderlo."Non poteva, infatti, mancare la Leggenda della Zingara Rapitrice. Come tutti sapete, Lucio Niero aveva invece invitato Jennifer per un incontro. Una sana famiglia camorrista lo avrebbe già fatto fuori da un pezzo; una famiglia inglese avrebbe deciso che era meglio per il futuro di Hevan (o Evhan) non averci niente a che fare. Ma siamo nel Nordest, dove le persone sono più ragionevoli, e comunque ci potrebbero scappare un po' di soldi. Lucio la strangola e la seppellisce in una buca. Lascia passare un po' di tempo, prende il telefonino di lei, e manda ai genitori di Jennifer questo SMS: «Sono quasi arrivata a Nova Gorica al casinò, sono in ottima compagnia di una futura mamma e di suo fratello, se saremo stanche ci fermeremo a Parenzo, torno domani o al massimo lunedì».Lucio era convinto che avrebbero creduto che una ragazza che doveva partorire tra dieci giorni si sarebbe incontrata con un'altra futura mamma per andare al casinò. E probabilmente aveva ragione: nella Grande Fabbrica dello Zucchero Filato, la cosa era perfettamente credibile. |
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