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lunedì, 09 novembre 2009 2012, le Profezie Maya e l'Ultimatum Planetario di José Argüelles Quando ho cominciato questa serie di post sull'immaginario New Age e neospiritualista riguardante il Messico, avevo in mente solo alcuni simpatici e relativamente squattrinati sciamani che girano per l'Italia.
Adesso, ho saputo che questo venerdì, 13 novembre, uscirà in tutti i cinema del mondo un film che lancia la messicomania di massa. Si tratta di 2012, diretto da Roland Emmerich - Stargate, Independence Day, Godzilla, Il Patriota, L'Alba del Giorno Dopo. Il film renderà planetaria una tesi che vortica furiosamente negli ambienti neospiritualisti: gli antichi Maya avrebbero previsto la fine del mondo per il 21 dicembre del 2012, in coincidenza con l'impatto contro la terra di un pianeta chiamato Nibiru. ![]() Le demistificazioni sono in genere molto più lunghe e noiose delle mistificazioni. Perciò, ve ne presento una ridotta all'osso. Lo so, ci sarebbero mille altri aspetti interessanti della vicenda da analizzare, ma il succo del succo è questo. Gli antichi Maya profetizzanti sono in realtà il signor José Argüelles, nato nel freddo stato del Minnesota nel 1939, laureato in storia dell'arte (ma lui si autodefinisce "antropologo") e pittore occasionale. Nel 1998, si è dichiarato "Valum Votan, colui che chiuderà il ciclo" e instaurerà la "Religione Universale". Il fondamento, anzi l'ossessione a campo singolo, di questa Religione Universale (UR) è un calendario che José Argüelles ha inventato e che chiama "incantesimo di sogno", Dreamspell. Rivolgendosi ai cuori dei complottisti statunitensi, Argüelles proclama: "Volete abolire una volta per tutte il big government? Abolite il Calendario Gregoriano. Smettetela di seguire e credere a questo calendario controllato dal Vaticano.Secondo Jose Argüelles, il mondo deve adottare il suo calendario, motivo per cui lui da molti anni minaccia le Nazioni Unite che si rifiutano non solo di imporre la sua invenzione all'umanità, ma anche di ascoltarlo, nonostante lui rappresenti il Collegio Invisibile della Galassia. E così, nell'ormai lontano 1995, José Arguelles lanciò il suo Ultimatum Planetario: "Se la razza umana non rifiuterà l'attuale Calendario Gregoriano di dodici mesi, sostituendolo con il nuovo Calendario di Tredici Lune e 28 Giorni entro il 26 luglio del 1995, essa susciterà presto la propria autodistruzione.Il 21 dicembre 2012, più che la fine del mondo, vedremo la resa dei conti tra il signor José Argüelles e la cricca gregoriana vaticana. Auguriamo buon lavoro per quel giorno a tutti i venditori ambulanti di Chichén-Itzá. Eccovi José Argüelles in versione storico-dell'arte-che-fa-l'antropologo: ![]() Ed ecco José Argüelles invece in versione Antico Profeta Maya con Ray-ban: ![]() domenica, 25 ottobre 2009 Le intimità commerciali di Piero Marrazzo Tra gli innumerevoli personaggi pubblici che si sono messi pazientemente in fila per prendere a calci Antonio Caracciolo, troviamo anche Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio ("vorrei poter guardare negli occhi questo professore", per potergli "trasmettere le immagini che io mi sono portato da Auschwitz, dallo Yad Vashem" recita con sentimento).
Un calcio che richiedeva una certa agilità, visto che Piero Marrazzo stava contemporaneamente affondando nella melma che ben sappiamo. Che un gran numero di politici vada a caccia di sesso mercenario, a partire dal nostro Presidente del Consiglio, è una banale ovvietà, e forse anche irrilevante ai fini del tipo di lavoro per cui i cittadini li pagano. L'episodio in sé sarebbe quindi privo di importanza, un ennesimo colpo di manganello nell'arlecchinata che va sotto il nome di Destra-Sinistra. Invece contiene in sé un insegnamento molto interessante, che va al di là delle sciocchezze partitiche. L'intimità, storicamente, è la sfera insindacabile e segreta, verso la quale una certa tolleranza è sempre dovuta. Il problema è che nell'era della Jeune-Fille, l'intimità è la merce per eccellenza, la prima cosa che si mette sulla bancarella. Quando si incrociano le prostitute transessuali che Marrazzo frequenta, ciò che colpisce è l'uso pubblico della propria intimità a scopo commerciale. Ma questa intimità è a sua volta una creazione artificiale, costruita sistematicamente solo a scopo commerciale. Leggete attentamente la frase di cui sopra, e poi guardate come Piero Marrazzo metteva sul mercato la propria intimità falsificata, come parte integrante del proprio prodotto mediatico-elettorale. Siccome ho il sospetto che la pagina in oggetto muterà tra poco, l'ho salvata qui con un fermapagina. E notate come l'autoinvenzione parta proprio dall'intimità: la vita pubblica, in questo testo, viene solo dopo. Piero Marrazzo esibisce la propria figlia sul mercato.Notare l'abbigliamento sportivo, il microfono e i riflettori sabato, 24 ottobre 2009 "Grazie all'esistenza di questa rete computerizzata cerebrale [gli extraterrestri malvagi] sono in grado di manipolare energia psichica destrutturata e ad azione distruttiva, prelevata da persone gravemente malate; riescono a compattarla nello spazio di un punto microscopico, invisibile a ogni rilevazione esterna. Chiarimenti della dott.ssa Adriana Roncella riguardante l'Ontopsicologia
C'è un ricercatore universitario, il prof. Antonio Caracciolo, accusato di tenere nel suo tempo libero un blog in cui sostiene che il diritto di espressione è garantito dalla Costituzione anche a minoranze sgradite. Per questo, dietro pesante spinta del sindaco post-fascista di Roma, Gianni Alemanno, Antonio Caracciolo viene sottoposto a inchiesta da parte del Magnifico Rettore dell'Università La Sapienza di Roma, il prof. Luigi Frati, e rischia di essere sospeso o licenziato. Ora, i media affermano che il Magnifico Rettore dell'Università La Sapienza, cioè proprio lo stesso prof. Luigi Frati, avrebbe ufficialmente mandato i propri saluti - con tutto ciò che comporta in termini di autorevolezza - a un raduno di persone che hanno come principale scopo la vendita di una serie di tecniche per liberare l'umanità dal controllo di alcune malvagie civiltà extraterrestri. Sempre secondo i media, lo stesso raduno di ufologi sarebbe stato "patrocinato" dalla Facolta' di Sociologia dell'Universita "La Sapienza' di Roma, che dipende sempre dal prof. Luigi Frati, e il prof. Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma avrebbe tele-partecipato al medesimo convegno ufologico in veste di relatore. Aggiungiamo il caso del Prof. Paolo De Nardis, Ordinario di Sociologia sempre dell'Università La Sapienza di Roma, che avrebbe presentato, entusiasta, un libro dello stesso circolo ufologico. In fondo a questo post, potrete leggere la relativa documentazione, comunque riassumiamo. La Summer School of Ontopsychology - patrocinata a dire dai media dal prof. Luigi Frati e dai suoi amici - è una delle numerose creazioni di Tonino Meneghetti, detto Antonio, un ex-frate di Avezzano amante delle catene d'oro e di grossi sigari, di mestiere designer di Ontomoda (Meneghetti gestisce una catena di negozi dove vende esclusivamente le proprie creazioni),ontopianista, ontoterapeuta e ontopittore. ![]() Tonino Meneghetti, detto Antonio, fondatore dell'Ontopsicologia
Mettiamo da parte la complessa carriera di Antonio Meneghetti, che comprende anche una sosta in carcere (dove ha scritto Appunti e considerazioni durante il carcere, Ontopsicologica Editrice Luglio 1981) e una condanna per omicidio colposo, e guardiamo esclusivamente i risvolti accademici della questione.Antonio Meneghetti sostiene di avere il titolo di
"Grand Doctor Nauk in Scienze Psicologiche dal Governo della Federazione Russa, [1] quello di Grand Doctor of Philosophy e di Doctor philosophy of medical [un titolo che lascia perplesso il gestore di questo blog, di mestiere traduttore] dall'Accademia Internazionale di Informatizzazione."L'Accademia Internazionale di Informatizzazione è un'istituzione russa che si occupa di "Studio e ricerca di civiltà extraterrestri e cosmiche". "Il problema dal quale Antonio Meneghetti ha iniziato la sua ricerca è questo: trovare quel primo che attiva la fenomenologia esistenziale."Antonio Meneghetti, contrariamente a Platone e Aristotele, aveva i mezzi per trovare la risposta alla domanda universale che si poneva. Su uno dei suoi siti, si autodefinisce così: «Filosofo che non è ancora riuscito ad incontrare una mente capace di comprendere nel segno, il suo trattato su - L'esistenza come contraddizione dell'essere - o - etiologia del verbo»... «È esempio invidiabile di elegante scaltrezza nel continuo vortice impresso dalla globalizzazione all'intero pianeta»... «Qualcuno lo ha definito come unico genio del nostro pianeta».Il bello è che Antonio Meneghetti, a differenza di Kant, Freud o Hegel, ha scoperto pure le risposte, che sono esattamente tre: l'In Sè ontico, il Campo semantico, e il Monitor di Deflessione. Siccome Antonio Meneghetti non è un amante della scrittura chiara (né dell'ortografia precisa), diciamo che l'In Sé Ontico siamo noi, che poi saremmo pura energia quantica (come nella fisica New Age, insomma). Agiamo nel Campo Semantico, cioè in un mondo fatto di rapporti significativi; e restiamo inguaiati dal Monitor di Deflessione. Fortunatamente, ci sono le terapie di Antonio Meneghetti che ci possono salvare dal Monitor di Deflessione: i media (non quelli che parlano del patrocinio del prof. Frati e dei suoi colleghi) ne descrivono alcune davvero originali. Ci soffermeremo sul Monitor di Deflessione, visto che è stato spiegato egregiamente dalla dott.ssa Adriana Roncella al Convegno mondiale di Ontopsicologia a Mosca. Visto il consesso, possiamo supporre che si tratti di una definizione del tutto ufficiale, fatta alla compiaciuta presenza del Maestro. Non vi fate confondere dal linguaggio, come dire, denso: per una volta, il titolo che un redattore ha messo all'articolo in effetti spiega tutto: "Quando gli UFO non ci danno tregua !" Il Monitor di Deflessione è un "congegno meccanico psichedelico" e una "struttura computerizzata inserita nel sistema cerebrale umano da millenni, da una civiltà non terrestre". Il Monitor di Deflessione consiste in "uno o più geni anomali inseriti nella struttura a serpentina del DNA" che gli extraterrestri inserirebbero in noi "già dalla nascita" per indurci nell'errore e provocare malattie psicosomatiche "Le fantastiche civiltà extraterrestri - si chiede Adriana Roncella - sono realmente lontane anni luce, frutto solo di una elaborazione della fantasia o sono presenti operativamente su questo pianeta?"Con l'aiuto di Antonio Meneghetti, la dott.ssa Roncella scopre che gli Ufo non solo sono tra di noi, ma soprattutto dentro di lei: "Nell'arco di dodici anni di dura esperienza personale e di serrata analisi ho potuto verificare che il monitor di deflessione non è una realtà individuale, circoscritta alla singola unità uomo. Esiste in realtà un unico monitor, un unico sistema informatico che collega in rete tutti i cervelli a livello planetario."Questo immenso complotto extraterrestre sta portando alla costruzione di una "rete informatica cerebrale" che permette agli extraterrestri di "programmare e coordinare con precisione matematica tutti i circuiti cerebrali individuali". In particolare, gli extraterrestri hanno preso di mira proprio la dott.ssa Roncella: "Hanno dislocato lungo la mia vita dei veri e propri corridoi elettrici mortali, programmati con largo anticipo e posizionati in punti strategici particolari del mio programma esistenziale perché potessi fermarmi, arrendermi, tornare indietro o morire.Gli extraterrestri hanno perseguitato la dott.ssa Roncella con un accanimento degno delle Toghe Rosse di Mani Pulite: "Nel mio caso l'organo prescelto è stato prevalentemente il cervello; sono poi passati all'apparato gastroenterico, la colonna vertebrale dorso-lombare, occhi, orecchie, vagina, vie respiratorie." La soluzione ontopsicologica, in questi tempi di ecologismo, va nettamente controcorrente: "Sono riuscita ulteriormente a sgusciare da questo meccanismo, direnzionando le mie scelte solo a cibi confezionati industrialmente, che avrebbero dovuto essere completamente neutri e asettici.Fallita la via del salmone e dello yoghurt, gli extraterrestri, preoccupati per un'iniziativa di Meneghetti, hanno cercato anche di far annegare la dott.ssa Roncella: Il giorno successivo a quello in cui il Prof. Antonio Meneghetti mi ha chiesto di presentare una relazione sulle "bombe semantiche" al congresso mondiale di Ontopsicologia che si sarebbe svolto a Mosca, è arrivata una bomba di portata inimaginabile. In base a questi dati, vorremmo porre al Magnifico Prof. Luigi Frati dieci domande:
1) L'affermazione fatta in data 12 agosto dall'agenzia ADNKronos secondo cui Lei avrebbe mandato i suoi saluti alla Summer School of Ontopsychology è vera o falsa? E' vero o falso il patrocinio della Facoltà di Sociologia dell'università da Lei diretta allo stesso convegno? E' vero o falso che abbia partecipato come relatore il prof. Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università sempre da Lei diretta? 2) Nel caso in cui siano falsi tali notizie, ha sporto denuncia contro gli organizzatori del suddetto convegno? 3) Nel caso fosse vero, i suoi saluti sono stati inviati a titolo personale o nella qualità di rettore dell'università, come dichiara l'agenzia stampa? La stessa domanda riguarda gli interventi degli altri suoi colleghi (e sottoposti) di cui si parla nella nota dell'agenzia. 4) in caso lei fosse stato tirato in ballo indebitamente, ma i suoi colleghi Morcellini e De Nardis, nonché la facoltà di sociologia no, quali provvedimenti intende prendere contro gli stessi? 5) Se lei ha deciso di salutare e di permettere di patrocinare e di far partecipare, sempre a titolo ufficiale, alla Summer School of Ontopsychology, desideriamo sapere - come cittadini e contribuenti - quali siano i meriti accademici delle attività del signor Antonio Meneghetti? 6) Lei concorda con lo stesso Meneghetti, che lui sarebbe l'unica persona oggi in grado di gestire un incontro con popolazioni extraterrestri? «Alle porte del terzo millennio, [Antonio Meneghetti] considera gli esseri umani assolutamente impreparati ad un incontro di civiltà diverse dalla nostra: ciò potrebbe costituire il presupposto di una colonizzazione extra intrapsichica già in atto».7) Lei ritiene che le tre scoperte di Antonio Meneghetti - l'In Sé Ontico, il Campo Semantico e il Monitor di Deflessione - abbiano aperto nuovi orizzonti alla scienza, tali da invalidare la maggior parte delle materie attualmente insegnate nell'ateneo da lei diretto? 8) Lei ritiene che le civiltà extraterrestri controllino i nostri cervelli tramite inserti nel nostro DNA? 9) Lei ha mai avuto occasione di vedere l'aura del signor Antonio Meneghetti? [2] 10) Se lei venisse aggredito in piscina da una bomba semantica, quale sarebbe la posizione ufficiale dell'Università La Sapienza sull'autodifesa tramite l'utilizzo di salmone affumicato non di marca? Note: [1] Il titolo è presumibilmente un misto anglorusso che vuol dire, "Gran Dottore nelle Scienze". Comunque Antonio Meneghetti, quando si è fatto consegnare il titolo, si è evidentemente dimenticato di farsene spiegare anche il significato. [2] «Durante una mattinata, il Professore con semplicità, davanti a 80 persone presenti in sala, ha insegnato come disporsi per vedere il suo campo eterico. Poi furono scelte cinque persone che furono poste nella stessa posizione a distanza ravvicinata (quattro metri circa) per osservare meglio la sua corona biodinamica o aura psichica. Dopo due o tre minuti si dovette interrompere a causa dell'impressionante incidenza che la percezione dell'eterico aveva suscitato quasi d'improvviso su una delle cinque persone. Nonostante la brevità dell'esperimento tutte e cinque le persone (tre donne e due uomini) scrissero separatamente la stessa impressione: un fiammeggiare radiante e verticale che trasmetteva una cointuizione del principio creativo della vita. Tre dei cinque ebbero dei trasalimenti iperemotivi apparentemente istero-dereistici, ma che in realtà si dimostrano meglio come percezioni edoniche di superiore esperienza. Probabilmente si è trattato di un'esperienza psichica ed emozionale in coincidenza semantica con il Professore, il quale stava seduto con gli occhi rivolti in basso, quasi assorto in se stesso» Estratto da "Ontopsicologia Clinica" di Antonio Meneghetti, nota n° 18 a pag. 163 Documentazione:
i lanci di agenzie riguardanti il patrocinio dell'Università della Sapienza al convegno della Summer University of Ontopsychology UNIVERSITA': ASSISI, XI EDIZIONE DELLA SUMMER UNIVERSITY OF ONTOPSYCHOLOGY Assisi, 12 ago. - (Adnkronos) - Si e' aperta il 9 agosto ad Assisi la XXI edizione della Summer University of Ontopsychology. L'evento, che negli oltre vent'anni della sua storia ha sempre rappresentato un'occasione di approfondimento dei principi e dei valori per lo sviluppo dell'uomo, prosegue la sua tradizione quest'anno centrandosi sul tema 'Arte, sogno e societa''. Sono oltre 400 gli impresari, gli studiosi e i professori venuti da tutto il mondo per assistere al consesso internazionale, considerato il piu' grande evento artistico e scientifico dell'umanesimo contemporaneo. Un evento che ha ricevuto importanti riconoscimenti istituzionali: dall'adesione del Presidente della Repubblica ai patrocini del Senato della Repubblica, della Regione Umbria e della Provincia di Perugia, della Facolta' di Sociologia dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma, della Facolta' di Amministrazione 'Antonio Meneghetti' in Brasile e della Facolta' di Psicologia dell''Universita' Statale di San Pietroburgo'. Durante i dieci giorni di congresso il tema sara' approfondito nelle sessioni mattutine tenute da docenti internazionali e in quelle pomeridiane tenute dall'accademico prof. Antonio Meneghetti, fondatore della scuola ontopsicologica. Molti i saluti augurali fatti pervenire per la giornata inaugurale: da quello del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, a quello del Presidente del Consiglio Mondiale di Psicoterapia Alfred Pritz, a quello del Magnifico Rettore dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma. Tra i presenti in sala Franco Brunozzi, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Assisi, e Ada Girolamini, consigliere della Regione Umbria.(segue) - (Adnkronos) - ''C'e' davvero una grande forza rivoluzionaria in questo messaggio che e' sicuramente contro corrente. La scuola ontopsicologica e' una scuola di pensiero e di conoscenza che rappresenta un grande messaggio per chi si pone nella condizione di sapere di non sapere mai abbastanza, per chi sa di dover sapere sempre di piu''', per contribuire ad una crescita e sviluppo del valore dell'uomo nel suo tempo, ha dichiarato la Girolamini. Presenti in sala anche i direttori del dipartimento di Ontopsicologia della Facolta' di Psicologia dell'Universita' Statale di S. Pietroburgo e della Facolta' di Amministrazione Antonio Meneghetti e, in contatto telefonico, il saluto del prof. Mario Morcellini, preside della Facolta' di Scienze della Comunicazione dell'Universita' La Sapienza di Roma. L'evento rappresentera' dunque l'occasione di esposizione di nuove scoperte in grado di dare l'angolazione innovativa per l'esattezza e vitalita' della scienza e dell'economia. Vengono pertanto messe in campo la responsabilita' di scienziati ed economisti, politici e artisti, chiamati a dare risposta alle esigenze di crescita dell'uomo. ''La grandezza si costituisce dalla soluzione di rapporto tra universita' e societa' in recupero dei principi ontologici a funzione ed evoluzione dell'uomo per l'uomo su questo pianeta'', ha dichiarato Meneghetti venerdì, 23 ottobre 2009 Gianni Alemanno chiede la testa del professor Antonio Caracciolo Interrompo, spero brevemente, la serie su Adolfo Urso e i musulmani, per aprire una parentesi su Gianni Alemanno contro la libertà di pensiero. Il tema, però, è sempre il tentacolare partitone dei postfascisti.
Il professore Antonio Caracciolo, ricercatore di filosofia del diritto alla facoltà di Scienze Politiche di Roma, è un convinto liberale. Il suo interesse per la politica è nato pochi anni fa, quando cercò - con il successo che si può immaginare - di portare qualche forma di democrazia in Forza Italia. In seguito, il suo interesse si è spostato verso la difesa della libertà di espressione, in particolare nei confronti delle agguerrite organizzazioni sioniste italiane. Ha analizzato con grande attenzione i metodi usati da queste organizzazioni per intimidire i critici della politica israeliana nel suo blog Civium Libertas. In questo contesto, Antonio Caracciolo si è a volte occupato anche della libertà di ricerca sulla Seconda guerra mondiale e quindi della questione del cosiddetto "revisionismo" o "negazionismo". Ribadisco qui per chiarezza la mia posizione: credo in linea di massima a quella che possiamo chiamare la "versione ufficiale" dello sterminio degli ebrei durante la guerra e trovo in genere discutibili i metodi dei cosiddetti "revisionisti" o "negazionisti". Allo stesso tempo, trovo inaccettabile che in diversi paesi si possa rischiare anni di carcere per aver espresso dubbi sulla veridicità di qualche episodio storico. I "revisionisti" o "negazionisti" sono pochi, e quindi non trovano difensori; ciò permette facilmente di aprire un varco gigantesco nell'impianto della legislazione liberale.[1] Si pensi ad esempio a come nella Repubblica Ceca, la legge "antinegazionista" abbia infilato tra le attività punibili con tre a otto anni di carcere, anche il "sostegno all'odio di classe" se espresso "per mezzo stampa, alla radio, alla televisione o in maniera analogamente efficace". Anche gli scioperanti diventano negazionisti... Perciò una simile legislazione va combattuta a prescindere da chi colpisce. E quindi va difeso senza esitazione anche il vero credente nell'ufologia, nella superiorità della razza germanica o nel regno segreto di Shambhala, come va difeso quello che scrive "i ricchi li impiccherei tutti". Poi lo si può contestare furiosamente sul piano della discussione. Tranquilli, comunque. Antonio Caracciolo non appartiene ad alcuna di quelle categorie. Non si esprime sulla storia, ma unicamente - in quanto filosofo del diritto - sulla violazione degli articoli 21 e 33 della Costituzione implicita nel tentativo di imporre anche in Italia leggi che vietino il dibattito storico. In questo contesto, ha documentato tutti i casi di violazione del diritto alla libera espressione che ha potuto raccogliere. Il blog di Antonio Caracciolo è in rete ormai da molto tempo, e non ha fatto notizia. Finché l'altro giorno un certo Marco Pasqua si sveglia e scrive un articolo in prima pagina su Repubblica, sotto il titolo: ""Lo sterminio degli ebrei è una leggenda" prof negazionista, shock alla Sapienza"E via: "DEFINISCE l'Olocausto una "leggenda" sulla quale esistono "solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio". Una "leggenda" usata "per colpevolizzare moralmente i popoli vinti". Anche le camere a gas, "ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite", sono una delle tante verità "da verificare".Marco Pasqua o non sa leggere i blog, oppure mente. Antonio Caracciolo non ha mai sostenute tesi "negazioniste" o di altro tipo a proposito della Seconda guerra mondiale. Antonio Caracciolo ha difeso e difende la libertà di ricerca e di espressione di altri, e lo fa in quanto liberale che non ha mai espresso alcuna simpatia per il fascismo o per altri regimi. All'articolo di Marco Pasqua, che scopre l'acqua tiepida di un blog che sta lì ormai dall'agosto del 2007, fanno immediatamente eco i repressori di professione. Il primo è Gianni Alemanno, il sindaco postfascista di Roma (quello che sostiene che l'Università di Roma "è ostaggio di 300 piccoli criminali"): “Mi attiverò con il rettore – ha spiegato – affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso.”Calcolate che è dal Medioevo che i sindaci non hanno il diritto di dire alle università cosa devono insegnare e cosa no; ma il rettore dell'università, Luigi Frati (storico barone di Medicina), risponde subito ringraziando "il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo'' ha fatto sapere Frati."Luigi Frati coglie l'occasione di presentarsi come un martire, dicendo di essere "stato ad Auschwitz a sedici anni". Presumiamo da turista più che da internato, a meno che non abbia un chirurgo plastico migliore di quello di Daniela Santanchè: ![]() Luigi Frati, di ritorno dalla deportazione Ma non solo i postfascisti ad accanirsi. Anche da sinistra si alza l'urlo dell'ignoranza repressiva. Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci (i giovani del PdCI), non si fida del manganello di Alemanno: "Chiediamo, nei fatti e non a chiacchiere, l’allontanamento immediato dall’insegnamento del Prof negazionista della Sapienza Antonio Caracciolo."Proprio come il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, dinamico berlusconiano, per il quale “non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all’insegnamento e va allontanato”."Ma Marco Pomarici non era quello che un po' di tempo fa diceva, "nel fascismo ci sono stati anche diversi elementi positivi"? Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica - un signore di cui ci siamo già occupati qui in passato - auspica addirittura il carcere: "Questi "signori" in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono."Riassumiamo. Privatamente, su un blog personale, un ricercatore di diritto sostiene la libertà di parola in base agli articoli 21 e 33 della Costituzione. Per questo, viene chiesta la sua espulsione dall'università (con postfascisti e poststalinisti che convergono rossobrunamente) e viene sognato il suo arresto. Ma Luigi Frati, nel proprio ruolo istituzionale di rettore dell'Università della Sapienza, ha fatto qualcosa di ben più strano che sostenere la Costituzione su un proprio blog privato. Ne parleremo nella prossima puntata. Nota [1] Si pensi se la legge vietasse rigorosamente i linciaggi in piazza, tranne per i gobbi e "alcune altre persone assimilabili". I gobbi sono pochi, non toccherà certo a me; e così lascio passare questa eccezione. Finché non scopro un giorno di appartenere anch'io alla categoria degli "assimilabili". mercoledì, 21 ottobre 2009 Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I) Alcuni giorni fa, Gianfranco Fini ha proposto di introdurre l'ora di religione islamica nelle scuole, dividendo gli amanti della polemica per partito preso in tre categorie. Provate a indovinare quali... va bene, avete vinto.
Ci sono i beceri a dire di no, qui si fa cattolicesimo e basta. I laicisti buoni a dire, quanto è moderno e aperto Gianfranco Fini, così dovrebbe essere la Sinistra. I laicisti cattivi a dire, ci mancavano pure gli imam a scuola, come se non bastassero i preti. Tutte e tre le posizioni si basano sul rifiuto di capire qualcosa che esula dai loro schemi, ma che richiede qualche minuto di attenzione. Intanto, Gianfranco Fini non ha proposto un bel niente, e non avrebbe nemmeno il titolo per farlo. Si tratta di una dichiarazione di una persona che lo segue fedelmente, Adolfo Urso. Adolfo Urso non ha fatto una proposta, ma la solita Affermazione a Margine di un Convegno, che abbiamo già segnalato come la maniera contorta che si usa in Italia per "gettare un sasso",come dice Repubblica. L'occasione erano i Dialoghi Asolani, definiti "il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei." Avete capito bene, Farefuturo è il nipote spirituale della Giovane Italia che una volta faceva le risse con i rossi; e Italianieuropei l'ha creata Massimo D'Alema, cioè il nipote spirituale di Togliatti; e tutti e due gestiscono un unico "workshop", qualunque cosa voglia dire. Prendiamo atto che di fronte al vero potere, i paranoici che vedono ovunque "convergenze rossobrune" tacciono. Gettare un sasso non vuol dire fare una proposta. Vuol dire, usare la volenterosa complicità del sottogenere di giornalisti mandati ad annoiarsi a convegni del genere, per creare immagine mediatica. Adolfo Urso non si occupa di scuola. E' viceministro allo Sviluppo economico. Diciamo tra parentesi che Adolfo Urso, a quanto emerge dal curriculum sul suo sito, è arrivato alla ragguardevole età di 52 anni senza aver contribuito per un solo giorno allo sviluppo economico del paese, esercitando personalmente qualche forma di ciò che noi chiameremmo lavoro. In compenso, Adolfo Urso è sempre in prima fila in occasioni come questa: "Il made in Italy brilla al Yacht e Brokerage Show, il salone nautico di Miami Beach inaugurato stamani dal sottosegretario al Commercio Estero, Adolfo Urso. [...] "La nautica e' il fiore all'occhiello del made in Italy - ha spiegato Urso - e eccelle soprattutto nel mercato americano dove le nostre esportazioni rappresentano una quota del 32 per cento, di fatto il primo mercato extra Ue. Se, da una parte, i megayacht non conoscono crisi con una posizione di leadership mondiale del 47 per cento (era appena al 31 per cento nel 2000), dall'altra stiamo monitorando con attenzione la situazione delle piccole imbarcazioni che stanno soffrendo per la crisi economica internazionale."Cosa sia Miami, abbiamo già avuto occasione di dirlo su questo blog. ![]() Naomi Campbell su un megayacht, ovvero la via miliardaria all'integrazione Però, Adolfo Urso ha davvero i titoli per parlare di musulmani. Perché i musulmani in Italia sono un ingrediente dello sviluppo economico: ci vuole un tot di musulmani (e altri immigrati), un tot di materie prime e un tot di Immagine, nonché un immane imbecille di acquirente, per fare un megayacht. E i musulmani non producono solo megayacht, producono anche figli. Quindi, dice Adolfo Urso, ci vuole un'ora di religione anche per loro. E ci vuole, per un motivo preciso: “Per evitare di lasciare i piccoli musulmani nei ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste”. ![]() In altre parole, i musulmani non devono essere lasciati liberi di gestirsi la propria religione da soli. Ci deve pensare lo Stato: "Ad insegnare l'ora d'Islam, dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiano i requisiti e siano registrati in un apposito albo".A parte il meraviglioso "al limite anche imam", è lo stesso sistema adottato da qualunque regime mediorientale, la cui prima preoccupazione consiste nel controllare l'Islam, attraverso vari organi statali. Dove il criterio teologico fondamentale per la "registrazione nell'albo" consiste nella capacità di tenere infuocate prediche a sostegno del Presidente o di Sua Maestà il Re. La frase "docenti riconosciuti italiani registrati in un albo" passa inosservata a chi non sa cogliere lo specifico riferimento. Infatti, non è Urso che lancia l'idea. E' Urso che fa propria l'idea di una particolarissima organizzazione, la Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), che poi lo applaude come se l'avesse inventata lui. Poco dopo la sparata di Urso, arriva infatti la notizia, che rovescia però la sequenza reale: "Vediamo la cosa in maniera molto positiva. Sarebbe l'occasione di far conoscere da un punto di vista laico a tutti gli studenti, non solo quelli musulmani, le specificità e le caratteristiche dell'Islam". Il vice presidente del Coreis, comunità religiosa islamica italiana, imam Yahya Pallavicini, promuove la proposta dell'ora di religione islamica nelle scuole lanciata ieri dal vice ministro Adolfo Urso e sposata oggi anche da Massimo D'Alema."La Co.Re.Is. è l'emanazione profana di un cosiddetto Centro Studi Metafisici René Guénon, un minuscolo circolo di esoteristi vicini all'ala spiritualista e non anticlericale della Massoneria.[1] Il Centro Studi Metafisici (il nome di René Guénon è stato poi tolto, a causa delle proteste della famiglia dell'esoterista francese) di Milano ha sede allo stesso indirizzo della Co.Re.Is., nonché della casa dei Pallavicini, e si trova su un terreno di proprietà di Abdul Wahid Pallavicini. Avrebbe dovuto all'inizio ospitare una sorta di tempio dei tre monoteismi con moschea, sinagoga e chiesa tutte sotto lo stesso tetto. Il tri-tempio non fu costruito per mancanza di interesse da parte dei cattolici.[2] Il Centro Studi Metafisici René Guénon è stato fondato da Felicino Abdul Wahid Pallavicini (il padre dell'Imam Yahya del comunicato a sostegno di Urso e D'Alema), che da giovanissimo si era rivolto alla ricerca di una guida al filosofo Julius Evola, che invece lo indirizzò verso ambienti esoterico-islamici europei.[3] Pallavicini è stato per un certo periodo seguace del discusso esoterista Frithjof Schuon, un autore certamente brillante che per alcune cose è piaciuto anche a chi scrive. Schuon si dichiarava nel contempo musulmano e inviato dal Cielo per restaurare la religiosità dei nativi americani, facendo danzare attorno a sé le propri e discepole nude in un rituale chiamato Primordial Gathering, in cui lui, il Principio Divino, si univa - non solo simbolicamente - con l'Eterno Femminile. Pallavicini (comprensibilmente) abbandonò Schuon, lavorando per un periodo come pianista su navi da crociera, finché a Singapore entrò nella confraternita degli Ahmadiyya Idrissiyya Shadhiliyya (da non confondere con la ben più nota organizzazione o forse setta degli Ahmadiyya indiani). Oggi l'anziano Pallavicini giudica Evola in maniera decisamente negativa. In un'intervista al Corriere della Sera, dichiara: «[Evola] è scivolato su tendenze occultiste ed esoteriche che l'hanno spinto a formulare una parodia della spiritualità, a tradire il pensiero di Guénon che con la sua ortodossia religiosa resta il vero depositario della Tradizione."Alla maggioranza dei lettori - interessati a sapere se Pallavicini segua ancora o no il presunto cattivo maestro degli estremisti - sfuggirà il riferimento, ben più importante, alla "Tradizione" con la maiuscola, ritenuta superiore a ogni singola manifestazione religiosa, compreso ovviamente lo stesso Islam (la critica all'esoterismo di Evola si riferisce solo alla negazione delle religioni che caratterizza il fondo del pensiero evoliano). Da notare come nella stessa intervista, Pallavicini dichiari, "Non avanziamo rivendicazioni politiche, sociali o nazionali". Sulla presunta apoliticità della Co.re.is. ritorneremo, ma possiamo già anticipare che una simile dichiarazione di resa incondizionata sia proprio quanto i vari Fini, Urso o D'Alema si sognano dai migranti che i loro megayacht hanno risucchiato sul nostro suolo. Note: [1] Precisiamo che i riferimenti alla Massoneria in questo articolo non hanno nulla a che vedere con le polemiche antimassoniche di destra o di sinistra, che ci sono entrambe piuttosto estranee. [2] Nella logica esoterica dell'unità trascendente, gli iniziati, possedendo la Verità, possono vivere con una certa relatività e tolleranza in una singola religione, che serve in sostanza per dare forma alle masse. [3] Oltre a fonti orali, ci siamo basati sullo studioso Mark Sedgwick, che in Against the Modern World (p.136 ss.) dedica diverse pagine a Felicino Abdul Wahid Pallavicini e a suo figlio Sergio Yahya Pallavicini. (Continua...) lunedì, 19 ottobre 2009 Pier Luigi Bersani, Vasco Rossi e il nichilismo speranzoso A proposito del post di ieri sui manifesti di Pier Luigi Bersani con le parole, Un senso a questa storia, scopro diverse cose che non sapevo.
Le parole non solo ricordano una canzone di Vasco Rossi, come qualcuno ha notato. Quella canzone di Vasco Rossi viene suonata alla fine di ogni comizio di Pier Luigi Bersani, è anzi "la canzone" della sua campagna, come polimorfo candidato "cattolico, popolare e socialista". Pier Luigi Bersani, ricordiamo tra parentesi, è stato un funzionario del Partito Comunista sin dal Medio Paleolitico. Ora, è normale che un signore pelato dalla faccia un po triste utilizzi le canzonette di un altro signore di mezza età per farsi pubblicità: il giovanilismo è un tratto caratteristico dei nostri tempi. Quello che però è interessante è il messaggio che manda la canzone di Vasco Rossi: "Voglio trovare un senso a questa seraChe credo riassuma in maniera chiara quale sia l'alternativa oggi alle varie cose di cui ci si lamenta. Non è colpa di Pier Luigi Bersani, ovviamente, che è fatto così. Pier Luigi Bersani si appresta a essere eletto in libere primarie, quindi non fa altro che anticipare ciò che il suo stesso "popolo" (come va di moda dire) vuole da lui. Anzi, il commentatore XXX scrive: Caro Martinez,Nota: [1] Piccola autogiustificazione: non è che io lo faccia apposta. Calcio, televisione, canzonette, feste da prima comunione e tutto il resto non sono affatto cose naturali, cui lo snob sfugge coscientemente. Se uno non ci cresce in mezzo, sono cose aliene quanto i più misteriosi costumi giapponesi. Mi fa fatica occuparmene, non certo distaccarmene. sabato, 17 ottobre 2009 Bersani, la scuola e la comunicazione I muri d'Italia sono stati tappezzati con questa cosa qui.
Potete immaginarvi il lavoro e la spesa che ci sono dietro.Se conoscete qualche ermeneuta professionista, chiedetegli cosa vuol dire la frase, io non lo so. Ecco invece un volantino affisso in fotocopia per strada a Firenze. ![]() Gli autori sono gli studenti di un liceo, e hanno fatto tutto da soli, a quello che so io. Certo, la grafica lascia a desiderare, ma ci sono fatti che tutti possono capire. La domanda, chi sappia comunicare meglio tra gli studi pubblicitari di Bersani e i liceali fiorentini, è superflua. Forse la vera domanda è, quale dei due ha qualcosa da comunicare, oltre alla propria faccia. venerdì, 16 ottobre 2009 Stragi, strategia della tensione e ruota della fortuna Facciamo emergere alcuni punti dai commenti al mio post di ieri.
La discussione si è soffermata in gran parte sulla strage di Bologna: una discussione interessante, ma il mio intento non è quello di rifare la storia delle stragi in Italia, bensì di focalizzare l'attenzione sul meccanismo con cui tendiamo a interpretare episodi analoghi, anche quelli che avvengono oggi. Verità ufficiale, verità antagonista
Intanto, non si tratta di contrapporre "verità ufficiali" e "verità antagoniste". Sia le "istituzioni" (in senso lato e compresi i grandi media), sia gli antagonisti possono essere "complottisti". Ed entrambi possono mentire. Tra il 1969 e il 1980, sono avvenute in Italia quattro stragi contro quelli che potremmo chiamare "civili": Piazza Fontana, Brescia, l'Italicus e Bologna. E' bene ricordare il numero ridotto e la distanza temporale tra una strage e l'altra, perché è evidente che episodi così isolati non costituivano la norma e non creavano nessun clima generale di terrore. Nulla a che vedere, ad esempio, con gli attentati suicidi compiuti quasi quotidianamente dai palestinesi in Israele in un certo periodo. La versione che allora era antagonista è oggi la versione più o meno ufficiale: non c'è commissione parlamentare o editoriale che parli di quegli anni senza citare la "strategia della tensione" volta a "soffocare la democrazia in Italia". Il quadro che ne emerge è di un immenso sistema tentacolare, in grado di compiere stragi tremende senza lasciare traccia, di far sparire le prove, di condizionare tutte le indagini e di far sì che i giudici assolvessero i rei. Da chi era costituito questo sistema tentacolare? Nessuno cerca di soffocare la democrazia come passatempo; lo fa perché vuole monopolizzare il potere, di cui probabilmente già possiede molto. Allora chi era il regista della strategia della tensione? La famiglia Agnelli? Per carità, sono l'anima dell'impresa italiana. Il governo degli Stati Uniti? Per carità, sono il baluardo della democrazia. Il Papa? Per carità, è il custode dei Nostri Valori e occorre parlarne con rispetto. Resta poco più della P2, che in realtà era soprattutto un sistema di raccomandazioni per persone molto diverse tra di loro e che già contavano qualcosa; e la P2 comunque è stata smantellata dalla stessa magistratura che non è riuscita a punire le stragi.[1] L'errore qui non sta nel credere ai complotti, che se ne fanno tutti i giorni di veri; ma sta nella concezione che molti hanno del potere, anzi del Potere, immaginato come un ente astratto e unitario. Esistono in realtà potenti di ogni sorta, in perenne corsa su e giù per la ruota della fortuna e in incessante lotta tra di loro, nonché con il colesterolo e le proprie mogli. E che non sono sostanzialmente diversi da noi poveri mortali. Ecco perché uso con parsimonia la parola "potere", e preferisco "dominio", con riferimento a tutta l'impostazione della società capitalista occidentale, quella sì davvero capace di sopravvivere e riprodursi all'infinito. Ma sono concetti difficili per chi è abituato a ragionare in termini di "potere occulto", di "trame oscure" e cose simili.[2] Motivazione e carte processuali
Nel guardare gli anni Settanta, confondiamo due realtà completamente diverse: la diffusa violenza quotidiana, che talvolta sfociava in omicidio, e le quattro grandi stragi. La confusione proietta sulla violenza diffusa qualcosa dell'oscurità delle stragi: anche atti brutali, ma perfettamente comprensibili nelle loro motivazioni, vengono inseriti nell'atmosfera complottista. Come se ci volesse la P2 per spiegare che hai dato una coltellata a uno che ti aveva tirato una molotov perché tu gli avevi dato fuoco al motorino. Ah, dimenticavo, lo hai fatto quattro giorni prima che Andreotti litigasse con Fanfani... L'omicidio e la strage hanno comunque alcuni elementi in comune. Una strage, o anche un semplice omicidio politico premeditato, è una faccenda difficile da organizzare. Anche per acquistare una pistola, devi rivolgerti a un malavitoso, che ti deve conoscere abbastanza bene da fidarsi di te, mentre tu non potrai mai fidarti di lui. Figuriamoci l'acquisto di grandi quantità di esplosivo. Le grandi azioni difficilmente si possono compiere da soli; ma la banale esperienza con innocui fatti privati ci mostra che quando due persone sanno qualcosa, lo sa tutto il mondo. Se pensiamo poi al mondo sempre pettegolo e spesso demenziale dell'estremismo politico... Anche chi è più o meno apertamente coperto da potenti macchine statali può compiere errori clamorosi: ricordiamo il tentativo fallito di avvelenare Khalid Meshal da parte del Mossad, o la scia di indizi lasciata dai rapitori statunitensi di Abu Omar. Certo, in un villaggio dell'Aspromonte, si può contare sul fatto che anche se spari a viso aperto a qualcuno in piazza, tutti diranno di non aver visto niente (ma esistono anche i pentiti di Mafia). Però in luoghi socialmente più complessi, chi compie un'azione del genere sa che prima o poi lo potranno prendere, per un errore qualsiasi. Per compiere un omicidio politico o una strage, ci vuole quindi una forte motivazione; e ci vuole anche un progetto e uno scopo. Qualcuno mi ha chiesto se ho letto le carti processuali della strage di Bologna. Ovviamente, per parlare seriamente della strage di Bologna, avrei dovuto farlo. Sono 500 mila pagine, e non me ne importa abbastanza di quello specifico fatto per farlo: l'ho citato solo come esempio. Ma le carte processuali, la grande risorsa dei cronisti e degli autori di "inchieste" (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su questo orrendo genere letterario), ci dicono tutto sulla lettura giuridica e carceraria di un fatto; ma difficilmente rivelano la motivazione, il progetto o lo scopo. Non viviamo in un sistema inquisitoriale, e quindi le motivazioni ricevono un'attenzione minima, trovandosi sommerse da infiniti dettagli, che a loro volta possono nascondere infiniti bachi. La figura umana dei protagonisti - che è tutto quando parliamo di motivazione - scompare nel nulla. E permette anche le più sgradevoli demonizzazioni di persone trasformate in semplici ruoli nella recita del delitto. Motivazioni materiali e ideali
Le motivazioni possono essere di tipo materiale o ideale. Un grupppo di potere, con uno scopo ben preciso (siamo sempre lì) può affittare un serio professionista del tritolo o dell'omicidio, pagandolo somme ragguardevoli e organizzandogli attorno un'ampia infrastruttura nonché ovviamente una via di fuga, preferibilmente verso qualche isola tropicale. Chiaramente ci si rivolgerà a un tecnico e non a qualche inaffidabile fanatico politico - non è certo tra gli estremisti che bisogna cercare i sicari seri, come saggiamente mi disse un signore che si fece quattro anni di carcere per le accuse più improbabili, finendo poi assolto. Una persona che non possiede potere corre rischi invece per motivazioni ideali. Questo è un termine che non uso con alcun intento morale; potete anche trovare un altro termine, meno simpatico, però se non capiamo il concetto, non arriviamo da nessuna parte. Cogliere la motivazione ideale non significa semplicemente credere a ciò che qualcuno scrive di se stesso, magari reinterpretandolo secondo i nostri criteri. Bisogna sempre cercare una specie di punto focale dei discorsi. Ad esempio, Forza Italia si presenta con questi ideali sul sito della divertente soubrette Gabriella Carlucci. Mica voglio negare che Gabriella Carlucci in qualche modo ci creda; ma è ovvio che il punto focale dei militanti di Forza Italia è diverso - è una simpatica congrega di affaristi, che mirano a ricoprire il massimo numero possibile di assessorati. Cosa che emerge più da una chiacchierata con qualche dirigente di Forza Italia che dalla loro carta scritta. A volte, i nostri pregiudizi ci impediscono di cogliere il punto focale di un movimento, che si può nascondere in quello che ci sembra un dettaglio. Il Gush Emunim e i Neturei Karta sono due gruppi di barbuti "fondamentalisti" ebrei, che sembra che scrivano più o meno le stesse cose e condividono gli stessi riferimenti di base. Ma una divergenza nel modo di interpretare alcuni dettagli fa sì che i primi appoggino qualunque cosa faccia l'esercito israeliano e i secondi preghino tre volte al giorno per l'abolizione dello Stato d'Israele. Proprio la differenza del punto focale comporta differenze radicali nelle scelte di gruppi che possono apparire simili: non esistono "i comunisti", i "fascisti", i "cattolici", i "fondamentalisti islamici" o gli "estremisti ebrei". I delitti commessi da estremisti politici hanno quasi sempre motivazioni ideali, che comprendono cose viscerali come la vendetta. Queste motivazioni spiegano innumerevoli fatti: le azioni delle Brigate Rosse, l'omicidio del giudice Occorsio per vendicare lo scioglimento di Ordine Nuovo, l'attentato di Mohammed Game a Milano e così via. Ogni singola azione compiuta da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, per quanto spesso contro poveri disgraziati, rispondeva a una precisa logica di questo tipo (vendetta, soppressione di presunti infiltrati, rapine per sopravvivere una volta lanciato il meccanismo che li ha portati alla latitanza). I responsabili di queste azioni hanno sempre agito in prima persona, hanno colpito bersagli significativi e hanno pagato: non si tratta di una considerazione morale, ma di qualcosa che ci permette ragionevolmente di escludere misteriosi scenari dietro le quinte. La logica delle stragi
A maggior ragione, anche le stragi devono avere una loro logica. Sembra brutto dirlo, perché siamo programmati per condannare e non per capire le cose brutte. Il modello insuperato delle stragi terroristiche è stato il sistema di bombardamento a tappeto angloamericano durante la seconda guerra mondiale, ripetuto dagli statunitensi nel Vietnam. Centinaia di migliaia di donne, bambini e vecchi arrostiti nella maniera più atroce. Ma non è stata opera di un individuo sadico, bensì di un'équipe di esperti - compresi esperti di macellazione per studiare gli effetti sui corpi umani - con uno scopo perfettamente logico. Quello di ricordare agli esaltati soldati tedeschi sul fronte che finchè durava la guerra, anche i loro bambini potevano morire di una morte spaventosa.[3] Accantoniamo i giudizi morali, e diciamo che la tecnica è stata molto efficace in Italia, meno in Germania, pochissimo nel Vietnam. Un'azione di questo tipo, compiuta però da "idealisti" (in senso tecnico) e non da "sicari", è stata la strage della metropolitana di Madrid. E' logico pensare che lo scopo degli attentatori fosse quello di portare la guerra dell'Iraq in casa degli invasori, colpendo un bersaglio accessibile. Non solo: un'azione di questo genere deve sempre offrire alla controparte la possibilità di far cessare il terrore facendo una concessione ragionevole: in questo caso, il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Ottenuta la concessione, non ci sono stati più attentati "jihadisti" in Spagna. Conosco solo superficialmente il caso di Madrid; non posso garantire che la magistratura spagnola abbia preso i reali responsabili; ma mi sembra plausibile che i reali responsabili facessero parte almeno degli stessi ambienti che la versione ufficiale accusa. Ambienti precisi, di qualche decina di persone al massimo, mica "i musulmani" o "gli immigrati". Perché si fa una strage?
Esiste una strage nella storia italiana di cui conosciamo abbastanza bene la logica. Una strage dimenticata, perché i delitti di Mafia non toccano le corde identitarie della politica: parliamo della strage di via dei Georgofili a Firenze. Che non fu isolata, ma accompagnata da una serie di altre azioni analoghe. Ricostruisco a memoria, per cose lette nel tempo, e posso sbagliare nei dettagli. Ma mi sembra che la faccenda sia andata così. A compierla non furono estremisti politici, bensì - come è ovvio - sicari professionisti, che agivano con una ragionevole copertura da parte di una potente organizzazione: non abbastanza potente, alla fine. Le stragi furono decise dai cosiddetti corleonesi, cioè un gruppo preciso di persone. Non dalle "forze oscure della reazione", e nemmeno da "la Mafia", ma da un gruppo che doveva guardarsi continuamente alle spalle da altri gruppi. Lo scopo era perfettamente ragionevole. Tramite vari emissari, hanno presentato una precisa richiesta al governo, una richiesta che il governo avrebbe potuto trovare la maniera di soddisfare: allentare le restrizioni cui andavano soggetti i boss arrestati in carcere. Inoltre, hanno fatto un calcolo militarmente ineccepibile. Lo Stato stava per mandare molte forze in Sicilia, per sopraffare i corleonesi. Colpendo a caso in punti qualsiasi di tutto il territorio italiano, i corleonesi erano certi di poter distrarre la maggior parte di queste forze, costrette a presidiare inutilmente ogni incrocio del paese. E colpendo obiettivi turistici, i corleonesi contavano anche di fare un danno all'economia. La strategia è fallita perché altri gruppi mafiosi hanno deciso invece che fosse meglio mantenere un profilo basso, entrando nei partiti politici. E la forza di questi gruppi fu tale da bloccare i primi. Tutto ciò è perfettamente logico; e se sei il tipo di persona che campa facendo morire migliaia di ragazzi di eroina e facendo a pezzi nelle vasche di acido i parenti dei tuoi nemici, possiamo anche accantonare troppe considerazioni morali. Questa vicenda la conosciamo però solo per caso. Se non si fosse mai scoperto il vero movente, avremmo tutti proiettato le nostre fantasie su qualcuno che ci stava antipatico: gli anarchici non erano più di moda dopo il 1972, i fascisti sono diventati obsoleti negli anni Ottanta, forse ce la saremmo già presa con i musulmani che odiano i simboli dell'arte occidentale. In fondo, per decidere chi ha messo la bomba sull'Italicus nel 1974, è bastato un unico volantino che avrebbe potuto scrivere chiunque. Magari dopo la bomba ai Georgofili, avrebbero trovato qualche ambulante senegalese che si aggirava in maniera sospetta da quelle parti e che aveva come unico alibi quello di essersi incontrato con un altro ambulante di cui si sono perse le tracce; e forse un compagno di cella, il solito pentito, avrebbe raccontato in seguito ai giudici di aver avuto da lui chi sa quali confidenze. Infatti, essere anticomplottisti non significa affatto credere alla correttezza della magistratura, né tantomeno dei media. Semplicemente, non è necessario pensare che il magistrato desideroso di fare carriera fosse anche lui della partita dei corleonesi. E per spiegare il poliziotto che suggerisce al "pentito" cosa dire, è sufficiente ricordare che ogni poliziotto, come chiunque, vive sotto costante pressione per produrre. E che è sempre più facile produrre a spese di piccoli disgraziati, di gente che non ha connessioni di potere, di estremisti politici sciroccati. La vera strategia della tensione
Tutto questo significa che non esiste la "strategia della tensione"? Certamente esiste, ma su un piano diverso e perfettamente visibile. Consiste semplicemente nella maniera in cui il sistema spettacolare ci presenta i fatti. Una rom che fa un furtarello compare su tutte le locandine davanti alle edicole, o nelle serate di Bruno Vespa. Non c'è certo bisogno di montare stragi e rischiare ergastoli, per manipolare la realtà e per diffondere un senso sempre crescente di panico. La strage di Falluja - decine di migliaia di persone massacrate dal "nostro imprescindibile alleato americano" - invece non esiste nella coscienza mediatizzata comune. E non è reato non parlarne in televisione. Tutto questo non richiede una centrale occulta: chi fa carriera nei media è selezionato per agire spontaneamente così. Anche negli anni Settanta, non mancava un riferimento quotidiano agli "opposti estremisti", senza che fossero necessarie le stragi - bastava un corteo un po' rumoroso per dire che non se ne poteva più.[4] A questo si aggiungono infinite piccole azioni compiute veramente da elementi dei servizi o dei carabinieri: Cossiga ci ha ricordato allegramente come fosse prassi infilare bustine di eroina in tasca a noti sovversivi e poi arrestarli; mentre conosciamo le infinite dritte dei servizi ai media, in cui si racconta che un comando di musulmani sta per compiere le cose più assurde. Poi non succede niente (i produttori di veline mica rischiano sul serio a organizzare un attentato contro il Papa), le fonti sono vaghe e tutto viene dimenticato, lasciandosi dietro però una scia di paranoia. Note [1] Il fatto che quelli della P2 abbiano pagato poco, mentre piccoli estremisti politici si sono fatti anni di carcere, non dipende da qualche complotto, ma dal fatto che le leggi sono strutturalmente a favore dei più potenti. [2] E' interessante notare come anche in ambienti neofascisti, il mito della "strategia della tensione" sia stato pienamente assorbito: la versione neofascista di ciò che è successo in quegli anni coincide quasi perfettamente con quella dell'estrema sinistra, tolti ovviamente i riferimenti a singoli gruppetti neofascisti, che comunque sono sempre immaginati come "infiltrati dai servizi". Ovviamente lo erano, ma è facile confondere l'infiltrazione con il controllo delle linee politiche. [3] Il terrorismo richiede continuità: infatti gli squadroni di centinaia di bombardieri partivano a un certo punto quasi ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. [4] A ogni strage, come a ogni azione armata delle BR, si sono aggravate le leggi contro i reati associativi. Se tale fosse lo scopo delle stragi (ma non lo so), la sinistra mainstream di allora come quella di oggi se ne è fatta pienamente complice. martedì, 13 ottobre 2009 Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna A Osimo, nelle Marche, un padre italiano accoltella la figlia, rea di essersi messa con un albanese.
L'episodio viene descritto con estrema ragionevolezza nei media per quello che è: un signore scoppiato che non sopportava il fidanzato della figlia. Non ci sono stati assalti di cronisti con microfoni nascosti per scovare i predicatori dell'odio nelle chiese, né le telecamere hanno inquadrato le opere di Oriana Fallaci esposte nelle vetrine delle librerie. La seconda notizia. Un ingegnere, che dirigeva una ditta edile con molti operai, dopo il fallimento della propria azienda, entra in un ciclo di depressione e si fa saltare per aria, con un successo paragonabile a quello del Bombarolo di Fabrizio De Andrè: il suo artigianale ordigno infatti fa male solo a lui.[1] Qualcosa della vita di questo imprenditore fallito, il libico Mohammed Game, lo raccontano i giornali: "«Aiutateci ad avere una casa più dignitosa. Viviamo in sei senza nemmeno il bagno», si era lamentato un paio di mesi fa con una giornalista di «Cronaca Qui» questo ingegnere elettronico mancato di 37 anni, mancato pure come attentatore.Attenzione, non intendo con questo partecipare al solito gioco per cui chi compie un'azione di questo tipo viene esaltato da una parte come un terribile fanatico; dall'altra, denigrato come un povero cretino. E' una persona che ha avuto il coraggio delle proprie scelte, comunque motivate. Però il caso aiuta a mettere a fuoco tutta la questione del cosiddetto "terrorismo islamico" in Italia. Quello dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano è il primo caso nella storia di "terrorismo islamico" in Italia, e ha assunto la forma che ci si aspetterebbe. Statisticamente è inevitabile che dopo un decennio di espulsioni, arresti, minacce, sorveglianza incessante, gente che non ti affitta casa, parlamentari che gridano che sei un pericolo per l'umanità, trasmissioni televisive che ti attaccano tutti i giorni, librerie piene di testi che ti descrivono come un mostro, guerre in mezzo mondo contro i tuoi correligionari, a qualcuno - su oltre un milione di musulmani immigrati - saltino i nervi. La chiave sta nel concetto di "saltare i nervi", fatto non organizzato e imprevedibile: l'attentatore di Milano non si è formato in alcuna delle mitiche Scuole del Jihad, né è andato a caccia di vergini paradisiache promessegli da barbuti predicatori. Mohammed Game è scoppiato (mentalmente) guardando il telegiornale, cioè la descrizione edulcorata e sterilizzata di ciò che la spedizione militare italiana sta facendo in Afghanistan. La tragedia sta proprio nell'impossibilità di incidere su qualcosa che però entra quotidianamente nella nostra vita: un cittadino straniero non può nemmeno votare per un partito che condanni la spedizione afghana, e Mohammed Game evidentemente non aveva le risorse per sfogarsi vanamente alla tastiera, come abbiamo noi. Abbiamo sempre detto che gli obiettivi di azioni armate sono obiettivi militari: anche l'11 settembre del 2001, sono stati colpiti il Pentagono e il Centro Mondiale del Commercio, la cosa più simile al cuore economico del pianeta. Mohammed Game non ha cercato di colpire i mitici "simboli dell'Occidente" cari ai media: che so, un quadro di Raffaello o una ragazzina in minigonna con l'iPod che si beve un whisky. Pur nella sua evidente confusione, ha scelto di colpire un obiettivo indiscutibilmente militare: la caserma da cui sono partiti i carabinieri che partecipano all'occupazione dell'Afghanistan. Giustamente, il magistrato lo ha incriminato per (tentata) strage, ma non per terrorismo. Questo non vuol dire che Mohammed Game non avrebbe potuto saltare per aria, per incompetenza, nel tragitto da casa alla caserma, magari su un autobus affollato. Ma se fosse sucesso, non sarebbe perché "i musulmani odiano gli autobus". Intanto, il ministro-escort Mara Carfagna propone il divieto del "niqab e del burqa" nelle scuole. "Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione".Cioè, avete capito bene, in nome del diritto all'istruzione, le studentesse che indossano "niqab e burqa" verrebbero cacciate dalle scuole.[2] Attenzione però che c'è il trucco: il ministro-escort ha semplicemente parlato "a margine di un convegno", storica sede per dire sciocchezze senza seguito. Notate poi la curiosa erudizione con cui parla Mara Carfagna: se le hanno messo in bocca paroloni come "niqab e burqa" (sommariamente, il velo che copre tutto il volto tranne gli occhi, e il velo a filigrana che copre anche gli occhi), precisando anche la distinzione con il "velo" il motivo ci deve essere. Anzi, ce ne sono due. Il primo è che in Italia, il velo o foulard non saranno mai vietati per la ferma opposizione della Chiesa cattolica, visto che non sarebbe possibile allora permettere alle suore di girare a capo coperto. Il secondo è che i miei amici musulmani confermano che non esiste in tutta Italia una studentessa che indossi il "niqab o burqa", come sottolinea Paniscus. [3] Insomma, anche se si facesse la legge, non cambierebbe nulla (e quindi non creerebbe problemi per il ministro-escort). Eppure, Mara Carfagna riesce a trasformare il nulla (zero ragazze con niqab, zero ragazze con burqa) in un pericolo non da poco: "Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un 'regime' che nega iA differenza di altri, ammiro la Carfagna. Ha capito perfettamente come si fa politica, inventando notizie, mettendo in imbarazzo i propri avversari (nessuno oserà schierarsi "a favore del burqa"), drammatizzando pericoli inesistenti, operando sulle paure collettive. Peccato che a guardarla in televisione c'è magari qualche altro Mohammed Game, vagamente musulmano ma molto arrabbiato, a corte di altre guance da porgere. Note [1] Vedremo in che cosa consistano i presunti complici di Mohammed Game e l'esplosivo sequestrato. E' evidente che un complice, magari involontario, c'è, se l'attentatore si è procurato da qualche parte le sostanze esplosive: un chimico ci potrà chiarire meglio se qualcuno può detenere ingenti quantità di nitrato per motivi pacifici. Pare che i "complici" non abbiano fatto nulla per nascondersi. [2] Ricordiamo en passant il tentativo del sindaco di Milano, sempre del partito della Carfagna, di vietare l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai figli di immigrati irregolari. [3] Questo è un fatto, non un giudizio. Due delle donne più toste che io conosca in rete vestono integrale: Barbara Aisha Farina e e Malika el Aroud. ![]() P.S. Leggiamo adesso che "nel corso delle indagini sono stati sequestrati "circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in piazzale Perrucchetti". Il nitrato, venduto come fertilizzante in pacchi da 50 chilogrammi, sarebbe stato rinvenuto in uno stabile in via Gulli, lo stesso dove abitava il libico fermato e frequentato anche dagli due. Il procuratore ha rivelato inoltre che il nitrato d'ammonio servito a confezionare l'ordigno rudimentale fatto esplodere ieri "è stato acquistato una settimana fa da Game".Difficile al momento capire quindi che ruolo avrebbero dovuto avere i presunti complici. venerdì, 02 ottobre 2009 Il figlio di Ahmed si mette la minigonna Ragionare con un islamofobo è un'impresa ardua: "Sì, sarà vero che a Parigi un musulmano accusato di voler mettere una bomba era innocente, ma che mi dici del senegalese sotto casa che tiene la musica ad alto volume o di quello che ha detto un tizio con la barba in un villaggio nel Pakistan contro la polenta? Avanti, rispondi!"
Però, se gli islamofobi non ragionano, mi offro a ragionare un attimo al posto loro. Diciamo che faccio loro da insegnante di sostegno. Separiamo gli innumerevoli motivi, personali, teologici o culinari, per cui qualche aspetto del mondo tra Dakar e Borneo possa risultarci sgradito, dal nocciolo del discorso islamofobo. E separiamo anche l'islamofobia da tutti i problemi che ovunque accompagnano le migrazioni (tipo, non capiscono le nostre barzellette, mangiano troppo piccante, fanno la pipì sui muri, ecc. ecc.). L'islamofobia vera e propria mi sembra si basi su due premesse fondamentali. Se stanno in piedi, gli islamofobi hanno qualcosa da dire. Se non stanno in piedi, farebbero meglio a darsi alla raccolta di francobolli, che è anche più rilassante. La prima premessa è che in Europa, esistano qualcosa come "i musulmani". La seconda premessa è, che quei musulmani abbiano sia l'intenzione che la possibilità concreta di cambiare la vita che viviamo noi.[1] Infatti, non è molto interessante sapere se una ragazzina di origine egiziana a Milano porterà anche lei il foulard islamico, come lo portava sua nonna al Cairo. In quel caso, c'è solo uno spostamento geografico: volete comprare elettrodomestici cinesi? Volete farvi le vacanze a Sharm el-Sheikh o Cancún? E allora zitti, se oltre agli oziosi, si spostano pure i lavoratori con le loro famiglie. Il punto è che nella ragazzina egiziana che a Milano indossa il foulard, non c'è proprio nulla che intacchi la mia vita, nessuna "islamizzazione" di ciò che non è islamico. La domanda cruciale è, i musulmani faranno portare il foulard a mia figlia, che non è di origine egiziana? Ovviamente esiste la remota possibilità che mia figlia scelga di farsi musulmana, come potrebbe farsi Testimone di Geova o buddhista del Soka Gakkai, ma l'islamofobo non sta parlando di improbabili scelte individuali, bensì di un rischio per tutta la società. Torniamo alla prima premessa. Esistono i "musulmani"? Beh, sulla carta sì. Solo che i musulmani reali che conosco io sono: - ingegneri socialisti laureati all'università di Casablanca, attualmente muratoriPotrei continuare per ore, ma fermiamoci qui. Siccome occorre essere buoni con i non raziocinanti, facciamo finta di non aver appena demolito la base dell'islamofobia, e diamo per buono che "esistano i musulmani", nel senso in cui negli anni Cinquanta "esistevano i comunisti": cioè milioni di persone che aderivano a un movimento transnazionale, più o meno unito allo scopo di cambiare il mondo. Ora, questi musulmani come dovrebbero procedere per cambiare il mondo, per "islamizzarlo" insomma? Facendo figli, ci rispondono gli islamofobi. Probabilmente, l'idea è che se fanno tanti figli, poi diventeranno la maggioranza e faranno eleggere un governo che imporrà la legge islamica a tutti. Gli europei non fanno figli, gli immigrati musulmani sì... il punto però è che fanno figli pure i peruviani e i cinesi e i filippini. Insomma, i musulmani rimarranno sempre una minoranza tra gli immigrati. E peruviani, cinesi e filippini non hanno la minima intenzione di farsi musulmani in blocco. L'islamofobia sostiene che la cultura islamica si potrebbe imporre su quella che possiamo chiamare (scusate il termine riduttivo) cultura europea. Se dovesse succedere, potrebbe essere solo per un miracolo, che dimostrerebbe non solo che Dio esiste, ma che è pure dalla parte dei musulmani: non resterebbe che prenderne atto. Abbiamo infatti visto che non ci potrà essere un'islamizzazione per maggioranza numerica. L'islamizzazione si potrebbe imporre solo perché gli italiani (o i peruviani) ne restano affascinati. Infatti, non si è mai vista una cultura dominata imporsi su una cultura dominante. Certo, il teatro greco si è imposto a Roma; ma i romani erano già convinti in partenza di avere tutto da imparare, in materia, dai greci. Insomma, i greci erano i trendsetter in materia, i romani no. Mentre i quattro gatti di romani erano trendsetter in materia di urbanistica e di lingua, tanto che celti, iberi e germani accorrevano a farsi romani. E' vero che la cultura europea si potrebbe benissimo appropriare di qualche aspetto delle culture di persone che si ritengono musulmane: il kebab ad esempio. Ma il fatto che mangiamo pomodori, non vuol dire che gli europei siano diventati aztechi. Vuol dire che gli europei si sono mangiati sia i pomodori che gli aztechi. Poniamo, per semplificare, che i musulmani non solo esistano, ma che costituiscano il 10% della popolazione di un paese europeo medio. Vuol dire che il 90% della popolazione, per ora, non è musulmana, e sta lì che attende di essere abbagliata dai musulmani. Ora - a parte pittori astrattisti persiani e chirurghi siriani, che comunque esistono - i musulmani sono in genere degli sfigati. Se va bene, lavorano in fonderia. Invece i trendsetter dei nostri tempi non lavorano in fonderia. Stanno in televisione, negli studi pubblicitari, sulle spiagge delle Maldive (dove applicano i loro costumi alla faccia dei locali, altro che shari'ah) e altri luoghi gradevoli. A voi calcolare quanti musulmani ci sono in televisione, negli studi pubblicitari o sulle spiagge delle Maldive, tolti ovviamente quelli che puliscono i gabinetti. Gli islamofobi hanno in genere bisogno di disegnini, per cui gliene facciamo due. Il primo disegnino raffigura dei musulmani a casa loro. Precisamente in Marocco, dove li vediamo impegnati a fare il lavoro sporco per portare La Fattoria 3 (quella del 2006) a casa nostra. ![]() Nel secondo disegnino, vediamo una simil-escort di nome Justine Elizabeth Mattera, mentre lavora anche lei alla produzione della Fattoria 3, sempre in Marocco. Una dei Nostri che fa cose nostre a Casa Loro per portarci Casa Loro dentro Casa Nostra, insomma. ![]() Possiamo porre la domanda così: i trendsetter saranno i laboriosi della prima foto (di cui tipicamente non si vedono nemmeno le facce) o l'oziosa della seconda foto? Completiamo quindi il quesito fondamentale sull'islamizzazione: è più probabile che mia figlia indossi il foulard islamico, o che la figlia di Ahmed, turnista al macello comunale, indossi la minigonna? Questo ragionamento mi è venuto in mente leggendo su una mailing list un tipico post contro "ciò che vorrebbe imporci la legge islamica." La prova che qualcuno vorrebbe "imporci la legge islamica" consiste in una presunta intervista con un anonimo teppista in Svezia. L'anonimo teppista, di cui non vengono precisate le origini etniche e che non parla di religione, afferma: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa». Che a me sembra una mirabile dichiarazione di fede nei valori fondamentali dell'Occidente contemporaneo. Il figlio di Ahmed si è messo la minigonna, insomma. Non che gli servirà a molto cercare di fare il vichingo ganzo: un frequentatore della stessa mailing list commenta, "Quuesti schifosi cavernicoli invasati e bestiali rovineranno il mondo, se non li fermiamo OVUNQUE ricacciandoli a calci nel culo nel loro abisso di inciviltà!..... Altro che "integrazione"!!!!!!!!!!!!" Nota: [1] Lo so da me che i musulmani credenti amerebbero veder convertire il mondo. Anche il Capitano Ashtar Sheran cerca di farci cambiare vita, ma nei fatti incontra qualche problema. lunedì, 28 settembre 2009 Correndo magari qualche rischio legale, riporto qui un comunicato del collettivo Torino Squatter sulla morte del magistrato Maurizio Laudi.
Lo riporto per tre motivi: Uno, perché se cercate "Maurizio Laudi" in rete, troverete quasi solo elogi al "magistrato coraggioso" Due, perché qui abbiamo parlato spesso di Roberto Sandalo, ed è stato Maurizio Laudi in qualche a costruirne il personaggio Tre, perché mi sembra che il comunicato costituisca un esempio caratteristico di come alcuni ambienti sappiano rendere perfettamente inutili le informazioni che pure danno. Infatti, il comunicato che segue contiene qualche notizia interessante. Ma il tono con cui è stato scritto è quanto di più controproducente si possa immaginare. Gli autori non stanno parlando, stanno urlando. Se per caso sei uno squatter di Torino, puoi capire benissimo perché urlano. Ma se non lo sei, noti solo che c'è qualcuno che urla. E l'immensa maggioranza degli italiani non sono squatter di Torino e non amano sentire urlare. Se io urlo, mi capisco solo io. Al massimo, mi capiscono le persone che già in partenza condividono le mie emozioni. Queste persone possono essere molte, se si tratta di un'esperienza mediaticamente indotta, che attinge al Grande Luogo Comune: ecco che Oriana Fallaci urla, e tanti la capiscono. Come capiscono gli urli sulla Juve, su Sanremo o sul Grande Fratello. Ma se la mia è un'esperienza che esce fuori dal Grande Luogo Comune, pochissimi mi capiranno se urlo. Infatti, per condividere un'emozione, occorre condividere l'esperienza che c'è dietro. Se urlo, quindi, non verrò ascoltato. Ma se non mi ascoltano, se batto i pugni contro il muro, mi sentirò sempre più alieno dagli altri, e sempre più solo. La solitudine mi spingerà così a sentirmi sempre più vicino al mio gruppo, e questa è una sensazione piacevole. Così si innesca un curioso meccanismo: la ricerca del piacere induce a rendersi sempre più antipatici agli altri, per poter approfondire la simpatia con i nostri. Però il gruppo diventa così solo un contenitore di emotività identitaria, che sostituisce il senso originale con cui è nato. E quando un gruppo è solo un gruppo, cessa di essere una proposta e quindi un pericolo per il sistema. Come funzione sociale reale, il gruppo anarchico, il gruppo neofascista, il gruppo esoterico non si distinguono in nulla dal gruppo di tifosi dello stadio, dal gruppo che organizza maratone di beneficenza o dal gruppo di cultori del cantante di turno. Per la società nel suo complesso, ognuno di questi gruppi non è che un piccolo attore nello spettacolo generale. C'è quello che diverte, c'è quello che bisogna ammirare perché fa del bene, ci sono i malvagi da denunciare. E ci vogliono tutti, non si possono certo fare i film senza i cattivi. Attenzione, questo non vuol dire che il gruppo cosiddetto estremista sia volontariamente complice del sistema. E non vuol dire che non verrà perseguitato. Semplicemente, non verrà perseguitato perché fa realmente paura, ma perché gioca involontariamente il ruolo di Capro Espiatorio. Il gruppo estremista regala la giornata al giornalista che deve denunciare il Degrado dei Punkabbestia, il Pericolo Terrorismo, il Diffondersi del Neonazismo tra i Giovani o il Ritorno delle Brigate Rosse. Un poliziotto può segnare nel proprio curriculum gli arresti di estremisti, senza temere che un giorno la cosa gli si ritorca contro. Un legislatore può cogliere la cronaca dell'estremismo per rendere ancora più repressive le leggi. Questo significa che i gruppi estremisti possono davvero subire la repressione; e i loro membri possono anche talvolta morire tragicamente. La morte di un compagno/fratello/camerata genera due errori fatali di percezione. "Se ce lo hanno ammazzato, vuol dire che facciamo paura, siamo davvero sulla strada giusta". Così ci si sente importanti, e si recita con maggiore convinzione la propria parte nello spettacolo. In secondo luogo, la persecuzione e la morte creano emozioni obbligatorie. Il pensiero è freddo, l'emozione è calda. Pensare quindi significa raffreddare il legame con il morto, che noi cerchiamo di tenere in vita con il calore del nostro amore. Pensare diventa quindi tradimento, e quasi uccidere una seconda volta la vittima. Però se non si riflette, si finisce solo per essere trascinati dalla grande corrente. L'ASSASSINO DI SOLE E BALENO SU MANDATO DELLO STATO ITALIANO E' SCHIATTATO Fenix, Osservatorio Astronomico contro la repressione per Torino Squatter
sabato, 26 settembre 2009 La Chiesa, l'Orso e l'Acqua (2) "Lo spettacolo è il cattivo sogno della moderna società incatenata, che non esprime in definitiva se non il proprio desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno."La Chiesa italiana ha perso il potere di maledizione: quando condanna, le ridono dietro. Dan Brown, esempio supremo di ignoranza presuntuosa, invade tranquillamente ogni libreria, mentre i librai sperano invano che sbuchi fuori da qualche parte il Prete Fulminatore per aumentare la controversia e le vendite.[1] Ma la Chiesa conserva invece, quasi intatto, il potere di benedizione: nel senso letterale, può dire, "questo è bene". Più dice bene e più appare buona, fino a diventare il termine di paragone assoluto della bontà, cioè della vaghezza indefinita eppure incontestabile. Il postconciliare reale, insomma, al di là delle intenzioni soggettive dei protagonisti del Concilio Vaticano II.[2] Chi non maledice, non pone limiti. E quindi si espande in maniera dolce e informe ovunque. Possedendo il potere di benedizione, la Chiesa in Italia possiede ancora la chiave sociale dei tre passaggi della vita, battesimo, matrimonio e funerale - va bene, si benedicono anche le auto. ![]() I battesimi e i matrimoni sono fatti privati, o al massimo appartengono alla sfera mediatica: il fotografo dei matrimoni per poveri, le telecamere per puttanieri e meretrici. Invece i funerali possono, talvolta, essere eventi politici. Ne abbiamo avuto parecchi esempi in anni recenti - i funerali per i militari italiani morti a Nassiriya, quelli di Mike Bongiorno e quelli per i militari morti a Kabul (del primo evento abbiamo già detto alcune cose che valgono anche per il secondo). Gli immensi spettacoli dei funerali di Stato non sono propaganda di guerra. Rendendo visibile il lutto, smascherano la mistificazione delle missioni umanitarie, incidono almeno un'emozione di dolore in tutti gli spettatori, amplificando in maniera straordinaria l'effetto dell'azione militare della resistenza. "Oh cursed be the cruel wars that ever they beganNon a caso, gli Stati Uniti evitano spettacoli che dimostrino in maniera troppo evidente che Dio e il Successo sono passati dall'altra parte. Ma quello degli americani è un altro Dio. I Funerali di Stato, in Italia, sono la spettacolarizzazione, e quindi la falsificazione, di tre termini: Dio, patria e famiglia. Anche qui, bisogna procedere con cautela, per non dire sciocchezze. Gli italiani sono forse familisti, ma non sono né credenti né patrioti. Infatti, la frase, "Dio, patria e famiglia" la usano oggi, in realtà, unicamente (a) il minuscolo movimento che si chiama Forza Nuova e (b) una certa Sinistra che la attribuisce, in negativo, a tutta la Destra. Se avessimo tempo, sarebbe interessante una divagazione sui luoghi comuni che la Sinistra meccanicamente attribuisce alla Destra. In essenza, Dio, patria e famiglia non coincidono con il fanatismo religioso o con il nazionalismo. Sono piuttosto riflessi di tre elementi che sono alla base di qualunque cultura umana - la presenza di un significato condiviso, un ambiente e una comunità umana elementare che vada oltre la singola generazione. Ovviamente con differenze infinite nei dettagli. Che se ne parli o no, che i singoli termini si logorino per l'abuso, è evidente che si tratta di leve psicologiche di enorme potenza. Non perché siano false, ma perché in un certo senso sono vere. La natura alienante del capitalismo sta anche in questo. Il capitalismo non lascia alcuna sfera dell'esistenza fuori dal proprio dominio. Il capitalismo nega il sacro, perché non ha altro senso al di fuori dello scambio mercantile. Il capitalismo nega l'ambiente, perché ogni realtà del pianeta è intercambiabile. Il capitalismo nega la comunità umana, perché ogni persona esiste solo nell'istante del consumo. Il capitalismo, quindi - come intuisce qualunque indio messicano - è il nemico di mi Dios, mi tierra y mi familia. Ma dove esiste un bisogno, nasce una merce: nel vuoto che il capitalismo stesso ha creato, si inserisce lo spettacolo di Dio, Patria e Famiglia. Anche se sotto altro nome, o meglio ancora, nessun nome, sotto forma di evento.[4] Come ha detto molto bene Guy Debord nella Società dello spettacolo: "La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva originato, nella definizione di ogni realizzazione umana, un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia, conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima. Nello stesso tempo ogni realtà individuale è divenuta sociale, direttamente dipendente dalla potenza sociale da essa plasmata. Le è permesso di apparire solo in ciò che essa non è."Il Funerale di Stato è un Evento, esattamente come la Formula Uno o Pitti Moda. Ma è l'Evento Supremo, perché riunisce i rappresentanti autorizzati delle tre realtà: il clero, per Dio; i politici e i militari per la Patria; e i parenti in lutto, per la Famiglia. Questo è il primo motivo per cui il Funerale di Stato non può essere laico, ma si deve svolgere in qualche basilica particolarmente significativa. L'Evento si deve svolgere davanti alla televisione. Nella società liquida, nessuno pensa più ai tradizionali monumenti in duratura pietra: la notizia sarebbe morta molto prima dell'erezione di una statua. Ma la Statua si colloca nello spazio laico della piazza; l'Evento invece si deve svolgere in uno spazio nato per la liturgia, e quindi perfettamente adatto al surrogato della liturgia, che è l'Evento. Così è proprio la contemporaneità che porta il Funerale di Stato in un edificio che è nato con funzioni precapitalistiche. Il fatto che nessuno rivedrà la cassetta del funerale è irrilevante: Dio, Patria e Famiglia, come ogni merce, durano il tempo di un'emozione. Note: [1] Parliamo dell'energico potere di maledizione biblica o del Sillabo. Certamente il clero italiano possiede ancora una sottile capacità nell'impedire cose a loro sgradite. Chi inveisce contro Papa Nazinger, il pastore tedesco, non ha capito assolutamente nulla della Chiesa cattolica. [2] Mi dicono che un tale Karl Popper dicesse qualcosa a proposito della falsificabilità. Ecco, provate a falsificare la predica di un prete postconciliare a un matrimonio. [3] Girando su internet, scopro che il mite comune rurale di Loreggia avrebbe avuto come unico cittadino famoso un certo Leone Wollemborg. La voce Leone Wollemborg su Wikipedia lo descrive come un personaggio molto mitteleuropeo - un economista di origine ebraica, per un breve periodo ministro delle finanze, giocò un ruolo importante nella diffusione delle casse di risparmio. Persino la giudeofoba Civiltà Cattolica nel 1894 riconobbe a malincuore come questo "israelita" avesse ispirato i parroci veneti. Invece, sempre su Wikipedia, la voce Loreggia descrive Leone Wollemborg in questi straordinari termini: "grande e controverso personaggio (notorio satanista, considerato il braccio destro di Aleister Crowley in Italia) legato alla vita del paese di Loreggia, finanziatore anche di altri edifici a carattere prettamente filantropico (asilo e scuola elementare) oltre che della prima casa chiusa omosessuale d'Italia." Incrociando Wollemborg e Crowley su Google, non si ottiene altro, per cui potrebbe trattarsi di un equivoco o dei residui di qualche vecchia calunnia; oppure qualche riferimento confuso a rituali esoterici di tipo sessuale, non necessariamente crowleyani. Qualcuno ne sa qualcosa? [4] La falsificazione avviene in due momenti. In Italia, il primo si può datare al 1911, quando le istituzioni ecclesiastiche si accodarono allo Stato nazionalista nel promuovere la strage libica, con tutto ciò che ne conseguì. Il fascismo fu solo una nota a piè di pagina di questo delitto. Ma siamo ai tempi dello spettacolo monumentale e rigido, non di quello televisivo e fluido. venerdì, 18 settembre 2009 Ieri abbiamo parlato della costruzione da parte di Vittorio Feltri dell'inesistente caso delle "minacce terroristiche e antisemite" a un consigliere di Maria Stella Gelmini, il professore Giorgio Israel.
Leggo sul sito ufficiale di Sinistra e Libertà: "Sinistra e libertà esprime al professor Giorgio Israel la sua più convinta solidarietà.Non guardiamo il piccolo partito che esprime questo parere. Il testo è scritto con il Comunicatore Automatico e potrebbe essere opera dell'anonimo tastierista di qualunque partito, da Alleanza Nazionale fino, appunto, a Sinistra e Libertà. Ciò che conta è capire il meccanismo che c'è dietro la produzione seriale di roba del genere. Innanzitutto, i media creano un evento-spettacolo. Non importa che cosa ci sia dietro quell'evento-spettacolo: il compito del politico è correrci dietro in tempi mediatici. Si corre dietro all'evento-spettacolo per due motivi opposti: il primo, quello di cogliere la palla al balzo e colpire il nemico; il secondo, per ripararsi e prendere le distanze. Nel caso di Giorgio Israel, la destra gioca in attacco - come spesso succede di questi tempi: in sostanza, "ecco, chi critica la riforma Gelmini è un terrorista antisemita! In galera!" La sinistra invece gioca in difesa. Che consiste nel dire, "sì, siamo totalmente d'accordo, avete ragione, però noi non c'entriamo niente, siamo persone perbene e ve lo dimostriamo partecipando anche noi al linciaggio". Questo gioco richiede due assunti. Il primo, che i media cartacei siano il riferimento assoluto e finale dei nostri tempi. Che una cosa letta distrattamente da due pensionati su Il Giornale, per qualche misterioso motivo, abbia un valore maggiore di quanto si possa leggere su qualunque sito Internet. Da questo valore assoluto arbitrariamente concesso ai media cartacei, discende la regola di non mettere in dubbio ciò che i media affermano. Infatti, se un fatto è tale quando ne parlano i giornali, il fatto è necessariamente proprio come lo descrivono i giornali. Facciamo però una precisazione importante. Il commentino sul forum di Comedonchisciotte è esistito, e per quanto insignificante costituisce un fatto. A maggior ragione, dovrebbero costituire dei fatti anche ciò che gli editorialisti dei media dicono: nel caso che riguarda Giorgio Israel, abbiamo visto accuse di terrorismo contro tutti i docenti, appelli alla creazione di ronde telematiche e inviti a sbattere in galera chi scrive su Internet. Tutto ciò non costituisce però un fatto, bensì un'opinione dei media; mentre l'opinione dell'anonimo commentatore sul forum di Comedonchisciotte costituisce un fatto, perché i media lo dichiarano tale. In altre parole, ciò che i media dichiarano fatto costituisce un fatto; ciò che i media dichiarano opinione, costituisce un'opinione. Sembra una distinzione sottile, ma le conseguenze sono devastanti. Sinistra e Libertà non può condannare gli editoriali di Stella e Granzotto, perché non sono notizie, bensì opinioni, e i media non hanno nulla da ridire sulle opinioni che gli stessi media esprimono. I media definiscono il bene e il male del momento; il politico, di qualunque tendenza, accorre per dire che anche lui condivide in pieno la definizione mediatica del bene e del male data dai media. La condanna viene emessa subito, senza alcuna inchiesta e usando le stesse espressioni che usano i media. Anzi, nella maniera "più convinta", giurando sulla propria fede e la correttezza dei propri sentimenti. Le chiacchiere di Sinistra e Libertà costituiscono aria fritta, ma in altri tempi e con altri mezzi, i piccoli funzionari della Russia stalinista non si comportavano diversamente. Il Comunicatore Automatico purtroppo non è probabilmente nemmeno in malafede. Agisce d'istinto così, senza bisogno di spiegare a se stesso la propria, semplicissima motivazione: il fatto che ogni tentativo di ragionare o di capire verrebbe denunciato dai media come complicità. Se la stessa Sinistra e Libertà avesse osato condannare anche le minacce di Stella e Granzotto, se avesse osato dire che si stava parlando di un semplice commento come ce ne sono dieci o venti milioni al giorno in rete, se avesse osato far notare che sul sito di Giorgio Israel (come pure sul mio, ovviamente) ci sono commenti ben peggiori, se avesse osato dire che il prezzo della libertà di informazione è che si possono anche dire cose sciocche... in quel momento, Sinistra e Libertà sarebbe stata massacrata dall'accusa di complicità diretta nell'omicidio Biagi e nelle camere a gas, tutti e due insieme. E Sinistra Questa e Sinistra Quella avrebbero emesso i loro "più convinti" comunicati di ferma denuncia contro Sinistra e Libertà. Fare così, può salvare una volta, forse due. Ma prima o poi il Feltri suonerà per tutti quelli che si lavano "convinti" le mani, che tacciono di fronte alle montature, le menzogne e il crescente soffocamento di ogni spazio di libertà. Perché la vera posta in gioco non è la presenza di "cattivi sentimenti" in rete, ma proprio la libertà (sì, "Sinistra e Libertà"). Per salvarsi davvero, l'unica alternativa è la Sottomissione Zero. Mai accettare i giochi nei termini impostati dai media; indagare sempre per capire la verità; non accettare censure; non chiedersi mai cosa diranno di te e contrattaccare. Sono loro e non noi che si devono vergognare. giovedì, 17 settembre 2009 Giorgio Israel, Comedonchisciotte, Vittorio Feltri e cose strane a Khabarovsk Lo so, la domanda è vecchia: ci sono o ci fanno?
Seguite attentamente. I protagonisti: Giorgio Israel, matematico romano, ex-membro del Partito Comunista oggi su posizioni che potremmo definire di estrema destra. Di destra in quanto militante sionista - è firmatario o relatore di qualunque cosa si promuova a danno dei nativi palestinesi; ma di destra anche a proposito di molti altri temi, riguardanti in particolare la scuola e l'alleanza tra ebrei e cattolici conservatori. Giorgio Israel comunque dà l'impressione di credere a ciò che dice e di essere disposto, almeno fino a un certo punto, anche a dialogare attraverso il suo blog. Mariastella Gelmini, un'ingenua ragazza di provincia cui Silvio Berlusconi ha affidato il compito di spolpare la scuola in modo che non si debbano aumentare le tasse. Mariastella Gelmini ovviamente ha chiamato una serie di esperti a pensare per lei, tra cui proprio Giorgio Israel, cui è stata affidata la redazione del nuovo regolamento che disciplina l'accesso alla professione di insegnante, con relative ricadute su assunzioni e impiego. Vittorio Feltri, ex-direttore di Libero, oggi strenuamente impegnato nel compito di far affogare il resto della destra nel troiaio in cui si è tuffato da solo Silvio Berlusconi. Vittorio Feltri è un signore che a suo tempo accusò il sottoscritto - in prima pagina sul quotidiano Libero e poi in televisione - di voler mettere "a ferro e fuoco" la città di Firenze. Il sito Comedonchisciotte.org, il più importante raccoglitore di informazioni alternative e soppresse in Italia. Informazioni molto varie, e nessuno sarà d'accordo con tutto ciò che vi viene pubblicato; ma è proprio la varietà che rende Comedonchisciotte.org un sito prezioso. Comedonchisciotte ha migliaia di lettori, alcuni dei quali frequentano un apposito forum non moderato e si commentano a vicenda. Se state leggendo queste parole, saprete perfettamente come è fatta l'aria fritta che gira in rete. Ecco, prendiamo qualche commento, vediamo, ma sì, dagli archivi del blog di Giorgio Israel: "Siano benedetti Israele e il suo più grande alleato, che con i loro sacrifici tengono inchiodata questa belva grondante odio per tutti e che vuole azzannare il mondo - non Israele soltanto - per dominarlo come un inferno in terra, in conformità ad una religione che più che Dio (ah, i musulmani moderati!) mi evoca ricordi salgariani di dea Kalì."Proprio come il blog di Giorgio Israel, anche il forum di Comedonchisciotte evidentemente ha qualche frequentatore sopra le righe, che in qualche lungo thread ha buttato lì queste parole: "La Gelmini a questa riforma sta dando solamente il nome e la faccia. In realtà, l'artefice dietro le quinte di essa, il puparo, è l'ebreo Giorgio Israel. Come lo era Biagi, il riformatore della legge del lavoro, come lo è quel nano malefico di Brunetta."Il tono è sgradevole, l'ebraicità di Giorgio Israel irrilevante. Come lo è la statura di Brunetta. "Artefice dietro le quinte" è anche un modo eccessivo di dire l'ovvio: che i politici sono dei furbetti ignoranti che si fanno scrivere le leggi da chi ci capisce. Ma tolto il tono sgradevole, da forum appunto, il messaggio non dice nulla di sbagliato. Non contiene la minima minaccia - il riferimento a Biagi è assolutamente corretto, e comunque a Brunetta non è certo successo nulla. Non c'è nemmeno una parolaccia. Ora, io sono un traduttore di manuali tecnici e un semplice blogger. Giorgio Israel è un signore che in questo momento sta scrivendo leggi che cambieranno le vite di migliaia di persone. E'quindi sorprendente che Giorgio Israel non venga trattato peggio di me - almeno una volta a settimana ricevo qualche insulto delirante, o su altri blog o direttamente nella mia casella di posta. Solo che io conosco Internet, e quindi non mi copro di ridicolo lamentandomene: al massimo, ogni tanto pubblico qualche piccola antologia per divertire i miei lettori. Giorgio Israel è evidentemente meno ferrato di me, e dedica all'oscuro commento un intero post. Però si lamenta all'inizio in maniera piuttosto serena, sotto il titolo "Ecco cosa significa occuparsi di scuola". Ha il buon gusto, insomma, di non invocare il Grande Complotto Antisemita [1] . In agguato c'è però l'avvoltoio umano, Vittorio Feltri, che il giorno dopo spara la vicenda del commentino in prima pagina sul Giornale. Interviene il Ministro del Welfare, che prevede che dal commentino rinasceranno le Brigate Rosse: «Le parole sono pietre - ha dichiarato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, appena venuto a conoscenza dei fatti - e possono ancora una volta determinare il clima nel quale qualcuno può rinnovare la follia del lungo terrorismo ideologico italiano. Ciò significa non abbassare la guardia e pretendere che anche la polemica più aspra rispetti le persone e sia contenuta nei termini di un confronto civile».Sul Corriere della Sera, Gianantonio Stella grida "Libertà (troppa) di spazzatura online" e con un discorso contorto, sembra invocare "ronde telematiche". Paolo Granzotto sul Giornale se la prende con l'intera classe dei docenti: "Sul web i prof danno lezioni di violenza" è lo straordinario titolo (nulla fa pensare che l'autore del commentino fosse un professore), e conclude: "Serve la voce grossa dello Stato, serve tagliar l’erba sotto i piedi all’eversione armata e omicida. Serve prenderli, quelli che si agitano nel brodo di cultura dell'estremismo, e schiaffarli in galera (per poi tenerceli, possibilmente)."Non è certamente a questa drammatica "intimidazione" che si riferisce il presidente del sindacato scuola della CGIL, Mimmo Pantaleo, quando moralizza solennemente: "Esprimiamo solidarieta' al professor Giorgio Israel per gli attacchi di cui e' stato oggetto e condanniamo ogni forma di intimidazione che nega il diritto di ognuno di esprimersi liberamente".Del commentino sul forum di Comedonchisciotte parla persino il TG1, quello che è riuscito a non dire ancora una parola sulle prostitute del premier. Ma il testo più buffo, lo firma Fiamma Nirenstein assieme a 17 altri parlamentari - Antonio Martino, Alessandro Ruben, Enrico Pianetta, Gennaro Malgieri, Riccardo Migliori, Benedetto Della Vedova, Guglielmo Picchi, Giorgio Moles, Rocco Buttiglione, Gregorio Fontana, Edmondo Cirielli, Gianni Vernetti, Furio Colombo, Roberto Giachetti, Isabella Bertolini, Giuseppe Calderisi, Emanuele Fiano. Non invento nulla: "Ci troviamo di fronte a un aumento esponenziale di incidenti antisemiti in tutta Europa e nel mondo intero, come testimoniano i dati di molte autorevoli indagini conoscitive. La settimana scorsa alcuni ordigni sono esplosi di fronte a una scuola ebraica di Marsiglia; sabato sera una sinagoga di Khabarovsk, nella Russia orientale, ha subito la stessa sorte; ieri in Argentina, 58 tombe sono state dissacrate in un cimitero ebraico nella provincia di Buenos Aires".Da Khabarovsk (ma avete guardato sulla mappa dov'è?) a Buenos Aires, passando per i guai della scuola italiana... Che poi magari saranno successe cose brutte a Khabarovsk e a Buenos Aires, ma quando si grida al lupo a proposito di un forum che conosciamo benissimo, c'è da chiedersi se non lo fanno anche altrove.
Una bella giornata primaverile nei pressi di Khabarovsk
Poi la Nirenstein e i suoi disegnano un quadro sempre più drammatico: in Svezia e in Algeria (?), alcuni quotidiani avrebbero criticato lo stato d'Israele. Insomma, ci sono o ci fanno? Nota: 1 Dopo, preso dall'eccitazione degli eventi, Giorgio Israel ruzzolerà clamorosamente con un nuovo post in cui se la prende con "gli allievi di Goebbels", nientemeno. giovedì, 10 settembre 2009 Ferruccio De Bortoli rilancia il Prodotto Oriana Fallaci La Rizzoli in questi giorni rilancia in una nuova edizione - niente banale ristampa - La rabbia e l'orgoglio di Oriana Fallaci. Con una prefazione di Ferruccio De Bortoli, che spiega dettagliatamente come questo imprenditore milanese ha costruito il Prodotto Fallaci. Cose già note, ma su cui vale la pena ritornare.
Ricordiamo che la pubblicazione del testo di Oriana Fallaci fu un evento credo unico, o quasi: il principale quotidiano italiano - in eterna concorrenza con Repubblica - ha dedicato numerose pagine, compresa la prima, non a una notizia, ma al confuso sfogo di una persona dimenticata da quasi tutti ed evidentemente non più tanto sana di mente. Sulla natura caotica dello scritto della Fallaci, che inizia parlando di "quarantamila, quarantacinquemila" morti nella strage dell'11 settembre, dicemmo più o meno quanto vi fosse da dire, alcuni giorni dopo la sua uscita. Un prodotto mediatico offre infinite possibilità di giocare con gli specchi. Ferruccio De Bortoli lancia il prodotto, poi annuncia al mondo che il prodotto è una notizia. Il giorno dopo l'uscita dell'articolo di Oriana Fallaci, il Corriere della Sera titolava, infatti: «L’Italia si divide nel nome di Oriana». In un certo senso era vero: il circo si scatenò, da una parte ("Brava Oriana, calci in culo a 'sti immigrati e bombe a volontà sugli arabi!") e dall'altra ("Alla Fallaci vogliamo tanto bene, ma forse stavolta esagera"). Entrambe le fazioni hanno trascurato un fatto fondamentale: gli scritti post-11 settembre di Fallaci sono inconsistenti su qualunque piano, storico, politico o letterario. Per farvi capire che non lo diciamo per spirito di parte, proponiamo un piccolo esperimento: mettete a confronto gli sfoghi della Fallaci e il romanzo Il campo dei santi di Jean Raspail. Jean Raspail sosteneva le stesse tesi e faceva gli stessi errori di fondo di Oriana Fallaci. Ma Jean Raspail coinvolgeva nella lettura, presentava personaggi complessi, sapeva cos'è l'ironia, cercava di analizzare le cause delle cose, conosceva la storia, non sfuggiva ai dilemmi etici, non insultava... Con un autore così ti puoi arrabbiare tremendamente, ma lo prendi sul serio. Eppure la casalinga di Voghera sa chi è Oriana Fallaci e non ha la più pallida idea chi sia Jean Raspail. Oriana Fallaci è (ri)diventata famosa quindi non per merito dei suoi contenuti, ma per motivi di mercato. Il nome di Oriana Fallaci, infatti, è stato un timbro di rispettabilità messo sui rancori di massa di milioni di italiani. Grugniti, sbrodolamenti, eruzioni, dischi rotti che si ripetono, parolacce, spintoni, corna che spuntano dai finestrini delle auto, voglia di ficcare ombrelli negli occhi del prossimo. Tutte cose che giustamente non pretendono di avere alcun valore letterario o culturale. La rabbia e l'orgoglio rispecchia quindi perfettamente il cliente medio del libro, che non distingue più tra se stesso e l'autrice. Mentre il sofisticato testo di Jean Raspail, in apparenza tanto più gradevole da leggere, non rispecchia affatto gli sfoghi unidimensionali delle masse.Il mercato quindi c'era, mancava il prodotto. E mancava soprattutto il produttore. Le società occidentali, infatti, tengono insieme le cattive intenzioni con il collante dei buoni sentimenti obbligatori. E quindi fino al 2000, nessun produttore serio poteva permettersi di entrare in quel mercato.[1] Nel 2000, i neoconservatori hanno trionfato negli Stati Uniti. Con l'intenzione di lanciare lo "scontro di civiltà" in tutto il pianeta, mentre l'intifada si intensificava in Palestina. Ecco che il prodotto è diventato lecito. E ha trovato subito un produttore, Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della Sera - poi della RCS Libri, del Sole 24 Ore e di nuovo del Corriere della Sera. Lo dice la prefazione alla nuova edizione della Rabbia e l'orgoglio. E' interessante notare come il Corriere della Sera regali un po' di pubblicità gratuita al Prodotto del proprio direttore, presentando gratuitamente ai propri lettori la prefazione. Lasciamo perdere le frasi esaltate di de Bortoli ("Ecco, Oriana è stata la nostra Madre Coraggio") e andiamo al sodo. De Bortoli dice che fu la Fallaci a chiamarlo al telefono, per dirgli qualcosa di sconnesso a proposito degli attentati. De Bortoli colse subito l'occasione per praticare la grande circonvenzione d'incapace: "«Potremmo fare un’intervista, Oriana, che ne dici?». Si fece convincere. «Ma la devi fare tu, d’accordo?». «Va bene». «Prendi il primo aereo e vieni». Attesi la riapertura dei collegamenti fra l’Europa e gli Stati Uniti e salii sul primo aereo fra Milano e New York. Era il 15 settembre."Cioè, nel momento più critico della storia recente, il direttore del principale quotidiano si assentò a tempo indeterminato per intervistare una pensionata che non aveva nulla di nuovo da dire. Ferruccio de Bortoli arrivò, e trovò che Oriana Fallaci aveva già scritto da sola un lungo sfogo. Lui le chiese di poterlo pubblicare al posto dell'intervista, lei esitò. De Bortoli racconta come fatto normale che lui doveva bloccarla quando lei si alzava per urlare un po' di parolacce ("epiteti") dalla finestra contro gli immigrati sotto casa. De Bortoli le chiese almeno di scrivergli una lettera pubblica, e tornò all'assalto il giorno dopo, promettendole addirittura la prima pagina: «Faremo un palchettone, a nove colonne (c’erano ancora), poi girerai all’interno in un inserto speciale. Sarà come un libro che si pubblica la prima volta su un quotidiano, va bene?»Nel 2007, Repubblica avrebbe intervistato Roberto Sandalo, ex-killer di Prima Linea diventato militante antislamico: E l´impegno anti-islamico com'è nato?Poco dopo, ognuno sarebbe tornato al proprio posto. Roberto Sandalo in carcere per alcuni goffi attentati antislamici, Ferruccio De Bortoli alla direzione del Corriere della Sera. Nota: [1]In Italia, Il campo dei santi è stato pubblicato dalla minuscola casa editrice di estremissima destra, Edizioni di Ar, con un ritardo di ben 25 anni sulla sua uscita in Francia. P.S. Ringrazio R. che ha segnalato l'uscita della nuova edizione della Rabbia e l'orgoglio. |
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