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mercoledì, 07 novembre 2007 Ieri, ho imitato l'Imam di Ponte Felcino, e mi sono scaricato, a fini eversivi, l'intero sito di un sospetto omicida. Il sito in questione è quello di Raffaele Sollecito, attualmente in carcere per lo stupro e l'omicidio di una giovane inglese a Perugia. I fini eversivi consistono nello studio della testa vuota di questo esemplare quasi perfetto di Giovane Italico Medio Post-moderno (GIMP), di individuo standardizzato prodotto in serie dalla grande fabbrica dell'Occidente attuale. E pensare che qualche giorno fa, parlavano di "islamici",[1] come se al-Qaida avesse deciso di prendere di mira la povera inglese:
Ma non voglio soffermarmi su una cosa così ovvia. Preferisco parlare dell'altro imputato maschio, il congolese Lumumba Diya. Come avrete sentito dire un milione di volte, gli immigrati si dividono in due categorie. Ci sono quelli cattivi. Questo non va bene, perché ruba; quell'altro non va bene, perché invece di rubare, prega; quell'altro ancora non va bene perché pretende di poter mandare i figli all'asilo solo perché lavora quattordici ore al giorno in fonderia; quell'altro ancora non va bene perché invece di mandare i figli a scuola, se li porta dietro quando va a mendicare; quell'altro non va bene perché non mette mai piede in discoteca, il losco fanatico; quell'altro non va bene perché invece di lavorare va in discoteca e importuna le Nostre Femmine; quell'altro non va bene perché ha una macchina troppo bella, e quell'altro ancora perché dorme sotto i ponti. Per far vergognare tutta questa gentaglia, a dimostrare che la sfiga è una colpa, e che noi non siamo razzisti, ci sono invece gli immigrati buoni (ma pochi). Come Magdi Allam, che un entusiastico ammiratore néoconnard ha descritto così:
Tutto sta a capire cosa si intende per "espedienti": sicuramente Magdi Allam ha clienti più altolocati di tante fanciulle rumene che popolano i nostri viali. Ora, secondo questa classificazione, Lumumba Diya, a differenza dei miei amici Rom e musulmani, è un immigrato buono, anzi ottimo. Intanto, non ha nulla a che fare con la sua patria da quasi vent'anni. Poi si è rimboccato le maniche creando un localino trendy il cui nome, Le Chic, è tutto un programma. E' simpatico, parla l'italiano, e frequenta tutta gente perbene, cioè di quella che la cocaina la compra, e non la vende sotto i portici della stazione. Possiamo essere sicuri che uno così, se di religione si occupa, sarà un neobuddista alla Soka Gakkai, o forse uno scientologo.[2] E poi fa quello che devono fare i neri, che come si sa, hanno la musica nel sangue: si occupa di entertainment, senza irrompere in settori che non gli competono. Vicino a casa mia, c'è un ristorante trendy. Il proprietario - che possiede tre altri ristoranti in giro per la città - è un cinquanta-e-passa-enne con orecchino, pizzetto tinto e jeans; e ha sempre scelto dei maitre neri per i suoi locali, molto più eleganti di lui. Rimboccatevi le maniche, zingaracci e imamastri e venditori di fazzoletti! Nota: [1] No, il signor Sollecito non risulta appartenere a una Religione Sospetta. [2] No, il Congo è lontanissmo dall'Afghanistan e Lumumba Diya non è musulmano. Non ci sono nemmeno gli zingari da quelle parti. Deve essere proprio un bel posto per i Gimp. venerdì, 24 agosto 2007 Ogni giorno ha il suo Delitto Islamico Mediatizzato. "E di questo caso qui, che mi dici, brutto islamomane?" Il caso di Mohammed Hegazy (o meglio, Hegazi) ha eccitato soprattutto gli animi italici. Infatti, nel mondo anglosassone si conosce il caso solo per la richiesta che questo signore avanzava di specificare il cambio di religione sui suoi documenti di identità. Una richiesta certamente comprensibile, ma non più interessante di quella dei nostri transessuali di specificare il cambio di genere. L'isteria Hegazi è scoppiata in Italia, grazia a Magdi Allam, che si è inventato una "condanna a morte" da parte dell'università egiziana di al-Azhar, che i suoi devoti fan hanno trasformato in una condanna a morte tout court, presumibilmente da parte dello Stato. Titolava il Corriere della Sera, alcun giorni fa: "Cristiano da nove anni, rompe un tabù in un Paese dove i copti sono milioni. Ma una fatwa ora lo condanna come apostata. Echeggiava (ad esempio) Luca Volonté, capogruppo UDC alla Camera: "L'Italia è amica di Hamas, ma resta sorda alle condanne a morte per i cristiani." Tuonava Francesco Storace del neonato movimento La Destra, inveendo in contemporanea contro la saletta di preghiera all'Esquilino: "E' davvero difficile capire se siamo su scherzi a parte. Mentre in Egitto un 25enne di nome Mohamed Hegazi viene condannato a morte perche' cristiano, nel silenzio colpevole delle istituzioni della Repubblica". La vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera, la Maga Lisistrata dei ricchi - Isabella Bertolini - condanna Prodi per la sua "debolissima e generica presa di posizione... a favore del cristiano egiziano convertito Hegazi, condannato a morte perche' ha abbandonato l'Islam". Se c'è un quotidiano per cui provo ribrezzo, è Il Riformista. E quindi anche la néoconnarderie più accesa dovrà arrendersi, se a smascherare la bufala di Magdi Allam è stata proprio una giornalista del Riformista. Leggiamo cosa ha scoperto Paola Caridi (a parte il fatto che la presunta fatuatrice è una donna, cosa che Magdi Allam nasconde abilmente ai propri lettori). Propongo Paola Caridi come vicedirettrice del Corriere della Sera. E con lo stesso stipendio di Magdi Allam (circa un milione di euro l'anno). ====================
Mercoledi' 22 Agosto 2007 Al Cairo cadono dalle nuvole. Studiosi d’islamismo e persone della maggioranza silenziosa che segue l’islam politico moderato. Nessuno sa nulla della fatwa di Al Azhar contro Mohammed Hegazy, il 25enne egiziano convertitosi al cristianesimo nove anni fa, che ha richiesto la modifica della sua appartenenza religiosa sui documenti d’identità. Perché, finora, nessuna fatwa è stata emessa. E cadono dalle nuvole anche quando si spiega che sui giornali italiani, invece, il caso sta montando come panna. Sulla stampa egiziana, anche su quella indipendente – invece – poco si legge. E quello che si legge, a dire il vero, è decisamente moderato. Molto più moderato di quanto successo per casi analoghi, negli anni recenti. Tra la gente, poi, sembra che in pochi si straccino le vesti. Nessun furor di popolo aleggia attorno al caso Hegazy, che anzi tutti, a cominciare dalle autorità copte, vogliono tenere basso. Interrogandosi anche se Mohammed Hegazy, che si sarebbe convertito a 16 anni, in piena adolescenza, non sia in cerca di pubblicità. C’è stato addirittura dieci giorni fa un incontro ad altissimo livello, nella chiesa copta egiziana, tra tre vescovi (compreso il segretario del capo dei copti, Pope Shenhouda III) sul dossier Hegazy. Risultato: altissime fonti copte hanno dichiarato al primo giornale indipendente egiziano, Al Masri el Youm, che la chiesa prende le distanze dagli estremisti e da quelli che chiama “missionari”, dichiara di non aver niente a che fare con la questione, e afferma anzi di aver chiesto al primo avvocato di Hegazy di rinunciare al suo mandato. Non si vogliono urtare i sentimenti dei “fratelli” di altra fede. Difficile, poi, riuscire a trovare la fatwa che sarebbe stata emessa da Soad Saleh, la preside del collegio islamico femminile dell’università di Al Azhar al Cairo. Della fatwa si è avuta notizia dai giornali italiani, a cavallo di Ferragosto. E a dire il vero, le imprecisioni erano lampanti. La prima, anzitutto. Soad Saleh non è un uomo, non è un rettore, come ha scritto Repubblica. Perché il rettore di Al Azhar è un uomo, peraltro indicato dalla presidenza egiziana. Soad Saleh è una signora con tanto di velo, una delle poche studiose donne di Al Azhar, con un curriculum di tutto rispetto, una delle telepredicatrici più famose d’Egitto, conservatrice ma fino a un certo punto. Tanto da essersi beccata le minacce degli integralisti radicali per aver detto che il niqab, il velo integrale, non è prescritto dal Corano. Ebbene, Soad Saleh – sentita al telefono ieri sera dal Riformista – ha detto di non aver emesso nessuna fatwa. Ma di aver solo espresso una opinione sul caso Hegazy di carattere giuridico, chiarendo cosa dice la sharia riguardo all’apostasia, in risposta a una domanda su di una tv egiziana. Sui giornali italiani, invece, erano state riportate frasi di seconda mano, riportate da un settimanale d’assalto come Al Dustour, ri-riportate dall’agenzia di stampa spagnola, e poi non si era saputo più niente. L’unica cosa che salta agli occhi, dal dibattito egiziano, è semmai la moderazione. In un paese dove le frizioni tra musulmani e copti non datano dall’11 settembre, e in cui le tensioni sulle reciproche conversioni tengono banco a intervalli regolari. I copti, insomma, accusano i musulmani per le conversioni forzate. I musulmani fanno altrettanto Il mufti Ali Gomaa, la più alta autorità musulmana a livello nazionale, ha, anzi, destato scalpore alla fine di luglio per aver scritto la seguente frase non sul sito ufficiale delle fatwe. Bensì sul forum dedicato alla fede dal Washington Post. “La domanda fondamentale per noi è se una persona che è musulmana possa scegliere un’altra religione che non sia l’islam. La risposta è sì, può farlo, perché il Corano dice “a te la tua religione, a me la mia” (109:6) e “chi vuole, lascia che creda, e chi vuole, lascia che non creda” (18:29)”. Solo a Dio, nel giorno del giudizio, spetta la punizione, ha scritto ancora Ali Gomaa. Questo sì, e non il caso Hegazy, ha suscitato parecchia sorpresa. E a dargli man forte sono stati altri studiosi, interpellati qui e là. Per i quali non si dovrebbe semmai porre la questione di indicare il proprio credo religioso sui documenti d’identità. Ma – a proposito - la fatwa, dov’è? Prima di far rompere i rapporti tra Al Azhar e le università italiana, forse bisognerebbe sincerarsi che ci sia. mercoledì, 22 agosto 2007 Non sono un appassionato del copincollaggio, ma siccome varie persone mi hanno chiesto cosa penso del caso di Mohammed Hegazi, vi giro intanto un testo preso dal prezioso blog di Sherif, che - essendo egiziano - segue direttamente la stampa egiziana sul caso.
Non sono d'accordo su tutte le sue affermazioni, ma di quello ne parleremo domani, quando scriverò anch'io qualcosa sull'argomento.
Mi sono permesso solo di aggiungere qualche a capo per rendere più scorrevole il testo.
Miguel Martinez
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"Mentre in Egitto un 25enne di nome Mohamed Hegazi viene condannato a morte perché cristiano, nel silenzio colpevole delle istituzioni della Repubblica, il cui governo si limita a farfugliare timide prese di posizione, a Roma, nel cuore della cristianità, nasce una nuova moschea, questa volta a piazza Vittorio. In un quartiere già infestato dalla strabordante invasione di stampo cinese, ora nasce a fianco di una parrocchia un nuovo luogo di culto che ospiterà chissà quanti fondamentalisti, come se non bastasse la moschea che c'è a Roma nord. Non ci si vuole rendere conto che i cittadini romani non ne possono più di tanto buonismo e saggezza vorrebbe che si imponesse uno stop prima di andare avanti. Quanti altri imam devono predicare terrorismo in Italia?".
Francesco Storace, La Repubblica
Per quanto riguarda il caso del Sig. Mohamed Hegazi. Ebbene, nonostante quanto viene affermato in Italia, per quanto mi risulta egli non è stato condannato a morte da nessuno, tanto meno dall'Università di Alazhar: a sostenere tale versione sono individui e organizzazioni, soprattutto di ex-cittadini egiziani, di estrazione e stampo neoconservatore all'estero.
Solo un Imam, secondo la rete Alarabiya, ha fatto causa per far dichiarare Hegazi non aderente all'Islam, una causa che - ironicamente - coincide con i desideri dello stesso Hegazi. In Egitto l'abbandono dell'Islam non è considerato un reato punibile né con la morte né con il carcere e il governo permette persino alle autorità ecclesiastiche di avvicinare e convincere i cristiani che hanno abbracciato l'Islam a tornare sui loro passi, e quindi - tecnicamente - di abbandonare appunto l'Islam. Il sig. Hegazi ha solo avuto un problema burocratico - in Egitto di certo non mancano (solo per fare un esempio, una vedova che deve ritirare la pensione per la prima volta deve presentare anche un certificato controfirmato da due impiegati pubblici che affermano è ancora in vita (!), anche se si presenta in persona e con tanto di carta d'identità) - derivante anche dal fatto che è la prima volta in assoluto che viene avanzata una richiesta simile alle anagrafi locali. Per questo il sig. Hegazi ha fatto una causa allo Stato e ha nominato un avvocato. Se si sentisse tanto minacciato da un clima talmente ostile, di certo non l'avrebbe fatto, per di più facendosi fotografare e concedendo interviste.
Va detto però, che ultimamente sono emersi sulla stampa egiziana alcuni dettagli curiosi sulla vita del Sig. Hegazi: è passato dall'ideologia marxista a quella islamista (numerosi quotidiani egiziani affermano di essere in possesso di documenti scritti a mano in cui Hegazi loda Ayman Al Zawahiri, leader di AlQaida) e si è convertito al cristianesimo solo dopo che i suoi genitori si sono rifiutati di aiutarlo economicamente a sposare una giovane ragazza.
Fonti egiziane sostengono che è possibile che abbia appositamente scatenato questo caso proprio per ottenere asilo politico all'estero con annesso assegno di mantenimento. Gli unici, finora, ad aver preso le distanze dal sig. Hegazi sono i suoi genitori: il padre, in particolare, ha fatto causa per farlo dichiarare incapace di intendere e di volere. Anche il padre della moglie auspica il suo divorzio.
Ora, c'è solo da aspettare che la giustizia egiziana prenda il suo corso, senza interferenze esterne, evidentemente interessate a danneggiare l'immagine del paese all'estero strumentalizzando private tragedie famigliari, e possibilmente ancor più interessate a mettere in pericolo proprio la vita del sig. Hegazi istigando qualche integralista ad ucciderlo.
lunedì, 30 luglio 2007 Il Resto del Carlino del 27 luglio ci informa che hanno potenziato la scorta a Magdi Allam, su indicazione di Antonio Manganelli, il capo della polizia. E perché? Perché Magdi Allam abita a Fabrica di Roma, un paesino che si troverebbe proprio in mezzo alle "cellule dormienti" del Viterbese. Insomma, il Viterbese sarebbe pieno di terroristi così dormienti da risultare inafferrabili a ogni inchiesta, ma così pericolosi, che una scorta da politico medio non basta più. E invece nessuno pensa a una scorta per Fabrizio Corona, che si sarà sicuramente lasciato dietro una scia di gente arrabbiata e vendicativa, dotata di mezzi ben diversi da quelli del muratore clandestino dormiente viterbese medio. Ma forse non tutti sanno come si sia arrivata alla prima scorta di Magdi Allam. sabato, 28 luglio 2007 Come si crea l'immenso panico sociale del "terrorismo islamico", quando non c'è mai stato un solo atto di "terrorismo islamico" nel nostro paese? Ecco un piccolo esempio, in tre mosse. Uno. Magdi Allam, nel suo libro Viva Israele, scrive che le università italiane "pullulano" di "docenti collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità"».[1] In pratica, migliaia e migliaia di studiosi pullulanti tramerebbero nelle università per lo sterminio della specie umana e la sua sostituzione, presumiamo, con i bonobo. Due Duecentotrenta docenti e loro amici rispondono con un pacatissimo manifesto su Reset, una rivista che non legge nessuno, dicendo che le dichiarazioni di Magdi Allam sono "eccessive." Tre Il Corriere della Sera risponde, per tastiera di Pierluigi Battista. In un milione di copie, Battista, senza spiegare né il fatto Uno, né il contenuto del testo Due, dice che un documento cerca di indurre Magdi Allam ad "abiurare", "l'editore a ritirare il volume... i librai a disfarsene... dichiarare fuori legge un saggio... fare terra bruciata attorno a [Magdi Allam]". Seguite bene le tappe. Prima di tutto c'è il Grande Zero, cioè il "terrorismo islamico in Italia". Di questo fenomeno, che semplicemente non esiste, ci sarebbero migliaia di complici nelle università. Le persone accusate di essere complici del Grande Zero, osano difendersi. Il fatto stesso che osano difendersi, dimostra che sono complici del "terrorismo islamico" e anzi, costituisce la prova della sua pericolosità. Ora, è nella natura dei media che tutto ciò verrà dimenticato presto, nei dettagli. Rimarrà però l'alone: "ho letto sul Corriere della Sera, mica su un volantino dei leghisti, qualcosa, non mi ricordo esattamente cosa, una roba tipo che gli islamici fanno le bombe dentro l'università. E quindi, figlia mia, studia economia e commercio e lascia stare quell'idea di imparare l'arabo". Nota: [1] Questa accusa lanciata da Magdi Allam a migliaia di studiosi - in tempi di panico planetario sul "terrorismo" - fa venire in mente Belomor, l'opera collettiva scritta dagli autori sovietici che avevano appena fatto visita ai cantieri del canale che Stalin stava facendo costruire, per collegare il Baltico al Mar Bianco. Nel romanzo, spicca la pericolosa categoria degli "ingegneri sabotatori", diffusi in tutta l'Unione Sovietica, che commetteva deliberati errori di calcolo, nascondeva falle nel progetto e cercava di far fallire il gigantesco progetto della civiltà socialista. A smascherarli è l'agente del Gpu, "guardia del corpo del proletariato", che distribuisce panini premio agli sterratori che lavorano meglio.[1] Si veda Frank Westerman, Ingegneri di anime , Feltrinelli, Milano, 2006. mercoledì, 21 marzo 2007 Un concorrente per il Premio Summerlin Da quando, quattro anni fa, incontrai casualmente il Campo Antimperialista, non ho mai conosciuto un attimo di noia. Per qualche insondabile motivo, questa piccola organizzazione è entrata nell'immaginario politico e mediatico non solo italiano, ma addirittura, per certi versi, mondiale: il primo a prendere di mira il Campo, all'epoca del tutto sconosciuto, non fu qualche giornalista italiano, ma uno dei più potenti esponenti della destra repubblicana statunitense, Paul Weyrich. Da quel momento, si è scatenato un diluvio di deliri - Magdi Allam, ad esempio, facendo proprie le menzogne di Aznar, ha subito attribuito l'attentato di Madrid ai baschi; ma con la favolosa aggiunta secondo cui quei baschi avrebbero fatto parte del "circuito spagnolo del Campo Antimperialista", una cosa che semplicemente non esiste. Gli vai a chiedere, scusi, ma potrebbe darci una piccola prova di una cosa del genere? "Fonti dei servizi", risponde lui. In pratica, se io sono un vicedirettore del Corriere della Sera, posso scrivere su un quotidiano che esce in un milione di copie che la signora Antonella, mia vicina di casa, sgozza i bambini e lì dà da mangiare al suo cucciolo di barboncino nero. E se mi chiedono le prove, dico "fonti dei servizi" e finisce lì. Poi abbiamo scoperto che le "fonti dei servizi" esistevano davvero, era il signor Pio Pompa con la sua Fabbrica del Terrore. Tra l'altro, mi è capitato di conoscere una persona che ha votato per Pio Pompa. Negli anni Settanta, in un paesino dell'Abruzzo, per il posto di segretario della sezione del PCI. Ormai, modestamente, "antimperialista" è diventato un insulto mediatico paragonabile a "talebano", e tutto e solo a causa del Campo. Tra gli innumerevoli dementi, mentecatti, sciroccati, psicolabili, picari, mestatori e cialtroni che hanno fatto da contorno a questa campagna contro il Campo, ne segnalo uno, perché è un serio concorrente di Dimitri Buffa per il Premio Summerlin. Gianluca Preite compare dal nulla, nella primavera del 2005, acccompagnato nientemeno che dall'avvocato Carlo Taormina, e dice di avere su un dischetto le prove certe che i dirigenti del Campo Antimperialista Wilhelm Langthaler e Moreno Pasquinelli sarebbero stati i mandanti dei sequestri degli italiani in Iraq. Non solo dei quattro mercenari, ma anche di Giuliana Sgrena. Anzi, i dirigenti del Campo avrebbero istigato i partigiani iracheni ad uccidere sia la Sgrena che Calipari. L'aspirante Premio Summerlin consegna il dischetto e finisce indagato lui. I magistrati "Scoprono che l´ingegnere [Preite] ha dei precedenti, perché agli inizi del febbraio scorso, la procura di Chieti lo ha messo sotto inchiesta. Accertano che, in quell´inchiesta, Preite è finito per non aver pagato un conto di albergo e che nella sua abitazione, è stata trovata, una uniforme della finanza e un badge contraffatto del Sismi. I pubblici ministeri di Roma si convincono che Preite sia il terminale di una operazione di disinformazione e lo iscrivono al registro degli indagati per «accesso abusivo al sistema informatico» (La Repubblica, 6 aprile 2005). Infatti (citiamo dal comunicato del Campo Antimperialista): "Dall'Ordinanza del rinvio a giudizio veniamo a sapere che il Preite per due anni di fila è riuscito ad introdursi illegalmente nei sistemi informatici di comunicazione usati dalle diverse sezioni del Campo medesimo." Insomma, intercettava la posta, e questo non sarebbe un grave problema - per le comunicazioni veramente segrete, la gente come noi adopera la telepatia - se non fosse che Preite sfruttava i materiali intercettati per creare messaggi contraffatti in maniera plausibile. "Dopo due anni di indagine i magistrati romani Ionta, Saviotti e Amelio sono giunti alla conclusione che Preite ha operato come un provocatore, allo scopo di depistare indagini, di incriminare gli antimperialisti e, infine, di accreditarsi ai servizi segreti come brillante agente provocatore per farsi appunto assumere in pianta organica. Il 10 aprile prossimo si svolgerà l’udienza preliminare. Andremo a dare battaglia. Non solo per difendere la nostra reputazione, ma anche per svelare chi eventualmente, nel mondo marcio degli apparati di sicurezza (solo italiani?) ha fatto da mandante del provocatore Preite Gianluca, affinché venisse creata, proprio nelle settimane in cui gli americani ammazzarono Calipari, una cortina fumogena di depistaggio." mercoledì, 07 marzo 2007 Zanzare, monsignori, spie e soldi pubblici Nell’oligarchia che ci domina, a prescindere dalle comparse politiche che si alternano sul palcoscenico, ognuno conta, non per il ruolo che ufficialmente riveste, ma per tutti i rapporti che ha con il resto della rete. Questa rete è terribilmente intricata, come tutte le cose che crescono organicamente. Se ne può capire qualcosa, solo fotografandone piccole sezioni alla volta. Ad esempio, abbiamo il visto il caso della sconosciuta signora Elisabetta Spitz, architetto romano di mezza età, che però si trova a un punto della rete in cui si incrociano ministri di sinistra (mica degli indipendenti qualunque, ma proprio gente dell’ex-PCI), mariti e governi di centrodestra, banche e soprattutto, l’intero demanio nazionale. E appena si inizia a parlare di questa faccenda, c’è chi dice che si tratta di un’inutile volgarità, oppure minaccia querele. Ma ecco un altro esempio, tratto dall'Espresso di alcuni mesi fa,[1] e più vicino ai miei interessi. Anche qui, sicuramente nulla di illegale. C’è una cosa enigmatica chiamata Università Europea di Roma, che a fare un giro sul loro sito non si capisce a prima vista che sia cattolica. Poi vai sul sito dei Legionari di Cristo messicani e scopri, uno, che gli URL delle pagine contengono parole in spagnolo proprio come quelli dell’Università Europea di Roma, e due, che i Legionari rivendicano apertamente che l’Università Europea di Roma è roba loro. [2] Ora, un piccolo segno di oligarchicità – la sede di questa Università si trova in uno splendido parco. E quel parco, dicono, sarebbe irrigato permanentemente con acqua fornita gratuitamente dal Comune di Roma, per cui si è trasformato in un ecosistema ideale, in grado di rifornire di zanzare tutto il quartiere Aurelio.[1] In questa piccola storia, raccontata dall'Espresso, c'è Pollari, il capo del Sismi protetto da Berlusconi e da Prodi, i quali hanno fatto di tutto per impedire ai magistrati di indagare sul suo coinvolgimento nel rapimento Abu Omar. C'è un corso in un'università privata, organizzato però da un sottosegretario agli interni. C’è Stefano Dambruoso, il magistrato amico della CIA. C'è l'intreccio tipico del mondo militare, o paramilitare, tra dominio e spreco: cioè, alla fine del brano che riportiamo qui, non si capisce se gli agenti del Sismi devono frequentare questo corso per spiare meglio, o semplicemente per trasferire soldi dalle casse pubbliche ad amici privati. C’è il Pinocchio d’Egitto, meglio noto come Magdi Allam. Ci sono una sfilza di militanti di Alleanza Cattolica (tra cui il suddetto sottosegretario agli interni). E c’è, ovviamente, lui, il Massimo Esperto: Massimo Introvigne. Ma leggiamo insieme cosa unisce tutti questi personaggi. ************
I Legionari di Nicolò Diciassette novembre 2005, mancano solo 14 giorni alla prima lezione dei master in Scienza delle migrazioni con il quale la neonata Università Europea di Roma (Uer) spera di lanciarsi nella corsa all'oro, quella degli atenei privati spuntati come funghi nell'era Moratti. L'Uer è l'ultima creatura del polo universitario messo su dai Legionari di Cristo, l'organizzazione ultra cattolica diventa famosa perché ne fanno parte calciatori come Adriano e le sono vicini personaggi del calibro di Giampiero Fiorani e Cristina Fazio. Il master è curato da Alfredo Mantovano, all'epoca sottosegretario agli interni e oggi membro del Comitato Parlamentare di controllo sui Servizi, pollariano di ferro. Quel giorno, il capo gabinetto di Pollari prende carta e penna e intima al direttore della scuola interna del Sismi: “In relazione al master di cui all'oggetto, valutato di notevole interesse per il Servizio, si richiede alla S.V. di voler immediatamente a) prendere contatti con l'Università Europea (...); b) predisporre un piano che preveda l'adesione di un congruo numero di Funzionari del Servizio”. Lo stesso giorno, il generale che comanda la scuola di Forte Boccea dirama le convocazioni: “Il corso è già stato superiormente valutato di notevole interesse per il Servizio (..) Le SS.LL. (i capi divisione, ndr) sono pregate di valutare l'interesse di ciascuna struttura; predisporre un elenco nominativo delle persone interessate; far partecipare qualificato rappresentante alla riunione che, considerata l'urgenza, è indetta per lunedì 21 novembre alle 10.30 presso la biblioteca della Scuola”. Come era facilmente prevedibile, nei mesi seguenti decine e decine di barbe finte partecipano al prestigioso e “superiormente valutato” master coordinato da Mantovano, pagando 1500 euro a testa. I soldi, ovviamente, li mette il Sismi, il corso è stato un tale successo di pubblico e di denari che in questi giorni (Dicembre 2006, ndr) ne è appena partita la seconda edizione. Tra i docenti figurano molti esponenti di Alleanza Cattolica, organizzazione ultra tradizionalista che ha l'aquila nera come stemma e dalla quale proviene Mantovano; un congruo numero di prefetti esperti di controllo delle frontiere e di immigrazione; magistrati molto stimati nella comunità d'intelligence come Stefano D'Ambruoso; l'immancabile drapello di monsignori e anche l'esperto di sette sataniche Massimo Introvigne oltre all'opinionista del “Corriere della Sera” Magdi Allam. L'Uer, guidata dall'attivissimo legionario padre Paolo Scarafoni con il motto paolino “Vince in Bono malum”, sorge al quartiere Aurelio accanto all'altro ateneo della congregazione, il Regina Apostolorum. Quando è nato, nel 2004, ha avuto la benedizione e l'appoggio di tre potenti dell'epoca: Mantovano, Frattini e Storace. Entro il 2008, dovrà dimostrare di stare economicamente in piei da solo. In modo da poter accedere ai fondi pubblici.
[1] E pazientemente trascritto, solo per questo blog, dall'ottimo Andrea C. [2] Non tutti i messicani sono traduttori di manuali tecnici. [3] A quanto pare, il terreno dell'Ateneo rientrerebbe, con qualche cavillo, nel Vaticano, pur distandone diversi chilometri. Dalla Wikipedia: "L’art. 6 dei patti lateranensi rende la fornitura idrica al Vaticano completamente gratuita. Il consumo annuo, in gran parte utilizzato per innaffiare i giardini vaticani, è di circa 5 milioni di m3, corrispondente al fabbisogno di una città di medie dimensioni. I pagamenti al Comune di Roma relativi all'espletamento del servizio di depurazione delle acque (al 1999 ammontavano a 44 miliardi di lire) non sono mai stati effettuati. In seguito alla quotazione in Borsa della Acea, lo Stato Italiano si è accollato l'onere di saldare il debito reclamato dagli azionisti, dietro l'impegno da parte della Santa Sede di fare fronte ai futuri costi del servizio (2 milioni di euro annui). Nel 2004, un emendamento alla legge finanziaria (presentato dal parlamentare di Forza Italia Mario Ferrara) di fatto cancella l'onere a carico della Santa Sede, prevedendo lo stanziamento di 25 milioni di euro per il 2004 e di 4 milioni di euro a decorrere dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di depurazione proprio." giovedì, 08 febbraio 2007 Il titillante mondo dello scandalo (V) Magdi Allam ha dedicato il massimo dello spazio fisicamente disponibile a una lettera privata, da lui illecitamente intercettata, tra un'insegnante di Genova e un piccolo editore d'Imperia. Cioè, non si poteva mica impossessare delle pagine dello sport per dare più spazio a quella lettera. Poi Repubblica intercetta - questa volta legalmente - una missiva dello stesso genere, da parte di una moglie seccata per le battute cretine che quello sciocco di suo marito ha detto ad alcune oche durante una cena che ha fatto seguito alla premiazione del Telegatto. Ora, io so dove si trova il Sangiaccato, ma il Telegatto me lo sono dovuto cercare su Wikipedia, dove trovo questa spiegazione: "L'idea di usare un gatto per premiare i personaggi e i programmi della TV è dei grafici di "Sorrisi" che individuarono nel gatto l’animale domestico per eccellenza, "domestico" come la televisione che premia." Ne deduco che la televisione è il nostro gatto. E noi dobbiamo volergli lo stesso bene che gli americani vogliono a Snuggly the Security Bear. Per superare Magdi Allam, Repubblica avrebbe dovuto togliere direttamente la pagina degli esteri. E quindi è stata costretta a dedicare alle vicende private del capo dell'opposizione, nonché proprietario di metà delle reti TV della nazione, lo stesso spazio che il Corriere ha dedicato ai due innamorati della Liguria. Il giorno dopo, Repubblica ha cercato di rifarsi, riempiendo ben cinque pagine con la storia di "Veronica". Colpiscono i resoconti della reazione di Berlusconi: se non si sono inventati tutto, le spie di Repubblica sapevano tutto ciò che il capo dell'opposizione ha borbottato ai suoi consiglieri più fidati, quello che ha detto al telefono in privato e quello che ha detto a cena la sera dopo. In democrazia, il capo dell'opposizione è in qualche modo un elemento integrante dello stato. Eppure è alla mercè dei media: paradossalmente, visto che Berlusconi è anche padrone di metà dei media d'Italia. Poi è arrivato lo spettacolare morto di Catania, e Veronica è tornata a essere la signora Berlusconi e a farsi lavare i piatti dalla domestica filippina (la parola "domestica" qui non va intesa nel senso del gatto o del televisore). Sia nel caso Haramlik, che nel caso Veronica, c'è un chiaro aspetto strumentale. Magdi Allam ha sfruttato la lettera rubata per assestare una pugnalata a Hamza Piccardo, che lui attacca da anni con ogni mezzo; e il quotidiano di De Benedetti gode smisuratamente nel far fare una figuraccia a Berlusconi. In genere, in Italia, le analisi si fermano a questo livello, che è quello delle dietrologie, azzeccate o meno. Ma una volta che abbiamo scoperto che Magdi Allam ed Ezio Mauro sono dei cialtroni, non abbiamo capito perché proprio questo sia diventato oggi il modo di regolare i conti. Perché frugare tra le liti coniugali funziona? Se troviamo la risposta, possiamo capire molto meglio i tempi in cui viviamo. martedì, 06 febbraio 2007 Il titillante mondo dello scandalo (IV) "Poliziotto ucciso. Pippo Baudo: dal Papa neppure una parola. È durissimo l’affondo di Pippo Baudo ..." Cioè, un signore che di mestiere fa il Simpatico Televisivo (nonché speculatore edilizio, nonché gestore di quella gigantesca fogna di traffici, favori sessuali e narcotici - fisici e spirituali - che si chiama Sanremo), si lamenta alla televisione per il fatto che il Papa non ha detto nulla in televisione (perché è lì che parla, assai più che ai fedeli in piazza). E cosa avrebbe dovuto dire il Papa? Il Nulla, che è il rumoroso contrario di "niente". Gli esponenti della Chiesa hanno infatti il compito istituzionale in Italia di presentarsi davanti alle telecamere, con vestiti ornati e perfettamente stirati, per dire il Nulla Finale e Definitivo, in particolare quando c'è il morto mediaticamente trasfigurato. I preti sono mantenuti da tutti gli italiani, grazie all'otto per mille e numerosi altri ingegnosi sistemi, non certo per parlare di teologia, denunciare gli orrori di una società che è di per sé peccato, o condurre alla salvezza le anime. In realtà, il loro compito è quello di unire l'assoluto e il banale, nella banalità assoluta. Ad esempio, il prete deve essere molto gentile quando in chiesa celebra le nozze tra l'imprenditore Tizio, il più noto bestemmiatore del paese, nonché grande narratore delle proprie prodezze erotiche a pagamento in Tailandia, e la Notoria Troiona tatuata e buddista. Il celebrante si guarda bene dal parlare di peccato o di fede o di cose simili. Ma può parlare per almeno venti minuti, a ruota libera, di quanto Dio ami tutti con un amore davvero amorevole, e per questo anche noi ci dobbiamo amare di un amore davvero amorevole. Poi c'è il prete che ha la fortuna di avere un morto ammazzato, in parrocchia, di quelli teledegni (i morti più mediatici li mandano direttamente al Duomo). "Voce rotta dal pianto..." "vedova si accascia, sorretta dai parenti..." "Il parroco, Don Tarcisello Tontini, con voce ferma, proclama solenni parole che scuotono le coscienze dei presenti: 'non cedete mai alla tentazione dell'odio, perché Dio è perdono, ma cercate sempre la giustizia, perché Dio è giustizia, e non abbandonate mai la speranza, perché Dio è speranza'". Seguono applausi (anzi, ai funerali dell'ispettore Raciti, il prelato catanese li ha esplicitamente chiesti). Più share ha il morto, più alto deve essere il grado del prete che parla. Lo share qui è una metafora per molte cose: non solo gli spettatori coinvolti, ma anche il peso politico e finanziario. Nel caso dell'ispettore Raciti, che in vita sua non aveva certo peso politico o finanziario, abbiamo una sovrapposizione curiosa: lo share del morto equivale allo share del calcio, perché - per alcuni giorni - il morto è sinonimo mediatico del calcio. E qual è lo share del calcio? Pensiamo solo in termini di soldi. Teniamo come riferimento quattro cifre: - 30 milioni di euro, che sono gli aiuti che l'Italia porta in Afghanistan, o almeno i soldi che l'Italia paga a una serie di operatori con stipendi da trasferta intercontinentale perché portino aiuti in Afghanistan - 100 milioni di euro, che è quanto lo stato versa per l'accompagnamento agli handicappati nel nostro paese - 280 milioni di euro (366 milioni di dollari), i soldi che l'Italia regala ogni anno, soprattutto sotto forma di agevolazioni, agli Stati Uniti perché tengano le loro basi sul nostro suolo - 300 milioni di euro, che è quanto lo stato paga per i soldati in Afghanistan. Dunque, la sola serie A raccoglie in un anno 1.200 milioni di euro l'anno "tra proventi da diritti televisivi, sponsor, biglietti dello stadio, vendita di magliette e cappellini." Ogni calciatore di serie A guadagna in media 1 milione di euro l'anno. In nero: infatti, 631 miloni di euro sono i soldi che le società sportive non hanno versato per le trattenute sugli stipendi. E lo stato non ha la minima intenzione di fare qualcosa per farseli dare. Sky ha pagato 500 milioni di euro per i diritti televisivi. "Vieri guadagnava all'Inter 13 milioni all'anno. Una cifra che, per accumularla, un suo anonimo tifoso della curva che faccia l'operaio a mille euro al mese dovrebbe lavorare 1.083 anni." E il Papa si permette pure di tacere? No. L'Osservatore Romano ha bofonchiato un po', perché è dura ammettere la realtà, cioè che in questa dunya, Pippo Baudo può tirare le lunghe orecchie di Benedetto XVI (sappiamo che Benedetto XVI ha le orecchie lunghe perché appaiono in Primo Piano, proprio come i capelli tinti di Pippo Baudo). Poi ci si rende conto dei rapporti di forza. Il Papa non è che chiede proprio scusa a Pippo Baudo, ma fa stilare dal proprio segretario di stato, il cardinale Bertone, una "ferma condanna per ogni gesto di violenza che macchia il mondo del calcio". Le macchie, notoriamente, colpiscono le cose immacolate. Pippo Baudo ha tutte le carte in regola per rivolgersi al Papa: è infatti un perfetto esponente della Religione Media del nostro paese. E' cattolico fino in fondo, crede dichiaratamente ai Valori della Famiglia (è poligamo seriale) e sorride sempre. Certo, ad alcune cose del tutto secondarie, come Dio e la vita eterna, non ci crede. Lo rivela in un'intervista a Gabriele Romagnoli: E come mai il cattolicesimo in lei ha preso l’uscita di sicurezza? Che succederà, invece? Niente inferno o paradiso? Mentre con il telecomando spegniamo Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo e lo mandiamo a bollire nell'eterno caffé di Bonolis, viene voglia di sognare un altro cristianesimo. Quello di Frà Girolamo Savonarola, che urlò, «Non voglio cappelli, non voglio mitrie grandi o piccole, voglio quello che hai dato ai tuoi santi: la morte. Un cappello rosso, ma di sangue, voglio!». sabato, 03 febbraio 2007 Il titillante mondo dello scandalo (II) Corrado Augias, che su Repubblica cura la rubrica delle lettere, scrive "Non ricordo una tale quantità di reazioni da anni", mentre il titolo della rubrica dice, "Mai tante lettere dopo aver letto Veronica". Io non mi sognerei di chiamare per nome la signora che da anni porta la posta a casa mia, anche se lo conoscessi. Eppure "Veronica", che per fortuna non ho mai visto in vita mia, è entrata - brevemente - a far parte della cerchia delle persone familiari. Come la Zia Veronica, che porta i cioccolatini, o la bimba Veronica cui si cambiano i pannolini. Però per diventare parenti nostri, il loro nome deve essere breve, a quanto pare: Piergiorgio Welby, la cui morte l'Italia si è divertita a guardare in diretta per giorni, lo chiamano semplicemente "Welby", come i soldati di leva di una volta. Augias ha ragione: le storie di questo tipo piacciono tremendamente. Inutile prendersela con i fornitori, come fa qualche moralista: il problema sono la merce, il mercato e i consumatori. La notizia - sotto forma televisiva o su carta - viene acquistata da diversi tipi di persone, con motivazioni miste. Possiamo però raggruppare i consumatori attorno a due poli: i Pragmatici e i Guardoni. L'archetipo del Pragmatico è l'uomo d'affari che vuole sapere veramente se le sue azioni della Toyota saliranno o scenderanno, e di quanto, in modo da prendere decisioni concrete. L'archetipo del Guardone è il traduttore di manuali tecnici (tanto per non offendere categorie diverse dalla mia) che legge con godurioso orrore del ritrovamento di un cadavere smembrato in una discarica, in un comune di cui fino al giorno prima ignorava l'esistenza. La grande maggioranza dei consumatori di notizie appartiene indubbiamente alla seconda categoria. [1] La notizia fornisce una ricca colazione mattutina a poco prezzo per il nostro immaginario: cadaveri fetenti, onde alte come un palazzo, madri che partoriscono sei gemelli, barbuti bombaroli, tredicenni che fanno sesso sulla cattedra, politici che dicono le parolacce, veline che fanno politica, caldo tropicale e freddo polare, bambini ischeletriti, mogli abbandonate, sadomaso in agguato sulle chat, segretarie strangolate, schifezze commesse dalla squadra avversaria (calcistica o politica è irrilevante), emergenza alcol, sgozzamenti barbari, topi che squittiscono nelle corsie degli ospedali, attricette che la danno, vecchiette che si buttano dai tetti. E chiaramente, mariti e mogli che si tirano i piatti. Diciamo subito che gran parte dei lettori che si ritengono seri e che non leggono nemmeno le storie di cadaveri ritrovati nelle discariche, appartengono in realtà alla categoria dei Guardoni: cercano il piacere di una notizia che confermi che Dell'Utri è un mafioso, che Rutelli è gay e non ha il coraggio di dirlo, che Bush ha mentito o che gli arabi sono mostri. La notizia segue sempre uno schema molto semplice. [2] I giudizi morali sono chiarissimi, e c'è una chiara definizione dei ruoli. Se si fosse pagato un cuntastorii siciliano per narrare la vita di Einstein, ne sarebbe venuta fuori una storia di paladini contro saraceni; e lo stesso fanno i giornalisti, ovviamente con i criteri predefiniti dei nostri tempi. Ecco perché, se un giornalista mi contatta rispondo sempre, "andate a leggervi il mio sito". L'ultima volta che stavano per invitarmi in televisione, ho mandato invece un fax alla redazione minacciando di denunciarli se avessero solo fatto il mio nome. Perché anche se parlano bene di te, finisce male. I ruoli nelle notizie sono sempre quelli: Barbablù, l'Orco, Il Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, la Piccola Fiammiferaia, Cenerentola, ad esempio; i personaggi non vivono abbastanza a lungo da permettere la creazione di un ruolo complesso e ambiguo come quello di Pinocchio. Ma se i ruoli sono sempre quelli, vuol dire che le notizie stesse sono sempre identiche, anche se sembra che cambino continuamente. Alla fine, quindi, ogni notizia conferma la percezione della realtà che la società ci induce ad avere. E' un bene indiscutibile farsi dare i miliardi per giocare una partita di calcio davanti agli schermi ("emozione", "cuori che battono" e "gioia"), è un male indiscutibile per un sottoproletario di Catania cercare di giocare anche lui, magari con l'ausilio di una bomba carta ("inferno calcio", "tragedia", "degenerazioni"). In questo senso, il meccanismo mediatico è profondamente conservatore. Non nel senso di essere di "destra" o "clericale", ma nel senso che si fonda sull'accettazione scontata di un Grande Luogo Comune, unico per tutti i lettori, che viene a coincidere con il dominio. Allo stesso tempo, il meccanismo mediatico è l'identità segreta dell'Occidente moderno. L'identità è infatti data da un Luogo Comune condiviso: i cattolici hanno come luogo comune le chiese in cui si riuniscono la domenica. Ma in un'epoca virtuale, anche il luogo è virtuale. Ogni mattina, milioni e milioni di persone si ritrovano, ognuna nella propria bolla di solitudine, ma uniti da un corale urlo di, "hai visto che schifo?" L'oggetto dello schifo varia di giorno in giorno, ma l'urlo si perpetua uguale nel tempo e nello spazio. Il Luogo Comune passa sopra i deboli (e la gente normale) come un tifone. Trita tra le sue spire persone spesso innocenti, ma mediaticamente condannate al linciaggio. Non c'è quindi un presunto pedofilo, ma un pedofilo; una zingara rapitrice di bambini; un sanguinario terrorista islamico; un orrido bombarolo anarcoinsurrezionalista. Ma il Luogo Comune non distingue i colori, bensì la forza delle proprie vittime. E così c'è anche l'odioso leghista razzista, lo schifoso usuraio, il bieco teppista neonazista che infanga lo stadio con i suoi slogan. Tutti comunque rei di essere fuori dal Luogo Comune: la loro dannazione esalta la nostra salvezza. Diverso è il meccanismo quando si tratta di potenti in grado di reagire. Lì si formano le opposte tifoserie: c'è chi grida "Viva la Lazio" e chi grida "Viva la Roma"; ma tutti parlano comunque della stessa partita, anche se da posizioni apparentemente contrarie. Perciò, questo schiamazzo di reciproci insulti diventa, in realtà, un unico, corale urlo: "Viva l'Industria del Calcio!" Va da sé che anche il canto a due voci, "Viva Prodi" e "Viva Berlusconi," si trasforma in un armonioso, "Viva il Sistema Bipartitico".
Note: [1] Veramente ci sarebbe anche una terza categoria, quella dei filosofi, che vogliono capire il senso profondo delle cose, anche attraverso le notizie. Ma sono totalmente irrilevanti, e quindi non contano. [2] I livelli di istruzione dei consumatori sono diversi, ma il capitalismo diversifica tutto, quindi per qualcuno, c'è Cronaca Vera (forse la mia pubblicazione preferita) e per qualcuno c'è Repubblica: le notizie di Repubblica sono scritte con un tono molto più raffinato. Anzi, su Repubblica si possono leggere a volte anche commenti e approfondimenti interessanti, che nel loro complesso arrivano a coprire il 5 o persino il 10 percento del giornale. |
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