martedì, 03 novembre 2009

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3)

Alla prima parte
"Se qualcuno sta facendo un "brutto viaggio" [con il peyote], è importante stargli vicino e rassicurarlo parlando lentamente e con dolcezza, facendo presente che ciò che la persona vede non è propriamente 'reale'. Se la situazione persiste o peggiora (con perdita di conoscenza, tremori incontrollati o convulsioni) è il caso di chiamare immediatamente una ambulanza."
Adesso che si discetta qui della New Age e del Messico, non c'è quasi nessuno che arrivi da Google cercando gli argomenti di cui stiamo parlando. Mentre continuano a cercare furiosamente Antonio Caracciolo  o Piero Marrazzo  (e pensate quanti altri riferimenti a Marrazzo, più visibili e interessanti, ci saranno in rete).

Io la interpreto così. La politica simbolica ("prof negazionista!" "Berlusconi va con le escort!" "Calderoli insulta i musulmani!" "musulmani vogliono toglierci il crocifisso!" "politico di sinistra va con le trans!") è il campo legittimo delle risse su Internet. Chi vuole la propria dose quotidiana di adrenalina, corre tutti i giorni sui motori di ricerca a cercare queste cose, e a dire la sua.
 
Invece l'immenso tema dell'immaginario diffuso occidentale - che chiameremo qui neospiritualismo [1] - è qualcosa su cui non si polemizza. Il perbenista laicista lo osserva in genere con un sorriso di superiorità: che vuoi discutere con gente che crede al potere delle piramidi?
 
Se io però metto i comunisti, i fascisti, i sionisti e i musulmani convinti tutti insieme in un paniere, il loro numero sarà insignificante rispetto a quello dei cultori del neospiritualismo [2]: praticanti di energobiopsicoterapie, membri di ordini paracavallereschi, lettori di Coelho, esaltati del Dalai Lama, metallari sataneggianti, portatrici di cristalli e mille altre cose.

Sarà pure tutta fuffa, ma questa gente ha un peso enorme sul mercato alimentare, medico, librario e turistico.

Non sono però abituati a litigare. E' difficile confutare la loro affermazione fondamentale, che si potrebbe esprimere all'incirca così: "credo a ciò che mi fa sentire bene". Litigare, poi, turba i chakra.

Un mondo quindi che non è visto e non vede, ma esiste. E agisce.

Nell'incessante fame di Altro, l'immaginario neospiritualista ha cercato di saziarsi con l'Egitto, con il Tibet, con l'India, con i Celti, nonché con la vita extraterrestre.
 
Come le spiagge intatte che vengono scoperte, godute e abbandonate non appena si popolano di alberghi, gli Altrove cambiano continuamente.[3]

In tempi recenti, l'Altrove più coltivato (nel senso minerario della parola) è quello dei nativi americani, a loro volta divisi in due grandi categorie: Sciamani a Contatto con la Natura e Misteriose Antiche Civiltà.
 
A differenza degli irraggiungibili Celti e degli extraterrestri, i Nativi Americani (in senso lato) esistono oggi, e il neospiritualismo ha avuto un impatto enorme sulla loro vita reale.
 
Per secoli, gli Huichol (Wixárika) della Sierra Madre Occidental in Messico -poco più di 40.000 persone, discendenti di gente fuggita ai lavori forzati nelle miniere spagnole - hanno vissuto all'interno di un complesso politico, economico, linguistico, mitico e rituale inestricabile e unico al mondo. Un complesso che comprendeva anche l'uso, in alcune particolari cerimonie, di un raro cactus denominato peyote, teoricamente illegale ma tollerato dalle autorità, e che richiede fino a trent'anni per maturare.
 
Improvvisamente, la terra degli Huichol è stata invasa da bianchi - in grandissima parte italiani - a caccia di peyote, ispirati dalla lettura dei romanzi di Carlos Castaneda. Romanzi che parlavano peraltro degli Yaqui, diversissimi culturalmente dagli Huichol, e che non consumano peyote. Questa massa di cercatori bianchi è entrata nella comunità chiusa degli Huichol, esigendo di venire iniziati come sciamani e richiamando l'attenzione della poco tenera polizia messicana sui Wixárika.

Luca Tarenzi, autore non a caso di opere di "urban fantasy", ci racconta una simpatica storiella, pubblicata sotto il titolo La sciamana del deserto dalle Edizioni Età dell'Acquario. Proprio la casa editrice messa in piedi a suo tempo dal Conte Bernardino Del Boca, l'incredibile fratello del più posato storico piemontese: diplomatico italiano, teosofo, collezionista di beni culturali altrui, militante omosessuale quando di certe cose ancora non si parlava, in contatto diretto con entità denominate Zoit che scorrazzavano per il giardino della sua villa a Singapore e fondatore del Villaggio Verde.
 
Almeno nel racconto di Luca Tarenzi, "Doña Maria"  è una "italiana del nostro Sud" che "dopo un’adolescenza difficile e un matrimonio sbagliato," viene  "iniziata alle arti sciamaniche incentrate sull’uso del peyote e diventa in poco tempo uno dei pochissimi sciamani non nativi riconosciuti dagli Huichol." La sciamana italica ha fatto prontamente ritorno in Italia: vivrebbe infatti ad Arona, dove scrive romanzi e insegna come "arrivare all'autoconoscenza" anche con "l'uso delle erbe di potere, come il peyote".
 
Siamo ovviamente liberi di credere che gli Huichol abbiano riconosciuto questa signora italiana, "unica europea", come sciamana, in base alla sua pseudonimica autocertificazione e a quanto scrive un autore di urban fantasy; ma è difficile pensare che lei si sia integrata al mondo simbolico Huichol:
"Di norma, chi non è nato Huichol non può mai diventare Huichol. Per quanto siano sinceri, rispettosi, desiderosi di ricevere insegnamento, non potranno diventare sciamani Huichol e non impareranno dal peyote ciò che il peyote insegna agli Huichol. Il peyote non è semplicemente un mezzo per trascendere temporaneamente, grazie alla sua complessa chimica, i limiti della condizione umana, ma serve in maniera molto pratica come forza generatrice di cultura, che riecheggia i valori religiosi in temi ricorrenti che si trascendono in visione, dalla parola ai miti e ai canti, le azioni nei rituali e nelle cerimonie e le credenze che permeano ogni livello della coscienza individuale e collettiva degli Huichol".[4]
Oltre a "Doña Maria", ci sarebbe anche un certo Brant Secunda, sciamano Huichol dagli occhi azzurri nato nel New Jersey, entrato nel giro mondiale grazie a un altro statunitense di nome Paul C. Adams, che preferisce però chiamarsi Prem Das (induista o messicano, sempre indiani sono).
 
Brant Secunda, autore di Fit Soul Fit Bodies. 9 Keys to a Healthier, Happier You,[5] ha avuto una visione sciamanica nel 2002 che l'ha portato a fondare un'impresa dedicata al commercio del cioccolato, la Shaman Chocolates.

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3)
Commossa, una certa Antonella Riem Natale scrive del suo incontro con Brant Secunda:
"Cosi' sono li' a Verona quando lo vedo arrivare da lontano, circondato da un'aura tremolante nell'aria. Quando mi passa accanto posso sentire una specie di brivido della "forza", come Luke Skywalker la chiama in "Guerre Stellari".

Il brivido e' persistente, come un superficiale elettro-shock, come una soffice emozione, come un'incresparsi dell'acqua, una leggera ebbrezza nelle ossa, come un benvenuto legato a tanto tempo fa, un ritorno a casa, la sensazione: "Si, siamo di nuovo qui!""
La signora Antonella Riem Natale trae questa morale dal suo incontro con lo sciamano del New Jersey:
"Siamo ancora legati alle nostre tradizioni, ricordiamoci, non dimentichiamo chi realmente siamo."
La signora Antonella Riem Natale, così attaccate alle sue tradizioni, salvo improbabili casi di omonimia, non è una contadina Huichol, ma è  pordenonese e preside della facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine.

I reduci del Grande Saccheggio degli Huichol imperversano per l'Italia: oltre ad "autentici sciamani" che conducono sedute a base di peyote nel Chianti o in Umbria, c'è pure chi ha aperto la Birreria El Peyote a Padova o la Discoteca El Peyote di Villasimius:
"Discoteca EL PEYOTE; sita nella fantastica meta turistica di VILLASIMIUS, propone una formula unica e innovativa per trascorrere della serate piacevoli e divertenti con la possibilità di gustare fantasiosi cocktails e l’emozione unica di ballare sui famosissimi tavoli tipici latino-americani a ritmo di ottima musica."
Ma forse meglio di tutti è la Disco El Peyote di Genova:
"Locale avveniristico: saremo in fondo al mare o sulla luna? Sempre pieno nei weekend dj set e divertimento."

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3)
Una ragazza Huichol, dopo aver trovato la legna, parte alla ricerca del suo Vero Sé

Note:

[1] Un termine più inclusivo di "New Age". Il termine fu coniato da René Guénon, nel contesto della sua particolarissima visione del mondo; ma crediamo che sia fondamentalmente corretto, in quanto riporta le radici del fenomeno, non agli anni Settanta, ma all'esplosione di massa dello spiritismo (spiritualisme in francese) a metà Ottocento.

[2] I neospiritualisti non hanno certamente una tessera. Si può avere un'idea molto approssimativa del loro numero guardando qualche diffuso sintomo comportamentale. Ad esempio, secondo un'indagine Istat del 2005, otto milioni di italiani, pari al 13,6% della popolazione, ricorrono a qualcosa vagamente chiamata "terapie non convenzionali".
 
E l'Italia è all'ultimo posto, pare:
"Numeri in ogni caso molto inferiori a quelli stranieri: a guidare la classifica delle nazioni “amiche” delle cure non convenzionali è la Francia (ne fa uso il 49 per cento della popolazione), seguita da Germania (46 per cento), Regno Unito (35 per cento), Belgio (31 per cento) e Paesi nordici (25 per cento circa)."
[3] Anche se con un bizzarro processo di accumulazione, che somma i meridiani dell'agopuntura cinese ai chakra indiani, ad esempio.

[4]   Peter T. Furst and Stacy B. Schaefer, People of the Peyote: Huichol Indian History, Religion and Survival,  1997, p. 510.

[5] La pubblicità del libro spiega così l'essenza della cultura degli Huichol, almeno vista dal New Jersey: 
"Che tu ti stia allenando per una gara sportiva o vuoi semplicemente migliorare la qualità della tua vita  e il modo in cui ti senti a proposito di te stessoFit Soul, Fit Body riguarda tutto ciò che ti fa essere, beh, TE".
(Continua...)



venerdì, 30 ottobre 2009

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (2)


Una mamma scrive entusiasta di un "percorso" durato "alcune settimane" cui ha partecipato sua figlia, iscritta alla Scuola dell’infanzia statale Cogozzo di Villa Carcina, bassa Val Trompia, nota - come dice Wikipedia - per le sue "officine metallurgiche, fonderie, rubinetterie e meccaniche varie."

Il "percorso" era un incontro con un certo Eleazar Contreras, detto "Ollinatl". Si trattava, nel gergo tipicamente scolastico, di un  "Laboratorio  interattivo attraverso la musica  Azteca-Mexica" intitolato “Giochiamo con i movimenti e i suoni della natura”, che pare si sia tenuto in molte scuole dell'infanzia ed elementari italiane.

Preciso subito che non ci trovo niente di male. Anzi, sono convinto che l'esperienza abbia fatto solo bene ai giovani collezionisti di Winx e Gormiti di Villa Carcina.[1]

Però l'episodio è affascinante per capire i meccanismi di percezione dell'umanità media italiana dei nostri tempi.

Infatti, il signor Eleazar Contreras è un "danzatore azteco", che non vuol dire un messicano che balla, ma il portatore di una particolarissima pratica religiosa e politica. Si tratta, come vedremo meglio in altri e ancora più noiosi seguiti di questo post, di un tentativo di reinventare l'antica religione degli aztechi.[2]

Anche se non tutti i portatori di questa religione reinventata hanno esattamente le caratteristiche facciali che ci si aspetterebbe da diretti discendenti degli antichi indigeni messicani, sopravvissuti in comunità fortemente endogamiche. A partire dallo stesso Eleazar Contreras "Ollinatl", che a occhio somiglia di più a me che a un campesino indio:

ollinatl
Qui ribadisco la fortuna particolare che accompagna i messicani residenti in Italia, come il sottoscritto o appunto Eleazar Contreras. Immaginate le reazioni se un imam marocchino proponesse a una scuola materna un percorso di preghiera islamica, comunque intitolato o presentato. Invece di essere sottoposto a linciaggio nei media, Eleazar Contreras afferma di avere
"svolto una tourné di danze tradizionali alla presenza della famiglia Reale d’Olanda, del Papa e dei presidenti municipali di Copenhagen, Amsterdam, Londra, Berlino, Francoforte, Lichtenstein."
Nelle categorie mentali dell'italiano medio, esistono le religioni, cose tremende che vanno sorvegliate a vista; ed esistono le tradizioni, cose simpatiche che ci arricchiscono. In Messico, la religione è quella cattolica, il resto sono tradizioni.

Ora, il motore del mercato planetario è la varietà. E le "tradizioni" fanno parte di questa varietà-merce. A volte la merce viene consegnata a domicilio, come nel caso della scuola dell'infanzia di Villa Carcina, altre volte si va dalla merce. Con la Boscolo Tours di Padova:
"Viaggerete nello spazio e viaggerete nel tempo, alla ricerca della millenaria civiltà dei Maya".
All'ottavo giorno, la Boscolo Tours vi porta ad Atitlan:
"Incontro con uno sciamano per assistere ad un antico rito maya. Pranzo in ristorante sulla riva del lago".
E poi, in un accattivante corsivo,
"Magico luogo Maya! Con lo sciamano per assistere ad un rito maya. Il fascino di un enigma".
La Danza Azteca prospera soprattutto nei dintorni di Rimini, Riccione e Ravenna  - non per il noto gusto per il ballo che c'è da quelle parti, ma perché sono comuni dotati di immense strutture ricettive adatte a svolgere convegni fuori stagione a poco prezzo. Ma la Danza Azteca arriva, assieme a Contreras Ollinatl, anche al Disco Night Locanda Atlantide [sic] del quartiere San Lorenzo a Roma:
"Affascinanti rituali aztechi alla Locanda di Atlantide il 24 gennaio 2007, nel quartiere S. Lorenzo.

L’originalissimo spettacolo di danza azteca, eseguito da danzatori rispettosi della tradizione, ha suscitato nel pubblico stupore ed approvazione, coinvolgendo magicamente gli astanti con la suggestione dei rituali.

Le danze sono state precedute da una cerimonia purificatoria dei 4 punti cardinali, atta a richiedere l’autorizzazione divina allo svolgimento della performance.


La valorizzazione della tradizione azteca e della simbologia insita nei movimenti dei danzatori e nei costumi fedelmente riprodotti ha letteralmente ipnotizzato la platea trasportandola virtualmente in terre ed epoche lontane ed incuriosendo non poco i presenti."
Possiamo avere un'idea del pubblico ritualmente purificato, se pensiamo che la Locanda si vanta di organizzare serate di solidarietà con "Amnesty international, Legambiente, Emergency, Mani amiche adozioni a distanza, Reorient, Greenpeace"; ma pare che nessuno abbia battuto un ciglio osservando la danza in onore del dio azteco Xipe Totec - il resoconto precisa senza alcun soprassalto di pacifismo che
"Ogni anno venivano offerte a Xipe Totec numerose vittime scrificali cui era asportata la pelle affinchè fosse indossata simbolicamente dai sacerdoti che presiedevano il rituale."
Presumiamo che nella scuola dell'infanzia di Villa Carcina, Contreras Ollinatl abbia omesso questa particolare danza.

A conclusione del rituale da disco-night, divinamente autorizzato, l'entusiasta recensore esclama, "Mai più senza la natura e senza il contatto danzato con la nostra interiorità." [3]

I Danzatori Aztechi si sono presentati anche al convegno Il risveglio dell'anima Ancient Wisdom organizzato da Claudia De Matteis, una signora che di mestiere fa "Caccia all'anima - conuseling [sic] sciamanico" su appuntamento  e vende un corso sulla "Via Amerindiana alla Conoscenza di Sè", in cui svela "Gli insegnamenti finora nascosti degli Indiani d’America".

Al convegno Il risveglio dell'anima, il danzatore Ollinatl Contreras si è esibito dopo l'intervento di una certa Maria Caterina Feole, che aveva presentato la "Trasformazione Creativa Oloquantica@ - Una tecnica rivoluzionaria di Fisica Quantistica applicata di utilizzo dell'Energia Universale per l'ampliamento delle capacità della mente: la guarigione energetico-spirituale".[4]

Nello stesso convegno, si è parlato anche di cerchi nel grano, di Medianità quantica [5] e di reincarnazione.

Tra i relatori anche Agnese Sartori, una signora romagnola che si presenta come "Antropologa, Docente Universitaria, Sciamana", anche se il suo nome non compare sul sito del Ministero dell'Università e della Ricerca. Sembra che si sia laureata al DAMS di Bologna e faccia la regista e certamente è presente (con i suoi titoli) ovunque si parli di Danza Azteca. In particolare al Maurizio Costanzo Show.

Ma la Danza Azteca, in realtà, da dove viene? Qualunque cosa diventi alla Locanda Atlantide, le sue origini sono ben diverse da, e assai più interessanti di quelle delle ordinarie terapie New Age.

Note:

[1] I Gormiti, mostriciattoli con vari poteri esoterici, sono stati fabbricati dal Gruppo Preziosi (quello dello scandalo delle vernici tossiche) e si vendono in bustine chiuse, in modo da impedire la scelta e promuovere lo scambio, che a sua volta allarga il mercato.

Anche le Winx, prodotte dal prete don Lamberto Pigini, oltre a introdurre le bambine a pose ammiccanti, reggiseni e una sorta di stregoneria da New Age, rappresentano un fiore all'occhiello del Made in Italy (1,5 miliardi di euro l'anno), confrontabile con i megayacht. Dice Wikipedia:
"Molti importanti brand di ogni settore cominciano ad abbinare il proprio nome a quello delle sei fatine, per promuovere i propri prodotti. Già nel 2006 la Ferrero distribuisce delle piccole action figure statiche dedicate alle protagoniste della serie, come sorpresa degli ovetti kinder. Nel 2007 anche la catena di Fast food McDonald abbina delle action figure delle Winx al menù per bambini Happy Meal.

A dimostrazione che le Winx sono diventate un vero e proprio fenomeno di costume per bambine, il musical Winx Power Show, cominciato nel 2005 registra il tutto esaurito ad ogni data, davanti a migliaia di piccoli fans in delirio. Non solo: il sito web Winxclub.com registra oltre 2 milioni di visitatori unici al mese e un milione e mezzo di membri iscritti."

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (2)La Winx Day ad Aquafan, ovvero della superiorità morale di Xipe Totec

[2]
E' impossibile definire una "religione", comunque se l'induismo merita questo titolo, non vedo perché l'aztechismo non possa goderne.

[3] Eleazar Contreras, come me, è nato a Città del Messico, dove la natura si vede in televisione.

[4] No, Maria Caterina Feole non è una fisica, invece è esperta di "Marketing dei servizi e del territorio, di Qualità dei servizi, di Progettazione di eventi di comunicazione pubblica, di Pubbliche Relazioni."

[5] I Quanti vanno forte. Max Planck ne parlava nel 1900, gli appassionati della New Age hanno scoperto almeno il nome leggendo il Tao della fisica di Fritjof Capra nel 1975, e sono ancora convinti che si tratti dell'Ultima Frontiera della Scienza. 

(Continua...)



giovedì, 29 ottobre 2009

Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (1)

I cretini antipatici si fanno le vacanze a Phuket.

Quelli simpatici, si fanno le vacanze in Messico. Ma per quanto risultino simpatici, non sono meno cretini.[1]

Nell'economia immaginaria globale, strettamente parallela a quella materiale, ogni luogo ha una propria atmosfera da vendere.

Che so, New York è il polso vitale del villaggio globale; il Messico, invece, è il luogo dove si fa la siesta dello spirito, e dove lo stress svanisce all'allegro ritmo latino.

Questo ruolo precostituito significa che noi messicani ci possiamo permettere dei lussi che gli arabi si sognano: negli ultimi tre anni, la Guerra contra las drogas imposta dal governo statunitense al Messico ha fatto 12.000 morti, senza che noi messicani diventassimo minimamente meno simpatici. E sì che ci siamo dati da fare, torture, decapitazioni, linciaggi e una gran difficoltà a distinguere tra poliziotti e delinquenti.

Il Messico non riesce solo a vendere cocaina a due milioni di consumatori regolari statunitensi (più 400.000 bambini nati già incocainati). Il Messico vende anche la Saggezza Sciamanica, una materia prima che viene poi rielaborata e rivenduta da distributori locali in tutto l'Occidente.[2]

Prendiamo uno di questi distributori, la signora Annunziata Vulcano di San Casciano Val di Pesa (vicino Firenze, il comune della buonanima di Pietro Pacciani), che dirige l'Associazione Creature Luce Interiore Preziosa 2000 e vende - assieme a qualche amica - Massaggio Streaming, Trattamento Armony [sic], Canalizzazione, Consulenze Fiori di Bach, Riflessologia Plantare e qualcosa che si chiama "Alberi e Argilla".

Leggiamo il curriculum di Annunziata Vulcano:
"Riceve l’iniziazione al Krjia Yoga di P.Yogananda, incontra e pratica il buddismo tibetano con S.S.Dala Lama, pratica e insegna un’arte marziale, incontra la grande maestra spirituale vivente Ammaj [3] che le apre la via del cuore, studia e pratica lo sciamanesimo con Don Francisco Barnett (Messico) e tuttora con Nadia Stepanova, sciamana siberiana che le apre la via sciamanica. Incontra Marioj Attombri che la aiuta a unificare la Via dello Yoga con la Via Sciamanica integrandole nel suo insegnamento. Con lui approfondisce il Kundalini Yoga e il Raya Yoga e approccia al sufismo."[4]
In mezzo a tutto questo, la Signora Vulcano dice di aver pure trovato il tempo per "riscoprire la cristianità".

Mario Attombri, da lei citato, è il direttore del gruppo micologico di Noale in provincia di Venezia che si è trasformato nel Maestro Sufi Marioji; sulla confusione tra la Siberia, il Messico, il Tibet e l'India, sorvoliamo pietosamente, e soffermiamoci su Don Francisco Barnett, Messico. Suo padre, un indio Seri, vendeva santini; e possiamo quindi rallegrarci se suo figlio ha conosciuto un discreto numero di turisti europei.

Non c'è infatti solo Annunziata Vulcano. Ad esempio, una certa Monia Mattioli, che si presenta semplicemente e onestamente come coreografa e insegnante di danza, scrive nel proprio curriculum - immaiuscolandosi d'immenso - che lei
"E’ Formalmente Riconosciuta come formale Danzante della Nazione Indigena Kunkaak(Messico)
La Tribu’ Kunkaak; è situata presso l’Isola dello Squalo (ai Confini con l’Arizona-U.S.A.)e
E’ formalmente riconosciuta in quanto allieva Donna-Medicina dell’Uomo Medicina della stessa Tribu’ Kunkaak Don Francisco Barnett Astorga “Chapo”."
Nell'economia globale dell'immaginario, nessuno comprerebbe una Filosofia da un messicano. Una Danza invece va benissimo, soprattutto se Formalmente Riconosciuta. Già a metà del Cinquecento, tra i nativi messicani c'erano straordinari pittori e architetti capaci di trasformare l'arte europea in qualcosa di assolutamente originale, nonché latinisti eccezionali che aspettavano impazienti l'uscita dei testi classici nelle tipografie di Città del Messico; mentre tra i missionari arrivati dalla Spagna, c'erano antropologi e linguisti rispetto a cui quelli di oggi sono nani appollaiati sulle spalle di giganti.

Ma questo non rientra nel Messico della siesta, dove il riposo si deve accompagnare alla rigenerazione dei corpi (occidentali). Anche perché il consumatore di Saggezza Messicana in genere fa fatica anche a esprimere il più semplice concetto logico, mentre gli è indubbiamente più facile imparare due o tre movimenti molto elementari.

Ma soprattutto, la spiritualità e l'estetica fanno tutte e due parte dell'unica categoria della Cura di Sé.

L'essere umano prototipo dei nostri tempi - la Jeune Fille nel particolare senso che abbiamo più volte adoperato qui - è infatti una sorta di gemello siamese, costituito da Me Stesso e dalla Mia Immagine. L'estetica cura l'Immagine, la Spiritualità il Sé, ma è facilissimo confondersi: lo Yoga fa sparire le rughe, e la Danza fa volare lo spirito mentre libera dai troppi chili.

Non è davvero profondo il segreto dell'Armonia tra Corpo e Spirito:
"Il mio nome è Luca e sono lieto di invitarti alla ri-scoperta di modi antichi e naturali di vivere e curarsi. Uno di questi modi riguarda la Cristalloterapia, ovvero l'utilizzo di Pietre e Cristalli per il trattamento del Corpo della Mente e dello Spirito.

Presso Le Porte di Atlantide trovi gioielli pensati e preparati o anche disegnati insieme a te valutando ogni "dettaglio" come la Pietra e la forma più adatta. Il Pendolo, gli Olii essenziali, la Musica più indicata, i Libri fanno insieme ai Chiama Angeli e alle Lampade di sale da cornice ad un ambiente che nasce con l'idea della serenità.

Sono un Naturopata e lavoro tutti i giorni in studio e se lo vuoi sono disposto ad indicarti i rimedi più adatti alle tue esigenze a partire dalle Pietre e Cristalli, passando per i Fiori Australiani fino ad un lavoro sui Chakra ed i Corpi Sottili. Ti aspetto!"
Nessuno oggi ha il coraggio di dirsi ancora New Age, casomai Next Age; ma comunque la si chiami, le modalità di questa cultura sono penetrate ovunque.

Il mondo New/Next Age è costituito da individui che vorrebbero liberarsi, ma ne sono capaci solo fino a un certo punto; e così se il discotecaro si lascia andare in penose ma disinibite imitazioni delle danze caraibiche, il Newagista si limita saggiamente alle movenze assai più controllate delle danze messicane.

Quindi, come il caffè viene dal Brasile, la Danza viene dal Messico.

La Danza Messicana è soprattutto la cosiddetta Danza Azteca, non quella dei Seri  della signora Vulcano.  Ora, gli "aztechi" non hanno assolutamente nulla in comune con i Seri, a parte il passaporto verde scuro degli Estados Unidos Mexicanos, ma questo dettaglio è irrilevante per chi confonde i sufi con i tibetani.

E la Danza Azteca merita qualche lungo e noioso post a parte.

Messico immaginario, Sciamani New Age
La sciamana peruviana di lingua quechua, Yelitza Altamirano Valle, si gode una vacanza tutta pagata in Val d'Aosta. La parte più interessante della foto non è la distinta signora in primo piano, ma i Discepoli alle sue spalle [5]

Note

[1] Ovviamente questo non vale per voi, che siete sia simpatici che intelligenti.

[2] Lo so che noi messicani siamo parecchio più occidentali di voi, ma anche gli antropologi messicani usano il termine "Occidente" per definire il complesso culturale eurocapitalista.

[3] Sono incerto se si tratti di una bionda signora francese di mezza età che si fa chiamare Amma Maitreyi, oppure di Mata Amritanandamayi Devi, una signora indiana (autentica) che riesce a venire a Sesto San Giovanni e abbracciare le persone per sedici ore consecutive senza fare la pipì, come dimostra questa  testimonianza (maiuscole come nell'originale) di una certa Chandradevi. Sospettiamo che la signora Chandradevi, che pare si chiami in realtà Maria Cristina, non conosca il sanscrito (nonostante il nome):
"AMMA FIUME D'AMORE
mercoledì 10 dicembre 2008
scritto da chandradevi

INTENSA L'ESPERIENZA VISSUTA QUEST'ANNO ALL'ARRIVO AL PALASESTO DI SESTO SAN GIOVANNI DI MATA AMRITANANDAMAY CONOSCIUTA DA TUTTI COL NOME DI AMMA.MAESTRA INDIANA ILLUMINATA FA DELLA SUA VITA UN INESAURIBILE DONO D'AMORE.

NANDIN ED IO ABBIAMO AVUTO LA FORTUNA DI RICEVERE DUE ABBRACCI E STARLE ACCANTO PER DIVERSO TEMPO BENEFICIANDO DELLA SUA DIVINA ENERGIA.

EMOZIONANTE E INDIMENTICABILE LA NOTTE DEL DEVI BAHVA NELLA QUALE AMMA HA ABBRACCIATO MIGLIAIA DI PERSONE ININTERROTTAMENTE PER PIU DI 16 ORE SENZA FERMARSI ,MANGIARE ,BERE NE USUFRUIRE DEI COMUNI BISOGNI DI OGNI ESSERE UMANO.AMMA ABBRACCIA, CONSOLA,  BENEDICE  E SOPRATTUTTO TI TOCCA DENTRO TRASMETTENDOTI IL SUO AMORE DI MADRE DIVINA."
[4] Saggezza e ortografia non sono sinonimi, ma non dovrebbero nemmeno essere inconciliabili. Colpisce come più o meno tutti i distributori New Age riescano a carpire i più profondi segreti di culture impenetrabili, eppure sbaglino sistematicamente la trascrizione delle più semplici parole in altre lingue.

[5] I seguaci della signora Yelitza, peruviana, fanno anche i rituali del Capodanno (gregoriano) seguendo il Calendario Maya. Considerate che prima della conquista spagnola, i Maya erano sconosciuti ai peruviani quanto lo erano gli abitanti della Val d'Aosta, per la grande fortuna di peruviani, maya e valdostani.

(Continua...)



domenica, 25 ottobre 2009

Le intimità commerciali di Piero Marrazzo

Tra gli innumerevoli personaggi pubblici che si sono messi pazientemente in fila per prendere a calci Antonio Caracciolo, troviamo anche Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio ("vorrei poter guardare negli occhi questo professore", per potergli "trasmettere le immagini che io mi sono portato da Auschwitz, dallo Yad Vashem"  recita  con sentimento).

Un calcio che richiedeva una certa agilità, visto che Piero Marrazzo stava contemporaneamente affondando nella melma che ben sappiamo.

Che un gran numero di politici vada a caccia di sesso mercenario, a partire dal nostro Presidente del Consiglio, è una banale ovvietà, e forse anche irrilevante ai fini del tipo di lavoro per cui i cittadini li pagano.

L'episodio in sé sarebbe quindi privo di importanza, un ennesimo colpo di manganello nell'arlecchinata che va sotto il nome di Destra-Sinistra. Invece contiene in sé un insegnamento molto interessante, che va al di là delle sciocchezze partitiche.

L'intimità
, storicamente, è la sfera insindacabile e segreta, verso la quale una certa tolleranza è sempre dovuta.

Il problema è che nell'era della Jeune-Fille, l'intimità è la merce per eccellenza, la prima cosa che si mette sulla bancarella.

Quando si incrociano le prostitute transessuali che Marrazzo frequenta, ciò che colpisce è l'uso pubblico della propria intimità a scopo commerciale. Ma questa intimità è a sua volta una creazione artificiale, costruita sistematicamente solo a scopo commerciale.

Leggete attentamente la frase di cui sopra, e poi guardate come Piero Marrazzo metteva sul mercato la propria intimità falsificata, come parte integrante del proprio prodotto mediatico-elettorale.

Siccome ho il sospetto che la pagina in oggetto muterà tra poco, l'ho salvata qui con un fermapagina

E notate come l'autoinvenzione parta proprio dall'intimità: la vita pubblica, in questo testo, viene solo dopo.
 Le intimità commerciali di Piero MarrazzoPiero Marrazzo esibisce la propria figlia sul mercato.
Notare l'abbigliamento sportivo, il microfono e i riflettori



venerdì, 02 ottobre 2009

Il figlio di Ahmed si mette la minigonna

Ragionare con un islamofobo è un'impresa ardua: "Sì, sarà vero che a Parigi un musulmano accusato di voler mettere una bomba era innocente, ma che mi dici del senegalese sotto casa che tiene la musica ad alto volume o di quello che ha detto un tizio con la barba in un villaggio nel Pakistan contro la polenta? Avanti, rispondi!"

Però, se gli islamofobi non ragionano, mi offro a ragionare un attimo al posto loro. Diciamo che faccio loro da insegnante di sostegno.

Separiamo gli innumerevoli motivi, personali, teologici o culinari, per cui qualche aspetto del mondo tra Dakar e Borneo possa risultarci sgradito, dal nocciolo del discorso islamofobo. E separiamo anche l'islamofobia da tutti i problemi che ovunque accompagnano le migrazioni (tipo, non capiscono le nostre barzellette, mangiano troppo piccante, fanno la pipì sui muri, ecc. ecc.).

L'islamofobia vera e propria mi sembra si basi su due premesse fondamentali. Se stanno in piedi, gli islamofobi hanno qualcosa da dire. Se non stanno in piedi, farebbero meglio a darsi alla raccolta di francobolli, che è anche più rilassante.

La prima premessa è che in Europa, esistano qualcosa come "i musulmani".

La seconda premessa è, che quei musulmani abbiano sia l'intenzione che la possibilità concreta di cambiare la vita che viviamo noi.[1]

Infatti, non è molto interessante sapere se una ragazzina di origine egiziana a Milano porterà anche lei il foulard islamico, come lo portava sua nonna al Cairo. In quel caso, c'è solo uno spostamento geografico: volete comprare elettrodomestici cinesi? Volete farvi le vacanze a Sharm el-Sheikh o Cancún? E allora zitti, se oltre agli oziosi, si spostano pure i lavoratori con le loro famiglie.

Il punto è che nella ragazzina egiziana che a Milano indossa il foulard, non c'è proprio nulla che intacchi la mia vita, nessuna "islamizzazione" di ciò che non è islamico.

La domanda cruciale è, i musulmani faranno portare il foulard a mia figlia, che non è di origine egiziana? Ovviamente esiste la remota possibilità che mia figlia scelga di farsi musulmana, come potrebbe farsi Testimone di Geova o buddhista del Soka Gakkai, ma l'islamofobo non sta parlando di improbabili scelte individuali, bensì di un rischio per tutta la società.

Torniamo alla prima premessa. Esistono i "musulmani"? Beh, sulla carta sì. Solo che i musulmani reali che conosco io sono:
- ingegneri socialisti laureati all'università di Casablanca, attualmente muratori

- contadini berberi della montagna marocchina, che ci tengono molto a non essere arabi

- pizzaioli giordani che inveiscono contro i marocchini (berberi o arabi)

- scapestrati algerini scappati dal proprio paese, che vogliono divertirsi, bere alcol e correre dietro le ragazze lontani dall'imam e soprattutto dai parenti

- pittori astrattisti persiani con una casa a Stoccolma e un'altra a Los Angeles

- miliardari egiziani che parlano con i propri figli esclusivamente in inglese

- curdi dell'Anatolia che maledicono i turchi

- curdi dell'Iraq che maledicono gli arabi

- turchi aleviti comunisti che odiano i sunniti

- nazionalisti turchi che non amano gli arabi, i curdi o gli aleviti

- iracheni sunniti in fuga dagli sciiti

- albanesi che chiamano i propri figli Kevin, Elvis o Rossella

- rom kosovari che si trovano meglio con i serbi ortodossi che con i suddetti musulmani di nome Kevin, Elvis e Rossella
Potrei continuare per ore, ma fermiamoci qui. Siccome occorre essere buoni con i non raziocinanti, facciamo finta di non aver appena demolito la base dell'islamofobia, e diamo per buono che "esistano i musulmani", nel senso in cui negli anni Cinquanta "esistevano i comunisti": cioè milioni di persone che aderivano a un movimento transnazionale, più o meno unito allo scopo di cambiare il mondo.

Ora, questi musulmani come dovrebbero procedere per cambiare il mondo, per "islamizzarlo" insomma? Facendo figli, ci rispondono gli islamofobi. Probabilmente, l'idea è che se fanno tanti figli, poi diventeranno la maggioranza e faranno eleggere un governo che imporrà la legge islamica a tutti.

Gli europei non fanno figli, gli immigrati musulmani sì... il punto però è che fanno figli pure i peruviani e i cinesi e i filippini. Insomma, i musulmani rimarranno sempre una minoranza tra gli immigrati. E peruviani, cinesi e filippini non hanno la minima intenzione di farsi musulmani in blocco.

L'islamofobia sostiene che la cultura islamica si potrebbe imporre su quella che possiamo chiamare (scusate il termine riduttivo) cultura europea. Se dovesse succedere, potrebbe essere solo per un miracolo, che dimostrerebbe non solo che Dio esiste, ma che è pure dalla parte dei musulmani: non resterebbe che prenderne atto.

Abbiamo infatti visto che non ci potrà essere un'islamizzazione per maggioranza numerica. L'islamizzazione si potrebbe imporre solo perché gli italiani (o i peruviani) ne restano affascinati.

Infatti, non si è mai vista una cultura dominata imporsi su una cultura dominante. Certo, il teatro greco si è imposto a Roma; ma i romani erano già convinti in partenza di avere tutto da imparare, in materia, dai greci. Insomma, i greci erano i trendsetter in materia, i romani no. Mentre i quattro gatti di romani erano trendsetter in materia di urbanistica e di lingua, tanto che celti, iberi e germani accorrevano a farsi romani.

E' vero che la cultura europea si potrebbe benissimo appropriare di qualche aspetto delle culture di persone che si ritengono musulmane: il kebab ad esempio.

Ma il fatto che mangiamo pomodori, non vuol dire che gli europei siano diventati aztechi. Vuol dire che gli europei si sono mangiati sia i pomodori che gli aztechi.

Poniamo, per semplificare, che i musulmani non solo esistano, ma che costituiscano il 10% della popolazione di un paese europeo medio. Vuol dire che il 90% della popolazione, per ora, non è musulmana, e sta lì che attende di essere abbagliata dai musulmani.

Ora - a parte pittori astrattisti persiani e chirurghi siriani, che comunque esistono - i musulmani sono in genere degli sfigati. Se va bene, lavorano in fonderia.

Invece i trendsetter dei nostri tempi non lavorano in fonderia. Stanno in televisione, negli studi pubblicitari, sulle spiagge delle Maldive (dove applicano i loro costumi alla faccia dei locali, altro che shari'ah) e altri luoghi gradevoli. A voi calcolare quanti musulmani ci sono in televisione, negli studi pubblicitari o sulle spiagge delle Maldive, tolti ovviamente quelli che puliscono i gabinetti.

Gli islamofobi hanno in genere bisogno di disegnini, per cui gliene facciamo due.

Il primo disegnino raffigura dei musulmani a casa loro. Precisamente in Marocco, dove li vediamo impegnati a fare il lavoro sporco per portare La Fattoria 3 (quella del 2006) a casa nostra.

la-fattoria-sfigati
Nel secondo disegnino, vediamo una simil-escort di nome Justine Elizabeth Mattera, mentre lavora anche lei alla produzione della Fattoria 3, sempre in Marocco. Una dei Nostri che fa cose nostre a Casa Loro per portarci Casa Loro dentro Casa Nostra, insomma.

justine-matteramarocco
Possiamo porre la domanda così: i trendsetter saranno i laboriosi della prima foto (di cui tipicamente non si vedono nemmeno le facce) o l'oziosa della seconda foto?

Completiamo quindi il quesito fondamentale sull'islamizzazione: è più probabile che mia figlia indossi il foulard islamico, o che la figlia di Ahmed, turnista al macello comunale, indossi la minigonna?

Questo ragionamento mi è venuto in mente leggendo su una mailing list un tipico post contro "ciò che vorrebbe imporci la legge islamica."

La prova che qualcuno vorrebbe "imporci la legge islamica" consiste in una presunta intervista con un anonimo teppista in Svezia. L'anonimo teppista, di cui non vengono precisate le origini etniche e che non parla di religione, afferma: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa».

Che a me sembra una mirabile dichiarazione di fede nei valori fondamentali dell'Occidente contemporaneo. Il figlio di Ahmed si è messo la minigonna, insomma.

Non che gli servirà a molto cercare di fare il vichingo ganzo: un frequentatore della stessa mailing list commenta,
"Quuesti schifosi cavernicoli invasati e bestiali rovineranno il mondo, se non li fermiamo OVUNQUE ricacciandoli a calci nel culo nel loro abisso di inciviltà!..... Altro che "integrazione"!!!!!!!!!!!!"

Nota:

[1] Lo so da me che i musulmani credenti amerebbero veder convertire il mondo. Anche il Capitano Ashtar Sheran cerca di farci cambiare vita, ma nei fatti incontra qualche problema.



martedì, 22 settembre 2009

Roberto Cavalli, il Comune di Firenze gli dice finalmente di no...

Vi avevo già raccontato del nostro scontro con una piccola prepotenza del designer Roberto Cavalli, un rozzo miliardario che ha occupato buona parte di una delle piazze storiche di Firenze con una faraonica costruzione in metallo. Privando per giunta i bambini dell'adiacente asilo del loro spazio per giocare.

Abbiamo protestato per mesi, e alla fine il Comune si è rifiutato di rinnovare il permesso, scaduto lo scorso 14 settembre. Ovviamente, il Roberto Cavalli Club non ha ancora iniziato a smontare il mostro.

Gli aggiornamenti si possono leggere sul blog Firenze svenduta.



venerdì, 28 agosto 2009

Le Nonne e il Luogo Comune

Ore 4 meno qualcosa, mattina di agosto.

Le Pleiadi sono in alto a quest'ora, a darci la vera misura delle cose.

Per capire invece questo piccolo angolo di un piccolo pianeta, non leggo i giornali, ma osservo in silenzio le nonne ai giochi dei bambini, giardiniere intensamente impegnate a tessere il Luogo Comune addosso ai loro nipoti.

Anni fa, conoscevo quello che per me era un giovane intellettuale di sinistra, ateo e fortemente anticlericale, che sapevo di imprecisate origini ebraiche. Origini che mi interessavano relativamente poco, in fondo la maggior parte delle persone che conosco possono definirsi di origini cattoliche, senza che questo determini la loro identificazione, anzi.

Un giorno, il giovane intellettuale mi disse, piuttosto concitato, che nessuno poteva smettere di essere ebreo, senza attraversare prima una lunga terapia psicanalitica; e che le identità religiose sono già fissate all'età di tre anni.

Il mio conoscente evidentemente esagerava, oppure esprimeva il proprio caso personale (di fatti, dopo molta psicanalisi si è poi fatto rabbino) piuttosto che qualche inevitabile condizione generale. Però con il tempo mi sono convinto che sul secondo punto, una piccola parte di ragione ce l'avesse. Non solo per gli ebrei, evidentemente, e a patto di usare i termini "religione" e identità  in un senso molto lato.

C'è in effetti qualcosa che accomuna la maggior parte della gente che mi circonda, e che non è certo solo l'uso della lingua italiana. Non è nemmeno la religione in senso formale: i credenti cattolici costituiscono una minoranza ristretta della nostra società.

Si tratta di una sorta di Luogo Comune non pensato.

Il fatto che non sia pensato rende difficile ricostruirne con certezza la storia. Del passato, abbiamo gli scritti; e ciò che è scritto è per definizione pensato. Il Luogo Comune sorge prima, è ciò di cui non si discute e non si pensa.


Sorge prima, anche anagraficamente: entro i primi tre anni, appunto, tanto per buttare lì una cifra a caso. Un'età particolare, perché lascia un segno, ma senza ricordi su cui riflettere o da cui prendere la distanza.

Gli italiani hanno una fortissima coscienza delle tifoserie identitarie che li dividono, e poca di ciò che li unisce. Così, il Luogo Comune, proprio perché ignorato, può insinuarsi ovunque.

Il Luogo Comune non va confusa con l'identità, termine che sembra parlare di cose antichissime, mentre va di moda da appena una ventina di anni.

In realtà, l'identità dovrebbe significare l'essere se stessi, e quindi l'uscita dalle acque indistinte in cui viviamo immersi: proprio il contrario, quindi, di un Luogo Comune.

In realtà, chi parla di identità, intende l'identificazione, cioè la falsa identità costruita quando cerco la mia esistenza attraverso qualcos'altro. La Lazio, i vestiti di Roberto Cavalli, la tessera del Billionaire, l'affettuoso branco di sinistra, i fratelli credenti... Nemmeno questo però è il Luogo Comune: l'identificazione avviene più avanti nella vita, ha l'apparenza (in genere del tutto falsa) della scelta.

Il Luogo Comune italico non nasce dal conflitto con altri.

Quando il Luogo Comune incappa nel Fuori Luogo, si turba, perché scopre di esistere. Definisce fin troppo facilmente l'Altro, ma non sa nulla di se stesso.

Per rappresentare se stesso, questo ammasso di inconscio psichismo deve dipingersi con figure che hanno invece origine intellettuale. Il risultato è necessariamente falso.

Bestemmiatori incalliti agitano il crocifisso, frequentatori dei McDonalds sbraitano contro il cuscus, persone ignorantissime menzionano Dante e geometri che costruiscono villette a schiera invocano il Duomo di Giotto.

E' fin troppo facile demolire queste maschere simboliche, facendo fare la figura del cretino a chi le agita (e della persona intelligente a chi invece le demolisce).

Ma una volta che si dimostra che un discorso è cretino,
non si dimostra affatto perché qualcuno ha avuto bisogno di fare quel discorso, o perché quel discorso confuso sia stato subito capito da tanti.

Le cose indefinibili e impensate si nascondono anche alla ricerca, perché sono imponderabili: le statistiche possono solo misurare qualche sintomo.

Ma possiamo imparare infinitamente di più guardando la signora Rossi alle prese con la nipote Martina e un mucchietto di sassolini.



mercoledì, 01 luglio 2009

Britney Spears, la religione civile dell'Olocausto e una bufala mediatica

Da tempo, parliamo qui della trasformazione del genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale in nuova religione unificante dell'Occidente capitalista.

La costruzione della religione civile dell'Olocausto ha ormai assunto dinamiche proprie, che prescindono dai suoi stessi costruttori e sono affascinanti da seguire.

Un sito pieno di popup intitolato National Ledger dichiara che, "according to reports" e "reportedly", Britney Spears sarebbe stata invitata a recitare una parte in un film intitolato The Yellow Star of Sophia and Eton: la protagonista del film, Sophia LaMont, costruisce una macchina del tempo, con cui viaggia a ritroso, incontrando un ebreo di nome Eton in un campo di concentramento nazista.

Di tutta la vicenda, compresa la stessa esistenza del film, non si trova altra traccia in rete.

Ma nel flusso generale, un fatto è vero dal momento stesso che se ne parla, specie se tocca due argomenti strutturalmente eccitanti come Britney Spears - 87 milioni di dischi venduti nel mondo - e l'Olocausto, un accostamento che ha effetti psicologici analoghi al crocifisso al collo di Roberto Cavalli di cui abbiamo discusso in un recente post.

Britney Spears non può essere accusata di aver mai espresso alcun pensiero inopportuno, perché non ha mai espresso alcun pensiero in assoluto; ma il suo ruolo obbligato di meretrice virtuale, che le apre innumerevoli porte finanziarie, la esclude dalla sfera del culto religioso.

Ed ecco che leggiamo su tutti i media qualche variante di questa notizia, che riprendiamo dal sito della Stampa di Torino:
"BERLINO - Il Consiglio Centrale degli ebrei in Germania ritiene «del tutto inopportuna» la proposta di far interpretare a Britney Spears il ruolo femminile principale in un film sulla Shoah. Si tratta di The Yellow Star of Sophia and Eton (La stella gialla di Sophia ed Eton) e racconta la storia di una donna che si innamora di un uomo in un campo di concentramento. «È riprovevole cercare di finanziare il film mescolando perfidamente Britney Spears e l’Olocausto», ha detto la presidente del Consiglio Centrale degli ebrei in Germania, Charlotte Knobloch, al tabloid Bild. «I principi etici dovrebbero avere la precedenza. La sceneggiatura per i film su temi come l’Olocausto dovrebbe essere scelta con cura e anche la scelta degli attori deve essere prudente».
Ovviamente, ogni sito che riporta con devoto sussiego questa notizia, la associa a una serie di allegre foto di Britney Spears. Di quella virtuale; probabilmente il nostro è uno dei pochi siti a riportare una foto di quella reale, che mette in evidenza il suo indubbio piglio imprenditoriale.

Ugly Britney SpearsCredo che questo scambio tra una non notizia e un comunicato di sdegno (con un tocco curiale-cardinalizio), senza che nessuno cerchi di capire se gli stessi fatti di cui si sta parlando siano veri o no, ci dica molto sul giornalismo ai tempi nostri.

Ma anche la "sconvolta reazione" della comunità ebraica - che in ripresa dopo ripresa diventa "rivolta", "sdegno" e via drammatizzando - a sua volta si rifà a un'unica, discutibile fonte: il quotidiano  Bild, tutto tette e cadaveri, che probabilmente non ha riportato alcuna dichiarazione ufficiale, ma semplicemente qualche banalità estorta per telefono alla signora Knobloch.[1]

Nella strutturazione dell'immaginario religioso, le sceneggiature scelte "con cura" e gli attori reclutati con "prudenza" hanno invece una funzione cruciale, analoga a quella delle processioni ai tempi della Controriforma.

Lo scorso autunno, New York Magazine ha stilato una guida a ben sei film sul tema nazisti/olocausto in concorrenza allora per l'Oscar. Spiega l'autore,  "con l'economia messa com'è, nessuno vuole spendere i pochi soldi che ha per vedere un film sull'Olocausto che non sia piacevole, e quindi Vulture ha inventato questo infallibile flowchart per stabilire qual'è il film che fa per te".

Eccovi il diagramma di flusso di New York Magazine:

olocausto-cinema

1. (Ritornare) Nei contorti meccanismi della cultura delle Vittime e dei Vittimi, la miliardaria Britney Spears diventa per qualcuno una vittima anche lei, in questo caso della comunità ebraica tedesca. Scrive tutta seria una certa Vincenza Iovinella:
"sta di fatto che si è alzato contro di lei un muro. Una vera e propria battaglia contro la sua fama e la sua trasgressione, che ben poco hanno a che fare col dramma della sofferenza di una tragedia che ancora mina la memoria dell'Umanità. "



giovedì, 25 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (III)


La curiosità, più naturale che morbosa, per fatti di cibo, sesso e sangue, non sarebbe abbastanza da mettere in crisi Berlusconi. Anzi, lui stesso ha sicuramente lasciato che si diffondesse l'immagine di conquistatore, un'immagine non sgradita a buona parte del pubblico maschile italiano, usa a recarsi in vacanza a Phuket. L'ammiccamento, che permette di smentire, o almeno di ignorare, è da sempre un elemento dell'immagine regale.

La soglia però si supera, quando sono le conquiste a parlare.

Primo, perché nel momento in cui parlano - o videano, che è la stessa cosa, anzi di più - cessano di essere conquiste e diventano conquistatrici. Secondo, perché in un paese scarsamente cattolico, ma molto clericale, l'ammiccamento va benissimo, il fatto che inchioda no. Terzo, perché la poligamia è contemporaneamente inaccettabile per il cristianesimo e il femminismo.

Berlusconi può mandare cittadini italiani a uccidere in Afghanistan, ma non può mettersi il trucco quando balla con Patrizia D'Addario.

La soglia viene inevitabilmente superata in tempi che fondono la cultura della Jeune-Fille con una pervasiva tecnologia comunicativa: nulla di più pericoloso di una ragazza immagine con un registratorino nascosto, e soprattutto pronta a fotografare e farsi fotografare.

Ora, il bello è che "la ragazza immagine con il registratorino nascosto" potrebbe essere lei stessa una definizione di ciò che si chiama berlusconismo: Berlusconi muore, o resta gravemente ferito, grazie all'unica arma in grado di colpirlo - il berlusconismo, appunto.

In realtà, non abbiamo mai condiviso la teoria secondo cui Silvio Berlusconi avrebbe creato la cultura che da noi porta il suo nome, o fatto il lavaggio del cervello agli italiani.

Questa affermazione è insieme complottista e provinciale, perché dimostra una beata ignoranza dei meccanismi mondiali;[1] e costituisce un'inconscia autoassoluzione, una voluta riduzione del problema ai soli elettori di Silvio Berlusconi, mentre in realtà riguarda chiunque sia solito accendere il televisore in casa. E non solo.

Questi meccanismi erano già chiari a Guy Debord quarant'anni fa. Al punto 43, il suo testo difficile ma prezioso, La società dello spettacolo [2], recita:
"Mentre nella fase primitiva dell'accumulazione capitalistica "l'economia politica non vede nel proletario che l'operaio", ovvero colui che deve ricevere il minimo indispensabile per la conservazione della propria forza-lavoro, senza mai considerarlo "nei suoi svaghi e nella sua umanità", questa posizione delle idee della classe dominante si inverte nel momento in cui il grado d'abbondanza raggiunto nella produzione delle merci esige un surplus di collaborazione da parte dell'operaio. Questo operaio subito lavato dal disprezzo totale che gli è chiaramente manifestato attraverso tutte le modalità di organizzazione e di sorveglianza della produzione, si ritrova ogni giorno al di fuori di essa, apparentemente trattato come una grande persona, con una premurosa cortesia, sotto il travestimento del consumatore. Allora l'umanesimo della merce prende in carico "gli svaghi e l'umanità" del lavoratore, semplicemente perché l'economia politica può e deve ora dominare queste sfere in quanto economia politica. Così "il rinnegamento compiuto dell'uomo" ha saturato la totalità dell'esistenza umana."
La macchina che trasforma l'operaio in consumatore,[3] che - al di fuori del "disprezzo totale" che gli fa subire dentro il call center - lo tratta "con una premurosa cortesia", che lo coccola e solletica le sue fantasie senza mai soddisfarle, che lo infantilizza, crea un nuovo modello umano, che Debord chiamava la "Vedette" e che Tiqqun chiama la "Jeune-Fille":[4] termini entrambi al femminile, ma che indicano indifferentemente maschi e femmine.

Chi sia la Vedette/Jeune Fille, emerge chiaramente da un confronto tra le gambe di Barbara Montereale - tecnicamente perfette, in grado di competere con quelle di Lara Croft - e il viso, di una piattezza desolante.

Come scrive Tiqqun, "La Jeune-Fille assomiglia alla sua foto".

La Jeune-Fille parrebbe, quindi, una pura merce, priva di ogni vita propria:
"Poiché la sua apparenza ne esaurisce interamente l'essenza e la sua rappresentazione la realtà, la Jeune-Fille è l'interamente dicibile; e anche il perfettamente predicibile e l'assolutamente neutralizzato".
Forse, con il suo istinto così spesso vincente, Silvio Berlusconi contava su questo fatto. Senza capire che questa nullità ha dietro di sé tutta la potenza della storia.

Silvio Berlusconi ha cavalcato un'esigenza storica, certamente non inventata da lui. Senza rendersi bene conto che si trattava di una tigre e non di un cavallo; o se preferite, di un indistinto ammasso di vedette personalizzate con gli abiti tigrati di Roberto Cavalli.

Il riferimento non è casuale, per due motivi. Primo, perché abbiamo in questo periodo un contenzioso con Roberto Cavalli, e ci divertiamo quindi a parlarne spesso.

Ma più seriamente, perché Roberto Cavalli, alcuni anni fa, ha ridisegnato il costume delle famose conigliette di Playboy. Le conigliette, ricordiamo, sono le donne immagine di una donna manager - Christie Hefner - che vende pura immagine, cioè il brand che viene messo su prodotti fatti e venduti da altri in oltre 100 paesi, con un fatturato annuo di oltre 600 milioni di dollari.
"Pur rispettando l'inconfondibile trademark delle Playboy Bunnies - lo smoking abbreviato - Cavalli lo ha aggiornato con toni sado-maso. Uno schizzo del celebre stilista tanto amato dagli americani ritrae la nuova coniglietta con gli occhi fortemente truccati, un caschetto di capelli biondi lisci, una sigaretta che le pende ai lati della bocca, collare scintillante e delle pesanti fasciature in pelle ai polsi.

Una felina aggressiva ed irriverente da ciberspazio, insomma, più che la dolce coniglietta dall'aria casalinga di un tempo."

Roberto Cavalli con coniglietta di Playboy Da notare il crocifisso enorme che Roberto Cavalli ostenta: nello spettacolo generale, il ruolo dell'immagine-Chiesa è di dare un tono lievemente ridicolo di proibizione, che permette all'erotizzazione generale di presentarsi ancora come trasgressione.

Note:

[1] Che poi sono meccanismi brutalmente economici. Romano Prodi, allora premier, si rallegrò pubblicamente  nel 2007 per l'acquisto dell'azienda olandese Endemol, la macchina produttrice del formato del Grande Fratello, da parte di un consorzio formato da Mediaset, da Goldman Sachs e dall´imprenditore olandese John De Mol. Il ministro delle comunicazioni dell'allora governo di centrosinistra, l'ex-militante di Lotta Continua Paolo Gentiloni (della famiglia dei conti Gentiloni -Silveri, ma non è colpa sua), ebbe a dichiarare «L´operazione è un successo e una spinta alla diversificazione che dobbiamo incoraggiare».

[2] La società dello spettacolo, Massari Editore, 2002.

[3] Per "operaio" ovviamente non dobbiamo intendere semplicemente il lavoratore di fabbrica, figura oggi secondaria.

[4] Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille, Bollati Boringhieri, 2003.



lunedì, 22 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (II)


Come si fa a essere così intelligenti da diventare insieme il più ricco imprenditore del paese e il capo di governo più politicamente longevo della storia italiana, almeno dopo Benito Mussolini?

Come si fa a essere così imbecilli da lasciarsi travolgere da un'orda di ignorantissime giovani meretrici?

Solo ponendosi entrambe le domande, possiamo capirci qualcosa del destino di Silvio Berlusconi. Forse una risposta sta nella distinzione tra intelligenza istintiva e intelligenza riflessiva.

Ritengo che l'intelligenza riflessiva - quella, per intenderci, che piace ai lettori di questo blog - sia sostanzialmente una zavorra nella vita. Capire non permette quasi mai di cambiare le cose; anzi, è spesso di intralcio; e capire le ragioni degli altri è disarmante e quindi fatale.

L'intelligenza istintiva è invece quella che nei fatti si dimostra vincente.

Silvio Berlusconi, quando parla in pubblico, alterna tra banalità e sciocchezze. Immagino che anche a parlarci in privato, dirà tutt'al più cose dettate da una sorta di diffuso buon senso. Eppure Berlusconi è riuscito a fare, ovviamente per sé, ciò che non è riuscito a nessun altro nella storia italiana.

Facile dire che ci sarà riuscito con la corruzione: evidentemente ha saputo chi corrompere e quando, mentre migliaia di altri squali non ce l'hanno fatta.

Soprattutto, Berlusconi è riuscito a fare in modo che almeno la metà degli italiani si riconoscesse in lui, nella sua faccia da Pierino impunito, nella sua contagiosa allegria, nelle sue barzellette.

Silvio Berlusconi è quindi un uomo di insolita intelligenza istintiva, che momento per momento, sa compiere le scelte giuste, mentre noi complicati annaspiamo.

Ma la mancanza di riflessione può portare alla catastrofe. Non si possono conservare segreti, perché i piccoli se li lasciano sfuggire senza pensarci, i grandi fanno in modo che si scoprano quelli dei propri concorrenti.

Per impedire la fuga di un segreto, occorre controllare un'intera società, stroncando le informazioni prima ancora che nascano, come Stalin quando sulle mappe faceva spostare città intere perché non venissero trovate dai bombardieri nemici.

Anche se volesse, Silvio Berlusconi non potrebbe mai fare qualcosa di analogo, perché la sua forza non risiede in alcuna forza sociale volontaristica, ma proprio nel flusso delle chiacchiere, nel sottofondo ammiccante che forma le serate degli italiani: un sottofondo dove erotismo, giovanilismo e compiacimento per le proprie debolezze sono gli ingredienti decisivi. Ed è così, non certamente per colpa di Berlusconi, ma perché la comunicazione oggi è il discorso incessante di seduzione delle merci.

 

Da notare la perfetta intercambiabilità degli sfondi, finto urbano come finto ecologico

Le merci parlano sempre al livello più basso, perché nessun cliente deve essere escluso; e il denominatore comune universalmente comprensibile a tutti è il pettegolezzo erotico, attività che occupa un settore enorme del sistema mediatico.

In queste circostanze, come poteva Berlusconi non pensare che almeno una delle tante ospiti della sua villa avrebbe parlato?

Non ci sono regali che tengano, perché su cento, ci sarà sempre una insoddisfatta perché vorrebbe di più, una gelosa perché un'altra ha ricevuto una collana più bella, o semplicemente una che si vanta con la migliore amica, senza rendersi conto che proprio quella migliore amica vorrà tentare il colpaccio tradendola.

(Continua...)



domenica, 21 giugno 2009

Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (I)

"Ce bidet, tu ne peux pas savoir combien de paires de fesses il a accueillies !"

Silvio Berlusconi, indicando a Jacques Chirac le sale da bagno della sua villa.
Sto guardando la fotogalleria di Barbara Montereale, di mestiere "ragazza immagine", reduce da una ben retribuita vacanza nella villa di Berlusconi.

La fotogalleria di Barbara Montereale si trova, guardacaso, su Repubblica, il quotidiano antiberlusconiano cui la Jeune-Fille sta raccontando le proprie imprese. Lo scambio è interessante: Barbara Montereale inguaia ulteriormente Silvio Berlusconi e in cambio riceve una pubblicità di valore inestimabile per la sua futura carriera appunto di ragazza immagine.


L'agricoltura attende paziente la restituzione delle braccia di Barbara Montereale

La scena di Silvio Berlusconi che barcolla assieme alle sue veline, billionairine, letterine e altre troie, è oggettivamente affascinante.

Ogni volta che Silvio Berlusconi è stato accusato di tremende (e reali) nefandezze, è aumentata la sua popolarità. Stavolta, invece, è accusato di essersi divertito con un schiera di adulte ampiamente consenzienti. I tentativi di trovare qualcosa di irregolare, dal punto di vista giuridico o politico, nel comportamento di Silvio Berlusconi in questo caso sanno di arrampicate sugli specchi.

Eppure gli antiberlusconiani fanno benissimo a insistere su questo tasto.

Non so se perderà il governo, ma certamente sappiamo già l'unica cosa che si ricorderà di Berlusconi nei prossimi mille anni: e non dovrebbe essere un problema da poco per chi è così fissato con la propria immagine.

Silvio Berlusconi ha tutte le ragioni nel dire che si tratta di fango. Ma il fango ha un suo fascino. Infatti, Berlusconi non è oggetto di un attacco moralistico, che in Italia non coinvolgerebbe quasi nessuno: le prime a perdonarlo sarebbero le tante nonne che guardano Rete Quattro e ritengono che i maschi, poveretti, siano deboli da quel punto di vista.

Il guaio per Berlusconi è un altro: mentre il Lodo Alfano è del tutto incomprensibile (provate ad andare oltre pagina 5 di uno dei tomi di Travaglio), le storie di sesso sono immediatamente comprensibili e quindi di enorme interesse per tutti. Anche chi dice che Berlusconi ha fatto benissimo a riempire il suo Jacuzzi di insaponatrici pugliesi, comunque ci sta pensando.

Gli elementi fondamentali biologici hanno una forza straordinaria, a prescindere da ogni giudizio etico: il caso Mills scompare di fronte al  pensiero del  bidet berlusconiano. Ma scomparirebbe anche se venissimo a sapere che Berlusconi si mangia le cavallette vive, o uccide i gatti a colpi di stivale. Perché sangue, sesso e cibo sono cose che capiamo tutti.

(Continua...)



lunedì, 15 giugno 2009

Il Club Roberto Cavalli, le macchie di leopardo su Firenze (ii)


Roberto Cavalli, e/o il suo genero Joseph Danilo Jacoviello, nonché il loro creativo architetto Italo Rota, hanno presentato al comune di Firenze il progetto di ciò che pudicamente chiamano un "dehors": immaginatevi un incrocio tra il lavoro in acciaio della Torre Eiffel e i viali che conducevano alle tombe dei faraoni a Luxor, però con enormi poltrone in stile animalier.

Lo scopo non era quello di accomodare i clienti, che non sono molti, ma di lasciare una zampata-immagine leopardata sulla città di Firenze.

Il dehors - che i residenti non francofoni chiamano il Catafalco - doveva occupare per tutto l'anno l'unico spiazzo rimasto libero in Piazza del Carmine, che per il resto è un immenso parcheggio con sottili marciapiedi e costellato di altri locali con i loro più modesti "dehors" che vengono smontati d'inverno.

Lo spiazzo si trova davanti all'uscita della scuola dell'infanzia Fioretta Mazzei, e vista la scarsità di spazi nel quartiere, è il luogo dove i bambini sono soliti giocare, al riparo dal traffico.

Ci sono state quindi, una serie di riunioni tra i responsabili del Comune e i rappresentanti dei genitori, in cui il comune si è prodigato in parole sul rispetto dei loro diritti.

Così un mercoledì, i rappresentanti dei genitori tornano a casa piuttosto soddisfatti. Il fine settimana seguente, gli uomini di Cavalli iniziano a montare il Catafalco, ancora più esteso e massiccio di quanto fosse stato dichiarato nel piano presentato al Comune. I genitori chiamano i vigili, e scoprono così che il Club Roberto Cavalli, a poche ore dall'ultima rassicurante pacca sulla spalla degli assessori, aveva ricevuto tutte le autorizzazioni.

Almeno quelle del Comune, visto che Cavalli o Jacoviello non avevano avuto la cortesia di chiedere il permesso alla Soprintendenza, che pure qualcosa c'entrerebbe, visto che il Catafalco si trova proprio accanto alla Basilica di Santa Maria del Carmine, uno dei principali monumenti di Firenze. Anzi, ne ostruisce pure una delle uscite laterali.

D'altronde, i dettagli burocratici non interessano molto al Club Roberto Cavalli, visto che qualche mese prima, i NAS dei Carabinieri vi avevano fatto un'irruzione alle 2.15 di notte, scoprendo che quello che si presentava come un ristorante veniva usato, senza alcuna autorizzazione, anche come discoteca.

Il Catafalco non solo impedisce i giochi dei bambini, ma oscura anche le finestre dell'asilo; e lo stretto passaggio rimasto libero tra la scuola e il Catafalco viene usato di giorno come deposito, non particolarmente igienico (ma di questo me ne importa poco) per le bevande che saranno consumate la notte dagli avventori. Il panorama dall'interno della scuola è infatti questo:

bottiglie-roberto-cavalli

Vi segnalo l'apertura di due blog sull'argomento, uno in italiano e uno in inglese, invitandovi calorosamente a fare un link:


Lo so che tutto questo è una piccola vicenda e anche molto locale.

Però è un episodio sintomatico, perché fatti analoghi stanno succedendo in tutta la città, e se ci pensiamo bene, in tutto il mondo.

Per i media, la democrazia significa la libertà di scegliere tra i candidati che altri ti presentano, e per cui altri scrivono i programmi.

Per Costanzo Preve, e più modestamente anche per me, democrazia dovrebbe avere il significato che aveva in origine: il potere del popolo. Frase abusata, ma pensata al concetto. Un potere che bilancia, e se necessario contrasta, l'altro potere, che è dato dal possesso di mezzi economici - democrazia capitalista è quindi un ossimoro.

Qui abbiamo la prepotenza di pochi, ma dotati di mezzi per noi inimmaginabili, contro i diritti di molti: dei bambini e genitori, dei residenti, persino quelli dei turisti che magari preferirebbero vedere la Chiesa del Carmine senza il Catafalco accanto.

I genitori, i loro bambini e i residenti faranno un presidio il 17 giugno, dalle ore 19 in piazza del Carmine a Firenze.

La manifestazione ha un titolo assai elegante:

Ma non si uccidono così anche le piazze?

e nel volantino che la annuncia, troviamo questo meraviglioso disegno:




domenica, 14 giugno 2009

Il Club Roberto Cavalli, le macchie di leopardo su Firenze

Il leopardato è un modo di vestire praticato da certe signore cinquantenni che vorrebbero essere scambiate per peripatetiche diciottenni, ma finiscono per sembrare semplicemente sessantenni volgari.

Il principale promotore di questo stile animalier è un certo Roberto Cavalli, che compie su di sé la stessa operazione delle sue clienti: nel tentativo di sembrare un trasgressivo adolescente, riesce a dimostrare parecchi di più dei suoi sessantotto inverni.

Roberto Cavalli è uno dei grandi maestri del culto della Jeune-Fille.

Il maculato di massa, con la sua rumorosa allegria apparente, si promuove in tutti i tentacolari modi di cui è capace il mercato. C'è anche Roberto Cavalli Vodka, Roberto Cavalli agriturismo,un vino ("Cavalli tenuta degli dei"), una linea di carrozzine (Baby Safari Collection di Aprica a pelle di giraffa) e persino "la nuovissima collezione di accessori ed abitini per animali Roberto Cavalli Pets".


Caratteristica dei nostri tempi, come abbiamo visto, è una sorta di inversione delle funzioni umane consuete: l'intimo, il simpatico, l'irregolare, il frivolo e il personale sono semplici maschere di una realtà feroce e impersonale.

Infatti, le amenità di Roberto Cavalli sono inscindibili da un intreccio complesso di società tutelate da commercialisti, avvocati, giornalisti compiacenti e buttafuori.

Casa Cavalli è una gigantesca costruzione, opera dell'architetto Italo Rota, con tanto di pista per elicotteri, che deturpa le colline nei pressi di Firenze: "di sera la casa diventa una fonte luminosa gigante, una vera e propria lanterna nel bel mezzo della campagna toscana, con l’alternarsi del verde, del rosso, del rosa e così via".

E' qui che Roberto Cavalli celebra il rito annuale del consumo natalizio, in un'atmosfera meticolosamente analizzata dalla saggia Betty Moore su Le Malvestite.

Una certa Nanà Bottazzi, categoria giornalista compiacente, chiede a Eva Cavalli, moglie di Roberto e madre dei suoi numerosi figli, "C'è un momento in cui si commuove, signora Cavalli?" E la signora Eva risponde, "Sì, è quando entriamo in quella stanza che trabocca di regali, i bambini hanno gli occhi lucidi e sono eccitati, pronti a scartarli". Quella stanza, a quanto pare, è questa cosa qui, con tanto di albero impiccato alle travi, orso leopardato, corna e crocifisso. I bambini entrano, presumibilmente, dopo i fotografi.


Visto che Roberto Cavalli festeggia in questo modo il Natale, è comprensibile il fatto che abbia chiesto di non pagare le tasse sulla propria villa, che a dire dei suoi commercialisti gli servirebbe come luogo di lavoro e di rappresentanza: la vita privata è infatti la forma suprema di merce  pubblica dei nostri tempi; non a caso, anche il gatto di Cavalli è maculato.

La figlia di Roberto, Rachele Cavalli, ha sposato un certo Joseph Danilo Jacoviello, ventottenne figlio di un non meglio precisato "imprenditore napoletano". A Joseph Danilo Jacoviello, il suocero ha affidato la gestione del primo Dinner Club Roberto Cavalli del mondo, aperto lo scorso dicembre a Firenze, cui fanno seguito i Roberto Cavalli Club di New York e Dubai: lo stile a chiazze può essere un vestito, una carrozzina, una vodka o anche una cena.


Joseph Danilo Jacoviello e Rachele Cavalli

Il Roberto Cavalli Club si è così impossessato di una chiesa anglicana sconsacrata accanto alla grande Basilica di Santa Maria del Carmine, uno dei più notevoli luoghi d'arte di Firenze. Il Cavalli Club si vanta di essere "una nave d'oro e acciaio, nel centro del capoluogo toscano" , progettata ovviamente da Italo Rota.

A un certo punto, Italo Rota ha deciso che questo tempio alla fuffa contemporanea aveva bisogno di un altrettanto trionfale ingresso, capace di imporre Roberto Cavalli all'intera piazza come il vero monumento dei nostri tempi.

(Continua...)



giovedì, 28 maggio 2009

Facce da elezioni, Firenze (II)

Alla prima parte
Se vi interessa il tenebroso tema delle elezioni a Firenze, non mancate in questi giorni di dare un'occhiata al blog di Io non sto con Oriana

Giovanni Bellosi, "titolare di studio immobiliare" e candidato del Popolo della Libertà - Berlusconi per Firenze, prima tappezza la città di manifesti che mettono in mostra la sua Faccia Davvero Nuova, come abbiamo potuto vedere nel post precedente.

Poi pubblica un "giornalino" - in realtà quattro pagine assai patinate - che reca in alto queste parole:
"Avrei potuto investire di più nella mia campagna, con più cartelloni, affissioni, ecc. Volutamente però, ho scelto di ridurre le spese e di limitarmi a questo giornalino per donarne una parte a chi, in Abruzzo, ha bisogno di cose più importanti. Un piccolo contributo, ma che spero possa essere seguito da alti, in un momento in cui i politici devono fare qualcosa in più, dando un esempio positivo."
Come diceva il Salsicciaio nei Cavalieri di Aristofane:
"E s'io non t'amo, o Popolo, se le mie tenerezze
per te non sono, in trítoli sia tagliato e bollito.
Vuoi di piú? Su un'agliata col cacio io sia qui trito,
pei coglioni al Ceràmico sia tratto col rampino!"

Le elezioni portano a trasgredire il principio secondo cui non bisogna elogiarsi da soli.

A differenza di Bellosi, la maggior parte dei candidati aggira questo divieto, usando la terza persona.

Prendiamo Stefano Di Puccio - Lista Renzi - che ha due qualifiche fondamentali: gioca a rugby e gestisce una trattoria in Piazza della Passera (sì, si chiama così):
"La concretezza, la spontaneità e la coerenza costituiscono gli elementi grazie ai quali Di Puccio testimonia il suo amore per Firenze".
Gli manca solo la modestia, poi sarebbe perfetto.

(Continua...)


Facce da elezioni, Firenze (I)

A Firenze, si vota - tra l'altro - per il comune.

La gara fondamentale è  tra un ex portiere di calcio (Giovanni Galli) e un feticista che colleziona  cappellini di Oriana Fallaci  (Matteo Renzi), ma liste e candidati sono numerosi.

Però per tutti vanno di moda le Facce Nuove.

facce-nuove

Anzi, c'è addirittura una lista che si chiama Facce Nuove con Matteo. Matteo semplicemente, visto l'improvviso clima di affettuosa intimità che c'è in giro (torneremo più avanti sulla signora che appare  nella foto sotto e il suo notevole programma politico, per ora diciamo solo che si chiama Elena Scatragli).

facce-renzi

Il problema è che Matteo Renzi, che briga e traffica in politica sin da quando frequentava la scuola materna, non è esattamente una Faccia Nuova. E non basta che lui chiami il proprio sito web A Viso Aperto.

E allora ha ideato una specie di generatore automatico di Facce Nuove. Al posto della propria faccia, sui manifesti elettorali Matteo Renzi ci mette quelle di un gran numero di individui sconosciuti, presumibilmente suoi elettori, o magari no.

renzi-viso

L'ambigua natura della Faccia Nuova. La Faccia che Sorride entra automaticamente in intimità con noi: è dei Nostri, e ciò fa cadere immediatamente ogni barriera o definizione ideologica. Con la Faccia (è sempre singolare, possiamo fissare un solo naso alla volta), non si fa politica, si fa amicizia. Anzi, se ci sorride, e in quel modo, vuol dire che siamo già amici.

Allo stesso tempo, nella società fluida del consumo, la Faccia Nota induce in noi un moto di rigetto, come tutte le cose familiari che dobbiamo gettare nella pattumiera per far posto per cose nuove.

Ecco che cerchiamo quindi la Faccia Nuova, che deve essere insieme amica e sconosciuta.

(Continua...)






Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator


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