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venerdì, 06 novembre 2009 Del diritto di ridere e di odiare Uno dei capisaldi di questo blog è l'opposizione radicale, a 360 gradi, a ogni tentativo di censurare espressioni che qualche gruppo permaloso, a proprio insindacabile giudizio, ritiene "offensive".
Il principio non è complicato. Se un molisano impedisce a me, che sono di origine messicana, di partecipare a un concorso in base alle mie origini etniche, va punito. Se un molisano scrive che i messicani sono tutti ladri e che il Messico dovrebbe essere annesso dal Guatemala, può scriverlo e guai a chi cerca di censurarlo. Con lo stesso diritto, ovviamente, posso rispondere come voglio sui molisani, sulle loro madri e sul diritto dell'esercito del Ciad di occupare Campobasso. Voi sapete come la pensiamo qui sull'islamofobia; e daremmo volentieri un premio a chiunque tirasse una torta in faccia a quel grosso deficiente del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini. Bene, Giancarlo Gentilini è stato condannato alcuni giorni fa alla pena di non poter parlare in pubblico per almeno tre anni, per le sue demenziali sparate islamofobe e razziste. Noi condividiamo in pieno la coraggiosa presa di posizione di Vincenzo Donvito dell'ADUC [1], che non dice, "magari Gentilini era innocente". No, dice, "Difendiamo il vicesindaco di Treviso e il suo diritto a pensare ed esprimersi da razzista". Leggete il comunicato dell'ADUC, perché coglie perfettamente il punto. La censura del giorno riguarda un cortometraggio uscito in Slovenia, intitolato Trst je naš ("Trieste è nostra") in lingua slovena e rivolta a sloveni, che alcuni italiani stanno cercando di censurare. Non ho visto il cortometraggio, ma non lo hanno visto nemmeno gli aspiranti censori. Lasciamo perdere tutta la contortissima questione di Trieste e dintorni. Quello che è interessante è il meccanismo del vittimismo censorio: io ti impedisco di esprimerti, perché tu aprendo bocca con gli amici tuoi, lontano da me, mi fai sentire vittima, mi fai soffrire per il passato mio, o di mio nonno o del cugino di terzo grado di mio zio acquisito. Parte addirittura il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che rievoca tutto il solito armamentario moralistico dei censori: "Tra qualche giorno celebriamo il ventennale della caduta del muro di Berlino e nessuno dovrebbe permettersi di scherzare sul sangue e sul dolore che l'Europa ha drammaticamente conosciuto", ha dichiarato Frattini. "Rievocando quanto i cittadini dalmati e istriani hanno subito e sofferto per le orribili azioni delle bande del dittatore jugoslavo", ha osservato il titolare della Farnesina, "il film versa nuovo sale sulle ferite che dovremo tutti contribuire a far chiudere piuttosto che riaprire".La Storia è come la predica in chiesa, niente cani nemmeno al guinzaglio, niente battutine e non passarsi i bigliettini. Frattini usa un classico trucco dei censori: quello di associare l'evento da censurare a qualche data, in questo caso l'anniversario della caduta del Muro di Berlino, che non c'entra assolutamente nulla, ma dovrebbe far sembrare ancora più insensibile il regista. Il gioco è facile, visto che ci sono solo 365 giorni in un anno, e qualunque cosa si faccia sarà sempre vicino all'anniversario di qualcos'altro. Le associazioni dei profughi istriani si lamentano da mezzo secolo di essere state emarginate e censurate e non hanno forse tutti i torti.[2] Ma come spesso succede, appena conquistano il diritto di farsi sentire, lo usano per chiedere di mettere a tacere qualcun altro. Pontifica Lucio Toth, presidente dell'Anvgd, associazione che raccoglie gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia: "Concordo con le parole di censura espresse dal ministro Frattini - ha detto Toth - anche ammesso che abbiano voluto fare una parodia, l'argomento non si presta allo scherno. Ci sono ancora tendenze scioviniste da parte slovena che contestano l'italianità di Trieste e Gorizia". "Il pericolo - ha concluso - è che attraverso la satira si raggiunga un risultato opposto: gettare sale su una ferita ancora aperta che si cerca di rimarginare".Qualcuno potrebbe contestare l'italianità non solo di Trieste e Gorizia, ma anche di un tizio che di cognome fa Toth. E poi, visto che i censori amano accostare date a caso, siamo vicini al Giorno dei Morti, che in tante culture (da Halloween al Día de los Muertos) celebra il diritto di ridere della morte stessa e di tutte le tragedie. ![]() Il presidente dell'Unione Istriani di Trieste, Massimiliano Lacota, tira fuori le parole magiche ("inaccettabile", "odio") che vanno di moda di questi tempi. Il trailer, secondo lui, "riporta tutta una serie di situazioni che sono inaccettabili, a partire dagli slogan che incitano all'odio razziale e sono contro la città di Trieste". Ed ecco le frasi di Odio Razziale che lui cita: "'Trieste ritornerà slovena', 'Nel 2010 scriveremo una nuova pagina di storia' oppure 'Ridiamo orgoglio al popolo sloveno'."Che anche se le anagrammi, non si capisce cosa ci sia di così tremendo; ma la preoccupazione principale di oggi è quella sottile emozione che chiamano "Odio", che avvocati chirurghi e secondini dovrebbero curarsi di estirpare dall'intimo delle persone. Frattini tira fuori le sospette vicinanze di data; Lacota invece si preoccupa delle vicinanze geografiche: ""Di più ci ha irritato il fatto che questo film venga presentato per la prima volta non a Lubiana ma addirittura a Sesana, a pochissimi chilometri da Trieste", protesta Lacota a proposito della proiezione in programma il 6 novembre. "Lacota si infuria se viene contestata "l'italianità" di Trieste, ma usa tranquillamente il nome italiano "Sesana" invece dello sloveno Sežana: se c'è qualche vittimista sloveno in giro, potrebbe denunciare il signor Lacota perché offende la slovenicità del piccolo comune e getta sale sulle ferite del sindaco, del postino e del negoziante che vende liquori ai turisti italiani. Lacota ha comunque in tasca la soluzione a tutti i conflitti dei nostri tempi. Che non consiste nel fare un film migliore e più graffiante di quello del regista sloveno, ma di correre dalla grande mamma dicendo, "lui mi ha offeso": "Abbiamo già fatto vedere il trailer ai nostri legali di Bruxelles - conclude - e crediamo che ci siano i fondamenti per avviare un'azione legale nei confronti della Slovenia, un procedimento di infrazione per istigazione all'odio razziale".Nota: [1] Non so quasi nulla di questa associazione, che mi dicono sarebbe vicina all'orrido Partito Radicale. Ma qui stiamo parlando di questioni di principio; e l'ADUC ha comunque posizioni nettamente antirazziste. [2] A pensarci bene, non sono state solo vittime della "censura comunista", ma anche e forse soprattutto del fatto che la Jugoslavia non si poteva offendere, perché era un pilastro antisovietico. giovedì, 05 novembre 2009 La vicenda della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che vieterebbe l'uso dei crocifissi nelle scuole italiane, è un esempio fantastico di politica simbolica.
Lasciamo perdere il giudizio sulla presenza dei crocifissi nelle aule (o in quelle poche in cui sono ancora rimasti a prendere polvere) e cerchiamo piuttosto di capire il significato del teatro che vi si costruisce attorno. Il teatro consiste nella solita sfilza di dichiarazioni forti da fare ai media, prima che la notizia sparisca nel nulla. Questa volta, le dichiarazioni forti sono quasi tutte a favore del crocifisso e provengono da Destra. In particolare dal consueto giro di personalità pubbliche il cui rapporto con la mitica Morale Cattolica consiste, nel migliore dei casi, in discutibili annullamenti presso la Sacra Rota ("mica l'avevo capito che il matrimonio cattolico è per sempre, e poi quel giorno lì non ero in grado di intendere e di volere"). Il crocifisso è ovviamente irrilevante per loro; ma si tratta di un'eccellente occasione per lanciarsi nella politica del vittimismo, che è ormai la forma generale di comunicazione. L'occasione è data dal fatto che questa volta non c'è un nemico agguerrito. Infatti, quasi nessuno odia il crocifisso, mentre è un oggetto che suscita una diffusa e vaga simpatia basata sulla consuetudine. Quindi, si può urlare forte, rischiando poco. Ed è necessario urlare forte, perché in realtà la Destra non fa nulla di particolarmente cattolico; anzi, nei fatti è la principale artefice della scristianizzazione della società, grazie a tutta la potenza di Mediaset, nonché alla precarizzazione dei rapporti sociali. Dei fatti cattolici mancanti, ci si rifà con ore di immagini del Papa in televisione, con insulti ai musulmani o, appunto, parlando del crocifisso. Il gioco del vittimismo consiste nell'invocare leggi speciali per chi si sente "offeso": è la logica dietro mostri giuridici come la Legge Mancino, le ventilate leggi contro il negazionismo-revisionismo e altre proposte contro la "discriminazione", nella misura in cui colpiscono idee e sentimenti. Il politico di Destra chiede retoricamente, "può forse esserci qualcuno che si sente offeso dal crocifisso?" - come se quello fosse il problema - e poi grida, "invece i cattolici si sentono offesi se lo tolgono!" E quindi, ci vuole una sorta di esenzione speciale dalla laicità di stato per i cattolici offesi, non in quanto cattolici, ma in quanto Offesi. Tutto questo è puro teatro e va considerato come tale: i laicisti che pretendono che questa agitazione a breve termine davanti alle telecamere, che resterà senza alcun seguito concreto, costituisca un "pericoloso ritorno al Medioevo" fanno semplicemente da sponda, prendendo sul serio la schiera di politici rumoreggianti. In questo teatro, gioca un ruolo importante la credenza - trasversalmente condivisa - nell'Identità Italiana. Il crocifisso, gridano i Destri, è un Simbolo della Nostra Identità. Una mistificazione non da poco. La storia dell'Italia si può raccontare in mille modi, ognuno un po' vero e un po' falso. Però proviamo a raccontarla in un modo assolutamente sommario e superficiale, ma che forse è un po' meno falso di quello condiviso da Fini e Napolitano, nonché dai proclamatori di questi giorni. Certo che i popoli, le regioni, i comuni che oggi fanno parte dell'Italia hanno una tradizione cattolica, con alti e bassi, cosa che non distingue l'Italia dalla Slovenia (e non ha impedito agli italiani di massacrare gli sloveni). Questi popoli-regioni-comuni sono stati dichiarati Italia da Napoleone, cosa che ha incontrato la fiera resistenza della maggior parte delle persone che Napoleone aveva deciso dovessero essere italiani. Una resistenza che ha comportato atroci massacri da entrambe le parti. Le impotenti trame risorgimentali sono state basate su una premessa: il primo nemico dell'Italia è il Papa e quindi la religione cattolica; e l'immaginario risorgimentale si è nutrito di qualunque forma di pensiero girasse allora per il mondo, sfidando la Chiesa. Più tardi, un gruppo di francofoni a Torino, con la più straordinaria serie di truffe della storia, è riuscito a impossessarsi di una gran parte delle regioni che a loro giudizio dovevano far parte dell'Italia. In particolare, imponendo l'Italia all'ex-regno di Napoli con lunghi anni di strage. Questo gruppo di persone, che si è mantenuto al potere concedendo il diritto di voto a un'infima minoranza della popolazione, è stato considerato nemico sia dai cattolici che dai socialisti. Tanto che i cattolici simpatizzavano con l'Abissinia aggredita da Crispi, mentre il governo attribuiva l'insurrezione di Milano stroncata da Bava Beccaris alle trame clericali che diffondevano il socialismo nel paese. L'Italia ha raggiunto le frontiere che il Dio del Risorgimento - che non era certo quello dei cattolici - le aveva promesso, grazie alla guerra contro la nazione più cattolica d'Europa, e a quella tremenda strage che Papa Benedetto XV aveva pubblicamente condannato. Che poi questo paese, da Vittorio Emanuele I a Prodi, sia stato un infinito compromesso pratico tra italiani e cattolici, non toglie una cosa semplice: l'Italia, nella misura in cui è Italia, non è un paese cattolico. martedì, 03 novembre 2009 Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (3) Alla prima parteAdesso che si discetta qui della New Age e del Messico, non c'è quasi nessuno che arrivi da Google cercando gli argomenti di cui stiamo parlando. Mentre continuano a cercare furiosamente Antonio Caracciolo o Piero Marrazzo (e pensate quanti altri riferimenti a Marrazzo, più visibili e interessanti, ci saranno in rete). Io la interpreto così. La politica simbolica ("prof negazionista!" "Berlusconi va con le escort!" "Calderoli insulta i musulmani!" "musulmani vogliono toglierci il crocifisso!" "politico di sinistra va con le trans!") è il campo legittimo delle risse su Internet. Chi vuole la propria dose quotidiana di adrenalina, corre tutti i giorni sui motori di ricerca a cercare queste cose, e a dire la sua.
Invece l'immenso tema dell'immaginario diffuso occidentale - che chiameremo qui neospiritualismo [1] - è qualcosa su cui non si polemizza. Il perbenista laicista lo osserva in genere con un sorriso di superiorità: che vuoi discutere con gente che crede al potere delle piramidi?
Se io però metto i comunisti, i fascisti, i sionisti e i musulmani convinti tutti insieme in un paniere, il loro numero sarà insignificante rispetto a quello dei cultori del neospiritualismo [2]: praticanti di energobiopsicoterapie, membri di ordini paracavallereschi, lettori di Coelho, esaltati del Dalai Lama, metallari sataneggianti, portatrici di cristalli e mille altre cose.
Sarà pure tutta fuffa, ma questa gente ha un peso enorme sul mercato alimentare, medico, librario e turistico. Non sono però abituati a litigare. E' difficile confutare la loro affermazione fondamentale, che si potrebbe esprimere all'incirca così: "credo a ciò che mi fa sentire bene". Litigare, poi, turba i chakra.
Un mondo quindi che non è visto e non vede, ma esiste. E agisce. Nell'incessante fame di Altro, l'immaginario neospiritualista ha cercato di saziarsi con l'Egitto, con il Tibet, con l'India, con i Celti, nonché con la vita extraterrestre.
Come le spiagge intatte che vengono scoperte, godute e abbandonate non appena si popolano di alberghi, gli Altrove cambiano continuamente.[3]
In tempi recenti, l'Altrove più coltivato (nel senso minerario della parola) è quello dei nativi americani, a loro volta divisi in due grandi categorie: Sciamani a Contatto con la Natura e Misteriose Antiche Civiltà.
A differenza degli irraggiungibili Celti e degli extraterrestri, i Nativi Americani (in senso lato) esistono oggi, e il neospiritualismo ha avuto un impatto enorme sulla loro vita reale.
Per secoli, gli Huichol (Wixárika) della Sierra Madre Occidental in Messico -poco più di 40.000 persone, discendenti di gente fuggita ai lavori forzati nelle miniere spagnole - hanno vissuto all'interno di un complesso politico, economico, linguistico, mitico e rituale inestricabile e unico al mondo. Un complesso che comprendeva anche l'uso, in alcune particolari cerimonie, di un raro cactus denominato peyote, teoricamente illegale ma tollerato dalle autorità, e che richiede fino a trent'anni per maturare.
Improvvisamente, la terra degli Huichol è stata invasa da bianchi - in grandissima parte italiani - a caccia di peyote, ispirati dalla lettura dei romanzi di Carlos Castaneda. Romanzi che parlavano peraltro degli Yaqui, diversissimi culturalmente dagli Huichol, e che non consumano peyote. Questa massa di cercatori bianchi è entrata nella comunità chiusa degli Huichol, esigendo di venire iniziati come sciamani e richiamando l'attenzione della poco tenera polizia messicana sui Wixárika.
Luca Tarenzi, autore non a caso di opere di "urban fantasy", ci racconta una simpatica storiella, pubblicata sotto il titolo La sciamana del deserto dalle Edizioni Età dell'Acquario. Proprio la casa editrice messa in piedi a suo tempo dal Conte Bernardino Del Boca, l'incredibile fratello del più posato storico piemontese: diplomatico italiano, teosofo, collezionista di beni culturali altrui, militante omosessuale quando di certe cose ancora non si parlava, in contatto diretto con entità denominate Zoit che scorrazzavano per il giardino della sua villa a Singapore e fondatore del Villaggio Verde.
Almeno nel racconto di Luca Tarenzi, "Doña Maria" è una "italiana del nostro Sud" che "dopo un’adolescenza difficile e un matrimonio sbagliato," viene "iniziata alle arti sciamaniche incentrate sull’uso del peyote e diventa in poco tempo uno dei pochissimi sciamani non nativi riconosciuti dagli Huichol." La sciamana italica ha fatto prontamente ritorno in Italia: vivrebbe infatti ad Arona, dove scrive romanzi e insegna come "arrivare all'autoconoscenza" anche con "l'uso delle erbe di potere, come il peyote".
Siamo ovviamente liberi di credere che gli Huichol abbiano riconosciuto questa signora italiana, "unica europea", come sciamana, in base alla sua pseudonimica autocertificazione e a quanto scrive un autore di urban fantasy; ma è difficile pensare che lei si sia integrata al mondo simbolico Huichol:
"Di norma, chi non è nato Huichol non può mai diventare Huichol. Per quanto siano sinceri, rispettosi, desiderosi di ricevere insegnamento, non potranno diventare sciamani Huichol e non impareranno dal peyote ciò che il peyote insegna agli Huichol. Il peyote non è semplicemente un mezzo per trascendere temporaneamente, grazie alla sua complessa chimica, i limiti della condizione umana, ma serve in maniera molto pratica come forza generatrice di cultura, che riecheggia i valori religiosi in temi ricorrenti che si trascendono in visione, dalla parola ai miti e ai canti, le azioni nei rituali e nelle cerimonie e le credenze che permeano ogni livello della coscienza individuale e collettiva degli Huichol".[4] Oltre a "Doña Maria", ci sarebbe anche un certo Brant Secunda, sciamano Huichol dagli occhi azzurri nato nel New Jersey, entrato nel giro mondiale grazie a un altro statunitense di nome Paul C. Adams, che preferisce però chiamarsi Prem Das (induista o messicano, sempre indiani sono).
Brant Secunda, autore di Fit Soul Fit Bodies. 9 Keys to a Healthier, Happier You,[5] ha avuto una visione sciamanica nel 2002 che l'ha portato a fondare un'impresa dedicata al commercio del cioccolato, la Shaman Chocolates.
Commossa, una certa Antonella Riem Natale scrive del suo incontro con Brant Secunda:
"Cosi' sono li' a Verona quando lo vedo arrivare da lontano, circondato da un'aura tremolante nell'aria. Quando mi passa accanto posso sentire una specie di brivido della "forza", come Luke Skywalker la chiama in "Guerre Stellari". La signora Antonella Riem Natale trae questa morale dal suo incontro con lo sciamano del New Jersey:
"Siamo ancora legati alle nostre tradizioni, ricordiamoci, non dimentichiamo chi realmente siamo."La signora Antonella Riem Natale, così attaccate alle sue tradizioni, salvo improbabili casi di omonimia, non è una contadina Huichol, ma è pordenonese e preside della facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Udine. I reduci del Grande Saccheggio degli Huichol imperversano per l'Italia: oltre ad "autentici sciamani" che conducono sedute a base di peyote nel Chianti o in Umbria, c'è pure chi ha aperto la Birreria El Peyote a Padova o la Discoteca El Peyote di Villasimius:
"Discoteca EL PEYOTE; sita nella fantastica meta turistica di VILLASIMIUS, propone una formula unica e innovativa per trascorrere della serate piacevoli e divertenti con la possibilità di gustare fantasiosi cocktails e l’emozione unica di ballare sui famosissimi tavoli tipici latino-americani a ritmo di ottima musica." Ma forse meglio di tutti è la Disco El Peyote di Genova:
"Locale avveniristico: saremo in fondo al mare o sulla luna? Sempre pieno nei weekend dj set e divertimento."
Una ragazza Huichol, dopo aver trovato la legna, parte alla ricerca del suo Vero Sé
Note: [1] Un termine più inclusivo di "New Age". Il termine fu coniato da René Guénon, nel contesto della sua particolarissima visione del mondo; ma crediamo che sia fondamentalmente corretto, in quanto riporta le radici del fenomeno, non agli anni Settanta, ma all'esplosione di massa dello spiritismo (spiritualisme in francese) a metà Ottocento.
[2] I neospiritualisti non hanno certamente una tessera. Si può avere un'idea molto approssimativa del loro numero guardando qualche diffuso sintomo comportamentale. Ad esempio, secondo un'indagine Istat del 2005, otto milioni di italiani, pari al 13,6% della popolazione, ricorrono a qualcosa vagamente chiamata "terapie non convenzionali".
E l'Italia è all'ultimo posto, pare:
"Numeri in ogni caso molto inferiori a quelli stranieri: a guidare la classifica delle nazioni “amiche” delle cure non convenzionali è la Francia (ne fa uso il 49 per cento della popolazione), seguita da Germania (46 per cento), Regno Unito (35 per cento), Belgio (31 per cento) e Paesi nordici (25 per cento circa)." [3] Anche se con un bizzarro processo di accumulazione, che somma i meridiani dell'agopuntura cinese ai chakra indiani, ad esempio.
[4] Peter T. Furst and Stacy B. Schaefer, People of the Peyote: Huichol Indian History, Religion and Survival, 1997, p. 510.
[5] La pubblicità del libro spiega così l'essenza della cultura degli Huichol, almeno vista dal New Jersey:
"Che tu ti stia allenando per una gara sportiva o vuoi semplicemente migliorare la qualità della tua vita e il modo in cui ti senti a proposito di te stesso, Fit Soul, Fit Body riguarda tutto ciò che ti fa essere, beh, TE".(Continua...) venerdì, 30 ottobre 2009 Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (2) Una mamma scrive entusiasta di un "percorso" durato "alcune settimane" cui ha partecipato sua figlia, iscritta alla Scuola dell’infanzia statale Cogozzo di Villa Carcina, bassa Val Trompia, nota - come dice Wikipedia - per le sue "officine metallurgiche, fonderie, rubinetterie e meccaniche varie." Il "percorso" era un incontro con un certo Eleazar Contreras, detto "Ollinatl". Si trattava, nel gergo tipicamente scolastico, di un "Laboratorio interattivo attraverso la musica Azteca-Mexica" intitolato “Giochiamo con i movimenti e i suoni della natura”, che pare si sia tenuto in molte scuole dell'infanzia ed elementari italiane. Preciso subito che non ci trovo niente di male. Anzi, sono convinto che l'esperienza abbia fatto solo bene ai giovani collezionisti di Winx e Gormiti di Villa Carcina.[1] Però l'episodio è affascinante per capire i meccanismi di percezione dell'umanità media italiana dei nostri tempi. Infatti, il signor Eleazar Contreras è un "danzatore azteco", che non vuol dire un messicano che balla, ma il portatore di una particolarissima pratica religiosa e politica. Si tratta, come vedremo meglio in altri e ancora più noiosi seguiti di questo post, di un tentativo di reinventare l'antica religione degli aztechi.[2] Anche se non tutti i portatori di questa religione reinventata hanno esattamente le caratteristiche facciali che ci si aspetterebbe da diretti discendenti degli antichi indigeni messicani, sopravvissuti in comunità fortemente endogamiche. A partire dallo stesso Eleazar Contreras "Ollinatl", che a occhio somiglia di più a me che a un campesino indio: ![]() Qui ribadisco la fortuna particolare che accompagna i messicani residenti in Italia, come il sottoscritto o appunto Eleazar Contreras. Immaginate le reazioni se un imam marocchino proponesse a una scuola materna un percorso di preghiera islamica, comunque intitolato o presentato. Invece di essere sottoposto a linciaggio nei media, Eleazar Contreras afferma di avere
"svolto una tourné di danze tradizionali alla presenza della famiglia Reale d’Olanda, del Papa e dei presidenti municipali di Copenhagen, Amsterdam, Londra, Berlino, Francoforte, Lichtenstein."Nelle categorie mentali dell'italiano medio, esistono le religioni, cose tremende che vanno sorvegliate a vista; ed esistono le tradizioni, cose simpatiche che ci arricchiscono. In Messico, la religione è quella cattolica, il resto sono tradizioni. Ora, il motore del mercato planetario è la varietà. E le "tradizioni" fanno parte di questa varietà-merce. A volte la merce viene consegnata a domicilio, come nel caso della scuola dell'infanzia di Villa Carcina, altre volte si va dalla merce. Con la Boscolo Tours di Padova: "Viaggerete nello spazio e viaggerete nel tempo, alla ricerca della millenaria civiltà dei Maya".All'ottavo giorno, la Boscolo Tours vi porta ad Atitlan: "Incontro con uno sciamano per assistere ad un antico rito maya. Pranzo in ristorante sulla riva del lago".E poi, in un accattivante corsivo, "Magico luogo Maya! Con lo sciamano per assistere ad un rito maya. Il fascino di un enigma".La Danza Azteca prospera soprattutto nei dintorni di Rimini, Riccione e Ravenna - non per il noto gusto per il ballo che c'è da quelle parti, ma perché sono comuni dotati di immense strutture ricettive adatte a svolgere convegni fuori stagione a poco prezzo. Ma la Danza Azteca arriva, assieme a Contreras Ollinatl, anche al Disco Night Locanda Atlantide [sic] del quartiere San Lorenzo a Roma: "Affascinanti rituali aztechi alla Locanda di Atlantide il 24 gennaio 2007, nel quartiere S. Lorenzo.Possiamo avere un'idea del pubblico ritualmente purificato, se pensiamo che la Locanda si vanta di organizzare serate di solidarietà con "Amnesty international, Legambiente, Emergency, Mani amiche adozioni a distanza, Reorient, Greenpeace"; ma pare che nessuno abbia battuto un ciglio osservando la danza in onore del dio azteco Xipe Totec - il resoconto precisa senza alcun soprassalto di pacifismo che "Ogni anno venivano offerte a Xipe Totec numerose vittime scrificali cui era asportata la pelle affinchè fosse indossata simbolicamente dai sacerdoti che presiedevano il rituale."Presumiamo che nella scuola dell'infanzia di Villa Carcina, Contreras Ollinatl abbia omesso questa particolare danza. A conclusione del rituale da disco-night, divinamente autorizzato, l'entusiasta recensore esclama, "Mai più senza la natura e senza il contatto danzato con la nostra interiorità." [3] I Danzatori Aztechi si sono presentati anche al convegno Il risveglio dell'anima Ancient Wisdom organizzato da Claudia De Matteis, una signora che di mestiere fa "Caccia all'anima - conuseling [sic] sciamanico" su appuntamento e vende un corso sulla "Via Amerindiana alla Conoscenza di Sè", in cui svela "Gli insegnamenti finora nascosti degli Indiani d’America". Al convegno Il risveglio dell'anima, il danzatore Ollinatl Contreras si è esibito dopo l'intervento di una certa Maria Caterina Feole, che aveva presentato la "Trasformazione Creativa Oloquantica@ - Una tecnica rivoluzionaria di Fisica Quantistica applicata di utilizzo dell'Energia Universale per l'ampliamento delle capacità della mente: la guarigione energetico-spirituale".[4] Nello stesso convegno, si è parlato anche di cerchi nel grano, di Medianità quantica [5] e di reincarnazione. Tra i relatori anche Agnese Sartori, una signora romagnola che si presenta come "Antropologa, Docente Universitaria, Sciamana", anche se il suo nome non compare sul sito del Ministero dell'Università e della Ricerca. Sembra che si sia laureata al DAMS di Bologna e faccia la regista e certamente è presente (con i suoi titoli) ovunque si parli di Danza Azteca. In particolare al Maurizio Costanzo Show. Ma la Danza Azteca, in realtà, da dove viene? Qualunque cosa diventi alla Locanda Atlantide, le sue origini sono ben diverse da, e assai più interessanti di quelle delle ordinarie terapie New Age. Note: [1] I Gormiti, mostriciattoli con vari poteri esoterici, sono stati fabbricati dal Gruppo Preziosi (quello dello scandalo delle vernici tossiche) e si vendono in bustine chiuse, in modo da impedire la scelta e promuovere lo scambio, che a sua volta allarga il mercato. Anche le Winx, prodotte dal prete don Lamberto Pigini, oltre a introdurre le bambine a pose ammiccanti, reggiseni e una sorta di stregoneria da New Age, rappresentano un fiore all'occhiello del Made in Italy (1,5 miliardi di euro l'anno), confrontabile con i megayacht. Dice Wikipedia: "Molti importanti brand di ogni settore cominciano ad abbinare il proprio nome a quello delle sei fatine, per promuovere i propri prodotti. Già nel 2006 la Ferrero distribuisce delle piccole action figure statiche dedicate alle protagoniste della serie, come sorpresa degli ovetti kinder. Nel 2007 anche la catena di Fast food McDonald abbina delle action figure delle Winx al menù per bambini Happy Meal.
[2] E' impossibile definire una "religione", comunque se l'induismo merita questo titolo, non vedo perché l'aztechismo non possa goderne. [3] Eleazar Contreras, come me, è nato a Città del Messico, dove la natura si vede in televisione. [4] No, Maria Caterina Feole non è una fisica, invece è esperta di "Marketing dei servizi e del territorio, di Qualità dei servizi, di Progettazione di eventi di comunicazione pubblica, di Pubbliche Relazioni." [5] I Quanti vanno forte. Max Planck ne parlava nel 1900, gli appassionati della New Age hanno scoperto almeno il nome leggendo il Tao della fisica di Fritjof Capra nel 1975, e sono ancora convinti che si tratti dell'Ultima Frontiera della Scienza. (Continua...) giovedì, 29 ottobre 2009 Il Messico immaginario, Sciamani New Age e qualche problema di ortografia (1) I cretini antipatici si fanno le vacanze a Phuket.
Quelli simpatici, si fanno le vacanze in Messico. Ma per quanto risultino simpatici, non sono meno cretini.[1] Nell'economia immaginaria globale, strettamente parallela a quella materiale, ogni luogo ha una propria atmosfera da vendere. Che so, New York è il polso vitale del villaggio globale; il Messico, invece, è il luogo dove si fa la siesta dello spirito, e dove lo stress svanisce all'allegro ritmo latino. Questo ruolo precostituito significa che noi messicani ci possiamo permettere dei lussi che gli arabi si sognano: negli ultimi tre anni, la Guerra contra las drogas imposta dal governo statunitense al Messico ha fatto 12.000 morti, senza che noi messicani diventassimo minimamente meno simpatici. E sì che ci siamo dati da fare, torture, decapitazioni, linciaggi e una gran difficoltà a distinguere tra poliziotti e delinquenti. Il Messico non riesce solo a vendere cocaina a due milioni di consumatori regolari statunitensi (più 400.000 bambini nati già incocainati). Il Messico vende anche la Saggezza Sciamanica, una materia prima che viene poi rielaborata e rivenduta da distributori locali in tutto l'Occidente.[2] Prendiamo uno di questi distributori, la signora Annunziata Vulcano di San Casciano Val di Pesa (vicino Firenze, il comune della buonanima di Pietro Pacciani), che dirige l'Associazione Creature Luce Interiore Preziosa 2000 e vende - assieme a qualche amica - Massaggio Streaming, Trattamento Armony [sic], Canalizzazione, Consulenze Fiori di Bach, Riflessologia Plantare e qualcosa che si chiama "Alberi e Argilla". Leggiamo il curriculum di Annunziata Vulcano: "Riceve l’iniziazione al Krjia Yoga di P.Yogananda, incontra e pratica il buddismo tibetano con S.S.Dala Lama, pratica e insegna un’arte marziale, incontra la grande maestra spirituale vivente Ammaj [3] che le apre la via del cuore, studia e pratica lo sciamanesimo con Don Francisco Barnett (Messico) e tuttora con Nadia Stepanova, sciamana siberiana che le apre la via sciamanica. Incontra Marioj Attombri che la aiuta a unificare la Via dello Yoga con la Via Sciamanica integrandole nel suo insegnamento. Con lui approfondisce il Kundalini Yoga e il Raya Yoga e approccia al sufismo."[4]In mezzo a tutto questo, la Signora Vulcano dice di aver pure trovato il tempo per "riscoprire la cristianità". Mario Attombri, da lei citato, è il direttore del gruppo micologico di Noale in provincia di Venezia che si è trasformato nel Maestro Sufi Marioji; sulla confusione tra la Siberia, il Messico, il Tibet e l'India, sorvoliamo pietosamente, e soffermiamoci su Don Francisco Barnett, Messico. Suo padre, un indio Seri, vendeva santini; e possiamo quindi rallegrarci se suo figlio ha conosciuto un discreto numero di turisti europei. Non c'è infatti solo Annunziata Vulcano. Ad esempio, una certa Monia Mattioli, che si presenta semplicemente e onestamente come coreografa e insegnante di danza, scrive nel proprio curriculum - immaiuscolandosi d'immenso - che lei "E’ Formalmente Riconosciuta come formale Danzante della Nazione Indigena Kunkaak(Messico)Nell'economia globale dell'immaginario, nessuno comprerebbe una Filosofia da un messicano. Una Danza invece va benissimo, soprattutto se Formalmente Riconosciuta. Già a metà del Cinquecento, tra i nativi messicani c'erano straordinari pittori e architetti capaci di trasformare l'arte europea in qualcosa di assolutamente originale, nonché latinisti eccezionali che aspettavano impazienti l'uscita dei testi classici nelle tipografie di Città del Messico; mentre tra i missionari arrivati dalla Spagna, c'erano antropologi e linguisti rispetto a cui quelli di oggi sono nani appollaiati sulle spalle di giganti. Ma questo non rientra nel Messico della siesta, dove il riposo si deve accompagnare alla rigenerazione dei corpi (occidentali). Anche perché il consumatore di Saggezza Messicana in genere fa fatica anche a esprimere il più semplice concetto logico, mentre gli è indubbiamente più facile imparare due o tre movimenti molto elementari. Ma soprattutto, la spiritualità e l'estetica fanno tutte e due parte dell'unica categoria della Cura di Sé. L'essere umano prototipo dei nostri tempi - la Jeune Fille nel particolare senso che abbiamo più volte adoperato qui - è infatti una sorta di gemello siamese, costituito da Me Stesso e dalla Mia Immagine. L'estetica cura l'Immagine, la Spiritualità il Sé, ma è facilissimo confondersi: lo Yoga fa sparire le rughe, e la Danza fa volare lo spirito mentre libera dai troppi chili. Non è davvero profondo il segreto dell'Armonia tra Corpo e Spirito: "Il mio nome è Luca e sono lieto di invitarti alla ri-scoperta di modi antichi e naturali di vivere e curarsi. Uno di questi modi riguarda la Cristalloterapia, ovvero l'utilizzo di Pietre e Cristalli per il trattamento del Corpo della Mente e dello Spirito.Nessuno oggi ha il coraggio di dirsi ancora New Age, casomai Next Age; ma comunque la si chiami, le modalità di questa cultura sono penetrate ovunque. Il mondo New/Next Age è costituito da individui che vorrebbero liberarsi, ma ne sono capaci solo fino a un certo punto; e così se il discotecaro si lascia andare in penose ma disinibite imitazioni delle danze caraibiche, il Newagista si limita saggiamente alle movenze assai più controllate delle danze messicane. Quindi, come il caffè viene dal Brasile, la Danza viene dal Messico. La Danza Messicana è soprattutto la cosiddetta Danza Azteca, non quella dei Seri della signora Vulcano. Ora, gli "aztechi" non hanno assolutamente nulla in comune con i Seri, a parte il passaporto verde scuro degli Estados Unidos Mexicanos, ma questo dettaglio è irrilevante per chi confonde i sufi con i tibetani. E la Danza Azteca merita qualche lungo e noioso post a parte. ![]() La sciamana peruviana di lingua quechua, Yelitza Altamirano Valle, si gode una vacanza tutta pagata in Val d'Aosta. La parte più interessante della foto non è la distinta signora in primo piano, ma i Discepoli alle sue spalle [5]
Note [1] Ovviamente questo non vale per voi, che siete sia simpatici che intelligenti. [2] Lo so che noi messicani siamo parecchio più occidentali di voi, ma anche gli antropologi messicani usano il termine "Occidente" per definire il complesso culturale eurocapitalista. [3] Sono incerto se si tratti di una bionda signora francese di mezza età che si fa chiamare Amma Maitreyi, oppure di Mata Amritanandamayi Devi, una signora indiana (autentica) che riesce a venire a Sesto San Giovanni e abbracciare le persone per sedici ore consecutive senza fare la pipì, come dimostra questa testimonianza (maiuscole come nell'originale) di una certa Chandradevi. Sospettiamo che la signora Chandradevi, che pare si chiami in realtà Maria Cristina, non conosca il sanscrito (nonostante il nome): "AMMA FIUME D'AMORE[4] Saggezza e ortografia non sono sinonimi, ma non dovrebbero nemmeno essere inconciliabili. Colpisce come più o meno tutti i distributori New Age riescano a carpire i più profondi segreti di culture impenetrabili, eppure sbaglino sistematicamente la trascrizione delle più semplici parole in altre lingue. [5] I seguaci della signora Yelitza, peruviana, fanno anche i rituali del Capodanno (gregoriano) seguendo il Calendario Maya. Considerate che prima della conquista spagnola, i Maya erano sconosciuti ai peruviani quanto lo erano gli abitanti della Val d'Aosta, per la grande fortuna di peruviani, maya e valdostani. (Continua...) martedì, 27 ottobre 2009 Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (III) Torniamo all'alleanza tra la Co.Re.Is. e l'ex-Alleanza Nazionale, solo formalmente scioltasi nel Partito della Libertà. Come abbiamo visto, Adolfo Urso - spalleggiato da Massimo D'Alema - ha fatto propria la proposta della Co.Re.Is. per l'introduzione dell'insegnamento della religione islamica nelle scuole, allo scopo di tenere i "piccoli musulmani" lontani da predicatori pericolosi. Quanto poco Urso sia interessato a promuovere i diritti dei migranti, si vede dal fatto che durante lo stesso convegno in cui ha lanciato la proposta dell'ora di religione islamica, ha anche chiesto il divieto del "velo negli edifici pubblici, nelle scuole e nelle università". E' interessante notare come i media abbiano taciuto l'uscita di Adolfo Urso sul velo: nei media dell'opposizione, il ruolo dei seguaci di Gianfranco Fini consiste nel far vedere come dovrebbe essere la Destra buona, in contrasto con l'odiato Berlusconi; mentre i critici di Destra ovviamente notano solo i punti di disaccordo con Urso. La Co.Re.Is., come abbiamo visto, è un improbabile candidato per gestire le grandi masse di immigrati. I suoi membri sono tutti italiani convertiti all'Islam che si mantengono radicalmente separati dalla plebe immigrata e potenzialmente sovversiva. Propongono un Islam assolutamente depoliticizzato. E come tanti che dicono che bisogna mettere al bando "la politica", fanno attivamente politica. Ad esempio, difendendo Roberto Calderoli ai tempi delle vignette antislamiche, o partecipando a una "manifestazione di solidarietà con Israele" organizzata dall'associazione Amici d'Israele. Due cause che difficilmente saranno condivise dalla maggior parte dei migranti di origine islamica. L'Islam si presenta come religione universale, è vero. Ma nei fatti, in Italia, è attualmente una religione di non cittadini; e anche l'acquisizione della cittadinanza non è automatica, ma dipende dal parere insindacabile delle questure. Esistono i migranti, centinaia di migliaia di persone, con storie religiose straordinariamente varie. Ognuno di loro ha sentito la voce del vecchio custode del Corano del villaggio che parla dell'inferno e della paziente sopportazione, dello smagliante predicatore sentimentale della televisione di stato che mescola toni New Age a lodi del sovrano, del giovane dalla barba ben curata che istiga alla rivolta contro le ingiustizie, dell'amico che è stato in Francia e dice che per uscire dalla miseria bisognerebbe fare come fanno gli europei, del suocero che con calma sgrana i novantanove nomi di Dio sul rosario mentre beve il tè con gli ospiti-clienti del suo negozio, dello zio ingegnere che ripete come Ali ibn Abi Talib avesse detto di cercare la scienza fino in Cina, del nipote che si esalta guardando video con effetti speciali che raccontano di lotte vittoriose contro gli attacchi dei crociati, del cugino che è disperato perché la figlia vuole uscire con un ragazzo che nemmeno conoscono, della zia che cura invocando i jinn... Ma pur nella sua immensa varietà, tutto questo è molto diverso dall'occidentale che dalla lettura di testi esoterici, ritiene che occorra indossare l'Islam come una specie di abito sopra una ricerca personale che spazia dalla lettura delle memorie (presunte) di Alce Nero al Tao Te King. La Core.is. collabora da molto tempo con Alleanza Nazionale, che in ogni caso è l'ambiente da cui proviene la maggior parte dei suoi membri. Forte di questo appoggio, la Co.Re.Is. ha già elaborato da tempo una proposta di legge per la creazione di un "registro" o "albo"[1] di imam, che evidentemente il modello per risolvere il problema di come scegliere gli "insegnanti di Islam", per una religione che non ha gerarchie. Nella proposta della Co.Re.Is., leggiamo che per entrare nell'albo, occorre passare per un Istituto Italiano per la Formazione degli Imam. Questi Istituti Italiani hanno come primo requisito la "cittadinanza italiana dei soggetti che ricoprono le cariche direttive, i quali non devono aver riportato condanne penali in Italia o all'estero né avere implicazioni con movimenti politico-ideologici e/o fondamentalisti".Il primo requisito esclude che i musulmani immigrati possano gestire se stessi; mentre il secondo requisito assicura in modo radicale il controllo delle loro opinioni. Ma nella pratica, chi deve decidere se i candidati hanno "implicazioni con movimenti politico-ideologici"? E' semplice. La proposta della Co.Re.Is. recita: "Viene costituita presso il Ministero dell'Interno una Commissione Mista formata da Funzionari del Ministero dell'Interno, Docenti che hanno collaborato alla realizzazione della Carta dei Valori, Membri della Consulta per l'Islam Italiano con specifica preparazione sulle funzioni legate al Culto Islamico".Traduciamo. "Funzionari del Ministero dell'Interno" lo capisce chiunque. La "Carta dei Valori" è un documento sempre del Ministero degli Interni. E la Consulta per l'Islam altro non è che un gruppo di persone che il Ministro degli Interni Pisanu chiamò con criteri suoi del tutto personali, per "consigliarlo" sull'Islam. La consulta è costituita in parte da emissari di regimi mediorientali, in parte da vari avventurieri scelti perché amici del politico italiano giusto, in parte perché impiegati della Western Union e addirittura, in piccolissima parte, perché musulmani. Tra questi ultimi, quelli della Co.Re.Is., guarda caso, sono tra i pochi ad avere "specifica preparazione sulle funzioni legate al Culto Islamico". Un neo-imam si dedica alla ricerca spiritualeRicapitoliamo per l'ammiratore-democratico-di-Fini medio: Il Ministero degli Interni, cioè una rispettabile congrega di poliziotti non musulmani, deve decidere chi va a parlare di Islam ai "piccoli musulmani".[2] La Co.Re.Is.dice che i futuri imam scolastici non devono avere legami con"movimenti politico-ideologici". Alleanza Nazionale evidentemente non è un "movimento politico-ideologico": abbiamo già; parlato a lungo qui dell'intreccio sentimentale tra la Co.Re.Is. e Andrea Ronchi (che i conoscenti chiamano amichevolmente "Gollum"), un signore che non conosce alcuna lingua straniera, ma è Ministro per le Politiche Comunitarie grazie alla sua fedeltà a Gianfranco Fini. Nella sua proposta, Adolfo Urso non cita esplicitamente la proposta della Co.Re.Is.; ma il riferimento è chiarissimo: "Ad insegnare l'ora d'Islam, dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiano i requisiti e siano registrati in un apposito albo".Se si arriverà o no davvero all'ora di religione islamica nelle scuole (o al parallelo divieto del velo), non è possibile dirlo adesso. Ma è un tassello in un mosaico molto più grande, che riguarda il dominio sulle immense forze che il capitalismo mette in moto. Questo dominio ha innumerevoli aspetti, che non si riducono affatto alla dualità mediatica tra beceri razzisti (detti anche coraggiosi difensori della nostra identità) e generosi sostenitori dell'accoglienza (detti anche fessi che aprono le nostre porte ai cavalli di Troia). I migranti svalutano il costo e la forza del lavoro, e sono quindi preziosi per il sistema; ma a loro volta, vengono controllati tramite la perenne incertezza sui loro diritti, il labirinto sempre cangiante di regole insensate e il terrore dell'espulsione. Vengono integrati culturalmente mentre vengono emarginati; e sono essi stessi mercato: la violenza con cui il sistema poliziesco internazionale ha colpito le reti delle rimesse dei migranti lascia il monopolio a organismi come la Western Union, che ama i migranti ovunque si trovino, perché sulle loro rimesse arriva a lucrare fino al 15%; ma su un piano più modesto, abbiamo segnalato qui come la Somedia abbia lanciato il Marketing multiecnico. La forza che fa costruire megayacht ai migranti per poi spremerne le rimesse si sposa perfettamente con il meccanismo del controllo istituzionale delle devianze e delle scintille di rivolta. Chiaramente non è la minuscola Co.Re.Is. a decidere tutto questo movimento. Però, qualora la proposta mediatica di Adolfo Urso si trasformasse in proposta di legge, sarebbe il primo caso in cui tutti i membri di un movimento acquisterebbero quasi automaticamente un posto di lavoro a spese dello Stato: non è un caso che la Co.Re.Is. stia nominando un po' ovunque degli imam in questi mesi. Per quanto potranno essere pochi i posti disponibili di Docente di Islam a Piccoli Musulmani per Conto del Ministero degli Interni, i militanti della Co.Re.Is. saranno comunque ancora di meno. Note: [1] Lo stesso file in cui presentano la proposta di un registro si intitola "albo", più precisamente http://www.coreis.it/Testi/albo%20imam%20contributo%20coreis%20pdf.PDF [2] Aggiungiamo che la proposta di legge del Co.re.is. prevede persino l'obbligo di tenere le prediche del venerdì "in lingua italiana", presumibilmente allo scopo di risparmiare sulle spese per i traduttori al Ministero degli Interni. Di questa improbabile idea, abbiamo già parlato qui. sabato, 24 ottobre 2009 "Grazie all'esistenza di questa rete computerizzata cerebrale [gli extraterrestri malvagi] sono in grado di manipolare energia psichica destrutturata e ad azione distruttiva, prelevata da persone gravemente malate; riescono a compattarla nello spazio di un punto microscopico, invisibile a ogni rilevazione esterna. Chiarimenti della dott.ssa Adriana Roncella riguardante l'Ontopsicologia
C'è un ricercatore universitario, il prof. Antonio Caracciolo, accusato di tenere nel suo tempo libero un blog in cui sostiene che il diritto di espressione è garantito dalla Costituzione anche a minoranze sgradite. Per questo, dietro pesante spinta del sindaco post-fascista di Roma, Gianni Alemanno, Antonio Caracciolo viene sottoposto a inchiesta da parte del Magnifico Rettore dell'Università La Sapienza di Roma, il prof. Luigi Frati, e rischia di essere sospeso o licenziato. Ora, i media affermano che il Magnifico Rettore dell'Università La Sapienza, cioè proprio lo stesso prof. Luigi Frati, avrebbe ufficialmente mandato i propri saluti - con tutto ciò che comporta in termini di autorevolezza - a un raduno di persone che hanno come principale scopo la vendita di una serie di tecniche per liberare l'umanità dal controllo di alcune malvagie civiltà extraterrestri. Sempre secondo i media, lo stesso raduno di ufologi sarebbe stato "patrocinato" dalla Facolta' di Sociologia dell'Universita "La Sapienza' di Roma, che dipende sempre dal prof. Luigi Frati, e il prof. Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma avrebbe tele-partecipato al medesimo convegno ufologico in veste di relatore. Aggiungiamo il caso del Prof. Paolo De Nardis, Ordinario di Sociologia sempre dell'Università La Sapienza di Roma, che avrebbe presentato, entusiasta, un libro dello stesso circolo ufologico. In fondo a questo post, potrete leggere la relativa documentazione, comunque riassumiamo. La Summer School of Ontopsychology - patrocinata a dire dai media dal prof. Luigi Frati e dai suoi amici - è una delle numerose creazioni di Tonino Meneghetti, detto Antonio, un ex-frate di Avezzano amante delle catene d'oro e di grossi sigari, di mestiere designer di Ontomoda (Meneghetti gestisce una catena di negozi dove vende esclusivamente le proprie creazioni),ontopianista, ontoterapeuta e ontopittore. ![]() Tonino Meneghetti, detto Antonio, fondatore dell'Ontopsicologia
Mettiamo da parte la complessa carriera di Antonio Meneghetti, che comprende anche una sosta in carcere (dove ha scritto Appunti e considerazioni durante il carcere, Ontopsicologica Editrice Luglio 1981) e una condanna per omicidio colposo, e guardiamo esclusivamente i risvolti accademici della questione.Antonio Meneghetti sostiene di avere il titolo di
"Grand Doctor Nauk in Scienze Psicologiche dal Governo della Federazione Russa, [1] quello di Grand Doctor of Philosophy e di Doctor philosophy of medical [un titolo che lascia perplesso il gestore di questo blog, di mestiere traduttore] dall'Accademia Internazionale di Informatizzazione."L'Accademia Internazionale di Informatizzazione è un'istituzione russa che si occupa di "Studio e ricerca di civiltà extraterrestri e cosmiche". "Il problema dal quale Antonio Meneghetti ha iniziato la sua ricerca è questo: trovare quel primo che attiva la fenomenologia esistenziale."Antonio Meneghetti, contrariamente a Platone e Aristotele, aveva i mezzi per trovare la risposta alla domanda universale che si poneva. Su uno dei suoi siti, si autodefinisce così: «Filosofo che non è ancora riuscito ad incontrare una mente capace di comprendere nel segno, il suo trattato su - L'esistenza come contraddizione dell'essere - o - etiologia del verbo»... «È esempio invidiabile di elegante scaltrezza nel continuo vortice impresso dalla globalizzazione all'intero pianeta»... «Qualcuno lo ha definito come unico genio del nostro pianeta».Il bello è che Antonio Meneghetti, a differenza di Kant, Freud o Hegel, ha scoperto pure le risposte, che sono esattamente tre: l'In Sè ontico, il Campo semantico, e il Monitor di Deflessione. Siccome Antonio Meneghetti non è un amante della scrittura chiara (né dell'ortografia precisa), diciamo che l'In Sé Ontico siamo noi, che poi saremmo pura energia quantica (come nella fisica New Age, insomma). Agiamo nel Campo Semantico, cioè in un mondo fatto di rapporti significativi; e restiamo inguaiati dal Monitor di Deflessione. Fortunatamente, ci sono le terapie di Antonio Meneghetti che ci possono salvare dal Monitor di Deflessione: i media (non quelli che parlano del patrocinio del prof. Frati e dei suoi colleghi) ne descrivono alcune davvero originali. Ci soffermeremo sul Monitor di Deflessione, visto che è stato spiegato egregiamente dalla dott.ssa Adriana Roncella al Convegno mondiale di Ontopsicologia a Mosca. Visto il consesso, possiamo supporre che si tratti di una definizione del tutto ufficiale, fatta alla compiaciuta presenza del Maestro. Non vi fate confondere dal linguaggio, come dire, denso: per una volta, il titolo che un redattore ha messo all'articolo in effetti spiega tutto: "Quando gli UFO non ci danno tregua !" Il Monitor di Deflessione è un "congegno meccanico psichedelico" e una "struttura computerizzata inserita nel sistema cerebrale umano da millenni, da una civiltà non terrestre". Il Monitor di Deflessione consiste in "uno o più geni anomali inseriti nella struttura a serpentina del DNA" che gli extraterrestri inserirebbero in noi "già dalla nascita" per indurci nell'errore e provocare malattie psicosomatiche "Le fantastiche civiltà extraterrestri - si chiede Adriana Roncella - sono realmente lontane anni luce, frutto solo di una elaborazione della fantasia o sono presenti operativamente su questo pianeta?"Con l'aiuto di Antonio Meneghetti, la dott.ssa Roncella scopre che gli Ufo non solo sono tra di noi, ma soprattutto dentro di lei: "Nell'arco di dodici anni di dura esperienza personale e di serrata analisi ho potuto verificare che il monitor di deflessione non è una realtà individuale, circoscritta alla singola unità uomo. Esiste in realtà un unico monitor, un unico sistema informatico che collega in rete tutti i cervelli a livello planetario."Questo immenso complotto extraterrestre sta portando alla costruzione di una "rete informatica cerebrale" che permette agli extraterrestri di "programmare e coordinare con precisione matematica tutti i circuiti cerebrali individuali". In particolare, gli extraterrestri hanno preso di mira proprio la dott.ssa Roncella: "Hanno dislocato lungo la mia vita dei veri e propri corridoi elettrici mortali, programmati con largo anticipo e posizionati in punti strategici particolari del mio programma esistenziale perché potessi fermarmi, arrendermi, tornare indietro o morire.Gli extraterrestri hanno perseguitato la dott.ssa Roncella con un accanimento degno delle Toghe Rosse di Mani Pulite: "Nel mio caso l'organo prescelto è stato prevalentemente il cervello; sono poi passati all'apparato gastroenterico, la colonna vertebrale dorso-lombare, occhi, orecchie, vagina, vie respiratorie." La soluzione ontopsicologica, in questi tempi di ecologismo, va nettamente controcorrente: "Sono riuscita ulteriormente a sgusciare da questo meccanismo, direnzionando le mie scelte solo a cibi confezionati industrialmente, che avrebbero dovuto essere completamente neutri e asettici.Fallita la via del salmone e dello yoghurt, gli extraterrestri, preoccupati per un'iniziativa di Meneghetti, hanno cercato anche di far annegare la dott.ssa Roncella: Il giorno successivo a quello in cui il Prof. Antonio Meneghetti mi ha chiesto di presentare una relazione sulle "bombe semantiche" al congresso mondiale di Ontopsicologia che si sarebbe svolto a Mosca, è arrivata una bomba di portata inimaginabile. In base a questi dati, vorremmo porre al Magnifico Prof. Luigi Frati dieci domande:
1) L'affermazione fatta in data 12 agosto dall'agenzia ADNKronos secondo cui Lei avrebbe mandato i suoi saluti alla Summer School of Ontopsychology è vera o falsa? E' vero o falso il patrocinio della Facoltà di Sociologia dell'università da Lei diretta allo stesso convegno? E' vero o falso che abbia partecipato come relatore il prof. Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università sempre da Lei diretta? 2) Nel caso in cui siano falsi tali notizie, ha sporto denuncia contro gli organizzatori del suddetto convegno? 3) Nel caso fosse vero, i suoi saluti sono stati inviati a titolo personale o nella qualità di rettore dell'università, come dichiara l'agenzia stampa? La stessa domanda riguarda gli interventi degli altri suoi colleghi (e sottoposti) di cui si parla nella nota dell'agenzia. 4) in caso lei fosse stato tirato in ballo indebitamente, ma i suoi colleghi Morcellini e De Nardis, nonché la facoltà di sociologia no, quali provvedimenti intende prendere contro gli stessi? 5) Se lei ha deciso di salutare e di permettere di patrocinare e di far partecipare, sempre a titolo ufficiale, alla Summer School of Ontopsychology, desideriamo sapere - come cittadini e contribuenti - quali siano i meriti accademici delle attività del signor Antonio Meneghetti? 6) Lei concorda con lo stesso Meneghetti, che lui sarebbe l'unica persona oggi in grado di gestire un incontro con popolazioni extraterrestri? «Alle porte del terzo millennio, [Antonio Meneghetti] considera gli esseri umani assolutamente impreparati ad un incontro di civiltà diverse dalla nostra: ciò potrebbe costituire il presupposto di una colonizzazione extra intrapsichica già in atto».7) Lei ritiene che le tre scoperte di Antonio Meneghetti - l'In Sé Ontico, il Campo Semantico e il Monitor di Deflessione - abbiano aperto nuovi orizzonti alla scienza, tali da invalidare la maggior parte delle materie attualmente insegnate nell'ateneo da lei diretto? 8) Lei ritiene che le civiltà extraterrestri controllino i nostri cervelli tramite inserti nel nostro DNA? 9) Lei ha mai avuto occasione di vedere l'aura del signor Antonio Meneghetti? [2] 10) Se lei venisse aggredito in piscina da una bomba semantica, quale sarebbe la posizione ufficiale dell'Università La Sapienza sull'autodifesa tramite l'utilizzo di salmone affumicato non di marca? Note: [1] Il titolo è presumibilmente un misto anglorusso che vuol dire, "Gran Dottore nelle Scienze". Comunque Antonio Meneghetti, quando si è fatto consegnare il titolo, si è evidentemente dimenticato di farsene spiegare anche il significato. [2] «Durante una mattinata, il Professore con semplicità, davanti a 80 persone presenti in sala, ha insegnato come disporsi per vedere il suo campo eterico. Poi furono scelte cinque persone che furono poste nella stessa posizione a distanza ravvicinata (quattro metri circa) per osservare meglio la sua corona biodinamica o aura psichica. Dopo due o tre minuti si dovette interrompere a causa dell'impressionante incidenza che la percezione dell'eterico aveva suscitato quasi d'improvviso su una delle cinque persone. Nonostante la brevità dell'esperimento tutte e cinque le persone (tre donne e due uomini) scrissero separatamente la stessa impressione: un fiammeggiare radiante e verticale che trasmetteva una cointuizione del principio creativo della vita. Tre dei cinque ebbero dei trasalimenti iperemotivi apparentemente istero-dereistici, ma che in realtà si dimostrano meglio come percezioni edoniche di superiore esperienza. Probabilmente si è trattato di un'esperienza psichica ed emozionale in coincidenza semantica con il Professore, il quale stava seduto con gli occhi rivolti in basso, quasi assorto in se stesso» Estratto da "Ontopsicologia Clinica" di Antonio Meneghetti, nota n° 18 a pag. 163 Documentazione:
i lanci di agenzie riguardanti il patrocinio dell'Università della Sapienza al convegno della Summer University of Ontopsychology UNIVERSITA': ASSISI, XI EDIZIONE DELLA SUMMER UNIVERSITY OF ONTOPSYCHOLOGY Assisi, 12 ago. - (Adnkronos) - Si e' aperta il 9 agosto ad Assisi la XXI edizione della Summer University of Ontopsychology. L'evento, che negli oltre vent'anni della sua storia ha sempre rappresentato un'occasione di approfondimento dei principi e dei valori per lo sviluppo dell'uomo, prosegue la sua tradizione quest'anno centrandosi sul tema 'Arte, sogno e societa''. Sono oltre 400 gli impresari, gli studiosi e i professori venuti da tutto il mondo per assistere al consesso internazionale, considerato il piu' grande evento artistico e scientifico dell'umanesimo contemporaneo. Un evento che ha ricevuto importanti riconoscimenti istituzionali: dall'adesione del Presidente della Repubblica ai patrocini del Senato della Repubblica, della Regione Umbria e della Provincia di Perugia, della Facolta' di Sociologia dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma, della Facolta' di Amministrazione 'Antonio Meneghetti' in Brasile e della Facolta' di Psicologia dell''Universita' Statale di San Pietroburgo'. Durante i dieci giorni di congresso il tema sara' approfondito nelle sessioni mattutine tenute da docenti internazionali e in quelle pomeridiane tenute dall'accademico prof. Antonio Meneghetti, fondatore della scuola ontopsicologica. Molti i saluti augurali fatti pervenire per la giornata inaugurale: da quello del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, a quello del Presidente del Consiglio Mondiale di Psicoterapia Alfred Pritz, a quello del Magnifico Rettore dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma. Tra i presenti in sala Franco Brunozzi, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Assisi, e Ada Girolamini, consigliere della Regione Umbria.(segue) - (Adnkronos) - ''C'e' davvero una grande forza rivoluzionaria in questo messaggio che e' sicuramente contro corrente. La scuola ontopsicologica e' una scuola di pensiero e di conoscenza che rappresenta un grande messaggio per chi si pone nella condizione di sapere di non sapere mai abbastanza, per chi sa di dover sapere sempre di piu''', per contribuire ad una crescita e sviluppo del valore dell'uomo nel suo tempo, ha dichiarato la Girolamini. Presenti in sala anche i direttori del dipartimento di Ontopsicologia della Facolta' di Psicologia dell'Universita' Statale di S. Pietroburgo e della Facolta' di Amministrazione Antonio Meneghetti e, in contatto telefonico, il saluto del prof. Mario Morcellini, preside della Facolta' di Scienze della Comunicazione dell'Universita' La Sapienza di Roma. L'evento rappresentera' dunque l'occasione di esposizione di nuove scoperte in grado di dare l'angolazione innovativa per l'esattezza e vitalita' della scienza e dell'economia. Vengono pertanto messe in campo la responsabilita' di scienziati ed economisti, politici e artisti, chiamati a dare risposta alle esigenze di crescita dell'uomo. ''La grandezza si costituisce dalla soluzione di rapporto tra universita' e societa' in recupero dei principi ontologici a funzione ed evoluzione dell'uomo per l'uomo su questo pianeta'', ha dichiarato Meneghetti lunedì, 19 ottobre 2009 Pier Luigi Bersani, Vasco Rossi e il nichilismo speranzoso A proposito del post di ieri sui manifesti di Pier Luigi Bersani con le parole, Un senso a questa storia, scopro diverse cose che non sapevo.
Le parole non solo ricordano una canzone di Vasco Rossi, come qualcuno ha notato. Quella canzone di Vasco Rossi viene suonata alla fine di ogni comizio di Pier Luigi Bersani, è anzi "la canzone" della sua campagna, come polimorfo candidato "cattolico, popolare e socialista". Pier Luigi Bersani, ricordiamo tra parentesi, è stato un funzionario del Partito Comunista sin dal Medio Paleolitico. Ora, è normale che un signore pelato dalla faccia un po triste utilizzi le canzonette di un altro signore di mezza età per farsi pubblicità: il giovanilismo è un tratto caratteristico dei nostri tempi. Quello che però è interessante è il messaggio che manda la canzone di Vasco Rossi: "Voglio trovare un senso a questa seraChe credo riassuma in maniera chiara quale sia l'alternativa oggi alle varie cose di cui ci si lamenta. Non è colpa di Pier Luigi Bersani, ovviamente, che è fatto così. Pier Luigi Bersani si appresta a essere eletto in libere primarie, quindi non fa altro che anticipare ciò che il suo stesso "popolo" (come va di moda dire) vuole da lui. Anzi, il commentatore XXX scrive: Caro Martinez,Nota: [1] Piccola autogiustificazione: non è che io lo faccia apposta. Calcio, televisione, canzonette, feste da prima comunione e tutto il resto non sono affatto cose naturali, cui lo snob sfugge coscientemente. Se uno non ci cresce in mezzo, sono cose aliene quanto i più misteriosi costumi giapponesi. Mi fa fatica occuparmene, non certo distaccarmene. sabato, 17 ottobre 2009 Bersani, la scuola e la comunicazione I muri d'Italia sono stati tappezzati con questa cosa qui.
Potete immaginarvi il lavoro e la spesa che ci sono dietro.Se conoscete qualche ermeneuta professionista, chiedetegli cosa vuol dire la frase, io non lo so. Ecco invece un volantino affisso in fotocopia per strada a Firenze. ![]() Gli autori sono gli studenti di un liceo, e hanno fatto tutto da soli, a quello che so io. Certo, la grafica lascia a desiderare, ma ci sono fatti che tutti possono capire. La domanda, chi sappia comunicare meglio tra gli studi pubblicitari di Bersani e i liceali fiorentini, è superflua. Forse la vera domanda è, quale dei due ha qualcosa da comunicare, oltre alla propria faccia. venerdì, 16 ottobre 2009 Stragi, strategia della tensione e ruota della fortuna Facciamo emergere alcuni punti dai commenti al mio post di ieri.
La discussione si è soffermata in gran parte sulla strage di Bologna: una discussione interessante, ma il mio intento non è quello di rifare la storia delle stragi in Italia, bensì di focalizzare l'attenzione sul meccanismo con cui tendiamo a interpretare episodi analoghi, anche quelli che avvengono oggi. Verità ufficiale, verità antagonista
Intanto, non si tratta di contrapporre "verità ufficiali" e "verità antagoniste". Sia le "istituzioni" (in senso lato e compresi i grandi media), sia gli antagonisti possono essere "complottisti". Ed entrambi possono mentire. Tra il 1969 e il 1980, sono avvenute in Italia quattro stragi contro quelli che potremmo chiamare "civili": Piazza Fontana, Brescia, l'Italicus e Bologna. E' bene ricordare il numero ridotto e la distanza temporale tra una strage e l'altra, perché è evidente che episodi così isolati non costituivano la norma e non creavano nessun clima generale di terrore. Nulla a che vedere, ad esempio, con gli attentati suicidi compiuti quasi quotidianamente dai palestinesi in Israele in un certo periodo. La versione che allora era antagonista è oggi la versione più o meno ufficiale: non c'è commissione parlamentare o editoriale che parli di quegli anni senza citare la "strategia della tensione" volta a "soffocare la democrazia in Italia". Il quadro che ne emerge è di un immenso sistema tentacolare, in grado di compiere stragi tremende senza lasciare traccia, di far sparire le prove, di condizionare tutte le indagini e di far sì che i giudici assolvessero i rei. Da chi era costituito questo sistema tentacolare? Nessuno cerca di soffocare la democrazia come passatempo; lo fa perché vuole monopolizzare il potere, di cui probabilmente già possiede molto. Allora chi era il regista della strategia della tensione? La famiglia Agnelli? Per carità, sono l'anima dell'impresa italiana. Il governo degli Stati Uniti? Per carità, sono il baluardo della democrazia. Il Papa? Per carità, è il custode dei Nostri Valori e occorre parlarne con rispetto. Resta poco più della P2, che in realtà era soprattutto un sistema di raccomandazioni per persone molto diverse tra di loro e che già contavano qualcosa; e la P2 comunque è stata smantellata dalla stessa magistratura che non è riuscita a punire le stragi.[1] L'errore qui non sta nel credere ai complotti, che se ne fanno tutti i giorni di veri; ma sta nella concezione che molti hanno del potere, anzi del Potere, immaginato come un ente astratto e unitario. Esistono in realtà potenti di ogni sorta, in perenne corsa su e giù per la ruota della fortuna e in incessante lotta tra di loro, nonché con il colesterolo e le proprie mogli. E che non sono sostanzialmente diversi da noi poveri mortali. Ecco perché uso con parsimonia la parola "potere", e preferisco "dominio", con riferimento a tutta l'impostazione della società capitalista occidentale, quella sì davvero capace di sopravvivere e riprodursi all'infinito. Ma sono concetti difficili per chi è abituato a ragionare in termini di "potere occulto", di "trame oscure" e cose simili.[2] Motivazione e carte processuali
Nel guardare gli anni Settanta, confondiamo due realtà completamente diverse: la diffusa violenza quotidiana, che talvolta sfociava in omicidio, e le quattro grandi stragi. La confusione proietta sulla violenza diffusa qualcosa dell'oscurità delle stragi: anche atti brutali, ma perfettamente comprensibili nelle loro motivazioni, vengono inseriti nell'atmosfera complottista. Come se ci volesse la P2 per spiegare che hai dato una coltellata a uno che ti aveva tirato una molotov perché tu gli avevi dato fuoco al motorino. Ah, dimenticavo, lo hai fatto quattro giorni prima che Andreotti litigasse con Fanfani... L'omicidio e la strage hanno comunque alcuni elementi in comune. Una strage, o anche un semplice omicidio politico premeditato, è una faccenda difficile da organizzare. Anche per acquistare una pistola, devi rivolgerti a un malavitoso, che ti deve conoscere abbastanza bene da fidarsi di te, mentre tu non potrai mai fidarti di lui. Figuriamoci l'acquisto di grandi quantità di esplosivo. Le grandi azioni difficilmente si possono compiere da soli; ma la banale esperienza con innocui fatti privati ci mostra che quando due persone sanno qualcosa, lo sa tutto il mondo. Se pensiamo poi al mondo sempre pettegolo e spesso demenziale dell'estremismo politico... Anche chi è più o meno apertamente coperto da potenti macchine statali può compiere errori clamorosi: ricordiamo il tentativo fallito di avvelenare Khalid Meshal da parte del Mossad, o la scia di indizi lasciata dai rapitori statunitensi di Abu Omar. Certo, in un villaggio dell'Aspromonte, si può contare sul fatto che anche se spari a viso aperto a qualcuno in piazza, tutti diranno di non aver visto niente (ma esistono anche i pentiti di Mafia). Però in luoghi socialmente più complessi, chi compie un'azione del genere sa che prima o poi lo potranno prendere, per un errore qualsiasi. Per compiere un omicidio politico o una strage, ci vuole quindi una forte motivazione; e ci vuole anche un progetto e uno scopo. Qualcuno mi ha chiesto se ho letto le carti processuali della strage di Bologna. Ovviamente, per parlare seriamente della strage di Bologna, avrei dovuto farlo. Sono 500 mila pagine, e non me ne importa abbastanza di quello specifico fatto per farlo: l'ho citato solo come esempio. Ma le carte processuali, la grande risorsa dei cronisti e degli autori di "inchieste" (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su questo orrendo genere letterario), ci dicono tutto sulla lettura giuridica e carceraria di un fatto; ma difficilmente rivelano la motivazione, il progetto o lo scopo. Non viviamo in un sistema inquisitoriale, e quindi le motivazioni ricevono un'attenzione minima, trovandosi sommerse da infiniti dettagli, che a loro volta possono nascondere infiniti bachi. La figura umana dei protagonisti - che è tutto quando parliamo di motivazione - scompare nel nulla. E permette anche le più sgradevoli demonizzazioni di persone trasformate in semplici ruoli nella recita del delitto. Motivazioni materiali e ideali
Le motivazioni possono essere di tipo materiale o ideale. Un grupppo di potere, con uno scopo ben preciso (siamo sempre lì) può affittare un serio professionista del tritolo o dell'omicidio, pagandolo somme ragguardevoli e organizzandogli attorno un'ampia infrastruttura nonché ovviamente una via di fuga, preferibilmente verso qualche isola tropicale. Chiaramente ci si rivolgerà a un tecnico e non a qualche inaffidabile fanatico politico - non è certo tra gli estremisti che bisogna cercare i sicari seri, come saggiamente mi disse un signore che si fece quattro anni di carcere per le accuse più improbabili, finendo poi assolto. Una persona che non possiede potere corre rischi invece per motivazioni ideali. Questo è un termine che non uso con alcun intento morale; potete anche trovare un altro termine, meno simpatico, però se non capiamo il concetto, non arriviamo da nessuna parte. Cogliere la motivazione ideale non significa semplicemente credere a ciò che qualcuno scrive di se stesso, magari reinterpretandolo secondo i nostri criteri. Bisogna sempre cercare una specie di punto focale dei discorsi. Ad esempio, Forza Italia si presenta con questi ideali sul sito della divertente soubrette Gabriella Carlucci. Mica voglio negare che Gabriella Carlucci in qualche modo ci creda; ma è ovvio che il punto focale dei militanti di Forza Italia è diverso - è una simpatica congrega di affaristi, che mirano a ricoprire il massimo numero possibile di assessorati. Cosa che emerge più da una chiacchierata con qualche dirigente di Forza Italia che dalla loro carta scritta. A volte, i nostri pregiudizi ci impediscono di cogliere il punto focale di un movimento, che si può nascondere in quello che ci sembra un dettaglio. Il Gush Emunim e i Neturei Karta sono due gruppi di barbuti "fondamentalisti" ebrei, che sembra che scrivano più o meno le stesse cose e condividono gli stessi riferimenti di base. Ma una divergenza nel modo di interpretare alcuni dettagli fa sì che i primi appoggino qualunque cosa faccia l'esercito israeliano e i secondi preghino tre volte al giorno per l'abolizione dello Stato d'Israele. Proprio la differenza del punto focale comporta differenze radicali nelle scelte di gruppi che possono apparire simili: non esistono "i comunisti", i "fascisti", i "cattolici", i "fondamentalisti islamici" o gli "estremisti ebrei". I delitti commessi da estremisti politici hanno quasi sempre motivazioni ideali, che comprendono cose viscerali come la vendetta. Queste motivazioni spiegano innumerevoli fatti: le azioni delle Brigate Rosse, l'omicidio del giudice Occorsio per vendicare lo scioglimento di Ordine Nuovo, l'attentato di Mohammed Game a Milano e così via. Ogni singola azione compiuta da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, per quanto spesso contro poveri disgraziati, rispondeva a una precisa logica di questo tipo (vendetta, soppressione di presunti infiltrati, rapine per sopravvivere una volta lanciato il meccanismo che li ha portati alla latitanza). I responsabili di queste azioni hanno sempre agito in prima persona, hanno colpito bersagli significativi e hanno pagato: non si tratta di una considerazione morale, ma di qualcosa che ci permette ragionevolmente di escludere misteriosi scenari dietro le quinte. La logica delle stragi
A maggior ragione, anche le stragi devono avere una loro logica. Sembra brutto dirlo, perché siamo programmati per condannare e non per capire le cose brutte. Il modello insuperato delle stragi terroristiche è stato il sistema di bombardamento a tappeto angloamericano durante la seconda guerra mondiale, ripetuto dagli statunitensi nel Vietnam. Centinaia di migliaia di donne, bambini e vecchi arrostiti nella maniera più atroce. Ma non è stata opera di un individuo sadico, bensì di un'équipe di esperti - compresi esperti di macellazione per studiare gli effetti sui corpi umani - con uno scopo perfettamente logico. Quello di ricordare agli esaltati soldati tedeschi sul fronte che finchè durava la guerra, anche i loro bambini potevano morire di una morte spaventosa.[3] Accantoniamo i giudizi morali, e diciamo che la tecnica è stata molto efficace in Italia, meno in Germania, pochissimo nel Vietnam. Un'azione di questo tipo, compiuta però da "idealisti" (in senso tecnico) e non da "sicari", è stata la strage della metropolitana di Madrid. E' logico pensare che lo scopo degli attentatori fosse quello di portare la guerra dell'Iraq in casa degli invasori, colpendo un bersaglio accessibile. Non solo: un'azione di questo genere deve sempre offrire alla controparte la possibilità di far cessare il terrore facendo una concessione ragionevole: in questo caso, il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Ottenuta la concessione, non ci sono stati più attentati "jihadisti" in Spagna. Conosco solo superficialmente il caso di Madrid; non posso garantire che la magistratura spagnola abbia preso i reali responsabili; ma mi sembra plausibile che i reali responsabili facessero parte almeno degli stessi ambienti che la versione ufficiale accusa. Ambienti precisi, di qualche decina di persone al massimo, mica "i musulmani" o "gli immigrati". Perché si fa una strage?
Esiste una strage nella storia italiana di cui conosciamo abbastanza bene la logica. Una strage dimenticata, perché i delitti di Mafia non toccano le corde identitarie della politica: parliamo della strage di via dei Georgofili a Firenze. Che non fu isolata, ma accompagnata da una serie di altre azioni analoghe. Ricostruisco a memoria, per cose lette nel tempo, e posso sbagliare nei dettagli. Ma mi sembra che la faccenda sia andata così. A compierla non furono estremisti politici, bensì - come è ovvio - sicari professionisti, che agivano con una ragionevole copertura da parte di una potente organizzazione: non abbastanza potente, alla fine. Le stragi furono decise dai cosiddetti corleonesi, cioè un gruppo preciso di persone. Non dalle "forze oscure della reazione", e nemmeno da "la Mafia", ma da un gruppo che doveva guardarsi continuamente alle spalle da altri gruppi. Lo scopo era perfettamente ragionevole. Tramite vari emissari, hanno presentato una precisa richiesta al governo, una richiesta che il governo avrebbe potuto trovare la maniera di soddisfare: allentare le restrizioni cui andavano soggetti i boss arrestati in carcere. Inoltre, hanno fatto un calcolo militarmente ineccepibile. Lo Stato stava per mandare molte forze in Sicilia, per sopraffare i corleonesi. Colpendo a caso in punti qualsiasi di tutto il territorio italiano, i corleonesi erano certi di poter distrarre la maggior parte di queste forze, costrette a presidiare inutilmente ogni incrocio del paese. E colpendo obiettivi turistici, i corleonesi contavano anche di fare un danno all'economia. La strategia è fallita perché altri gruppi mafiosi hanno deciso invece che fosse meglio mantenere un profilo basso, entrando nei partiti politici. E la forza di questi gruppi fu tale da bloccare i primi. Tutto ciò è perfettamente logico; e se sei il tipo di persona che campa facendo morire migliaia di ragazzi di eroina e facendo a pezzi nelle vasche di acido i parenti dei tuoi nemici, possiamo anche accantonare troppe considerazioni morali. Questa vicenda la conosciamo però solo per caso. Se non si fosse mai scoperto il vero movente, avremmo tutti proiettato le nostre fantasie su qualcuno che ci stava antipatico: gli anarchici non erano più di moda dopo il 1972, i fascisti sono diventati obsoleti negli anni Ottanta, forse ce la saremmo già presa con i musulmani che odiano i simboli dell'arte occidentale. In fondo, per decidere chi ha messo la bomba sull'Italicus nel 1974, è bastato un unico volantino che avrebbe potuto scrivere chiunque. Magari dopo la bomba ai Georgofili, avrebbero trovato qualche ambulante senegalese che si aggirava in maniera sospetta da quelle parti e che aveva come unico alibi quello di essersi incontrato con un altro ambulante di cui si sono perse le tracce; e forse un compagno di cella, il solito pentito, avrebbe raccontato in seguito ai giudici di aver avuto da lui chi sa quali confidenze. Infatti, essere anticomplottisti non significa affatto credere alla correttezza della magistratura, né tantomeno dei media. Semplicemente, non è necessario pensare che il magistrato desideroso di fare carriera fosse anche lui della partita dei corleonesi. E per spiegare il poliziotto che suggerisce al "pentito" cosa dire, è sufficiente ricordare che ogni poliziotto, come chiunque, vive sotto costante pressione per produrre. E che è sempre più facile produrre a spese di piccoli disgraziati, di gente che non ha connessioni di potere, di estremisti politici sciroccati. La vera strategia della tensione
Tutto questo significa che non esiste la "strategia della tensione"? Certamente esiste, ma su un piano diverso e perfettamente visibile. Consiste semplicemente nella maniera in cui il sistema spettacolare ci presenta i fatti. Una rom che fa un furtarello compare su tutte le locandine davanti alle edicole, o nelle serate di Bruno Vespa. Non c'è certo bisogno di montare stragi e rischiare ergastoli, per manipolare la realtà e per diffondere un senso sempre crescente di panico. La strage di Falluja - decine di migliaia di persone massacrate dal "nostro imprescindibile alleato americano" - invece non esiste nella coscienza mediatizzata comune. E non è reato non parlarne in televisione. Tutto questo non richiede una centrale occulta: chi fa carriera nei media è selezionato per agire spontaneamente così. Anche negli anni Settanta, non mancava un riferimento quotidiano agli "opposti estremisti", senza che fossero necessarie le stragi - bastava un corteo un po' rumoroso per dire che non se ne poteva più.[4] A questo si aggiungono infinite piccole azioni compiute veramente da elementi dei servizi o dei carabinieri: Cossiga ci ha ricordato allegramente come fosse prassi infilare bustine di eroina in tasca a noti sovversivi e poi arrestarli; mentre conosciamo le infinite dritte dei servizi ai media, in cui si racconta che un comando di musulmani sta per compiere le cose più assurde. Poi non succede niente (i produttori di veline mica rischiano sul serio a organizzare un attentato contro il Papa), le fonti sono vaghe e tutto viene dimenticato, lasciandosi dietro però una scia di paranoia. Note [1] Il fatto che quelli della P2 abbiano pagato poco, mentre piccoli estremisti politici si sono fatti anni di carcere, non dipende da qualche complotto, ma dal fatto che le leggi sono strutturalmente a favore dei più potenti. [2] E' interessante notare come anche in ambienti neofascisti, il mito della "strategia della tensione" sia stato pienamente assorbito: la versione neofascista di ciò che è successo in quegli anni coincide quasi perfettamente con quella dell'estrema sinistra, tolti ovviamente i riferimenti a singoli gruppetti neofascisti, che comunque sono sempre immaginati come "infiltrati dai servizi". Ovviamente lo erano, ma è facile confondere l'infiltrazione con il controllo delle linee politiche. [3] Il terrorismo richiede continuità: infatti gli squadroni di centinaia di bombardieri partivano a un certo punto quasi ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. [4] A ogni strage, come a ogni azione armata delle BR, si sono aggravate le leggi contro i reati associativi. Se tale fosse lo scopo delle stragi (ma non lo so), la sinistra mainstream di allora come quella di oggi se ne è fatta pienamente complice. mercoledì, 14 ottobre 2009 L'attentato di Milano, la dietrologia e i bachi Ieri abbiamo parlato dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano.
Tra i commenti al mio post, gip chiede: "Sentite lo so che è una domanda senza riposta, ma a me pare una brutta coincidenza che Game faccia scoppiare il suo fertilizzante proprio in giorni in cui in Italia culmina una tensione che montava da mesi. E aggiungo un'altra cosa: proprio non riesco a capire perché mentre il tg1 di Minzolini spreme dalla notizia tutto quello che può, il sito del primo quotidiano nazionale lo gratifica prudentemente solo di una SESTA posizione in pagina. Insomma, è pur sempre il primo attentato "islamico" in Italia. E' giusto guardare nella storia di Game, e meno male che almeno i blog come questo si preoccupano di farlo. E se a a fare il dietrologo fosse solo D'alema con le sue scosse potremmo anche mandarlo al diavolo. Ma in tutto questo ci sono note stonate e qualche sospetto viene. Che ne pensi curatore del blog? che ne pensate lettori?"E' un sospetto legittimo. Noi non sappiamo con certezza cosa sia successo, ed è giusto esplorare ogni pista. Tenendo presente, come dice Gip, che la sua è quindi "una domanda senza riposta", rispondo con quello che penso in questo momento e con i dati che abbiamo. Voglio intanto rovesciare la formulazione di Gip. E' facile lanciare "sospetti", perché qualunque faccenda può essere piena di quelli che possiamo chiamare bachi, per copiare il linguaggio informatico. Miguel Martínez è un personaggio strano, con una vita movimentata alle spalle in varie parti del globo e tutta una serie di insolite amicizie e interessi bizzarri (pensate che sul suo blog ci sono link ai siti del Comandante Carlos, dell'Imam di Carmagnola, di Barbara Aisha Farina e persino di Alessandra Colla). Dov'era l'11 settembre del 2001? A casa, lui dice. A parte i familiari - inaffidabili per definizione - l'unico alibi che è in grado di tirar fuori è che afferma di aver ricevuto una telefonata nel pomeriggio da parte di una persona che gli raccontava confusamente dell'attentato a New York. Può darsi che si riesca a risalire, dai tabulati, all'esistenza di quella telefonata. Che però potrebbe essere stata fatta apposta per creare un alibi per Miguel Martínez. Oppure i tabulati potrebbero essere andati opportunamente perduti nel frattempo (ricordiamo tutte le strane vicende che hanno riguardato la Telecom in questi anni). E chi gli ha telefonato, per avvisarlo dell'attentato? Un noto americanista che a suo tempo era stato amico personale del sovversivo musulmano Malcolm X; che aveva seguito la guerriglia comunista in Guatemala e aveva vissuto il Settembre Nero accanto ai palestinesi in Giordania; e che una volta aveva intervistato l'ayatollah Khomeini. Quindi il sospetto su Miguel Martínez è più che legittimo; ma è molto più difficile formulare un'ipotesi positiva sul possibile ruolo di Miguel Martínez nei piani di Osama bin Laden. Torniamo all'attentato di Milano. Dire che l'attentato nasconde "qualcosa", vuol dire che nasconde il contrario di ciò che appare. Se dai sospetti, passiamo a un'ipotesi positiva, l'attentato non sarebbe un attentato di un islamista contro il governo, bensì un attentato del governo contro l'opposizione. Il governo può usare un attentato di questo tipo, ad esempio, per chiedere ulteriori leggi repressive; oppure per screditare una sinistra che non è abbastanza ostile all'immigrazione; o per distogliere l'attenzione pubblica da altre notizie che mettono in imbarazzo il governo. La cosa è ovviamente possibile, perché no? E' probabile, però? Vediamo prima il caso particolare, poi trattiamo una questione più generale. Mohammed Game ha rischiato e pagato di persona: l'attentato non è stato compiuto da qualche anonimo sicario. Per cui dobbiamo cercare le sue probabili motivazioni. Ora, la tensione di cui parla Gip riguarda alcune vicende molto italiane - le onorevoli escort di Berlusconi, il Lodo Alfano, la riforma della scuola, l'UDC e la Chiesa che ammiccano al centrosinistra e così via. Nei media, queste cose vengono enfatizzate quasi esclusivamente da Repubblica e su Internet. Posso ipotizzare che Mohammed Game non comprasse Repubblica. Probabilmente guardava la televisione italiana, che tace sui guai del governo; e probabilmente aveva l'antenna parabolica e quindi guardava al-Jazeera, che non si occupa proprio dell'Italia. La "tensione montante" c'era, ma riguardava la questione afghana. E' infatti importante sprovincializzarsi un po' su queste cose: alla maggior parte della gente del mondo, compresi gli immigrati, delle vicende di Berlusconi non gliene potrebbe importare di meno. Non abbassiamo i massacri compiuti dagli aerei alleati nei villaggi afghani, le carceri e le torture a qualcosa di secondario rispetto alle troiette del nostro primo ministro. Opporsi all'invasione dell'Afghanistan è una motivazione altamente etica e sensata per fare qualcosa (non necessariamente per fare ciò che Mohammed Game ha fatto, ovviamente). La motivazione nota - la rabbia per l'occupazione militare dell'Afghanistan - è quindi la più plausibile, anche se non possiamo dire che sia "la verità". Questo ci porta a una considerazione generale sul rapporto tra violenza politica e complotti in Italia. Si dice spesso che gli attentati avvengano in momenti di "tensione crescente". Posso essere d'accordo per un caso: la strage di Piazza Fontana, avvenuta effettivamente nel momento di massima tensione sociale dell'Italia post-bellica. La strage ha messo fine all'immenso moto dell'Autunno Caldo e quindi ha una sua logica. Ci sono centinaia di migliaia di pagine di documenti processuali, che più si guardano, meno si capisce, perché più carta vuol dire più bachi. Su infiniti bachi, si possono costruire infiniti sospetti, fino a cadere nel più completo delirio. Provate a leggere oltre pagina dieci di uno di quei demenziali elenchi telefonici con connessioni casuali che pretendono di dirci la verità su Piazza Fontana e capirete cosa intendo. Facendo piazza pulita di tutta la fuffa, restiamo però con alcuni fatti: che gli autori della strage non sono mai stati identificati con certezza (e siamo nel paese in cui anche Craxi è stato fatto fuori dai magistrati), per cui forse godevano di particolari protezioni; che l'ipotesi più plausibile è che si mirasse a far cadere la colpa di una brutale strage di innocenti sull'estrema sinistra, in un momento in cui un grande moto di sinistra minacciava le istituzioni. In questo senso, la strage ha certamente funzionato come terapia-choc, senza bisogno di colpi di stato. Quindi è ragionevole ipotizzare che piazza Fontana sia stata realmente una strage "di Stato". Piazza Fontana ha però creato un meccanismo psicologico nella sinistra che si avvicina a una vera e propria psicosi dietrologica. Da allora in poi, ogni fatto è stato inserito nel meccanismo della ricerca dei bachi e della produzione dei sospetti. La paranoia ha generato un fangoso linguaggio sbirresco-giornalistico: loschi e ambigui personaggi, guarda caso, infiltrati, "coincidenza" tra virgolette, trame oscure, figura inquietante, stretti legami con, sedicente, provocatore, sottobosco, rete di contatti, idee deliranti, cui prodest (anche le capre si dedicano al latino), manovalanza, al servizio di... Essendo interamente basata sui bachi, non si è mai capito quale fosse l'ipotesi positiva: chi avrebbe fatto che cosa a quale scopo. Semplicemente, nella nebbiosa confusione, dietro i bachi si intuivano i servizi segreti, la Chiesa cattolica, la Massoneria, le banche, l'Opus Dei, la Mafia, i militari, la CIA e ovviamente e ovunque "i fascisti". Un mostro senza volto, senza storia, senza analisi sociale, dove lo studente sedicenne e il dirigente della Confindustria operavano al servizio dello stesso Potere Occulto. Questo modello è stato applicato a tutti i fatti successivi di violenza. Alle grandi stragi come alle azioni delle Brigate Rosse. Prendiamo la strage della stazione di Bologna. Gli imputati, che hanno molte altre colpe certe e confesse, sono in questo caso palesemente innocenti.[1] Non viene in mente alcun movente plausibile, né per loro (non erano un gruppo di odiatori di treni) e forse nemmeno per il "sistema": non c'era un Autunno Caldo da fermare, non è stato il pretesto per un colpo di Stato. Nessuno ha provato ad accusare la sinistra della strage. L'ipotesi che si sentiva in giro allora, "vogliono spaventare la gente così si fermano le lotte sociali", è priva di qualunque logica.[2] Ovviamente, la strage ha avuto una causa, ma attualmente non sappiamo assolutamente quale fosse. La dietrologia ha colpito anche le Brigate Rosse. Non ho alcuna intenzione di giustificare alcunché. Però le Brigate Rosse sono state molto chiare e coerenti nella strategia. Con i bachi, si è riusciti a creare una melma senza fondo anche attorno a loro. I mali della destra li conosciamo; ma quello forse principale della sinistra è la dietrologia. Se avviene qualcosa che dà spazio alla destra, ci deve essere dietro il Complotto. Le azioni delle BR hanno come effetto anche quello di screditare la sinistra presso il grande pubblico? Bene, è sufficiente per dimostrare il Complotto, basta trovare un numero sufficiente di bachi per appoggiare una tesi di cui si è già certi. E' interessante la premessa perbenista che c'è dietro: lo scopo della sinistra sarebbe di avere una buona immagine, qualunque cosa danneggi quell'immagine è per forza "di destra". Così si trasforma lo scontro sociale in scontro puramente morale: noi siamo persone buone, quindi le azioni cattive devono averle fatte i nostri avversari. Mentre sarebbe sufficiente ipotizzare, in linea di massima, che in un paese con sessanta milioni di abitanti, prima o poi qualcuno farà qualcosa di cui la propaganda della destra potrà approfittare: una rissa, un omicidio, un furto commesso da un immigrato... Approfittare lo fanno tutti, lo fanno anche i cattolici quando si lamentano perché qualcuno toglie un crocifisso, o la sinistra quando salta addosso a un cretino che allo stadio fa il saluto romano, senza che questo significhi che i militanti dell'UAAR o i giocatori della Lazio siano agenti dell'Opus Dei o dell'Internazionale Comunista. L'evento bacato si dice che avvenga sempre "guarda caso" in un momento "particolare", tanto ogni momento è particolare, in un paese dalla politica confusa e rissosa come l'Italia. Questo non vuol dire che dietro singoli episodi, non ci possa essere davvero un complotto. Tra tanti bachi, qualcuno forse porta davvero alla verità. Ma in generale, le stranezze che ogni caso presenta vengono amplificate dalla stranezza di persone che scelgono di usare le armi e rischiare la galera e la morte: pensiamo al caso di Gianfranco Bertoli, un uomo tremendamente complesso, dalla vita confusa e avventurosa, comunista, tossicodipendente, frequentatore di un kibbutz, informatore dei servizi in tempi lontanissimi, lettore di esaltati testi di Max Stirner, scrittore sensibile e artista, che lanciò una bomba nel 1973 contro la questura di Milano, uccidendo quattro persone.[3] Bertoli, arrabbiato contro il sistema quanto Game, non fece nulla per nascondersi e subì decenni di carcere. Eppure fu immediatamente messo in croce da tutti i dietrologi, come perno di chissà quale complotto;[4] per dimostrare la propria estraneità, arrivò a cercare di suicidarsi. Riassumiamo. La premessa è che ogni evento può essere utile a qualcuno; ogni evento è pieno di bachi. Lo sono in particolare gli eventi che riguardano anime irrequiete. E sono in genere le anime irrequiete che compiono gesti clamorosi. In certi casi, gesti clamorosi possono davvero fare parte di qualche strategia più grande: è legittimo cercare di approfondire la possibilità, ma solo tenendo ben salda la premessa. Note [1] Dire che sono innocenti non vuol dire che esiste un complotto del sistema per accusarli. I vasai devono produrre vasi, i magistrati devono produrre sentenze, e se manca la materia prima di qualità, ci si arrangia come si può. A Bologna la verità complottista è diventata la verità ufficiale; ma non mancano i dietrologi che seguono altre piste, altrettanto improbabili. [2] Quando minaccio qualcuno, devo farmi capire in modo chiaro. Una bomba contro persone di ogni sorta che vanno in vacanza non lancia alcun messaggio comprensibile, soprattutto quando non ha alcun seguito. Chi vuole stroncare le lotte sociali con la violenza fa casomai come in Colombia, uccidendo a uno a uno migliaia di dirigenti sindacali e politici. [3] Dire che qualcuno è strano, nel senso di fuori dal comune, o complesso, non vuol dire insultarlo dandogli del pazzo. In Bertoli c'è stata una forma estrema di sanissima curiosità, voglia di capire, desiderio di esserci, intensità di vivere, ricerca della varietà delle cose, che lo ha condotto di disastro in disastro. Una versione meno elegante di Eduardo Rózsa Flores. [4] Il ministro Mariano Rumor, bersaglio mancato dell'attentato di Bertoli, fino al giorno prima oggetto di ogni sorta di dietrologia, fu improvvisamente santificato dai complottisti. E questo indica dove porta il perbenismo innato dei complottisti. Ci sono degli "antagonisti" che ogni tanto tirano fuori con scandalo il fatto che una persona che conosco, allora di destra e oggi di tutt'altra idea, una volta subì una perquisizione della polizia, pensate... martedì, 13 ottobre 2009 Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna A Osimo, nelle Marche, un padre italiano accoltella la figlia, rea di essersi messa con un albanese.
L'episodio viene descritto con estrema ragionevolezza nei media per quello che è: un signore scoppiato che non sopportava il fidanzato della figlia. Non ci sono stati assalti di cronisti con microfoni nascosti per scovare i predicatori dell'odio nelle chiese, né le telecamere hanno inquadrato le opere di Oriana Fallaci esposte nelle vetrine delle librerie. La seconda notizia. Un ingegnere, che dirigeva una ditta edile con molti operai, dopo il fallimento della propria azienda, entra in un ciclo di depressione e si fa saltare per aria, con un successo paragonabile a quello del Bombarolo di Fabrizio De Andrè: il suo artigianale ordigno infatti fa male solo a lui.[1] Qualcosa della vita di questo imprenditore fallito, il libico Mohammed Game, lo raccontano i giornali: "«Aiutateci ad avere una casa più dignitosa. Viviamo in sei senza nemmeno il bagno», si era lamentato un paio di mesi fa con una giornalista di «Cronaca Qui» questo ingegnere elettronico mancato di 37 anni, mancato pure come attentatore.Attenzione, non intendo con questo partecipare al solito gioco per cui chi compie un'azione di questo tipo viene esaltato da una parte come un terribile fanatico; dall'altra, denigrato come un povero cretino. E' una persona che ha avuto il coraggio delle proprie scelte, comunque motivate. Però il caso aiuta a mettere a fuoco tutta la questione del cosiddetto "terrorismo islamico" in Italia. Quello dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano è il primo caso nella storia di "terrorismo islamico" in Italia, e ha assunto la forma che ci si aspetterebbe. Statisticamente è inevitabile che dopo un decennio di espulsioni, arresti, minacce, sorveglianza incessante, gente che non ti affitta casa, parlamentari che gridano che sei un pericolo per l'umanità, trasmissioni televisive che ti attaccano tutti i giorni, librerie piene di testi che ti descrivono come un mostro, guerre in mezzo mondo contro i tuoi correligionari, a qualcuno - su oltre un milione di musulmani immigrati - saltino i nervi. La chiave sta nel concetto di "saltare i nervi", fatto non organizzato e imprevedibile: l'attentatore di Milano non si è formato in alcuna delle mitiche Scuole del Jihad, né è andato a caccia di vergini paradisiache promessegli da barbuti predicatori. Mohammed Game è scoppiato (mentalmente) guardando il telegiornale, cioè la descrizione edulcorata e sterilizzata di ciò che la spedizione militare italiana sta facendo in Afghanistan. La tragedia sta proprio nell'impossibilità di incidere su qualcosa che però entra quotidianamente nella nostra vita: un cittadino straniero non può nemmeno votare per un partito che condanni la spedizione afghana, e Mohammed Game evidentemente non aveva le risorse per sfogarsi vanamente alla tastiera, come abbiamo noi. Abbiamo sempre detto che gli obiettivi di azioni armate sono obiettivi militari: anche l'11 settembre del 2001, sono stati colpiti il Pentagono e il Centro Mondiale del Commercio, la cosa più simile al cuore economico del pianeta. Mohammed Game non ha cercato di colpire i mitici "simboli dell'Occidente" cari ai media: che so, un quadro di Raffaello o una ragazzina in minigonna con l'iPod che si beve un whisky. Pur nella sua evidente confusione, ha scelto di colpire un obiettivo indiscutibilmente militare: la caserma da cui sono partiti i carabinieri che partecipano all'occupazione dell'Afghanistan. Giustamente, il magistrato lo ha incriminato per (tentata) strage, ma non per terrorismo. Questo non vuol dire che Mohammed Game non avrebbe potuto saltare per aria, per incompetenza, nel tragitto da casa alla caserma, magari su un autobus affollato. Ma se fosse sucesso, non sarebbe perché "i musulmani odiano gli autobus". Intanto, il ministro-escort Mara Carfagna propone il divieto del "niqab e del burqa" nelle scuole. "Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione".Cioè, avete capito bene, in nome del diritto all'istruzione, le studentesse che indossano "niqab e burqa" verrebbero cacciate dalle scuole.[2] Attenzione però che c'è il trucco: il ministro-escort ha semplicemente parlato "a margine di un convegno", storica sede per dire sciocchezze senza seguito. Notate poi la curiosa erudizione con cui parla Mara Carfagna: se le hanno messo in bocca paroloni come "niqab e burqa" (sommariamente, il velo che copre tutto il volto tranne gli occhi, e il velo a filigrana che copre anche gli occhi), precisando anche la distinzione con il "velo" il motivo ci deve essere. Anzi, ce ne sono due. Il primo è che in Italia, il velo o foulard non saranno mai vietati per la ferma opposizione della Chiesa cattolica, visto che non sarebbe possibile allora permettere alle suore di girare a capo coperto. Il secondo è che i miei amici musulmani confermano che non esiste in tutta Italia una studentessa che indossi il "niqab o burqa", come sottolinea Paniscus. [3] Insomma, anche se si facesse la legge, non cambierebbe nulla (e quindi non creerebbe problemi per il ministro-escort). Eppure, Mara Carfagna riesce a trasformare il nulla (zero ragazze con niqab, zero ragazze con burqa) in un pericolo non da poco: "Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un 'regime' che nega iA differenza di altri, ammiro la Carfagna. Ha capito perfettamente come si fa politica, inventando notizie, mettendo in imbarazzo i propri avversari (nessuno oserà schierarsi "a favore del burqa"), drammatizzando pericoli inesistenti, operando sulle paure collettive. Peccato che a guardarla in televisione c'è magari qualche altro Mohammed Game, vagamente musulmano ma molto arrabbiato, a corte di altre guance da porgere. Note [1] Vedremo in che cosa consistano i presunti complici di Mohammed Game e l'esplosivo sequestrato. E' evidente che un complice, magari involontario, c'è, se l'attentatore si è procurato da qualche parte le sostanze esplosive: un chimico ci potrà chiarire meglio se qualcuno può detenere ingenti quantità di nitrato per motivi pacifici. Pare che i "complici" non abbiano fatto nulla per nascondersi. [2] Ricordiamo en passant il tentativo del sindaco di Milano, sempre del partito della Carfagna, di vietare l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai figli di immigrati irregolari. [3] Questo è un fatto, non un giudizio. Due delle donne più toste che io conosca in rete vestono integrale: Barbara Aisha Farina e e Malika el Aroud. ![]() P.S. Leggiamo adesso che "nel corso delle indagini sono stati sequestrati "circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in piazzale Perrucchetti". Il nitrato, venduto come fertilizzante in pacchi da 50 chilogrammi, sarebbe stato rinvenuto in uno stabile in via Gulli, lo stesso dove abitava il libico fermato e frequentato anche dagli due. Il procuratore ha rivelato inoltre che il nitrato d'ammonio servito a confezionare l'ordigno rudimentale fatto esplodere ieri "è stato acquistato una settimana fa da Game".Difficile al momento capire quindi che ruolo avrebbero dovuto avere i presunti complici. venerdì, 02 ottobre 2009 Il figlio di Ahmed si mette la minigonna Ragionare con un islamofobo è un'impresa ardua: "Sì, sarà vero che a Parigi un musulmano accusato di voler mettere una bomba era innocente, ma che mi dici del senegalese sotto casa che tiene la musica ad alto volume o di quello che ha detto un tizio con la barba in un villaggio nel Pakistan contro la polenta? Avanti, rispondi!"
Però, se gli islamofobi non ragionano, mi offro a ragionare un attimo al posto loro. Diciamo che faccio loro da insegnante di sostegno. Separiamo gli innumerevoli motivi, personali, teologici o culinari, per cui qualche aspetto del mondo tra Dakar e Borneo possa risultarci sgradito, dal nocciolo del discorso islamofobo. E separiamo anche l'islamofobia da tutti i problemi che ovunque accompagnano le migrazioni (tipo, non capiscono le nostre barzellette, mangiano troppo piccante, fanno la pipì sui muri, ecc. ecc.). L'islamofobia vera e propria mi sembra si basi su due premesse fondamentali. Se stanno in piedi, gli islamofobi hanno qualcosa da dire. Se non stanno in piedi, farebbero meglio a darsi alla raccolta di francobolli, che è anche più rilassante. La prima premessa è che in Europa, esistano qualcosa come "i musulmani". La seconda premessa è, che quei musulmani abbiano sia l'intenzione che la possibilità concreta di cambiare la vita che viviamo noi.[1] Infatti, non è molto interessante sapere se una ragazzina di origine egiziana a Milano porterà anche lei il foulard islamico, come lo portava sua nonna al Cairo. In quel caso, c'è solo uno spostamento geografico: volete comprare elettrodomestici cinesi? Volete farvi le vacanze a Sharm el-Sheikh o Cancún? E allora zitti, se oltre agli oziosi, si spostano pure i lavoratori con le loro famiglie. Il punto è che nella ragazzina egiziana che a Milano indossa il foulard, non c'è proprio nulla che intacchi la mia vita, nessuna "islamizzazione" di ciò che non è islamico. La domanda cruciale è, i musulmani faranno portare il foulard a mia figlia, che non è di origine egiziana? Ovviamente esiste la remota possibilità che mia figlia scelga di farsi musulmana, come potrebbe farsi Testimone di Geova o buddhista del Soka Gakkai, ma l'islamofobo non sta parlando di improbabili scelte individuali, bensì di un rischio per tutta la società. Torniamo alla prima premessa. Esistono i "musulmani"? Beh, sulla carta sì. Solo che i musulmani reali che conosco io sono: - ingegneri socialisti laureati all'università di Casablanca, attualmente muratoriPotrei continuare per ore, ma fermiamoci qui. Siccome occorre essere buoni con i non raziocinanti, facciamo finta di non aver appena demolito la base dell'islamofobia, e diamo per buono che "esistano i musulmani", nel senso in cui negli anni Cinquanta "esistevano i comunisti": cioè milioni di persone che aderivano a un movimento transnazionale, più o meno unito allo scopo di cambiare il mondo. Ora, questi musulmani come dovrebbero procedere per cambiare il mondo, per "islamizzarlo" insomma? Facendo figli, ci rispondono gli islamofobi. Probabilmente, l'idea è che se fanno tanti figli, poi diventeranno la maggioranza e faranno eleggere un governo che imporrà la legge islamica a tutti. Gli europei non fanno figli, gli immigrati musulmani sì... il punto però è che fanno figli pure i peruviani e i cinesi e i filippini. Insomma, i musulmani rimarranno sempre una minoranza tra gli immigrati. E peruviani, cinesi e filippini non hanno la minima intenzione di farsi musulmani in blocco. L'islamofobia sostiene che la cultura islamica si potrebbe imporre su quella che possiamo chiamare (scusate il termine riduttivo) cultura europea. Se dovesse succedere, potrebbe essere solo per un miracolo, che dimostrerebbe non solo che Dio esiste, ma che è pure dalla parte dei musulmani: non resterebbe che prenderne atto. Abbiamo infatti visto che non ci potrà essere un'islamizzazione per maggioranza numerica. L'islamizzazione si potrebbe imporre solo perché gli italiani (o i peruviani) ne restano affascinati. Infatti, non si è mai vista una cultura dominata imporsi su una cultura dominante. Certo, il teatro greco si è imposto a Roma; ma i romani erano già convinti in partenza di avere tutto da imparare, in materia, dai greci. Insomma, i greci erano i trendsetter in materia, i romani no. Mentre i quattro gatti di romani erano trendsetter in materia di urbanistica e di lingua, tanto che celti, iberi e germani accorrevano a farsi romani. E' vero che la cultura europea si potrebbe benissimo appropriare di qualche aspetto delle culture di persone che si ritengono musulmane: il kebab ad esempio. Ma il fatto che mangiamo pomodori, non vuol dire che gli europei siano diventati aztechi. Vuol dire che gli europei si sono mangiati sia i pomodori che gli aztechi. Poniamo, per semplificare, che i musulmani non solo esistano, ma che costituiscano il 10% della popolazione di un paese europeo medio. Vuol dire che il 90% della popolazione, per ora, non è musulmana, e sta lì che attende di essere abbagliata dai musulmani. Ora - a parte pittori astrattisti persiani e chirurghi siriani, che comunque esistono - i musulmani sono in genere degli sfigati. Se va bene, lavorano in fonderia. Invece i trendsetter dei nostri tempi non lavorano in fonderia. Stanno in televisione, negli studi pubblicitari, sulle spiagge delle Maldive (dove applicano i loro costumi alla faccia dei locali, altro che shari'ah) e altri luoghi gradevoli. A voi calcolare quanti musulmani ci sono in televisione, negli studi pubblicitari o sulle spiagge delle Maldive, tolti ovviamente quelli che puliscono i gabinetti. Gli islamofobi hanno in genere bisogno di disegnini, per cui gliene facciamo due. Il primo disegnino raffigura dei musulmani a casa loro. Precisamente in Marocco, dove li vediamo impegnati a fare il lavoro sporco per portare La Fattoria 3 (quella del 2006) a casa nostra. ![]() Nel secondo disegnino, vediamo una simil-escort di nome Justine Elizabeth Mattera, mentre lavora anche lei alla produzione della Fattoria 3, sempre in Marocco. Una dei Nostri che fa cose nostre a Casa Loro per portarci Casa Loro dentro Casa Nostra, insomma. ![]() Possiamo porre la domanda così: i trendsetter saranno i laboriosi della prima foto (di cui tipicamente non si vedono nemmeno le facce) o l'oziosa della seconda foto? Completiamo quindi il quesito fondamentale sull'islamizzazione: è più probabile che mia figlia indossi il foulard islamico, o che la figlia di Ahmed, turnista al macello comunale, indossi la minigonna? Questo ragionamento mi è venuto in mente leggendo su una mailing list un tipico post contro "ciò che vorrebbe imporci la legge islamica." La prova che qualcuno vorrebbe "imporci la legge islamica" consiste in una presunta intervista con un anonimo teppista in Svezia. L'anonimo teppista, di cui non vengono precisate le origini etniche e che non parla di religione, afferma: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa». Che a me sembra una mirabile dichiarazione di fede nei valori fondamentali dell'Occidente contemporaneo. Il figlio di Ahmed si è messo la minigonna, insomma. Non che gli servirà a molto cercare di fare il vichingo ganzo: un frequentatore della stessa mailing list commenta, "Quuesti schifosi cavernicoli invasati e bestiali rovineranno il mondo, se non li fermiamo OVUNQUE ricacciandoli a calci nel culo nel loro abisso di inciviltà!..... Altro che "integrazione"!!!!!!!!!!!!" Nota: [1] Lo so da me che i musulmani credenti amerebbero veder convertire il mondo. Anche il Capitano Ashtar Sheran cerca di farci cambiare vita, ma nei fatti incontra qualche problema. sabato, 26 settembre 2009 La Chiesa, l'Orso e l'Acqua (2) "Lo spettacolo è il cattivo sogno della moderna società incatenata, che non esprime in definitiva se non il proprio desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno."La Chiesa italiana ha perso il potere di maledizione: quando condanna, le ridono dietro. Dan Brown, esempio supremo di ignoranza presuntuosa, invade tranquillamente ogni libreria, mentre i librai sperano invano che sbuchi fuori da qualche parte il Prete Fulminatore per aumentare la controversia e le vendite.[1] Ma la Chiesa conserva invece, quasi intatto, il potere di benedizione: nel senso letterale, può dire, "questo è bene". Più dice bene e più appare buona, fino a diventare il termine di paragone assoluto della bontà, cioè della vaghezza indefinita eppure incontestabile. Il postconciliare reale, insomma, al di là delle intenzioni soggettive dei protagonisti del Concilio Vaticano II.[2] Chi non maledice, non pone limiti. E quindi si espande in maniera dolce e informe ovunque. Possedendo il potere di benedizione, la Chiesa in Italia possiede ancora la chiave sociale dei tre passaggi della vita, battesimo, matrimonio e funerale - va bene, si benedicono anche le auto. ![]() I battesimi e i matrimoni sono fatti privati, o al massimo appartengono alla sfera mediatica: il fotografo dei matrimoni per poveri, le telecamere per puttanieri e meretrici. Invece i funerali possono, talvolta, essere eventi politici. Ne abbiamo avuto parecchi esempi in anni recenti - i funerali per i militari italiani morti a Nassiriya, quelli di Mike Bongiorno e quelli per i militari morti a Kabul (del primo evento abbiamo già detto alcune cose che valgono anche per il secondo). Gli immensi spettacoli dei funerali di Stato non sono propaganda di guerra. Rendendo visibile il lutto, smascherano la mistificazione delle missioni umanitarie, incidono almeno un'emozione di dolore in tutti gli spettatori, amplificando in maniera straordinaria l'effetto dell'azione militare della resistenza. "Oh cursed be the cruel wars that ever they beganNon a caso, gli Stati Uniti evitano spettacoli che dimostrino in maniera troppo evidente che Dio e il Successo sono passati dall'altra parte. Ma quello degli americani è un altro Dio. I Funerali di Stato, in Italia, sono la spettacolarizzazione, e quindi la falsificazione, di tre termini: Dio, patria e famiglia. Anche qui, bisogna procedere con cautela, per non dire sciocchezze. Gli italiani sono forse familisti, ma non sono né credenti né patrioti. Infatti, la frase, "Dio, patria e famiglia" la usano oggi, in realtà, unicamente (a) il minuscolo movimento che si chiama Forza Nuova e (b) una certa Sinistra che la attribuisce, in negativo, a tutta la Destra. Se avessimo tempo, sarebbe interessante una divagazione sui luoghi comuni che la Sinistra meccanicamente attribuisce alla Destra. In essenza, Dio, patria e famiglia non coincidono con il fanatismo religioso o con il nazionalismo. Sono piuttosto riflessi di tre elementi che sono alla base di qualunque cultura umana - la presenza di un significato condiviso, un ambiente e una comunità umana elementare che vada oltre la singola generazione. Ovviamente con differenze infinite nei dettagli. Che se ne parli o no, che i singoli termini si logorino per l'abuso, è evidente che si tratta di leve psicologiche di enorme potenza. Non perché siano false, ma perché in un certo senso sono vere. La natura alienante del capitalismo sta anche in questo. Il capitalismo non lascia alcuna sfera dell'esistenza fuori dal proprio dominio. Il capitalismo nega il sacro, perché non ha altro senso al di fuori dello scambio mercantile. Il capitalismo nega l'ambiente, perché ogni realtà del pianeta è intercambiabile. Il capitalismo nega la comunità umana, perché ogni persona esiste solo nell'istante del consumo. Il capitalismo, quindi - come intuisce qualunque indio messicano - è il nemico di mi Dios, mi tierra y mi familia. Ma dove esiste un bisogno, nasce una merce: nel vuoto che il capitalismo stesso ha creato, si inserisce lo spettacolo di Dio, Patria e Famiglia. Anche se sotto altro nome, o meglio ancora, nessun nome, sotto forma di evento.[4] Come ha detto molto bene Guy Debord nella Società dello spettacolo: "La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva originato, nella definizione di ogni realizzazione umana, un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia, conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve desumere il proprio prestigio immediato e la propria funzione ultima. Nello stesso tempo ogni realtà individuale è divenuta sociale, direttamente dipendente dalla potenza sociale da essa plasmata. Le è permesso di apparire solo in ciò che essa non è."Il Funerale di Stato è un Evento, esattamente come la Formula Uno o Pitti Moda. Ma è l'Evento Supremo, perché riunisce i rappresentanti autorizzati delle tre realtà: il clero, per Dio; i politici e i militari per la Patria; e i parenti in lutto, per la Famiglia. Questo è il primo motivo per cui il Funerale di Stato non può essere laico, ma si deve svolgere in qualche basilica particolarmente significativa. L'Evento si deve svolgere davanti alla televisione. Nella società liquida, nessuno pensa più ai tradizionali monumenti in duratura pietra: la notizia sarebbe morta molto prima dell'erezione di una statua. Ma la Statua si colloca nello spazio laico della piazza; l'Evento invece si deve svolgere in uno spazio nato per la liturgia, e quindi perfettamente adatto al surrogato della liturgia, che è l'Evento. Così è proprio la contemporaneità che porta il Funerale di Stato in un edificio che è nato con funzioni precapitalistiche. Il fatto che nessuno rivedrà la cassetta del funerale è irrilevante: Dio, Patria e Famiglia, come ogni merce, durano il tempo di un'emozione. Note: [1] Parliamo dell'energico potere di maledizione biblica o del Sillabo. Certamente il clero italiano possiede ancora una sottile capacità nell'impedire cose a loro sgradite. Chi inveisce contro Papa Nazinger, il pastore tedesco, non ha capito assolutamente nulla della Chiesa cattolica. [2] Mi dicono che un tale Karl Popper dicesse qualcosa a proposito della falsificabilità. Ecco, provate a falsificare la predica di un prete postconciliare a un matrimonio. [3] Girando su internet, scopro che il mite comune rurale di Loreggia avrebbe avuto come unico cittadino famoso un certo Leone Wollemborg. La voce Leone Wollemborg su Wikipedia lo descrive come un personaggio molto mitteleuropeo - un economista di origine ebraica, per un breve periodo ministro delle finanze, giocò un ruolo importante nella diffusione delle casse di risparmio. Persino la giudeofoba Civiltà Cattolica nel 1894 riconobbe a malincuore come questo "israelita" avesse ispirato i parroci veneti. Invece, sempre su Wikipedia, la voce Loreggia descrive Leone Wollemborg in questi straordinari termini: "grande e controverso personaggio (notorio satanista, considerato il braccio destro di Aleister Crowley in Italia) legato alla vita del paese di Loreggia, finanziatore anche di altri edifici a carattere prettamente filantropico (asilo e scuola elementare) oltre che della prima casa chiusa omosessuale d'Italia." Incrociando Wollemborg e Crowley su Google, non si ottiene altro, per cui potrebbe trattarsi di un equivoco o dei residui di qualche vecchia calunnia; oppure qualche riferimento confuso a rituali esoterici di tipo sessuale, non necessariamente crowleyani. Qualcuno ne sa qualcosa? [4] La falsificazione avviene in due momenti. In Italia, il primo si può datare al 1911, quando le istituzioni ecclesiastiche si accodarono allo Stato nazionalista nel promuovere la strage libica, con tutto ciò che ne conseguì. Il fascismo fu solo una nota a piè di pagina di questo delitto. Ma siamo ai tempi dello spettacolo monumentale e rigido, non di quello televisivo e fluido. giovedì, 24 settembre 2009 La Chiesa, l'Orso e l'Acqua (1) "Queste missioni [il riferimento è all'Afghanistan] servono a difendere anche la nostra sicurezza nazionale, e quella dell’intero Occidente, dalla minaccia del terrorismo globale. E hanno una funzione positiva per la crescita umana - e anche spirituale - di chi vi partecipa." Quanto mistero c'è, nelle cose evidenti. Come nel pervasivo dominio della Chiesa cattolica in Italia. Non parliamo della minoranza di chi effettivamente crede alla Trinità e agli altri pilastri della narrazione cattolica, ma di quella sottile presenza nel Luogo Comune che unisce la grande maggioranza degli abitanti di questo paese: i cosiddetti "valori cristiani". L'Italia è uno dei paesi meno religiosi che io conosca: provate a fare un confronto con gli Stati Uniti, con l'Egitto o con il Messico... Non è certo la preoccupazione per il proprio destino dopo la morte, o la certezza di possedere la verità, che smuove la maggior parte del cattolicesimo italiano. Se non c'è fede, il dominio si deve forse al denaro? Certo, la Chiesa possiede non pochi mezzi - basta fare un giro per il quartiere Aurelio a Roma per vedere quanto siano ancora immensi i possedimenti clericali. Ma esistono altri poteri economici, sicuramente più efficienti. Il seme del capitalismo si piantò quando i geometri, ai tempi di Enrico VIII, distrussero i conventi. L'antropologia del capitalismo è radicalmente diversa da quella clericale: leggete Via col vento in Vaticano, che reca l'anagrammatica firma "I Millenari" di Monsignor Luigi Marinelli. Il libretto, opera di un sacerdote profondamente conservatore, descrive, in un curioso stile curiale, la vita di una comunità umana tutta particolare, costituita da uomini anziani, eccentrici, solitari (se prescindiamo da qualche scappatella in genere omosessuale), talvolta astuti ma apparentemente lontani da ogni comprensione del mondo reale. Però chi è immerso nel proprio tempo, affoga con la prima tempesta; e proprio la lontananza del clero dal nostro tempo ne permette la sopravvivenza. Certamente, uno dei punti di forza della Chiesa in Italia risiede nel fatto che i cattolici fanno, mentre gli altri chiacchierano. In maniera silenziosa e con un sorriso sfuggente, tengono in piedi gran parte della struttura assistenziale della società italiana, come tutti sanno. E' qualcosa di moderno - lo Stato che si ritira dalla sfera sociale per dedicarsi alla mitica "sicurezza" ha bisogno di un sostituto; ma anche qualcosa di molto antico: Costantino forse non donò Roma ai preti, ma certamente donò loro le vedove, i bambini, gli zoppi e gli ammalati. Questa vocazione profonda della Chiesa per il lato oscuro della vita ne fa la controparte critica del signore del lato luminoso: il portatore di spada, che feconda e uccide. E' una storia lunga. San Romedio è padrone del castello, occhio di falco carnivoro che sorveglia la valle. Abbandona tutto, per farsi eremita; e con l'impotenza della santità riesce a domare l'orso, che i suoi parenti, signori germanici, erano soliti invece sfidare in sanguinosi duelli nei boschi. Chi rinuncia a pietra e acciaio, si fa morbida umiltà e vive nell'oscurità della grotta, ottiene il dominio, entrando trionfante a Trento in groppa al vero re degli animali.[1] Una leggenda diffusa ad arte, per colpire al cuore il complesso della cultura virile e barbara, in cui il guerriero si immedesimava nella fiera che combatteva. ![]() San Romedio
Il rapporto tra dominio della Chiesa e potere politico non si riassume facilmente nelle superficiali polemiche contro "preti e padroni". Casomai, è stato un lungo matrimonio, in cui lei, la Chiesa Madre, minava continuamente la sicumera di lui, attenta però a non minacciarne il potere - senza sangue sulle mani, vestito di abiti delicatamente ricamati, senza prole da promuovere, pronto al perdono, il prete disarma, ma se occorre, benedice anche le armi che lui non tocca. Se le chiese, in quanto edifici, hanno un proprio fascino, non ce l'hanno certamente i loro custodi. La cultura italiana divide nettamente i santi dai peccatori: ben pochi vorrebbero appartenere alla bizzarra categoria dei pazzi astinenti e frequentatori dei lebbrosi, cui si contrappone la goduriosa salute del peccatore indifferente al prossimo. Chi vive nel lato oscuro è visto come certi pallidi insetti che vivono sotto i sassi. Nel paese di Alvaro Vitali, il sottile disprezzo per i cattolici è quasi universale, e non ha nulla a che fare con i vani scuotimenti degli anticlericali. Dal Tao Teh King (Dàodéjīng) di Laozi: "Nel mondo, nulla vi è di più debole dell'acqua eppure tra tutte le sostanze che intaccano ciò che è duro, nessuna la può superare. Nota: [1] Quando i romani nei circhi facevano lottare orsi contro leoni, erano i secondi a soccombere. Sul tema, si legga il bellissimo libro del medievista francese, Michel Pastoureau, L'orso. Storia di un re decaduto. (Continua) |
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