lunedì, 12 maggio 2008

Bandiera sionista sul Campidoglio

- Uno -

Il candidato del Pdl Gianni Alemanno promette linea dura sui clandestini: «Vo­glio espellere ventimila fra nomadi, emi­grati più o meno clandestini a prescinde­re che siano romeni o di altra nazionalità."

- Due -

La cerimonia Con Alemanno

Campidoglio, issata ieri la bandiera d’Israele

La bandiera israeliana che da ieri, per ventiquattr’ore, sventolerà in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant’anni della fondazione dello Stato di Israele «ha un significato storico molto importante», anche perché si tratta della prima volta. Lo ha sottolineato li neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha presenziato alla cerimonia di alzabandiera assieme all’ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir. «Prima - ha detto Alemanno conversando con i cronisti subito dopo un incontro nel suo ufficio con il diplomatico israeliano - affacciandoci dal famoso balcone del sindaco assieme all’ambasciatore e alla sua consorte,abbiamo guardato l’Arco di Tito ed abbiamo fatto un parallelo storico tra l’Arco stesso, che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant’anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l’Arco». «Oggi - ha osservato li sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia» ed il coronamento «della grande epopea di Israele».

 Corriere della Sera, 8 Maggio 2008

- Tre -

Nell'epoca in cui viviamo, il Sionismo non ha altra fonte di legittimità se non il vecchio discorso coloniale: noi saremo la barriera ideale contro ciò che non è Europa e vi garantiremo la marchiatura legale, del cacher [kasher]. Persino il porco, noi lo rendiamo cacher.

Yitzhak Laor, Filosemitismo. Il nuovo filosemitismo europeo e il "Campo della Pace" in Israele, Le Nuove Muse, Torino, 2008, p. 99.




venerdì, 09 maggio 2008

Il Mostro delle Maiuscole

Un anonimo ha postato tra i commenti al mio blog questo testo, che non c'entra nulla con alcun tema discusso qui.

Ma il testo è favoloso.

Racconta alla perfezione un certo mondo italico, fuori dal tempo eppure eccitato dai media, alla ricerca della fama, pieno di pindarismo burocratico, di sacrosanta voglia di evadere, cavilloso e credulone, campanilista e innegabilmente simpatico.

Notate l'uso delle maiuscole e i nomi delle associazioni e dei siti.

 


 

Associazione Gioventù Pro-Volturara
Giovanni Palatucci

IL GAZZETTINO VOLTURARESE
Mensile dell´Informazione



Oggetto: Inedito quadro di Maurits Cornelis Escher (1898-1972) raffigurante NESSIE IL MOSTRO
DI LOCH NESS, che emerge dall´acque richiamato dall´ UOMO NERO senza volto.

Il Gazzettino Volturarese dopo il trovamento dell´Inedito Quadro di cui all´oggetto a Volturara Irpina (AV) e dopo il film trasmesso dalla BBC Inglese e ritrasmesso dai Mass Media Italiani circa la nuova apparizione del Mostro di Loch Ness (Scozia) ritiene necessario informare il Mondo intero che il pittore e incisore Olandese M.C.Escher già lo aveva disegnato e ne aveva annunciato la sua ricomparsa sulla scena Mondiale richiamato dall´UOMO NERO senza volto. In relazione a quanto sopra esposto, è pacifico che:

1. O Escher ha visto di persona il Mostro di Loch Ness durante il suo girovagare,
2. O Escher credeva nell´esistenza del Mostro di Loch Ness tanto è vero che lo ha disegnato.
L´opera è datata 18.1.1949 ed è stata dichiarata Autentica dal Perito Grafico Dott.Prof. ANNA PETTRECCHIA iscritto all´Albo dei consulenti del tribunale Civile e Penale di Roma La Consulenza grafica composta da ben 51 pagine è stata Giurata e depositata al Tribunale di Roma in data 04 agosto 2006. questa è una Grande scoperta per il mondo dell´arte. TV e Quotidiani di Avellino, Benevento, Crema nonché il Giornale di Polizia ne hanno già diffuso la notizia in lungo e largo. Anche internet riporta decine di siti dedicati all´inedito Quadro di M.C.Escher. Del caso si sta occupando anche la PROCURA DELLA REPUBBLICA DI AVELLINO, interessati dallo stesso poliziotto proprietario del Quadro.
L´Olanda Nega l´esistenza dell´inedito (senza averlo mai visto o esaminato) "ALTRI" FANNO FINTA DI NIENTE e "snobbano la notizia per invidia o cattiva fede". IL GAZZETTINO VOLTURARESE si fa portavoce di questa Grande scoperta fatta da un appartenente alla Polizia di Stato Italiana e, il caso o il fato ha voluto che fosse proprio questo paesino dell´Alta Irpinia a scoprire l´Inedito Quadro di M.C. Escher. IL MOSTRO DI LOCH NESS dopo essere stato riportato in vita da Escher è "sbucato" a Volturara Irpina forse perché invitato dal Mostro nostrano "IL DRAGONE DI VOLTURARA". Onore e gloria a Escher, al MOSTRO DI LOCH NESS, a tutte le persone IRPINE e ai Mass Media Nazionali e Internazionali che pubblicheranno lo
STORICO EVENTO.-
Il Presidente dell´Associazione
Marra Michelangelo

http://www.romanzieri.com/archives/001204.php  
http://www.ladysilvia.it/magaView/news/8885/arte  
http://www.amicidellapolizia.it/html/arte.htm  
http://www.ladysilvia.it/magaView/news/7869/arte  
http://otrale.blog.tiscali.it/dg2044158/  
http://www.ladysilvia.it/magaView/news/7662/cronaca  
http://www.irpinianews.it/DaiComuni/news/?news=19596  
http://notiziario-volturara.blogspot.com/  
http://www.napoli.com/stamparticolo.php?articolo=13464  
http://www.youtube.com/results?search_query=nessie+escher&search_type=  


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lunedì, 05 maggio 2008

Operai, destra e sinistra

Ricopio questo post dal blog di Galatea, cosa che non vi esonera ovviamente da una visita alla fonte.

Non condivido integralmente il suo punto di vista (ma è normale, non mi succede con quasi nessuno); però credo che questo post - oltre a essere scritto straordinariamente bene - aiuti a capire alcune cose fondamentali.

Si dice che gli italiani siano una nazione di commissari tecnici, tutti pronti a spiegare perché si è vinta o persa quella particolare partita e proprio per questo, incapaci di capire la radicale mistificazione che è il calcio-business.

Galatea non appartiene affatto a questa categoria.

Riesce a spiegare la sconfitta elettorale della sinistra senza limitarsi alle solite critiche a questo o a quel politico; spiega la vittoria della destra senza fare ricorso ai "soldi di Berlusconi"; e mostra bene cosa sia oggi la cosiddetta "classe operaia bianca" in Occidente (e non solo nel Veneto).

Incidentalmente descrive perfettamente il nucleo della sinistra reale - il ceto intellettuale subalterno; che per molti versi è anche il ceto dei blogger "impegnati" (compresi certi fallaciani).

Se sapessi scrivere bene come Galatea, mi piacerebbe dire qualcosa su questo.

Perché se la sinistra reale non è una lucida critica dei meccanismi del capitalismo e dell'imperialismo, diventa semplicemente l'espressione delle fisime e delle paure di uno specifico ceto. 

Proprio per questo, la discriminante fondamentale che la sinistra reale pone è quella dello stile: essere "di sinistra" non vuol dire oggi altro che possedere tutti i sottili codici di linguaggio e di abbigliamento e di gusto che permettono l'ingresso nel ceto intellettuale subalterno. 

Unico, perdonabile neo, la grafia di Sharm al-shaykh.


La classe operaia va a Sherm el Sheick
Aprile 28, 2008 di ilmondodigalatea

Sono una schifosa borghese con la puzza sotto il naso. Me ne sono resa conto l’altra sera, quando, a cena da un’amica, mi sono improvvisamente accorta che l’unico operaio vero che conosco è suo moroso. Tutti gli altri amici che frequento possono essere di sinistra, molto di sinistra, perfino di sinistra estrema. Ma sono insegnanti, impiegati, dirigenti d’azienda, consulenti, medici, giornalisti, avvocati, ricercatori o professori universitari. Magari precari, precarissimi, con stipendi da fame o senza stipendio fisso tout court. Ma per le divisioni in classe ottocentesche e marxiste non fanno parte del proletariato: al massimo, possono fare gli intellettuali organici, o i piccolo borghesi frustrati.

Gianluca no, è proprio operaio. Lavora in una azienda media di Porto Marghera, e fa il turnista, addetto ad una macchina che stampa su plastica immagini di paperelle. Quando, in qualche appartamento preso d’affitto in estate, trovate sopra il tavolo una di quelle orripilanti tovaglie in similinoleum con disegnati sopra i granchi che scuotono maracas o gli orsetti che sorridono, ecco, dietro c’è lui, il Gianluca.

Il Gianluca e la Sara sono morosi da anni, e ora aspettano di sposarsi in autunno. Lei, diplomata maestra, fa la postina. Hanno comprato una villetta con giardino, sventrandola per rifarsela all’interno come volevano loro. Butta giù un muro di qua, alza su un muro di là, perché lei voleva la lavanderia separata e la cucina in muratura con il frigo a due piazze, lui la taverna dove mettere il mobile bar con la botte da cui spinare le birra come in un pub, ed entrambi i bagni in stile pompeiano, con la vasca idromassaggio e la doccia a sauna. Sulla scelta della cucina si sono trovati in perfetto accordo, e ne hanno scelta una che pare uscita da una puntata di Dallas: da dietro il tavolo a penisola ti aspetti che possa uscire da un momento all’altro J.R. è bellissima, e puramente decorativa, visto che Sara, messa ai fornelli, ha problemi persino a scongelare la pasta precotta. In salotto c’è una credenza ottocentesca che hanno fatto restaurare dal restauratore di fiducia; perché hanno un restauratore di fiducia per i mobili antichi, i due. Oltre alla credenza, campeggia nella sala un enorme televisore al plasma con lettore dvd. Non una libreria, perché di libri, in tutta la casa, non ce n’è praticamente uno, e quotidiani nisba; non un computer, perché «a me internet non mi prende mica, c’è da leggere troppo, non mi diverto». Però ci sono tre telefonini di ultima generazione, in bella vista, a ricaricarsi in entrata: sono in due, loro, ma, mi spiegano, uno è di scorta, e poi ci si lascia dentro la seconda scheda: cambiarla quando serve è troppo traffico, tanto vale avere un cellulare in più. L’unico problema della nuova casa è il garage: c’è posto per una macchina sola, la station vagon di lui; quella di Sara non ci sta, perché bisogna lasciare dentro le mountain bike per le escursioni in montagna, e l’equipaggiamento da sci, e l’attrezzatura subacquea, sennò si rovinano.

Per il viaggio di nozze, non hanno ancora le idee chiare. Pensavano qualcosa tipo le Maldive, ma anche la Polinesia. Gli States no. Ci è andato per un mese il collega di Gianluca, Massimo, in viaggio di nozze con la moglie, l’anno scorso, e ha detto che sono belli, ma Sara ha paura degli attentati; Gianluca ha escluso Marocco, e Tunisia, e paesi arabi in genere, perché non ci vuole andare fra quei quattro beduini islamici, dice.

«Ma a Febbraio – ricordo io – non siete stati dieci giorni a Sharm el Sheick?»

«Vabbè, ma lì eravamo in un posto tutto gestito da italiani, di arabi non ne ho visto uno»

Già, per dire.

Si sposeranno in chiesa perché ci tengono ad avere una bella cerimonia come si deve, e non convivono già ufficialmente nella casa nuova perché sennò i genitori brontolano, si sa come sono fatti i genitori.

Lei non vuole figli, lo dichiarato fin dall’inizio.

«E il parroco, quando hai fatto il corso prematrimoniale, è stato d’accordo?» chiedo.

«Ah, beh, mica gliel’ho detto, sennò piantava casini con la validità del sacramento… a quella lezione sono stata assente. Un mal di gola può sempre venire, no?» E per tutelarsi, giacché in Italia gli accordi prematrimoniali non si possono fare, è andata dall’avvocato a stilare una carta in cui lui le riconosce, in caso di divorzio, la proprietà indiscussa di una lista di cose presenti nella villetta, ed un rimborso spese per alcuni lavori fatti.

Gianluca vota a destra, presumibilmente Lega; Sara una volta o due centrosinistra, ma adesso non vota proprio; o meglio, ha votato sì, alle ultime elezioni, ma per Panto: «Perché lo sapevo che era un voto disperso, almeno non andava a nessuno dei due, sono tutti uguali.»

Né lui né lei sono iscritti ad un sindacato, e se viene dichiarato uno sciopero lui non aderisce. La politica? No, la politica non gli interessa, è tutto un mangia mangia, e i soldi, sì, i soldi è meglio spenderli nella casa, e nei viaggi, che se li metti in banca non ti danno niente, e poi va a finire che te li ruba Berlusconi o Visco. E quindi la serata passa così, con loro che mi aggiornano sulle ultime discoteche aperte nell’intorno, e sul concerto di Vasco, il trentesimo che Gianluca ha visto dal vivo e Sara no, perché lei alla terza volta che l’ha portata ha preso sonno; e poi mi chiedono contenti come va a me a scuola, e si stupiscono quando gli dico che alle volte mi stresso un po’ perché c’è tanto da fare: «Ma non fai l’insegnante? Hai tutti i pomeriggi liberi!», e come va al giornale, e sono contenti se il blog mi dà soddisfazioni, perché mi vogliono bene, e poi perché io sono sempre stata quella che scrive e legge e pensa, e ogni tanto con gli altri della loro compagnia mi tirano in ballo per far vedere che conoscono qualcuno che, bene o male, un piccola, magari piccolissima fama ce l’ha: la cronista del paese, quella che fa la giornalista.

Me ne vado da casa loro, a tarda notte, con un peso indefinito sullo stomaco, che non è solo dato dalle pennette malamente scongelate che hanno messo in tavola, ma dalla presa di coscienza che quando io, noi tutti parliamo di classe operaia, e di borghesi, e di destra e di sinistra, e di società civile e paese reale e antipolitica e caste e qualunquismo e liberismo e Dio e famiglia e religione, parliamo e parliamo, ma usiamo concetti che non hanno più molti agganci con la realtà. Perché tutto è molto più confuso, incerto e fluido, e la classe operaia di un tempo non va più in paradiso, e fra un po’ nemmeno a Sharm el Sheick: ci è già stata troppe volte, si annoia.


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mercoledì, 16 aprile 2008

Naufragio finale

La partita elettorale, il cui fascino viene costruito sul nulla da tutti i piccoli tecnici del dominio che accendono gli animi con i loro sondaggi, è finita.

Noto subito due cose.

Veltroni ha cercato di dire più o meno le stesse cose di Berlusconi, ma con un tono più vacuo, e questo non è piaciuto.

Le cose alla Berlusconi bisogna saperle dire alla Berlusconi, altrimenti non funzionano.

Immense masse di persone sono arrabbiate e impaurite: non sono mai state così disaffezionate forse dallo stato di cose, ma questo moto del tutto irrazionale le ha portate a votare per quasi il 95% per due coalizioni che facevano a gara a dirsi moderate: cioè di non avere alcuna intenzione di reagire contro la deriva planetaria del capitalismo assoluto.

Tutta questa rabbia non approda da nessuna parte: la prima promessa di Berlusconi è stata di abolire l'ICI. Cioè una tassa che sfiora appena i tanti piccoli proprietari, e che comunque permette di mantenere gli asili nido e le strade su cui la gente cammina. Appena chiuderanno gli asili e si apriranno le buche, la rabbia aumenterà ancora...

Il secondo punto è la fine della sinistra identitaria in Italia, che viene ampiamente superata, non dalla destra, ma dall'estrema destra.

Alla Camera, Sinistra Arcobaleno, Sinistra Critica e PCL si sono presentati, a ragione o a torto, come gli eredi di tutta la tradizione del movimento dei lavoratori, del partito comunista e di tutto ciò che vi ha girato attorno per tutto il Novecento.

Insieme hanno preso il 4,2 percento dei voti.

Dall'altra parte, ci sono partiti molto diversi, ma che hanno in comune alcuni elementi. Sono movimenti che si basano sulla militanza, che non hanno alle spalle poteri forti, che parlano in modo semplice e diretto, in particolare contro immigrati e musulmani.

Bene, La Destra, la Lega e Forza Nuova, insieme, hanno preso l'11,4% dei voti.

Insomma, in Italia, per ogni estremista di sinistra ce ne sono tre di destra.

Viene da ridere a pensare alla storica pretesa della sinistra di possedere le chiavi del cielo e della terra: il famoso potere di sdoganamento. Voglio vedere chi può sdoganare chi oggi...

Chiaramente le cose non sono così semplici - molti di sinistra avranno votato per Veltroni (però anche tanti di estrema destra avranno votato per Berlusconi); e comunque il grado di impegno dei due elettorati è in media diverso.

Però c'è da pensarci.

Bertinotti da anni pontifica brillantemente in televisione. E Calderoli per anni ha fatto le sue rumorose sparate.

Nella piccola nicchia del ceto intellettuale subalterno - il cuore identitario della sinistra - il primo sembrava intelligente, il secondo cretino.

Si rideva di Calderoli, ci si indignava o ci si lamentava della figura davanti all'Europa. Io ho sempre criticato questo atteggiamento della sinistra: una critica inutile, perché nulla unisce di più un gruppo, che ridere dietro a un presunto cretino.

Bene, la statistica ci dice che ogni volta che Bertinotti apriva bocca, ha perso voti; e ogni volta che lo ha fatto Calderoli, li ha guadagnati. Il presunto cretino si è dimostrato di gran lunga il più intelligente dei due.

La sinistra è da oggi morta in Italia. Non è mica una cosa di cui andare allegri, ma è un dato di fatto.

Non rappresenta "le lotte", "i giovani", "le donne", "i lavoratori" e nemmeno "i pensionati". Non rappresenta altro che se stessa, cioè un'area di persone in lenta via di estinzione, che commemora i bei vecchi tempi.

Non è colpa di nessuno.

Un enorme movimento di persone, con un complesso sistema di legami, nato per affrontare i problemi del Novecento, si affaccia su di un'era del tutto diversa. Nel Grande Flusso che tutto travolge, perde ogni orientamento.

La maggior parte delle persone coinvolte finiscono semplicemente per squagliarsi e lasciarsi assorbire.

Piccole minoranze, addirittura individui soli, che non hanno intenzione di lasciarsi assorbire, si distaccano e cercano di creare realtà di opposizione del tutto nuove.

Ma la gran parte di coloro che non si sono fatti assorbire rimane aggrappata alla barca, che non può cambiare direzione perché ha dietro di sé una potente inerzia storica.

E tra rimpianti, ripetizioni di parole rituali, ricerca di purezza e reciproche recriminazioni, tutta la barca va giù.

Shipwreck

 


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domenica, 02 marzo 2008

Elezioni

Le elezioni in corso in Italia sono, ovviamente, una sciocchezza, rispetto all'orrore di Gaza.

Le considero una presa in giro di gusto talmente infimo, che non vale la pena litigare con nessuno per come vota o non vota.

Comunque per quello che vale, io ho condiviso e firmato questo appello, non scomunicherò nessuno se la pensa diversamente. Nemmeno se vota per Veltrusconi.

Miguel Martinez

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Assemblea nazionale autoconvocata - Domenica 30 marzo, ore 10,00
ROMA - CSIOA VILLAGGIO GLOBALE (lungotevere Testaccio)


premessa

Le ragioni dell'astensione

Il 13 aprile non voteremo, non ci piegheremo ad alcun ricatto, diremo no ad elezioni truffa che preparano la legislatura dell'americanizzazione integrale del sistema politico italiano.

 

Una legislatura i cui contenuti essenziali sono già tracciati dall'intesa Veltroni-Berlusconi, un'intesa coperta a sinistra dall'arlecchinesco arcobaleno di Bertinotti.

Come ben si capisce dal testo dell'appello il nostro non è un astensionismo ideologico, astorico e decontestualizzato. Al contrario, quel che proponiamo è un astensionismo politico che trova le sue ragioni fondanti nell'attuale tornante della storia del nostro paese.

Per quanto la casta di regime - sia essa di "centro", di "sinistra" oppure di "destra" – si sforzi per dare dignità ad un finto dibattito politico, ampi settori popolari hanno già capito l'essenziale: queste elezioni sono una truffa. Un imbroglio antidemocratico che impedisce ogni vera scelta, perché le vere scelte sono state già fatte e verranno imposte al paese qualunque sia il risultato.

Il rapporto di sudditanza con gli Usa si rinsalderà, insieme alla disponibilità a nuove avventure militari se Washington lo chiederà. Gli interessi delle oligarchie finanziarie saranno la preoccupazione condivisa del nuovo mostro bipartitico, mentre i privilegi del ceto politico saranno ancor più tutelati. La costituzione che prenderà forma sarà apertamente fondata sull'impresa, non più sul lavoro; mentre il sistema istituzionale (legge elettorale inclusa) verrà sempre più piegato alle esigenze delle classi dominanti, verso nuove forme di totalitarismo che includono ma non si esauriscono nel presidenzialismo.

Questa è la Terza repubblica di cui già parlano, frutto velenoso dell'imbarbarimento sociale, prodotto garantito di queste elezioni truffa.

Come rispondere a questo scenario? In teoria ci sono tre possibilità: il menopeggismo, l'identitarismo, il rifiuto. Il menopeggismo (rifondarolo e non solo) è l'ideologia che più ha prodotto danni, dato che il meno peggio prepara sempre il peggio. L'identitarismo di chi pensa che basti avere una falce e martello sulla scheda elettorale (Sinistra Critica, Pcl, ecc.) è comprensibile ma del tutto inefficace.

Resta il rifiuto ed è questa la scelta che proponiamo. Una scelta etica e politica.

Ma il rifiuto, cioè l'astensione, non è fuga. Al contrario, esso vuol essere la premessa di una lotta più ampia che potrà svilupparsi solo a condizione di una rottura totale con l'indecente casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato. A noi sembra che questa volta sia proprio così.

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QUESTA VOLTA NO
votare e' una cosa seria - astieniti

Quelle del 13 aprile non saranno elezioni di ordinaria amministrazione. Esse potrebbero avere conseguenze di portata storica. Le stesse oligarchie che seppellirono la prima Repubblica, sprofondata la seconda nei miasmi delle loro meschine lotte di potere, hanno deciso di fondarne una terza.  

I due partiti di plastica, quello di Veltroni e quello di Berlusconi (forti dell'inopinato sostegno del neonato ectoplasma di Bertinotti che ha assunto il ruolo di garante di questo imbroglio) chiedono di cambiare le  "regole del gioco", nascondendo ai cittadini quali siano il gioco e la posta in palio. Il gioco consiste nell'adottare un modello istituzionale di tipo americano, ovvero una monarchia elettiva fondata su di un bipartitismo coatto più o meno perfetto. La posta in palio, già deciso quali siano i due monarchi, è a chi dei due debba spettare il trono.

Chiunque si piazzerà per primo ricorrerà infatti all'appoggio del secondo classificato (e all'avallo delle due forze di complemento,  quella di Bertinotti per il PD e quella di Casini per il PdL),per fare a pezzi la Costituzione, atto obbligato per passare dalla democrazia parlamentare ad un regime presidenzialista autoritario. Da un sistema in cui la sovranità, almeno legalmente, spetta al popolo, vogliono condurci ad un altro in cui essa sarà appannaggio di ristrette oligarchie che trasformeranno i governi in docili comitati d'affari dei grandi oligopoli capitalistici, e le assemblee elettive in bivacchi schiacciati dagli stivali dell'Esecutivo.

Un sistema oligarchico che farà della democrazia una finzione procedurale, trasformando i cittadini in sudditi, non può essere altrimenti considerato che una dittatura mascherata.

Sappiamo bene che questa tendenza non riguarda solo l'Italia, che essa riguarda tutta l'Europa. Le classi dominanti europee, da sempre prigioniere della supremazia nordamericana, hanno infatti abbracciato il disegno imperialistico di Washington, disegno che fa dell'Alleanza atlantica la punta di lancia della "guerra permanente e infinita" con la quale imporre al mondo le proprie ambizioni imperiali.

Alla guerra permanente contro ogni popolo e nazione recalcitranti corrisponde, entro i confini del blocco imperiale, la necessità di una pace interna cimiteriale, la prevenzione e la soppressione d'ogni conflitto sociale e politico, la violazione dei diritti fondamentali delle persone.

La maniacale ricerca di leggi elettorali truffa, la sacralizzazione del principio della governabilità, vanno infatti di pari passo con l'adozione di leggi lesive delle libertà individuali e collettive, il tutto accompagnato da accanite campagne securitarie razziste e xenofobe. Non si tratta solo del presidenzialismo, ma del passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di Polizia.

Quando la società italiana pulsava, quando la democrazia viveva della partecipazione diretta dei cittadini, questo mutamento sarebbe potuto avvenire solo con un "colpo di stato" —minaccia che è infatti gravata sul nostro paese, dal Piano Solo del 1964, a quello della P2 di Licio Gelli negli anni '70-'80.

Oggigiorno, già disarticolate le istituzioni repubblicane,  neutralizzate le forze antagonistiche, trasformati i cittadini in tele-spettatori/consumatori inebetiti, questo golpe può essere perpetrato in maniera incruenta, grazie ad una competizione elettorale manipolata con ciniche strategie di marketing dai padroni delle TV e dei mass media.

In questo contesto, davanti ad elezioni il cui risultato è già sancito in anticipo, l'astensionismo di massa è la sola risposta che abbia valore etico e senso politico.

Questa volta no, non ci "tureremo il naso", non accetteremo il ricatto di chi, dopo aver scelto il ruolo di comprimario e di complice di un crimine, vorrebbe il nostro voto accreditandosi come innocente. Né riteniamo abbia senso politico presentare liste alternative. Esse, oltre a non aver alcuna possibilità di successo, svolgerebbero, loro malgrado, la funzione di comparsa della messa in scena elettorale.

Chiamiamo quanti condividono quest'appello non solo a sottoscriverlo, non solo a diffonderlo, ma ad attivarsi in una campagna astensionista di massa allo scopo di contrastare la nascita di quella che chiamano "Terza Repubblica".

Una campagna che sola può gettare le premesse per un'opposizione politica futura, intransigente e a tutto campo, non solo contro la svolta autoritaria e per salvare lo Stato di diritto, ma anche per rilanciare la lotta per affermare i principi di eguaglianza sociale, libertà politica e fratellanza umana, principi che restano i soli per costruire un'alternativa di sistema.

Ci impegniamo altresì a convocare una grande assemblea unitaria nazionale affinché l'opzione astensionista e antagonista abbia una dimensione di massa.

Se sottoscrivi questo appello scrivi a: <
mi-astengo@tiscali.it>

Primi firmatari:
 
Franco Alunni – Roma
Adolfo Amoroso - Roma
Maria Grazia Ardizzone - Perugia
Rosario Attanasio – Lecce
Anna Paola Azzi – Lucca
Marino Badiale – Genova
Giorgio Becchetti – Assisi
Graziano Bianchi – Lucca
Giulio Bonali – Piacenza
Bono Luciano - Milano
 Paola Bonoconto - Roma
Massimo Bontempelli – Pisa
Luciano Bronzi – Potenza
Roberto Bugliani – La Spezia
Francesco Cardinali – Foligno
Daniela Ceccaroni – Perugia
Ino Cecchinelli – La Spezia
Giovanni Cenci – Perugia
Angela Cocco – Roma
Maria Grazia Da Costa – Lucca
Laura Dalle Molle – Vicenza
Tusio De Iulis - Pescara
Riccardo Di Vito – Roma
Franco Ferro – Firenze
Nadia Ferro – Firenze
Maurizio Fratta – Perugia
Ugo Giannangeli – Milano
Alessandro Giornalista – Roma
Andrea Giulietti – Roma
Maria Ingrosso – Lecce
Silvia Irti – Roma
Gianfranco La Grassa – Treviso
Gianluigi Maddalena – Vicenza
Luca Maddalena – Vicenza
Michela Maffezzoni – Cremona
Miguel Martinez – Firenze
Daniela Marzi – Siena
Enrico Mascelloni – Spoleto
Leonardo Mazzei – Lucca
Patrizia Mazzei – Lucca
Luca Minghinelli – Lucca
Miozzi Erika - Bologna
Rodolfo Monacelli – Roma
Fabio Montagnani – Siena
Massimiliano Montesi – Foligno
Alessia Monteverdi – Foligno
Ramona Monti – Lucca
Virginio Monti – Lucca
Mauro Moretti – Lucca
Maurizio Neri – Roma
Alice Paccagnella – Padova
Vittorio Paiotta – Pisa
Moreno Pasquinelli – Foligno
Giuseppe Pelazza – Milano
Anika Persiani – Firenze
Gianni Petrosillo – Potenza
Paolo Pioppi - Amelia
Fabio Polichetti - Roma
Costanzo Preve – Torino
Valeria Proia - Roma
Mary Rizzo – Ascoli Piceno
Gabriele Roberto - Roma
Antonio Savini – Roma
Daniele Sello – Perugia
Enrico Sodacci – Perugia
Sergio Spina – Imperia
Sergio Starace – Lecce
Federico Stella – Roma
Giovanni Teti – Perugia
Marcello Teti – Perugia
Mauro Tozzato – Treviso
Luca Travaglini – Chieti
Giuseppe Vaccaro – Perugia
Irma Vari - Roma


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mercoledì, 13 febbraio 2008

"Luce interiore"

Autostrada, da qualche parte vicino a Orvieto. Cielo coperto, freddo.

Invece di andare alla stazione di servizio, entriamo in una specie di negozio dietro la pompa di benzina.

In un angolo, c'è uno scaffale dedicato a "Dvd, libri, Cd", dove il cliente può sfogliare alcuni dei testi più interessanti usciti in questi anni:

ceramica-libri

Proprio accanto c'è una macchinetta del caffè, dove gli anglofoni possono riflettere su questo perentorio e misterioso ordine:

change

Infine, il cliente può acquistare una lucetta molto particolare da mettere ben in vista, dentro il finestrino posteriore della macchina.

Un modo per comunicare i propri valori al resto dell'umanità che segue nella sua scia.

Mi immagino l'automobilista dietro, immerso nelle sue tonnellate di ferro, chilometro dopo chilometro, mentre fissa questa magnifica summa della filosofia contemporanea, che gli oscilla dolcemente davanti sulla sua base a molla.

Contemplo sulla confezione le parole così care alla New Age - "Luce interiore":

P1080838

Il negozio è servito da un signore e una signora, sui quarant'anni entrambi, portati stancamente.

Parlano tra di loro ad alta voce, con un accento che mi suona una via di mezzo tra il romano e l'umbro. Sa di comari che chiacchierano mentre stendono il bucato.

Dice lui:

"Eh, ormai so' un porello, co' sta gamba che me fa male".

Lunga pausa. Guardano verso le montagne e su, nel cupo cielo.

"Mi marito m'ha detto che nevica".

"Ando' sta?"

"Azerbaijan".

"Che è, vicino alla Russia?"

"Mi sa".

Usciamo.

"Miguel, ecco, ho trovato... tu hai uno sguardo coloniale sull'Occidente".


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venerdì, 25 gennaio 2008

Udeur verrà

Commentando il mio post di stamattina su Clemente Mastella, Pietro - cui gli dèi hanno concesso il dono della Pizia - scrive:

"Il mobilissimo Mastella è il motore immobile della politica italiana. Il punto dove è più chiara la sua fissità.

Ma quale occhio può fissare la chiarezza del sole? Meglio distogliere lo sguardo sulla luce riflessa, su Berlusconi e Prodi, e avere l'illusione del movimento.

Il Clemente sia votato; sempre sia votato. A chi tocca votarlo stavolta, dopo il turno dei rivoluzionari? Ai liberisti?

"Udeur verrà". Anzi è già venuto. Si chiama, nella sua manifestazione "terrena", seconda repubblica."


postato da kelebek alle 19:31 | link | commenti (33)

Italia salvata

Un anno e mezzo fa, rischiavo il linciaggio telematico per non essere andato a votare: bisognava salvare l'Italia, mi dicevano.

L'Italia si è salvata (senza il mio contributo) ed eccola qui, esattamente uguale a quando era dannata.

cusumano

Se le cose stanno così dopo che un'intera casta dirigente è stata spazzata via con Tangentopoli, dopo che tutto il sistema elettorale è stato ricostruito varie volte, quando nemmeno un partito politico rimane dalla Prima Repubblica, e dopo vari passaggi tra destra e sinistra che ci vengono sempre presentati come cambiamenti drammatici - se è così, vuol dire che il problema è l'Italia, non chi la governa.

E con qualunque sistema li si scelga, l'Italia plasmerà i propri governanti a propria immagine e somiglianza.

Prendiamo il caso Mastella. Il Ministro della Giustizia scelto dalla coalizione di uomini probi che ha liberato l'Italia dalla corruzione berlusconiana, si trova nelle condizioni che ben sappiamo.

Lui si difende, attaccando. E accusando una parte della magistratura di complottare contro di lui, perché lui sostiene i "valori cattolici" e lotta contro ogni "estremismo".

Sono anni che sentiamo simili affermazioni, da parte dei tanti indagati. Però il complotto giustizialista ed eversivo viene denunciato, ma non viene mai teorizzato.

Mai che un indagato ci venga a dire cosa vogliono questi magistrati, che progetto di stato li ispira, quali sono gli interessi che stanno cercando di promuovere, chi sono i loro referenti in politica, nell'economia, nei media, all'estero, chi permette loro di fare carriera in magistratura.

I politici indagati gridano di essere vittime, ma non provano nemmeno a inventarsi un colpevole. Perché un conto è parlare di fumo, un conto è accusare, che so, la Germania di voler far crollare il sistema politico italiano: ti trovi nei guai con la Germania, e nell'impossibilità di dimostrare le tue ragioni.

La faccenda, in realtà, è più semplice.

Accantoniamo ogni considerazione moralistica: se qualcuno arriva a un certo punto nella scala gerarchica della politica (che so, portaborse di un consigliere di circoscrizione) è con ogni probabilità già uno zombie privo di anima e di coscienza, e quindi l'etica è irrilevante, se non come strumento retorico.

Parliamo del rapporto con le leggi. Che non vengono fatte da Dio, ma dagli stessi politici.

Uno dei motivi (ce ne sono anche altri) per cui i politici fanno leggi, è perché ciò permette la creazione della nicchia ecologica dell'illegalità.

Se, ad esempio, la legge non vietasse le tangenti, le pagherebbero tutti, e quindi alla fine nessuno.

Se la legge le vieta, la paura di finire in carcere già elimina gran parte della concorrenza. Rimane chi ha il coraggio di rischiare (credo che si chiami, "spirito d'impresa" o una roba del genere), e una probabilità concreta di cavarsela lo stesso.

I politici possiedono i timbri, e la possibilità di accelerare o di rallentare le pratiche, in un sistema in cui il tempo è denaro.

Per questo, hanno la possibilità di concedere favori ad alcuni, e quindi di far balenare speranze di favori a tanti. Infine, possono contare su capitali messi gratuitamente a loro disposizione dai contribuenti.

Il politico crea quindi una struttura in cui inserisce le persone che godono maggiormente della sua fiducia (e chi ne gode più dei parenti prossimi?) e che permette di aumentare ancora le sue forze; infine, trova quasi sempre un eccellente sistema di compromesso con i politici concorrenti. I politici si possono picchiare in aula, ma non faranno mai la guerra ai mezzi di sopravvivenza comuni: l'omertà è una regola trasversale e fondante della politica italiana.

Tutto questo permette al politico di operare come specialista dell'illegalità. E'un mestiere redditizio, ma ad altissimo rischio, perché il politico ogni giorno viola le leggi che lui stesso ha inventato. E per quanto il politico possa essere potente, prima o poi farà un passo falso. E' inevitabile quindi che il tasso di criminalità - la percentuale sotto inchiesta o pregiudicati - dei parlamentari sia superiore a quello di qualunque altra categoria sociale. Ed è solo, come dicono, la punta dell'iceberg...

Tutto questo sarebbe semplice, se potessimo dire che c'è una bella Italia "sana, onesta e che lavora", mentre i politici le succhiano il sangue. Rimedio: tutti i politici a lavorare come facchini ai mercati generali. No, il rimedio non funziona perché i politici sono essi stessi l'espressione della società italiana e degli interessi piccoli e grandi che la animano.

E' evidente che l'Italia non si governa contro gli italiani. E quindi contro le infinite modalità che assume la mafiosità.

L'hanno capito benissimo sia Berlusconi che Prodi.

Ma proprio per questo, smettiamola di fingere che siano diversi.


postato da kelebek alle 06:08 | link | commenti (42)


mercoledì, 19 dicembre 2007

Trenta giorni

Un cittadino italiano sta morendo in un carcere marocchino, tra l'indifferenza generale.

Quest'uomo non ho avuto la pubblicità di cui hanno potuto godere - per fortuna -  Ingrid Betancourt o le infermiere bulgare in Libia.

Però quest'uomo è, 1 - innocente e 2 - un cittadino dell'Unione Europea.

Putroppo per lui, è musulmano. Ci chiediamo: Roma e Bruxelles ascolteranno la voce di sua moglie Khadija, che combatte quasi da sola per salvare la vita di Kassim, prima che sia troppo tardi?[1]

Quattro giorni fa, Khadija scriveva...

Oggi fanno trenta giorni che Kassim Britel rifiuta il cibo: giorni senza riposo, di silenzio, di sofferenza, di attesa. 

Ad Ain Bourja, Kassim cerca di tenersi ritto mentre prega, ignorando i battiti affrettati a tagliare il respiro, la testa pesante, il ventre spalancato a reclamar pienezza, le viscere doloranti e acquose, la schiena che pare spezzata, …

Così ieri è svenuto, i suoi compagni l'hanno aiutato, il medico gli ha contato le costole: è molto dimagrito, eppure di ora in ora cresce la sua determinazione, una determinazione che nulla può scalfire.

Ci sentiamo al telefono, umiliata io, una volta di più dal silenzio del nostro Paese, dal fluire delle mie giornate di lavoro come se nulla fosse, con il tarlo della sua possibile morte eppure solidale con lui fino in fondo, perché quest'ingiustizia che ci ha privato della vita deve finire, in un modo o nell'altro.

E gli racconto come meglio posso del bene che avremo, e lui ha un pensiero di fede, una parola buona che solleva la pena taciuta e nascosta. Con lui sono calma, so che non ci succederà nulla che non ci sia stato destinato.

Nella nostra casa vuota, lavoro come sempre per la vita di mio marito, pena e collera sono intollerabili, Kassim ha già patito troppe violenze e privazioni, so che non resisterà a lungo, già ora si poggia ad un bastone per muovere qualche passo, ieri non è stato in grado d'incontrare sua sorella…

Per il rispetto dovuto ad ogni vita, per la giustizia dovuta alla vittima innocente di una "guerra" non sua, per la nostra famiglia separata da quasi sei anni, che il Governo italiano si decida finalmente a portare a casa questo cittadino!                     khadija

Nota:

[1] Il cappello introduttivo viene, con qualche modifica, dal sito di Tlaxcala.


postato da kelebek alle 10:44 | link | commenti (10)


venerdì, 14 dicembre 2007

OItre il velo della fuffa retorica

Ogni tanto pubblico qualche scritto di Helena Velena.

Helena Velena porta una tale ventata di buon senso, va talmente a fondo oltre il velo della fuffa retorica, che merita la massima diffusione.

Qui lei tocca molti argomenti.

La manifestazione di oggi a Vicenza, il nuovo partito di Ferrando, il pacifismo, le opinioni su Lenin, la proposta anarcosituazionista.

Su alcuni temi sono d'accordo, su altri dissento in maniera netta, ma non è questo il punto.

E' che è fondamentale l'impostazione mentale, l'uscita dalla ritualità ipnotica, la capacità di cogliere i meccanismi sociali e psicologici anche di chi si dice "all'opposizione", la capacità di pensare senza tabù.

Qui abbiamo una citazione nella citazione: questo cappello è mio, il testo che segue è la risposta di Helena Velena a un comunicato intitolato "Saremo a Vicenza" e apparso in un'altra lista: frammenti di tale comunicato appaiono quindi nel testo, preceduti dal solito segno di citazione > .

Miguel Martinez

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>SAREMO A VICENZA

>    pubblicato su www.attac.it il 10 dicembre 2007

>    Saremo a Vicenza perché siamo contro la guerra.

>    Perchè la base di Vicenza sarà l'avamposto di ogni guerra attuale e

>    futura, in Medio Oriente e in Asia.

>    Perché siamo per l'immediato ritiro delle truppe dall'Afghanistan.

SaNremo a Vicenza: il solito Spettacolo, squallido, corrotto, falso, ipocrita, MA TUTTI LO GUARDANO.

Incazzati o delusi, compagni o militonti, ma sempre SPETTATORI, e sempre anche CONSUMATORI.

Alle solite.

L'eterno gioco delle parti, l'eterno falso dualismo tra buoni e cattivi, che e' tanto funzionale al mantenimento della Status Quo.

Siceramente, belle parole sul comunicato.. e poi?

Belle come quelle che rivolge Berlusconi al suo Popolo delle Liberta'.

Belle come quelle scritte sui Vangeli, e approvati dalla piu' grande Dittatura di MalRazzolatori della storia occidentale....

E ALLORA? PREDICHE ANCHE QUESTE?

LISTA DEI BUONI PROPOSITI?

FIORETTI PER TENER BUONA LA MAMMA E BABBO NATALE?

ecco, appunto.

Sinceramente, qualcun* mi puo'/vuol rispondere in modo argomentato rispetto a "che senso ha andare a Vicenza"?

Quando Berlusconi impazzava con la raccolta di firme per far dimettere il governo Prodi, FINI l'ha sbeffeggiato dicendogli :

"Bravo Silvio, bravo davvero. Raccogliene pure 51 milioni, di firme, poi dalle a Prodi, e lui ti risponde -grazie tante- e poi continua a governare".

Serve che ve la spieghi? Le parole di Fini valgono anche per chi  andra' a Vicenza, con l'aggravante, che CHI ORGANIZZA la manifestazione di Vicenza lo fa CON LE STESSE MOTIVAZIONI di Berlusconi, ed ovviamente ne raccogliera' il MEDESIMO RISULTATO.

Indifferenza totale.

Nessun politico di qualunque schieramento si chiedera' neppure com'e' andata o "se c'e stato il morto", e ancor minore sara' l'interesse dell'Esercito degli Stati Uniti.

Ma certo, lo so che questo lo sapete anche voi.

E allora perche' ci andate?

Per contarsi, perche' e' necessario esserci, per dare una risposta al governo, per dimostrare che esiste ancora un'Opposizione.....

Sisi, certo, avete fatto bene i compitini, Mamma e' proprio orgogliosa di voi.

E se lo scenario fosse un'altro?

Se non foste voi, che avete bisogno di contarvi, e per dimostrare che esiste un'opposizione, ma fosse una necessita' dei liderini dei prossimi neopartitini, che hanno bisogno per far cio' di bestiame umano, cioe' voi?

Che hanno bisogno di dimostrare e dimostrarsi che sono in ancora in grado di muovere gente, benche' vecchia e decrepita (non solo in termini di eta', ma anche di pensieri), per verificare se sia il caso di ereditare loro la vecchia frusta falce e il vecchio inutile (solo per darselo sui piedi) martello, e fondare il nuovo Partito Trotzkysta Comunista dei Lavoratori?

SInceramente....

LO SCIOPERO DEGLI AUTOTRASPORTATORI sta dimostrando cosa significa fare una lotta politica seria in Italia, e dimostra che E' ANCORA POSSIBILE.

Anche se, diciamo la verita', la lotta di questa categoria e' organizzata da un deputato ex di FORZA ITALIA in chiave ANTIGOVERNATIVA.

Ma funziona.

Come hanno dimostrato molti analoghi scioperi in Francia.

Uno scontro totale, frontale, senza cedere alle prime lusinghe, FUNZIONA.

una manifestazione pacifista E PACIFICA, no.

Magari avrebbe molto piu' senso un attacco alla base, in cui SENZA violenza verso esseri umani, provochi milioni di euro di danni e distruzioni.

Questo e' il linguaggio del denaro, e in una economia globale basata sul denaro, questo e' l'unico linguaggio comprensibile dalla controparte.

Ma questo, vi dicono, non si puo' ne si deve fare.

Perche' solo una sana e pacifica manifestazione ci dara' la vittoria, cioe' la visibilita' POSITIVA delle nostre azioni e intenzioni.

Bella predica.

In realta' il motivo e' sempre il solito squallidissimo dei fini celati.

a) nessuno sarebbe piu' in grado di gestire uno scontro "armato". Non sono piu' i tempi della Volante Rossa, o degli Arditi del Popolo (che NON erano formazioni fasciste).

Siamo in un'era postmoderna dove il lavoratore, l'operaio ,quant'altro, NON ESISTE.

Esiste solo il CONSUMATORE, che tra l'altro vive in una HYPERREALTA' in cui perfino la politica e' una merce.

Politica che proviene comunque sempre da una delle varie componenti di un tutto unico e granitico, IL COSTRUTTO MAGICO/IDEOLOGICO, sia che si posizioni "a sinistra" o  "a destra".

b) nessuno e' neppure piu' in grado di orchestrare un FINTO SCONTRO con la polizia, pratica in cui era tanto bravo Casarini, perche' perfino i suoi bravi attori si sono "dati", perche' la paga era troppo misera, cioe' non ricevevano in cambio una adeguata GRATIFICAZIONE POLITICA, EMOZIONALE, perfino MILITANTE, a quelle azioni.

c) in realta' lo scontro non lo vuole nessuno.

Chi piu' usa la parola "rivoluzione" e "rivoluzionario" aspira solamente ad un nuovo spazio nel gioco dei RIPOSIZIONAMENTI della grande politica.

Detta molto banalmente:

l'ex PCI ora ha fondato la nuova DC ma non dimentichiamoci che il PCI stesso prese il posto del PSI che si stava spostando verso il centro).

Don Berty-not in my name ha riunito i cespugli della cosa rossa per dar vita al nuovo PCI, in modo ancora piu' netto di come fece coi rimasugli di disillusi dal PCI, e quindi ora si apre a sinistra lo spazio lasciato vuoto dall'ex Rifondazione.

Spazio che per essere occupato non e' affatto necessitante  uno spostamento o una radicalizzazione a sinistra, ma semplicemente di di ricilare le vecchie parole d'ordine rifondarole, quelle scritte nei proclami e volantini,e non quella della politica di Palazzo.

Come fece appunto Silvio Bertinotti (Bertusconi?). Ora questo spazio si apre per i trotzkysti, unici veri eredi tra l'altro del concetto di RIFONDAZIONE COMUNISTA, che fu rubato loro dal solito bandito non certo buono Bertynotti, e che invece ora ha rubato l'ARCOBALENO al movimento GLBT, cioe' all'orgoglio frocio che ha usato e imbrogliato gia' diverse volte. Inutile, quando ladri e mentitori si nasce.......

Per occupare questo spazio comunque occorre mostrarsi pacifici, buonisti,e soprattutto AVERE BELLE PAROLE, parole belle, sante e condivisibili come quelle riportate su QUESTO VOLANTINO.

Solo in questo modo si puo' acquistare credibilita' nelle menti dei possibili NUOVI ELETTORI, cioe' nei CONSUMATORI di una "nuova" MERCE IDEOLOGIA,  cioe' sempre il solito vecchio frusto "comunismo", quello di di MARXISTA e men di meno di MARXIANO non ha proprio nulla, ma anzi e' il solito bollito misto di LENINISMO & STALINISMO in salsa TROTZKYSTA.

Magari questo disegno, anzi questo percorso di slittamento progressivo di ripetizione continua della storia, non e' ancora completamente chiaro nella coscienza di chi ha organizzato questa manifestazione, ma e' solo questione di tempo.

Intanto vorrei chiedere a NUNZIO & SIMONA come mai invece che manifestare a Vicenza nella totale indifferenza degli americani, non si vada invece a manifestare davanti alla sede del governo "di sinistra", ovvero davanti alla sede del PD o della neo SINISTRA ARCOBALENO, che hanno sostenuto e votato la MAGGIORANZA DEI PUNTI contro cui questo volantino si schiera.

Sai, magari mostrare a loro la propria opposizione, simbolico per simbolico, avrebbe un po' piu' di effetto......

ECCOME CE L'AVREBBE, MA AUTODISTRUTTIVO !!!!!

Nello squallido balletto della Merce Politica, chi fa "politica" non lo fa in nome di un popolo, una clase, i lavoratori, e sotto sotto nemmeno gli elettori, ma la fa solo per se stesso.

I partiti oggi rappresentano solo se stessi e il loro posizionamento nella logica del potere.

E se questa logica impone una necessaria conversione al centro,  per lasciare spazio a nuovi "estremisti" che saranno i centristi di domani e che lasceranno il loro posto ai nuovi estremisti di dopo domani, ancora una volta questa tragica farsa ancor piu' sempli e del paradigma vichiano, si avverera'.

Quindi NUNZIO & SIMONA sanno bene che certi equilibri non si devono toccare.

I loro spazi, la loro associazione, la loro operativita' (e non sto affatto parlando di denaro) dipendono da VELTRONI, indi per cui VELTRONI & IL SUO PARTITO non si toccano.

Piuttosto si va a vicenza a protestare CONTRO UN SIMULACRO.

Una bella manifestazione di formiche contro la costruzione di un centro commerciale sul loro formicaio, avrebbe piu' senso di cio'. almeno sarebbe uno scambio simbolico di morte per difendere il proprio spazio. Qui, neppure quello.

Quindi, Veltroni non si tocca, Bertinotti nemmeno, perche' e' con lui che si andranno a contrattare appunto i nuovi spazi lasciati liberi.... O forse, per il momento e' solo piaggeria....

Ma di sicuro FARE LO STESSO GIOCO DI RIFONDAZIONE, non e' altro che continuare ad ingannare la gente nel cui nome si lotta.

>    Perché siamo contro le spese militari, che questo Governo ha

>ripetutamente aumentato, in paradossale discontinuità con il precedente

>governo di centro-destra.

>    Perché siamo contro le basi militari, a partire da quelle straniere,

>che occupano e militarizzano i territori, sottraggono beni essenziali

>alle popolazioni, mettono a rischio le loro vite.

>    Saremo a Vicenza perché siamo contro l'economia della guerra.

Ancora lo ripeto chiaramente.

Responsabili delle decisioni del governo italiano contro cui questa manifestazione si schiera, non sono il governo o l'esercito americano, né la NATO.

Ma e' la politica di POTERE & SUDDITANZA dei partiti di Sinistra, e perfino questo comunicatolo ammette.

Logica vuole che CONTRO DI QUESTI vada rivolta la manifestazione, se si avesse un reale interesse nei contenuti della manifestazione stessa...

Ma se a crederci ancora una volta e' solo il popolo bue, la forza lavoro, il nuovo elettorato/consumatorato massa, allora tutto si spiega cosi' come e' realmente.

E si va a Vicenza per ben altri motivi, occulti, e molto meno edificanti.

>    Perché pensiamo che la buona politica o parte dai movimenti o

>semplicemente non è.

Altre bellissime parole...

Ma forse, visto che come gia' detto piu' volte, una nuova risposta politica non sta partendo né dai movimenti né dal basso, forse queste parole non significano ormai piu' nulla, e forse allora e' meglio che non sia.

Questo e' un linguaggio stantio e pseudo marxista, o meglio e' l'uso, peraltro limitatissimo, che fece LENIN del pensiero MARXIANO.

In questi anni la contraddizione piu' evidente all'interno del Movimento (che  dovrebbe in effetti ancora esistere, ma in forme ben diverse da quelle della "Comunita' Terribile") e' la scarsa o nulla partecipazione delle "nuove generazioni". Perfino nei centri sociali l'eta' media si sta spostando oltre i trenta, e alle manifestazioni CONTRO IL PRECARIATO, cioe' un problema soprattutto delle giovani generazioni, di quei "pischelli" ci sono solo i genitori e pure i nonni. Ma i diretti interessati no.

Questo, e repetita juvant, e' il vero nocciolo del problema.

Un problema che un linguaggio putrefatto, oltre che troppo ideologico e palesemente falso, non puo' minimamente pretendere di farsi udire.

                                               CHE FARE ALLORA?

una soluzione c'e' anzi c'e sempre stata.

Da dopo la Prima Internazionale, volendo, ma limitiamoci pero' a dire che dagli anni 50 almeno e' un fatto chiaro e conclamato che la sinistra LENINISTA, DI MOVIMENTO E NON, ma sempre espressione del medesimo COSTRUTTO MAGICO/IDEOLOGICO, ha sempre cercato di REPRIMERE, ANCHE NEL SANGUE......

Anche prima, consegnando gli italiani ai FASCISTI, gli spagnoli ai FRANCHISTI , i russi sostanzialmente agli STALINISTI.

La soluzione e' sempre stata in una alternativa "a sinistra" (e' una banalizzazione abnorme, ma serve per capirci subito) della STRUTTURA AUTORITARIA VERTICISTICA LENINISTA.

L'odierno disinteresse verso la politica dei pischelli di oggi e' determinato dal loro essere diventati CONSUMATORI che vivono in un mondo HYPERREALE dominato da MERCI E SIMULACRI.

A tutto cio' il pensiero ANARCHICO LIBERTARIO, prima attraverso contaminazioni SITUAZIONISTE, e successivamente POST MODERNISTE e POST COSTRUTTIVISTE ha sempre segnalato questa Spettacolarizazione dell'individualita' e merceologizzazione dell'identita'.

Ma il COSTRUTTO MAGICO/IDEOLOGICO, soprattutto nella sua forma esplicitamente e dichiaratamente leninista, necessari ad esistere in termini (VA) per giustificare la legittimita' dei suoi stessi avversari, e viceversa (cioe' definire se stessi solo in termini di oppositori, "del liberismo", "di berlusconi" etc) ha in primo luogo marginalizzato e cercato di delegittimare (" i BLACK BLOC sono fascisti e poliziotti infiltrati" etc) qualunque pensiero razionale che cercasse di scalfire la logica di questo falso dualismo e proporre altre chiavi di lettura.

E tutto cio' a portato allo sfacelo attuale.

     "Benvenuti tra i rifiuti / qui non c'e la polizia

       benvenuti tra i rifiuti/ non vi cacceremo via"...

cantava negli anni 80     FAUST'O

solo che in questo caso "i rifiuti che danno il benvenuto" sono i rimasugli  cadaverizzati di tutti i vari fallimenti del LENINISMO, che si preparano a ricevere nuovi profeti che come i vecchi, li tradiranno a tempi non molto lunghi.

Senza nessun rinnovamento di sorta.

Senza cambiamento, senza alternativa......

Questi rifiuti sono quelli che accettano ancora una volta di ANDARE A VICENZA, pensando di farlo spontaneamente, ma senza rendersi conto di essere guidati  DA ALTRI ADEPTI dell'eternamente presente pseudo-contropotere che finge di opporsi al COSTRUTTO MAGICO/IDEOLOGICO ma ne e' invece diretta espressione e parte integrante.

Solo cambiando radicalmente prospettiva si possono ottenere dei risultati di miglioramento della qualita' della vita, o per citare un fondamentale detto ANARCOSITUAZIONISTA:

SOLO CAMBIANDOLE CONTINUAMENTE SI PUO' RIMANERE COERENTI CON LE PROPRIE IDEE.

Andare a Vicenza significa parlare un linguaggio putrefatto e zombificato, e rimanere immobili in idee mummificate che ormai rappresentano risultanti totalmente diverse da cio' che, quando eravate pischelli voi, vi vibrarono dentro per la prima volta.

HELENA VELENA

(VA)







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