venerdì, 23 ottobre 2009
Gianni Alemanno chiede la testa del professor Antonio Caracciolo
Interrompo, spero brevemente, la serie su Adolfo Urso e i musulmani, per aprire una parentesi su Gianni Alemanno contro la libertà di pensiero. Il tema, però, è sempre il tentacolare partitone dei postfascisti.
Il professore Antonio Caracciolo, ricercatore di filosofia del diritto alla facoltà di Scienze Politiche di Roma, è un convinto liberale. Il suo interesse per la politica è nato pochi anni fa, quando cercò - con il successo che si può immaginare - di portare qualche forma di democrazia in Forza Italia.
In seguito, il suo interesse si è spostato verso la difesa della libertà di espressione, in particolare nei confronti delle agguerrite organizzazioni sioniste italiane. Ha analizzato con grande attenzione i metodi usati da queste organizzazioni per intimidire i critici della politica israeliana nel suo blog Civium Libertas.
In questo contesto, Antonio Caracciolo si è a volte occupato anche della libertà di ricerca sulla Seconda guerra mondiale e quindi della questione del cosiddetto " revisionismo" o " negazionismo".
Ribadisco qui per chiarezza la mia posizione: credo in linea di massima a quella che possiamo chiamare la "versione ufficiale" dello sterminio degli ebrei durante la guerra e trovo in genere discutibili i metodi dei cosiddetti "revisionisti" o "negazionisti".
Allo stesso tempo, trovo inaccettabile che in diversi paesi si possa rischiare anni di carcere per aver espresso dubbi sulla veridicità di qualche episodio storico.
I "revisionisti" o "negazionisti" sono pochi, e quindi non trovano difensori; ciò permette facilmente di aprire un varco gigantesco nell'impianto della legislazione liberale. [1] Si pensi ad esempio a come nella Repubblica Ceca, la legge "antinegazionista" abbia infilato tra le attività punibili con tre a otto anni di carcere, anche il " sostegno all'odio di classe" se espresso " per mezzo stampa, alla radio, alla televisione o in maniera analogamente efficace". Anche gli scioperanti diventano negazionisti...
Perciò una simile legislazione va combattuta a prescindere da chi colpisce. E quindi va difeso senza esitazione anche il vero credente nell'ufologia, nella superiorità della razza germanica o nel regno segreto di Shambhala, come va difeso quello che scrive "i ricchi li impiccherei tutti". Poi lo si può contestare furiosamente sul piano della discussione.
Tranquilli, comunque. Antonio Caracciolo non appartiene ad alcuna di quelle categorie. Non si esprime sulla storia, ma unicamente - in quanto filosofo del diritto - sulla violazione degli articoli 21 e 33 della Costituzione implicita nel tentativo di imporre anche in Italia leggi che vietino il dibattito storico.
In questo contesto, ha documentato tutti i casi di violazione del diritto alla libera espressione che ha potuto raccogliere.
Il blog di Antonio Caracciolo è in rete ormai da molto tempo, e non ha fatto notizia. Finché l'altro giorno un certo Marco Pasqua si sveglia e scrive un articolo in prima pagina su Repubblica, sotto il titolo: ""Lo sterminio degli ebrei è una leggenda" prof negazionista, shock alla Sapienza" E via: "DEFINISCE l'Olocausto una "leggenda" sulla quale esistono "solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio". Una "leggenda" usata "per colpevolizzare moralmente i popoli vinti". Anche le camere a gas, "ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite", sono una delle tante verità "da verificare". Marco Pasqua o non sa leggere i blog, oppure mente. Antonio Caracciolo non ha mai sostenute tesi "negazioniste" o di altro tipo a proposito della Seconda guerra mondiale. Antonio Caracciolo ha difeso e difende la libertà di ricerca e di espressione di altri, e lo fa in quanto liberale che non ha mai espresso alcuna simpatia per il fascismo o per altri regimi.
All'articolo di Marco Pasqua, che scopre l'acqua tiepida di un blog che sta lì ormai dall'agosto del 2007, fanno immediatamente eco i repressori di professione.
Il primo è Gianni Alemanno, il sindaco postfascista di Roma (quello che sostiene che l'Università di Roma " è ostaggio di 300 piccoli criminali"): “Mi attiverò con il rettore – ha spiegato – affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso.” Calcolate che è dal Medioevo che i sindaci non hanno il diritto di dire alle università cosa devono insegnare e cosa no; ma il rettore dell'università, Luigi Frati (storico barone di Medicina), risponde subito ringraziando "il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo'' ha fatto sapere Frati." Luigi Frati coglie l'occasione di presentarsi come un martire, dicendo di essere " stato ad Auschwitz a sedici anni". Presumiamo da turista più che da internato, a meno che non abbia un chirurgo plastico migliore di quello di Daniela Santanchè:
Luigi Frati, di ritorno dalla deportazione
Ma non solo i postfascisti ad accanirsi. Anche da sinistra si alza l'urlo dell'ignoranza repressiva.
Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci (i giovani del PdCI), non si fida del manganello di Alemanno: "Chiediamo, nei fatti e non a chiacchiere, l’allontanamento immediato dall’insegnamento del Prof negazionista della Sapienza Antonio Caracciolo." Proprio come il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, dinamico berlusconiano, per il quale “non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all’insegnamento e va allontanato”." Ma Marco Pomarici non era quello che un po' di tempo fa diceva, " nel fascismo ci sono stati anche diversi elementi positivi"?
Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica - un signore di cui ci siamo già occupati qui in passato - auspica addirittura il carcere: "Questi "signori" in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono." Riassumiamo. Privatamente, su un blog personale, un ricercatore di diritto sostiene la libertà di parola in base agli articoli 21 e 33 della Costituzione. Per questo, viene chiesta la sua espulsione dall'università (con postfascisti e poststalinisti che convergono rossobrunamente) e viene sognato il suo arresto.
Ma Luigi Frati, nel proprio ruolo istituzionale di rettore dell'Università della Sapienza, ha fatto qualcosa di ben più strano che sostenere la Costituzione su un proprio blog privato. Ne parleremo nella prossima puntata.
Nota
[1] Si pensi se la legge vietasse rigorosamente i linciaggi in piazza, tranne per i gobbi e "alcune altre persone assimilabili". I gobbi sono pochi, non toccherà certo a me; e così lascio passare questa eccezione. Finché non scopro un giorno di appartenere anch'io alla categoria degli "assimilabili".
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mercoledì, 07 ottobre 2009
Morte al Nono Secolo! La teologia del progresso
Lo scorso 24 settembre, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite. Un buon oratore cerca di manipolare i luoghi comuni profondi del suo pubblico e quindi un discorso, più è retorico, più ci dice sugli ascoltatori.
Lasciamo perdere i soliti elementi di hasbara adoperati da Netanyahu e che ormai tutti conosciamo a memoria, e passiamo alla maniera con cui Netanyahu tratta il tempo.
All'inizio del discorso, dichiara: "Signor Presidente, Signore e Signori, circa 62 anni fa le Nazioni Unite riconobbero il diritto degli Ebrei – popolo antico di 3500 anni – ad un proprio stato nella patria dei propri antenati." E' un'affermazione che fa acqua storica e archeologica da ogni parte, ma ribadisce il concetto fondante del nazionalismo ottocentesco: uno Stato - concetto esclusivamente moderno - appena assicuratosi un territorio, inventa le carceri, una lingua ufficiale e un Antico Passato che per motivi misteriosi dovrebbe legittimarne l'esistenza.
I Savoia hanno il diritto di occupare Napoli, perché Virgilio è esistito.
Ma qual è il nemico dello Stato? Nel caso specifico, a Netanyahu interessa istigare altri a colpire l'Iran al posto suo.
In un consesso multireligioso come quello delle Nazioni Unite, non è però il caso di inveire contro l'Islam, o contro le razze orientali. Piuttosto, Netanyahu inveisce contro il Nono Secolo, in nome del Ventunesimo: "La lotta contro questo fanatismo [l'Iran] non è uno scontro di religioni nè uno scontro di civiltà. E’ uno scontro fra la civiltà e la barbarie, fra il 21° e il 9° secolo, fra coloro che glorificano la vita e coloro che glorificano la morte.
L’arretratezza del 9° secolo non può tener testa al progresso del 21° secolo.
Il richiamo della libertà, il potere della tecnologia, l’ampiezza della comunicazione vinceranno sicuramente. Il passato non può davvero trionfare sul futuro. E il futuro offre a tutti i popoli magnifiche riserve di speranza. Il progresso avanza a velocità esponenziale.
Sono passati secoli fra la macchina da stampa e il telefono, decenni fra il telefono e il personal computer, soltanto pochi anni fra il personal computer e internet. Quello che pochi anni fa sembrava irraggiungibile oggi è già obsoleto, e a malapena possiamo immaginare le evoluzioni future. Troveremo la chiave del codice genetico. Cureremo l’incurabile. Allungheremo la vita. Troveremo una alternativa economica ai combustibili fossili e ripuliremo il pianeta.
Sono orgoglioso che il mio paese, Israele, sia all’avanguardia in questo progresso e traini l’innovazione nelle scienze e nella tecnologia, in medicina, biologia, agricoltura e acqua, energia e ambiente. Ovunque si sviluppino, queste innovazioni offrono all’umanità un futuro illuminato da promesse mai immaginate prima." Lasciamo perdere la pedante domanda, cosa c'entri Ahmedinejad - di sette anni più giovane di Netanyahu - con il nono secolo, [1] e cerchiamo di cogliere il senso del quadro retorico che Netanyahu dipinge.
Netanyahu esprime perfettamente l'altra metà della grande fantasia ottocentesca sul tempo: l 'ineluttabile Marcia del Progresso. Chi ha un Antico Passato ha marciato di più e quindi è più nel futuro di chi non ce l'ha.
Questa visione del tempo ha un'origine ben precisa.
E' la visione di chi, nell'Ottocento, possedeva i mezzi per soggiogare il mondo. Ritenendo il proprio il migliore dei mondi mai esistiti, il nucleo imperiale dell'Occidente proiettava se stesso in un futuro ancora migliore. Se il Futuro è bene, il Passato è male. Essendo gli uomini del passato per definizione morti, la teologia del progresso non aiuta a definire un nemico concreto, se non si ricorre a un trucco: quello di definire la grande massa dei propri contemporanei - quelli che andavano soggiogati - come "sopravvivenze" o "ritorni" del passato.
Siamo abituati a dividere gli autori di quei tempi in buoni (universalisti) e in cattivi (razzisti). In realtà, progressisti razzisti e progressisti universalisti appartenevano entrambi a un unico mondo concettuale.
Scriveva l'antropologo americano Lewis Henry Morgan nel 1877, "Man mano che risaliamo il corso della storia, dall'uomo civilizzato verso il selvaggio, il volume del cranio diminuisce e le sue caratteristiche animali si rivelano: è un segno della necessaria inferiorità dell'individuo". Visti con il telescopio della storia, i teschi lontani sembrano più piccoli. Un bel razzista, direte. Ma nella pratica, le conseguenze che tira sono forse diverse da quelle di Friedrich Engels, quando - criticando i concetti di uguaglianza e fratellanza sostenuti dagli anarchici - scriveva: "Gli Stati Uniti e il Messico sono due repubbliche; in entrambe il popolo è sovrano.
Come ha potuto accadere che tra queste due repubbliche, le quali in base alla teoria morale dovrebbero essere "affratellate" e "federate", scoppiasse una guerra a causa del Texas, che la "volontà sovrana" del popolo americano, sorretta dal coraggio dei volontari americani, abbia spostato di alcune centinaia di miglia più a sud, "per necessità geografiche, commerciali e strategiche", le frontiere tracciate dalla natura? Bakunin accuserà forse gli americani di aver condotto una "guerra di conquista" che, pur dando un duro colpo alla sua teoria basata sulla "giustizia e l'umanità", è stata combattuta soltanto nell'interesse della civilizzazione?
O il fatto che la splendida California sia stata strappata ai pigri messicani che non sapevano che farsene costituisce una sventura?
E' una sventura che con il rapido sfruttamento delle miniere d'oro che vi si trovano, gli energici yankees accrescano i mezzi di circolazione, concentrino in pochi anni una densa popolazione e un ampio commercio nelle località costiere più adatte del Pacifico, costruiscano grandi città, realizzino una ferrovia che corre da New York fino a San Francisco, schiudano finalmente l'Oceano Pacifico alla civilizzazione e per la terza volta nella storia imprimano un nuovo indirizzo al commercio mondiale?
L'"indipendenza" di alcuni californiani e texani spagnoli ne soffrirà, qua e là verranno violate la "giustizia" e altre norme morali; ma che significa al cospetto di tali avvenimenti storici di portata mondiale?"[2] Il riferimento al Messico non è casuale: da cinque tremendi secoli, il México artificial - vicerè, frati, massoni, conservatori filospagnoli e affabulatori del mitico "passato azteco", imprenditori stranieri, economisti socialisti e liberisti - conduce una vana e fallimentare guerra di "riforme" contro il México profundo. [3] Il mistero di quell'incessante resistenza e la ricerca di una maniera di vincerla - dunque, un obiettivo profondamente militare - ha portato indirettamente alla nascita stessa dell'antropologia.

Il padre dell'antropologia fu infatti Edward Burnett Tylor, non a caso agnostico e non a caso cresciuto in una laboriosa famiglia di imprenditori quaccheri. Il suo primo libro fu Anahuac, or Mexico and the Mexicans, in cui si auspicava l'annessione del Messico agli Stati Uniti. L'antropologia nasce così: mettere in fila tutti i popoli, da quelli con un piede nel futuro a quelli addormentati nel passato, per cercare come civilizzare o almeno addomesticare i secondi. [4]
All'orizzonte il Futuro, con noi la Storia. [5]
Ora, qui c'è una cosa curiosa. Netanyahu fa un discorso costruito per i ceti politici e mediatici del pianeta. Per farlo, usa due luoghi comuni - il Popolo Antico che Legittima lo Stato Moderno e il Progresso contro il Passato - tipici del pieno Ottocento, proprio agli inizi della rivoluzione industriale.
E' comprensibile che ai tempi in cui si poteva salire per la prima volta su un treno, aspettandosi chissà quali altre affascinanti diavolerie dietro l'angolo, queste retoriche potevano avere un loro fascino.
Da allora, però, abbiamo scoperto la natura assolutamente aleatoria e sfuggente di quello che ai nostri ormai lontani avi sembrava l'Ineluttabile Progresso. Per la maggior parte degli esseri umani, il futuro è precario e imprevedibile, quando non è semplicemente minaccioso.
Eppure, nulla ha sostituito il Luogo Comune dell'Ottocento, perché nulla ha sostituito il capitalismo. E il capitalismo lavora nel tempo, fondandosi sulla scommessa di investire oggi per guadagnare di più domani. Il capitalismo deve credere al futuro, quindi. Certo, un Futuro da conquistare con i denti, le ruspe e le bombe, ma che è garantito a chi si agita a dovere.
Più , dei filosofi, i pubblicitari vanno all'essenza delle cose. Ascoltiamo come il cuore del pensiero di Morgan, Tyler, Engels e Netanyahu viene riassunto in uno slogan sul sito di Mondopromoter (un nome, un programma): "Non perdere questa occasione per costruire il tuo futuro e ricorda che la professionalità è l’unica arma vincente in un mercato sempre più competitivo." Note:
[1] O cosa c'entri il nono secolo con un paese come l'Iran, diventato sciita nel sedicesimo secolo.
[2]p. 375, Engels, Il panslavismo democratico, in Marx-Engels, critica dell'anarchismo, Einaudi.
[3] Si veda Guillermo Bonfil Batalla, México profundo. Reclaiming a Civilization, University of Texas Press, 1996 (2007).
[4] La Mission dell'antropologo, per citare un neologismo: "Ai promotori di ciò che è buono e valido e ai riformatori di ciò che è dannoso alla cultura moderna lo studioso della cultura rende il duplice servizio di fornire una dottrina coerente dello sviluppo umano che deve spingerli a farlo ancora avanzare, poiché si mette a loro disposizione una visione più chiara della storia e delle possibilità della nostra specie e permette di individuare i resti di una rozza cultura antica che devono essere eliminati". E.B. Tylor, Primitive Culture, Vol. I, p. 539, citato in Giulio Angioni, Tre saggi sull'antropologia dell'età coloniale, S.F. Flaccovio Editore, Palermo, 1973, p. 88.
[5] Tra tanti cultori dell' evoluzione, non cito Charles Darwin. Le cui scoperte furono subito integrate nella religione del progresso, ma per mano di altri: la teoria dell'evoluzione in sé è un'altra cosa.
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lunedì, 06 luglio 2009
Terrorismo, Gran Bretagna detenuto per 8 anni senza accuse
2009-07-03 18:49
TERRORISMO: GB, DETENUTO PER 8 ANNI SENZA ACCUSE
(di Mattia Bernardo Bagnoli)
"Ritengo responsabile Tony Blair, la Camera dei Lord, la Regina, i politici e il Parlamento: tutti loro hanno le mani sporche in questa storia". E' il durissimo 'j'accusé di Dina Al Jnidi, moglie di Mahmoud Abu Rideh, rifugiato palestinese arrestato nel 2001 in Gran Bretagna per sospette attività terroristiche e detenuto per otto anni senza mai vedere uno straccio di accusa. Un'ordalia che lo ha lasciato menomato nella mente oltre che nel fisico. "Ricordo perfettamente il giorno che la polizia è venuta a prendersi mio marito: era il 19 dicembre del 2001". Inizia così il racconto di Dina, pubblicato oggi a doppia pagina dal quotidiano britannico Independent.
"Erano in 30, tutti armati: hanno puntato i fucili in faccia a me e ai miei bambini. Alcuni si sono fatti la pipì addosso. Hanno scaraventato a terra mio marito, gli sono saliti sulla schiena. Lui urlava. 'Zitto, fottuto terrorista', hanno risposto". Mahmoud Abu Rideh a quel punto sparisce. Per 40 giorni Dina lo cerca invano ma le autorità britanniche tengono la bocca cucita. Alla fine Mahmoud 'spunta' presso la prigione di Belmarsh. "Sono andata a trovarlo, con i miei figli", ricorda Dina. "Lo hanno tenuto dietro a un vetro: mio marito non conosce bene l'inglese ma non gli hanno permesso di parlare in arabo". Mahmoud denuncia comunque alla moglie le violenze e le privazioni che avrebbe subito di continuo in carcere. Alla fine i suoi nervi cedono e viene trasferito all'ospedale psichiatrico di Broadmoor dove, stando a Dina, Mahmoud ha iniziato a ferirsi da solo.
Poi, nel 2005, Rideh è stato 'liberato' e posto agli arresti domiciliari secondo le disposizioni contenute nel Prevention of Terrorism Act: braccialetto elettronico, obbligo di firma digitale, niente internet per sé o i suoi familiari, niente visite se non autorizzate dal ministero dell'Interno. Condizioni che, nonostante le sentenze contrarie della Corte europea di giustizia e dei diritti umani, permangono tuttora.
Dina, esasperata, ha infine lasciato il Regno Unito e si è trasferita in Giordania da alcuni parenti. A Mahmoud è stato però negato il permesso di espatriare. Sino ad oggi. Dopo anni di battaglie legali, grazie anche al sostegno di Amnesty International, Rideh si è infatti presentato all'Alta Corte del Regno Unito con una sola richiesta: quella di poter lasciare per sempre il paese. E davanti ai giudici dell'Alta Corte il governo ha finalmente accettato di emettere un "permesso di viaggio" della durata di cinque anni.
"Io e mio marito - scrive Dina - siamo scappati dalle torture degli israeliani per trovare una situazione peggiore in Gran Bretagna. Io sono britannica, anche i miei figli lo sono. Perché è accettabile che si venga trattati in questo modo?". "Sin dal 2001 - ha detto Kate Allen, direttore di Amnesty International UK - Mahmoud è stato imprigionato senza accuse formali o soggetto a limitazioni della libertà. Non gli è mai stato permesso di vedere le 'prove' che sono state raccolte a suo carico.
Nessuna sorpresa che la sua stabilità mentale sia così severamente compromessa. Se il governo reputa che Rideh abbia dei legami con organizzazioni terroristiche lo mandi a processo". "Il mio assistito - ha detto Gareth Peirce, avvocato di Rideh - farà richiesta questo pomeriggio e speriamo di ottenere il documento entro due settimane al massimo. Era in uno stato di completa disperazione: oggi questa condizione è stata in qualche modo alleviata. 0ra dobbiamo solo aspettare e vedere cosa accade". (ANSA).
mercoledì, 24 giugno 2009
Silvio Berlusconi, dopo Noemi, Barbara e Patrizia arriva Bibi
Da La Discussione, 24.06.2009
Netanyahu a Berluconi "Sei un campione di pace".
"Grande amico d'Israele, campione di pace, sicurezza e libertà". Così il primo ministro israeliano Netanyahu ha definito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante un incontro ufficiale che si è svolto ieri a Palazzo Chigi. Netanyahu ha sottolineato di essere "a Roma nella sua prima visita in Europa da primo ministro". "Grazie primo ministro Berlusconi, Silvio, per la tua amicizia, la tua leadership, per esserti schierato per la verità anche in momenti di venti contrari, per aver sempre detto le cose che contano, le cose che sono importanti" ha detto il leader mediorientale, che ha poi aggiunto di non vedere l'ora di poter accogliere il primo ministro italiano in visita a Tel Aviv.
venerdì, 01 maggio 2009
Massacri, ministri, media e mignotte: l'Italia accoglie Avigdor Lieberman
Avigdor Lieberman aveva vent'anni quando scese dall'aereo che lo portava per la prima volta da casa sua, in Moldavia, verso la terra di Canaan. E cominciò subito a studiare come cacciarne gli indigeni.
Lieberman arriverà in Italia domenica. L'onorevole Enrico Pianetta è riuscito a strappare un piccolo incontro con lui (martedì 5 maggio alle 10.15) per i tifosi del fosforo bianco iscritti all' Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele.
Nel frattempo, l'ambasciata israeliana ha festeggiato il sessantunesimo anniversario del paese mediorientale con un " esclusivo cocktail" (come lo definisce Il Giornale del 30 aprile 2009) all'Hotel Excelsior di Roma, con brindisi e taglio di un "gigantesco millefoglie".
Non so voi, ma nella mia esperienza "esclusivo" fa pensare a mignotte di alto bordo che sgomitano in un outlet per comprarsi borse di lusso a prezzo ridotto.
Infatti, quali sono le persone più significative d'Italia, che l'ambasciatore d'Israele ha voluto invitare all'Esclusivo Cocktail?
Intanto i presidenti di Senato e di Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini. Durante il cocktail, Schifani - già direttore della Sicula Brokers - ha presentato una lezione di storia che brilla per la sua audace originalità. Il Giornale ci assicura che avrebbe sottolineato
"la grande sintonia tra Italia e Israele, nati entrambi nel 1948 e accomunati dagli stessi valori". Gianfranco Fini ha espresso a nome di tutti i deputati della Camera " amicizia, solidarietà e un rapporto sempre più stretto con Israele".
Poi c'erano i politici: tetramente torreggiante su tutti, Piero Fassino che abbiamo incontrato l'ultima volta su questo blog in devota preghiera per il trionfo delle armi d'Israele contro gli abitanti di Gaza.
Attorno a lui, Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri (ex-ministro agli interessi Mediaset, oggi direttore non esecutivo della ditta israeliana Telit), Gianni Letta, Maurizio Sacconi (la cui moglie, Enrica Giorgetti, è direttore generale di Farmindustria), Fabrizio Cicchitto (che a suo tempo riusciva a fare contemporaneamente l'estremista di sinistra dentro il PSI e il tesserato della P2) .
E poi ancora lui, l'ineffabile Andrea Ronchi detto "Gollum", cui questo blog ha dedicato non poco spazio. Infine, Renata Polverini, segretario generale del sindacato di destra, l'UGL.
Poi, ovviamente, c'era Riccardo Pacifici, quello degli aiuti truffaldini a Gaza. E a cavallo tra politici e media, Clemente J Mimun e David Sassoli, capolista del Partito Democratico in Italia centrale alle prossime elezioni europee.
Ma quello che colpisce è che il governo israeliano abbia dato la stesso peso a un giro di jeune fille e di guitti mediatici. Lo so, voi li conoscerete tutti, ma visto che sono anni che non guardo nemmeno il telegiornale, io ho dovuto cercarmi diversi di loro su Wikipedia per capire chi fossero.
C'era Fabrizio Frizzi, che scopro essere figlio di un " noto distributore cinematografico", ex-marito di Rita Dalla Chiesa e attualmente "legato" a una conduttrice televisiva " conosciuta durante le selezioni di Miss Italia", cosa che conferma la nostra tesi secondo cui Novella 2000 costituisce l'Almanach de Gotha dei nostri tempi.
C'era Katia Noventa, che ha fatto gli utili mestieri di indossatrice, modella e testimonial (?) prima di scoprirsi "giornalista". Da Wikipedia, apprendiamo che la suddetta
"dal 1996 al 2000 è stata la compagna di Paolo Berlusconi, successivamente è stata legata al conduttore Michele Cucuzza. Attualmente è fidanzata con un ricco imprenditore di Anguillara Sabazia (Roma)." Infine, c'era Guillermo Mariotto, che
"dal 1994 è alla direzione artistica della celebre Maison Gattinoni su cui ha impresso la propria inconfondibile impronta avviando da subito un importante restyling."
Guillermo Mariotto è stato un elemento importante nel "reality vip show" intitolato Ballando con le stelle, stravinto da Emanuele Filiberto Savoia. Lo so, non c'entra molto, ma mi sembra significativo a modo suo.
postato da kelebek alle 06:52 |
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mercoledì, 01 aprile 2009
Destre e destri
Gianni Alemanno, il sindaco di Roma di cui abbiamo parlato più volte qui, ha annunciato che un certo Gilad Shalit sarà nominato cittadino onorario di Roma.
Ricordiamo che Gilad Shalit è un signore francese che mentre montava la guardia armata al più grande campo di concentramento del mondo, la città di Gaza, è stato preso prigioniero dagli stessi detenuti.
Cogliamo l'occasione per ricordare ai cittadini europei che si recano in posti dove la civiltà occidentale stenta a diffondersi di premunirsi con regolare vaccinazione, non frequentare locali malfamati e soprattutto non portare armi da fuoco.
Ritroviamo invece con piacere una nostra vecchia conoscenza, il signor Giancarlo Gallani, già candidato al Senato per il Movimento Sociale Fiamma Tricolore nel collegio di Parigi.
Sì, proprio Giancarlo Gallani, quello che mette sul proprio sito la foto del babbo con un cappellino molto buffo e la frase:
Il nostra slogan è: PANE al PANE - VINO al VINO -
MERDA alla MERDA - Viva L'ITALIA !
Ora, il signor Giancarlo Gallani scrive a me, cioè a noi, cioè al blog Kelebek, cioè a Miguel Martinez, traduttore di manuali tecnici, quanto segue:
"Onorevole Marcello dell'Utri
Saro' a Roma verso la fine Aprile e, se possibile, gradirei fare la sua conoscenza.
Mi precisi, cortesemente, un numero di telefono a Roma.
Cordiali saluti, Giancarlo Gallani
Telefono Parigi : xxxx
Roma : xxxx
Direttore del : NOTIZIARIO DEGLI ITALIANI IN FRANCIA
www.solechesorgi.com
Parigi, 31/03/2009"
Ora, io non sono l'onorevole Marcello Dell'Utri, che è una persona molto più importante, potente e soprattutto ricca di me.
Non sono un frequentatore della nipote dell'onorevole Dell'Utri, Araba Dell'Utri, di cui si è parlato a lungo e con profitto su questo blog.
Non appartengo nemmeno ai Circoli del Buon Governo di Marcello Dell'Utri.
Però voglio aiutare lo stesso il signor Giancarlo Gallani, diffondendo il suo appello qui in modo che il vero Marcello Dell'Utri, se mi legge, possa contattarlo e, si spera, anche fornirgli una tangibile assistenza.
Se l'onorevole Dell'Utri mi scrive in privato, sarò lieto di fornirgli il numero di telefono del signor Giancarlo Gallani.
martedì, 31 marzo 2009
Arcipelago Palestina
Molte volte, abbiamo scritto che la famosa soluzione di " due stati per due popoli" per il conflitto israelo-palestinese è una chimera e una falsificazione.
Questa brillante e bizzarra mappa di Julien Bousac rappresenta il West Bank o Cisgiordania (senza considerare Gaza) come un arcipelago nel mare israeliano, con un ironico tocco turistico.
Da notare che solo le zone in verde chiaro, più le piccole macchie arancione, costituiscono la vera "Palestina" più o meno autonoma dai tempi ormai lontani degli accordi di Oslo.
Invito chi conosce l'inglese a leggere le riflessioni di chi ha creato questa mappa.
Per vedere la mappa a piene dimensioni (vale la pena), fare clic su questo link.
Ringrazio Rock & Troll della segnalazione.
lunedì, 16 marzo 2009
Rachel Corrie, e penso che lo farei anch'io
Sei anni fa, hanno assassinato Rachel Corrie.
Americana, come me. In quello che c'è di meglio, l'ingenua, intensa curiosità, il voler esserci nonostante tutto.
Mentre un altro americano, Tristan Anderson, è in coma, ricordiamo quello che diceva Rachel Corrie, a ricordarci di quanto male abbiano fatto, e da quanto tempo:
"Credo che Rafah oggi sia ufficialmente il posto più povero del mondo. Esisteva una classe media qui, una volta. Ci dicono anche che le spedizioni dei fiori da Gaza verso l’Europa venivano, a volte, ritardate per due settimane al valico di Erez per ispezioni di sicurezza. Potete immaginarvi quale fosse il valore di fiori tagliati due settimane prima sul mercato europeo, quindi il mercato si è chiuso. E poi sono arrivati i bulldozer, che distruggono gli orti e i giardini della gente. Cosa rimane per la gente da fare? Ditemi se riuscite a pensare a qualcosa. Io non ci riesco. Se la vita e il benessere di qualcuno di noi fossero completamente soffocati, se vivessimo con i nostri bambini in un posto che ogni giorno diventa più piccolo, sapendo, grazie alle nostre esperienze passate, che i soldati e i carri armati e i bulldozer ci possono attaccare in qualunque momento e distruggere tutte le serre che abbiamo coltivato da tanto tempo, e tutto questo mentre alcuni di noi vengono picchiati e tenuti prigionieri assieme a 149 altri per ore: non pensate che forse cercheremmo di usare dei mezzi un po’ violenti per proteggere i frammenti che ci restano? Ci penso soprattutto quando vedo distruggere gli orti e le serre e gli alberi da frutta: anni di cure e di coltivazione. Penso a voi, e a quanto tempo ci vuole per far crescere le cose e quanta fatica e quanto amore ci vuole. Penso che in una simile situazione, la maggior parte della gente cercherebbe di difendersi come può. Penso che lo farebbe lo zio Craig. Probabilmente la nonna la farebbe. E penso che lo farei anch’io."
venerdì, 13 marzo 2009
Due bandiere due misure
Bruciare bandiere la ritengo un'attività salutare e divertente, a patto ovviamente di osservare alcune piccole precauzioni, come ad esempio non buttare alcol sui passanti quando lo si fa.
Ora, l'altro giorno hanno bruciato una bandiera della Repubblica popolare cinese. Direttamente davanti al parlamento.
Se andate su Google e cercate bruciata bandiera cinese montecitorio, troverete un sacco di dichiarazioni di sdegno, ma è solo perché Google ci mette di mezzo le bandiere israeliane bruciate in alcune manifestazioni. Se mettete "bandiera cinese" tra virgolette - escludendo così le bandiere israeliane - i risultati cambiano completamente.
Se non sbaglio, nemmeno un politico ha trovato qualcosa da ridire.
10/03/2009 - 21.42
TIBET: BRUCIATA UNA BANDIERA CINESE IN PIAZZA MONTECITORIO
(IRIS) - ROMA, 10 MAR - Una bandiera cinese e' stata bruciata in piazza Montecitorio nel corso del sit-in ''Tibet ora piu' che mai''. L'episodio è stato ripreso dalle telecamere del Tg2 che ha mandato in onda nell'edizione serale le immagini del supporter che dava fuoco alla bandiera. Dopo qualche attimo di turbamento, la manifestazione è preseguita regolarmente.
sabato, 07 marzo 2009
Dafne Eleutheria sul caso Williamson, la Rivista Anarchica e Hamas
Dafne Eleutheria è una persona, "libera e anarchica" - come definisce se stessa - che scrive spesso cose interessanti. Ha scritto molte cose in un contesto che potremmo definire pagano, dove si intende un'opposizione libertaria alle rigorose distinzioni di genere e di specie così caratteristiche del monoteismo.
Vi giro qui sotto una riflessione di Dafne Eleutheria sul caso del vescovo Richard Williamson, cui sono piovute addosso, tutte insieme, a quasi settant'anni, le minacce della propria organizzazione (la Società San Pio X), le condanne del Vaticano, un simbolico bando a mettere piede nella diocesi di Los Angeles, l'espulsione fisica dall'Argentina e un probabile mandato internazionale di cattura da parte del governo tedesco, per alcune sue azzardate dichiarazioni in merito alla storia, estorte da un intervistatore molto insistente inviato da un canale televisivo svedese.
Intervista rilasciata il 1 novembre del 2008, ma tenuta in serbo per il momento migliore: la crisi di pubbliche relazioni di Israele dopo il massacro di Gaza e la vigilia del Giorno della Memoria.
Ora, si dà il caso che io, con Dafne Eleutheria, abbia alcuni punti di disaccordo su temi analoghi: non condivido infatti sempre il suo revisionismo storico in materia di culture pagane ed extraeuropee, dai celti ai nativi americani, in cui nega le affermazioni di generazioni di preti e di storiografi coloniali.
Mentre vado in Germania a cercarmi un giudice che la faccia smettere o almeno di un prete che la scomunichi, vi lascio in compagnia di questo suo testo.
Erano anni che non mi capitava una copia di “A Rivista Anarchica” in mano, anche se di tanto in tanto ne leggo alcuni articoli sul Web. Ieri sera, in un incontro con l’amico Andrea Papi ed altri anarchici, mi è stata regalata una copia dell’ultimo numero, il n.342, dono che ho accettato molto volentieri, soprattutto dopo aver letto in copertina il titolo di alcuni articoli sulla questione mediorientale, questione verso la quale nutro sempre grande interesse. Purtroppo avrei fatto meglio a rifiutare questo dono, perché dopo aver letto i testi del signor Oliva e del signor Codello mi è veramente venuta una gran tristezza.
Premetto che molto probabilmente, sul cosiddetto “negazionismo”, io e il signor Oliva abbiamo idee simili.
Ma quello che francamente mi stupisce di non aver trovato, e che avrei sperato di trovare, è un chiaro riferimento all’immortale frase di Voltaire, filosofo e scrittore che anarchico non era, ma che a quanto pare è ancora in grado di dare lezioni di libertà a tutti gli anarchici di questo mondo, e cioè il diritto sacrosanto all’espressione del proprio pensiero. Anche perché, a ben guardare, almeno nel nostro fintamente democratico paese, questo diritto è sancito dalla costituzione (libro, ovviamente, niente affatto anarchico), e precisamente nell’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Mi rendo conto che l’argomento dell’articolo del signor Oliva non riguardava la nostra libertà di parola, ma la vicenda in cui è rimasto coinvolto il signor Williamson, tuttavia un minuscolo riferimento a questo diritto, in un giornale anarchico, me lo aspettavo proprio. Se non da lui, da qualcun altro. Sarebbe stato interessante, per esempio, avere un commento da parte del signor Oliva sulla decisione del ministro degli interni argentino Florencio Randazzo che il 19 febbraio ha chiesto al vescovo britannico ultra-tradizionalista di lasciare il paese entro dieci giorni, pena l'espulsione, sulla base di «irregolarità» nella documentazione fornita dallo stesso Williamson, che per anni è stato residente a Buenos Aires; un pretesto ridicolo, inventato per cacciare un uomo solo per aver esternato le sue opinioni, che possono essere gravi quanto si vuole, ma comunque pur sempre legittime in un paese libero.
E sarebbe stato interessante leggere un commento anche sulle seguenti parole del premio nobel Elie Wiesel, che nell’ambito di un’intervista, alla domanda: “è soddisfatto delle parole del papa?” ha risposto: “(…) per il Papa semplicemente condannare sia un gesto molto bello, ma che non basta. Credo che il Papa dovrebbe passare dalle parole ai fatti. Io non mi arrogo certo il diritto di impartire consigli al pontefice, non sono un suo consigliere. Ma personalmente penso che dovrebbe cancellare la sua mossa precedente. Tornare indietro dall'abrogazione della scomunica. Quell'uomo dovrebbe restare scomunicato finché non si pentirà e non dirà "mea culpa", finché non dirà al di fuori d'ogni dubbio di non credere più nelle parole con cui ha offeso il mondo, nella negazione dell'esistenza delle camere a gas della Shoah. Invece finora ha detto solo di dover studiare le prove storiche per pensare e correggersi o no. (…)”.
Apro una parentesi. Trovo sempre insopportabili – anche se legittime – le varie invasioni di campo del Vaticano in argomenti che non lo riguardano. Però, se si vuole essere onesti fino in fondo, se è poco plausibile che il Vaticano si possa impicciare in fatti che non lo riguardano, penso che lo stesso metro di valutazione andrebbe usato anche quando qualcuno esterno al Vaticano si impiccia di faccende che riguardano solo ed esclusivamente la Chiesa. Che l’adesione alla cosiddetta teoria “negazionista” debba diventare una discriminante sul fatto di rimanere prete o meno penso che, francamente, sia quanto meno ridicolo, anche agli occhi di persone che – come me – della Chiesa non frega un cazzo.
E a questo punto mi piacerebbe avere un commento anche sulla detenzione del signor David Irving avvenuta in Austria l'11 novembre 2005, dove si è fatto ben 400 giorni di carcere a causa delle sue tesi storiche.
E visto che ci siamo, anche un commento sulla vicenda di Robert Faurisson che nel 1990 fu rimosso dall'insegnamento e privato della pensione a causa delle sue tesi negazioniste, tesi a causa delle quali ha subìto anche altri processi per avere negato i crimini contro l'umanità, ricevendo in alcuni delle assoluzioni ed in altri delle condanne a pene pecuniarie (oltre a tre mesi di libertà vigilata, il 3 ottobre 2006). Ovviamente i difensori della verità storica hanno pensato bene di aggredirlo in varie occasioni e nel 1989 sono riusciti a fratturargli la mascella.
Mi piacerebbe anche avere un commento su quanto avvenuto a Teramo il 18 maggio 2007, dove era stato invitato a tenere una conferenza presso la locale Università, conferenza che non ha potuto avere luogo grazie a un gruppo di giovani democratici non proprio d’accordo sull’eventualità di organizzare determinate conferenze.
E infine chiedo un commento non solo al signor Oliva, ma a tutti gli anarchici che leggono questa rivista su una vicenda fresca fresca. Da pochi giorni su “Facebook” è nata una nuova iniziativa dal titolo “Contro i siti antisemiti in Italia - Da diffondere”. Di seguito il testo di questa iniziativa: “Carissimi, come certamente saprete in Italia è pieno di siti che incitano all'odio razziale, all'antisemitismo e che diffondono il negazionismo della Shoah. Ogni tanto abbiamo visto casi sui giornali, ma noi sappiamo perfettamente che i siti sono molti di più. Purtroppo in Italia manca una legge che vieti il negazionismo della Shoah e l'unica legge "applicabile" è la legge Mancino-Scelba contro l'apologia del fascismo e la discriminazione razziale. L'obiettivo di questo evento è quello di raccogliere i siti antisemiti in lingua italiana, segnalateci i siti che conoscete, così da permetterci di stilare un elenco che sia il più vasto possibile e diffondete l'evento tra i vostri amici, così da far conoscere al maggior numero di persone la realtà.”
Gli estensori di questo annuncio si dolgono che purtroppo qui in Italia si devono “accontentare” della legge Mancino-Scelba, a quanto pare troppo poco democratica per i loro gusti. Quindi un appello per una legge simile a quella che vige in Francia ed Austria, in cui si finisce in galera solo per avere esternato determinate opinioni politiche e storiche. Fra l’altro, nell’elenco de’ siti canaglia stilato da questi signori ho trovato anche un blog in cui si discute di negazionismo con tanto di documentazione e analisi, con le quali magari si può non essere d’accordo, ma che comunque costituiscono un diverso punto di vista storico. Non necessariamente antisemita, con buona pace del signor Oliva. Mi auguro che gli anarchici rispondano alle questioni che pongo e non preferiscano – per riprendere la metafora del pero del signor Oliva – cadere dal pero.
Tuttavia la cosa più stupefacente è stata la nota introduttiva di pag. 4 in cui si giunge a dire: “Francesco Codello analizza (….) l’ideologia e il ruolo di Hamas, l’organizzazione islamica e islamista che governa democraticamente a Gaza (anche il buon Adolf fu democraticamente eletto e governò in perfetta legalità…), nel cui programma sono auspicate la distruzione dello Stato d’Israele (anzi, dell’entità sionista) e, già che ci siamo, l’eliminazione degli ebrei dalla faccia della terra. Quest’ultimo punto collega Hamas ai nazisti, in una linea di continuità storica con lo schieramento al fianco del nazifascismo del Gran Muftì di Gerusalemme e del mondo islamico in generale durante la Seconda Guerra Mondiale (…) bene fa Codello a fissare qualche paletto” che, almeno nel mio caso, finiscono ben conficcati nel mio petto.
Si è citato il buon Adolf, io a leggere questa bella tirata invece, cito il buon Bagnasco, a quanto pare il famoso presidente della Cei fa scuola, almeno da queste parti. E’ nota la frase del prelato: “Quando il criterio dominante è l'opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia - che possono diventare antidemocratiche o violente - allora è difficile dire dei "no". Perché quindi dire no a varie forme di convivenza stabile giuridicamente, di diritto pubblico, riconosciute e quindi creare figure alternative alla famiglia? Perché dire di no all'incesto, come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene? Perché dire di no al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano? Bisogna avere in mente queste aberrazioni secondo il senso comune e che sono già presenti almeno come germogli iniziali.”
A quanto pare mettere in relazione unioni omosessuali che potrebbero adottare bambini e atti di pedofilia ha una sua logica, esattamente come mettere in relazione Gaza e Hitler.
Si badi bene che le cause storiche che hanno portato alla nascita al regime di Hitler e di Gaza sono assolutamente diverse, che le motivazioni che portarono Hitler a macellare gli Ebrei e quelle di Gaza a combattere l’entità sionista non hanno assolutamente nulla in comune, ma le si mette sullo stesso piano, perché è sufficiente l’unica cosa che hanno in comune: il nemico.
Questo è sufficiente per giustificare un accostamento che non sta né in cielo né in terra, così come considero assolutamente artificioso trovare un filo che, partendo dal Gran Muftì di Gerusalemme durante la seconda guerra mondiale continui fino ad oggi tramite l’esperienza di Hamas. Sarebbe come cercare un filo storico che, partendo dagli Ebrei dell’Antico Testamento che giungono nella cosiddetta “terra promessa” in cui macellano i popoli autoctoni, continua tuttora tramite gli Israeliani che macellano i Palestinesi.
Insomma, fantastoria. A proposito, chi fa affermazioni aberranti sull’olocausto viene cacciato via e chi invece considera froci e pedofili la stessa cosa, chi afferma che i froci andrebbero garrotati, cotti nei forni crematori, rinchiusi nei lager ecc. ecc. neanche un buffetto sulla guancia? Se la negazione della Shoà non è un’opinione, ma un crimine, perché non lo è anche l’equiparazione fra omosessualità e pedofilia? Ma procediamo. Il signor Codello, per esempio, afferma: “(…) quando sosteniamo o semplicemente giustifichiamo Hamas finiamo per sostenere e giustificare quanto sopra esplicitato”, cassando una terza ipotesi, perché io, per esempio, non sostengo né giustifico Hamas, ma lo comprendo, così come comprendo la popolazione palestinese che l’ha votato.
Perché il signor Codello si dilunga su Hamas senza però mai prendere di petto un fatto fondamentale: Hamas ha tutto questo potere perché qualcuno ha creduto in lui e l’ha votato. L’estensore della nota introduttiva l’ha messa in burletta: “Hamas, l’organizzazione islamica e islamista che governa democraticamente a Gaza (anche il buon Adolf fu democraticamente eletto e governò in perfetta legalità…)”, eppure è vero, nel gennaio 2006, Hamas con una vittoria a sorpresa alle elezioni parlamentari palestinesi ottenne 76 de’ 132 seggi della camera, mentre al-Fatah ne ottenne solo 43, quindi Hamas governa democraticamente.
Perché? Perché la maggioranza del popolo palestinese è schierato sui propositi mortiferi di Hamas oppure perché era stanco della corruzione della classe dirigente che fino a quel momento non aveva saputo rispondere a nessuno de’ suoi bisogni? Un popolo molto meno bovino di quello italiano che ha messo alla berlina la corrotta classe politica esprimendo un voto forte, eccessivo, cosa che i miei concittadini, verso i quali provo un disprezzo smisurato, non farebbero mai, qualunque porcheria venisse loro defecata in faccia dalla classe politica criminale (giusto per usare un eufemismo) di turno.
Perché il signor Codello e l’estensore della nota introduttiva non dicono come ha reagito il cosiddetto mondo democratico (quello europeo, quello statunitense e quello israeliano) di fronte al democratico voto palestinese? In risposta alla vittoria legittima di Hamas sia gli Stati Uniti, sia Israele, sia l'Unione Europea tagliarono gli aiuti destinati alla popolazione palestinese nel tentativo di destabilizzare il governo di Hamas, nella speranza che il presidente Mahmoud Abbas, dopo qualche mese, potesse indire nuove elezioni e che la popolazione, stanca delle privazioni, si orientasse a votare un governo senza Hamas.
Avvenne il blocco degli aiuti, il congelamento della consegna del denaro di dazi e tasse raccolti dagli israeliani per conto dell'autorità palestinese e l'impossibilità per i membri del governo palestinese uscito dalle elezioni di viaggiare al di fuori dei territori occupati. Se Hamas non è democratica, sembra che anche la controparte si impegni non poco a comportarsi in una maniera simile.
E’ evidente che tutti abbiamo lo stesso punto di vista del signor Codello nei confronti della Carta fondamentale di Hamas, e allora che fare? Uccidere tutti gli aderenti di Hamas a uno a uno e chi li ha votati oppure iniziare un dialogo che porti a quello che avvenne nel caso di Arafat tanti anni fa, che giunse a riconoscere Israele? Infine un’ultima cosa. Così come non mi sognerei mai e poi mai di considerare nazisti gli Israeliani e i metodi allucinanti che usano quotidianamente con i loro “vicini” palestinesi, non considero nazista l’organizzazione di Al-Qaeda e trovo francamente disgustosa e ripugnante l’equiparazione Hitler – Hamas.
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terrorismo, religione, media, nativi americani, diritti, censura, cattolici, pagani, gaza, revisionismo, reati di opinione, israele palestina canaan
lunedì, 02 marzo 2009
Appello per la cancellazione di Hamas dalla lista europea delle organizzazioni terroriste
Appello per la cancellazione di Hamas dalla lista europea delle organizzazioni terroriste
Bruxelles, 1 febbraio 2009
In occasione delle elezioni europee del prossimo giugno, lanciamo un appello urgente a tutti i candidati ai 736 seggi del Parlamento europeo.
Chiediamo loro di impegnarsi a ottenere la cancellazione immediata e incondizionata di Hamas e di tutte le organizzazioni palestinesi di liberazione dalla lista europea delle organizzazioni terroriste.
Chiediamo che l'Unione Europea riconosca il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese. Ciò implica il riconoscimento di Hamas da parte dell'Unione Europea come legittimo movimento di liberazione nazionale.
Primi firmatari
Germany
Jürgen Elsässer (journalist, Berlin, Germany), Jonas Feller (Anti-imperialist activist and high school student Rostock), Karsli Jamal (FAKT-Party, Germany), Klaus von Raussendorff, Referent für internationale Fragen beim Bundesvorstand des Deutschen Freidenker-Verbands, DeutschlandDjamila Krebs ( membre d’Europalestine Allemagne), Prof.Dr.med. Zouhair Itani, Dermatologist, Düsseldorf,Germany. Dr. med. Ahmad Haider, Urologe und Androloge, Allemagne, prof. Dr. Mohammed Al-Zoebi, ex-Minister in Syria, Allemagne, Professor Dr. Mohssen Massarrat, Osnabrück, Deutschland, Klaus Hartmann, Offenbach am Main, Bundesvorsitzender des Deutschen Freidenker-Verbandes, Germany, Krystyna Schydlo, Deutsch-Palästinensische Gesellschaft, Ruhrgebiet, Germany, Christoph Hörstel, Regierungs- /Unternehmensberater, Buchautor, Vors. Friedenskreis Deutschland e.V. i.G., Nehls, Gertrud, AK Asyl, Deutschland
Austria
Leo Gabriel (journalist and social anthropologist, member of the council of the World Social Forum, Austria), Johann Schögler (Styrian Peace Platform, Austria), Wilhelm Langthaler (Anti-imperialist Camp), Werner Pirker (journalist), Peter Melvyn (Jewish voices for a just peace in the Middle East), Hannes Hofbauer (publisher and publicist), Waltraud Schauer (former human shield in Iraq, Austria), Aleks Studen-Kirchner (author and interpreter, Austria), Milan Obid (chairman of the Slovene Students Club Vienna, Austria), Hermann Dworczak (social scientist, trade unionist, Austria), Wilfried Bader (local counsellor Angerberg, Tirol, Austria), Dipl. Ing. Marion Artlieb (computer scientist, Austria), Gerhard Oberkofler (University professor, Vice president of the Association Alfred Klahr, Innsbruck, Austria)
Belgium
François Houtart (professeur émérite de l'Université catholique de Louvain), Tom Lanoye (auteur), Jean Bricmont (physicien), Pol Goossens (journaliste), Ludo Abicht, Amir Haberkorn, Ouardia Derriche (membre de l’Association Belgique-Palestine), Ida Dequeecker (féministe), Robbe De Hert (cinéaste), Eric Goeman (woordvoerder Attac Vlaanderen), Nadine Rosa-Rosso (enseignante et auteur), Nadia Fadil (sociologue), Remi Verwimp (coördinator Werkplaats voor Theologie en Maatschappiij), Paul Delmotte (professeur IHECS), André Posman, (eredocent actualiteit Sint Lucasinstituut Gent, lic. Geschiedenis. Dir Concertreeksen DE Rode Pomp Gent), Luk Vervaet (président section belge IUPFP), Dyab Abou Jahjah (activiste, Belgique-Liban), Herman De Ley (emeritus professor, Universiteit Gent), Frank Roels, (MD, emeritus professor UGent, België), Gie van den Berghe (professor Universiteit Gent, ethicus en historicus), Ludo de Witte (auteur), Eric Rosseel (gepensioneerd docent psychologie VUB), Liliane Plouvier (Professeur de droit international Bruxelles), Elke Vandeperre ( coördinator vzw Motief), Michel Collon (écrivain et journaliste), Greta Alegre (cinéaste, Artistes contre le Mur), Francis Jorissen (webmaster Attac Vlaanderen, België), René Los (bestuurder), Sarah Bracke (feministe & professor KULeuven), Erik Swyngedouw (Professor of Geography School of Environment and Development Manchester University), Isabelle Ponet, enseignante retraitée, Renée Mousset (Association Belgique-Palestine Liège); Jean Marc Turine (écrivain), Malika Hamidi (doctorante EHESS à Paris), Paul Vanden Bavière (journaliste et historien), Ludo De Brabander (Stafmedewerker vzw Vrede), Yacob MAHI, Enseignant, Théologien, Dr. en Histoire et Sciences des Religions, Conférencier, Vergaelen Eva (writer Belgie), Myriam Vandecan (vzw CODIP), Hadassah Borreman (publiciste, Belgique), GEYS Herman (Kunstenaar België), Karel Arnaut, antropoloog, UGent, België, De Witte Paul Woordvoerder Basisbewehging voor democratie in samenlevving en kerken, Ronnie Ramirez, cinéaste, Nordine Saïdi (Mouvement Citoyen Palestine), Karim Hassoun - Voorzitter AEL Belgie, Daniel Vanhove Observateur civil – Auteur Membre de l'ABP et du MCP, Nathalie Jenart, psychologue, directrice d'un centre PMS, Bruxelles Belgique, Mommaerts Omer (militant vakbond ACV-CSC België)
Bulgaria
Georges Haddad (Writer, Bulgaria/Lebanon)
Cyprus
Belal Aabdelhai / PHD student/ Cyprus
Spain
Ángeles Maestro Martín (mèdica especialista en salud pública, Estado español), Carlo Frabetti (écrivain, État espagnol), Irene Amador (antropológue, État espagnol), Carlos Tena (periodista), Vicente Romano (professeur d'université, État espagnol), Gloria Pérez Berrocal (programmatrice de télévision, État espagnol), Alessandra Caporale, (social anthropologist, university lecturer Barcelona), Manuel Talens (écrivain, Espagne), Antonio Maira (Politólogo. Redactor Diario digital inSurGente), Anna Raventós Barangé (PhD Senior Lecturer Faculty of Arts and Letters University of Seville, Spain)
France
Saïd Bouamama (sociologue), Houria Bouteldja (Mouvement des Indigènes de la République), Raoul Marc Jennar (consultant en relations internationales), Alima Boumediene Thiery (sénatrice), Christine Delphy (Fondatrice et directrice de la revue NQF) / France"Viktor Dedaj (cyber-journaliste), Roland Diagne (enseignant en France, militant communiste marxiste-léniniste), Annie Lacroix-Riz (professeur d’histoire contemporaine, université Paris 7), Youssef Boussoumah (Mouvement des Indigènes de la République). Eric Colonna (citoyen engagé Lyon), Danielle Bleitrach (sociologue et écrivain), Jean-François Larosière (responsable syndical et associatif), Catherine Stern (enseignante d’Histoire à la retraite, ancienne chargée de cours à Paris), Philippe Révelli (jounaliste), Sophie Crêtaux (France, ex-chercheur au CNRS, agrégée d'histoire), Mireille Rumeau (militante politique, France), Youssef Girard (étudiant), Marie-Elise Akel, Abdelaziz Chaambi (militant associatif), Micheline Garreau (militante ISM, France), Alain Bruguier (infirmier libéral), Radouane Belahrache (Nîmes), Olivia Zémor (présidente de CAPJPO-EuroPalestine et responsable du site europalestine.com), Mohamed ZAAF, chirurgien et conseiller municipal (911510), Monique de Lope, ( professeur émérite à l'Université de Provence), Alain Bruguier alain infirmier libéral, vice président de l'afps de nimes dans le gard en france), Laure LAHAYE, Chargée de collections en arabe à la Bibliothèque nationale de France, Conseillère de quartier, Paris, Jean-Claude AMARA, porte parole de Droits devant
Greece
Gella Varnava-Skoura (professeur en sciences de l'éducation à l'Université d'Athènes), Yiannis Sifakakis (Stop the war Coalition-Greece), Petros Constantinou (Campain Genoa 2001Greece)
Hungary
Szamosfalvi Albert (artiste peintre Hongrie)
Ireland
Mairead Maguire (prix Nobel de la Paix), Danny Morrison (writer, Ireland)
Italy
Giulietto Chiesa (parlamentare europeo e giornalista), Lucio Manisco (giornalista ed ex parlamentare europeo), Gianni Vattimo (Filosofo ed ex parlamentare europeo), Margherita Hack (Astrofisica), Domenico Losurdo (Direttore Istituto Scienze filosofiche, università di Urbino), ), Danilo Zolo (Docente di Filosofia del Diritto internazionale, università di Firenze), Mary Rizzo (co-Editor of Palestine Think Tank and co-founders of Tlaxcala, Dr. Art Historian and Art Restorer), Prof.Massimo De Santi (Presidente Comitato Internazionale di Educazione per la Pace – ITALIA), Prof.ssa Giovanna Pagani (Presidente On. Wilpf Italia -Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà – ITALIA), Dr.ssa Rosa Ayala Sosa (CIEP – ITALIA, Paola Manduca (geneticist Italy), Moreno Pasquinelli (Campo Antiimperialista), Dr. Mohamed Nour Dachan (Unione delle Comunità ed organizzazioni Islamiche in Italia), Elsa Verlicchi (Anthropologist, Rome, Italy), Miguel Martinez (websitewww.kelebekler.com Italy), Giulio Bonali (Italia)
Netherlands
Abdou Bouzerda (président Arab European League), Mohammed Benzakour (écrivain et journaliste), Robert Soeterik (antropoloog, Middle East Research Associates, Nederland), Miriyam Aouragh (co-organizer Dutch antiwar and antiracism campaign, initiator of the national demonstration for Gaza in Amsterdam, Research Fellow at Oxford University, UK) , Meyer Hajo G. (Bestuurslid “Een Ander Joods Geluid” Nederland), Gretta Duisenberg (Chair Foundation Stop the Occupation The Netherlands), Benzakour Mohammed (schrijver en journalist Nederland)
Portugal
Jose Saramago (écrivain), Miguel Urbano (écrivain)
Romania
Alexandru Polgar (philosophe, éditeur de la revue Idea)
Great Britain
Gilad Atzmon (artiste de jazz et écrivain), Tariq Ramadan (professor, Oxford/Erasmus Universities), Tariq Ali (writer, film-maker and editor of New Left Review), Sukant Chandan (Chair, English branch of the IUPFP), Estella Schmid (Kurdistan Solidarity Committee & CAMPACC, UK), John Hutnyk (Professor of Cultural Studies, Academic Director of CCS Goldsmiths University of London), Zaki El-Salahi (Masters student, Edinburgh, Scotland), Jon Kehoe (artist, London), Naima Bouteldja (Journalist, England), Robin Virgin (Pluto Press, England), David Halpin (FRCS Standing in solidarity with the Palestinian people,UK), Brenda Brown (Chair, Brighton & Hove Palestine Solidarity Campaign, England), Mathis Richet (Musician, England), Marishka Tharani (Actress, England), Mark Barrett (civil liberties campaigner, London, England), James House (maitre de conferences à l'Université de Leeds), Maud Bracke (lecturer, University of Glasgow, UK), Alan Cooper, Senior Lecturer European College of Business and Management, Maha Rahwanji, Member of the Executive Committee, Palestine Solidarity Campaign, Britain.
Sweden
Jan Myrdal (écrivain), Lasse Wilhelmson (teacher, Sweden), Einar Schlereth Journalist Sweden
USA
Greta Berlin (co-fondatrice Free Gaza Movment), James Petras (Bartle professor emeritus Binghamton University), John Catalinotto (managing editor, Workers World Newspaper, USA), Sara Flounders (co-director, International Action Center, USA), Emory Douglas (Former Minister of Culture of The Black Panther Party, USA), Dr Julio Pino ( professor of history), Dumas F. Lafontant Doumafis, (Organizer, African Liberation Day), Sebogo Bernard Nkumah (Chairperson of Boston Branch, All African People's Revolutionary Party)
Switzerland
Franz Fischer (Sekretariat Partei der Arbeit der Schweiz - Sektion Basel, Trade Union UNIA), SchweizFranco Cavalli (oncologist and president of the International Union of Cancer (IUCC), founder of Medicuba, Switzerland), Daniel Vischer (MP of the Green Party, Switzerland), George A. Kouchakji (Palestine Solidarity Basel, Switzerland), Nabil Sheikh Khalil,(Association to Support Palestinians in Need, Switzerland), Matthias Hui, Fachstelle OeME, Ref. Kirchen Bern-Jura-Solothurn, Schweiz, Peter Leuenberger, Historiker, Vorstandsmitglied Gesellschaft Schweiz-Palästina, Schweiz
Canada
Tim Louis (former Vancouver City Councillor), Ivan Drury (member of Vancouver Socialist Forum, contributing editor of Socialist Voice), Mohamed Tawfik Al-Mansouri, Ph.D. ( Writer and Researcher, Afnan Magazine Canada), Hani Barghouthy, Writer , editor-in-chief of www.arabianawareness.com, Canada; Robert Bibeau, Anaïs Barbeau-Lavalette Réalisatrice Québec, Canada
Brazil
Virginia Fontes (historienne, Rio de Janeiro), Augusto Boal (homme de théâtre)
Venezuela
Thierry Deronne (vice-président télévision publique Vive TV République bolivarienne du Venezuela), Durand Benjamin, (professeur de cinéma et télévision Venezuela Caracas)
Jordan
Hisham Bustani, Writer and Secretary of the Socialist Thought Forum, Jordan
Syria
Prof Dr Georges Jabbour (President UN Association of Syria, Independent Expert Human Rights Council, 2002-2008 Former Presidential Adviser and Member of Parliament)
Lebanon
Mohammad Kassem (Beirut International Forum For Resistance , Anti Imperialist , People's Solidarity and Alternatives) LYNA AL TABBAL Chef du département des droits de l'homme à l'université JINAN / Tripoli-Liban, Sari Hanafi (Associate professor, American University of Beirut)
Egypt
Yehia Al kazaz, Egypt, Prof unif et ecrivain et activiste
Palestine
Marcy Newman (Associate Professor, An Najah University, Nablus)
Abdulmohsin klawasmi, prof unif, Jerusalem,
South Africa
Buti Manamela (National Secretary Young Communist League of South Africa), Andre Zaaiman (Researcher, South Africa), Ronnie Kasrils (former South African government minister; writer and activist, South Africa)
Iraq
Isam AlYasiri ,Journalist Iraq
Maroc
MOHAMED EL KADI, fonction/ qualité: Président de l'Agence Méditerranée pour la Coopération Internationale, Journaliste / Directeur du Journal "La Méditerranée" Fès / MarocAbdelwahed El Moutawakil (Secrétaire général du cercle politique du mouvement Justice et Spiritualité), Nadia Yassine (fondatrice de la section féminine du mouvement Justice et Spiritualité), Fathallah Arsalan (porte parole du mouvement Justice et Spiritualité), Omar Amkassou (membre du conseil d'orientation du mouvement Justice et Spiritualité), Mohammed El Hamdaoui (membre du conseil d'orientation du mouvement Justice et Spiritualité), Batoul Bicha (enseignante), Mouna khalifi (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Abdessamad Fathi (coordinateur du comité marocain du soutien aux causes de la Nation), Ghizlain Bahraoui (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Mohammed Salmi (Responsable du comité des droits de l'Homme (mouvement justice et spiritualité), Najia Rahmani, (chercheuse), Mohammed Manar (chercheur), Aziza Sakhraji (enseignante chercheuse), Hassan Bennajeh (responsable de la jeunesse du mouvement justice et spiritualité), Fatima Kassid (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Omar Iharchane (chercheur), Merieme Yafout (Responsable de la section féminine du mouvement Justice et Spiritualité), Abdallah Chibani (membre du secrétariat général du cercle politique (mouvement justice et spiritualité), Mustapha Erriq (responsable du secteur syndical du mouvement justice et spiritualité, Abdellah Bella (enseignant Maroc)
Cuba/Mexico
Ángel Guerra Cabrera (periodista y académico, Cuba/México), Khaled Kasab Mahameed, the founder of the Holocaust Museum in Nazareth
Norway
Nidal Hamad, Writer and Joournalist, Palestine/Norway
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lunedì, 16 febbraio 2009
Robert Sirico, l'Acton Institute e un viaggio attraverso i misteri d'America
Il 10 aprile 1976, una squadra di poliziotti fece un'incursione al Mark IV Health Club di Hollywood, interrompendo la vendita all 'asta di giovani schiavi maschi nudi: nel locale, c'erano anche celle con catene di ferro e guinzagli di cuoio.
L'accusa di riduzione in involuntary servitude cadde alcuni giorni dopo, quando si venne a scoprire che gli schiavi erano tutti adulti e consenzienti, membri di un'organizzazione di sadomasochisti denominata Leather Fraternity ,[1] che avevano ovviamente il diritto di divertirsi come meglio credevano.[2]
L'episodio, insignificante in sé, ci incuriosisce invece per tutta una serie di cose.
L'organizzatore dell'evento, nonché beneficiario economico dell'asta, era il Los Angeles Gay Community Center. Che se fosse stato in Italia, sarebbe stato diretto da un agguerrito laico, mentre negli Stati Uniti non poteva che essere diretto da un Reverendo, uno dei principali esponenti di una chiesa evangelica settoriale: la Metropolitan Community Church, dedicata alla promozione dei diritti dei credenti omosessuali.
Questo fa riflettere sul ruolo pervasivo ed elastico di ciò che Harold Bloom chiamava la Religione Americana. Una religiosità strutturalmente imprenditoriale, che non può contare sull'otto per mille, ed è quindi alla continua ricerca di nuove nicchie di mercato e di nuovi modi di ammaliare il pubblico, comprese "aste di schiavi": cosa che lo rende inseparabile dal sistema spettacolare statunitense nel suo complesso.
Il reverendo capo del Gay Community Center ha poi avuto una carriera singolarmente americana, che ricorda da vicino il film di Arthur Penn, Piccolo grande uomo, una vecchia ma importante chiave per capire il mondo statunitense.
Ma arriviamo subito alla cosa che ci interessa di più: il reverendo si chiama Robert Sirico.
Robert Sirico oggi è una figura guida della destra cattolica conservatrice, sostenitore dell'assoluta libertà di impresa.
Altrove, abbiamo parlato a lungo del suo Acton Institute - che ha anche una sede a Roma aperta per fare pressione sul Vaticano - e che viene finanziato da tre fondazioni legate ad Amway [3] e dalla Exxon.
L'Acton Institute è uno di ben 275 think tank lanciati dalla fabbrica che si chiama Atlas Institute, che si ispira in larga misura al pensiero di Ayn Rand, una liberista estrema che difficilmente si potrebbe definire cattolica.[4]
Chiariamo cosa ci sembra strano in tutta questa faccenda.
Che Robert Sirico sia stato un esponente di primo piano del movimento gay americano può anche essere visto con favore da un laico.
Poi è un segreto di Pulcinella che nel clero cattolico, vi sia un'alta percentuale di persone almeno tendenzialmente omosessuali.
Però la Chiesa cattolica è notoriamente ostile a chi si batte pubblicamente per i diritti delle persone omosessuali.
Possiamo pensare a un pentimento di Robert Sirico, ma anche in questo caso, ci sembra strano che in un ambito così conservatore come quello cattolico, venga immediatamente concesso un ruolo di primo piano a una persona talmente estranea ai consolidati canali di formazione burocratica.
Non abbiamo la chiave di questo mistero; ma approfittiamo comunque per raccontare qualcosa di una carriera che ci rivela molti aspetti di quella peculiare civiltà che sono gli Stati Uniti.
Robert Sirico, di origini napoletane, cresciuto in pieno Broccolino, ha due fratelli: Genaro [sic] Anthony Sirico e Carmine.
Su Google, il nome di Carmine sembra comparire soltanto in una selva di siti fasulli che parlano di cinema, cercando di attirare visite parlando di attori. Invece, Genaro Anthony Sirico, noto come Tony Sirico, di mestiere fa il caratterista mafioso americano in numerosi telefilm. Roba con titoli come Mob Queen, Gangsters, Bullets Over Broadway, ma sopratutto il serial I Soprano. Un ruolo che ha imparato, in qualche modo, dal vivo, visto che - in tempi ormai lontani - Tony fu arrestato ben 28 volte e scontò un periodo in carcere dopo aver minacciato di morte il gestore di un locale gay (poi effettivamente assassinato) che si rifiutava di pagare una tangente alla mitica famiglia Colombo.
In carcere, Tony Sirico fece un "discorso profondo con se stesso" - gesto anche questo assai americano - scoprì il teatro, e si allontanò dalla malavita, ringraziando dovutamente Dio.
Riassumiamo. Tony Sirico è un mafioso, il cui compito consiste nel taglieggiare il mondo dello spettacolo e del divertimento; che si redime, trasformando la stessa mafia in spettacolo e divertimento (con compiacimento e scandalo degli italoamericani).
Il fratello di Tony, Robert Sirico, inizia a parlare direttamente con Dio a sette anni, e scopre all'età di tredici anni la propria omosessualità.
Rompe quindi con la Chiesa, finendo nientemeno che a Seattle: gli spazi americani esistono apposta per sfuggire ai problemi.
A 19 anni, entra nella Jesus People Army, miscuglio di revivalism evangelico e di cultura hippy, seguendo Linda Meissner, che si era trasferita da New York dopo una visione in cui aveva visto esercito di adolescenti marciare per le strade di Seattle, esaltando Gesù.
Linda Meissner sarebbe poi passata nella tremenda setta dei Bambini di Dio di David "Moses" Berg, inafferrabile e affascinante poligamo e antisionista di origini ebraiche, che tra l'altro opera ancora in clandestinità in Italia.
Il ventenne Roberto Sirico non entra nei Bambini di Dio, e registra una propria organizzazione pentescostale, la Truth in Healing, che inizia a compiere guarigioni miracolose. In particolare via radio, quando guarisce una paralitica di nome Flornell A. Marion.
Con il potere degli apostoli, Sirico quindi si scatena "speaking in tongues" e nei miracoli:
"Un servitore di Dio, ecco tutto quello che sono. Non sono un medium speciale della guarigione. Non sostengo di possedere il dono della guarigione. Credo che i doni appartengano allo Spirito Santo".
Nel 1972, il promettente guarito re dichiara la propria omosessualità e fonda la locale chiesa della Metropolitan Community Church. "Two men in bed together... was a holy experience - to hold one another close and confess together, 'Isn't God wonderful?'"
Robert Sirico, cui non manca un certo spirito combattivo, lancia così la sua chiesa per omosessuali in varie parti degli Stati Uniti e in Canada. E nel 1975, vestito da prete cattolico, celebra il primo matrimonio autorizzato tra due maschi della storia americana (un australiano e un filippino) a Denver, nel Colorado.
Nel 1977, scopre il pensiero cosiddetto libertarian e diventa portavoce dei Libertarians for Gay Rights.
Nel 1982, inspiegabilmente, entra come postulante nell' ordine cattolico, e molto americano, dei Paulist Fathers.
Senza voler gettare ombre sulla sua conversione, il repentino passaggio non è chiaro. Fatto sta che nel 1989, Robert Sirico diventa prete, tenendo subito dopo una conferenza in onore di Ayn Rand.
Undici mesi dopo la sua ordinazione, Robert Sirico viene ammesso alla Mont Pelerin Society un circolo estremamente elitario di promotori del liberismo economico; e riceve un anno di permesso pagato dai padri paulisti per dedicarsi, assieme a Kris Alan Mauren, a fondare l' Acton Institute for the Study of Religion and Liberty a Grand Rapids, Michigan, città-tempio di Amway.
Nel 1992, l'arcivescovo vietnamita Francois X. Nguyen Van Thuan, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, gli apre le porte di Roma e del Vaticano.
Nel 1998, sotto la protezione del vescovo di Kalamazoo, Robert Sirico fonda la St. Philip Neri House, una comunità che avrebbe suscitato i sospetti di alcuni cattolici particolarmente ostili all'omosessualità.
Nel 2000, l'Acton Institute è copromotore della conferenza su "globalizzazione, economia e famiglia" organizzata dal Pontificio Consiglio per la Famiglia; nel 2004, Robert Sirico appare addirittura come uno degli editori del Compendio della dottrina sociale della Chiesa.
Non so che dire.
Note:
[1] Nel favoloso mondo dell'etnicizzazione, delle corporation, delle fraternity, delle sorority e delle community statunitensi, esiste anche una rivendicativa Deaf Leather Fraternity per sordi:
"This is where we need a fraternity organization specifically for Deaf Leather Men, and hearing leather men are also welcome. We believe each Deaf leather man takes an opportunity to develop personal growth including mind, heart, body and character."
Interessante notare che, come tutte le innumerevoli fraternity statunitensi, coniugano il politically correct con pittoreschi riti segreti.
[2] Gran parte del materiale di questo articolo è tratto da un articolo su Rites of Sodomy, sito fortemente critico nei confronti della presenza omosessuale nella Chiesa Cattolica. Non ci interessa l'impostazione del sito, ma unicamente le ricche informazioni che presenta.
[3] Piccola lezione sull 'oligarchia repubblicana statunitense.
Una delle tre fondazioni è la Betsy DeVos Foundation. Betsy DeVos è la moglie di Dick De Vos, figlio del fondatore di Amway, Richard De Vos. Betsy DeVos nata Prince è la sorella di Erik Prince, che dirige la Blackwater, la spaventosa azienda di mercenari nota per il suo impegno in Iraq.
E sono entrambi figli di Edgar Prince, fondatore assieme a Gary Bauer del Family Research Council, il più ricco di tutte le organizzazioni cristiane di destra. Gary Bauer, assieme al predicatore JohnHagee, è cofondatore di Christians United for Israel, la federazione che unisce tutti i movimenti cristiano-sionisti.
Curiosamente, la stessa famiglia DeVos che finanzia Robert Sirico finanzia anche diverse cause anti-gay.
[2] L'Atlas Institute, che produce think tank in batteria, fu creato da Antony Fisher, un miliardario inglese arricchitosi proprio nel ramo dei polli in batteria. Lo scopo era quello di riempire il mondo di centri che promovessero il liberismo da prospettive apparentemente diverse, in collaborazione con la Mont Pelerin Society e con il sostegno della Exxon, della R.J. Reynolds e della Philip Morris.
postato da kelebek alle 17:57 |
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sabato, 14 febbraio 2009
Il Fuehrer non è morto
giovedì, 12 febbraio 2009
Non ti divertono i massacri? Sette anni di carcere
Da Rai News. Vediamo come va a finire, ma è già significativo dei tempi in cui viviamo il fatto che lo abbiano arrestato. Pensate quanto ci vuole, perché un diplomatico si arrabbi...
"Un diplomatico britannico in servizio al Foreign Office è stato arrestato con l'accusa di incitamento all'odio religioso, dopo essersi lanciato in un'invettiva dai toni antisemiti mentre si trovava in una palestra di Londra. Lo scrive oggi il "Daily Mail", che cita alcuni testimoni dell'attacco verbale di Rowan Laxton contro i "fucking" israeliani ed ebrei, avvenuto mentre guardava in televisione un servizio sull'operazione "Piombo fuso" a Gaza.
Secondo quanto riferito, il diplomatico - che avrebbe continuato a urlare anche dopo essere stato avvicinato da alcune persone che si trovavano in palestra e che gli chiedevano di moderare i toni - avrebbe anche gridato che i soldati israeliani "dovrebbero essere spazzati via dalla faccia della terra".
Sposato con una donna musulmana dal 2000, considerato esperto di Medio Oriente, inviato in Afghanistan e in Pakistan, Laxton si occupava finora al Foreign Office di rapporti con l'Asia del Sud.
Arrestato in seguito a una denuncia presentata alla polizia, il diplomatico - rilasciato su cauzione - se condannato rischia fino a sette anni di prigione."
postato da kelebek alle 16:15 |
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André Soussan, misteri di potere e romanzi
"Inquietante" è un aggettivo che non mi piace. Tempo fa, però, mi è capitato di leggere un libro che posso solo definire così, per quello che ci svela delle fantasie oscure, paranoiche e distruttive, che si nascondono negli animi di persone che in qualche misura detengono potere politico, economico e militare.
Il mistero del candelabro, di André Soussan (morto nel 2005), è uscito per la prima volta in Francia nel 1993, ed è stato pubblicato in italiano da Sperling & Kupfer.
Il testo è un compiaciuto racconto di olocausti atomici, omicidi e stermini, che sarebbe di scarso interesse, se il suo autore non fosse un importante uomo di potere. Il suo amico Guy Senbel, direttore dell'agenzia Guysen, scrive di lui:
"Di quest'uomo dell'ombra, non conosceremo probabilmente mai la portata delle sue azioni. Ma oggi è permesso affermare che è stato un grandissimo servitore dello Stato d'Israele.
Dopo la scomparsa di André, ci siamo messi a sfogliare i nostri archivi. Con nostra grande sorpresa, abbiamo visto che il suo nome figura appena due volte nell'enorme quantità di articoli e documenti che "Guysen" ha pubblicato.
Ad Andrea, è riuscito il tour de force che consisteva nell'essere onnipresente senza mettersi mai in primo piano."
Il libro di André Soussan è assolutamente piatto e noioso, ma riesce a mettere fuoco una serie di punti decisivi di certa psicomitologia sionista, a cavallo tra testi apocalittici più medievali che biblici e vendicative ossessioni nucleari. A differenza però di analoghi racconti , Il mistero del candelabro è pura cronaca politica, che non concede nulla al mistero (e nemmeno all'arte, se è per questo).
In un prossimo futuro, l'autore si immagina che Israele abbia già adoperato la bomba atomica contro i propri vicini, " ricacciando indietro di cinquant'anni" Giordania, Siria e Iraq (" Non era forse stato detto e scritto che il Messia avrebbe cacciato gli occupanti prima di ristabilire il regno di David?" ).
Il Messia altri non è che David Ben Zion, il capo del Mossad, che scopre, in una visione sul monte Sinai, che la Menorà, "l'anima del popolo ebraico", si trova nascosta in un cenotafio nel Cimitero Teutonico del Vaticano: una tesi infondata, ma assai diffusa sia in ambienti ebraici che evangelici.
È l'era delle guerre di Magog, cui fa cenno Ezechiele, ma sviluppate solo molti secoli dopo.
Il crollo del comunismo sconvolge il pianeta, mentre gli ebrei si lasciano sedurre in massa dal giudeocristianismo, accettando Gesù come un loro profeta.
Consci di essere l'ultimo resto d'Israele, gli agenti del Mossad si fanno strada verso il nascondiglio della Menorà avvelenando chiunque si trovi sulla loro strada - un commissario di polizia italiano viene risparmiato soltanto perché si scopre una sua lontana ascendenza ebraica.
Per portare la Menorà a Gerusalemme, " il capo del Mossad, ex-generale dell'aviazione israeliana, che non aveva esitato a fare uso delle armi nucleari per salvare Gerusalemme, era pronto a bruciare la Città eterna," cosa che fortunatamente non diventa necessaria.
Il romanzo descrive anche lo sterminio degli amaleciti, ripetutamente ordinato nell'Antico Testamento; gli amaleciti - una tribù rea di aver opposto resistenza a Mosè durante i tentativi di penetrare nella Terra Santa - vengono qui però attualizzati, in un brano di straordinaria non poeticità:
"Il Mossad era passato all'azione contro i movimenti neonazisti e antisemiti. La rappresaglia era esplosa come un terremoto.
Decine di morti negli Stati Uniti, in Germania, in Russia, in Francia. Danni materiali valutati diverse centinaia di milioni di dollari […]. In un solo giorno, alla stessa ora, i centri nervosi dell'odio erano stati distrutti, i loro simpatizzanti più attivi soppressi."
La riscoperta della Menorà liquida il cristianesimo: " i cristiani sanno che, se ce la restituissero, sarebbe la fine del loro Gesù e delle sue false profezie" riguardanti la totale distruzione del Tempio. Nel romanzo, sarà il p apa stesso a far suicidare il cristianesimo, facendo ritrovare la Menorà.
A questo punto, diventa possibile realizzare il progetto messianico di costruzione del Terzo Tempio a Gerusalemme, dove potranno riprendere gli antichi sacrifici animali. E per capire l'ispirazione di certi fondamentalismi moderni, è interessante notare che per André Soussan, questa costruzione avviene davanti alle " telecamere di tutto il mondo."
Su un tema analogo, André Soussan aveva già scritto un altro libro, che non ho letto; ma il cui titolo descrive perfettamente la sua ossessione cardinale - Messiada, fusione tra Messia e Masada.

Il protagonista è sempre David ben Zion, capo del Mossad, che " somiglia a Paul Newman", ci spiega un riassunto della trama.
Gli arabi hanno lanciato la " Opération Ismaël" (in riferimento al loro mitico antenato) per annientare Israele: nel condurla, gli arabi si rifanno esplicitamente al precedente dell'imperatore romano Tito che distrusse il Secondo Tempio. Il complotto è assai improbabile: cinquemila agenti segreti iracheni, travestiti da soldati israeliani, si sarebbero infiltrati in Israele, pronti a colpire, senza che nessuno se ne sia accorto... Ma gli ismaeliti hanno minato la Cupola della Roccia e la moschea di al-Aqsa, da far saltare in un attentato di cui incolpare gli israeliani.
Per invogliare i lettori, chi pubblicizza il libro chiede:
"La sesta potenza del mondo si lascerà morire da sola o trascinerà nella propria caduta tutto il Medio Oriente, Parigi, Mosca, Londra, Berlino, Roma, Washington, New York ?! Messia per tutto il mondo o un Masada planetario, cioè l'Apocalisse!"
Dal Mistero del candelabro, possiamo presumere che il messianico Paul Newman abbia scelto una via di mezzo, la distruzione nucleare dei paesi arabi confinanti; e che l'autoattentato islamico alla spianata di al-Aqsa sia riuscito, permettendo così la costruzione del Terzo Tempio.
Ma di chi è la mente che ha partorito simili fantasie?
André Soussan è nato in Marocco, emigrato in Israele, dove si è associato giovanissimo ad Ariel Sharon.
Sconvolto dal razzismo ashkenazita contro i sefarditi, André Soussan si è trasferito in Danimarca, dove ha svolto ruoli importanti nei media.
Allo stesso tempo, a Parigi, ha diretto la rivista African Geopolitics/Geopolitique Africaine.[1]
Negli Stati Uniti, il polimorfo André Soussan invece, è stato vicepresidente - con incarichi per il Vicino Oriente - del Global Policy Council, a sua volta il gruppo consulente di tre importanti associazioni, la National Security Caucus, la National Security Caucus Foundation e l' American Security Council.
Il National Security Caucus, di cui André Soussan era il direttore, e che aveva prima il nome orwelliano di Coalition for Peace Through Strength ("Coalizione per la pace attraverso la forza"), - è un'organismo ui appartenevano, almeno alcuni anni fa, oltre la metà dei senatori e dei deputati statunitensi.
Il National Security Caucus stabiliva come propri obiettivi, la promozione di " intelligence e di sicurezza ambientale"; l'impegno a "n on accettare alcun accordo che in alcun modo mettesse a in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati"; la difesa del libero mercato globale; e " la protezione delle fonti energetiche e di altre materie prime vitali provenienti da oltremare". Scopo dichiarato dell'associazione, sul suo sito Internet [2], è tenere la "politica", intesa come libera discussione, fuori dalle questioni della "sicurezza nazionale": "In matters of national security, the best politics is no politics."
La National Security Caucus Foundation, invece, finanziata dal British Petroleum e dalla misteriosa Naftasib russa, aveva tra i propri direttori, oltre ad André Soussan, anche il famigerato Jack Abramoff.
Il figlio di André Soussan, Michael Soussan, andò a lavorare proprio per Jack Abramoff; e pochissimo tempo dopo, si trovò appena ventiquattrenne nel ruolo di Coordinatore di Programma per il progetto Oil-for-Food: fu lui a far scoppiare il famoso scandalo che permise di screditare le Nazioni Unite dopo l'invasione statunitense dell'Iraq.
Storie, indizi di qualcosa, che non capiremo mai pienamente.
Note:
[1] Nel 1995 lo ritroviamo nel ruolo di "consulente politico" del dittatore dello Zaire, Mobutu. Soussan affittò i servizi della società Erickson and Associates, specializzata nel lobbying, in un tentativo (non riuscito) di convincere il governo e il congresso degli Stati Uniti a concedere un visto al suo assistito.
[2] Oggi stranamente scomparso, ma accessibile tramite gli archivi.
postato da kelebek alle 12:25 |
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