giovedì, 17 aprile 2008

Solidarietà per Raffaella Di Marzio

Scusate il ritardo: tra un problema e l'altro, ci ho messo venti giorni a ricordarmi di pubblicare questa comunicazione.

Raffaella Di Marzio è una delle pochissime persone intelligenti in Italia a occuparsi della questione delle cosiddette "sette" o "nuovi movimenti religiosi". E' un argomento che viene di solito lasciato, o ai comunicati stampi di apologeti compiaciuti, o a isteriche denunce da parte di cacciatori di streghe.

Per la natura eccezionale del lavoro della Di Marzio, ho voluto ospitare sul mio sito diversi suoi articoli.

A volte ci siamo trovati molto d'accordo, a volte in estremo disaccordo. Ma il punto è un altro.

Raffaella Di Marzio ha aperto un forum sul proprio sito, dove si poteva discutere liberamente - a favore e contro - un controverso gruppo Reiki, attualmente sotto inchiesta.

Per questo, si è trovata il sito sequestrato, ed è imputata di associazione per delinquere perché, aprendo il forum, avrebbe permesso in qualche maniera al gruppo di "riorganizzarsi".

Credo che chiunque abbia a cuore la libertà in rete possa trovare molto preoccupante la cosa.

Ed ecco il comunicato che avrei dovuto pubblicare settimane fa.


Solidarietà per Raffaella Di Marzio

È di ieri la sconcertante notizia che il sito Web di Raffaella di Marzio (www.dimarzio.it) è stato posto sotto sequestro giudiziario dalla Procura di Bari.

Ma la cosa assolutamente più sconcertante è che la dott.sa Di Marzio, stimata studiosa di Nuovi Movimenti Religiosi con all'attivo numerose pubblicazioni e 4 lauree del tutto pertinenti con la sua attività di ricercatrice (che in sé non prevede certificazioni accademiche o iscrizione ad albi di sorta), è inquisita dalla Procura di Bari per:

art. 416 c.p. (associazione per delinquere) e 348 c.p. (abuso della professione) presumibilmente per aver partecipato quale osservatore partecipante ad un incontro di seguaci di Arkeon (il cui maestro Vito Moccia è attualmente inquisito e le attività seminariali del gruppo, interrotte) tenutosi a Roma il febbraio scorso. Incontro che nell'immediato venne sospeso dalla Digos la quale, dopo avere identificato i partecipanti e non aver riscontrato alcuna attività illecita, consentiva ai convenuti di proseguire le attività.

Nello specifico, la Procura di Bari sostiene che la dott.sa Raffaella di Marzio sarebbe il "guru in pectore" dei seguaci arkeoniani "orfani" di Moccia, come segue [enfasi aggiunta]: Promotore di tale RIORGANIZZAZIONE [di Arkeon] è Raffaella Di Marzio che non solo ha ORGANIZZATO e partecipato alla riunione di Roma con 80 persone [seguaci di Arkeon] ma ha dato voce al gruppo di Moccia sul suo sito, con ciò vanificando il sequestro dei siti di Arkeon.

Attraverso il suo sito la Di Marzio sta RICOMPATTANDO il gruppo, ESALTANDO il metodo, CONVINCENDO persone che avevano testimoniato contro Arkeon a fare marcia indietro. Con tale condotta la Di Marzio si è inserita all'interno del gruppo Moccia DIVENENDONE RIFERIMENTO PRINCIPALE e con ciò CONDIVIDENDONE le finalità ILLECITE... Per quanto detto... si sequestra preventivamente e si oscura www.dimarzio.it

Personalmente sono senza parole.

Non so quanti di voi abbiano seguito la vicenda Arkeon, ma credo che il presunto coinvolgimento della dott.sa di Marzio possa essere così riassunto: a metà febbraio Raffaella di Marzio partecipò a una riunione di comuni cittadini, seguaci Arkeon, tenutosi in un albergo romano; la riunione fu interrotta dalla DIGOS che identificò tutti i partecipanti lasciando poi che proseguissero normalmente le loro attività, evidentemente ritenute lecite; di lì a pochi giorni Raffaella Di Marzio pubblicò sul suo sito un articolo relativo all'evento, che mi prendo la libertà di riportare (http://xenu.com-it.net/txt/rdm_arkeon.htm) ;
sul forum che fa(ceva) capo al sito di Raffaella Di Marzio, utenti esterni aprirono un thread in cui si discuteva di Arkeon, a cui parteciparono sia seguaci del pensiero del gruppo che ex.


Tutto questo, secondo la Procura di Bari, costituirebbe a carico della Di Marzio: riorganizzazione, ricompattamento, esaltazione del metodo, condivisione di attività illecite e probabilmente intimidazione di testimoni. Non si capisce a che titolo la si accusi di abuso della professione, ma tant'è.

Credo non sia tollerabile, in un paese civile, che uno studioso venga addirittura accusato di ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE per avere semplicemente preso parte da osservatore esterno a un incontro ritenuto lecito dalla DIGOS, e per avere ospitato sul suo spazio web una civile discussione tra sostenitori del metodo Moccia e suoi detrattori.

Oggi Raffaella di Marzio si trova inquisita per accuse infamanti e il suo sito web, preziosa risorsa per chiunque si interessi di fenomenologia settaria, oscurato. Non solo la sezione che si limitava ad ospitare una CIVILE DISCUSSIONE (e direi che il diritto di parola è ancora garantito dalla nostra Costituzione), ma TUTTO il sito.

Ritengo altresì sconcertante che i detrattori di Arkeon, che hanno fatto del forum del CeSAP Bari il loro ritrovo di elezione, "brindino" per quello che a me sembra un atto censorio del tutto immotivato e inaccettabile, di una gravità estrema. Accompagnato da accuse che non dubito si dimostreranno - fra alcuni ANNI visti i tempi della nostra giustizia - del tutto infondate, ma che stanno facendo rischiare alla dott.sa Di Marzio il lavoro, la serenità familiare e, non ultima, la libertà personale. Oltre che costringerla a sostenere ingenti spese per la sua difesa legale.

Queste poche righe per manifestare alla dott.sa Di Marzio tutta la mia solidarietà, ben consapevole della sua onestà intellettuale e della sua estrema correttezza nell'affrontare, da studiosa qualificata e da ricercatrice seria ed esperta quale è da anni, la problematica inerente i gruppi settari.

Credo che la sua vicenda non debba passare sotto silenzio e meriti la nostra solidarietà. A chi dentro Arkeon ha subito abusi - e al CeSAP Bari che ha contribuito a sollevare il caso e ospita i "brindisi" per un così grave atto censorio, oltre che avere nelle settimane scorse lasciato ampio spazio a quegli utenti anonimi che accusavano la dott.sa Di Marzio, apparentemente senza alcuna prova salvo la loro evidente acredine, delle cose per cui oggi è inquisita dalla Procura di Bari - rivolgo una domanda che ritengo del tutto legittima: siete davvero sicuri di sapere che cosa è una "setta"? E siete sicuri di non starvi trasformando da probabili vittime in sicuri aguzzini?

Martini


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sabato, 23 febbraio 2008

Reato di blog

In Italia, si può finire sotto inchiesta per aver messo in rete la traduzione di testi che girano liberamente.

Come forse ricorderete, sul mio blog ci sono stati scambi di commenti all'ultimo sangue tra militanti sciiti e sunniti.

Dal mio distaccato osservatorio, politico e non religioso, trovo che entrambi hanno qualche ragione: gli sciiti nel denunciare l'atteggiamento autoreferenziale di alcuni movimenti salafiti, che sono stati capaci di inimicarsi metà della popolazione dell'Iraq; i sunniti, nel criticare la natura spesso ondivaga e interessata della politica iraniana nel Vicino Oriente.

Ma un conto sono le critiche politiche.

Un altro, il fatto che negli ultimi giorni, entrambi gli schieramenti sono stati oggetto di una nuova sperimentazione repressiva.

La Procura di Verona ha chiuso quattro blog di italiani salafiti, mentre Magdi Allam ha denunciato il sito sciita http://www.islamshia.org/.

Il giudice Guido Papalia ha denunciato sette blogger con la tremenda accusa di "istigazione a delinquere con l'aggravante del terrorismo", per aver tradotto in italiano i testi di alcuni noti jihadisti.

Gli autori che loro hanno tradotto li ho letti anch'io.

E li ho letti, non solo perché i loro discorsi si trovano ovunque in rete.

Nella più grande libreria di New York, ho comprato un'antologia dei discorsi di Osama bin Laden; mentre pochi mesi fa, alla Libreria Francese di Firenze, ho comprato una dettagliata antologia di tutti gli scritti noti di Osama bin Laden, Abdallah Azzam, Ayman al-Zawahiri e Abu Mus'ab al-Zarqawi,  con un'introduzione di Gilles Kepel. Il titolo è Al-Qaida dans le texte e costa 24,50 Euro.

Sarebbe interessante leggere il mandato contro i blogger; ma stando almeno ai resoconti giornalistici, l'unica accusa contro di loro consiste nell'aver pubblicato queste traduzioni.

Non c'è alcun accenno ad alcuna azione violenta, nemmeno ipotizzata.[1]
 
Ora, è chiaro che una differenza tra i blogger e i proprietari della Libreria Francese di Firenze c'è.

Questa differenza sta nelle idee e simpatie personali dei blogger. Idee e simpatie che farebbero rizzare i capelli in testa alla grande maggioranza della popolazione italiana.

Ma è proprio sui casi estremi che si valuta lo stato di diritto.

Un esempio: la legge italiana vieta la tortura. Poniamo che un giorno si introduca un'eccezione, per qualche categoria socialmente invisa: ad esempio, per gli scippatori.[2]

Chi non sarebbe favorevole? O meglio, chi oserebbe opporsi?

Poi però la tortura rimane, e può essere estesa lentamente a qualunque altra categoria. E allora, se si vuole combattere la tortura, bisogna opporsi quando se la prende con gli scippatori, e non aspettare che colpisca anche chi è accusato di aver lasciato la macchina in divieto di sosta.

Ora, le idee e le simpatie sono libere in Italia, oppure no?

Sarebbe facile dire che lo sono perché sia Berlusconi che Veltroni possono dire quello che vogliono. Tanto dicono la stessa cosa. E' con casi come quelli dei blogger salafiti che possiamo vedere se c'è o non c'è libertà di pensiero.

Il caso del sito sciita "segnalato alla Procura di Roma" da Magdi Allam  è diverso: anch'io posso denunciare chi mi pare per quello che mi pare, bisogna vedere cosa ne faranno i magistrati.

Però, se la sua segnalazione non sarà cestinata, il caso sarà ancora più grave. Perché Magdi Allam è andato in procura per denunciare il fatto che quel sito aveva tradotto il discorso del vali-ye faqih iraniano Ali Khamene'i, l'esponente più rappresentativo di uno stato riconosciuto dall'Italia.

Il testo è semplicemente l'elogio di un uomo che è stato assassinato alcuni giorni fa, per aver combattuto dentro i confini del proprio paese, contro occupanti di ogni sorta.[3]

Per documentare la propria accusa, Magdi Allam cita sul proprio sito gran parte del comunicato di Khamene'i. Contribuendo così a diffonderlo anche lui.

Se c'è un'abitudine diffusa nel mondo, è quella di scoprire tutte le differenze che ci sono con gli altri, solo quando quegli altri si trovano nei guai.

Tutti sanno quali sono le differenze tra le mie posizioni e quelle degli sciiti e dei sunniti militanti. Però, visto che sono sotto attacco, metto da parte tutte le differenze e li chiamo entrambi amici.

Invito i miei amici salafiti a sporgere denuncia contro la Libreria Francese di Firenze per aver diffuso i testi di Osama bin Laden.

E invito i miei amici sciiti a denunciare Magdi Allam per aver pubblicato quasi integralmente il testo di Ali Khamene'i.

Vediamo cosa ne viene fuori. Se dicono ad esempio che la Libreria Francese può diffondere gli scritti di Sheykh Osama solo perché non ne condivide le idee, io posso pubblicare qui la formula segreta per farsi il tritolo in casa.[4] Tanto, sono contrario.

P.S. Notizia scandalosa! (con questa premessa, posso scrivere quello che mi pare no?), sembra che uno dei blog abbia riaperto sotto un nuovo nome:

http://baraka.splinder.com

Infine, un consiglio tecnico. Tutti coloro che hanno blog o siti a rischio, dovrebbero farne copia. Usando, ad esempio, il semplice programma gratuito http://www.httrack.com/.

Post P.S. ORRORE ALLO STATO PURO! Un disgustoso postatore mi segnala questo spaventoso blog:

http://labasedeljihad.splinder.com/

Non ci sono più le mezze stagioni.

Nota:

[1] Sia sul sito del Corriere che di Repubblica, leggiamo quella che evidentemente una velina della DIGOS, dove si dice che sui blog "venivano pubblicati i comunicati emessi da Osama Bin Laden e dal numero due di al Qaeda, Ayman al Zawahiri, dopo ogni atto terroristico di matrice islamica."

L'affermazione, che evidentemente cerca di incastrare i blogger come rivendicatori di attentati, è semplicemente falsa. Fosse solo perché i due esponenti jihadisti fanno sempre discorsi generici e non rivendicano attentati.

[2] Non voglio ovviamente paragonare i blogger a scippatori. Intendo solo parlare della percezione di massa.

[3] A volte, si legge l'infamante e strumentale accusa contro Imad Mughniyyah di coinvolgimento nell'attentato contro la  sede della comunità ebraica di Buenos Aires. Non solo non esiste alcuna prova del coinvolgimento suo o di Hezbollah. Ma sopratutto, Hezbollah non ha mai compiuto azioni militari all'estero; e certamente un antisionista minimamente intelligente - come è la dirigenza di Hezbollah - dovrebbe avere ben chiaro che l'arma principale del sionismo consiste nella manipolazione delle paure degli ebrei che vivono fuori da Israele.

L'inchiesta fu tolta al giudice argentino, quando fu dimostrato che aveva offerto 400 mila dollari a un piccolo delinquente, tale Carlos Alberto Telleldin, a patto che "riconoscesse" alcune persone vicine a Hezbollah, segnalate a loro volta dalla CIA.

[4] No, non la conosco. Però da qualche parte in Internet la posso trovare sicuramente.


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giovedì, 31 gennaio 2008

Messaggio in bottiglia

Dal lato oscuro di questo ghignante paese, scrive un uomo che oggi è in carcere per aver inveito, rabbioso, davanti al televisore, ascoltando le notizie di stragi impunite. Diavolerie elettroniche, traduttori, magistrati, leggi che puniscono sospetti, pensieri e intenzioni, e una comoda china hanno fatto il resto.

Non è la prima volta che sento dire che tanti disgraziati finiti nelle maglie dell'inchieste sul "terrorismo islamico"  vengono portati, per qualche misterioso motivo, al carcere di Benevento, dove subiscono un trattamento tutto particolare. Che non è certo Guantánamo, ma ci provano.

La lettera è scritta a grandi caratteri maiuscoli, ma l'autore si sforza di scrivere in un italiano corretto.[1]

"Innanzitutto vi saluto e vi auguro un buon lavoro.

 Voglio informarvi che sono stato trasferito al carcere di Benevento il primo gennaio del 2008, un carcere che sta radunando tutti gli arabi che hanno una causa di terrorismo.

Un carcere che ha un regime di detenzione di 41 bis un carcere tutto chiuso le finestre chiuse con piastre che impediscono d'entrare l'aria e la luce del Sole.

Non parliamo della vigilanza e la perquisizione.

L'unica cosa che facciamo senza permesso e vigilanza e perquisizione è respirare.

Credo che i detenuti che sono nel 41 bis sono meglio di noi, ora siamo trattate come persone pericolose e il Ministro che ha fatto questo disumano regime per noi.

Noi siamo tutti [e qui non riesco a leggere] a questo carcere, e stiamo organizzando una protesta contro questo provvedimento del Ministero".

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Nota:

Sembra quasi rispondergli oggi Abdannur sul suo blog.




venerdì, 11 gennaio 2008

Ammuina e barbuti

L'amico e blogger Rubimasco  ha commentato criticamente il mio post di ieri  sulla deportazione dall'Italia dell'imam torinese:

"Poi è questione di fidarsi un minimo delle autorità o di pensare che il sistema ce l' ha con chi ha la pelle diversa per l' unica ragione che il sistema è tanto cattivo."

C'è una terza possibilità, che ha molto a che vedere con il meraviglioso apocrifo del facite ammuina, falso storico e verità sociologica.

Innumerevoli persone si occupano di quella cosa che chiamano "sicurezza". Non parlo solo di agenti di polizia o dei carabinieri; parlo anche, ad esempio, dei servizi segreti; oppure della magistratura, nella misura in cui si occupa di questioni penali; ma aggiungiamo tutti i giornalisti che hanno come settore di lavoro i campi che vanno dalla "cronaca nera" al "terrorismo"; o i collaboratori, fissi e non, di tutti costoro.

Tutti i sottoposti del mondo subiscono una costante e crescente pressione a produrre: se non ci riescono, diventano scarti umani, entrando nella grande pattumiera.

In un sistema molto complesso, non è però facile valutare cosa stia producendo il sottoposto: come si fa a calcolare l'efficacia di un insegnante, ad esempio?

Ecco che si fissa un criterio qualunque. Si stabilisce che è più bravo, ad esempio, l'insegnante che promuove più alunni. Un simile criterio è statistico, e quindi facile da valutare; solo che è anche ammuinesco, e potrebbe sortire effetti contrari - infatti la maniera più facile per soddisfare il criterio consiste nell'esigere il meno possibile dagli studenti.

Nella galassia della sicurezza, i criteri sono anch'essi statistici e ammuineschi. Il fatto di fare pochi arresti, può significare che la polizia di un certo quartiere ozi, o sia collusa con la delinquenza locale. Oppure,  che sia talmente efficace nella prevenzione, che i delinquenti ne stanno alla larga. Non importa - alla fine il criterio statistico consiste nel numero di arresti.

Si aggiunge però un forte elemento qualitativo. Sappiamo tutti che un chilo di cocaina vale più di un chilo di radio rubate; ma vale molto di più anche dal punto di vista degli operatori di sicurezza che hanno compiuto il sequestro.

Vale di più in termini di promozioni.

Vale di più in termini di veri e propri premi economici, talvolta anche consistenti, che in certi casi escono da casse non soggette a contabilità.

Vale di più in termini di semplice dimostrazione della propria esistenza, e quindi di giustificazione dello stipendio che si percepisce.

Questo non vuol dire che ogni operatore di sicurezza cercherà di sequestrare cocaina: esistono tanti altri settori di cui occuparsi; e si corre sempre il rischio di scoprire che il primo cliente dello spacciatore appena arrestato sia il proprio capo.[1]

Ma a partire dall'11 settembre del 2001, l'intero sistema di sicurezza di tutto il pianeta - che costituisce una rete fitta e coordinata - si pone un unico criterio, che possiamo riassumere in questo concetto: catturare Osama bin Laden

Pensiamo cosa potrebbe significare la cattura di Shaykh Osama per la popolarità del presidente degli Stati Uniti sotto cui dovesse avvenire; o per la carriera di tutti gli uomini coinvolti nell'operazione; o per il pastore afghano che avesse dato la dritta decisiva; o per il fotografo che fosse stato presente al momento della cattura; o per il magistrato che dovesse occuparsi del suo processo; o per i distributori dell'instant book che la racconta.

Chiaramente, non tutti possono catturare l'evanescente sheikh, ma all'intera galassia della sicurezza viene chiesto, in maniera pressante, di fare qualche forma di ammuina che vi somigli: denunciare, catturare, condannare arabi barbuti.

A differenza dei sequestri di cocaina, è un'attività cui può partecipare tutta la galassia ("scovare la pista barbuta nel commercio delle badanti bielorusse"); e non si corre alcun rischio.

In senso lato, è decisiva infatti quella che Rubimasco chiama la "pelle diversa". E non per cattiveria del sistema, ma per un motivo molto concreto: il barbuto non può reagire.

Primo, di solito è un meteconon possiede un passaporto europeo e non vota nemmeno.

Secondo, non conosce i codici di comunicazione per farsi capire dagli italiani, di destra, di sinistra, cattolici, laici o menefreghisti: il suo linguaggio e il suo immaginario non sono quelli loro. Più parla a modo suo, più sembra alieno; più cerca di imitare i codici italiani, più fa ridere.

Soprattutto, non ci sono politici barbuti che possano fare interpellanze in parlamento; superiori barbuti che ti possano licenziare; brunovespi barbuti che ti possano sottoporre a griglie mediatiche.

Attorno a ogni arabo barbuto, si muove quindi un mondo intero.

Certo, c'è il ministro degli Interni, che in una conferenza stampa può elencare il numero di barbuti catturati, processati, espulsi, ricevendo utili encomi al suo prossimo viaggio a Washington.

Ma c'è anche molta altra gente.

Il marocchino clandestino, cui fanno capire che potrebbero rinnovargli il permesso di soggiorno, se racconta un po' di storie barbute.

Il traduttore dalla vita grama, che si trova con la pacchia di duecento pagine di lavoro: le intercettazioni dei dialoghi tra due metalmeccanici tunisini in fonderia. Il patto implicito è che in quell'immensa montagna di inutili parole, il traduttore scelga la traduzione più forte di ogni espressione, senza necessariamente inventare nulla: cosa ci vuole per trasformare "andasse a morire ammazzato" in "intendo procurarne la morte violenta"?

Il vicesottodirettore di qualcosa che si fa pagare un apposito viaggio in Lussemburgo, per poter spiegare al suo pari grado locale le nuove tecniche elettroniche utili per intercettare discorsi in tunisino stretto, filtrando i rumori delle fonderie.

Il giornalista amico: quando alcuni anni fa arrestarono tre miei amici (non islamici), c'era la metà dei giornalisti di Perugia in piedi di prima mattina, avvisati chi sa come di quella che loro stessi poi avrebbero spacciato per un'operazione segretissima e ad alto rischio.

Giornalista amico, di chi poi? Del questore che il giornalista descriverà come il protagonista dell'operazione? Del magistrato che è riuscito a farsi assegnare l'inchiesta, guarda caso dopo averne condotte tante altre simili? Dell'uomo politico che può vantarsi del fatto che nella loro città, almeno, il Terrore è Stato Sconfitto, oppure del suo avversario, che dice che gli arresti dimostrano che il Terrore Cova Sotto le Ceneri? E se i media assicurano che il Terrore Cova Sotto le Ceneri, i politici faranno pressioni perché si scovi nuova e barbuta brace umana.

E c'è un infinito indotto di tutto questo indotto - l'edicolante che all'alba mette fuori le locandine con i titoli di giornale spera di guadagnare di più, il giorno che c'è scritto "Scoperta base di al-Qaeda a Torino"; o il povero commissario di provincia che per farsi rimborsare almeno la benzina, sa che da qualche parte deve trovare almeno il pelo di una barba.

Nota:

[1] Molto dipende dalla libertà da bastone e carote di cui gode l'operatore di sicurezza: l'informatore che esce ed entra dal carcere è ben più motivato a fare ammuina di quanto lo sia il magistrato che ha un posto sicuro. Proprio per questo, occorre combattere la "aziendalizzazione" della giustizia, come dell'insegnamento.




giovedì, 10 gennaio 2008

L'abolizione dell'Occidente

L'Italia è un paese in cui una persona che vi lavora da 21 anni e che non ha commesso alcun reato, può venire svegliato dalla polizia, caricato su un aereo e deportato per aver avuto "comportamenti antioccidentali" e "atteggiamenti insidiosi" sgraditi al Ministero degli Interni; trovandosi costretto a lasciare alle spalle una piccola impresa, la moglie e tre figli minorenni.

E' successo a Muhammad Kuhayla (Kohaila), imam di una moschea di Torino, bersaglio di una truffaldina trasmissione del laido demagogo Michele Santoro, come ha documentato con grande coraggio e chiarezza Sherif el-Sebaie.

Vi invito a leggere l'articolo che Sherif ha scritto sul suo blog.

Per noi, che siamo cittadini di questo paese, è importante capire come un ministro possa distruggere, con una semplice e arbitraria firma, la vita di un essere umano contro cui non è mai emersa alcuna "prova di rilevanza penale" (Repubblica di stamattina). E lo possa fare esclusivamente in base a opinioni espresse in privato da quell'essere umano, opinioni il cui contenuto rimane segreto anche all'avvocato difensore.

"Abbiamo documentato azioni e parole coerenti con il contenuto antioccidentale dei suoi sermoni", dice misteriosamente il capo della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi.

"Occidentale" può significare qualunque cosa, dalla Madonna delle Lacrime di Siracusa a Nietzsche, da Marx a Leopoldo II (il dimenticato sovrano-imprenditore che fece circa dieci milioni di morti saccheggiando il Congo alla fine dell'Ottocento), dalle Winx a Torquemada e Voltaire...

Nella pratica, sappiamo tutti però cosa può intendere il Ministro degli Interni per  "occidentale": un sistema economico basato sull'accumulazione e reinvestimento incessante di capitali, un'alleanza militare tra i paesi benestanti e un ordine culturale basato sul consumo individuale limitato unicamente dai mezzi economici a disposizione.

Con la deportazione di Muhammad Kuhayla, si stabilisce che lo stato può usare tutta la sua violenza contro chi critica anche privatamente tale realtà.

Ma questo vuol dire che il sistema economico, militare e culturale viene posto al di sopra di ogni critica e quindi di ogni possibilità di modifica. E' questo che intendiamo, quando parliamo della fine dello stato di diritto e della democrazia: paradossalmente, proprio quanto di meglio l'Occidente stesso abbia prodotto.

Per ora, lo stato distingue nettamente in base al caso della nascita: il terrore che in ogni momento può colpire il meteco, risparmia il cittadino, che quindi si sente al sicuro, e anzi gode della privazione del diritto altrui.

Io, grazie a Dio, ho un passaporto italiano. E per questo, rivendico pubblicamente il diritto di provare tutti i "sentimenti antioccidentali" che voglio.




mercoledì, 09 gennaio 2008

A firmare!

Scopro, con un certo senso di vergogna, di non avere ancora firmato la petizione per Abou Elkassim Britel, cittadino italiano rapito in Pakistan dalla CIA, detenuto e torturato in Marocco, la cui innocenza - rispetto alle solite accuse di "terrorismo" - è stata dimostrata dalla magistratura italiana.

Sull'argomento è stato aperto anche un blog che offre informazioni aggiornate.

Non ho firmato perché mi ero dimenticato. Però se non me ne sono ricordato proprio io, vuol dire che anche altri non lo avranno firmato per semplice dimenticanza.

Quindi lancio l'invito a firmare su http://petitiononline.com/kassim/. A dimostrazione di quanto poco la libertà e lo stato di diritto interessino nel nostro paese, ci sono al momento poco più di 400 firme. Quindi per favore, fate girare questa petizione, fate un post sui vostri blog, fate qualcosa...

Segue l'invito che la moglie di Abou Elkassim Britel ci ha rivolto: ricordiamo che la nostra Antigone è una semplice impiegata, che conducendo questa battaglia praticamente da sola assieme a una coraggiosa avvocata.

Miguel Martinez

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Gentile Signora/Signore

mi rivolgo a Lei per invitarLa a firmare la petizione on line per mio marito, vittima della guerra al terrorismo di Bush, privato da anni dei più elementari diritti ed  in sciopero della fame dal 16 novembre 2007 in un carcere marocchino.

Ecco, in breve, la sua storia:

Nel maggio del 2002, il cittadino italiano Abou Elkassim Britel, ammanettato, incappucciato, denudato, vestito di un pannolino, incatenato fu trasferito dalla CIA dal Pakistan in Marocco dove fu torturato da agenti dell'intelligence marocchina e dove ora è in carcere.

Nel maggio 2003, liberato senza accuse, dopo una lunga e dura detenzione in segreto, al momento di rientrare in Italia, fu di nuovo rapito e fatto sparire, complici i servizi italiani. Subì altri 4 mesi di detenzione segreta e nuove torture, poi fu processato senza alcuna garanzia. Prima condannato a quindici anni di carcere, la sua pena venne ridotta a 9 anni.

Oggi è rinchiuso nel carcere di Oukasha a Casablanca, dal quale dovrebbe uscire nel 2012.

Kassim è innocente delle accuse di terrorismo come risulta dall'archiviazione dell'indagine italiana.

Il Parlamento europeo ha sollecitato il governo italiano a prendere misure concrete per ottenerne l'immediato rilascio. Lo stato italiano tace e l'ingiustizia nei confronti di Abou Elkassim Britel continua.

La Sua adesione è per noi preziosa, e di sicuro motiverebbe altri a sottoscrivere la petizione.

Se vorrà farlo, Le chiedo anche di invitare i Suoi amici e corrispondenti a fare altrettanto, anche l' inoltro di questa mail sarà un aiuto rilevante, considerato il silenzio quasi totale dei media.

La voce di tanti ci aiuterà ad ottenere la liberazione di mio marito, il ritorno ad una vita degna e di riunire la nostra famiglia.

Grazie ed un cordiale saluto                     khadija anna lucia pighizzini

per le informazioni:
sito web: Giustizia per Kassim


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mercoledì, 05 dicembre 2007

Valori cristiani (II)

Apprendiamo con piacere della conversione al buon senso di un noto forcaiolo, il tuttologo cosmico Massimo Introvigne.

Solo pochi mesi fa, Introvigne scriveva cose come questa:

Ora che sul tema della sicurezza gli elettori del Nord hanno suonato la sveglia, c'è da augurarsi che il governo voglia procedere senza paura con le espulsioni, anche quando i fiancheggiatori del terrorismo non fanno i muratori ma i predicatori. E che i soloni delle istituzioni europee, per malinteso garantismo, non mettano ulteriormente i bastoni fra le ruote all'Italia.

Ma quando la vite gira,  schiaccia un po' tutti.

Ed ecco che il cattolico Introvigne si scopre addirittura difensore dello stato di diritto:

"Il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini vuole assicurare un’opportunità pari a quella degli spacciatori di droga di finire in galera ai cattolici che spacciano quel pericoloso oppio del popolo costituito dal magistero di Benedetto XVI. L’articolo 3 del testo di legge contro le discriminazioni sessuali e l’omofobia approvato in Commissione Giustizia della Camera prevede infatti la reclusione fino a tre anni per chi “diffonde in qualsiasi modo” “idee fondate sulla superiorità” ovvero “incita a commettere e commette atti di discriminazione” per motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

A prescindere dal carattere vago e ideologico di nozioni come “idee fondate sulla superiorità” (per esempio: del matrimonio eterosessuale sulle unioni omosessuali?) e “identità di genere”, la norma apre la strada alla persecuzione dei cattolici che vogliano fare il loro dovere, cioè diffondano “in qualsiasi modo” il magistero pontificio."

Ora, conosciamo i rapporti di forza. E possiamo quindi stare tranquilli che, in Italia almeno, nessuno finirà in carcere per aver diffuso le encicliche di Benedetto XVI.

Introvigne tifa semplicemente per la propria squadra, sorvegliando come un falco ogni mossa di quella avversaria e perdonando qualunque fallo alla propria.

Però non è privo di verità ciò che scrive.

Innanzitutto, ogni sistema cerca il massimo consenso. La maggioranza delle persone deve pensare di poter vivere una vita che reputa normale, all'ombra del sistema.

Questa esigenza diventa più complicata in una società capitalista, perché fanno parte della vita normale anche l'incessante cambiamento, l'obsolescenza dei prodotti e delle mode, la trasgressione e la "novità".

Perciò, la grande maggioranza delle persone deve pensare che il sistema protegga sia la loro sicurezza, sia ciò che esse ritengono sia la loro "libertà", cioè la possibilità di intasare le autostrade che vogliono, bere, ballare, smerciare, avere rapporti sessuali, mangiare, suonare e così via, entro limiti molto elastici.

Questo fa della nostra una società "libera" e orgogliosamente diversa dall'emirato islamico dell'Afghanistan ai tempi del Mulla Omar. E crea un'intensa identificazione della stragrande maggioranza della popolazione con il sistema stesso.

Però tra le libertà che abbiamo elencato, non ci abbiamo messo la libertà di espressione, di dissenso o di proporre modifiche reali al sistema.

Perché qui la perdita di libertà, negli ultimi decenni, è stata enorme.

Innanzitutto, sul piano concreto, tanti fattori hanno ridotto il dissenso cosciente al minimo storico. E quel dissenso che rimane viene trasformato in tifo di squadra con il sistema bipartitico.

Questi anni hanno visto la creazione di un immenso Luogo Comune, un'ideologia condivisa: trent'anni fa, Berlinguer e Almirante non avrebbero potuto discutere insieme, semplicemente perché mancava un linguaggio comune. Oggi, Veltroni e Fini possono parlare tranquillamente, perché tra di loro, passa più o meno la stessa differenza che poteva passare allora tra due correnti della Democrazia Cristiana.

Sui confini del Luogo Comune, veglia una schiera di custodi: quelli di destra sono pronti a sparare su chiunque ne fuoriesca a sinistra; mentre quelli di sinistra fanno lo stesso con quelli di destra.

Quando il 90% della società si riconosce nel grande Luogo Comune, diventa possibile colpire anche giuridicamente chi non vi si riconosce.

Oggi, nessuno stato occidentale dice apertamente di punire le opinioni; ma ovunque, ci sono persone in carcere solo per le opinioni che hanno espresso.

I principali pretesti sono di due tipi.

Il primo è per presunzione di intenzioni.

Io possiedo un coltello da cucina, come chiunque altro; ma la vicina di casa dice che io un giorno le ho detto che le banche mi stanno antipatiche; ergo, voglio andare con il coltello a fare una rapina in banca, ed eccomi a fare anni di galera, in teoria per una rapina, in pratica per una battuta.

In un'aula di tribunale, ho potuto sentire l'avvocato della difesa interrogare un testimone - amico di un imputato musulmano - chiedendogli se l'imputato avesse mai dimostrato "atteggiamenti ostili verso l'Occidente". L'avvocato faceva benissimo, ma è notevole pensare che la differenza tra anni di carcere e la libertà possa essere costituita dall'espressione in privato di sentimenti verso un fantasma, come appunto è "l'Occidente".

Non è un caso che simili misure colpiscano quasi sempre musulmani, cioè persone estranee al Luogo Comune.

Il cittadino medio scrive poesie ugualmente dementi, visita siti di ogni sorta e chiacchiera a ruota libera (magari di andare a impiccare albanesi), proprio come i musulmani che vanno in galera; ma il cittadino medio non è musulmano, e quindi non corre rischi.

Accanto a questo c'è un discorso più subdolo, che è quello cui accenna Introvigne.

Le opinioni sono assolutamente libere, per carità, ma a condizione che non offendano, feriscano o facciano soffrire nessun altro.

Qui è facile essere fraintesi. Ad esempio, io ritengo che la discriminazione in base alle origini etniche, alla confessione religiosa, al colore della pelle e al luogo di nascita - il complesso che possiamo chiamare "razzismo" -  sia una questione cruciale e strutturale dei nostri tempi. Anzi, assieme alla lotta contro la guerra, è la prima linea di battaglia oggi (e nella primissima trincea, troviamo l'amico Sherif el-Sebaie).

Eppure, sono contrario alle leggi che colpiscono le idee razziste (distinte ovviamente dai comportamenti concreti di violenza o di discriminazione).

Quando si inizia a punire la libera espressione, anche di idee opposte alle mie, si stabilisce un principio che un giorno o l'altro potrebbe colpire anche me.

La formulazione di certe leggi, poi, è assolutamente vaga: da una parte chiunque può sfuggirle, dall'altra, chiunque può ricaderci.

E quando succede questo, prevale l'arbitrio dei magistrati - l'indeterminatezza è il primo principio del terrore.

Proprio in questi giorni, alcuni esponenti musulmani italiani sono stati rinviati a giudizio per istigazione all'odio razziale, in base a un'inserzione pubblicata, a loro spese, su alcuni quotidiani nazionali. In quell'inserzione si criticava in maniera un po' banale il fatto che un certo stato mediorientale avesse bombardato per quaranta giorni il proprio vicino, uccidendo un migliaio di persone.

Le persone rinviate a giudizio appartengono alla minoranza più bersagliata dal razzismo nel nostro paese; l'inserzione non faceva ovviamente riferimento ad alcuna "razza" o gruppo etnico, ma solo alla politica estera di uno stato estero, peraltro noto per essere fondato sulla discriminazione etnica.

Per cui possiamo immaginare che il magistrato abbia considerato da una parte le pressioni politiche - la denuncia proveniva da un parlamentare - e dall'altra, la vaghezza della legge. Infatti, là dove c'è vaghezza, il fattore che decide è la pressione.

Invece i presunti beneficiari di tali leggi repressive sono le persone che meno possono esercitare pressioni: da quando Ferruccio de Bortoli ha venduto la Fallaci all'Italia, assistiamo a una campagna di odio etnico senza precedenti nella storia italiana per diffusione e durata (le leggi razziali del 1938 sono state ovviamente superiori per intensità). Bene, questa campagna non ha comportato nemmeno una condanna, che io sappia, in base alla cosidetta Legge Mancino.

Attorno alle leggi repressive, si istituisce una micidiale gara tra destra e sinistra.

Vista la loro finalità in apparenza a difesa di categorie marginali, la sinistra sostiene con entusiasmo certe leggi repressive. La destra, che non vuole apparire politicamente scorretta, tace e poi si prepara a sfruttare la legge alla prima occasione per colpire qualche loro avversario. In fondo, la destra che conta si trova perfettamente a suo agio tra tutto ciò che sa di controllo, arresto e processo.

Allo stesso modo, la destra promuove forme repressive proprie - tutto quel complesso che porta allo "stato securitario" -, che la sinistra accetta tranquillamente, perché non può certo sembrare "complice dei delinquenti e dei terroristi".

Ciascuna delle parti fa così appello allo Stato affinché annienti i propri avversari, salvo quelli indistinguibili da loro stessi, e questo significa un potenziamento immane del sistema di controllo.

Accettare che lo Stato schiacci ogni pensieri ritenuto conflittuale ("offensivo verso gli altri") significa accettare un sistema totalitario.

Totalitario è infatti quel sistema che ritiene di racchiudere in sé tutti, abolendo i conflitti interni.

Se io dico che sono ammesse tutte le opinioni, "tranne quelle che offendono qualcun altro", sto negando il mondo così com'è: luogo di infiniti conflitti tra individui, classi, generi, popoli, culture, interessi, modelli di vita... Da questi conflitti, nasce la storia.

Le posizioni estreme svolgono, poi, un ruolo fondamentale per la libertà, perché allargano lo spazio di discussione.

Se, a proposito della guerra in Afghanistan, tutta la discussione si riduce a una destra che dice, mandiamoci 10.000 uomini e una sinistra che dice, mandiamoci 5.000, la scelta diventa minima.

Se invece l'arco della discussione può spaziare liberamente da chi dice che i Taleban dovrebbero occupare l'Italia, e chi dice invece che bisogna convertire gli afghani con la forza al cristianesimo, è probabile che da qualche parte, in mezzo all'enorme ventaglio di possibilità in mezzo, ci sia una proposta sensata e utile.

Nella misura in cui la violenza viene rimossa dalla società, viene istituzionalizzata: la società in cui è vietato insultarsi è anche la società più sorvegliata di tutti i tempi. Ecco perché è molto meno violento il militante gay che tira una torta sulla tonaca a un cardinale, che asettiche leggi che facciano rischiare anni di carcere a tutti i cattolici (almeno in teoria). Eppure sono sicuro che molti lettori penseranno che una macchia di torta su una tonaca sia peggio che perdere tre anni di vita in galera, tanto hanno interiorizzato il culto dello stato repressivo.

Solo che qui fanno tutti come Introvigne, che strilla solo quando pestano i piedi ai suoi. E si rifiutano di guardare tutto il quadro - i reati associativi, i CPT, le ordinanze contro i lavavetri, le liste nere con cui uno stato estero decide per l'Italia chi è "terrorista" e chi no, il mandato di cattura europeo, le espulsioni ministeriali, i magistrati che si inventano le intenzioni là dove mancano completamente i fatti, e anche l'imposizione del politicamente corretto per legge.

Proprio per questo, il buon senso del vero liberale all'antica è oggi quanto di più eversivo e islamonazicomunista ci possa essere.


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mercoledì, 21 novembre 2007

Cittadini

Più che scrivere una cosa mia, credo che sia il caso di riportare una notizia riguardante il cittadino italiano, Abou Elkassim Britel, rapito, torturato e oggi prigioniero in Marocco.

Abou Elkassim Britel – Preavviso di sciopero della fame

In nome e per conto di mio marito Abou Elkassim Britel, cittadino italiano e marocchino – matricola 69546, carcere di Äin Bourja, Casablanca – comunico la sua ferma intenzione di intraprendere uno sciopero della fame per ottenere la liberazione che gli è dovuta, dopo che la sua innocenza è stata da più parti e da tempo dimostrata(*).

Chiediamo alle Autorità una pronta e fattiva risposta a questa richiesta, in assenza della quale mio marito – illegalmente privato della sua libertà dal 2002, vittima di extraordinary rendition, di torture e di molto altro –  si vedrà costretto a proseguire ad oltranza la propria azione.

Abou ElKassim Britel osserverà uno sciopero della fame il 19 e 20 novembre 2007 a supporto di questa dichiarazione.              

    18 novembre 2007

(*) In particolare, si vedano:

- la Risoluzione del Parlamento Europeo sul presunto uso dei paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri che

«63. Condanna la consegna straordinaria del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, che era stato arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana ed interrogato da funzionari USA e pakistani, e successivamente consegnato alle autorità marocchine ed imprigionato nella prigione di "Temara", dove è ancora detenuto; sottolinea che le indagini penali in Italia contro Abou Elkassim Britel erano state chiuse senza che egli fosse incriminato

64. si rammarica che secondo la documentazione trasmessa alla commissione temporanea, dall'avvocato di Abou Elkassim Britel, il Ministero degli Interni italiano all'epoca fosse in "costante cooperazione" con servizi segreti stranieri in merito al caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan; 

65.   sollecita il governo italiano a prendere misure concrete per ottenere l'immediato rilascio di Abou Elkassim Britel », feb 07 ;

- l'archiviazione dell'indagine da parte della magistratura « rilevato che gli ulteriori accertamenti disposti, intercettazioni telefoniche ed accertamenti bancari, non hanno fornito alcun supporto all'accusa », set 06;
- Amnesty International: Italy - A briefing to the UN Committee against Torture, apr 07 .

 Per informazioni:  www.giustiziaperkassim.net

Mail : info@giustiziaperkassim.net


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domenica, 18 novembre 2007

Diritti

Giuseppe Pelazza non ha un blog. Non ne avrebbe tempo, visto che è sempre in prima linea: è uno dei pochissimi avvocati in Italia a difendere i diritti dei prigionieri politici.
Per questo, ho pubblicato sul mio sito alcuni suoi studi fondamentali sulla trasformazione del diritto nel nostro paese; e  vi giro questo suo messaggio, che ci ricorda l'immenso, sotterraneo, pullulante mondo carcerario. Su cui ci sarebbe tanto da dire e da raccontare...

Ho appreso che la mattina di martedì 13 novembre scorso i detenuti politici della sezione E IV (Elevato Indice di Vigilanza) del carcere di Catanzaro di hanno attuato una "battitura" per protestare contro il rifiuto della Direzione ad un incontro per trattare delle minime richieste che vengono da loro avanzate per avvicinare, almeno di un poco, la gestione del carcere a principi di civiltà e rispetto della legge sull'Ordinamento Penitenziario.

 La piattaforma è la seguente:

 

"I prigionieri della sezione E IV, Pad. A, IV° piano, lato sx, richiedono:

- due colloqui mensili il sabato, e la risoluzione del problema dell'attesa in occasione dei colloqui;

- la socialità in orario successivo alle ore di aria pomeridiane, e l'apertura delle finestre della saletta, ora bloccate;

- la possibilità di usufruire tramite spesa e domandine di acquisto di cibi presso macelleria islamica;

- la sostituzione, nel vitto dell'Amministrazione, della carne o degli affettati non solo con il formaggio, ma anche con altri cibi (pesce, uova...) per detenuti di fede islamica;

- la possibilità di ricevere per posta, tramite pacco ordinario, non solo vestiti, ma anche cibi del tipo consentito;

- la possibilità, per chi lo desiderasse, di rientrare dall'aria con un ora di anticipo (alle ore 10,00 il mattino; alle ore 14,00 il pomeriggio), ed eliminare l'alternativa tra usufrutto dei servizi (medico, matricola, etc) e l'ora d'aria."

    Il primo punto si ricollega al fatto che a tutt'oggi i colloqui vengono fatti svolgere solo il lunedì, rendendone ancora più difficoltosa l'effettuazione, dal momento che i parenti, che sopraggiungono da località lontanissime, sono in genere lavoratori che non possono chiedere, ovviamente, troppi giorni di permesso. In soprappiù i parenti devono sopportare ore e ore di attesa.

    Per il resto le richieste si spiegano da sè. 

    Sulla richiesta di "apertura delle finestre della saletta, ora bloccate", vi è da dire che esse non soltanto sono inchiodate, ma anche oscurate: alla faccia dell'art.6 Legge penitenziaria, che recita: "locali nei quali si svolge la vita dei detenuti... devono essere... illuminati con luce naturale... aerati".

E circa la questione del vitto per i detenuti di fede musulmana, ove non bastasse il richiamo della Costituzione, proprio l'art. 1 legge penitenziaria afferma che: "il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza... opinioni politiche e a credenze religiose".

 Se a qualcuno interessa ( e spero a molti), penso si possano inviare messaggi che invitino la direzione del carcere ad accogliere le richieste.L'indirizzo è : Direzione Casa Circondariale 88100 via Tre Fontane 28 Siano-Catanzaro. Pippo Pelazza

 
Avv. Giuseppe Pelazza

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venerdì, 09 novembre 2007

Censura carismatica

Se non avessi un milione di altre cose urgenti da fare, mi piacerebbe dedicarmi al pianeta inesplorato dei carismatici.

Centinaia di migliaia di persone in Italia - molto più delle persone che si occupano attivamente di politica - seguono sacerdoti più o meno in regola, o semplici visionari privati, chiacchierano con lo Spirito Santo e la Madonna, esorcizzano Satana portatore di malattie, di comunisti e di musulmani, operano miracoli e truffe, si creano harem di discepole e o di discepoli oppure finiscono nella follia e nella miseria.

Una stranissima importazione dallo sciamanesimo protestante nordamericano, che si è innestato nelle pieghe della religiosità popolare italiana, potente ma pericolosa risorsa per la Chiesa cattolica, che porta devozione fanatica assieme alle forme più imprevedibili di disobbedienza e di eresia.

Due punti di riferimento di questo mondo ribollente e spesso molto diviso sono Radio Maria e le Edizioni del Segno, una casa editrice sconosciuta che, come diffusione, credo che gareggi tranquillamente con la Mondadori.

Potenze anche economiche e politiche, che hanno saputo sposare il delirio con la concretezza di un lavoro a fianco della destra cattolica e protestante in tutto il mondo: abbiamo potuto constatare da vicino alcune losche operazioni economico-politiche condotte da questa gente.

I laicisti semplicemente ignorano l'esistenza di questo mondo. E quindi le uniche voci critiche si trovano tra alcuni cattolici. Cattolici spesso conservatori, ma che quando vanno a Messa, non si rotolano per terra urlando in lingue inesistenti. E soprattutto, conoscono le storie spaventose delle persone le cui vite sono state distrutte da questa gente.

Ma quando cominciano a dire nomi e cognomi di manipolatori, millantatori e cattomedianici, i personaggi pittoreschi sanno subito tirare fuori i loro avvocati.

Stamattina, una signora cattolica che si occupa del fenomeno ha ricevuto un'ingiunzione del tribunale perché oscurasse entro 24 ore una pagina del suo sito, dove parlava di questa gente.

Non è detto che obbedisca, ma nel dubbio, qualcuno ha pensato di mettere in rete un sito che ospitasse la pagina censurata:

http://segnodelsoprannaturale.blogspot.com

Ci sono anche le piume dell'Arcangelo Gabriele, in foto.

Il sito ha una chiara impostazione cattolica; io non sono cattolico.

Ma conoscendo direttamente il tipo di situazioni di cui parla, avendo seguito da tanto tempo certe vicende, corro a farvi un link e a segnalare il sito.

E invito tutti gli amici, di qualunque tendenza religiosa e non, a fare altrettanto.

E' importante che ai censori arrivi chiaro il messaggio: se ne chiudi uno, te ne riapriamo dieci.


postato da kelebek alle 13:18 | link | commenti (139)





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