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lunedì, 12 maggio 2008 Bandiera sionista sul Campidoglio - Uno - Il candidato del Pdl Gianni Alemanno promette linea dura sui clandestini: «Voglio espellere ventimila fra nomadi, emigrati più o meno clandestini a prescindere che siano romeni o di altra nazionalità." - Due - La cerimonia Con Alemanno Campidoglio, issata ieri la bandiera d’Israele La bandiera israeliana che da ieri, per ventiquattr’ore, sventolerà in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant’anni della fondazione dello Stato di Israele «ha un significato storico molto importante», anche perché si tratta della prima volta. Lo ha sottolineato li neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha presenziato alla cerimonia di alzabandiera assieme all’ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir. «Prima - ha detto Alemanno conversando con i cronisti subito dopo un incontro nel suo ufficio con il diplomatico israeliano - affacciandoci dal famoso balcone del sindaco assieme all’ambasciatore e alla sua consorte,abbiamo guardato l’Arco di Tito ed abbiamo fatto un parallelo storico tra l’Arco stesso, che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant’anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l’Arco». «Oggi - ha osservato li sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia» ed il coronamento «della grande epopea di Israele». Corriere della Sera, 8 Maggio 2008 - Tre - Nell'epoca in cui viviamo, il Sionismo non ha altra fonte di legittimità se non il vecchio discorso coloniale: noi saremo la barriera ideale contro ciò che non è Europa e vi garantiremo la marchiatura legale, del cacher [kasher]. Persino il porco, noi lo rendiamo cacher. Yitzhak Laor, Filosemitismo. Il nuovo filosemitismo europeo e il "Campo della Pace" in Israele, Le Nuove Muse, Torino, 2008, p. 99. lunedì, 05 maggio 2008 Ricopio questo post dal blog di Galatea, cosa che non vi esonera ovviamente da una visita alla fonte. Non condivido integralmente il suo punto di vista (ma è normale, non mi succede con quasi nessuno); però credo che questo post - oltre a essere scritto straordinariamente bene - aiuti a capire alcune cose fondamentali. Si dice che gli italiani siano una nazione di commissari tecnici, tutti pronti a spiegare perché si è vinta o persa quella particolare partita e proprio per questo, incapaci di capire la radicale mistificazione che è il calcio-business. Galatea non appartiene affatto a questa categoria. Riesce a spiegare la sconfitta elettorale della sinistra senza limitarsi alle solite critiche a questo o a quel politico; spiega la vittoria della destra senza fare ricorso ai "soldi di Berlusconi"; e mostra bene cosa sia oggi la cosiddetta "classe operaia bianca" in Occidente (e non solo nel Veneto). Incidentalmente descrive perfettamente il nucleo della sinistra reale - il ceto intellettuale subalterno; che per molti versi è anche il ceto dei blogger "impegnati" (compresi certi fallaciani). Se sapessi scrivere bene come Galatea, mi piacerebbe dire qualcosa su questo. Perché se la sinistra reale non è una lucida critica dei meccanismi del capitalismo e dell'imperialismo, diventa semplicemente l'espressione delle fisime e delle paure di uno specifico ceto. Proprio per questo, la discriminante fondamentale che la sinistra reale pone è quella dello stile: essere "di sinistra" non vuol dire oggi altro che possedere tutti i sottili codici di linguaggio e di abbigliamento e di gusto che permettono l'ingresso nel ceto intellettuale subalterno. Unico, perdonabile neo, la grafia di Sharm al-shaykh. La classe operaia va a Sherm el Sheick Sono una schifosa borghese con la puzza sotto il naso. Me ne sono resa conto l’altra sera, quando, a cena da un’amica, mi sono improvvisamente accorta che l’unico operaio vero che conosco è suo moroso. Tutti gli altri amici che frequento possono essere di sinistra, molto di sinistra, perfino di sinistra estrema. Ma sono insegnanti, impiegati, dirigenti d’azienda, consulenti, medici, giornalisti, avvocati, ricercatori o professori universitari. Magari precari, precarissimi, con stipendi da fame o senza stipendio fisso tout court. Ma per le divisioni in classe ottocentesche e marxiste non fanno parte del proletariato: al massimo, possono fare gli intellettuali organici, o i piccolo borghesi frustrati. Gianluca no, è proprio operaio. Lavora in una azienda media di Porto Marghera, e fa il turnista, addetto ad una macchina che stampa su plastica immagini di paperelle. Quando, in qualche appartamento preso d’affitto in estate, trovate sopra il tavolo una di quelle orripilanti tovaglie in similinoleum con disegnati sopra i granchi che scuotono maracas o gli orsetti che sorridono, ecco, dietro c’è lui, il Gianluca. Il Gianluca e la Sara sono morosi da anni, e ora aspettano di sposarsi in autunno. Lei, diplomata maestra, fa la postina. Hanno comprato una villetta con giardino, sventrandola per rifarsela all’interno come volevano loro. Butta giù un muro di qua, alza su un muro di là, perché lei voleva la lavanderia separata e la cucina in muratura con il frigo a due piazze, lui la taverna dove mettere il mobile bar con la botte da cui spinare le birra come in un pub, ed entrambi i bagni in stile pompeiano, con la vasca idromassaggio e la doccia a sauna. Sulla scelta della cucina si sono trovati in perfetto accordo, e ne hanno scelta una che pare uscita da una puntata di Dallas: da dietro il tavolo a penisola ti aspetti che possa uscire da un momento all’altro J.R. è bellissima, e puramente decorativa, visto che Sara, messa ai fornelli, ha problemi persino a scongelare la pasta precotta. In salotto c’è una credenza ottocentesca che hanno fatto restaurare dal restauratore di fiducia; perché hanno un restauratore di fiducia per i mobili antichi, i due. Oltre alla credenza, campeggia nella sala un enorme televisore al plasma con lettore dvd. Non una libreria, perché di libri, in tutta la casa, non ce n’è praticamente uno, e quotidiani nisba; non un computer, perché «a me internet non mi prende mica, c’è da leggere troppo, non mi diverto». Però ci sono tre telefonini di ultima generazione, in bella vista, a ricaricarsi in entrata: sono in due, loro, ma, mi spiegano, uno è di scorta, e poi ci si lascia dentro la seconda scheda: cambiarla quando serve è troppo traffico, tanto vale avere un cellulare in più. L’unico problema della nuova casa è il garage: c’è posto per una macchina sola, la station vagon di lui; quella di Sara non ci sta, perché bisogna lasciare dentro le mountain bike per le escursioni in montagna, e l’equipaggiamento da sci, e l’attrezzatura subacquea, sennò si rovinano. Per il viaggio di nozze, non hanno ancora le idee chiare. Pensavano qualcosa tipo le Maldive, ma anche la Polinesia. Gli States no. Ci è andato per un mese il collega di Gianluca, Massimo, in viaggio di nozze con la moglie, l’anno scorso, e ha detto che sono belli, ma Sara ha paura degli attentati; Gianluca ha escluso Marocco, e Tunisia, e paesi arabi in genere, perché non ci vuole andare fra quei quattro beduini islamici, dice. «Ma a Febbraio – ricordo io – non siete stati dieci giorni a Sharm el Sheick?» «Vabbè, ma lì eravamo in un posto tutto gestito da italiani, di arabi non ne ho visto uno» Già, per dire. Si sposeranno in chiesa perché ci tengono ad avere una bella cerimonia come si deve, e non convivono già ufficialmente nella casa nuova perché sennò i genitori brontolano, si sa come sono fatti i genitori. Lei non vuole figli, lo dichiarato fin dall’inizio. «E il parroco, quando hai fatto il corso prematrimoniale, è stato d’accordo?» chiedo. «Ah, beh, mica gliel’ho detto, sennò piantava casini con la validità del sacramento… a quella lezione sono stata assente. Un mal di gola può sempre venire, no?» E per tutelarsi, giacché in Italia gli accordi prematrimoniali non si possono fare, è andata dall’avvocato a stilare una carta in cui lui le riconosce, in caso di divorzio, la proprietà indiscussa di una lista di cose presenti nella villetta, ed un rimborso spese per alcuni lavori fatti. Gianluca vota a destra, presumibilmente Lega; Sara una volta o due centrosinistra, ma adesso non vota proprio; o meglio, ha votato sì, alle ultime elezioni, ma per Panto: «Perché lo sapevo che era un voto disperso, almeno non andava a nessuno dei due, sono tutti uguali.» Né lui né lei sono iscritti ad un sindacato, e se viene dichiarato uno sciopero lui non aderisce. La politica? No, la politica non gli interessa, è tutto un mangia mangia, e i soldi, sì, i soldi è meglio spenderli nella casa, e nei viaggi, che se li metti in banca non ti danno niente, e poi va a finire che te li ruba Berlusconi o Visco. E quindi la serata passa così, con loro che mi aggiornano sulle ultime discoteche aperte nell’intorno, e sul concerto di Vasco, il trentesimo che Gianluca ha visto dal vivo e Sara no, perché lei alla terza volta che l’ha portata ha preso sonno; e poi mi chiedono contenti come va a me a scuola, e si stupiscono quando gli dico che alle volte mi stresso un po’ perché c’è tanto da fare: «Ma non fai l’insegnante? Hai tutti i pomeriggi liberi!», e come va al giornale, e sono contenti se il blog mi dà soddisfazioni, perché mi vogliono bene, e poi perché io sono sempre stata quella che scrive e legge e pensa, e ogni tanto con gli altri della loro compagnia mi tirano in ballo per far vedere che conoscono qualcuno che, bene o male, un piccola, magari piccolissima fama ce l’ha: la cronista del paese, quella che fa la giornalista. Me ne vado da casa loro, a tarda notte, con un peso indefinito sullo stomaco, che non è solo dato dalle pennette malamente scongelate che hanno messo in tavola, ma dalla presa di coscienza che quando io, noi tutti parliamo di classe operaia, e di borghesi, e di destra e di sinistra, e di società civile e paese reale e antipolitica e caste e qualunquismo e liberismo e Dio e famiglia e religione, parliamo e parliamo, ma usiamo concetti che non hanno più molti agganci con la realtà. Perché tutto è molto più confuso, incerto e fluido, e la classe operaia di un tempo non va più in paradiso, e fra un po’ nemmeno a Sharm el Sheick: ci è già stata troppe volte, si annoia. venerdì, 04 aprile 2008 Mi scrive: Delivered-To: muqawama@gmail.com Secondo voi si chiama Carlo o Roberto? domenica, 02 marzo 2008 Le elezioni in corso in Italia sono, ovviamente, una sciocchezza, rispetto all'orrore di Gaza. Le considero una presa in giro di gusto talmente infimo, che non vale la pena litigare con nessuno per come vota o non vota. Comunque per quello che vale, io ho condiviso e firmato questo appello, non scomunicherò nessuno se la pensa diversamente. Nemmeno se vota per Veltrusconi. Miguel Martinez ==============================
Assemblea nazionale autoconvocata - Domenica 30 marzo, ore 10,00 martedì, 12 febbraio 2008 Scoperta lista di proscrizione Clamoroso scoop. Un commentatore di questo blog ha scoperto una lista di proscrizione contro 67 docenti della Sapienza, nascosta sul sito di un estremista di destra noto negli ambienti dell'eversione nera come Er Mongolino [1] . Restiamo in attesa delle dichiarazioni del Ministro degli Interni. Nota: [1] Lo so, non è politicamente corretto. Ma mica è colpa mia che lo chiamano così. E' colpa sua. domenica, 16 dicembre 2007 Un sito che avevo linkato tra i Diversamente pensanti, Destra Radicale, ha appena perso la sua anima. Era una cosa bellissima, con proclami a favore della Legge del Taglione, esaltazioni del ruolo militare di Israele nel progetto di instaurazione planetaria della Legge Deuteronomica e Naturale con conseguente abolizione della democrazia, e l'invito a iscriversi a un ordine cavalleresco apposito, di cui venivano spiegati in dettaglio i costumi indossati. Adesso è diventata una roba talmente sciatta, a parte l'uso creativo della punteggiatura, da sembrare il sito dei comunicati stampa di un deputato di Alleanza Nazionale. Rimangono solo alcuni gioielli qua e là, ma il resto è francamente noioso, per cui mi trovo costretto a togliere il link. I miei nemici non li voglio moderati, per favore. Morale della favola: guai a vendere la vostra anima a un nuovo webmaster. A proposito di Legge Naturale, non perdetevi questo post sul blog di Falecius. lunedì, 03 dicembre 2007 La Regione Lombardia, saldamente presieduta da Roberto Formigoni, viene spesso criticata per il potere che vi esercita la rete aziendalpolitica di Comunione e Liberazione. La stessa Regione Lombardia ha appena varato una legge che "liberalizza" l'apertura domenicale dei negozi; a essere precisi, dei grandi magazzini e centri commerciali che se la possono permettere. Legge promossa dal consigliere di Forza Italia Carlo Saffioti, uno di quegli oscuri personaggi (il suo sito personale, ad esempio, contiene solo la sua foto) che riescono comunque ad arrivare dove vogliono. Su Saffioti, troviamo in rete che è un militante monarchico e proviene dal partito liberale. L'apertura domenicale è un argomento sul quale non ho idee precise. Ma dovrebbe averle un cattolico, visto che le commesse e i commessi di fede cattolica non potranno più "santificare le feste", in particolare nel periodo dell'Avvento, né partecipare all'Eucarestia domenicale. Dice il Catechismo della Chiesa cattolica all'articolo 2181: "L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco. Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave." Figuriamoci cosa commette chi impone ad altri di non partecipare all'Eucaristia, magari con minacce di licenziamento. E anche se si riesce ad andare alla Messa delle 6 di mattina, prima di infilarsi di corsa in macchina per andare al lavoro, c'è dell'altro:
Cerchiamo di capire cosa c'è in ballo qui, oltre a svariati miliardi di Euro. Non è come la controversia dei Dico/Pacs, dove si discute dei diritti di persone che già in partenza non accettano la disciplina della Chiesa (altrimenti non cercherebbero di far legalizzare rapporti cattolicamente illeciti). E non si tratta nemmeno di crocifissi (magari con cartellino Made in China) sulle pareti di un'aula scolastica di stato, che non sono prescritti da alcun catechismo. No, qui si tratta del diritto dei cattolici di fare ciò che "fonda e conferma tutto l'agire cristiano". Nonché di conservare un simbolo potente dell'identità cristiana del nostro paese - il biblico giorno di riposo. Certo, a differenza dei crocifissi, implica fare qualcosa, tipo andare a Messa o comunque rinunciare a guadagni o a divertimenti. Riesco a immaginare le possibili giustificazioni per questo pugno all'identità cristiana d'Italia: "L'economia non ha tempo da perdere con fissazioni religiose" Ma non sono esattamente le giustificazioni che ci aspetteremmo di sentire da un signore come Carlo Saffioti, che ha firmato l'appello di Magdi Allam chiamato "Salviamo i cristiani". Vabbene che quelli erano i cristiani del Medio Oriente. martedì, 06 novembre 2007 Molti anni fa, ai tempi in cui gli uomini portavano il cappello, c'era un tale che si faceva chiamare Lenin. Tra diverse cose anche sgradevoli che ha fatto, ce n'erano due molto belle. Mentre milioni di russi morivano per una guerra del tutto insensata, Lenin disse, tiriamoci fuori da ogni alleanza imperialista e da ogni guerra imperialista. Poco dopo fece mandare un messaggio anche ai popoli dell'Asia:
Novant'anni dopo, a Mosca, ci passa un turista. Un avvocato di nome Oliviero Diliberto, politico italiano che ogni sei mesi vota per continuare a sparare sui popoli dell'Asia Centrale, in modo da preservare la più grande alleanza imperialista della storia. Nell'aria moscovita, il turista ha soffiato un nuvolone con dentro alcune parole che un cronista ha subito raccolto e impacchettato sotto questa forma:
Quando parlano i membri della Casta, non si capisce se hanno dietro un giornalista che segna tutto, oppure se gli stessi deputati mandano comunicati stampa, oppure se camuffano la voce telefonando alle redazioni per dire quale sia stata la brillante trovata del giorno. Comunque, è chiaro che una frase del genere esalta i poveretti che hanno votato Diliberto. Ma il gioco delle parti richiede un'immediata controdichiarazione dell'Altra Parte. La Controdichiarazione è ovviamente del tutto irrilevante: ci interessa sapere, tutt'al più, se Diliberto progetta di rapire la mummia di Lenin di notte, oppure di comprarla vendendo le sedi del PdCI. Cosa ne pensi il centrodestra rimane irrilevante, fino al momento in cui il centrodestra non tira fuori un'altra notizia concreta, ad esempio la minaccia di trasformare lo stesso Diliberto in una mummia. La Controdichiarazione, insomma, non offre quasi mai alcunché di significativo; eppure si deve sempre pubblicare. Sarebbe interessante studiare il grado gerarchico di chi fa le Controdichiarazioni: potremmo scoprire così che a segretario di partitone, risponde segretario di partitone, a consigliere comunale consigliere comunale e così via, come nei ricevimenti diplomatici. O forse in politica vale il principio dello sgarbo, per cui a Segretario risponde solo un Capogruppo. Fatto sta che al partitino di Diliberto, risponde subito il Capogruppo UDC, Luca Volontè, dottore in scienze politiche:
Ora, siamo certi di due cose. Per far parte della Casta, anche se non è necessario essere intelligenti, bisogna essere furbi. E un deputato furbo sa che ogni suo sussurro fa notizia. Ne consegue che la frasetta introduttiva del cronista è un semplice espediente retorico. Notate poi come il discorso di Volontè sia perfettamente insensato: Diliberto può o non può portarsi dietro la mummia? E poi, che vuol dire il riferimento al "ricettacolo"? Diliberto non può rientrare in Italia perché è un emulo? Oppure, è Lenin stesso l'emulo, e di chi? Questo intrico viene poi condito con due luoghi comuni di straordinaria banalità: il "freddo polare" e il "bicchierino di vodka". Uno dice che poteva anche starsene zitto, vista la perfetta inutilità di simili parole. Però questa espressione serve ad almeno tre scopi: il primo, ricordare al mondo che esiste Luca Volontè; il secondo, dire ai propri elettori che Oliviero Diliberto è addirittura un pericoloso comunista. Il terzo, confermare agli elettori di Oliviero Diliberto quello che loro vogliono tanto sentirsi dire: appunto, che Diliberto è un pericoloso comunista. Ecco che la palla ritorna a Diliberto (è la Contro-Controdichiarazione). E qui succede una cosa molto strana. Diliberto sembra smentire di aver detto la frase che ha innescato lo scambio. A logica, o ha mentito Diliberto (cosa che Diliberto evita di dire), oppure ha mentito il giornalista (cosa che Diliberto evita di dire al giornalista). Con un colpo di genio, Diliberto fa cadere la colpa proprio su Luca Volontè:
Ora, Cosimo Mele è diventato famoso per essersi drogato con una prostituta, la quale si è prima lamentata per la figuraccia che lui le ha fatto fare con il fidanzato, e poi è corsa in televisione, pregando pubblicamente di venire assunta a nostre spese, come tante sue colleghe. E fin qui la cosa mi sembra irrilevante. Per quel patto non scritto tra membri della Casta, che dice di non parlare di corda in casa dell'impiccato, Oliviero Diliberto evita di parlare del vero scandalo Mele:
Ora, quest'uomo è stato accolto dall'UDC, che evidentemente sapeva tutto questo. Non è stato accolto in un centro di recupero per ex-carcerati, ma in una lista bloccata che gli ha assicurato un posto in parlamento. Va bene che al paese dove prendeva le tangenti, l'hanno votato con entusiasmo. Ricordandoci che la colpa non è tutta dei politici. Nota: [1] Grigorij Zinov'ev, capo della Komintern, al Congresso di Baku, 1920. domenica, 21 ottobre 2007 Con tutti questi stranieri in giro, era inevitabile che alcuni giovani italiani finissero per lasciarsi contaminare da bizzarre mode extracomunitarie. Lady D, che ha un occhio notevole per gente strana, ci segnala questo fatto. Pare che un gruppetto di ragazzi abbia tradotto in Italia un'intera religione extra-europea, basata sulla lettura di un antico testo semitico, che opera al servizio, nientemeno, di una closa cle si cliama "Klaliffato". Stiamo parlando dei White Legion Knights del Ku Klux Klan. Hanno aperto un blog in un italiano incerto, pieno di evidenti riferimenti alla loro vera patria morale: "La diversità è divenuto un obbiettivo per rimpiazzare la società Bianca con una cultura che è economicamente dipendente sul resto dell'America." Si dichiarano "cristiani", cosa che in Italia ha comunemente un certo significato; ma sul loro sito precisano che "La White Legion Knights of the Ku Klux Klan International aderisce alla dottrina della "Christian Identity" ed è affiliata alla "Chiesa della Croce di Cristo" (Church of the Cross of Christ) ed ha al suo interno i propri pastori, reverendi e funzionari religiosi e organizzativi." La Church of the Cross of Christ, per chi non lo sapesse, si autodefinisce Yahweh's elite e dice che gli ebrei sono il popolo eletto da Dio e dovrebbero dominare il mondo, solo che i veri ebrei sono i bianchi protestanti statunitensi, discendenti delle Dieci Tribù Disperse d'Israele, mentre quelli che si chiamano Rosenthal e simili sono degli impostori palestinesi o turchi. Tradizionalmente, gli italiani derivano le loro conoscenze religiose da Don Abbondio in parrocchia, oppure dalle bestemmie del compagno Gino all'osteria. I nostri amici dei White Legion Knights hanno invece un Kludd. Non è una marca di scarpe, ma un tipo che indossa una specie di burqa per maschi. Nella foto, che ho trovato sul loro sito, si precisa che il loro Kludd è ritratto "Con Sacra Bibbia". Segnaliamo che il vestito ci sembra poco stirato, cosa che indica che il Signor Kludd non dice tutto alla mamma, che probabilmente è una donna all'antica. Per i due terzi, il sito traduce materiale extracomunitario, cioè statunitense.Per un terzo, se la prende invece con la concorrenza, cioè con altri stranieri in Italia. Curiosa l'amicizia (non si sa quanto ricambiata) che il sito dimostra per una certa signora Giselle Littman Orebi, meglio nota come "Bat Ye'or", che se la prende con i musulmani ma appartiene, appunto alla specie degli Impostori Palestinesi o Turchi; e per Faith Freedom International, il luogo planetario dei cultori di Oriana Fallaci. Ma passiamo ad altro. Ieri ho scoperto il blog Afrocittà, che dedica un post ricco di riflessioni a un argomento che non sembra interessare i nostri extracomunitari filostatunitensi: le radici (la White Legion si occupa invece solo della sindrome da carenza di melanina). So che da un confronto tra i due siti, molti potrebbe trarre delle conclusioni razziste. Sarebbe facile dedurre l'inferiorità genetica dei bianchi. Però credo che sia errato attribuire tutto alla genetica. Primo, perché tutti conosciamo almeno un bianco intelligente (ad esempio, noi stessi). Secondo, perché i White Legion Knights, con ogni probabilità, sono in gran parte vittime di un ambiente privo di stimoli culturali. E poi non possiamo trascurare gli effetti dell'alimentazione - il consumo di bevande gassate e di Big Mac, dalla più tenera età, può avere effetti devastanti sulle cellule grigie. domenica, 09 settembre 2007 I leghisti costituiscono insieme specchio e capro espiatorio della società italiana. Da una parte sono la vergogna d'Italia, quelli contro cui tutti gli altri possono puntare il dito per indicare la propria, superiore civiltà. Dall'altra, dicono semplicemente e senza fronzoli ciò che una larghissima fascia della popolazione, forse la maggioranza, sente. E i politici normali lo sanno perfettamente. E si comportano di conseguenza. Ecco che Giuliano Amato, parlando il 5 settembre alla festa della Margherita a Vietri sul Mare (SA), dichiara "Se fossimo cosi' incoscienti da pensare che la sicurezza non e' un nostro problema, creeremmo le condizioni per una svolta reazionaria e fascista nel nostro Paese''. E aggiunge: ''Se c'e' una cosa che un democratico deve saper fare e' non svegliare la tigre della reazione". Il riferimento al fascismo è una balla: il fascismo è nato per stroncare un enorme movimento di popolo - quello socialista. Mentre qui si tratta di assecondare un movimento di popolo: quello della néoconnarderie, della gente mediatizzata e precariamente fluttuante, che osserva con giustificato terrore le devastazioni del capitale assoluto, ma attribuisce tutto ai lavavetri o alla barba di Osama bin Laden. Il nemico di questo popolo non è certamente una classe operaia organizzata, come ai tempi dell'ascesa del fascismo; ma semplicemente i profughi, economici e non, dal resto del pianeta. Alla gente dà fastidio il lavavetri aggressivo. Se io avessi l'automobile, darebbe fastidio anche a me. Ma ciò che è straordinario è che il Popolo Fluttuante non vede, contemporaneamente, anche - cito a caso - la devastazione delle coste, delle città e dei monti, i quasi seimila morti ammazzati di mafia negli ultimi anni, l'atomizzazione dei rapporti umani, la rapina delle pensioni, l'immane costo sociale e ambientale del sistema di trasporti privati, la precarizzazione del lavoro. Toccare questi temi, però, significa prendere di petto il capitalismo assoluto; mentre i politici intendono soltanto fare gli amministratori per conto di ciò che chiamano il "mercato globale". E quindi, a destra o a sinistra - e nei media - non rimane che prendersela appunto con i lavavetri o con le salette di preghiere dei lavoratori immigrati. La cosa interessante è che Amato cerca di dare una copertura di sinistra a tutto ciò. E quindi tira fuori la retorica paleolitica della "svolta reazionaria e fascista" e persino della "tigre della reazione", per dire che il centrosinistra deve fare la stessa politica del centrodestra. Questa retorica sarebbe del tutto ridicola, se non esistesse ancora un'ampia fascia di trinariciuti identitari, che quando sentono queste cose, si eccitano. "Il fascismo si combatte anche trascinando in guardina una zingara che chiede l'elemosina". L'importante è che a calciare la zingara-palla sia la squadra dei rossi e non quella dei neri. Il centrosinistra cerca così di mettere in pratica quanto dice l'esuberante Gentilini, ex-sindaco leghista nonché vero padrone politico di Treviso. Gentilini esprime perfettamente cosa vuole il Popolo Fluttuante, ma con un tocco tutto italiano che potremmo chiamare di autobuffonizzazione, che Giuliano Amato ovviamente non userebbe mai. Però Gentilini ha assolutamente ragione quando dice di essere lui ''lo sceriffo d'Italia, l'unico doc. Tutti gli altri sono imitazioni, sceriffini''. Compresi Cofferati, Domenici e Amato. Eppure scommetto che, di fronte alle parole di Gentilini, ci sarà qualche benpensante di centrosinistra che inorridirà. Per aver votato l'indulto il vice sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, ha proposto di istituire ''una taglia anche su Prodi e Mastella. Mettiamo questa taglia perche' con l'indulto hanno permesso che vengano compiuti delitti orrendi come quello al Gorgo al Monticano, nel Trevigiano'' dove sono stati uccisi gli anziani coniugi per i cui assassini auspica la pena di morte per impiccagione. Gentilini, usando un linguaggio piuttosto colorito, ha voluto precisare di essere lui ''lo sceriffo d'Italia, l'unico doc. Tutti gli altri sono imitazioni, sceriffini''. Riferendosi poi all'emergenza sicurezza e alle proposte avanzate da alcuni esponenti del centrosinistra, anche del governo, per contrastare la criminalita', Gentilini ha sottolineato che molti punti lui li aveva gia' messi all'ordine del giorno dieci anni fa: ''quindi e' necessario blindare i confini con i soldati. Mi hanno tacciato un tempo di essere nazista e oggi vedo che molti sindaci anche del centrosinistra mi imitano''. Ha fatto quindi riferimento ai suoi interventi contro i lavavetri, i venditori di paccottiglia e contro i clandestini criminali. Gentilini si e' poi esposto affermando che sarebbe ora che ''qualche magistrato andasse in galera. Il buonismo e' reato contro il popolo italiano e contro il popolo veneto''. Parlando ancora dell'indulto il vice sindaco trevigiano ha spiegato di non aver ''tollerato che la Cdl abbia dato il suo voto a favore. Nell'elenco di chi ha dato il suo appoggio c'e' anche un parlamentare trevigiano, Maurizio Sacconi, che ha dato una mano a quei delinquenti che hanno poi violentato la donna di Gorgo. Se vedete Sacconi fischiatelo, non e' degno di rappresentare il popolo trevigiano''. Gentilini per i presunti assassini dei due coniugi trevigiani, non vede altro che la pena di morte. ''Sono pronto - ha detto - a ungere il sapone per il cappio. E' giusto che manteniamo per 30-40 anni questi delinquenti? Impicchiamoli e non se ne parli piu'''. ''La strada della Lega e' una sola ed e' quella della tolleranza a doppio zero - ha concluso -, anche se i vertici ecclesiastici mi hanno tacciato di razzismo. Per fortuna ora c'e' il Pastore tedesco, che ha i denti per affondare le bestie islamiche. Lode al Pastore tedesco''. (ANSA). CS/FRF 09-SET-07 00:17 NNN |
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