lunedì, 12 maggio 2008

Bandiera sionista sul Campidoglio

- Uno -

Il candidato del Pdl Gianni Alemanno promette linea dura sui clandestini: «Vo­glio espellere ventimila fra nomadi, emi­grati più o meno clandestini a prescinde­re che siano romeni o di altra nazionalità."

- Due -

La cerimonia Con Alemanno

Campidoglio, issata ieri la bandiera d’Israele

La bandiera israeliana che da ieri, per ventiquattr’ore, sventolerà in piazza del Campidoglio per celebrare i sessant’anni della fondazione dello Stato di Israele «ha un significato storico molto importante», anche perché si tratta della prima volta. Lo ha sottolineato li neo sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha presenziato alla cerimonia di alzabandiera assieme all’ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir. «Prima - ha detto Alemanno conversando con i cronisti subito dopo un incontro nel suo ufficio con il diplomatico israeliano - affacciandoci dal famoso balcone del sindaco assieme all’ambasciatore e alla sua consorte,abbiamo guardato l’Arco di Tito ed abbiamo fatto un parallelo storico tra l’Arco stesso, che rappresentò la distruzione dello Stato di Israele e i festeggiamenti di sessant’anni fa quando, una volta ricostituito lo Stato di Israele, fu permesso agli israeliani di passare sotto l’Arco». «Oggi - ha osservato li sindaco - il fatto che la bandiera di Israele sventoli sul Campidoglio rappresenta in qualche modo la chiusura di una grande tragedia» ed il coronamento «della grande epopea di Israele».

 Corriere della Sera, 8 Maggio 2008

- Tre -

Nell'epoca in cui viviamo, il Sionismo non ha altra fonte di legittimità se non il vecchio discorso coloniale: noi saremo la barriera ideale contro ciò che non è Europa e vi garantiremo la marchiatura legale, del cacher [kasher]. Persino il porco, noi lo rendiamo cacher.

Yitzhak Laor, Filosemitismo. Il nuovo filosemitismo europeo e il "Campo della Pace" in Israele, Le Nuove Muse, Torino, 2008, p. 99.




lunedì, 05 maggio 2008

Operai, destra e sinistra

Ricopio questo post dal blog di Galatea, cosa che non vi esonera ovviamente da una visita alla fonte.

Non condivido integralmente il suo punto di vista (ma è normale, non mi succede con quasi nessuno); però credo che questo post - oltre a essere scritto straordinariamente bene - aiuti a capire alcune cose fondamentali.

Si dice che gli italiani siano una nazione di commissari tecnici, tutti pronti a spiegare perché si è vinta o persa quella particolare partita e proprio per questo, incapaci di capire la radicale mistificazione che è il calcio-business.

Galatea non appartiene affatto a questa categoria.

Riesce a spiegare la sconfitta elettorale della sinistra senza limitarsi alle solite critiche a questo o a quel politico; spiega la vittoria della destra senza fare ricorso ai "soldi di Berlusconi"; e mostra bene cosa sia oggi la cosiddetta "classe operaia bianca" in Occidente (e non solo nel Veneto).

Incidentalmente descrive perfettamente il nucleo della sinistra reale - il ceto intellettuale subalterno; che per molti versi è anche il ceto dei blogger "impegnati" (compresi certi fallaciani).

Se sapessi scrivere bene come Galatea, mi piacerebbe dire qualcosa su questo.

Perché se la sinistra reale non è una lucida critica dei meccanismi del capitalismo e dell'imperialismo, diventa semplicemente l'espressione delle fisime e delle paure di uno specifico ceto. 

Proprio per questo, la discriminante fondamentale che la sinistra reale pone è quella dello stile: essere "di sinistra" non vuol dire oggi altro che possedere tutti i sottili codici di linguaggio e di abbigliamento e di gusto che permettono l'ingresso nel ceto intellettuale subalterno. 

Unico, perdonabile neo, la grafia di Sharm al-shaykh.


La classe operaia va a Sherm el Sheick
Aprile 28, 2008 di ilmondodigalatea

Sono una schifosa borghese con la puzza sotto il naso. Me ne sono resa conto l’altra sera, quando, a cena da un’amica, mi sono improvvisamente accorta che l’unico operaio vero che conosco è suo moroso. Tutti gli altri amici che frequento possono essere di sinistra, molto di sinistra, perfino di sinistra estrema. Ma sono insegnanti, impiegati, dirigenti d’azienda, consulenti, medici, giornalisti, avvocati, ricercatori o professori universitari. Magari precari, precarissimi, con stipendi da fame o senza stipendio fisso tout court. Ma per le divisioni in classe ottocentesche e marxiste non fanno parte del proletariato: al massimo, possono fare gli intellettuali organici, o i piccolo borghesi frustrati.

Gianluca no, è proprio operaio. Lavora in una azienda media di Porto Marghera, e fa il turnista, addetto ad una macchina che stampa su plastica immagini di paperelle. Quando, in qualche appartamento preso d’affitto in estate, trovate sopra il tavolo una di quelle orripilanti tovaglie in similinoleum con disegnati sopra i granchi che scuotono maracas o gli orsetti che sorridono, ecco, dietro c’è lui, il Gianluca.

Il Gianluca e la Sara sono morosi da anni, e ora aspettano di sposarsi in autunno. Lei, diplomata maestra, fa la postina. Hanno comprato una villetta con giardino, sventrandola per rifarsela all’interno come volevano loro. Butta giù un muro di qua, alza su un muro di là, perché lei voleva la lavanderia separata e la cucina in muratura con il frigo a due piazze, lui la taverna dove mettere il mobile bar con la botte da cui spinare le birra come in un pub, ed entrambi i bagni in stile pompeiano, con la vasca idromassaggio e la doccia a sauna. Sulla scelta della cucina si sono trovati in perfetto accordo, e ne hanno scelta una che pare uscita da una puntata di Dallas: da dietro il tavolo a penisola ti aspetti che possa uscire da un momento all’altro J.R. è bellissima, e puramente decorativa, visto che Sara, messa ai fornelli, ha problemi persino a scongelare la pasta precotta. In salotto c’è una credenza ottocentesca che hanno fatto restaurare dal restauratore di fiducia; perché hanno un restauratore di fiducia per i mobili antichi, i due. Oltre alla credenza, campeggia nella sala un enorme televisore al plasma con lettore dvd. Non una libreria, perché di libri, in tutta la casa, non ce n’è praticamente uno, e quotidiani nisba; non un computer, perché «a me internet non mi prende mica, c’è da leggere troppo, non mi diverto». Però ci sono tre telefonini di ultima generazione, in bella vista, a ricaricarsi in entrata: sono in due, loro, ma, mi spiegano, uno è di scorta, e poi ci si lascia dentro la seconda scheda: cambiarla quando serve è troppo traffico, tanto vale avere un cellulare in più. L’unico problema della nuova casa è il garage: c’è posto per una macchina sola, la station vagon di lui; quella di Sara non ci sta, perché bisogna lasciare dentro le mountain bike per le escursioni in montagna, e l’equipaggiamento da sci, e l’attrezzatura subacquea, sennò si rovinano.

Per il viaggio di nozze, non hanno ancora le idee chiare. Pensavano qualcosa tipo le Maldive, ma anche la Polinesia. Gli States no. Ci è andato per un mese il collega di Gianluca, Massimo, in viaggio di nozze con la moglie, l’anno scorso, e ha detto che sono belli, ma Sara ha paura degli attentati; Gianluca ha escluso Marocco, e Tunisia, e paesi arabi in genere, perché non ci vuole andare fra quei quattro beduini islamici, dice.

«Ma a Febbraio – ricordo io – non siete stati dieci giorni a Sharm el Sheick?»

«Vabbè, ma lì eravamo in un posto tutto gestito da italiani, di arabi non ne ho visto uno»

Già, per dire.

Si sposeranno in chiesa perché ci tengono ad avere una bella cerimonia come si deve, e non convivono già ufficialmente nella casa nuova perché sennò i genitori brontolano, si sa come sono fatti i genitori.

Lei non vuole figli, lo dichiarato fin dall’inizio.

«E il parroco, quando hai fatto il corso prematrimoniale, è stato d’accordo?» chiedo.

«Ah, beh, mica gliel’ho detto, sennò piantava casini con la validità del sacramento… a quella lezione sono stata assente. Un mal di gola può sempre venire, no?» E per tutelarsi, giacché in Italia gli accordi prematrimoniali non si possono fare, è andata dall’avvocato a stilare una carta in cui lui le riconosce, in caso di divorzio, la proprietà indiscussa di una lista di cose presenti nella villetta, ed un rimborso spese per alcuni lavori fatti.

Gianluca vota a destra, presumibilmente Lega; Sara una volta o due centrosinistra, ma adesso non vota proprio; o meglio, ha votato sì, alle ultime elezioni, ma per Panto: «Perché lo sapevo che era un voto disperso, almeno non andava a nessuno dei due, sono tutti uguali.»

Né lui né lei sono iscritti ad un sindacato, e se viene dichiarato uno sciopero lui non aderisce. La politica? No, la politica non gli interessa, è tutto un mangia mangia, e i soldi, sì, i soldi è meglio spenderli nella casa, e nei viaggi, che se li metti in banca non ti danno niente, e poi va a finire che te li ruba Berlusconi o Visco. E quindi la serata passa così, con loro che mi aggiornano sulle ultime discoteche aperte nell’intorno, e sul concerto di Vasco, il trentesimo che Gianluca ha visto dal vivo e Sara no, perché lei alla terza volta che l’ha portata ha preso sonno; e poi mi chiedono contenti come va a me a scuola, e si stupiscono quando gli dico che alle volte mi stresso un po’ perché c’è tanto da fare: «Ma non fai l’insegnante? Hai tutti i pomeriggi liberi!», e come va al giornale, e sono contenti se il blog mi dà soddisfazioni, perché mi vogliono bene, e poi perché io sono sempre stata quella che scrive e legge e pensa, e ogni tanto con gli altri della loro compagnia mi tirano in ballo per far vedere che conoscono qualcuno che, bene o male, un piccola, magari piccolissima fama ce l’ha: la cronista del paese, quella che fa la giornalista.

Me ne vado da casa loro, a tarda notte, con un peso indefinito sullo stomaco, che non è solo dato dalle pennette malamente scongelate che hanno messo in tavola, ma dalla presa di coscienza che quando io, noi tutti parliamo di classe operaia, e di borghesi, e di destra e di sinistra, e di società civile e paese reale e antipolitica e caste e qualunquismo e liberismo e Dio e famiglia e religione, parliamo e parliamo, ma usiamo concetti che non hanno più molti agganci con la realtà. Perché tutto è molto più confuso, incerto e fluido, e la classe operaia di un tempo non va più in paradiso, e fra un po’ nemmeno a Sharm el Sheick: ci è già stata troppe volte, si annoia.


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venerdì, 04 aprile 2008

Il moderato del giorno

Mi scrive:

Delivered-To: muqawama@gmail.com
Authentication-Results: mx.google.com; spf=pass (google.com: domain of roberto_346@libero.it designates 212.52.84.46 as permitted sender) smtp.mail=roberto_346@libero.it
Date: Thu,  3 Apr 2008 16:22:17 +0200
Subject: sito anti ALLAM
From: "roberto_346" <roberto_346@libero.it>
To: "muqawama" <muqawama@gmail.com>
X-XaM3-API-Version: 4.3 (R1) (B3pl25)
X-SenderIP: 80.18.55.74

 

Emerito figlio di puttana

invece di nasconderti dietro una ROM,abbi il coraggio ci dire che ti pagano gli integralisti musulmani e smettila di insultare un uomo che per le sue OPINIONI è minacciato di morte con la sua famiglia.
SEI UN LURIDO BASTARDO.
                                 Carlo Giani

Secondo voi si chiama Carlo o Roberto?


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domenica, 02 marzo 2008

Elezioni

Le elezioni in corso in Italia sono, ovviamente, una sciocchezza, rispetto all'orrore di Gaza.

Le considero una presa in giro di gusto talmente infimo, che non vale la pena litigare con nessuno per come vota o non vota.

Comunque per quello che vale, io ho condiviso e firmato questo appello, non scomunicherò nessuno se la pensa diversamente. Nemmeno se vota per Veltrusconi.

Miguel Martinez

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Assemblea nazionale autoconvocata - Domenica 30 marzo, ore 10,00
ROMA - CSIOA VILLAGGIO GLOBALE (lungotevere Testaccio)


premessa

Le ragioni dell'astensione

Il 13 aprile non voteremo, non ci piegheremo ad alcun ricatto, diremo no ad elezioni truffa che preparano la legislatura dell'americanizzazione integrale del sistema politico italiano.

 

Una legislatura i cui contenuti essenziali sono già tracciati dall'intesa Veltroni-Berlusconi, un'intesa coperta a sinistra dall'arlecchinesco arcobaleno di Bertinotti.

Come ben si capisce dal testo dell'appello il nostro non è un astensionismo ideologico, astorico e decontestualizzato. Al contrario, quel che proponiamo è un astensionismo politico che trova le sue ragioni fondanti nell'attuale tornante della storia del nostro paese.

Per quanto la casta di regime - sia essa di "centro", di "sinistra" oppure di "destra" – si sforzi per dare dignità ad un finto dibattito politico, ampi settori popolari hanno già capito l'essenziale: queste elezioni sono una truffa. Un imbroglio antidemocratico che impedisce ogni vera scelta, perché le vere scelte sono state già fatte e verranno imposte al paese qualunque sia il risultato.

Il rapporto di sudditanza con gli Usa si rinsalderà, insieme alla disponibilità a nuove avventure militari se Washington lo chiederà. Gli interessi delle oligarchie finanziarie saranno la preoccupazione condivisa del nuovo mostro bipartitico, mentre i privilegi del ceto politico saranno ancor più tutelati. La costituzione che prenderà forma sarà apertamente fondata sull'impresa, non più sul lavoro; mentre il sistema istituzionale (legge elettorale inclusa) verrà sempre più piegato alle esigenze delle classi dominanti, verso nuove forme di totalitarismo che includono ma non si esauriscono nel presidenzialismo.

Questa è la Terza repubblica di cui già parlano, frutto velenoso dell'imbarbarimento sociale, prodotto garantito di queste elezioni truffa.

Come rispondere a questo scenario? In teoria ci sono tre possibilità: il menopeggismo, l'identitarismo, il rifiuto. Il menopeggismo (rifondarolo e non solo) è l'ideologia che più ha prodotto danni, dato che il meno peggio prepara sempre il peggio. L'identitarismo di chi pensa che basti avere una falce e martello sulla scheda elettorale (Sinistra Critica, Pcl, ecc.) è comprensibile ma del tutto inefficace.

Resta il rifiuto ed è questa la scelta che proponiamo. Una scelta etica e politica.

Ma il rifiuto, cioè l'astensione, non è fuga. Al contrario, esso vuol essere la premessa di una lotta più ampia che potrà svilupparsi solo a condizione di una rottura totale con l'indecente casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato. A noi sembra che questa volta sia proprio così.

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QUESTA VOLTA NO
votare e' una cosa seria - astieniti

Quelle del 13 aprile non saranno elezioni di ordinaria amministrazione. Esse potrebbero avere conseguenze di portata storica. Le stesse oligarchie che seppellirono la prima Repubblica, sprofondata la seconda nei miasmi delle loro meschine lotte di potere, hanno deciso di fondarne una terza.  

I due partiti di plastica, quello di Veltroni e quello di Berlusconi (forti dell'inopinato sostegno del neonato ectoplasma di Bertinotti che ha assunto il ruolo di garante di questo imbroglio) chiedono di cambiare le  "regole del gioco", nascondendo ai cittadini quali siano il gioco e la posta in palio. Il gioco consiste nell'adottare un modello istituzionale di tipo americano, ovvero una monarchia elettiva fondata su di un bipartitismo coatto più o meno perfetto. La posta in palio, già deciso quali siano i due monarchi, è a chi dei due debba spettare il trono.

Chiunque si piazzerà per primo ricorrerà infatti all'appoggio del secondo classificato (e all'avallo delle due forze di complemento,  quella di Bertinotti per il PD e quella di Casini per il PdL),per fare a pezzi la Costituzione, atto obbligato per passare dalla democrazia parlamentare ad un regime presidenzialista autoritario. Da un sistema in cui la sovranità, almeno legalmente, spetta al popolo, vogliono condurci ad un altro in cui essa sarà appannaggio di ristrette oligarchie che trasformeranno i governi in docili comitati d'affari dei grandi oligopoli capitalistici, e le assemblee elettive in bivacchi schiacciati dagli stivali dell'Esecutivo.

Un sistema oligarchico che farà della democrazia una finzione procedurale, trasformando i cittadini in sudditi, non può essere altrimenti considerato che una dittatura mascherata.

Sappiamo bene che questa tendenza non riguarda solo l'Italia, che essa riguarda tutta l'Europa. Le classi dominanti europee, da sempre prigioniere della supremazia nordamericana, hanno infatti abbracciato il disegno imperialistico di Washington, disegno che fa dell'Alleanza atlantica la punta di lancia della "guerra permanente e infinita" con la quale imporre al mondo le proprie ambizioni imperiali.

Alla guerra permanente contro ogni popolo e nazione recalcitranti corrisponde, entro i confini del blocco imperiale, la necessità di una pace interna cimiteriale, la prevenzione e la soppressione d'ogni conflitto sociale e politico, la violazione dei diritti fondamentali delle persone.

La maniacale ricerca di leggi elettorali truffa, la sacralizzazione del principio della governabilità, vanno infatti di pari passo con l'adozione di leggi lesive delle libertà individuali e collettive, il tutto accompagnato da accanite campagne securitarie razziste e xenofobe. Non si tratta solo del presidenzialismo, ma del passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di Polizia.

Quando la società italiana pulsava, quando la democrazia viveva della partecipazione diretta dei cittadini, questo mutamento sarebbe potuto avvenire solo con un "colpo di stato" —minaccia che è infatti gravata sul nostro paese, dal Piano Solo del 1964, a quello della P2 di Licio Gelli negli anni '70-'80.

Oggigiorno, già disarticolate le istituzioni repubblicane,  neutralizzate le forze antagonistiche, trasformati i cittadini in tele-spettatori/consumatori inebetiti, questo golpe può essere perpetrato in maniera incruenta, grazie ad una competizione elettorale manipolata con ciniche strategie di marketing dai padroni delle TV e dei mass media.

In questo contesto, davanti ad elezioni il cui risultato è già sancito in anticipo, l'astensionismo di massa è la sola risposta che abbia valore etico e senso politico.

Questa volta no, non ci "tureremo il naso", non accetteremo il ricatto di chi, dopo aver scelto il ruolo di comprimario e di complice di un crimine, vorrebbe il nostro voto accreditandosi come innocente. Né riteniamo abbia senso politico presentare liste alternative. Esse, oltre a non aver alcuna possibilità di successo, svolgerebbero, loro malgrado, la funzione di comparsa della messa in scena elettorale.

Chiamiamo quanti condividono quest'appello non solo a sottoscriverlo, non solo a diffonderlo, ma ad attivarsi in una campagna astensionista di massa allo scopo di contrastare la nascita di quella che chiamano "Terza Repubblica".

Una campagna che sola può gettare le premesse per un'opposizione politica futura, intransigente e a tutto campo, non solo contro la svolta autoritaria e per salvare lo Stato di diritto, ma anche per rilanciare la lotta per affermare i principi di eguaglianza sociale, libertà politica e fratellanza umana, principi che restano i soli per costruire un'alternativa di sistema.

Ci impegniamo altresì a convocare una grande assemblea unitaria nazionale affinché l'opzione astensionista e antagonista abbia una dimensione di massa.

Se sottoscrivi questo appello scrivi a: <
mi-astengo@tiscali.it>

Primi firmatari:
 
Franco Alunni – Roma
Adolfo Amoroso - Roma
Maria Grazia Ardizzone - Perugia
Rosario Attanasio – Lecce
Anna Paola Azzi – Lucca
Marino Badiale – Genova
Giorgio Becchetti – Assisi
Graziano Bianchi – Lucca
Giulio Bonali – Piacenza
Bono Luciano - Milano
 Paola Bonoconto - Roma
Massimo Bontempelli – Pisa
Luciano Bronzi – Potenza
Roberto Bugliani – La Spezia
Francesco Cardinali – Foligno
Daniela Ceccaroni – Perugia
Ino Cecchinelli – La Spezia
Giovanni Cenci – Perugia
Angela Cocco – Roma
Maria Grazia Da Costa – Lucca
Laura Dalle Molle – Vicenza
Tusio De Iulis - Pescara
Riccardo Di Vito – Roma
Franco Ferro – Firenze
Nadia Ferro – Firenze
Maurizio Fratta – Perugia
Ugo Giannangeli – Milano
Alessandro Giornalista – Roma
Andrea Giulietti – Roma
Maria Ingrosso – Lecce
Silvia Irti – Roma
Gianfranco La Grassa – Treviso
Gianluigi Maddalena – Vicenza
Luca Maddalena – Vicenza
Michela Maffezzoni – Cremona
Miguel Martinez – Firenze
Daniela Marzi – Siena
Enrico Mascelloni – Spoleto
Leonardo Mazzei – Lucca
Patrizia Mazzei – Lucca
Luca Minghinelli – Lucca
Miozzi Erika - Bologna
Rodolfo Monacelli – Roma
Fabio Montagnani – Siena
Massimiliano Montesi – Foligno
Alessia Monteverdi – Foligno
Ramona Monti – Lucca
Virginio Monti – Lucca
Mauro Moretti – Lucca
Maurizio Neri – Roma
Alice Paccagnella – Padova
Vittorio Paiotta – Pisa
Moreno Pasquinelli – Foligno
Giuseppe Pelazza – Milano
Anika Persiani – Firenze
Gianni Petrosillo – Potenza
Paolo Pioppi - Amelia
Fabio Polichetti - Roma
Costanzo Preve – Torino
Valeria Proia - Roma
Mary Rizzo – Ascoli Piceno
Gabriele Roberto - Roma
Antonio Savini – Roma
Daniele Sello – Perugia
Enrico Sodacci – Perugia
Sergio Spina – Imperia
Sergio Starace – Lecce
Federico Stella – Roma
Giovanni Teti – Perugia
Marcello Teti – Perugia
Mauro Tozzato – Treviso
Luca Travaglini – Chieti
Giuseppe Vaccaro – Perugia
Irma Vari - Roma


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martedì, 12 febbraio 2008

Scoperta lista di proscrizione

Clamoroso scoop.

Un commentatore di questo blog ha scoperto  una lista di proscrizione contro 67 docenti della Sapienza, nascosta sul sito di un estremista di destra noto negli ambienti dell'eversione nera come Er Mongolino [1] .

Restiamo in attesa delle dichiarazioni del Ministro degli Interni.

Nota:

[1] Lo so, non è politicamente corretto. Ma mica è colpa mia che lo chiamano così. E' colpa sua.




domenica, 16 dicembre 2007

Lutto

Un sito che avevo linkato tra i Diversamente pensanti, Destra Radicale, ha appena perso la sua anima.

Era una cosa bellissima, con proclami a favore della Legge del Taglione, esaltazioni del ruolo militare di Israele nel progetto di instaurazione planetaria della Legge Deuteronomica e Naturale con conseguente abolizione della democrazia, e l'invito a iscriversi a un ordine cavalleresco apposito, di cui venivano spiegati in dettaglio i costumi indossati.

Adesso è diventata una roba talmente sciatta, a parte l'uso creativo della punteggiatura, da sembrare il sito dei comunicati stampa di un deputato di Alleanza Nazionale.

Rimangono solo alcuni gioielli qua e , ma il resto è francamente noioso, per cui mi trovo costretto a togliere il link. I miei nemici non li voglio moderati, per favore.

Morale della favola: guai a vendere la vostra anima a un nuovo webmaster.

A proposito di Legge Naturale, non perdetevi questo post sul blog di Falecius.


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lunedì, 03 dicembre 2007

Valori cristiani (I)

La Regione Lombardia, saldamente presieduta da Roberto Formigoni, viene spesso criticata per il potere che vi esercita la rete aziendalpolitica di Comunione e Liberazione.

La stessa Regione Lombardia ha appena varato una legge che "liberalizza" l'apertura domenicale dei negozi;  a essere precisi, dei grandi magazzini e centri commerciali che se la possono permettere.

Legge promossa dal consigliere di Forza Italia Carlo Saffioti, uno di quegli oscuri personaggi (il suo sito personale, ad esempio, contiene solo la sua foto) che riescono comunque ad arrivare dove vogliono.

Su Saffioti, troviamo in rete che è un militante monarchico  e proviene dal partito liberale.

L'apertura domenicale è un argomento sul quale non ho idee precise.

Ma dovrebbe averle un cattolico, visto che le commesse e i commessi di fede cattolica non potranno più "santificare le feste", in particolare nel periodo dell'Avvento, né partecipare all'Eucarestia domenicale.

Dice il Catechismo della Chiesa cattolica all'articolo 2181:

"L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco. Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave."

Figuriamoci cosa commette chi impone ad altri di non partecipare all'Eucaristia, magari con minacce di licenziamento. E anche se si riesce ad andare alla Messa delle 6 di mattina, prima di infilarsi di corsa in macchina per andare al lavoro, c'è dell'altro:

"Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo."

Cerchiamo di capire cosa c'è in ballo qui, oltre a svariati miliardi di Euro.

Non è come la controversia dei Dico/Pacs, dove si discute dei diritti di persone che già in partenza non accettano la disciplina della Chiesa (altrimenti non cercherebbero di far legalizzare rapporti cattolicamente illeciti).

E non si tratta nemmeno di crocifissi (magari con cartellino Made in China) sulle pareti di un'aula scolastica di stato, che non sono prescritti da alcun catechismo.

No, qui si tratta del diritto dei cattolici di fare ciò che "fonda e conferma tutto l'agire cristiano". Nonché di conservare un simbolo potente dell'identità cristiana del nostro paese - il biblico giorno di riposo.

Certo, a differenza dei crocifissi, implica fare qualcosa, tipo andare a Messa o comunque rinunciare a guadagni o a divertimenti.

Riesco a immaginare le possibili giustificazioni per questo pugno all'identità cristiana d'Italia:

"L'economia non ha tempo da perdere con fissazioni religiose"

"Ormai la domenica lavorano tutti, siamo in un'epoca flessibile"

"Se non lavoriamo la domenica, i cinesi ci fanno fuori"

"Viviamo in uno stato laico, mica siamo obbligati ad adattarci alle festività religiose"

"I contratti di lavoro li faccio io, mica il Padreterno"

"Tanto già non ci va nessuno in chiesa la domenica, per cui cosa volete che cambi?"

Ma non sono esattamente le giustificazioni che ci aspetteremmo di sentire da un signore come Carlo Saffioti, che ha firmato l'appello di Magdi Allam chiamato "Salviamo i cristiani".

Vabbene che quelli erano i cristiani del Medio Oriente.


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martedì, 06 novembre 2007

Chiacchiere e salme

Molti anni fa, ai tempi in cui gli uomini portavano il cappello, c'era un tale che si faceva chiamare Lenin.

Tra diverse cose anche sgradevoli che ha fatto, ce n'erano due molto belle.

Mentre milioni di russi morivano per una guerra del tutto insensata, Lenin disse, tiriamoci fuori da ogni alleanza imperialista e da ogni guerra imperialista.

Poco dopo fece mandare un messaggio anche ai popoli dell'Asia:

"Compagni! Fratelli! E' arrivata l'ora di cominciare a organizzare una vera guerra santa di popolo contro i ladri e gli oppressori. L'Internazionale Comunista si rivolge ai popoli dell'Oriente, dicendo loro: 'Fratelli, vi chiamiamo alla guerra santa, in primo luogo contro l'imperialismo inglese!" [1]

Novant'anni dopo, a Mosca, ci passa un turista. Un avvocato di nome Oliviero Diliberto, politico italiano che ogni sei mesi vota per continuare a sparare sui popoli dell'Asia Centrale, in modo da preservare la più grande alleanza imperialista della storia.

Nell'aria moscovita, il turista ha soffiato un nuvolone con dentro alcune parole che un cronista ha subito raccolto e impacchettato sotto questa forma:

"La mummia di Lenin «potremmo portarla a Roma» se, nella Russia postsovietica di Vladimir Putin, il Cremlino decidesse di rimuoverla."

Quando parlano i membri della Casta, non si capisce se hanno dietro un giornalista che segna tutto, oppure se gli stessi deputati mandano comunicati stampa, oppure se camuffano la voce telefonando alle redazioni per dire quale sia stata la brillante trovata del giorno.

Comunque, è chiaro che una frase del genere esalta i poveretti che hanno votato Diliberto.

Ma il gioco delle parti richiede un'immediata controdichiarazione dell'Altra Parte.

La Controdichiarazione è ovviamente del tutto irrilevante: ci interessa sapere, tutt'al più, se Diliberto progetta di rapire la mummia di Lenin di notte, oppure di comprarla vendendo le sedi del PdCI. Cosa ne pensi il centrodestra rimane irrilevante, fino al momento in cui il centrodestra non tira fuori un'altra notizia concreta, ad esempio la minaccia di trasformare lo stesso Diliberto in una mummia.

La Controdichiarazione, insomma, non offre quasi mai alcunché di significativo; eppure si deve sempre pubblicare.

Sarebbe interessante studiare il grado gerarchico di chi fa le Controdichiarazioni: potremmo scoprire così che a segretario di partitone, risponde segretario di partitone, a consigliere comunale consigliere comunale e così via, come nei ricevimenti diplomatici. O forse in politica vale il principio dello sgarbo, per cui a Segretario risponde solo un Capogruppo.

Fatto sta che al partitino di Diliberto, risponde subito il Capogruppo UDC, Luca Volontè, dottore in scienze politiche:

"Ma mentre parla, il segretario del Pdci non sa di stare per scatenare nel suo Paese una piccola polemica.

«Se Diliberto vuole portare a casa sua o nella sede del suo partito la mummia di Lenin, faccia pure. L'Italia non può certo permettersi di diventare un ricettacolo di emuli dei genocidi comunisti d'Europa»: replica da Roma il deputato Udc Luca Volontè. «Forse quella di Diliberto è stata solo una battuta, magari dovuta al freddo polare e corroborata con qualche bicchierino di vodka locale...», conclude Volontè in un comunicato.

Ora, siamo certi di due cose. Per far parte della Casta, anche se non è necessario essere intelligenti, bisogna essere furbi.

E un deputato furbo sa che ogni suo sussurro fa notizia.

Ne consegue che la frasetta introduttiva del cronista è un semplice espediente retorico.

Notate poi come il discorso di Volontè sia perfettamente insensato: Diliberto può o non può portarsi dietro la mummia? E poi, che vuol dire il riferimento al "ricettacolo"? Diliberto non può rientrare in Italia perché è un emulo? Oppure, è Lenin stesso l'emulo, e di chi?

Questo intrico viene poi condito con due luoghi comuni di straordinaria banalità: il "freddo polare" e il "bicchierino di vodka".

Uno dice che poteva anche starsene zitto, vista la perfetta inutilità di simili parole.

Però questa espressione serve ad almeno tre scopi: il primo, ricordare al mondo che esiste Luca Volontè; il secondo, dire ai propri elettori che Oliviero Diliberto è addirittura un pericoloso comunista. Il terzo, confermare agli elettori di Oliviero Diliberto quello che loro vogliono tanto sentirsi dire: appunto, che Diliberto è un pericoloso comunista.

Ecco che la palla ritorna a Diliberto (è la Contro-Controdichiarazione).

E qui succede una cosa molto strana.

Diliberto sembra smentire di aver detto la frase che ha innescato lo scambio. A logica, o ha mentito Diliberto (cosa che Diliberto evita di dire), oppure ha mentito il giornalista (cosa che Diliberto evita di dire al giornalista). Con un colpo di genio, Diliberto fa cadere la colpa proprio su Luca Volontè:

"Non passa molto tempo prima che arrivi la controreplica di Diliberto: «La salma di Lenin rimarrà come è ovvio a Mosca e solo un buontempone come Volontè poteva immaginare che io pensi veramente di chiederne lo spostamento a Roma».

«Quanto ai vizi, i bicchieri di vodka, cui fa riferimento Volontè - aggiunge il leader del Pdci - sono sicuramente assai più innocenti di quelli che si consumano all'hotel Flora pagando donne e stupefacenti». Un evidente riferimento allo scandalo che ha coinvolto il deputato Cosimo Mele, ora ex dell'Udc, per un festino a luci rosse in quell'hotel."

Ora, Cosimo Mele è diventato famoso per essersi drogato con una prostituta, la quale si è prima lamentata per la figuraccia che lui le ha fatto fare con il fidanzato, e poi è corsa in televisione, pregando pubblicamente di venire assunta a nostre spese, come tante sue colleghe. E fin qui la cosa mi sembra irrilevante.

Per quel patto non scritto tra membri della Casta, che dice di non parlare di corda in casa dell'impiccato, Oliviero Diliberto evita di parlare del vero scandalo Mele:

"E' fatto così, lu Mimmo. Tutto politica e sregolatezza. Come quando era finito in gattabuia a gennaio del 1999 da vicesindaco di Carovigno perché insieme col primo cittadino andavano a giocare al casinò coi soldi delle tangenti. Centinaia di milioni, tra il 1995 e il 1998, per assegnare appalti pubblici o fare assunzioni. Poi la partenza alla volta di Montecarlo per accomodarsi al tavolo verde. Una passione sfrenata, quella per il gioco, che gli costa l'arresto con le accuse di concussione e corruzione. Il processo va avanti."

Ora, quest'uomo è stato accolto dall'UDC, che evidentemente sapeva tutto questo. Non è stato accolto in un centro di recupero per ex-carcerati, ma in una lista bloccata che gli ha assicurato un posto in parlamento.

Va bene che al paese dove prendeva le tangenti, l'hanno votato con entusiasmo. Ricordandoci che la colpa non è tutta dei politici.

Nota:

[1] Grigorij Zinov'ev, capo della Komintern, al Congresso di  Baku, 1920.




domenica, 21 ottobre 2007

Extracomunitari all'attacco

Con tutti questi stranieri in giro, era inevitabile che alcuni giovani italiani finissero per lasciarsi contaminare da bizzarre mode extracomunitarie.

Lady D, che ha un occhio notevole per gente strana, ci segnala questo fatto.

Pare che un gruppetto di ragazzi abbia tradotto in Italia un'intera religione extra-europea, basata sulla lettura di un antico testo semitico, che opera al servizio, nientemeno, di una closa cle si cliama "Klaliffato".

Stiamo parlando dei White Legion Knights del Ku Klux Klan. Hanno aperto un blog in un italiano incerto, pieno di evidenti riferimenti alla loro vera patria morale:

"La diversità è divenuto un obbiettivo per rimpiazzare la società Bianca con una cultura che è economicamente dipendente sul resto dell'America."

Si dichiarano "cristiani", cosa che in Italia ha comunemente un certo significato; ma sul loro sito precisano che

"La White Legion Knights of the Ku Klux Klan International aderisce alla dottrina della "Christian Identity" ed è affiliata alla "Chiesa della Croce di Cristo" (Church of the Cross of Christ) ed ha al suo interno i propri pastori, reverendi  e funzionari religiosi e organizzativi."

La Church of the Cross of Christ, per chi non lo sapesse, si autodefinisce Yahweh's elite e dice che gli ebrei sono il popolo eletto da Dio e dovrebbero dominare il mondo, solo che i veri ebrei sono i bianchi protestanti statunitensi, discendenti delle Dieci Tribù Disperse d'Israele, mentre quelli che si chiamano Rosenthal e simili sono degli impostori palestinesi o turchi.

Tradizionalmente, gli italiani derivano le loro conoscenze religiose da Don Abbondio in parrocchia, oppure dalle bestemmie del compagno Gino all'osteria.

I nostri amici dei White Legion Knights hanno invece un Kludd.

Non è una marca di scarpe, ma un tipo che indossa una specie di burqa per maschi. Nella foto, che ho trovato sul loro sito, si precisa che il loro Kludd è ritratto "Con Sacra Bibbia". Segnaliamo che il vestito ci sembra poco stirato, cosa che indica che il Signor Kludd non dice tutto alla mamma, che probabilmente è una donna all'antica.

kludd

  Per i due terzi, il sito traduce materiale extracomunitario, cioè statunitense.

Per un terzo, se la prende invece con la concorrenza, cioè con altri stranieri in Italia.

Curiosa l'amicizia (non si sa quanto ricambiata) che il sito dimostra per una certa signora Giselle Littman Orebi, meglio nota come "Bat Ye'or", che se la prende con i musulmani ma appartiene, appunto alla specie degli Impostori Palestinesi o Turchi; e per Faith Freedom International, il luogo planetario dei cultori di Oriana Fallaci.

Ma passiamo ad altro. Ieri ho scoperto il blog Afrocittà, che dedica un post ricco di riflessioni a un argomento che non sembra interessare i nostri extracomunitari filostatunitensi: le radici (la White Legion si occupa invece solo della sindrome da carenza di melanina).

So che da un confronto tra i due siti, molti potrebbe trarre delle conclusioni razziste.

Sarebbe facile dedurre l'inferiorità genetica dei bianchi. Però credo che sia errato attribuire tutto alla genetica. Primo, perché tutti conosciamo almeno un bianco intelligente (ad esempio, noi stessi).

Secondo, perché i White Legion Knights, con ogni probabilità, sono in gran parte vittime di un ambiente privo di stimoli culturali.

E poi non possiamo trascurare gli effetti dell'alimentazione - il consumo di bevande gassate e di Big Mac, dalla più tenera età, può avere effetti devastanti sulle cellule grigie.


postato da kelebek alle 11:57 | link | commenti (216)


domenica, 09 settembre 2007

Sceriffi e sceriffini

I leghisti costituiscono insieme specchio e capro espiatorio della società italiana.

Da una parte sono la vergogna d'Italia, quelli contro cui tutti gli altri possono puntare il dito per indicare la propria, superiore civiltà.

Dall'altra, dicono semplicemente e senza fronzoli ciò che una larghissima fascia della popolazione, forse la maggioranza, sente.

E i politici normali lo sanno perfettamente. E si comportano di conseguenza.

Ecco che Giuliano Amato, parlando il 5 settembre alla festa della Margherita a Vietri sul Mare (SA), dichiara "Se fossimo cosi' incoscienti da pensare che la sicurezza non e' un nostro problema, creeremmo le condizioni per una svolta reazionaria e fascista nel nostro Paese''. E aggiunge: ''Se c'e' una cosa che un democratico deve saper fare e' non svegliare la tigre della reazione".

Il riferimento al fascismo è una balla: il fascismo è nato per stroncare un enorme movimento di popolo - quello socialista. Mentre qui si tratta di assecondare un movimento di popolo: quello della néoconnarderie, della gente mediatizzata e precariamente fluttuante, che osserva con giustificato terrore le devastazioni del capitale assoluto, ma attribuisce tutto ai lavavetri o alla barba di Osama bin Laden.

Il nemico di questo popolo non è certamente una classe operaia organizzata, come ai tempi dell'ascesa del fascismo; ma semplicemente i profughi, economici e non, dal resto del pianeta.

Alla gente dà fastidio il lavavetri aggressivo. Se io avessi l'automobile, darebbe fastidio anche a me.

Ma ciò che è straordinario è che il Popolo Fluttuante non vede, contemporaneamente, anche - cito a caso - la devastazione delle coste, delle città e dei monti, i quasi seimila morti ammazzati di mafia negli ultimi anni, l'atomizzazione dei rapporti umani, la rapina delle pensioni, l'immane costo sociale e ambientale del sistema di trasporti privati, la precarizzazione del lavoro.

Toccare questi temi, però, significa prendere di petto il capitalismo assoluto; mentre i politici intendono soltanto fare gli amministratori per conto di ciò che chiamano il "mercato globale".

E quindi, a destra o a sinistra - e nei media - non rimane che prendersela appunto con i lavavetri o con le salette di preghiere dei lavoratori immigrati.

La cosa interessante è che Amato cerca di dare una copertura di sinistra a tutto ciò.

E quindi tira fuori la retorica paleolitica della "svolta reazionaria e fascista" e persino della "tigre della reazione", per dire che il centrosinistra deve fare la stessa politica del centrodestra.

Questa retorica sarebbe del tutto ridicola, se non esistesse ancora un'ampia fascia di trinariciuti identitari, che quando sentono queste cose, si eccitano. "Il fascismo si combatte anche trascinando in guardina una zingara che chiede l'elemosina". L'importante è che a calciare la zingara-palla sia la squadra dei rossi e non quella dei neri.

Il centrosinistra cerca così di mettere in pratica quanto dice l'esuberante Gentilini, ex-sindaco leghista nonché vero padrone politico di Treviso.

Gentilini esprime perfettamente cosa vuole il Popolo Fluttuante, ma con un tocco tutto italiano che potremmo chiamare di autobuffonizzazione, che Giuliano Amato ovviamente non userebbe mai.

Però Gentilini ha assolutamente ragione quando dice di essere lui ''lo sceriffo d'Italia, l'unico doc. Tutti gli altri sono imitazioni, sceriffini''. Compresi Cofferati, Domenici e Amato.

Eppure scommetto che, di fronte alle parole di Gentilini, ci sarà qualche benpensante di centrosinistra che inorridirà.

Per aver votato l'indulto il vice sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, ha proposto di istituire ''una taglia anche su Prodi e Mastella. Mettiamo questa taglia perche' con l'indulto hanno permesso che vengano compiuti delitti orrendi come quello al Gorgo al Monticano, nel Trevigiano'' dove sono stati uccisi gli anziani coniugi per i cui assassini auspica la pena di morte per impiccagione.

Gentilini, usando un linguaggio piuttosto colorito, ha voluto precisare di essere lui ''lo sceriffo d'Italia, l'unico doc. Tutti gli altri sono imitazioni, sceriffini''.

Riferendosi poi all'emergenza sicurezza e alle proposte avanzate da alcuni esponenti del centrosinistra, anche del governo, per contrastare la criminalita', Gentilini ha sottolineato che molti punti lui li aveva gia' messi all'ordine del giorno dieci anni fa: ''quindi e' necessario blindare i confini con i soldati. Mi hanno tacciato un tempo di essere nazista e oggi vedo che molti sindaci anche del centrosinistra mi imitano''.

Ha fatto quindi riferimento ai suoi interventi contro i lavavetri, i venditori di paccottiglia e contro i clandestini criminali.

Gentilini si e' poi esposto affermando che sarebbe ora che ''qualche magistrato andasse in galera. Il buonismo e' reato contro il popolo italiano e contro il popolo veneto''.

Parlando ancora dell'indulto il vice sindaco trevigiano ha spiegato di non aver ''tollerato che la Cdl abbia dato il suo voto a favore. Nell'elenco di chi ha dato il suo appoggio c'e' anche un parlamentare trevigiano, Maurizio Sacconi, che ha dato una mano a quei delinquenti che hanno poi violentato la donna di Gorgo. Se vedete Sacconi fischiatelo, non e' degno di rappresentare il popolo trevigiano''.

Gentilini per i presunti assassini dei due coniugi trevigiani, non vede altro che la pena di morte. ''Sono pronto - ha detto - a ungere il sapone per il cappio. E' giusto che manteniamo per 30-40 anni questi delinquenti? Impicchiamoli e non se ne parli piu'''.

''La strada della Lega e' una sola ed e' quella della tolleranza a doppio zero - ha concluso -, anche se i vertici ecclesiastici mi hanno tacciato di razzismo. Per fortuna ora c'e' il Pastore tedesco, che ha i denti per affondare le bestie islamiche. Lode al Pastore tedesco''. (ANSA). CS/FRF 09-SET-07 00:17 NNN







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