sabato, 19 dicembre 2009

Maurizio Armanetti replica al nostro blog

Ieri abbiamo pubblicato un articolo sul curioso rapporto che lega il ministro Michela Vittoria Brambilla, il ministro Sandro Bondi e il sensitivo e designer di pendolini, Maurizio Armanetti.

Il signor Armanetti è intervenuto nei commenti a questo blog con una lunga replica, senza fare alcuna minaccia.

Proprio per questo, ci fa piacere togliere la sua replica dalla scarsa visibilità dei commenti e darle lo stesso spazio che abbiamo dato al nostro stesso scritto.

Non ho mai inteso prendere posizione rispetto ai presunti poteri paranormali di Maurizio Armanetti: sono intervenuto a difesa della libertà della rete, quando il signor Armanetti ha minacciati di denunciare i blog di Paniscus e di Alex Falcone.

La minaccia di denuncia nei confronti di questi blog sembra rientrata, e quindi viene a cadere il motivo di polemica con il signor Armanetti. Resta comunque la curiosità rispetto ad alcuni aspetti di questa vicenda, per cui nel prossimo post porrò alcune brevi domande a Maurizio Armanetti.

Ma ecco cosa scrive Maurizio Armanetti:
Ringrazio e lo dico con sincerità a chi gestisce questo Blog per l’offerta fattami di poter dimostrare la verità e ho abbondanti prove per farlo Non è mia intenzione ledere la libertà altrui nel confronto fatto anche con toni accesi ma la diffamazione studiata a tavolino è un’altra cosa…. Paniscus ha ammesso e ritirato la diffamazione ed ho atteso il ripensamento prima di denunciarla come sto aspettando quello di Aleksfalcone.org che dubito arrivi e mi costringerà alla denuncia penale. Ho denunciato come riportato ampliamente dalla Stampa Nazionale e TV l’Onorevole Lucio Barani confluito nel PDL a dimostrazione che la mia attività non è legata alla politica ma è di imprenditore e chiunque mi diffama e persiste nel crimine merita la denuncia penale per diffamazione. Nonostante la mia denuncia contro l’On. Barani sono stato chiamato a far parte di una Commissione Ministeriale di questo Governo e chi lo ha fatto NON ha agito con valutazioni politiche o “razziste” nel vedere se un imprenditore “OLTRE” alle sue capacità imprenditoriale ha doti intuitive riconducibili alla rabdomanzia. Mi sembra che qualcuno questa “intolleranza razzista” la dimostri!!! (non mi riferisco a Lei) Lei vedrà che il mio linguaggio esula dalle diffamazioni e si basa sui fatti, sulle prove, ogni mia affermazione è sempre basata su pezze di appoggio che qualsiasi perito di tribunale è in grado di verificare come Vere! È vero quello che Lei dice, presiedendo una srl, le attività sono molteplici e quando Repubblica mi ha intervistato ho risposto no, professionalmente non sono un rabdomante, sono un imprenditore che usa le migliori tecniche scientifiche e ci applica il surplus dell’intuizione, dell’ingegno……tutto questo è un PROBLEMA?
Un’altra mia attività è la progettazione ed ideazione di progetti INNOVATIVI nel campo del turismo termale, progetti anche tematici in grado di portare milioni di turisti in Italia ed in questa veste di PROGETTISTA DI PARCHI TEMATICI, ACQUAPARCHI TERMALI, sono stato chiamato a far parte della Commissione Ministeriale per lo sviluppo e la valorizzazione del Turismo Termale e del Benessere….Bene dov’è il problema? DOVE è IL PROBLEMA?
Altra Attività, forse la più conosciuta, eseguo ricerche TERMALI e siamo l’unica società al mondo a scoprire ALMENO PER ORA, ogni volta, senza sbagliare, (sei successi su sei ricerche) l’acqua TERMALE anche a centinaia di metri (di media 400-700metri) DANDO, RIPETO “UNICI AL MONDO” la garanzia economica della ricerca termale con una trivellazione CHE COSTA SEMPRE MOLTO OLTRE I CENTOLMILA EURO….
Poi ho attività minori ma non meno importanti nel campo della ricerca dei prodotti erboristici e del benessere…. Quindi chi si dedica ad una stupida ed inutile caccia alle streghe senza conoscere minimamente fatti e PROVE! Compie un atto incivile e questo si lesivo della libertà altrui!!!
LE MIE SOLIDE REFERENZE non sono i media, ma le “certificazioni ufficiali” di successi talmente eclatanti che i media hanno deciso di rendere pubblici
www.armanettimaurizio.net
Tutte le maggiori reti televisive, i maggiori quotidiani italiani e qualche settimanale hanno riportato queste notizie e a livello internazionale oltre il settimanale DA Lei citato che all’epoca faceva comunque 4 milioni di lettori, mi ha intervistato il New York Times….
E questo prima di avere quei successi odierni nel campo della ricerca TERMALE che possono portare l’Italia ad uno straordinario sviluppo con la creazione di molte migliaia di posti di lavoro come a breve verrà dimostrato!!!
Termino dicendo, perché dovrei minacciarla, lei ha raccolto informazioni e le ha condivise permettendomi di confermarle, negarle o spiegarle…..questa è la forza di INTERNET non la DIFFAMAZIONE!!! In questa sede non siamo mediati dai poteri di censura ma cerchiamo di mantenere la discussione in tono civili, costruttivi..etc Ad esempio la lettera del CICAP contro di me è stata scritta mistificando i fatti! Raccontano Bufale!!! Ma quello che io dico ora non è diffamazione ma la verità e lo posso dimostrare (consegnata brevimano a Margherita Hack )
http://forums.myspace.com/t/4639536....ums.viewthread
Inoltre sono Io che ho proposto al CICAP la partecipazione con tre loro esperti su sei in una AUTOREVOLE Commissione Scientifica di studio sulla Rabdomanzia…perché rifiutano? La risposta è semplice no? Ho proposto al CICAP di presentarsi graditi ospiti durante le mie ricerche per enti pubblici….etc Ho proposto loro il confronto in un Convegno Internazionale con scienziati di fama Europea….ma le sapete tutte queste cose che anche il Segretario del CICAP Massimo Polidoro che da 20 anni merita la mia stima può confermare???? Certo Io non accetto dei test antiscientifici proposti dal un comitato di sedicenti (termine che i soci cicap amano molto attribuire agli altri) od autoreferenziali e “negazionisti” esperti di paranormale, il CICAP I test scientifici del CICAP SONO “SCONFESSATI” anche dalle PAROLE dell’ideatore del Comitato, Piero Angela che ha sempre affermato il CICAP non è un comitato in grado di eseguire sperimentazioni scientifiche ma come dice il nome, il suo compito è “comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale” MA POTREBBE MAI UN COMITATO NEGAZIONISTA eseguire in casa dei test OBBIETTIVI!!!!
Inoltre nelle mie ricerche sono in gradi di determinare il punto di perforazione di una falda TERMALE, le varie profondità, quantità ed incredibilmente LE TEMPERATURE alle varie profondità..tutto certificato ufficialmente!!!!! Sembra fantascienza ma è realtà dimostrata e dimostrabile!!! (l’uso del maiuscolo è usato solo per evidenziare e non ha altri scopi)
Attendendo una sua cortese risposta e verifica di quanto da me scritto, le invio a lei ed a tutto il forum Auguri di Buon Natale e la speranza di un confronto costruttivo…Io sono disponibile e Voi?
DIMENTICAVO AVRETE CAPITO CHE IL TERMINE SENSITIVO ( spero vivamente che il motivo non sia politico o razzista ma solo fraintendimento ) NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LA MIA NOMINA NELLA COMMISSIONE MINISTERIALE DI PROGETTISTA ED IDEATORE DI PARCHI TEMATICI ED ALTRI PROGETTI INNOVATIVI…SPERO DI SI !!!



venerdì, 18 dicembre 2009

Maurizio Armanetti, Michela Vittoria Brambilla, Sandro Bondi e la politica del paranormale

Il signor Maurizio Armanetti sta tempestando di minacce legali vari blog, che si sono permessi di criticarne l'operato; in particolare (per ora) il blog di Paniscus  e quello di Alex Falcone.

Per la grande maggioranza dell'umanità che non sapesse chi è Maurizio Armanetti, precisiamo che si tratta di un signore di Pontremoli, che nell'aspetto ricorda un po' Massimo Cacciari e un po' il compianto Grigorij Efimovič Rasputin.

Maurizio Armanetti sostiene che è stata offesa la sua "figura professionale".  Il problema è che non è facile definire il suo mestiere: il suo impegno professionale spazia infatti in vari campi.

Ad esempio, fa il designer di pendolini per rabdomanti, venduti dallo Studio Brio Divinazione Online della Radioestesista Sciamanica Nimuè, una signora che si dichiara in grado di eliminare "completamente Fatture, Malefici, Malocchi, Infestazioni Larvali e qualunque forma di Negatività".   [1]

Lo studio della signora Nimuè presenta vari tipi di pendoli ideati dal nostro, dal tenero Pendolo Cucciolone al signorile Grande Perfetto Armanetti.

L'attività principale di Maurizio Armanetti consiste però nella ricerca. A essere precisi, nella ricerca dell'acqua. Anzi, come precisa lo stesso Armanetti, "da tre anni non svolgo nemmeno più ricerche di acque comuni ma solo TERMALI!" In pratica, lui sostiene, quando si trova sopra un filone aquifero, percepisce un tremito alle mani.

Dimostrando un'indiscutibile abilità imprenditoriale (Armanetti ci tiene al titolo di imprenditore), Maurizio Armanetti ha lanciato l'azienda Luni Ricerche, che cerca appunto acque minerali per "Industrie, Comuni, Alberghi, Beauty Farm, Agriturismi, e Villaggi Turistici".

Sui suoi presunti poteri, esiste un'accesa discussione che comunque lascio agli esperti: mi occupo di lui unicamente per il fatto che trovo poco corretto minacciare la libertà di parola in rete, visto che la struttura di Internet gli offre possibilità illimitate di replica.

Certamente, Maurizio Armanetti - accanto a solide referenze come il Maurizio Costanzo Show, Chi, Visto e Striscia la Notizia - vanta almeno un riconoscimento internazionale, e cioè un articolo uscito su quello che lui chiama "il Nazional Enquiere, settimanale Americano a maggior diffusione".[2]

Il Nazional Enquiere dovrebbe essere il National Enquirer, che è effettivamente assai diffuso e noto negli Stati Uniti. Wikipedia ci racconta come questo tabloid venduto nei supermercati abbia passato varie fasi. Nato come foglio politico di estrema destra, fu acquistato nel 1952 da un certo Generoso Pope Jr, con il denaro della Mafia. Fulminato dalla vista delle folle che si accalcavano per godersi le scene di incidenti, il settimanale si dedicò all'inizio quasi esclusivamente ai delitti macabri, ma poi passò a temi più allegri, "come le celebrità, l'occulto e gli UFO".

Ma sono interessanti anche i risvolti politici del caso Armanetti.

In sostanza, Maurizio Armanetti sostiene che il governo italiano, tramite il Ministro del Turismo Michela Brambilla e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, intende affidarsi ai suoi poteri di sensitivo per la rinascita economica della Lunigiana.

Seguite attentamente.

Sulla pagina di Facebook  di Maurizio Armanetti troviamo innanzitutto un brano in un inglese assai creativo e originale:
"Thermal Water (Spa)
Is, after the birth, the amniotic fluid of the nature.
Human being is constitute for more than 50% of thermal water.
Thermal water is a natural medicine.
To take a bath in thermal water is ludic, sensual and therapeutic."
E poi leggiamo:
 "Maurizio Armanetti  Grazie ai miei progetti innovativi in campo termale, "Acqua Termale e Benessere" sono stato chiamato a far parte della commissione istituita dal Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla per la promozione e il sostegno del turismo termale e del benessere, presieduta da Giorgio Medail...condivido la gioia e l'onor...e per l'importante incarico con gli amici di Facebook.

November 5 at 2:22am"
Effettivamente, è di questa settimana la notizia che Maurizio Armanetti ha partecipato  a una riunione della Commissione nazionale per la promozione e il sostegno del turismo termale e di benessere, assieme a Giorgio Medail, quest'ultimo nel ruolo di responsabile della "Unità di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia presso la Presidenza del Consiglio-Dipatimento del Turismo".

Giorgio Medail è un  giornalista che "fra il 1983 e il 1987 segue tutti i viaggi all'estero dell'allora Presidente del Consiglio Craxi". Per quattro anni, Medail ha lavorato assieme a Michela Vittoria Brambilla alla trasmissione "I misteri della notte" su Canale 5 e poi su Rete 4; ha in seguito diretto la "TV delle libertà" dei Circoli della Libertà presieduti dalla stessa Brambilla.

Racconta Marco Travaglio:
"A 18 anni mi elessero Miss Romagna . Finii nelle finali di Miss Italia” [spiega la Brambilla]. Lì, a Salsomaggiore, fa il primo incontro della sua vita: Giorgio Medail, il telemanganello di Canale 5 che nel ’94 intervistava la “ggente” per strada e guardacaso incontrava solo fan di Berlusconi e mangiacomunisti: “Rimasi folgorata dal giornalismo televisivo di Medail. Mi attaccai a lui, cominciai a tempestarlo di telefonate, gli ruppi talmente le scatole che alla fine cedette”.

Non in quel senso lì: nel senso che la Michela Vittoria approda a Canale 5, come giornalista e autrice: prima a Dovere di cronaca con Guglielmo Zucconi, poi “in tutti i programmi di esoterismo con Medail”. Infine in un’imbarazzante trasmissione notturna di interviste sexy,
I misteri della notte. Intanto studia filosofia, “alla continua ricerca del significato delle cose: non potevo che essere attratta dall’esoterismo. Vudù, Candomblé, Macumba. È incredibile assistere a un rito Vudù, vedere persone che raggiungono la perdita di coscienza e mettono in bocca carboni ardenti”."
Sempre su Canale 5, Medail ha diretto il programma Arcana dedicato al paranormale e l'anno scorso ha fondato la rivista Totem. Tra il visibile e l'invisibile, cui collabora la crema dell'imprenditoria New Age. Parlando collettivamente a nome di tutti gli "esoteristi", Giorgio Medail spiega così la propria missione:
"Oggi, fortunatamente non è più così e noi possiamo finalmente rappresentare ciò che, in realtà, effettivamente siamo: una 'piccola - grande' avanguardia che cerca di diventare massa critica al fine di di condurre l'umanità verso un grande cambiamento in termini di coscienza."
Insomma, Giorgio Medail, oltre a essere inscindibilmente legato alla Brambilla, è tutto insieme un craxiberlusconiano, un personaggio mediatico e un divulgatore dell'esoterismo, quest'ultimo un ossimoro all'incirca equivalente a un sommeiller astemio.

Forte dell'appoggio governativo, Maurizio Armanetti ha lanciato il progetto “Scopri l’acqua calda”, per un acquaparco in Lunigiana, sottolineando che "Tutto parte dalla pronvincia di Massa Carrara, dove é nato il ministro Sandro Bondi" e affermando che lo stesso Ministro ai Beni Culturali Sandro Bondi, "condivide il progetto".

Qualcosa deve essere andato però storto. Infatti, lo scorso 30 novembre, il blog Ottopassi scrive:<
"Aquaparco. Un milione di turisti a Villafranca!
Niente acquaparco Termale in Lunigiana, e l'ideatore scrive a Napolitano
Salta a Villafranca Lunigiana il PROGETTO TERMALE che avrebbe portato mille nuovi posti di lavoro ed un milione di turisti. "Si perde così quello che si presentava come la rivoluzione economica della Lunigiana. In un periodo di recessione come questo sarebbe stato un vero miracolo economico", riferisce Maurizio Armanetti, ideatore del progetto che così scrive al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un' accorata lettera per salvare il progetto."
Siccome siamo persone gentili, saremo felici di correggere qualunque errore di fatto in questo testo, e anche di ospitare le opinioni di Maurizio Armanetti. Ovviamente, lui è libero anche di sciupare l'occasione che gli offriamo, ricorrendo a minacce.

Aggiunta: Maurizio Armanetti ci ha precisato:
1) Io professionalmente NON sono un disegnatore di pendoli ne ho disegnati alcuni  gratuitamente alcuni oltre 10 anni  fa per avere per me dei pendoli come volevo Io…..Ho pure diffidato per un eccesso di mia serietà professionale la Ditta ad inserire l nome nel catalogo, nome che è stato tolto dal catalogo e poi ricomparso a sprazzi qua e la…questa è la verità dimostrabile!!!! Io non conosco nessuna Nimuè!!!!


2) 
NELLA RICERCA IDRICA che la mia società svolger unendo la scienza, le tecnologie scientifiche, le Geologia, con il surplus della mia parte intuitiva, in questa applicazione dell’ingegno,  non percepisco nessun tremito delle mani, semplicemente il mio cervello reagisce a dei segnali e li traduce come fa il pennino dell’elettrocardiogramma in una risposta esatta e puntuale della realtà!!!!


Nota:

[1] Il Calderone Magico della signora sciamana merita una visita.

[2] Vista la permalosità di Maurizio Armanetti, ci siamo tutelati dai suoi numerosi avvocati facendo un freeze page  L'indirizzo originale comunque è http://members.xoom.virgilio.it/epiic/Armanetti.htm



lunedì, 23 novembre 2009

Pierfrancesco Prosperi, Gianfranco De Turris e l'immaginario islamofobo

Gli immaginari sono la cosa più solida con cui ci identifichiamo: finché il cielo non ci cadrà in testa, saremo cattolici, oppure di sinistra, oppure camerati... Toglietemi tutto, ma la mia bandiera no (l'eco pubblicitaria è voluta).

Però succede una cosa strana.

Gli immaginari vivono strettamente a contatto con il dominio, il potere e la politica. E per questo, in un'epoca di vorticosa comunicazione come la nostra, si mescolano in maniere straordinarie, mutando incessantemente di significato. E' di questi giorni la notizia che  i gestori dei locali da ballo della Val d'Aosta hanno deciso di imporre il crocifisso nei locali di spaccio di ecstasy e di smercio di superalcolici su cui si arricchiscono.

Il senso del nostro blog sta proprio qui: seguire questo rimescolamento incessante.

Prendiamo la strada che ha fatto un romanzo, La Casa dell'Islam, di Pierfrancesco Prosperi, per arrivare alla mia attenzione.

Su una bella mailing list molto laica, che associa tematiche libertarie, transgender e anarchiche, un signore molto, molto anticlericale e ateo posta il testo copincollato di un'esaltata recensione di questo libro.

Non vuol dire molto: anch'io rivendico il diritto di copincollare ciò che voglio e di condividere una buona idea, qualunque ne sia la provenienza.

Ma questo signore è un anticlericale a campo singolo. Ogni suo post è una variazione sullo stesso tema: abbasso i preti, abbasso le religioni. E infatti lui condivide un elemento del testo, che è la sua evidente islamofobia.

Il testo in questione lo ha preso di peso dal blog Liberali per Israele. Liberali per Israele è un sito Guns 'n Moses, per citare le parole che appaiono sulle magliette di alcuni sionisti: Israele, avamposto dell'Occidente contro la barbarie dalla pelle scura. E quindi anche Liberali per Israele si eccita per l'islamofobia del libro di Pierfrancesco Prosperi.
 
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Abbiamo spogliato il testo di due passaggi, e adesso ci appare nella sua nudità: Liberali per Israele ha copincollato un articolo pubblicato sul Giornale, il quotidiano che riesce a mettere insieme la testa di Vittorio Feltri e i soldi di Paolo Berlusconi. I quali notoriamente accettano qualunque cosa sia islamofoba, perché l'Islam è una forma di comunismo.

L'articolo si intitola "La vita nell’Italia governata dall’islam".  

L'autore è Gianfranco De Turris, raccomandato di ferro delle Destre governanti, presidente della Fondazione Julius Evola e autore (tra l'altro) di Elogio e difesa di Julius Evola, pubblicato dalle Edizioni Mediterranee.

Qui, senza demonizzare nessuno, scopriamo un altro mondo, fatto di Occidenti immaginari nel caso di Evola, e di astrologhi, maghi e sensitivi nel caso delle Edizioni Mediterranee, da sempre fulcro del neospiritualismo in Italia. Mettiamo da parte l'infantile strillo, "aiuto, i fascisti!": più seriamente, le Edizioni Mediterranee, di cui Gianfranco De Turris è "consulente editoriale", ha fatto più di chiunque altro per sdoganare, nell'Italia cattolica, forme "alternative" di religione, visioni atlantidee e spiritiste del tutto inconciliabili con la fede cristiana.

Nel caso di De Turris, possiamo immaginare che l'islamofobia abbia quindi un altro senso ancora: una lettura aggiornata di quella (ribaltante) che Julius Evola fece del Mutterrecht di Johann Jakob Bachofen, con la divisione dell'umanità in eroi/guerrieri/nordici/solari e femmine/sacerdoti/mediterranei/lunari.

L'articolo di De Turris è semplicemente la recensione di un libro, La Casa dell'Islam, appunto, di un certo Pierfrancesco Prosperi.

Il signor Pierfrancesco Prosperi, di mestiere architetto, si dedica nel tempo libero a scrivere. Ad esempio, è l'autore di Zio Paperone contro Mister "A", Zio Paperone e il segreto degli abissi, Paperino e la sindrome pubblicitaria, Zio Paperone e le leggi della robotica e di Topolino e i templi di Babu Simbel, nonché di molti altri racconti paperopolesi. Saperlo è importante, perché ci permette di cogliere per un istante qualcosa della cultura che ispira chi forma l'infanzia italiana, e non solo. Paperino è politico quanto le opere complete di Stalin.

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Tra l'altro, l'ideologia di Paperino è inscindibile dal culto dei "misteri", il cascame dei saccheggiatori coloniali che costituisce una parte così importante della New Age e del neospiritualismo in generale. Infatti, per Martin Mystère, Pierfrancesco Prosperi ha scritto varie trame, tra cui quelle de Le piste di Nazca e Nella terra dei Dogon; e Prosperi è autore anche di Tiramolla e la città perduta dei Maya.

Qui mi dovrei fermare, perché non ho letto La Casa dell'Islam e francamente ho libri più interessanti da comprare, in questi giorni. Però do per buona la recensione che ne fa Gianfranco De Turris.

Che dice che con questo romanzo, «gli scrittori di fantascienza anticipano i politologi»; in altre parole, descrivono il futuro reale. Ora, Pierfrancesco Prosperi avrebbe "anticipato i politologi" con due romanzi, La moschea di San Marco e il seguito, La Casa dell’Islam. L'ignoranza non è certo una colpa, basta che gli asini non si mettano in cattedra. Prosperi invece costruisce due romanzi riguardanti l'islamizzazione dell'Italia su una cultura in tema di Medio Oriente (e dei Templi di Babu Simbel) che emerge in tutto il suo splendore in un'intervista in rete:
"non so bene come funzioni l’economia nei paesi musulmani ma credo che sia regolata dalle leggi coraniche".
Mi auguro che come premio lo facciano entrare gratis al Roberto Cavalli Club di Dubai.
 
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Vita sotto la shari'ah: il Roberto Cavalli Club di Dubai

Nei romanzi di Pierfrancesco Prosperi, nel 2015, il partito islamico vince le elezioni in Italia. Lo so, state pensando al fatto che in Italia i musulmani con il diritto di voto saranno qualche decina di migliaia, gli immigrati sono sorvegliati a vista e vengono cacciati o arrestati per il minimo sospetto, gli egiziani non sopportano gli algerini, sunniti e sciiti si insultano pure tra i commenti del mio blog, se la casalinga di Voghera sente uno che tossisce, pensa che sta parlando in arabo e chiama la polizia... Vabbene, gli islamici vincono le elezioni, capita.

Spiega il presidente della Fondazione Evola:
"Lo rende possibile quel che ben si potrebbe definire il tradimento dei chierici nel senso più ampio del termine: sia ecclesiastici, sia intellettuali. Infatti, quel che spiana man mano la strada all’affermazione di un Islam radicale italiano è il «buonismo» esasperato, è l’ossessione del «politicamente corretto» spinto sino al suicidio culturale. Non per nulla le desolate parole conclusive de La moschea di San Marco son proprio queste: perché è stato possibile tutto ciò? Forse perché siamo troppo buoni?"
Intanto, nella storia italiana, le uniche operazioni buone in politica estera gli ecclesiastici le hanno fatto "tradendo", cioè sostenendo l'Etiopia invasa da Crispi e opponendosi alla Prima guerra mondiale. Casomai, hanno tradito troppo poco, ma torniamo alla frase, "siamo troppo buoni".
 
"Siamo troppo buoni" significa tante cose. Intanto, implica un improbabile "noi" composto da berlusconiani, anarchici, cattolici, bestemmiatori e turisti sessuali, tifosi dell'Inter e del Milan... Poi l'idea che siamo "buoni", anzi "meglio" degli altri, è la giustificazione dell'intera storia coloniale. Ma quando dico, "siamo troppo buoni", vuol dire che dall'altra parte, a ricevere la nostra troppa bontà, c'è qualche categoria di subumani. Quelli troppo buoni non mettono le trappole per topi in cantina, e non si lamentino quando gli si mangiano tutto il formaggio.
"È la Chiesa cattolica che con il suo ultimo Papa, proprio nel senso delle profezie di Malachia (Benedetto XVI è il penultimo della serie), e che si chiama - appunto - Pietro Romani, abdica al proprio ruolo nel nome dell’ecumenismo planetario ammettendo la supremazia dell’Islam; e sono certi politici e intellettuali «impegnati» che non trovano nulla di strano a cedere a ogni richiesta dei musulmani italici in nome di astrazioni illuministe."
Qui c'è un affascinante luogo comune che riemerge. Siamo tutti cattolici, mica perché crediamo in Dio, ma perché, boh... solo che la Chiesa tradisce i cattolici, a causa della sua infame natura femminea, se solo avesse vari attributi maschili (Oriana Fallaci sì che ce li aveva). Accanto a questo, c'è la folle importanza che la polemica di Destra da sempre assegna agli intellettuali. I quali sarebbero sempre "astratti" e al servizio del nemico.

Curiosamente, la storia della resa del Vaticano ricalca la trama di un altro romanzo, Il mistero del candelabro di André Soussan, che però ne trae una morale opposta.

Ma visto che in questo periodo ci stiamo occupando di profezie, è interessante il riferimento alle profezie di Malachia, 112 enigmatiche frasi in latino attribuite al vescovo irlandese Malachia (dodicesimo secolo), in realtà "scoperte" nel 1595 da uno storico benedettino. Fino al 1590, le profezie guarda caso sono assai precise, mentre dopo diventano del tutto incomprensibili; comunque, terminano proprio con un "Petrus Romanus", cui seguirà "la fine":
"& Judex tremêdus judicabit populum suum. Finis."
Che è quanto auspichiamo ai lettori del libro di Pierfrancesco Prosperi, agli amici di Gianfranco De Turris, ai Liberali per Israele, a Roberto Cavalli e ai gestori di discoteche della Val d'Aosta.



venerdì, 06 novembre 2009

Del diritto di ridere e di odiare

Uno dei capisaldi di questo blog è l'opposizione radicale, a 360 gradi, a ogni tentativo di censurare espressioni che qualche gruppo permaloso, a proprio insindacabile giudizio, ritiene "offensive".

Il principio non è complicato. Se un molisano impedisce a me, che sono di origine messicana, di partecipare a un concorso in base alle mie origini etniche, va punito.

Se un molisano scrive che i messicani sono tutti ladri e che il Messico dovrebbe essere annesso dal Guatemala, può scriverlo e guai a chi cerca di censurarlo. Con lo stesso diritto, ovviamente, posso rispondere come voglio sui molisani, sulle loro madri e sul diritto dell'esercito del Ciad di occupare Campobasso.

Voi sapete come la pensiamo qui sull'islamofobia; e daremmo volentieri un premio a chiunque tirasse una torta in faccia a quel grosso deficiente del vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini. Bene, Giancarlo Gentilini è stato condannato alcuni giorni fa alla pena di non poter parlare in pubblico per almeno tre anni, per le sue demenziali sparate islamofobe e razziste.

Noi condividiamo in pieno la coraggiosa presa di posizione di Vincenzo Donvito dell'ADUC [1], che non dice, "magari Gentilini era innocente". No, dice, "Difendiamo il vicesindaco di Treviso e il suo diritto a pensare ed esprimersi da razzista". Leggete il comunicato dell'ADUC, perché coglie perfettamente il punto.

La censura del giorno riguarda un cortometraggio uscito in Slovenia,  intitolato Trst je naš ("Trieste è nostra") in lingua slovena e rivolta a sloveni, che alcuni italiani stanno cercando di censurare. Non ho visto il cortometraggio, ma non lo hanno visto nemmeno gli aspiranti censori.

Lasciamo perdere tutta la contortissima questione di Trieste e dintorni.  

Quello che è interessante è il meccanismo del vittimismo censorio: io ti impedisco di esprimerti, perché tu aprendo bocca con gli amici tuoi, lontano da me, mi fai sentire vittima, mi fai soffrire per il passato mio, o di mio nonno o del cugino di terzo grado di mio zio acquisito.

Parte addirittura il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che rievoca tutto il solito armamentario moralistico dei censori:
 "Tra qualche giorno celebriamo il ventennale della caduta del muro di Berlino e nessuno dovrebbe permettersi di scherzare sul sangue e sul dolore che l'Europa ha drammaticamente conosciuto", ha dichiarato Frattini. "Rievocando quanto i cittadini dalmati e istriani hanno subito e sofferto per le orribili azioni delle bande del dittatore jugoslavo", ha osservato il titolare della Farnesina, "il film versa nuovo sale sulle ferite che dovremo tutti contribuire a far chiudere piuttosto che riaprire".
La Storia è come la predica in chiesa, niente cani nemmeno al guinzaglio, niente battutine e non passarsi i bigliettini.

Frattini usa un classico trucco dei censori: quello di associare l'evento da censurare a qualche data, in questo caso l'anniversario della caduta del Muro di Berlino, che non c'entra assolutamente nulla, ma dovrebbe far sembrare ancora più insensibile il regista. Il gioco è facile, visto che ci sono solo 365 giorni in un anno, e qualunque cosa si faccia sarà sempre vicino all'anniversario di qualcos'altro.

Le associazioni dei profughi istriani si lamentano da mezzo secolo di essere state emarginate e censurate e non hanno forse tutti i torti.[2]

Ma come spesso succede, appena conquistano il diritto di farsi sentire, lo usano per chiedere di mettere a tacere qualcun altro. Pontifica Lucio Toth, presidente dell'Anvgd, associazione che raccoglie gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia:
"Concordo con le parole di censura espresse dal ministro Frattini - ha detto Toth - anche ammesso che abbiano voluto fare una parodia, l'argomento non si presta allo scherno. Ci sono ancora tendenze scioviniste da parte slovena che contestano l'italianità di Trieste e Gorizia". "Il pericolo - ha concluso - è che attraverso la satira si raggiunga un risultato opposto: gettare sale su una ferita ancora aperta che si cerca di rimarginare".
Qualcuno potrebbe contestare l'italianità non solo di Trieste e Gorizia, ma anche di un tizio che di cognome fa Toth. E poi, visto che i censori amano accostare date a caso, siamo vicini al Giorno dei Morti, che in tante culture (da Halloween al Día de los Muertos) celebra il diritto di ridere della morte stessa e di tutte le tragedie.

Del diritto di ridere e di odiare
Il presidente dell'Unione Istriani di Trieste, Massimiliano Lacota, tira fuori le parole magiche ("inaccettabile", "odio") che vanno di moda di questi tempi. Il trailer, secondo lui, "riporta tutta una serie di situazioni che sono inaccettabili, a partire dagli slogan che incitano all'odio razziale e sono contro la città di Trieste".

Ed ecco le frasi di Odio Razziale che lui cita:
"'Trieste ritornerà slovena', 'Nel 2010 scriveremo una nuova pagina di storia' oppure 'Ridiamo orgoglio al popolo sloveno'."
Che anche se le anagrammi, non si capisce cosa ci sia di così tremendo; ma la preoccupazione principale di oggi è quella sottile emozione che chiamano "Odio", che avvocati chirurghi e secondini dovrebbero curarsi di estirpare dall'intimo delle persone.

Frattini tira fuori le sospette vicinanze di data; Lacota invece si preoccupa delle vicinanze geografiche:
""Di più ci ha irritato il fatto che questo film venga presentato per la prima volta non a Lubiana ma addirittura a Sesana, a pochissimi chilometri da Trieste", protesta Lacota a proposito della proiezione in programma il 6 novembre. "
Lacota si infuria se viene contestata "l'italianità" di Trieste, ma usa tranquillamente il nome italiano "Sesana" invece dello sloveno Sežana: se c'è qualche vittimista sloveno in giro, potrebbe denunciare il signor Lacota perché offende la slovenicità del piccolo comune e getta sale sulle ferite del sindaco, del postino e del negoziante che vende liquori ai turisti italiani.

Lacota ha comunque in tasca la soluzione a tutti i conflitti dei nostri tempi. Che non consiste nel fare un film migliore e più graffiante di quello del regista sloveno, ma di correre dalla grande mamma dicendo, "lui mi ha offeso":
"Abbiamo già fatto vedere il trailer ai nostri legali di Bruxelles - conclude - e crediamo che ci siano i fondamenti per avviare un'azione legale nei confronti della Slovenia, un procedimento di infrazione per istigazione all'odio razziale".
Nota:

[1] Non so quasi nulla di questa associazione, che mi dicono sarebbe vicina all'orrido Partito Radicale. Ma qui stiamo parlando di questioni di principio; e l'ADUC ha comunque posizioni nettamente antirazziste.

[2] A pensarci bene, non sono state solo vittime della "censura comunista", ma anche e forse soprattutto del fatto che la Jugoslavia non si poteva offendere, perché era un pilastro antisovietico.



giovedì, 05 novembre 2009

Il crocifisso non è l'Italia

La vicenda della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che vieterebbe l'uso dei crocifissi nelle scuole italiane, è un esempio fantastico di politica simbolica.

Lasciamo perdere il giudizio sulla presenza dei crocifissi nelle aule (o in quelle poche in cui sono ancora rimasti a prendere polvere) e cerchiamo piuttosto di capire il significato del teatro che vi si costruisce attorno.

Il teatro consiste nella solita sfilza di dichiarazioni forti da fare ai media, prima che la notizia sparisca nel nulla.

Questa volta, le dichiarazioni forti sono quasi tutte a favore del crocifisso e provengono da Destra. In particolare dal consueto giro di personalità pubbliche il cui rapporto con la mitica Morale Cattolica consiste, nel migliore dei casi, in discutibili annullamenti presso la Sacra Rota ("mica l'avevo capito che il matrimonio cattolico è per sempre, e poi quel giorno lì non ero in grado di intendere e di volere").

Il crocifisso è ovviamente irrilevante per loro; ma si tratta di un'eccellente occasione per lanciarsi nella politica del vittimismo, che è ormai la forma generale di comunicazione. L'occasione è data dal fatto che questa volta non c'è un nemico agguerrito. Infatti, quasi nessuno odia il crocifisso, mentre è un oggetto che suscita una diffusa e vaga simpatia basata sulla consuetudine. Quindi, si può urlare forte, rischiando poco.

Ed è necessario urlare forte, perché in realtà la Destra non fa nulla di particolarmente cattolico; anzi, nei fatti è la principale artefice della scristianizzazione della società, grazie a tutta la potenza di Mediaset, nonché alla precarizzazione dei rapporti sociali. Dei fatti cattolici mancanti, ci si rifà con ore di immagini del Papa in televisione, con insulti ai musulmani o, appunto, parlando del crocifisso.

Il gioco del vittimismo consiste nell'invocare leggi speciali per chi si sente "offeso": è la logica dietro mostri giuridici come la Legge Mancino, le ventilate leggi contro il negazionismo-revisionismo e altre proposte contro la "discriminazione", nella misura in cui colpiscono idee e sentimenti.

Il politico di Destra chiede retoricamente, "può forse esserci qualcuno che si sente offeso dal crocifisso?" - come se quello fosse il problema - e poi grida, "invece i cattolici si sentono offesi se lo tolgono!" E quindi, ci vuole una sorta di esenzione speciale dalla laicità di stato per i cattolici offesi, non in quanto cattolici, ma in quanto Offesi.

Tutto questo è puro teatro e va considerato come tale: i laicisti che pretendono che questa agitazione a breve termine davanti alle telecamere, che resterà senza alcun seguito concreto, costituisca un "pericoloso ritorno al Medioevo" fanno semplicemente da sponda, prendendo sul serio la schiera di politici rumoreggianti.

In questo teatro, gioca un ruolo importante la credenza - trasversalmente condivisa - nell'Identità Italiana. Il crocifisso, gridano i Destri, è un Simbolo della Nostra Identità.

Una mistificazione non da poco. La storia dell'Italia si può raccontare in mille modi, ognuno un po' vero e un po' falso. Però proviamo a raccontarla in un modo assolutamente sommario e superficiale, ma che forse è un po' meno falso di quello condiviso da Fini e Napolitano, nonché dai proclamatori di questi giorni.

Certo che i popoli, le regioni, i comuni che oggi fanno parte dell'Italia hanno una tradizione cattolica,  con alti e bassi, cosa che non distingue l'Italia dalla Slovenia (e non ha impedito agli italiani di massacrare gli sloveni).

Questi popoli-regioni-comuni sono stati dichiarati Italia da Napoleone, cosa che ha incontrato la fiera resistenza della maggior parte delle persone che Napoleone aveva deciso dovessero essere italiani. Una resistenza che ha comportato atroci massacri da entrambe le parti.

Le impotenti trame risorgimentali sono state basate su una premessa: il primo nemico dell'Italia è il Papa e quindi la religione cattolica; e l'immaginario risorgimentale si è nutrito di qualunque forma di pensiero girasse allora per il mondo, sfidando la Chiesa.

Più tardi, un gruppo di francofoni a Torino, con la più straordinaria serie di truffe della storia, è riuscito a impossessarsi di una gran parte delle regioni che a loro giudizio dovevano far parte dell'Italia. In particolare, imponendo l'Italia all'ex-regno di Napoli con lunghi anni di strage.

Questo gruppo di persone, che si è mantenuto al potere concedendo il diritto di voto a un'infima minoranza della popolazione, è stato considerato  nemico sia dai cattolici che dai socialisti. Tanto che i cattolici simpatizzavano con l'Abissinia aggredita da Crispi, mentre il governo attribuiva l'insurrezione di Milano stroncata da Bava Beccaris alle trame clericali che diffondevano il socialismo nel paese.

L'Italia ha raggiunto le frontiere che il Dio del Risorgimento - che non era certo quello dei cattolici - le aveva promesso, grazie alla guerra contro la nazione più cattolica d'Europa, e a quella tremenda strage che Papa Benedetto XV aveva pubblicamente condannato.

Che poi questo paese, da Vittorio Emanuele I a Prodi, sia stato un infinito compromesso pratico tra italiani e cattolici, non toglie una cosa semplice: l'Italia, nella misura in cui è Italia, non è un paese cattolico. 
 



martedì, 27 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (III)


Torniamo all'alleanza tra la Co.Re.Is. e l'ex-Alleanza Nazionale, solo formalmente scioltasi nel Partito della Libertà.

Come abbiamo visto, Adolfo Urso - spalleggiato da Massimo D'Alema  - ha fatto propria la proposta della Co.Re.Is. per l'introduzione dell'insegnamento della religione islamica nelle scuole, allo scopo di tenere i "piccoli musulmani" lontani da predicatori pericolosi.

Quanto poco Urso sia interessato a promuovere i diritti dei migranti, si vede dal fatto che durante lo stesso convegno in cui ha lanciato la proposta dell'ora di religione islamica, ha anche chiesto il divieto del "velo negli edifici pubblici, nelle scuole e nelle università".

E' interessante notare come i media abbiano taciuto l'uscita di Adolfo Urso sul velo: nei media dell'opposizione, il ruolo dei seguaci di Gianfranco Fini consiste nel far vedere come dovrebbe essere la Destra buona, in contrasto con l'odiato Berlusconi; mentre i critici di Destra ovviamente notano solo i punti di disaccordo con Urso.

La Co.Re.Is., come abbiamo visto, è un improbabile candidato per gestire le grandi masse di immigrati.

I suoi membri sono tutti italiani convertiti all'Islam che si mantengono radicalmente separati dalla plebe immigrata e potenzialmente  sovversiva.

Propongono un Islam assolutamente depoliticizzato.

E come tanti che dicono che bisogna mettere al bando "la politica", fanno attivamente politica. Ad esempio, difendendo Roberto Calderoli ai tempi delle vignette antislamiche, o  partecipando a una "manifestazione di solidarietà con Israele" organizzata  dall'associazione Amici d'Israele. Due cause che difficilmente saranno condivise dalla maggior parte dei migranti di origine islamica.

L'Islam si presenta come religione universale, è vero. Ma nei fatti, in Italia, è attualmente una religione di non cittadini; e anche l'acquisizione della cittadinanza non è automatica, ma dipende dal parere insindacabile delle questure.

Esistono i migranti, centinaia di migliaia di persone, con storie religiose straordinariamente varie.

Ognuno di loro ha sentito la voce del vecchio custode del Corano del villaggio che parla dell'inferno e della paziente sopportazione, dello smagliante predicatore sentimentale della televisione di stato che mescola toni New Age a lodi del sovrano, del giovane dalla barba ben curata che istiga alla rivolta contro le ingiustizie, dell'amico che è stato in Francia e dice che per uscire dalla miseria bisognerebbe fare come fanno gli europei, del suocero che con calma sgrana i novantanove nomi di Dio sul rosario mentre beve il tè con gli ospiti-clienti del suo negozio, dello zio ingegnere che ripete come Ali ibn Abi Talib avesse detto di cercare la scienza fino in Cina, del nipote che si esalta guardando video con effetti speciali che raccontano di lotte vittoriose contro gli attacchi dei crociati, del cugino che è disperato perché la figlia vuole uscire con un ragazzo che nemmeno conoscono, della zia che cura invocando i jinn...

Ma pur nella sua immensa varietà, tutto questo è molto diverso dall'occidentale che dalla lettura di testi esoterici, ritiene che occorra indossare l'Islam come una specie di abito sopra una ricerca personale che spazia dalla lettura delle memorie (presunte) di Alce Nero al Tao Te King.

La Core.is. collabora da molto tempo con Alleanza Nazionale, che in ogni caso è l'ambiente da cui proviene la maggior parte dei suoi membri.

Forte di questo appoggio, la Co.Re.Is. ha già elaborato da tempo una proposta di legge per la creazione di un "registro" o "albo"[1] di imam, che evidentemente il modello per risolvere il problema di come scegliere gli "insegnanti di Islam", per una religione che non ha gerarchie.

Nella proposta della Co.Re.Is., leggiamo che per entrare nell'albo, occorre passare per un Istituto Italiano  per la Formazione degli Imam.

Questi Istituti Italiani hanno come primo requisito la
"cittadinanza italiana dei soggetti che ricoprono le cariche direttive, i quali non devono aver riportato condanne penali in  Italia o all'estero né avere implicazioni con movimenti politico-ideologici e/o fondamentalisti".
Il primo requisito esclude che i musulmani immigrati possano gestire se stessi; mentre il secondo requisito assicura in modo radicale il controllo delle loro opinioni.

Ma nella pratica, chi deve decidere se i candidati hanno "implicazioni con movimenti politico-ideologici"? E' semplice.

La proposta della Co.Re.Is. recita:
"Viene costituita presso il Ministero dell'Interno una Commissione Mista formata da Funzionari del Ministero dell'Interno, Docenti che hanno collaborato alla realizzazione della Carta dei Valori, Membri della Consulta per l'Islam Italiano con  specifica preparazione sulle funzioni legate al Culto Islamico".
Traduciamo. "Funzionari del Ministero dell'Interno" lo capisce chiunque.

La "Carta dei Valori" è un documento sempre del Ministero degli Interni.

E la Consulta per l'Islam altro non è che un gruppo di persone che il Ministro degli Interni Pisanu chiamò con criteri suoi del tutto personali, per "consigliarlo" sull'Islam. La consulta è costituita in parte da emissari di regimi mediorientali, in parte da vari avventurieri scelti perché amici del  politico italiano giusto, in parte perché impiegati della Western Union e  addirittura, in piccolissima parte, perché musulmani. Tra questi ultimi, quelli della Co.Re.Is., guarda caso, sono tra i pochi ad avere "specifica preparazione sulle funzioni legate al Culto Islamico".


Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (III)Un neo-imam si dedica alla ricerca spirituale

Ricapitoliamo per l'ammiratore-democratico-di-Fini medio: Il Ministero degli Interni, cioè una rispettabile  congrega di poliziotti non  musulmani, deve decidere chi va a parlare di Islam ai "piccoli musulmani".[2]

La Co.Re.Is.dice che i futuri imam scolastici non devono avere legami con"movimenti politico-ideologici".

Alleanza Nazionale evidentemente non è un "movimento politico-ideologico": abbiamo già; parlato a lungo qui dell'intreccio sentimentale tra la Co.Re.Is. e Andrea Ronchi (che i conoscenti chiamano amichevolmente "Gollum"), un signore che non conosce alcuna lingua straniera, ma è Ministro per le Politiche Comunitarie grazie alla sua fedeltà a Gianfranco Fini.

Nella sua proposta, Adolfo Urso non cita esplicitamente la proposta della Co.Re.Is.; ma il riferimento è chiarissimo:
"Ad insegnare l'ora d'Islam, dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiano i requisiti e siano registrati in un apposito albo".
Se si arriverà o no davvero all'ora di religione islamica nelle scuole (o al parallelo divieto del velo), non è possibile dirlo adesso.

Ma è un tassello in un mosaico molto più grande, che riguarda il dominio sulle immense forze che il capitalismo mette in moto.

Questo dominio ha innumerevoli aspetti, che non si riducono affatto alla dualità mediatica tra beceri razzisti (detti anche coraggiosi difensori della nostra identità) e generosi sostenitori dell'accoglienza (detti anche fessi che aprono le nostre porte ai cavalli di Troia).

I migranti svalutano il costo e la forza del lavoro, e sono quindi preziosi per il sistema; ma a loro volta, vengono controllati tramite la perenne incertezza sui loro diritti, il labirinto sempre cangiante di regole insensate e il terrore dell'espulsione. Vengono integrati culturalmente mentre vengono emarginati; e sono essi stessi mercato: la violenza con cui il sistema poliziesco internazionale ha colpito le reti delle rimesse dei migranti lascia il monopolio a organismi come la Western Union, che ama i migranti ovunque si trovino, perché sulle loro rimesse arriva a lucrare fino al 15%; ma su un piano più modesto, abbiamo segnalato qui come la Somedia abbia lanciato il Marketing multiecnico.

La forza che fa costruire  megayacht ai migranti per poi spremerne le rimesse si sposa perfettamente con il meccanismo del controllo istituzionale delle devianze e delle scintille di rivolta.

Chiaramente non è la minuscola Co.Re.Is. a decidere tutto questo movimento. Però, qualora la proposta mediatica di Adolfo Urso si  trasformasse in proposta di legge, sarebbe il primo caso in cui tutti i membri di un movimento acquisterebbero quasi  automaticamente un posto di lavoro a spese dello Stato: non è un caso che la Co.Re.Is. stia nominando un po' ovunque degli imam in questi mesi.

Per quanto potranno essere pochi i posti disponibili di Docente di Islam a Piccoli Musulmani per Conto del Ministero degli  Interni, i militanti della Co.Re.Is. saranno comunque ancora di meno.

Note:

[1] Lo stesso file in cui presentano la proposta di un registro si intitola "albo", più precisamente
http://www.coreis.it/Testi/albo%20imam%20contributo%20coreis%20pdf.PDF

[2] Aggiungiamo che la proposta di legge del Co.re.is. prevede persino l'obbligo di tenere le prediche del venerdì "in lingua  italiana", presumibilmente allo scopo di risparmiare sulle spese per i traduttori al Ministero degli Interni. Di questa  improbabile idea, abbiamo già parlato qui.



venerdì, 23 ottobre 2009

Gianni Alemanno chiede la testa del professor Antonio Caracciolo

Interrompo, spero brevemente, la serie su Adolfo Urso e i musulmani, per aprire una parentesi su Gianni Alemanno contro la libertà di pensiero. Il tema, però, è sempre il tentacolare partitone dei postfascisti.


Il professore Antonio Caracciolo, ricercatore di filosofia del diritto alla facoltà di Scienze Politiche di Roma, è un convinto liberale. Il suo interesse per la politica è nato pochi anni fa, quando cercò - con il successo che si può immaginare - di portare qualche forma di democrazia in Forza Italia.

In seguito, il suo interesse si è spostato verso la difesa della libertà di espressione, in particolare nei confronti delle agguerrite organizzazioni sioniste italiane. Ha analizzato con grande attenzione i metodi usati da queste organizzazioni per intimidire i critici della politica israeliana nel suo blog Civium Libertas.

In questo contesto, Antonio Caracciolo si è a volte occupato anche della libertà di ricerca sulla Seconda guerra mondiale e quindi della questione del cosiddetto "revisionismo" o "negazionismo".

Ribadisco qui per chiarezza la mia posizione: credo in linea di massima a quella che possiamo chiamare la "versione ufficiale" dello sterminio degli ebrei durante la guerra e trovo in genere discutibili i metodi dei cosiddetti "revisionisti" o "negazionisti".

Allo stesso tempo, trovo inaccettabile che in diversi paesi si possa rischiare anni di carcere per aver espresso dubbi sulla veridicità di qualche episodio storico.

I "revisionisti" o "negazionisti" sono pochi, e quindi non trovano difensori; ciò permette facilmente di aprire un varco gigantesco nell'impianto della legislazione liberale.[1] Si pensi ad esempio a come nella Repubblica Ceca, la legge "antinegazionista" abbia infilato tra le attività punibili con tre a otto anni di carcere, anche il "sostegno all'odio di classe" se espresso "per mezzo stampa, alla radio, alla televisione o in maniera analogamente efficace". Anche gli scioperanti diventano negazionisti...

Perciò una simile legislazione va combattuta a prescindere da chi colpisce. E quindi va difeso senza esitazione anche il vero credente nell'ufologia, nella superiorità della razza germanica o nel regno segreto di Shambhala, come va difeso quello che scrive "i ricchi li impiccherei tutti". Poi lo si può contestare furiosamente sul piano della discussione.

Tranquilli, comunque. Antonio Caracciolo non appartiene ad alcuna di quelle categorie. Non si esprime sulla storia, ma unicamente - in quanto filosofo del diritto - sulla violazione degli articoli 21 e 33 della Costituzione implicita nel tentativo di imporre anche in Italia leggi che vietino il dibattito storico.

In questo contesto, ha documentato tutti i casi di violazione del diritto alla libera espressione che ha potuto raccogliere.

Il blog di Antonio Caracciolo è in rete ormai da molto tempo, e non ha fatto notizia. Finché l'altro giorno un certo Marco Pasqua si sveglia e scrive un articolo in prima pagina su Repubblica, sotto il titolo:
""Lo sterminio degli ebrei è una leggenda" prof negazionista, shock alla Sapienza"
E via:
"DEFINISCE l'Olocausto una "leggenda" sulla quale esistono "solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio". Una "leggenda" usata "per colpevolizzare moralmente i popoli vinti". Anche le camere a gas, "ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite", sono una delle tante verità "da verificare".
Marco Pasqua o non sa leggere i blog, oppure mente. Antonio Caracciolo non ha mai sostenute tesi "negazioniste" o di altro tipo a proposito della Seconda guerra mondiale. Antonio Caracciolo ha difeso e difende la libertà di ricerca e di espressione di altri, e lo fa in quanto liberale che non ha mai espresso alcuna simpatia per il fascismo o per altri regimi.

All'articolo di Marco Pasqua, che scopre l'acqua tiepida di un blog che sta lì ormai dall'agosto del 2007, fanno immediatamente eco i repressori di professione.

Il primo è Gianni Alemanno, il sindaco postfascista di Roma (quello che sostiene che l'Università di Roma "è ostaggio di 300 piccoli criminali"):
“Mi attiverò con il rettore – ha spiegato – affinché il professore venga sospeso. Chiederò ovviamente accertamenti. Ho letto che è anche iscritto a un club di Forza Italia. Faremo verifiche anche in questo senso.”
Calcolate che è dal Medioevo che i sindaci non hanno il diritto di dire alle università cosa devono insegnare e cosa no; ma il rettore dell'università, Luigi Frati (storico barone di Medicina), risponde subito ringraziando
"il sindaco per la sollecitudine in questa circostanza. Ci stiamo attivando per valutare un provvedimento disciplinare nei confronti di Caracciolo'' ha fatto sapere Frati."
Luigi Frati coglie l'occasione di presentarsi come un martire, dicendo di essere "stato ad Auschwitz a sedici anni". Presumiamo da turista più che da internato, a meno che non abbia un chirurgo plastico migliore di quello di Daniela Santanchè:

Gianni Alemanno chiede la testa del professor Antonio Caracciolo

Luigi Frati, di ritorno dalla deportazione

Ma non solo i postfascisti ad accanirsi. Anche da sinistra si alza l'urlo dell'ignoranza repressiva.

Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci (i giovani del PdCI), non si fida del manganello di Alemanno:
"Chiediamo, nei fatti e non a chiacchiere, l’allontanamento immediato dall’insegnamento del Prof negazionista della Sapienza Antonio Caracciolo."
Proprio come il presidente del consiglio comunale di Roma, Marco Pomarici, dinamico berlusconiano, per il quale
“non è tollerabile che determinate affermazioni circolino liberamente nella più grande Università europea, per di più, in un corso dove si insegna la filosofia del Diritto. Simili teorie possono generare odio e recrudescenze di antisemitismo è di tutta evidenza quindi che Caracciolo non è adatto all’insegnamento e va allontanato”."
Ma Marco Pomarici non era quello che un po' di tempo fa diceva, "nel fascismo ci sono stati anche diversi elementi positivi"? 

Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica - un signore di cui ci siamo già occupati qui in passato -  auspica addirittura il carcere:
"Questi "signori" in alcuni paesi europei, purtroppo ancora non in Italia, sono perseguiti dalla legge per le tesi che sostengono."
Riassumiamo. Privatamente, su un blog personale, un ricercatore di diritto sostiene la libertà di parola in base agli articoli 21 e 33 della Costituzione. Per questo, viene chiesta la sua espulsione dall'università (con postfascisti e poststalinisti che convergono rossobrunamente) e viene sognato il suo arresto.

Ma Luigi Frati, nel proprio ruolo istituzionale di rettore dell'Università della Sapienza, ha fatto qualcosa di ben più strano che sostenere la Costituzione su un proprio blog privato. Ne parleremo nella prossima puntata.

Nota

[1] Si pensi se la legge vietasse rigorosamente i linciaggi in piazza, tranne per i gobbi e "alcune altre persone assimilabili". I gobbi sono pochi, non toccherà certo a me; e così lascio passare questa eccezione. Finché non scopro un giorno di appartenere anch'io alla categoria degli "assimilabili".



giovedì, 22 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (II)


La Co.Re.Is. o Comunità Religiosa Islamica non nasconde di trarre la propria ispirazione dal pensiero di René Guénon.

Chi non conosce affatto René Guénon, o magari ne ha sentito solo parlare in qualche demente lista di proscrizione intellettuale redatta da complottisti, sarebbe molto sorpreso a scoprire quanti guenoniani ci sono, a partire da Carlo, Principe di Galles.[1]

O meglio, visto che René Guénon non ha mai creato una setta, quanta gente ha letto le sue opere, rimanendone sottilmente influenzata. I "guenoniani" li trovi numerosi nelle logge massoniche e negli ambienti paramassonici (ben più ampi), ma anche in ambienti cattolici; tra le frange alfabetizzate della destra, come tra intellettuali di sinistra non rigorosamente laicisti; tra gli artisti come tra i liberi professionisti; tra i viaggiatori e coloro che hanno un orizzonte un po' più vasto della provincia Italia. Forse l'unico ambiente dove è difficile incontrarne è quello della New Age.

I guenoniani non si notano perché non praticano il proselitismo e non vogliono, di solito, cambiare il mondo. Possono appartenere a religioni diverse o a nessuna, e avere ogni sorta di idea politica;[2] e possono essere insopportabili, come possono essere invece dignitosamente modesti.

Esistono però anche piccoli circoli chiusi di guenoniani, con le loro litigiose riviste e scissioni. Come in tutte le formazioni antropologiche di quel tipo, il potere di ciascuno deriva dal grado di ortodossia rumorosamente conclamato. Chiameremo gli aderenti a questi circoli i guenonisti.

René Guénon giocava su due registri: da una parte, la vera conoscenza può essere solo iniziatica; dall'altra, per arrivarvi, occorre vivere dentro una "religione tradizionale": lui personalmente scelse di farsi musulmano, ma un guenoniano potrebbe anche essere cattolico, ortodosso, induista o membro di una loggia massonica ritenuta "tradizionale".

Volendo essere cattivi, possiamo dire che i guenonisti sono ben coscienti di essere degli iniziati che nei fatti ascoltano solo Guénon, mentre compiono le pratiche esteriori di una qualche religione.

In quanto iniziati godono della soddisfazione di essere al di sopra dei praticanti ordinari, da cui prendono tutte le distanze.

Il mondo che queste persone frequentano non può essere quello dei musulmani ordinari; è piuttosto un mondo trasversale di occidentali alla ricerca di iniziazioni.  Il loro essere musulmani non consiste nel farsi fratelli di un miliardo di mortali, ma nella precisione rituale accompagnata dalla ricerca di un'iniziazione in qualche confraternita. Ma l'iniziazione non è necessariamente solo islamica: le iniziazioni si possono collezionare tanto in una tribù di nativi americani quanto in qualche ordine cavalleresco, vero o di fantasia.

Avevamo già pubblicato qui la foto di Felicino Abdul Wahid Pallavicini, in abito di cavaliere di Malta:


Abdul Wahid
Pallavicini Coreis

La foto è curiosa, perché la storia dell'Ordine di Malta consiste in un unico, secolare conflitto con i musulmani del Mediterraneo, come dimostrano anche le grandi croci che campeggiano sull'abito di Pallavicini.

Vogliamo però tranquillizzare quei musulmani che potrebbero temere infiltrazioni crociate: non si tratta del Sovrano Militare Ordine di Malta, l'ordine di Malta universalmente noto, che ha già abbastanza candidati da non dover raccogliere anche musulmani.

Dopo molte ricerche, siamo riusciti a stabilire che quello di Pallavicini dovrebbe essere l'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta,[3]. Il Gran Maestro è un certo Louis Scerri Montaldo che in effetti indossa paramenti simili, come si può vedere in questa immagine, interessante anche per il contesto.

Può sorprendere che qualcosa di così quintessenzialmente europeo come un Ordine Cavalleresco si produca - come l'immaginario disneyano del Medioevo - negli Stati Uniti. L'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta è infatti una ramificazione, assieme a innumerevoli altre, dei Cavalieri di Shickshinny

Shickshinny, fonte di gran parte della nobiltà dei nostri tempi, è infatti un ridente paesino della Pennsylvania di mille anime, tutte di pelle bianca; qui ad esempio vediamo due caratteristiche dame di questa specie di Camelot:

Shickshinny knights
I cavalieri di Shickshinny furono creati da un certo Charles Pichel, un chiropratico con precedenti per truffa e spaccio di sostanze stupefacenti, probabilmente verso il 1956. Pichel comunque sosteneva il diritto di creare autentici cavalieri di Malta, grazie ai suoi contatti con alcuni profughi russi, che a loro volta avrebbero avuto qualcosa a che fare con alcuni cavalieri di Malta. Si è ovviamente liberi di credergli, e non pensiamo che l'iniziazione nell'Ordine possa fare male.

Imitando lo storico Ordine di Malta, l'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta nomina anche degli "ambasciatori": Felicino Pallavicini, in particolare, ne è "l'Ambasciatore Islamico per l'Europa".

Sappiamo con certezza che in altri "ordini" molto simili, l'appartenenza a una fede cristiana è assolutamente obbligatoria (e in alcune sembra che vi sia anche un esplicito divieto di appartenenza massonica). Non siamo riusciti a trovare divieti simili nell'Ordine di Scerri Montaldo, anche se in prima pagina su un loro sito le seguenti parole campeggiano in bella evidenza, come una sorta di proclama:
"L'euroetnicità della razza maltese emerge anche da un'occhiata superficiale all'elenco telefonico dell'isola! Per cultura e tradizione, i maltesi sono europei e cristiani; ad esempio, l'araldica, un concetto totalmente alieno al mondo arabo, è profondamente radicata nelle isole maltesi. I maltesi possono anche vantare una nobiltà antica e illustre, profondamente radicata nelle tradizioni della cavalleria europea. E' in Europa che si trovano le radici e il destino di Malta." (citato da Addendum: The Maltese Race, del colonnello in pensione Charles A. Gauci).
Nella cerimonia di Beirut, Felicino Pallavicini non era solo: tra i nuovi cavalieri investiti assieme a lui c'era l'on. Alberto Simeone di Alleanza Nazionale e l'ex-eurodeputato, Vito Napoli, che qui potete vedere mentre si  inchina di fronte alla spada di Scerri Montaldo. Ma per Vito Napoli non doveva essere un'esperienza così nuova, visto che anni prima, era stato iniziato anche alla P2 di Licio Gelli (tessera n. 887).

Note:

[1] Il principe Carlo è stato introdotto alla cultura "perennialista" da Charles Le Gai Eaton, convertito all'Islam sotto il nome di Hassan Abdul Hakeem. Il principe Carlo partecipa regolarmente ai grandi convegni internazionali dei cosiddetti "tradizionalisti", cioè dell'area che si rifà al pensiero di René Guénon e di coloro che gli erano più vicini.

[2] Fantasticare sul passato non è necessariamente più reazionario che fantasticare sul futuro, visto che viviamo unicamente nel presente. E poi chi legge libri non piglia pesci: ciò che conta in politica non sono i pensieri, ma i fatti, e quelli non li fanno certamente i cultori di antichi testi sacri.

[3] Esistono in realtà due organizzazioni con lo stesso identico nome e in duro conflitto tra di loro. L'altra organizzazione  omonima, diretta da Thorbjorn Paternò Castello,  non ha più nulla a che fare con Scerri Montaldo, e nessun Pallavicini risulta tra i  suoi membri. Qui potete vedere le foto dell'onorevole Carlo Giovanardi mentre partecipa ai prodromi della cerimonia di investitura dell'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme - Cavalieri di Malta di Thorbjorn Paternò Castello al Palazzo Brancaccio la scorsa primavera.

(Continua...)



mercoledì, 21 ottobre 2009

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)

Alcuni giorni fa, Gianfranco Fini ha proposto di introdurre l'ora di religione islamica nelle scuole, dividendo gli amanti della polemica per partito preso in tre categorie. Provate a indovinare quali... va bene, avete vinto.

Ci sono i beceri a dire di no, qui si fa cattolicesimo e basta.

I laicisti buoni a dire, quanto è moderno e aperto Gianfranco Fini, così dovrebbe essere la Sinistra.

I laicisti cattivi a dire, ci mancavano pure gli imam a scuola, come se non bastassero i preti.

Tutte e tre le posizioni si basano sul rifiuto di capire qualcosa che esula dai loro schemi, ma che richiede qualche minuto di attenzione.

Intanto, Gianfranco Fini non ha proposto un bel niente, e non avrebbe nemmeno il titolo per farlo.

Si tratta di una dichiarazione di una persona che lo segue fedelmente, Adolfo Urso.

Adolfo Urso non ha fatto una proposta, ma la solita Affermazione a Margine di un Convegno, che abbiamo già segnalato come la maniera contorta che si usa in Italia per "gettare un sasso",come dice Repubblica.

L'occasione erano i Dialoghi Asolani, definiti "il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei." Avete capito bene, Farefuturo è il nipote spirituale della Giovane Italia che una volta faceva le risse con i rossi; e Italianieuropei l'ha creata Massimo D'Alema, cioè il nipote spirituale di Togliatti; e tutti e due gestiscono un unico "workshop", qualunque cosa voglia dire. Prendiamo atto che di fronte al vero potere, i paranoici che vedono ovunque "convergenze rossobrune" tacciono.

Gettare un sasso
non vuol dire fare una proposta. Vuol dire, usare la volenterosa complicità del sottogenere di giornalisti mandati ad annoiarsi a convegni del genere, per creare immagine mediatica.

Adolfo Urso non si occupa di scuola. E' viceministro allo Sviluppo economico. Diciamo tra parentesi che Adolfo Urso, a quanto emerge dal curriculum sul suo sito, è arrivato alla ragguardevole età di 52 anni senza aver contribuito per un solo giorno allo sviluppo economico del paese, esercitando personalmente qualche forma di ciò che noi chiameremmo lavoro.

In compenso, Adolfo Urso è sempre in prima fila in occasioni come questa:
"Il made in Italy brilla al Yacht e Brokerage Show, il salone nautico di Miami Beach inaugurato stamani dal sottosegretario al Commercio Estero, Adolfo Urso. [...] "La nautica e' il fiore all'occhiello del made in Italy - ha spiegato Urso - e eccelle soprattutto nel mercato americano dove le nostre esportazioni rappresentano una quota del 32 per cento, di fatto il primo mercato extra Ue. Se, da una parte, i megayacht non conoscono crisi con una posizione di leadership mondiale del 47 per cento (era appena al 31 per cento nel 2000), dall'altra stiamo monitorando con attenzione la situazione delle piccole imbarcazioni che stanno soffrendo per la crisi economica internazionale."
Cosa sia Miami, abbiamo già avuto occasione di dirlo su questo blog.

Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)
Naomi Campbell su un megayacht, ovvero la via miliardaria all'integrazione

Però, Adolfo Urso ha davvero i titoli per parlare di musulmani. Perché i musulmani in Italia sono un ingrediente dello sviluppo economico: ci vuole un tot di musulmani (e altri immigrati), un tot di materie prime e un tot di Immagine, nonché un immane imbecille di acquirente, per fare un megayacht. E i musulmani non producono solo megayacht, producono anche figli.

Quindi, dice Adolfo Urso, ci vuole un'ora di religione anche per loro.

E ci vuole, per un motivo preciso:
“Per evitare di lasciare i piccoli musulmani nei ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste”.
Ora di religione islamica, megayacht, imam crociati e certi Piccoli Musulmani (I)
In altre parole, i musulmani non devono essere lasciati liberi di gestirsi la propria religione da soli. Ci deve pensare lo Stato:
"Ad insegnare l'ora d'Islam, dovrebbero essere docenti riconosciuti italiani, al limite anche imam a patto che abbiano i requisiti e siano registrati in un apposito albo".
A parte il meraviglioso "al limite anche imam", è lo stesso sistema adottato da qualunque regime mediorientale, la cui prima preoccupazione consiste nel controllare l'Islam, attraverso vari organi statali. Dove il criterio teologico fondamentale per la "registrazione nell'albo" consiste nella capacità di tenere infuocate prediche a sostegno del Presidente o di Sua Maestà il Re.

La frase "docenti riconosciuti italiani registrati in un albo" passa inosservata a chi non sa cogliere lo specifico riferimento.

Infatti, non è Urso che lancia l'idea. E' Urso che fa propria l'idea di una particolarissima organizzazione, la Co.Re.Is. (Comunità Religiosa Islamica), che poi lo applaude come se l'avesse inventata lui.

Poco dopo la sparata di Urso, arriva infatti la notizia, che rovescia però la sequenza reale:
"Vediamo la cosa in maniera molto positiva. Sarebbe l'occasione di far conoscere da un punto di vista laico a tutti gli studenti, non solo quelli musulmani, le specificità e le caratteristiche dell'Islam". Il vice presidente del Coreis, comunità religiosa islamica italiana, imam Yahya Pallavicini, promuove la proposta dell'ora di religione islamica nelle scuole lanciata ieri dal vice ministro Adolfo Urso e sposata oggi anche da Massimo D'Alema."
La Co.Re.Is. è l'emanazione profana di un cosiddetto Centro Studi Metafisici René Guénon, un minuscolo circolo di esoteristi vicini all'ala spiritualista e non anticlericale della Massoneria.[1] Il Centro Studi Metafisici (il nome di René Guénon è stato poi tolto, a causa delle proteste della famiglia dell'esoterista francese) di Milano ha sede allo stesso indirizzo della Co.Re.Is., nonché della casa dei Pallavicini, e si trova su un terreno di proprietà di Abdul Wahid Pallavicini. Avrebbe dovuto all'inizio ospitare una sorta di tempio dei tre monoteismi  con moschea, sinagoga e chiesa tutte sotto lo stesso tetto. Il tri-tempio non fu costruito per mancanza di interesse da parte dei cattolici.[2]

Il Centro Studi Metafisici René Guénon è stato fondato da Felicino Abdul Wahid Pallavicini  (il padre dell'Imam Yahya del comunicato a sostegno di Urso e D'Alema), che da giovanissimo si era rivolto alla ricerca di una guida al filosofo Julius Evola, che invece lo indirizzò verso ambienti esoterico-islamici europei.[3]

Pallavicini è stato per un certo periodo seguace del discusso esoterista Frithjof Schuon, un autore certamente brillante che per alcune cose è piaciuto anche a chi scrive. Schuon si dichiarava nel contempo musulmano e inviato dal Cielo per restaurare la religiosità dei nativi americani, facendo danzare attorno a sé le propri e discepole nude in un rituale chiamato Primordial Gathering, in cui lui, il Principio Divino, si univa - non solo simbolicamente - con l'Eterno Femminile.

Pallavicini (comprensibilmente) abbandonò Schuon, lavorando per un periodo come pianista su navi da crociera, finché a Singapore entrò nella confraternita degli Ahmadiyya Idrissiyya Shadhiliyya (da non confondere con la ben più nota organizzazione o forse setta degli Ahmadiyya indiani).

Oggi l'anziano Pallavicini giudica Evola in maniera decisamente negativa. In un'intervista al Corriere della Sera, dichiara:
«[Evola] è scivolato su tendenze occultiste ed esoteriche che l'hanno spinto a formulare una parodia della spiritualità, a tradire il pensiero di Guénon che con la sua ortodossia religiosa resta il vero depositario della Tradizione."
Alla maggioranza dei lettori - interessati a sapere se Pallavicini segua ancora o no il presunto cattivo maestro degli estremisti - sfuggirà il riferimento, ben più importante, alla "Tradizione" con la maiuscola, ritenuta superiore a ogni singola manifestazione religiosa, compreso ovviamente lo stesso Islam (la critica all'esoterismo di Evola si riferisce solo alla negazione delle religioni che caratterizza il fondo del pensiero evoliano).

Da notare come nella stessa intervista, Pallavicini dichiari, "Non avanziamo rivendicazioni politiche, sociali o nazionali". Sulla presunta apoliticità della Co.re.is. ritorneremo, ma possiamo già anticipare che una simile   dichiarazione di resa incondizionata sia proprio quanto i vari Fini, Urso o D'Alema si sognano dai migranti che i loro megayacht hanno risucchiato sul nostro suolo.

Note:

[1] Precisiamo che i riferimenti alla Massoneria in questo articolo non hanno nulla a che vedere con le polemiche antimassoniche di destra o di sinistra, che ci sono entrambe piuttosto estranee.

[2] Nella logica esoterica dell'unità trascendente, gli iniziati, possedendo la Verità, possono vivere con una certa relatività e tolleranza in una singola religione, che serve in sostanza per dare forma alle masse.

[3] Oltre a fonti orali, ci siamo basati sullo studioso Mark Sedgwick, che in Against the Modern World (p.136 ss.) dedica diverse pagine a Felicino Abdul Wahid Pallavicini e a suo figlio Sergio Yahya Pallavicini.

(Continua...)



venerdì, 16 ottobre 2009

Stragi, strategia della tensione e ruota della fortuna

Facciamo emergere alcuni punti dai commenti al mio post di ieri.

La discussione si è soffermata in gran parte sulla strage di Bologna: una discussione interessante, ma il mio intento non è quello di rifare la storia delle stragi in Italia, bensì di focalizzare l'attenzione sul meccanismo con cui tendiamo a interpretare episodi analoghi, anche quelli che avvengono oggi.

 
Verità ufficiale, verità antagonista

Intanto, non si tratta di contrapporre "verità ufficiali" e "verità antagoniste". Sia le "istituzioni" (in senso lato e compresi i grandi media), sia gli antagonisti possono essere "complottisti". Ed entrambi possono mentire.

Tra il 1969 e il 1980, sono avvenute in Italia quattro stragi contro quelli che potremmo chiamare "civili": Piazza Fontana, Brescia, l'Italicus e Bologna. E' bene ricordare il numero ridotto e la distanza temporale tra una strage e l'altra, perché è evidente che episodi così isolati non costituivano la norma e non creavano nessun clima generale di terrore. Nulla a che vedere, ad esempio, con gli attentati suicidi compiuti quasi quotidianamente dai palestinesi in Israele in un certo periodo.

La versione che allora era antagonista è oggi la versione più o meno ufficiale: non c'è commissione parlamentare o editoriale che parli di quegli anni senza citare la "strategia della tensione" volta a "soffocare la democrazia in Italia".

Il quadro che ne emerge è di un immenso sistema tentacolare, in grado di compiere stragi tremende senza lasciare traccia, di far sparire le prove, di condizionare tutte le indagini e di far sì che i giudici assolvessero i rei.

Da chi era costituito questo sistema tentacolare? Nessuno cerca di soffocare la democrazia come passatempo; lo fa perché vuole monopolizzare il potere, di cui probabilmente già possiede molto.

Allora chi era il regista della strategia della tensione? La famiglia Agnelli? Per carità, sono l'anima dell'impresa italiana. Il governo degli Stati Uniti? Per carità, sono il baluardo della democrazia. Il Papa? Per carità, è il custode dei Nostri Valori e occorre parlarne con rispetto. Resta poco più della P2, che in realtà era soprattutto un sistema di raccomandazioni per persone molto diverse tra di loro e che già contavano qualcosa; e la P2 comunque è stata smantellata dalla stessa magistratura che non è riuscita a punire le stragi.[1]

L'errore qui non sta nel credere ai complotti, che se ne fanno tutti i giorni di veri;  ma sta nella concezione che molti hanno del potere, anzi del Potere, immaginato come un ente astratto e unitario.

Esistono in realtà potenti di ogni sorta, in perenne corsa su e giù per la ruota della fortuna e in incessante lotta tra di loro, nonché con il colesterolo e le proprie mogli. E che non sono sostanzialmente diversi da noi poveri mortali.

Ecco perché uso con parsimonia la parola "potere", e preferisco "dominio", con riferimento a tutta l'impostazione della società capitalista occidentale, quella sì davvero capace di sopravvivere e riprodursi all'infinito. Ma sono concetti difficili per chi è abituato a ragionare in termini di "potere occulto", di "trame oscure" e cose simili.[2]
 
 
Motivazione e carte processuali

Nel guardare gli anni Settanta, confondiamo due realtà completamente diverse: la diffusa violenza quotidiana, che talvolta sfociava in omicidio, e le quattro grandi stragi. La confusione proietta sulla violenza diffusa qualcosa dell'oscurità delle stragi: anche atti brutali, ma perfettamente comprensibili nelle loro motivazioni, vengono inseriti nell'atmosfera complottista. Come se ci volesse la P2 per spiegare che hai dato una coltellata a uno che ti aveva tirato una molotov perché tu gli avevi dato fuoco al motorino. Ah, dimenticavo, lo hai fatto quattro giorni prima che Andreotti litigasse con Fanfani...

L'omicidio e la strage hanno comunque alcuni elementi in comune.

Una strage, o anche un semplice omicidio politico premeditato, è una faccenda difficile da organizzare. Anche per acquistare una pistola, devi rivolgerti a un malavitoso, che ti deve conoscere abbastanza bene da fidarsi di te, mentre tu non potrai mai fidarti di lui. Figuriamoci l'acquisto di grandi quantità di esplosivo. Le grandi azioni difficilmente si possono compiere da soli; ma la banale esperienza con innocui fatti privati ci mostra che quando due persone sanno qualcosa, lo sa tutto il mondo. Se pensiamo poi al mondo sempre pettegolo e spesso demenziale dell'estremismo politico...

Anche chi è più o meno apertamente coperto da potenti macchine statali può compiere errori clamorosi: ricordiamo il tentativo fallito di avvelenare Khalid Meshal da parte del Mossad, o la scia di indizi lasciata dai rapitori statunitensi di Abu Omar.

Certo, in un villaggio dell'Aspromonte, si può contare sul fatto che anche se spari a viso aperto a qualcuno in piazza, tutti diranno di non aver visto niente (ma esistono anche i pentiti di Mafia). Però in luoghi socialmente più complessi, chi compie un'azione del genere sa che prima o poi lo potranno prendere, per un errore qualsiasi.

Per compiere un omicidio politico o una strage, ci vuole quindi una forte motivazione; e ci vuole anche un progetto e uno scopo.

Qualcuno mi ha chiesto se ho letto le carti processuali della strage di Bologna. Ovviamente, per parlare seriamente della strage di Bologna, avrei dovuto farlo. Sono 500 mila pagine, e non me ne importa abbastanza di quello specifico fatto per farlo: l'ho citato solo come esempio.

Ma le carte processuali, la grande risorsa dei cronisti e degli autori di "inchieste" (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi su questo orrendo genere letterario), ci dicono tutto sulla lettura giuridica e carceraria di un fatto; ma difficilmente rivelano la motivazione, il progetto o lo scopo.  

Non viviamo in un sistema inquisitoriale, e quindi le motivazioni ricevono un'attenzione minima, trovandosi sommerse da infiniti dettagli, che a loro volta possono nascondere infiniti bachi. La figura umana dei protagonisti - che è tutto quando parliamo di motivazione - scompare nel nulla. E permette anche le più sgradevoli demonizzazioni di persone trasformate in semplici ruoli nella recita del delitto.

 
Motivazioni materiali e ideali

Le motivazioni possono essere di tipo materiale o ideale.

Un grupppo di potere, con uno scopo ben preciso (siamo sempre lì) può affittare un serio professionista del tritolo o dell'omicidio, pagandolo somme ragguardevoli e organizzandogli attorno un'ampia infrastruttura nonché ovviamente una via di fuga, preferibilmente verso qualche isola tropicale. Chiaramente ci si rivolgerà a un tecnico e non a qualche inaffidabile fanatico politico - non è certo tra gli estremisti che bisogna cercare i sicari seri, come saggiamente mi disse un signore che si fece quattro anni di carcere per le accuse più improbabili, finendo poi assolto.

Una persona che non possiede potere corre rischi invece per motivazioni ideali. Questo è un termine che non uso con alcun intento morale; potete anche trovare un altro termine, meno simpatico, però se non capiamo il concetto, non arriviamo da nessuna parte.

Cogliere la motivazione ideale non significa semplicemente credere a ciò che qualcuno scrive di se stesso, magari reinterpretandolo secondo i nostri criteri. Bisogna sempre cercare una specie di punto focale dei discorsi.

Ad esempio, Forza Italia si presenta con questi ideali sul sito della divertente soubrette Gabriella Carlucci. Mica voglio negare che Gabriella Carlucci in qualche modo ci creda; ma è ovvio che il punto focale dei militanti di Forza Italia è diverso - è una simpatica congrega di affaristi, che mirano a ricoprire il massimo numero possibile di assessorati. Cosa che emerge più da una chiacchierata con qualche dirigente di Forza Italia che dalla loro carta scritta.

A volte, i nostri pregiudizi ci impediscono di cogliere il punto focale di un movimento, che si può nascondere in quello che ci sembra un dettaglio.

Il Gush Emunim e i Neturei Karta sono due gruppi di barbuti "fondamentalisti" ebrei, che sembra che scrivano più o meno le stesse cose e condividono gli stessi riferimenti di base. Ma una divergenza nel modo di interpretare alcuni dettagli fa sì che i primi appoggino qualunque cosa faccia l'esercito israeliano e i secondi preghino tre volte al giorno per l'abolizione dello Stato d'Israele.

Proprio la differenza del punto focale comporta differenze radicali nelle scelte di gruppi che possono apparire simili: non esistono "i comunisti", i "fascisti", i "cattolici", i "fondamentalisti islamici" o gli "estremisti ebrei".

I delitti commessi da estremisti politici hanno quasi sempre motivazioni ideali, che comprendono cose viscerali come la vendetta. Queste motivazioni spiegano innumerevoli fatti: le azioni delle Brigate Rosse, l'omicidio del giudice Occorsio per vendicare lo scioglimento di Ordine Nuovo, l'attentato di Mohammed Game a Milano e così via. Ogni singola azione compiuta da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, per quanto spesso contro poveri disgraziati, rispondeva a una precisa logica di questo tipo (vendetta, soppressione di presunti infiltrati, rapine per sopravvivere una volta lanciato il meccanismo che li ha portati alla latitanza).

I responsabili di queste azioni hanno sempre agito in prima persona, hanno colpito bersagli significativi e hanno pagato: non si tratta di una considerazione morale, ma di qualcosa che ci permette ragionevolmente di escludere misteriosi scenari dietro le quinte.

 
La logica delle stragi

A maggior ragione, anche le stragi devono avere una loro logica. Sembra brutto dirlo, perché siamo programmati per condannare e non per capire le cose brutte.

Il modello insuperato delle stragi terroristiche è stato il sistema di bombardamento a tappeto angloamericano durante la seconda guerra mondiale, ripetuto dagli statunitensi nel Vietnam. Centinaia di migliaia di donne, bambini e vecchi arrostiti nella maniera più atroce. Ma non è stata opera di un individuo sadico, bensì di un'équipe di esperti - compresi  esperti di macellazione per studiare gli effetti sui corpi umani - con uno scopo perfettamente logico. Quello di ricordare agli esaltati soldati tedeschi sul fronte che finchè durava la guerra, anche i loro bambini potevano morire di una morte spaventosa.[3]

Accantoniamo i giudizi morali, e diciamo che la tecnica è stata molto efficace in Italia, meno in Germania, pochissimo nel Vietnam.

Un'azione di questo tipo, compiuta però da "idealisti" (in senso tecnico) e non da "sicari", è stata la strage della metropolitana di Madrid. E' logico pensare che lo scopo degli attentatori fosse quello di portare la guerra dell'Iraq in casa degli invasori, colpendo un bersaglio accessibile. Non solo: un'azione di questo genere deve sempre offrire alla controparte la possibilità di far cessare il terrore facendo una concessione ragionevole: in questo caso, il ritiro delle truppe spagnole dall'Iraq. Ottenuta la concessione, non ci sono stati più attentati "jihadisti" in Spagna.

Conosco solo superficialmente il caso di Madrid; non posso garantire che la magistratura spagnola abbia preso i reali responsabili; ma mi sembra plausibile che i reali responsabili facessero parte almeno degli stessi ambienti che la versione ufficiale accusa. Ambienti precisi, di qualche decina di persone al massimo, mica "i musulmani" o "gli immigrati".

 
Perché si fa una strage?

Esiste una strage nella storia italiana di cui conosciamo abbastanza bene la logica. Una strage dimenticata, perché i delitti di Mafia non toccano le corde identitarie della politica: parliamo della strage di via dei Georgofili a Firenze. Che non fu isolata, ma accompagnata da una serie di altre azioni analoghe.

Ricostruisco a memoria, per cose lette nel tempo, e posso sbagliare nei dettagli. Ma mi sembra che la faccenda sia andata così.

A compierla non furono estremisti politici, bensì - come è ovvio - sicari professionisti, che agivano con una ragionevole copertura da parte di una potente organizzazione: non abbastanza potente, alla fine.

Le stragi furono decise dai cosiddetti corleonesi, cioè un gruppo preciso di persone. Non dalle "forze oscure della reazione", e nemmeno da "la Mafia", ma da un gruppo che doveva guardarsi continuamente alle spalle da altri gruppi.

Lo scopo era perfettamente ragionevole. Tramite vari emissari, hanno presentato una precisa richiesta al governo, una richiesta che il governo avrebbe potuto trovare la maniera di soddisfare: allentare le restrizioni cui andavano soggetti i boss arrestati in carcere.

Inoltre, hanno fatto un calcolo militarmente ineccepibile. Lo Stato stava per mandare molte forze in Sicilia, per sopraffare i corleonesi. Colpendo a caso in punti qualsiasi di tutto il territorio italiano, i corleonesi erano certi di poter distrarre  la maggior parte di queste forze, costrette a presidiare inutilmente ogni incrocio del paese. E colpendo obiettivi turistici, i corleonesi contavano anche di fare un danno all'economia.

La strategia è fallita perché altri gruppi mafiosi hanno deciso invece che fosse meglio mantenere un profilo basso, entrando nei partiti politici. E la forza di questi gruppi fu tale da bloccare i primi.

Tutto ciò è perfettamente logico; e se sei il tipo di persona che campa facendo morire migliaia di ragazzi di eroina e facendo a pezzi nelle vasche di acido i parenti dei tuoi nemici, possiamo anche accantonare troppe considerazioni morali.

Questa vicenda la conosciamo però solo per caso. Se non si fosse mai scoperto il vero movente, avremmo tutti proiettato le nostre fantasie su qualcuno che ci stava antipatico: gli anarchici non erano più di moda dopo il 1972, i fascisti sono diventati obsoleti negli anni Ottanta, forse ce la saremmo già presa con i musulmani che odiano i simboli dell'arte occidentale. In fondo, per decidere chi ha messo la bomba sull'Italicus nel 1974, è bastato un unico volantino che avrebbe potuto scrivere chiunque.

Magari dopo la bomba ai Georgofili, avrebbero trovato qualche ambulante senegalese che si aggirava in maniera sospetta da quelle parti e che aveva come unico alibi quello di essersi incontrato con un altro ambulante di cui si sono perse le tracce; e forse un compagno di cella, il solito pentito, avrebbe raccontato in seguito ai giudici di aver avuto da lui chi sa quali confidenze.

Infatti, essere anticomplottisti non significa affatto credere alla correttezza della magistratura, né tantomeno dei media.

Semplicemente, non è necessario pensare che il magistrato desideroso di fare carriera fosse anche lui della partita dei  corleonesi. E per spiegare il poliziotto che suggerisce al "pentito" cosa dire, è sufficiente ricordare che ogni poliziotto, come chiunque, vive sotto costante pressione per produrre. E che è sempre più facile produrre a spese di piccoli disgraziati, di gente che non ha connessioni di potere, di estremisti politici sciroccati.

La vera strategia della tensione

Tutto questo significa che non esiste la "strategia della tensione"?

Certamente esiste, ma su un piano diverso e perfettamente visibile. Consiste semplicemente nella maniera in cui il sistema spettacolare ci presenta i fatti. Una rom che fa un furtarello compare su tutte le locandine davanti alle edicole, o nelle serate di Bruno Vespa. Non c'è certo bisogno di montare stragi e rischiare ergastoli, per manipolare la realtà e per diffondere un senso sempre crescente di panico.

La strage di Falluja - decine di migliaia di persone massacrate dal "nostro imprescindibile alleato americano" - invece non esiste nella coscienza mediatizzata comune. E non è reato non parlarne in televisione.

Tutto questo non richiede una centrale occulta: chi fa carriera nei media è selezionato per agire spontaneamente così.

Anche negli anni Settanta, non mancava un riferimento quotidiano agli "opposti estremisti", senza che fossero necessarie le stragi - bastava un corteo un po' rumoroso per dire che non se ne poteva più.[4]

A questo si aggiungono infinite piccole azioni compiute veramente da elementi dei servizi o dei carabinieri: Cossiga ci ha ricordato allegramente come fosse prassi infilare bustine di eroina in tasca a noti sovversivi e poi arrestarli; mentre conosciamo le infinite dritte dei servizi ai media, in cui si racconta che un comando di musulmani sta per compiere le cose più assurde.  Poi non succede niente (i produttori di veline mica rischiano sul serio a organizzare un attentato contro il Papa), le fonti sono vaghe e tutto viene dimenticato, lasciandosi dietro però una scia di paranoia.

Note

[1] Il fatto che quelli della P2 abbiano pagato poco, mentre piccoli estremisti politici si sono fatti anni di carcere, non dipende da qualche complotto, ma dal fatto che le leggi sono strutturalmente a favore dei più potenti.

[2] E' interessante notare come anche in ambienti neofascisti, il mito della "strategia della tensione" sia stato pienamente assorbito: la versione neofascista di ciò che è successo in quegli anni coincide quasi perfettamente con quella dell'estrema sinistra, tolti ovviamente i riferimenti a singoli gruppetti neofascisti, che comunque sono sempre immaginati come "infiltrati dai servizi".  Ovviamente lo erano, ma è facile confondere l'infiltrazione con il controllo delle linee politiche.

[3] Il terrorismo richiede continuità: infatti gli squadroni di centinaia di bombardieri partivano a un certo punto quasi ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

[4] A ogni strage, come a ogni azione armata delle BR, si sono aggravate le leggi contro i reati associativi. Se tale fosse lo scopo delle stragi (ma non lo so), la sinistra mainstream di allora come quella di oggi se ne è fatta pienamente complice.
 



mercoledì, 14 ottobre 2009

L'attentato di Milano, la dietrologia e i bachi

Ieri abbiamo parlato dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano.

Tra i commenti al mio post, gip chiede:
"Sentite lo so che è una domanda senza riposta, ma a me pare una brutta coincidenza che Game faccia scoppiare il suo fertilizzante proprio in giorni in cui in Italia culmina una tensione che montava da mesi. E aggiungo un'altra cosa: proprio non riesco a capire perché mentre il tg1 di Minzolini spreme dalla notizia tutto quello che può, il sito del primo quotidiano nazionale lo gratifica prudentemente solo di una SESTA posizione in pagina. Insomma, è pur sempre il primo attentato "islamico" in Italia. E' giusto guardare nella storia di Game, e meno male che almeno i blog come questo si preoccupano di farlo. E se a a fare il dietrologo fosse solo D'alema con le sue scosse potremmo anche mandarlo al diavolo. Ma in tutto questo ci sono note stonate e qualche sospetto viene. Che ne pensi curatore del blog? che ne pensate lettori?"
E' un sospetto legittimo. Noi non sappiamo con certezza cosa sia successo, ed è giusto esplorare ogni pista.

Tenendo presente, come dice Gip, che la sua è quindi "una domanda senza riposta", rispondo con quello che penso in questo momento e con i dati che abbiamo.

Voglio intanto rovesciare la formulazione di Gip. E' facile lanciare "sospetti", perché qualunque faccenda può essere piena di quelli che possiamo chiamare bachi, per copiare il linguaggio informatico.

Miguel Martínez è un personaggio strano, con una vita movimentata alle spalle in varie parti del globo e tutta una serie di insolite amicizie e interessi bizzarri (pensate che sul suo blog ci sono link ai siti del Comandante Carlos,  dell'Imam di Carmagnola, di Barbara Aisha Farina e persino di  Alessandra Colla).

Dov'era l'11 settembre del 2001?

A casa, lui dice. A parte i familiari - inaffidabili per definizione - l'unico alibi che è in grado di tirar fuori è che afferma di aver ricevuto una telefonata nel pomeriggio da parte di una persona che gli raccontava confusamente dell'attentato a New York.

Può darsi che si riesca a risalire, dai tabulati, all'esistenza di quella telefonata. Che però potrebbe essere stata fatta apposta per creare un alibi per Miguel Martínez. Oppure i tabulati potrebbero essere andati opportunamente perduti nel frattempo (ricordiamo tutte le strane vicende che hanno riguardato la Telecom in questi anni).

E chi gli ha telefonato, per avvisarlo dell'attentato? Un noto americanista che a suo tempo era stato amico personale del sovversivo musulmano Malcolm X; che aveva seguito la guerriglia comunista in Guatemala e aveva vissuto il Settembre Nero accanto ai palestinesi in Giordania; e che una volta aveva intervistato l'ayatollah Khomeini.

Quindi il sospetto su Miguel Martínez è più che legittimo; ma è molto più difficile formulare un'ipotesi positiva sul possibile ruolo di Miguel Martínez nei piani di Osama bin Laden.

Torniamo all'attentato di Milano.  

Dire che l'attentato nasconde "qualcosa", vuol dire che nasconde il contrario di ciò che appare.

Se dai sospetti, passiamo a un'ipotesi positiva, l'attentato non sarebbe un attentato di un islamista contro il governo, bensì un attentato del governo contro l'opposizione. Il governo può usare un attentato di questo tipo, ad esempio, per chiedere ulteriori leggi repressive; oppure per screditare una sinistra che non è abbastanza ostile all'immigrazione; o per distogliere l'attenzione pubblica da altre notizie che mettono in imbarazzo il governo.

La cosa è ovviamente possibile, perché no?

E' probabile, però?

Vediamo prima il caso particolare, poi trattiamo una questione più generale.

Mohammed Game ha rischiato e pagato di persona: l'attentato non è stato compiuto da qualche anonimo sicario.

Per cui dobbiamo cercare le sue probabili motivazioni.

Ora, la tensione di cui parla Gip riguarda alcune vicende molto italiane - le onorevoli escort di Berlusconi, il Lodo Alfano, la riforma della scuola, l'UDC e la Chiesa che ammiccano al centrosinistra e così via.

Nei media, queste cose vengono enfatizzate quasi esclusivamente da Repubblica e su Internet.

Posso ipotizzare che Mohammed Game non comprasse Repubblica. Probabilmente guardava la televisione italiana, che tace sui guai del governo; e probabilmente aveva l'antenna parabolica e quindi guardava al-Jazeera, che non si occupa proprio dell'Italia.

La "tensione montante" c'era, ma riguardava la questione afghana. E' infatti importante sprovincializzarsi un po' su queste cose: alla maggior parte della gente del mondo, compresi gli immigrati, delle vicende di Berlusconi non gliene potrebbe importare di meno. Non abbassiamo i massacri compiuti dagli aerei alleati nei villaggi afghani, le carceri e le torture a qualcosa di secondario rispetto alle troiette del nostro primo ministro. Opporsi all'invasione dell'Afghanistan è una motivazione altamente etica e sensata per fare qualcosa (non necessariamente per fare ciò che Mohammed Game ha fatto, ovviamente).

La motivazione nota - la rabbia per l'occupazione militare dell'Afghanistan - è quindi la più plausibile, anche se non possiamo dire che sia "la verità".

Questo ci porta a una considerazione generale sul rapporto tra violenza politica e complotti in Italia.

Si dice spesso che gli attentati avvengano in momenti di "tensione crescente".

Posso essere d'accordo per un caso: la strage di Piazza Fontana, avvenuta effettivamente nel momento di massima tensione sociale dell'Italia post-bellica.

La strage ha messo fine all'immenso moto dell'Autunno Caldo e quindi ha una sua logica. Ci sono centinaia di migliaia di pagine di documenti processuali, che più si guardano, meno si capisce, perché più carta vuol dire più bachi. Su infiniti bachi, si possono costruire infiniti sospetti, fino a cadere nel più completo delirio. Provate a leggere oltre pagina dieci di uno di quei demenziali elenchi telefonici con connessioni casuali che pretendono di dirci la verità su Piazza Fontana e capirete cosa intendo.

Facendo piazza pulita di tutta la fuffa, restiamo però con alcuni fatti: che gli autori della strage non sono mai stati identificati con certezza (e siamo nel paese in cui anche Craxi è stato fatto fuori dai magistrati), per cui forse godevano di particolari protezioni; che l'ipotesi più plausibile è che si mirasse a far cadere la colpa di una brutale strage di innocenti sull'estrema sinistra, in un momento in cui un grande moto di sinistra minacciava le istituzioni. In questo senso, la strage ha certamente funzionato come terapia-choc, senza bisogno di colpi di stato.

Quindi è ragionevole ipotizzare che piazza Fontana sia stata realmente una strage "di Stato".

Piazza Fontana ha però creato un meccanismo psicologico nella sinistra che si avvicina a una vera e propria psicosi dietrologica. Da allora in poi, ogni fatto è stato inserito nel meccanismo della ricerca dei bachi e della produzione dei sospetti. La paranoia ha generato un fangoso linguaggio sbirresco-giornalistico: loschi e ambigui personaggi, guarda caso, infiltrati, "coincidenza" tra virgolette, trame oscure,  figura inquietante, stretti legami con, sedicente, provocatore, sottobosco, rete di contatti, idee deliranti, cui prodest (anche le capre si dedicano al latino), manovalanza, al servizio di...

Essendo interamente basata sui bachi, non si è mai capito quale fosse l'ipotesi positiva: chi avrebbe fatto che cosa a quale scopo. Semplicemente, nella nebbiosa confusione, dietro i bachi si intuivano  i servizi segreti, la Chiesa cattolica, la Massoneria, le banche, l'Opus Dei, la Mafia, i militari, la CIA e ovviamente e ovunque "i fascisti". Un mostro senza volto, senza storia, senza analisi sociale, dove lo studente sedicenne e il dirigente della Confindustria operavano al servizio dello stesso Potere Occulto.   

Questo modello è stato applicato a tutti i fatti successivi di violenza. Alle grandi stragi come alle azioni delle Brigate Rosse.

Prendiamo la strage della stazione di Bologna. Gli imputati, che hanno molte altre colpe certe e confesse, sono in questo caso palesemente innocenti.[1] Non viene in mente alcun movente plausibile, né per loro (non erano un gruppo di odiatori di treni) e forse nemmeno per il "sistema": non c'era un Autunno Caldo da fermare, non è stato il pretesto per un colpo di Stato. Nessuno ha provato ad accusare la sinistra della strage. L'ipotesi che si sentiva in giro allora, "vogliono spaventare la gente così si fermano le lotte sociali", è priva di qualunque logica.[2]

Ovviamente, la strage ha avuto una causa, ma attualmente non sappiamo assolutamente quale fosse.

La dietrologia ha colpito anche le Brigate Rosse. Non ho alcuna intenzione di giustificare alcunché. Però le Brigate Rosse sono state molto chiare e coerenti nella strategia. Con i bachi, si è riusciti a creare una melma senza fondo anche attorno a loro.

I mali della destra li conosciamo; ma quello forse principale della sinistra è la dietrologia.

Se avviene qualcosa che dà spazio alla destra, ci deve essere dietro il Complotto. Le azioni delle BR hanno come effetto anche quello di screditare la sinistra presso il grande pubblico? Bene, è sufficiente per dimostrare il Complotto, basta trovare un numero sufficiente di bachi per appoggiare una tesi di cui si è già certi. E' interessante la premessa perbenista che c'è dietro: lo scopo della sinistra sarebbe di avere una buona immagine, qualunque cosa danneggi quell'immagine è per forza "di destra". Così si trasforma lo scontro sociale in scontro puramente morale: noi siamo persone buone, quindi le azioni cattive devono averle fatte i nostri avversari.

Mentre sarebbe sufficiente ipotizzare, in linea di massima, che in un paese con sessanta milioni di abitanti, prima o poi qualcuno farà qualcosa di cui la propaganda della destra potrà approfittare: una rissa, un omicidio, un furto commesso da un immigrato... Approfittare lo fanno tutti, lo fanno anche i cattolici quando si lamentano perché qualcuno toglie un crocifisso, o la sinistra quando salta addosso a un cretino che allo stadio fa il saluto romano, senza che questo significhi che i militanti dell'UAAR o i giocatori della Lazio siano agenti dell'Opus Dei o dell'Internazionale Comunista.

L'evento bacato si dice che avvenga sempre "guarda caso" in un momento "particolare", tanto ogni momento è particolare, in un paese dalla politica confusa e rissosa come l'Italia.

Questo non vuol dire che dietro singoli episodi, non ci possa essere davvero un complotto. Tra tanti bachi, qualcuno forse porta davvero alla verità.

Ma in generale, le stranezze che ogni caso presenta vengono amplificate dalla stranezza di persone che scelgono di usare le armi e rischiare la galera e la morte: pensiamo al caso di Gianfranco Bertoli, un uomo tremendamente complesso, dalla vita confusa e avventurosa, comunista, tossicodipendente, frequentatore di un kibbutz, informatore dei servizi in tempi lontanissimi, lettore di esaltati testi di Max Stirner, scrittore sensibile e artista, che lanciò una bomba nel 1973 contro la questura di Milano, uccidendo quattro persone.[3]

Bertoli, arrabbiato contro il sistema quanto Game, non fece nulla per nascondersi e subì decenni di carcere. Eppure fu immediatamente messo in croce da tutti i dietrologi, come perno di chissà quale complotto;[4] per dimostrare la propria estraneità, arrivò a cercare di suicidarsi.

Riassumiamo. La premessa è che ogni evento può essere utile a qualcuno; ogni evento è pieno di bachi. Lo sono in particolare gli eventi che riguardano anime irrequiete. E sono in genere le anime irrequiete che compiono gesti clamorosi.

In certi casi, gesti clamorosi possono davvero fare parte di qualche strategia più grande: è legittimo cercare di approfondire la possibilità, ma solo tenendo ben salda la premessa.

Note

[1] Dire che sono innocenti non vuol dire che esiste un complotto del sistema per accusarli. I vasai devono produrre vasi, i magistrati devono produrre sentenze, e se manca la materia prima di qualità, ci si arrangia come si può. A Bologna la verità complottista è diventata la verità ufficiale; ma non mancano i dietrologi che seguono altre piste, altrettanto improbabili.

[2] Quando minaccio qualcuno, devo farmi capire in modo chiaro. Una bomba contro persone di ogni sorta che vanno in vacanza non lancia alcun messaggio comprensibile, soprattutto quando non ha alcun seguito. Chi vuole stroncare le lotte sociali con la violenza fa casomai come in Colombia, uccidendo a uno a uno migliaia di dirigenti sindacali e politici.

[3] Dire che qualcuno è strano, nel senso di fuori dal comune, o complesso, non vuol dire insultarlo dandogli del pazzo. In Bertoli c'è stata una forma estrema di sanissima curiosità, voglia di capire, desiderio di esserci, intensità di vivere, ricerca della varietà delle cose, che lo ha condotto di disastro in disastro. Una versione  meno elegante di Eduardo Rózsa Flores.

[4] Il ministro Mariano Rumor, bersaglio mancato dell'attentato di Bertoli, fino al giorno prima oggetto di ogni sorta di dietrologia, fu improvvisamente santificato dai complottisti. E questo indica dove porta il perbenismo innato dei complottisti. Ci sono degli "antagonisti" che ogni tanto tirano fuori  con scandalo il fatto che una persona che conosco, allora di destra e oggi di tutt'altra idea, una volta subì una perquisizione della polizia, pensate...



martedì, 13 ottobre 2009

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna

A Osimo, nelle Marche, un padre italiano accoltella la figlia, rea di essersi messa con un albanese.

L'episodio viene descritto con estrema ragionevolezza nei media per quello che è: un signore scoppiato che non sopportava il fidanzato della figlia. Non ci sono stati assalti di cronisti con microfoni nascosti per scovare i predicatori dell'odio nelle chiese, né le telecamere hanno inquadrato le opere di Oriana Fallaci esposte nelle vetrine delle librerie.

La seconda notizia.

Un ingegnere, che dirigeva una ditta edile con molti operai, dopo il fallimento della propria azienda, entra in un ciclo di depressione e si fa saltare per aria, con un successo paragonabile a quello del Bombarolo di Fabrizio De Andrè: il suo artigianale ordigno infatti fa male solo a lui.[1]

Qualcosa della vita di questo imprenditore fallito, il libico Mohammed Game, lo raccontano i giornali:
"«Aiutateci ad avere una casa più dignitosa. Viviamo in sei senza nemmeno il bagno», si era lamentato un paio di mesi fa con una giornalista di «Cronaca Qui» questo ingegnere elettronico mancato di 37 anni, mancato pure come attentatore.

L’appartamento al primo piano lo aveva occupato sette anni fa con Giovanna M., la sua compagna italiana, mai musulmana, badante e colf di professione, innamorata della persona sbagliata dopo aver lasciato un altro uomo da cui aveva avuto due bambini, Davide di dieci anni, Alessandro di nove. Sei anni fa era nato Islam. Tre anni fa Omar. Tutti insieme in quel bilocale pianoterra scala D dove gli agenti della Digos hanno frugato per trovare niente. Non uno straccio di volantino, un proclama, un qualcosa che da qui arrivasse fino ad Al Qaeda e non ai deliri di un uomo frustrato che ce l’aveva con tutto e tutti."
Attenzione, non intendo con questo partecipare al solito gioco per cui chi compie un'azione di questo tipo viene esaltato da una parte come un terribile fanatico; dall'altra, denigrato come un povero cretino. E' una persona che ha avuto il coraggio delle proprie scelte, comunque motivate.

Però il caso aiuta a mettere a fuoco tutta la questione del cosiddetto "terrorismo islamico" in Italia.

Quello dell'attentato contro la Caserma Santa Barbara di Milano è il primo caso nella storia di "terrorismo islamico" in Italia, e ha assunto la forma che ci si aspetterebbe.

Statisticamente è inevitabile che dopo un decennio di espulsioni, arresti, minacce,  sorveglianza incessante, gente che non ti affitta casa, parlamentari che gridano che sei un pericolo per l'umanità, trasmissioni televisive che ti attaccano tutti i giorni, librerie piene di testi che ti descrivono come un mostro, guerre in mezzo mondo contro i tuoi correligionari, a qualcuno - su oltre un milione di musulmani immigrati - saltino i nervi.

La chiave sta nel concetto di "saltare i nervi", fatto non organizzato e imprevedibile: l'attentatore  di Milano non si è formato in alcuna delle mitiche Scuole del Jihad, né è andato a caccia di vergini paradisiache promessegli da barbuti predicatori. Mohammed Game  è scoppiato (mentalmente) guardando il telegiornale, cioè la descrizione edulcorata e sterilizzata di ciò che la spedizione militare italiana sta facendo in Afghanistan.

La tragedia sta proprio nell'impossibilità di incidere su qualcosa che però entra quotidianamente nella nostra vita: un cittadino straniero non può nemmeno votare per un partito che condanni la spedizione afghana, e Mohammed Game evidentemente non aveva le risorse per sfogarsi vanamente alla tastiera, come abbiamo noi.

Abbiamo sempre detto che gli obiettivi di azioni armate sono obiettivi militari: anche l'11 settembre del 2001, sono stati colpiti il Pentagono e il Centro Mondiale del Commercio, la cosa più simile al cuore economico del pianeta.

Mohammed Game non ha cercato di colpire i mitici "simboli dell'Occidente" cari ai media: che so, un quadro di Raffaello o una ragazzina in minigonna con l'iPod che si beve un whisky. Pur nella sua evidente confusione, ha scelto di colpire un obiettivo indiscutibilmente militare: la caserma da cui sono partiti i carabinieri che partecipano all'occupazione dell'Afghanistan.

Giustamente, il magistrato lo ha incriminato per (tentata) strage, ma non per terrorismo.

Questo non vuol dire che Mohammed Game non avrebbe potuto saltare per aria, per incompetenza, nel tragitto da casa alla caserma, magari su un autobus affollato. Ma se fosse sucesso, non sarebbe perché "i musulmani odiano gli autobus".

Intanto, il ministro-escort Mara Carfagna propone il divieto del "niqab e del burqa" nelle scuole.
"Non in quanto simboli religiosi, come, per esempio, il velo, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione".
Cioè, avete capito bene, in nome del diritto all'istruzione, le studentesse che indossano "niqab e burqa" verrebbero cacciate dalle scuole.[2]

Attenzione però che c'è il trucco: il ministro-escort ha semplicemente parlato "a margine di un convegno",  storica sede per dire sciocchezze senza seguito.

Notate poi la curiosa erudizione con cui parla Mara Carfagna: se le hanno messo in bocca paroloni come "niqab e burqa" (sommariamente, il velo che copre tutto il volto tranne gli occhi, e il velo a filigrana che copre anche gli occhi), precisando anche la distinzione con il "velo" il motivo ci deve essere. Anzi, ce ne sono due.

Il primo è che in Italia, il velo o foulard non saranno mai vietati per la ferma opposizione della Chiesa cattolica, visto che non sarebbe possibile allora permettere alle suore di girare a capo coperto.

Il secondo è che i miei amici musulmani confermano che non esiste in tutta Italia una studentessa che indossi il "niqab o burqa", come sottolinea Paniscus. [3]

Insomma, anche se si facesse la legge, non cambierebbe nulla (e quindi non creerebbe problemi per il ministro-escort).

Eppure, Mara Carfagna riesce a trasformare il nulla (zero ragazze con niqab, zero ragazze con burqa) in un pericolo non da poco:
"Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un 'regime' che nega i
diritti -  ha concluso la Carfagna - non bisogna permettere che ciò accada".
A differenza di altri, ammiro la Carfagna. Ha capito perfettamente come si fa politica, inventando notizie, mettendo in imbarazzo i propri avversari (nessuno oserà schierarsi "a favore del burqa"), drammatizzando pericoli inesistenti, operando sulle paure collettive.

Peccato che a guardarla in televisione c'è magari qualche altro Mohammed Game, vagamente musulmano ma molto arrabbiato, a corte di altre guance da porgere.

Note

[1] Vedremo in che cosa consistano i presunti complici di Mohammed Game e l'esplosivo sequestrato. E' evidente che un complice, magari involontario, c'è, se l'attentatore si è procurato da qualche parte le sostanze esplosive: un chimico ci potrà chiarire meglio se qualcuno può detenere ingenti quantità di nitrato per motivi pacifici. Pare che i "complici" non abbiano fatto nulla per nascondersi.

[2] Ricordiamo en passant il tentativo del sindaco di Milano, sempre del partito della Carfagna, di vietare l'iscrizione alla scuola dell'infanzia ai figli di immigrati irregolari.

[3] Questo è un fatto, non un giudizio. Due delle donne più toste che io conosca in rete vestono integrale: Barbara Aisha Farina e  e Malika el Aroud

Il padre accoltellatore, la bomba islamica di Milano, niqab e burqa nelle fantasie di Mara Carfagna
P.S. Leggiamo adesso che
"nel corso delle indagini sono stati sequestrati "circa 40 chili di nitrato d'ammonio e sostanze chimiche utili, ove combinate al nitrato, per la fabbricazione di ordigni esplosivi apparentemente dello stesso tipo di quello esploso in piazzale Perrucchetti". Il nitrato, venduto come fertilizzante in pacchi da 50 chilogrammi, sarebbe stato rinvenuto in uno stabile in via Gulli, lo stesso dove abitava il libico fermato e frequentato anche dagli due. Il procuratore ha rivelato inoltre che il nitrato d'ammonio servito a confezionare l'ordigno rudimentale fatto esplodere ieri "è stato acquistato una settimana fa da Game".
Difficile al momento capire quindi che ruolo avrebbero dovuto avere i presunti complici.



martedì, 22 settembre 2009

Replica di Andrea Di Vita su Destra e Sinistra

E' arrivata la risposta di Andrea Di Vita al mio post su Destra e Sinistra. Eccola... in corsivo, brani del mio post cui Andrea risponde.



Mi scuso di essermi fatto vivo con tanto ritardo, ma non ho accesso a un PC tutti i giorni :-) Cerco di rispondere punto per punto  alle osservazioni del post.

''Ma questa definizione è utile per dividere in due la specie umana?''

Certamente no. E' una definizione utile a classificare le idee. Poi, dato che le persone sono persone e non pietre, la stessa persona puo' avere per un certo periodo idee di destra e per un altro idee di sinistra. Magari, se è colta e/o confusa, idee diverse coesistono. La sfumatura non nega la nettezza: così come lo schermo di un televisore è fatto di tanti minuti pixel, ciascuno con un colore ben definito, la tavolozza dei comportamenti umani, esaminata in dettaglio, rivela a volte idee di un tipo a volte di un altro.

''In Italia, chi vota per la coalizione detta di centrosinistra non coincide affatto con chi si dichiara di Sinistra.''

Un'eccellente spiegazione dei fallimenti del Partito Democratico.

''Le persone che si ritengono "di Sinistra" saranno al massimo il 20% della popolazione, una minoranza rispettabile, ma niente di più. Si può definire "di Destra" il restante 80% della popolazione?''

No, perché la divisione è nelle idee, non nelle persone. Lo smarrimento di molti sta proprio nel fatto che oggigiorno, nel 'mondo liquido', non sembra esservi alternativa nè al pensiero unico neoliberista al di fuori della ortodossia cattolica. O meglio, c’e’ (nella sua forma più urlata ed elementare mi viene in mente Beppe Grillo) ma non ha diritto di cittadinanza alla televisione e sui giornali.

''E negli Stati Uniti, dove esiste sì la divisione in due partiti, ma dove quasi nessuno si dichiara "di Sinistra" o "di Destra"? E' corretto definire "di Sinistra" quegli statunitensi che si riconoscerebbero nella definizione data da Andrea, ma che respingono l'etichetta "Sinistra"?''

Proprio sul Corsera di oggi (lunedì 21 settembre 2009) Sergio Romano dimostra come le idee di molti statunitensi, ad esempio sulla sanità, sono a sinistra quanto e più di quelle di molti Europei.

''Ma il problema principale sorge con il termine "Destra", che a mio avviso non è affatto complementare a "Sinistra". Infatti, "Sinistra" è un termine che la Sinistra usa per se stessa; "Destra" è un termine che la stessa Sinistra - e nessun altro - usa per definire chi non è di Sinistra. [...] "io sono il contrario di voi di Sinistra".''

Questo è il vero punto di disaccordo tra noi. Mi limito all'esempio dell'Italia, che abbiamo sotto gli occhi. (Al solito, del resto, come dal tempo degli Etruschi in poi l'Italia è all'avanguardia del mondo).

Io affermo che in Italia la sinistra non è nemmeno un termine che la sinistra usa per se stessa. E' il termine che berlusconi usa per identificare il nemico.

Dopo Tangentopoli e il  crollo del Muro, berlusconi, da pubblicitario qual'e', ha utilizzato un fatto molto semplice: che la politica è innanzitutto scelta di un nemico (come capì Schmitt). Perchè? Perchè il potere, ci insegna Orwell, è la capacità di far soffrire (nulla di nuovo, dato che allo stesso modo Foscolo lodava Machiavelli: quest’ultimo aveva mostrato 'di che lacrime grondi e di che sangue' il trono dei potenti). E a soffrire deve esere ovviamente il nemico,se vogliamo mantenere il consenso. Solo che bisogna sapere di che nemico si parla. Coi suoi media, berlusconi ha dato un semplice messaggio: 'chi ce l'ha con me (giudici, uomini di cultura, politici) è la Sinistra dei Nipotini di Stalin, chi sta con me Difende i Valori'. Ovvio che gli incolti lo seguono, i disinformati (la maggioranza, coi giornalisti intimiditi o lecchini) anche, e i vari Difensori di Valori, sputtanati da tangentopoli, lo hanno seguito a ruota. Dunque berlusconi ha sfruttato il fatto elementare, innegabile perchè pertinente al lessico, non alla realtà, che la 'destra' è antitetica alla 'sinistra' (del resto, orwellianamente è il lessico che cambia la realtà). Ripetuta ossessivamente, lo slogan diventa senso comune, e da qui realtà indiscussa.

''Se esiste una Sinistra, non esiste una Destra. Esistono innumerevoli "non sinistre"

 Simmetricamente, esistono innumerevoli ''non destre'', da Travaglio a Ferrando (continuo a riferirmi all'Italia). La contrapposizione è mediatica, e funziona perchè agendo orwellianamente sul lessico modifica e crea la realtà, e dunque diventa contrapposizione ideologica, ossia –letteralmente- una contrapposizione 'di discorsi di idee'. Berlusconi interessa certo il mondo fuori dall’Italia per il gossip, ma anche perchè è un passo avanti a Bush jr., agli spin doctor di Tony Blair e a Goebbels: è l'inventore della 'guerra dell'immaginario' senza violenza fisica ma su scala interna a un paese, diremmo -per usare un termine a Lei caro  - l'inventore della 'guerra civile dell'immaginario'. Ed è una guerra contro la quale la democrazia è ancora impreparata. Si noti che il tradizionale binomio di ‘controllo della informazione’ e ‘terrore’ tipico dei regimi totalitari (secondo almeno la definizione che ne dà la Arendt) qui sembra mancare di un tassello, chè certo non abbiamo i desparecidos e i gulag. Ma temo che la precarietà del posto di lavoro, nonché l’abbondante dose di notizie terrificanti debitamente ingigantite dai mezzi di comunicazione di massa, abbia finito col sostituire un terrore ‘percepito’ a quello fondato. Abbiamo una società conformista come quella dei gulag, senza i gulag. (Nulla di nuovo, per chi ha letto ‘Pianeta Eden’ di Lem). E’ inutile, noi italiani ci facciamo sempre riconoscere. Siamo sempre un passo avanti.

Ovvia l'obiezione: in questo clima da 'homo homini lupus', che senso ha parlare di 'democrazia'? Rimane vero che ogni Valore è un'arma, perchè identifica il bersaglio contro cui lanciare una pietra (il nostro cervello è molto più antico della nostra cultura). Bisogna infatti sentirsi senza peccato, per scagliare la prima pietra: da qui l‘utilità della liberazione dai peccati. Ma la democrazia è una sorta di tregua armata fra idee inconciliabili, regolata in modo che lo sconfitto non si faccia troppo male. E' cioè un insieme di regole. Chi, ragionando criticamente, si rende conto che le regole vanno salvaguardate dalla preminenza assoluta di questo o di quel Valore e agisce di conseguenza è di Sinistra. Di Destra sono gli altri.

 ''Esistono cattolici conservatori che ritengono che le leggi umane debbano riflettere quelle divine, ma che credono anche a forme di solidarietà sociale: tutti fratelli perché figli di un unico Padre.''

 Chi crede a una particolare Antropologia, a una immutabile Natura Umana ispirata a Valori Fondamentali è naturalmente di Destra, perchè non riterrà mai le regole superiori ai Valori. Ecco perchè chi ha crocifisso il padre di Welby spesso vota berlusca: e il berlusca lo sa benissimo. Fra Ignazio Marino e berlusconi quei cattolici, magari turandosi il naso, voteranno Casini e Mastella; sapendo benissimo che questi poi -con la benedizione vaticana- si alleeranno con berlusconi. Peccato di pantalone pronta assoluzione. Del resto, tutti sapevano di Claretta Petacci, ma il Papa fece il Concordato ed esilio' Don Sturzo, alla faccia di Don Minzoni ammazzato dalle camicie nere. Roma locuta quaestio soluta: Roma ha parlato, la questione è risolta. 

''L'impresa devasta e crea, trasforma tutto nello scontro quotidiano  [..]’’

 Il liberismo alla Strauss è un esempio -come il fascismo- di Destra: Infatti, esso parte da una antropologia -quella che vede nella Libertà Economica il Valore supremo dell'uomo- e subordina tutto alla difesa di tale Valore. Per il liberismo la democrazia è valida perchè è il modo migliore di garantire la libertà di impresa, e rimane valida solo nella misura in cui la garantisce. Il Libero Mercato è, manzonianamente, il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola. E’ l’unica divinità, di fatto, il cui culto esige ancora oggi sacrifici umani. Ne segue che l'accesso ai beni essenziali (ad es. l'acqua potabile e l'energia) non è garantito all'essere umano in quanto tale, ma al consumatore. Nessuna devastazione è troppo grande di fronte alla difesa di tale Valore. Se al posto di 'Libertà Economica' metto il Valore 'Purezza della Razza' ottengo il nazismo. Se metto 'Rivoluzione Proletaria' ottengo lo stalinismo. Se metto 'Identità delle Radici Cristiane' ottengo l'orina fallace. Se metto ‘Dignità Umana’  ottengo il cattolicesimo (oggi i preti in pubblico citano molto di più la Dignità Umana del Cristo. Hanno smesso di essere il sale della terra, e sembrano tanti avvocati. Del resto, molti politici parlano come i preti). Attenzione –e qui faccio contenti, mi sa, Francesco e Ritvan- chè la Solidarietà è un Valore anch’essa, così come la Pace. Fu ancora Orwell a denunciare, già negli anni ’40, la violenza insita negli slogan pacifisti. Oggi e’ facile passare dall’unilateralismo filo-‘occidentale’ a quello anti-‘occidentale’. Ad esempio, è dubbio che una Palestina indipendente e un Afghanistan libero da truppe straniere sarebbero più rispettosi ad esempio dei diritti degli omosessuali di quanto lo siano oggi. Vero è, peraltro, che ciascuno ha diritto alle rogne sue, senza dover subire quelle altrui. Detto questo, è vero che di solito i Valori sono le bandiere di un dominio assai terreno e concreto. Il Comunismo, ricorda Amalrik, sostenne un Impero Russo per altri decenni oltre la fine naturale che avrebbe incontrato con le sconfitte zariste dell’inizio del XX secolo. Il Nazismo era esplicitamente l’ideologia dell’imperialismo tedesco. Il Liberismo lo è dell’impero statunitense. Il Cristianesimo lo è stato di volta in volta nelle varie versioni (muta come un virus), prima dell’Impero Romano (di cui ha mutuato la struttura organizzativa) poi dell’Impero Bizantino, poi di quello Carolingio, di quello Spagnolo e di vari stati nazionali. Come l’edera, si avvinghia a questa o quella società in declino o in miseria, sostenendovisi. Oggi tocca all’Italia.

 ‘’Il Terzo Mondo è di destra''

 Quanto al Terzo Mondo (e anche ai movimenti noglobal, al pensiero critico tipo Stiglitz ecc.), una delle regole di cui sopra -che a Sinistra contano più dei Valori- è 'la libertà di ciascuno finisce dove inizia la libertà degli altri'. Un sistema che tollera/provoca la morte e l'oppressione di milioni è sbagliato, perchè per la regola di cui sopra io non ho la libertà di togliere all'altro la libertà di vivere. Ed è anche poco furbo sostenerlo, perchè gli affamati e gli oppressi di oggi sono i terroristi di domani. (E anche perché le risorse spese per mantenere il dominio, aggiungo io, sono sottratte a cose come la difesa dell’ambiente, ecc. Il fatto che la sicurezza sia indivisibile non è uno slogan della Sinistra, ma una ovvietà. Lo stesso dicasi dell’inutilità del riarmo ai fini del raggiungimento di una maggior sicurezza). Ecco perchè il razionalista Russell marciava per il disarmo e contro la guerra al Vietnam; ecco perchè l'agnostico Epicuro fu ricordato per avere esaltato l'amicizia fra gli esseri umani; ecco perchè Marx comincio' studiando il razionalista Democrito; ecco perchè Orwell ando' in Spagna e rischio' la pelle contro fascisti clericali e stalinisti.

 Andrea Di Vita




lunedì, 21 settembre 2009

Daniela Santanchè tra i poliziotti

Apprendiamo che la comproprietaria, assieme a Flavio Briatore, del Billionaire, Daniela Santanché, si è presentata  in mezzo a un nugolo di poliziotti ai festeggiamenti di fine Ramadan alla Fabbrica del Vapore di Milano: un nome che indica il tipo di luoghi in cui i lavoratori musulmani che mandano avanti questo paese possono precariamente ritrovarsi.

Per gli appassionati di moda, riferiamo che la signora Daniela Santanchè indossava  occhiali Ray-Ban in stile pariolina-anni-Settanta e una mimetica con tanto di stellette.

La signora Daniela Santanchè ha gridato frasi sconnesse contro le donne musulmane presenti e secondo alcuni avrebbe anche cercato di spogliarne qualcuna.

A quanto dicono i media, un signore con il braccio ingessato avrebbe reagito. Cogliamo l'occasione per esprimergli tutta la nostra simpatia e anche la disponibilità a cercare di aiutarlo in caso avesse bisogno di assistenza legale.

Credo che questa immagine renda abbastanza bene cosa voglia dire cercare di essere musulmani oggi.

santanche-vapore2





 



sabato, 19 settembre 2009

Braccia da restituire all'agricoltura

Grazie a un commentatore anonimo, scopro tutto insieme l'esistenza di:

1) il blog Precariopoli

2) un nuovo giornalista cialtrone, tale Felice Manti, che denuncia il blog Precariopoli sul Giornale del Berlusconi Minore

3) la signora Laura Allegrini, Dama di Santo Sepolcro, nonché senatrice da fondo-sala di Alleanza Nazionale. La signora si è sbracciata davanti ai media, per dire "ehi, esisto anch'io!", chiedendo che "venga immediatamente oscurato il sito precariopoli.leftlab.com e vengano individuati i responsabili ". La signora Allegrini, a nostro avviso, farebbe bene a perdere meno tempo a leggere i blog e tornare al suo rispettabile e utile lavoro di operatrice agricola.






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