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giovedì, 15 gennaio 2009 In un commento sui politici che elemosinano un passaggio sugli aerei dei bombardatori, Aragonbiz ci ricorda questo splendido brano di Giorgio Gaber:
" .... facce che traboccano solidarietà, facce da mafiosi che combattono la mafia, facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta ... facce scolpite nella pietra, che con grande autorevolezza sparano cazzate ..." sabato, 05 maggio 2007 Perché la gente viaggia tanto? Anzi, no. Riformuliamo la domanda. Perché Miguel Martinez si trova alle ore 8 di mattina di venerdì, senza ombrello e sotto una pioggia torrenziale, a scendere da un pullman che lo porta, per la prima (e presumibilmente ultima) volta in vita sua, ad Avezzano? [1] Risaliamo lungo la catena causale. Il 13 dicembre del 2003, si svolge una piccola manifestazione di solidarietà con la resistenza irachena, in una sala chiusa. La manifestazione fa riferimento al Campo Antimperialista. Il Campo gode del mio illimitato rispetto per il coraggio e la chiarezza delle sue posizioni, ma politicamente conta molto meno della Casa del Popolo di Imola, che pure non fa mai notizia. Su quella piccola manifestazione, si scatena tutta la potenza del circo mediatico, come ho raccontato altrove.[2] In particolare, se la prende con il Campo Antimperialista una cosa chiamata Il Foglio. Un giornale che sfida ogni legge di mercato: ha l'aria intellettuale, ma è scritto per un pubblico di destra, che intellettuale in genere non è. E si occupa praticamente solo di due temi: Israele e le malefatte dei magistrati, cose che interessano a ben poche persone. L'editoriale del 2 dicembre 2003, anonimo e presumibilmente di Giuliano Ferrara, attacca in prima pagina il modesto gruppo di estrema sinistra. E per diffamare il modesto gruppo, prende il fatto che questo modesto traduttore di manuali tecnici era andato una volta a un convegno del modesto gruppo. Il che non interesserebbe proprio a nessuno, se non per il fatto che questo modesto traduttore di manuali tecnici viene definito come "messicano" (evidentemente un'offesa per Ferrara) ed "ex miliziano e addestratore di gruppi paramilitari" sudamericani. Non avendo io fatto nemmeno il servizio militare mio, figuriamoci quello altrui, denuncio l'ex addestratore di quadri comunisti e pregiudicato (nel senso tecnico, quattro condanne per diffamazione) Giuliano Ferrara. Il Tribunale di Milano rinvia Ferrara a giudizio. Solo che la legge stabilisce che la sede del processo è il luogo dove io sono stato per primo diffamato. E cioè, in assenza di norme più precise, dove il primo occhio di cliente umano si è posato sulle parole che mi hanno offeso. Ora, Il Foglio viene stampato in quattro tipografie: a Muggiò per il nord, in Abruzzo per Roma, a Catania e a Sassari. L'edizione romana viene stampata in Abruzzo, perché è una regione posata quanto la Toscana, ma che gode di tutti gli incentivi economici per chi opera nel Mezzogiorno. Precisamente, viene stampata nel paese di Oricola, dove gli unici avvenimenti sono la Sagra della Bistecca di Pecora e la lotteria per i festeggiamenti in onore di Santa Restituta e San Luigi.
Oricola La tipografia di Muggiò, la sera del 1 dicembre 2003, chiuse alle ore 22.35, quella di Catania alle 22.57, quella di Sassari alle 23.05, quella di Oricola (dove evidentemente avevano meno distrazioni) alle 22.00. E quindi, il processo si fa nel tribunale di competenza per Oricola, cioè quello di Avezzano. Dove ieri c'eravamo io, il mio avvocato e - per Ferrara - un giovane legale inviato appositamente da Milano. Il quale ha presentato come prova che io fossi un addestratore di bande paramilitari, il fatto che io stesso avevo denunciato la natura settaria del gruppo teosofico di cui avevo fatto parte diciassette anni fa; nonché una dichiarazione del "Generale dei carabinieri Massimo Pizza". Un pittoresco signore delle cui magagne parlo altrove e che si definisce orgogliosamente "truffatore, ma non musulmano". Il giudice di Avezzano è evidentemente stanco dell'enorme tasso di delinquenza che si concentra a Oricola (vi si stampano infatti anche altri giornali) e decide di rinviare la causa a Roma. Perché, vedete, la notte del delitto, tra il 1 e il 2 di dicembre, il giornale non fu distribuito nelle edicole di Oricola, che non brilla per la sua vita notturna, ma caricato su un furgoncino, che arrivò a Roma. E alle 4.10 in punto, sbuffando per il freddo, l'autista scaricò il primo pacco di giornali davanti a un'edicola di Via Veneto. Tutto chiaro? Nota: [1] Ero passato la sera prima al carcere di Rebibbia, ma quella ve la racconta la prossima volta. [2] Quando, il 30 settembre del 2006, decine di movimenti molto più importanti organizzeranno un corteo sullo stesso tema, che percorrerà tutto il centro di Roma, non uscirà una riga sui giornali. Quando lo stesso gruppo che aveva organizzato il convegno del 13 dicembre farà addirittura venire in Italia, a un convegno, esponenti delle resistenze dell'Iraq, della Palestina, del Libano e dell'Afghanistan, i media taceranno. giovedì, 29 marzo 2007 Alla conferenza di Chianciano, è intervenuto a titolo personale anche Hamza Piccardo, portavoce della segreteria dell'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII). Ha raccontato, tra l'altro, della Francia. Dove la prima generazione di musulmani ha lavorato a testa bassa, trasformando quel paese devastato dalla guerrra in una potenza economica; la seconda generazione ha iniziato a costruirsi qualche moschea; e la terza ha bruciato 36.000 automobili nel giro di qualche settimana.[1] Un'esplosione resa inevitabile dalla ghettizzazione nelle "cités" francesi, dal culto della competitività per cui i primi a rimetterci sono necessariamente quelli che si trovano già in fondo alla scala, dalla rabbia per l'incessante demonizzazione mediatica. In questa rivolta, giocano un ruolo fattori concreti - lo sfascio della scuola pubblica, le privatizzazioni, la nascita di quella forma di capitalismo primitivo ma efficace che si chiama gang - e fattori simbolici. La dignità profondamente ferita dalla creazione di un apparato di stato speciale dal nome esplicito di «Pôles régionaux de lutte contre l'islam radical», dalla caccia agli impiegati barbuti negli aeroporti, dalle quotidiane offese di Sarkozy e dalla legittimazione del razzismo di Philippe de Villiers e di Alexandre Delvalle, dal divieto del hijab (di cui magari non gliene sarebbe importato nulla, se non vi avessero riconosciuto uno schiaffo in faccia a loro stessi), esplode con furia rumorosa e autolesionista: le macchine, in fondo, erano le loro. Come evitare un simile spreco in futuro anche in Italia? [2] Lottando contro la ghettizzazione, la competitività, le prevaricazioni di stato e dei media, per l'applicazione della Costituzione, contro il coinvolgimento nello "scontro di civiltà" e le guerre imperiali. E quindi organizzandosi politicamente. Anche (ma non solo) con le risorse culturali e di solidarietà che può dare l'Islam. E' un'analisi di buono senso, che condivido totalmente. So che tale pessimismo può urtare anche qualche antirazzista, che ritiene che il male siano solo i "pregiudizi dei leghisti" e non il meccanismo del capitalismo. Anzi, tra le persone che la pensano come me e Hamza, almeno sui rischi futuri, c'è anche l'onorevole Isabella Bertolini di Forza Italia. Questa vicepresidente del Comitato Schengen è una specie di Maga Lisistrata meno sfigata, che denuncia il "rischio bainlieu" [sic] anche in Italia.[3] Eppure a scatenarsi contro Hamza Piccardo per queste riflessioni, è proprio lei, Isabella Bertolini, con un'interrogazione parlamentare sul suo discorso a Chianciano, in cui invita il ministro Amato a "indagare su quali pericolosi legami si stiano creando tra frange estremiste della sinistra antagonista e quelle organizzazioni, presenti nel nostro Paese, espressione dell'intolleranza e del fondamentalismo islamico".(Adnkronos 28-MAR-07 18:46). [4] In realtà, la Bertolini è arrivata sei ore dopo il solito Alfredo Mantovano, onorevole flambé, che accusa Hamza Piccardo di ''Apologia della violenza e della devastazione'', un'apologia espressa nella conferenza di Chianciano che, a suo dire, sarebbe stata "organizzata dai Carc-Comitati d'appoggio alla resistenza per il comunismo". [5] Come tutti i sedicenti liberali, Mantovano sostiene che bisogna "prendere provvedimenti" contro Hamza per aver raccontato la storia delle cités francesi: ''Non si ha notizia - spiega il senatore - di provvedimenti assunti nei confronti dell' autore di tali dichiarazioni, che peraltro rappresenta una delle piu' forti organizzazioni nella Consulta per l' Islam italiano al ministero dell' Interno. Ho dunque presentato - fa sapere - un' interrogazione al ministro dell' Interno per sapere se e quali provvedimenti intende assumere a tutela dell' ordine e della sicurezza pubblica nei confronti di chi ha svolto una tale apologia della violenza e della devastazione quali strumenti di affermazione politico-confessionale''. (ANSA NE 28-MAR-07 12:48). Il musulmano immaginario, ai tempi della grande guerra dell'immaginario, può solo assumere una di due forme. Da una parte, il barbuto diffidente, che prima di mettere la sveglia, controlla i hadith per vedere cosa dicono sull'ora solare, e che vive nel terrore dei servizi segreti del proprio paese d'origine. Dall'altra, il Musulmano Buono, quello che rispecchia servilmente i dominanti. Abbiamo scoperto per caso una cosa incredibile: che esiste una fabbrica intera di Musulmani Buoni in Italia, gestita dalla Angelo Costa srl, la principale concessionaria italiana della Western Union (si veda qui, qui, qui e qui). Questa banda di dipendenti della Angelo Costa costituisce, poi, il nucleo dell'assurda "Consulta islamica" creata a suo tempo da Pisanu. Uno dice, questa faccenda degli impiegati della Angelo Costa arruolati per rappresentare una religione è quantomeno bizzarra; eppure non attira alcun interesse giornalistico. Ce la teniamo noi sui blog, insomma. Hamza Piccardo ha sempre cercato una terza via per l'Islam italiano: totale indipendenza dal mondo e dalla politica araba, superamento dei costumi arcaici spacciati per Islam, ma nessun cedimento sui temi della giustizia sociale e della pace, nessuna complicità con il potere. Per questo, Hamza Piccardo subisce da anni attacchi feroci. E per questo, sto dalla sua parte. Ogni parola che Hamza Piccardo pronuncia, ogni persona che frequenta, anche la sua vita privata - tutto viene monitorato incessantemente, nel tentativo di ridurre l'Islam italiano al giro della Angelo Costa o di un buffo circolo di massoni italiani. [6] Allo stesso tempo, però, esiste una sana saggezza democristiana nel nostro paese. Il ministro degli interni berlusconiano, Pisanu (come anche il giornalista Gad Lerner), aveva capito perfettamente che se si lascia la rappresentanza dell'Islam agli impiegati della Angelo Costa e a una buffa setta di massoni italiani, si resta con la Angelo Costa e una buffa setta di massoni italiani da una parte, e i musulmani reali dall'altra.
[1] Prima di immigrare in Francia, centinaia di migliaia di soldati della periferia imperiale erano state mandate come carne da cannone a morire in due guerre mondiali: si veda ad esempio il bel romanzo di Mahdi Charef, Le Harki de Meriem, una storia algerina, Jouvence Editore, Roma, 2004. Durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi hanno spesso massacrato i prigionieri neri, mentre i francesi a Camp Thiaroye hanno mitragliato i reduci senegalesi che chiedevano un trattamento pari a quello dei reduci bianchi. Lo stesso giorno in cui la Germania si arrese, i francesi iniziarono la lunga strage di Sétif, uccidendo qualcosa come 20.000 algerini. Ottantamila morti è il bilancio approssimativo, invece, dei massacri compiuti dai francesi in Madagascar nel 1947. Agata, che ha un bel sito in cui ci racconterà, tra breve, del suo ritorno in Camerun (mettetela quindi tra i vostri preferiti), ci segnala invece un altro genocidio, compiuto tra il 1962 e il 1970, quando i francesi massacrarono i Bamileke per favorire il neonato governo filofrancese del Camerun. Un pilota militare francese, che partecipò alla spedizione, sostiene che solo nei primi due anni di terrore, furono uccise tra le 200.000 e le 400.000 persone: "un vrai génocide. Ils ont pratiquement anéanti la race". Se non lo sapevate, non è colpa vostra: anch'io l'ho scoperto solo adesso. Per avere un confronto con queste cifre, pare che i civili morti in Italia, durante tutta la seconda guerra mondiale, per bombardamenti alleati, rappresaglie o deportazioni naziste, siano stati 85.000. [2] Certo, non riguarderà tutti i nipoti degli immigrati, basta fare molti soldi e alla svelta. Quando una prostituta negra allogena e tossicodipendente si chiama Naomi Campbell, le fiaccolate si fanno per accoglierla, non per cacciarla. [3] Certo, le conclusioni della signora Bertolini sono più originali di quelle mie e di Hamza: sostanzialmente, dice lei, trattiamoli peggio e isoliamoli di più, così imparano a fare gli emarginati. [4] Sarebbe interessante sapere quali legami si vengono a creare tra frange della Margherita e il Vaticano, ma dubito che ci sarà un'interpellanza in materia. [5] Questo piccolo gruppo di capri espiatori era solo uno tra i tanti che hanno sostenuto il convegno. L'improbabile sogno dei CARC di ricostituire il Glorioso Partito comunista di Palmiro Togliatti attira l'attenzione perché il gruppo ha subito varie inchieste, che, per quanto approfondite, non sono approdate a nulla. Il suo fondatore e leader, Giuseppe Maj, ha dedicato un lungo scritto polemico all'autore di questo blog, traboccante di linguaggio di legno, ma privo di insulti personali e complottismi. [6] Il riferimento alla massoneria non è una critica, è una semplice constatazione. Io non sono affatto di quelli che demonizzano la massoneria, dove si trovano anche persone di idee opposte a quelle della buffa setta in questione. martedì, 27 marzo 2007 Torno da Chianciano. Ci porta sulla sua Panda il pittore anarchico Paolino, che sta lanciando una lotteria con un biglietto di tre euro a testa, per pagare l'assicurazione dell'auto, in cui ha dormito la notte; per il pranzo e la cena, eravamo riusciti a infitrarlo nel Grand Hotel di Chianciano senza pagare. In via eccezionale, Paolino ha messo in palio un suo quadro vero: in genere vende solo le fotocopie, perché non vuole staccarsi dalle sue creazioni. In macchina, ci sono un giovane genovese che si è da poco convertito all'Islam e una compagna statunitense, che racconta della sua famiglia di ebrei simpatizzanti del partito comunista e del suo liceo a Philadelphia, dove negli anni Sessanta ben 150 studenti su mille erano passati per le carceri per il loro impegno nel movimento per i diritti civili. Lei stessa, poi, aveva dato una mano per una raccolta di fondi per aiuti non militari al Vietnam del Nord. Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici e addestratore di bande paramilitari, completa a modo suo il quadro delle risorse umane della Quinta Colonna di al-Qaida in Occidente. E' quello che abbiamo per combattere i B52 e le Fabbriche di Mastro Geppetto, almeno al di qua della Grande Muraglia che ci divide da coloro che, in mezzo mondo, rischiano la vita sul serio. Eppure, con tutti i nostri limiti finanziari, umani, organizzativi e caratteriali, ce l'abbiamo fatta. Scommetto che quelli che ieri deridevano i "quattro gatti di ambigui estremisti", passeranno a dire "chi li paga?" Chianciano Terme, in questo quasi inverno piovoso, è un ammasso vuoto di cemento, senza nemmeno la vita che portano i pensionati e i curandi termali. E quindi puoi avere sale convegni e alberghi a prezzi bassissimi. Così la banda dei traduttori arabi, con passeggino e la bimba dal nome poco semitico di Ines di tre mesi, entra, tra gli untuosi sorrisi degli uscieri, nell'immensità ottocentesca del Grand Hotel, incedendo esistante sui tappeti e sotto i lampadari. Olga, una settantina d'anni, fuggita giovanissima da un piccolo paese vicino a Catania, vestita come sempre in maniera impeccabile, entra in una boutique e chiacchiera con la proprietaria. La quale a un certo punto le chiede quanto tempo intende restare. "No, sono qui solo per un convegno". La proprietaria la guarda spaventata e chiede, "ma non quello dei terroristi?" "Certo", risponde Olga. Il miracolo, grazie agli immani sforzi degli organizzatori: relatori rappresentativi con visti veri, dopo due anni di tentativi falliti; una grande sala convegni; e, per noi, comode cabine per la traduzione simultanea. Saidatun, che la mattina si veste da sposa marocchina e il pomeriggio da imprenditrice lombarda, dirige le non facili combinazioni tra inglese, arabo e italiano. Visto che ha allevato capre tra le montagne del Marocco e polli a Lima, ha fatto l'ambulante a Firenze e la biologa in Sudafrica e ha gestito un negozio a Bangkok, ci riesce, anche se deve scontrarsi con la scarsità di traduttori. Non me ne intendo molto di traduzione simultanea, comunque qualcuno mi aveva detto che dopo quindici minuti ci si deve dare il cambio; per scarsità di traduttori, mi tocca fare anche un'ora di seguito. Ma nella cabina accanto alla mia, vedo un amico palestinese che traduce verso l'arabo e verso l'inglese, senza pausa, per ore e ore. Quando sei in cabina, non capisci molto bene ciò che stai traducendo, e quindi ho qualche difficoltà a rispondere alla banale domanda, come è andata la conferenza? Nei termini della "visibilità mediatica", tanto ambita ai nostri tempi, è andata decisamente male. Nel dicembre del 2003, avevamo organizzato una manifestazione a sostegno della resistenza irachena, suscitando tanto di quel putiferio da meritare il titolo di "psicodramma nazionale", con centinaia di articoli sui giornali e diversi drammatici racconti in televisione; ne è nata una sorta di fronte rosso-azzurro, che metteva insieme i commissari telematici dell'estrema sinistra, i sionisti e i giornalisti di Libero: in quei giorni, Il Manifesto e Il Giornale pubblicavano articoli che sembravano l'uno la fotocopia dell'altro. Quando abbiamo provato a organizzare questo stesso convegno nel 2005, sono intervenuti 44 deputati americani per fermarlo e ci sono state innumerevoli interpellanze e articoli che denunciavano il pericolo che dei "terroristi" potessero mettere piede sul suolo italiano. Questa volta, il governo di centrosinistra ha scelto la vecchia politica giolittiana: per evitare problemi (e chi sa, anche per tenersi buoni possibili futuri vincitori nel conflitto in Medio Oriente), ha concesso i visti, ma ha anche fatto sì che non se ne parlasse. Così, silenzio assoluto nei media di "sinistra", da Repubblica al Manifesto. Strano, ma interessante, il silenzio o quasi della destra: una solitaria interpellanza di Mantovano, qualche articolo del Massimo Esperto, due o tre grugniti del pittoresco Dimitri Buffa ("Chianciano, le terme... si colorano di rosso") e poco altro. Eppure l'occasione era ghiotta. Nel 2003, si poteva al massimo accusare qualche questore di aver concesso il permesso di manifestare, eppure la destra ha urlato e pestato i piedi furiosamente. Nel 2007, si sarebbe potuto scrivere che Prodi aveva concesso l'ingresso in Italia a una banda di pericolosi terroristi, provenienti dal Libano, dalla Palestina, dall'Afghanistan e dall'Iraq: Libero, in passato, ha riempito pagine intere per molto di meno. Difficile dire, ma si ha il sospetto che l'ordine di tacere si sia imposto trasversalmente e che la destra l'abbia accettato, al costo di rinunciare a una ghiotta denuncia contro il Regime Comunista Amico degli Islamici. Se si è sentito parlare della conferenza di Chianciano, è soprattutto grazie al giro dei blog. I tempi sono quelli che sono, e sarebbe sciocco sperare di poter fare molto di più in questo momento che restare in piedi, senza vendersi l'anima per avere un effimero successo politico. Proprio questo salva la nostra area dal dogmatismo, dalle follie di chi crede di avere in tasca la Soluzione ai Problemi del Mondo o dalla tendenza a crearci un piccolo ghetto autoreferenziale dove riconosci i "nostri" da come si vestono o dal fatto che usano le parole d'ordine giuste. Mi sembra che la conferenza sia andata bene, invece, su un altro piano. Abbiamo messo insieme esponenti delle resistenze, persone (in massima parte) attente e capaci di capire il cosiddetto "Occidente". Questo avviene proprio mentre le resistenze rischiano di cadere nella trappola della guerra intestina. La guerra intestina è a volte fomentata direttamente dal nemico, nel caso della Palestina - dove Israele concede denaro e armi a una fazione, mentre il mondo nega tutto all'altra - e del Libano - dove gli Stati Uniti e la Francia hanno addestrato le squadre armate della coalizione tra le élite sunnite, druse e cristiane, contro sciiti e cristiani poveri. In altri casi, come in Iraq, la guerra intestina è legata sì alle scelte statunitensi, ma anche alle interferenze iraniane e saudite e alla catastrofe economica e sociale indotta dall'occupazione, che obbliga a raggrupparsi per bande per sopravvivere. Chiaramente, se la guerra contro l'invasore si trasforma in un massacro interno insensato, è la fine di ogni prospettiva di resistenza: se tu sei uno e loro sono dieci, li puoi dominare però tutti se i dieci si combattono tra di loro. Il primo pericolo per le resistenze, quindi, come ha sottolineato durante la conferenza lo studioso laico libanese Samah Idris, è il confessionalismo in tutte le sue forme e questo è stato anche compreso benissimo dalla parte più lucida delle resistenze islamiche: si pensi alla cura che Hamas dedica alla minoranza cristiana, o alla campagna contro il confessionalismo condotta da Hezbollah. Due scelte politiche quanto si vuole, ma estremamente sagge; ma anche l'ayatollah sciita al-Baghdadi, agli arresti domiciliari a Najaf, che è intervenuto telefonicamente alla conferenza, ha sottolineato come l'Iraq deve essere di tutte le sue componenti religiose ed etniche. A ribadire un altro punto fondamentale, con tutta la foga del predicatore battista nero, è stato Larry Holmes, veterano del Vietnam, che ha ricordato che se oggi l'Impero è in difficoltà, il merito non è delle nostre rumorose ma vane manifestazioni, ma di chi combatte. Senza le resistenze, la guerra infinita sarebbe arrivata ovunque e i suoi fautori godrebbero del consenso di cui godono sempre i vincitori. As-salamu 'aleykum, come ha detto Hamza Piccardo, salutando i convenuti con il pugno chiuso. venerdì, 23 marzo 2007 La maggior parte dei lettori probabilmente conosce il senatore Alfredo Mantovano, militante di Alleanza Cattolica, nonché di Alleanza Nazionale, per aver detto che la sentenza contro Marcello Dell'Utri era una "rappresaglia nazista", dimostrando così un acuto senso della storia e un'attenta sensibilità ai diritti civili. Siccome un certo mondo è piccolo, noi avevamo già incontrato Mantovano su questo blog come coordinatore di un curioso corso che metteva insieme i Legionari di Cristo e i servizi segreti. Adesso sembra che Alfredo Mantovano sia uscito dal reparto grandi ustioni dell'ospedale di Brindisi, dove era stato ricoverato alcune settimane fa. Come probabilmente ricorderete, il senatore Mantovano era stato ustionato al volto da un piatto flambé, durante uno di quei microeventi che indicano come vanno le cose in Italia. Tutti, infatti, stavano festeggiando il compleanno del presidente della Confindustria salentina. Tra gli ospiti c'era Alfredo Mantovano per la destra, e il vicepresidente della regione Puglia per la sinistra. Insomma, imprenditori e politici, indifferentemente di destra e di sinistra, a far baldoria insieme. Nulla di illecito, forse nemmeno nulla di male. Ma certamente nemmeno nulla di insolito. A parte il piatto anticonformista e fiammeggiante, di cui non ci è dato conoscere il contenuto. Comunque, uscito dall'ospedale, Mantovano ha pensato subito a noi. Ecco infatti cosa scriveva ieri l'ANSA.
-------------------------------------------------------------------------------- Fra gli organizzatori e i promotori della conferenza, informa Mantovano, ''ci sono i Carc (Comitati d'appoggio alla resistenza per il comunismo), tornati all'onore delle cronache qualche settimana fa per la solidarieta' e il sostegno espressi verso i 'compagni' delle Brigate rosse, arrestati in occasione dell'ultima operazione di polizia''. Il website dei Comitati, www.carc.it, prosegue, ''precisa che oggetto della Conferenza sara' la resistenza delle masse popolari contro l'aggressione imperialista nei paesi del Medio Oriente, Iraq, Libano, Palestina, Afghanistan''. Il sito aggiunge, dice ancora il senatore, ''che punta a una sorta di islamocomunismo, che saldi i movimenti di liberazione comunista ancora presenti con le organizzazioni terroristiche islamiche, in funzione anti-imperialista''. Alla conferenza, rileva Mantovano, e' previsto l'intervento di Abdul Jabbar al Kubaisy, segretario dell'Alleanza Patriottica Irachena, portavoce internazionale del Fronte Patriottico Nazionale Islamico, personaggio noto per il ruolo ambiguo nelle vicende di italiani rapiti in Iraq''. ''Ho chiesto quindi ad Amato - conclude - in base a quali valutazioni sono stati concessi i visti per i soggetti extracomunitari appartenenti a movimenti di resistenza armata antioccidentale in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente; se non ritiene che sussistano ragioni di sicurezza e di ordine pubblico ostative allo svolgimento della conferenza''. (ANSA). NE 22-MAR-07 14:20 NNN " lunedì, 19 marzo 2007 Pubblichiamo volentieri questo comunicato dei Radicali di Sinistra dell'Afghanistan (Left Radicals of Afghanistan, LRA). Qualcuno sicuramente commenterà che il linguaggio sembra non prendere in considerazione la complessità dei fattori, eccetera. La complessità dei fattori non viene nemmeno presa in considerazione dai bombardieri, e sotto le bombe ci stanno loro e non noi. Colgo l'occasione per ricordare che sabato e domenica, a Chianciano, ci sarà anche un esponente afghano. ***************** Non accettate di essere vittime negli interessi dell’imperialismo statunitense! Il 16 marzo scorso, nel quotidiano italiano L’Indipendente, un certo Salvatore Dama ha scritto un articolo sulla resistenza afgana contro l’occupazione, attaccandola e difendendo la guerra imperialista e auspicandosi la continuazione della situazione sanguinosa in Afghanistan. Da noi esiste un detto: quello che desideri per te stesso, desideralo anche per gli altri. Se Salvatore Dama si preoccupa della vita dei suoi compatrioti, dovrebbe preoccuparsi anche delle decine di bambini, uomini e donne dell’Afghanistan che vengono uccise ogni giorno dagli USA-NATO! C’è forse differenza tra il sangue di un afgano e quello di un americano-europeo?! I Radicali di Sinistra dell’Afghanistan (LRA) esprimono la propria profonda preoccupazione per il giornalista italiano attualmente ostaggio in Afghanistan. La LRA chiede l’immediato rilascio del giornalista e il ritiro delle forze occupanti USA-NATO dal nostro paese. Sin dall’inizio dell’aggressione statunitense contro l’Afghanistan, è stato chiaro che l’imperialismo statunitense ha un interesse strategico all’Afghanistan e a tutta la regione. Per questo, i popoli europei, come gli italiani, non dovrebbero permettere ai propri governi di sostenere l’imperialismo statunitense in questa strategia sanguinaria, fatta di saccheggio e di oppressione. Il popolo italiano, amante della pace capisce, e il governo deve capire, che le truppe di occupazione non vogliono aiutare il nostro popolo, anzi a causa della loro presenza diretta, la situazione è molto peggiorata. Per quanto tempo ancora, la gente dell’est, del nord e dell’ovest dell’Afghanistan dovrà essere testimone dell’uccisione dei loro figli e familiari e del bombardamento delle loro case e la distruzione dei loro beni da parte della selvaggia oppressione militare USA-NATO? Noi non siamo a favore degli attacchi suicidi, ma il mondo civilizzato si chiede mai perché una persona compie simili azioni, uccidendo se stessa? Salvatore Dama, se la USA-NATO dovesse colpire la tua casa e la tua famiglia uccidendo persone che non sono coinvolte con alcuna delle parti in conflitto, come reagiresti? Quindi, finché durerà la guerra ingiusta, condotta con il pretesto di restaurare la democrazia o di lottare contro il terrorismo, ci saranno vittime da entrambe le parti, sia gente innocente dell’Afghanistan, sia gente innocente associata agli occupanti e ai paesi imperialisti. È il compito delle persone progressiste e amanti della pace in tutto il mondo costringere i propri governi a ritirare le truppe e porre fine all’occupazione e al quotidiano versamento di sangue di centinaia di persone. Abbasso l’imperialismo degli USA e dei suoi alleati, causa principali di tutte le catastrofi! Radicali di Sinistra dell'Afghanistan (LRA) mercoledì, 14 marzo 2007 Ieri, abbiamo tenuto un Vertice del Terrore nel bar di una casa del popolo, per parlare di Chianciano, tra una folla di ignari umarell. E ci siamo detti: semplicemente, non era mai successo prima. Mai prima, si erano riuniti su suolo "occidentale" i rappresentanti dell'altra parte del mondo, la gente che sostiene che resistere è un diritto. Mai prima, i resistenti avevano potuto spiegare al cosiddetto Occidente le loro ragioni. Mai prima, i resistenti avevano avuto l'opportunità di incontrarsi tra di loro per chiarirsi. Ora, quando c'è una guerra, la pace non puoi farla da solo. Devi farla con l'Altro. E questi, che vengono a Chianciano, sono l'Altro. Ognuno di loro rappresenta qualche realtà molto importante. Se fossi, che so, presidente della commissione parlamentare statunitense su esercito, terrorismo, minacce e capacità non convenzionali, mi preoccuperei. E infatti, due anni fa, fu proprio la presidente di tale commissione, assieme a 43 altri deputati, a chiedere al governo italiano di vietare il convegno. Ma alla fine, eccola qui: la Conferenza Internazionale Due cose molto semplici: veniteci. E anche se non ci venite, diffondete la notizia. Per tutte le informazioni su come registrarvi, date un'occhiata al sito della Conferenza: http://www.iraqiresistance.info/ E prima vi registrate, prima gli organizzatori riescono a capire quanta gente ci sarà. Al convegno sarò molto impegnato come interprete. Mi farebbe comunque piacere sapere chi viene tra i lettori di questo blog, ma purtroppo ho la posta che non mi funziona in questi giorni, e la cosa sembra andare per le lunghe. Provateci lo stesso a scrivere, eventualmente mi potete contattare sul profilo splinder, se avete un account di splinder. sabato, 03 marzo 2007 Ecco le informazioni sulla Conferenza di Chianciano. Per le spiegazioni, potete leggere il mio post precedente.
Se qualche lettore di questo blog volesse venire, mi farebbe piacere se - oltre a iscriversi come indicato sotto - mi mandasse una mail per dirmi che ci sarà, scrivendo a kelebek@imolanet.com. Conferenza Internazionale
CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE
Chianciano Terme (SI)
Salone delle Terme di Sant'Elena
Sabato 24 e domenica 25 marzo 2007
PROGRAMMA E ORATORI
SABATO MATTINA (10,00 – 13,00)
Introduce i lavori Leonardo Mazzei
L’offensiva americana, la sudditanza europea e la prospettiva del Fronte antimperialista internazionale
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PRIMA SESSIONE
La resistenza dei popoli palestinese e libanese contro sionismo e imperialismo
Presiede la sessione: Aldo Bernardini
INTERVENTI
- Le sanzioni occidentali sono illegittime. Rispettare la volontà democratica del popolo palestinese
- Waleed al Modallal, professore di Scienze politiche presso l’università islamica di Gaza
- La soluzione democratica del problema nazionale palestinese
- Mohammed Ha Alissa, giornalista, esponente della sinistra palestinese
- Lasconfitta israeliana e il futuro della Resistenza libanese
- Ali Fayad, docente universitario, direttore del Centro di Studi e Documentazione di Beirut
- Unità nazionale per battere il confessionalismo religioso
- Samah Idriss, direttore della rivista letteraria libanese “Al Adab”
- La minaccia americana contro l’Iran e la Resistenza araba
– Hisham Bustani, giornalista, esponente dell’opposizione democratica giordana
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SABATO POMERIGGIO (14,30 – 18,30)
SECONDA SESSIONE
La Resistenza irachena e le condizioni della vittoria
Presiede la sessione: Wilhelm Langthaler
- Per l’unità di sunniti e sciiti contro l’occupazione
- Ayatollah al Sayyed Ahmed al Baghdadi, religioso patriottico, leader dell’opposizione contro l’occupazione
(collegamento telefonico)
- L’embargo politico alla Resistenza e le condizioni per la vittoria sugli occupanti
- Abdul Jabbar al Kubaisy, segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, portavoce internazionale del Fronte Patriottico Nazionale Islamico
- Il fallimento del piano americano di tripartizione imposto con la Costituzione
- Youssif Hamdan, professore universitario e leader del Partito comunista, unità del popolo (Ittihad Alshaab)
- L’impatto politico della resistenza irachena
- Saad Kiryakos, professore di economia all’università di Ottawa, portavoce dell’Organizzazione di amicizia, pace e solidarietà con l’Iraq
- Il governo al-Maliki è il primo artefice dello scontro settario e della proliferazione delle milizie
- Fadhil M. Hussain, professore universitario e giornalista
- La tragedia umanitaria e la drammatica dimensione della prigionia politica
– Ibrahim Sulman Rizk, medico
- La confessionalizazione del sistema scolastico e la repressione contro la libertà di espressione
- Nouri N. Abd, leader del movimento giovanile e studentesco
- La sinistra irachena e la sua alleanza con le forze patriottiche islamiche
- Asrar-A-Abdullatif, leader del Partito Comunista Iracheno (Comando Centrale)
- L’opposizione shiita contro l’occupazione americana e la duplice politica iraniana
- Mohamed al Khuzai, portavoce del movimento dell’Ayatollah Hassani per l’unità e la riconciliazione irachena
***
DOMENICA MATTINA (9,00–13,00)
TERZA SESSIONE
Un unico nemico, la stessa lotta. Come costruire un Fronte Antimperialista Internazionale
Presiedono: Roberto Massari e Marco Riformetti
- Il Forum Sociale Mondiale e il problema del sostegno alle Resistenze
- Samir Amin, docente universitario a Dakar e esponente del FSM
- Dopo il Vietnam. Il movimento No-War negli Usa e la guerra in Iraq
- John Catalinotto, International Action Centre Usa
- Come è nata e come si è sviluppata la Resistenza irachena
- Jabbar al Kubaysi
- Perché e’ probabile l’aggressione USA all’Iran
- Lucio Manisco, giornalista
- Il ruolo dell’Islam nella lotta antimperialista
– Hamza Piccardo, portavoce Ucoii (Unione Comunità Organizzazioni Islamiche in Italia)
11,30 – Dibattito
13,30 – Conclusioni di Moreno Pasquinelli
14,00 – Pranzo
15,30 – Approvazione documento conclusivo
16,00 – Conferenza stampa
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COME PRENOTARE PER PARTECIPARE ALLA CONFERENZA
Il 24 e 25 marzo sarà dunque possibile dare finalmente voce anche in Italia alle ragioni, ai programmi, agli obiettivi delle forze che resistono alle aggressioni imperialiste.
E’ la prima volta che una conferenza di questo tipo si svolge in Europa.
Essa sarà dunque un’occasione per rafforzare la solidarietà del movimento contro la guerra con i popoli che la guerra la subiscono da anni. Ma sarà anche un’occasione per conoscere la situazione in Iraq, Palestina e Libano attraverso la voce e l’esperienza di chi resiste, contro l’intossicazione della disinformazione imperante.
COME PRENOTARE
Per la prenotazione basta scaricare e compilare la scheda che trovate qui http://www.iraqiresistance.info/register.php sia in versione word che Pdf.
La scheda va inviata a Clante Hotels, Chianciano Terme
Tel. 0578 63360 Fax 0578 64675
E-mail clantehotel@libero.it
Sono possibili 3 pacchetti:
A) Dalla cena del venerdì al pranzo della domenica, al prezzo di 104 euro a persona in doppia e di 118 euro in singola.
B) Dal pranzo del sabato a quello della domenica, al prezzo di 82 euro a persona in doppia e di 89 euro in singola.
C) Dalla cena del sabato al pranzo della domenica, al prezzo di 67 euro a persona in doppia e di 74 euro in singola.
N.B. questi prezzi comprendono il contributo individuale di 15 euro al giorno per l’autofinanziamento della conferenza.
Vi ricordiamo che la conferenza sarà tradotta simultaneamente in tre lingue (arabo, italiano, inglese)
Per informazioni e chiarimenti rivolgersi al comitato organizzatore scrivendo a conferenzachianciano@libero.it o telefonando al 328 4320501 (Maria Grazia) dopo le ore 14,00
Forse vi avranno incuriosito, nella colonna a destra, un tag intitolato "Chianciano", che raccoglie un gran numero di post, nonché un banner, dell'ottimo Mauro Biani, che è stato esposto da diversi blog e che riporta sempre a quel tag.
Il riferimento è a un convegno che gli amici del Comitato Iraq Libero stanno cercando di organizzare dall'estate del 2005, nella cittadina di Chianciano. L'idea iniziale era di far parlare, per la prima volta in Europa, alcuni esponenti della Resistenza irachena. La cosa è importante, perché, come sa anche la casalinga di Voghera, laggiù c'è un conflitto. E la casalinga di Voghera, o il traduttore di Firenze, sa anche che la democrazia si basa sull'idea che in un conflitto si ascoltano tutte e due le parti, per decidere poi chi ha ragione e chi ha torto. Per dire, non sarebbe democratico se i giornali riportassero solo i pareri di Berlusconi, di Fini e di Casini, mentre venisse vietato a Prodi, Diliberto o Rutelli di aprire bocca. Noi siamo talmente coinvolti nei conflitti in Medio Oriente, che stiamo per regalare agli Stati Uniti la base, a Vicenza, da cui tutti quei conflitti saranno coordinati. Quindi, l'idea era di sentire anche l'altra campana. Il termine "Resistenza" va precisato: per forza di cose, gli invitati sono persone che vivono legalmente o in Iraq, o nei paesi vicini; che possono uscire legalmente da quei paesi; e che possono poi entrare legalmente in Italia. Nemmeno volendo, si potrebbero quindi invitare dei combattenti in Italia. Al massimo, esponenti rappresentativi di quel 61% di iracheni che approva la resistenza armata. In più, la faccenda è interessante, perché le guerre statunitensi sono al centro della storia mondiale da almeno cinque anni. Anzi, a essere precisi, da 200 e passa anni, gli Stati Uniti hanno condotto in media quasi una guerra all'anno fuori dai propri confini, ma quello è un altro discorso. Di tutte le manifestazioni con bandiere arcobalene, il complesso militare industriale (questo termine sovversivo è stato coniato dal presidente repubblicano Eisenhower) si è fatto un baffo. Invece, di fronte alle bombe improvvisate dei partigiani iracheni, si è fermata l'intera macchina imperiale. E solo allora i media e i politici hanno cominciato a mettere in dubbio l'opportunità di tante altre guerre. Quindi la resistenza irachena, pur nella sua inestricabile complessità, ha segnato anche la nostra storia. Nell'estate del 2005, ben quarantaquattro membri della Camera dei Deputati degli Stati Uniti, con in testa Sue Kelly, presidente della commissione parlamentare su "esercito, terrorismo, minacce e capacità non convenzionali", avevano mandato una specie di ultimatum all'ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento, ordinandogli di vietare il convegno di Chianciano. In aperta contraddizione con il nome del loro partito, i politici di Forza Italia si sono mossi in blocco a sostegno di questa violazione della sovranità nazionale; il ministro degli esteri, Gianfranco Fini ha posto il suo veto sui visti ai partecipanti, e il convegno è saltato. Adesso, sembra che il convegno si possa fare: come a Vicenza, il centrosinistra preferisce sfuggire allo scontro frontale, tanto, cosa volete che sia un convegno? La situazione in Iraq si è però molto complicata dal 2005, con la guerra civile tra sciiti e sunniti; e dopo la guerra simultanea che Israele ha condotto la scorsa estate contro i palestinesi e contro i libanesi, e l'intervento italiano in Libano, si è deciso di estendere il convegno in modo da dare voce anche alle resistenze in Palestina e in Libano. La conferenza, quindi, oggi si intitola Conferenza Internazionale CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE e si svolgerà a Chianciano Terme (SI) nel Salone delle Terme di Sant'Elena, sabato 24 e domenica 25 marzo 2007. Nel prossimo post, il programma e le modalità per iscriversi. giovedì, 15 giugno 2006 IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO Bollettino del 14 giugno 2006 http://www.iraqiresistance.info ADESSO E' ORA AFFINCHE' SIANO CONCESSI I VISTI A Nel 2005 il governo Berlusconi impedì il regolare svolgimento della Conferenza Internazionale “Per una pace giusta in Iraq”. Ad un anno di distanza le ragioni della Conferenza sono rimaste immutate, mentre la sua importanza è addirittura cresciuta. L’occupazione continua e con essa continuano le brutalità di ogni tipo: bombardamenti aerei, stragi di civili, arresti di massa, torture. La stessa occupazione brutale, la stessa negazione di ogni diritto la ritroviamo in Palestina. Per questi motivi abbiamo deciso di riconvocare, col titolo “Per una pace giusta in Iraq e in Palestina”, la Conferenza Internazionale che avrebbe dovuto tenersi nell’autunno scorso a Chianciano Terme. Vogliamo la Conferenza Internazionale per dare voce a chi si batte per la libertà del popolo iracheno, per il riconoscimento politico della Resistenza, per riunire i suoi rappresentanti e quelli degli altri popoli del Medio Oriente in lotta con le forze del movimento contro la guerra e la globalizzazione. Una conferenza per dare voce ai legittimi rappresentanti palestinesi, per la fine dell’embargo imposto da Israele, Usa ed Unione Europea nei confronti del governo uscito dalle elezioni del gennaio scorso; un embargo affamatorio che (come fu in Iraq dopo il 1991) colpisce crudelmente l’intero popolo palestinese. Affinché la Conferenza possa svolgersi regolarmente è necessario superare lo scoglio dei visti, un anno fa negati da Fini. Chiediamo perciò a tutti coloro che condividono lo spirito e gli scopi della Conferenza, a chi avverte la necessità di impedire che vengano nuovamente calpestati i più elementari diritti democratici, di dare vita ad una vasta campagna di raccolta di firme sul testo che pubblichiamo di seguito. A tutti chiediamo la firma e la massima diffusione, nei siti internet, attraverso le mailing list, eccetera. Questa è una battaglia che appartiene a tutto il movimento contro la guerra, mobilitiamoci da subito! LETTERA A MASSIMO D’ALEMA Al Ministro degli Esteri On. Massimo D’Alema Ella sarà certamente venuto a conoscenza che nell’ottobre scorso, a Chianciano Terme, avrebbe dovuto tenersi una Conferenza internazionale “PER UNA PACE GIUSTA IN IRAQ”.
Saprà che detta Conferenza dovette essere annullata dai promotori a causa della gravissima decisione dell’allora Ministro degli Esteri G. Fini di non concedere i visti ai rappresentanti della società civile e della resistenza irachena all’uopo invitati.
Lo stesso Ministro degli Esteri negò addirittura il visto anche ad Haj Ali, l’uomo incappucciato dai carcerieri, diventato in tutto il mondo simbolo dei torturati nella prigione di Abu Ghraib. Con questi atti vennero calpestati non solo i diritti democratici, ma anche i più elementari diritti umani che pure a parole tutti riconoscono. A fronte di queste decisioni molti furono gli appelli e le proteste in Italia ed all’estero. Tra questi ricordiamo la lettera di 41 parlamentari appartenenti a diverse forze politiche, inviata al ministro Fini nel novembre scorso. In quella lettera i suddetti parlamentari giudicando “immotivata la linea seguita dal Ministero”, chiedevano che venisse garantito l’ingresso agli esponenti iracheni.
Primi firmatari: - Falco Accame – ex Presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati - Giovanni Bacciardi – Docente universitario, Firenze - Marino Badiale – Professore di matematica, Università di Torino - Aldo Bernardini – Docente di Diritto internazionale, Università di Teramo - Massimo Bontempelli – Filosofo, Pisa - Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia - Pino Cacucci - Scrittore - Franco Cardini – Istituto Studi Umanistici, Firenze - John Catalinotto – International Action Centre, Usa - Andrea Catone – Insegnante, Bari - Luigi Cortesi – Professore emerito Università “l’Orientale”, Napoli - Giorgio Forti – Ordinario Università Statale di Milano e socio Accademia Lincei - Giovanni Franzoni – Animatore di Comunità Cristiane di Base - Piero Fumarola – Docente di Sociologia delle Religioni, Università di Lecce - Don Andrea Gallo – Comunità San Benedetto al Porto, Genova - Umberto Gay – Giornalista Radio Popolare, Milano - Roberto Giammanco – Scrittore e americanista - Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano - Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione - Massimo Grandi – Docente universitario, Firenze - Margherita Hack - Astrofisica - Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica - Gianfranco La Grassa – Economista - Raniero La Valle – già Parlamentare - Domenico Losurdo – Filosofo, Università di Urbino - Roberto Massari – Editore - Noori al Moradi – Agronomo, Università di Malmö e rappresentante del Partito Comunista Iracheno “al Kader” - Carlo Oliva – Pubblicista - Jean Pierre Page – Comitato francese della Prima Conferenza Internazionale per il sostegno della Resistenza del popolo iracheno - Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano - Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano - Nico Perrone – Docente Storia dell’America, Università di Bari - Hamza Roberto Piccardo – Editore e portavoce del Consiglio direttivo dell’UCOII - Costanzo Preve – Filosofo, Torino - Edoardo Sanguineti – Poeta e docente di Letteratura italiana, Università di Genova - Fausto Schiavetto – Università di Padova - Gabriella Solaro – Responsabile Archivio Storico INSMLI (Ist. naz. per la storia del Movimento di Liberazione in Italia) - Carlos Varea – Coordinatore Campagna Spagnola contro l’Occupazione e per la Sovranità dell’Iraq - Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo Aggiungi la tua firma scrivendo a vistiora@email.it venerdì, 10 febbraio 2006 La "libertà di espressione", a quanto pare, riguarda certe espressioni e i proprietari di certi passaporti.
Comunque, visto che se ne parla tanto in questi giorni, rilanciamo la nostra campagna per la libertà di espressione: il diritto del cittadino iracheno Haj Ali, "l'uomo fantasma" di Abu Ghraib, di venire in Europa. Non per raccontarci barzellette o vignette, ma per qualcosa di molto più serio: il diritto che abbiamo noi, cittadini di paesi coinvolti in qualche modo nella guerra in Iraq, di sapere cosa sta succedendo laggiù. Stiamo cercando di fare un censimento dei blog e dei siti che hanno aderito alla campagna, o esponendo il banner, o con un articolo che fa riferimento alla campagna. Per ora, abbiamo trovato i seguenti, la lista è quasi sicuramente incompleta, infatti alcuni di questi blog o siti li abbiamo trovati per puro caso. Per questo motivo, ripetiamo l'invito a tutti coloro che decidono di esporre il banner. avvisateci con una mail a kelebek@imolanet.com. Eccoli in ordine più o meno alfabetico: blog Antiamericanista domenica, 22 gennaio 2006 A tutti i blog - il ritorno del fantasma C'è una presenza che è il simbolo di tutto l'orrore di questi anni.
Senza volto, come le migliaia di afghani annullate dai Daisy Cutter o "tagliamargherite", l'arma che per potenza viene subito dopo la bomba atomica, usata per spianare in un solo colpo boschi, colline e uomini senza lasciare traccia. Senza volto, come i prigionieri di Guantánamo, come gli iracheni che i contractor usano per esercitarsi al tiro al bersaglio. Una presenza ricoperta, soffocata, che freme per la vita. Come quella di tutti noi, fortunati, detentori di cittadinanze elette, a piede libero, ma che nell'immenso flusso del denaro e dei luoghi comuni, abbiamo solo i nostri minuscoli blog per testimoniare.
Alcuni mesi fa, abbiamo cercato di ottenergli un visto, perché potesse venire in Europa e raccontare quello che aveva vissuto. Haj Ali al-Qaysi (Ali Shalal Abbas) vive attualmente in Giordania, e si è rivolto quindi al consolato italiano di Amman. Dopo alcuni giorni di esitazione, il consolato gli ha negato il visto, con il pretesto che - essendo cittadino iracheno - avrebbe dovuto chiedere il visto invece a Baghdad A questo punto, si è provato con un altro paese europeo, che non poteva accampare la stessa scusa: uno dei più importanti canali televisivi di lingua tedesca lo ha invitato in Austria; e l'Austria ha un consolato solo ad Amman e non a Baghdad. Anche l'Austria, che si vanta di essere neutrale, gli ha negato il visto. E' evidente che esiste un divieto internazionale contro la sua ammissione in Europa. Un divieto motivato esclusivamente dall'intenzione di nascondere a tutti una presenza inquietante. Si tratta di una chiara rinuncia alla propria sovranità da parte di tutti i paesi d'Europa davanti alla pressione degli USA: già alcuni mesi fa, 44 membri del Congresso degli Stati Uniti si sono rivolti per iscritto all'ambasciata italiana a Washington, facendo una "proposta che non si può rifiutare": chiedevano al governo italiano di non concedere i visti d'ingresso in Europa ai membri dell'opposizione irachena. Per questo, invitiamo tutti i siti web e i blog a esporre il banner della campagna che abbiamo lanciato per permettere a Haj Ali di entrare in Europa e di parlarci direttamente e senza mediazioni. Noi siamo tutti coinvolti in questa guerra, e per questo abbiamo tutti il diritto di saperne di più.
Versione in lingua inglese di questo articolo Per ulteriori informazioni sulla campagna per Haj Ali Per ulteriore documentazione su Haj Ali:
mercoledì, 05 ottobre 2005 Eccoci finalmente al resoconto della riunione di Roma, dove si doveva decidere cosa fare dopo la decisione del governo italiano di negare i visti agli esponenti iracheni che avrebbero animato la conferenza programmata originariamente a Chianciano.
I dettagli ufficiali, i nomi dei relatori, li potete trovare, in varie lingue tra cui il rumeno e il pashto (non si è antimperialisti per niente), sul sito di Iraqiresistance. Ma quello che mi ha colpito è il grande cambiamento che si sente nell'aria. Due anni fa, quando partecipai alla manifestazione del 13 dicembre 2003 per esprimere solidarietà alla resistenza irachena, ci trovammo sotto un attacco concentrico che veniva da destra e sinistra: eravamo diventati, come scrissi, uno psicodramma nazionale. In segreto, alcuni ci dicevano di essere d'accordo con noi, ma che non ci si poteva esporre per una causa così rischiosa. Altri sono semplicemente, e umanamente, scappati a gambe levate. Altri ancora, meno umanamente, hanno paretecipato anche loro al linciaggio. In effetti, per sostenere una resistenza che praticamente non era ancora iniziata, contro la più grande potenza di tutta la storia umana, bisognava avere profondi motivi ideali, o essere un po' folli. Erano passati pochi mesi da quando il colonnello britannico Tim Collins aveva tenuto un discorso ai suoi soldati che lo aveva trasformato in un idolo del mondo militare: "Il nemico non deve dubitare che noi saremo la sua nemesi, e che opereremo la sua giusta distruzione. Ci sono molti comandanti regionali che hanno una macchia sull'anima, e stanno alimentando i fuochi dell'inferno per Saddam. Lui e le sue forze saranno distrutte da questa coalizione, per ciò che hanno fatto. Mentre muoiono, sapranno che sono state le loro malefatte a portarli qui. Non mostrate loro alcuna pietà".Grazie a Dio, anche le sbornie più pesanti passano. Due anni dopo, lo stesso colonnello Tim Collins scrive che l'esercito inglese, peraltro ospitato nella zona sciita dell'Iraq, ufficialmente più tranquilla, rischia una "storica umiliazione", e invita Tony Blair ad avere l'onestà di "gettarsi sulla sua spada". Parlando alla rete tv Channel 4, spiega: "Il pericolo è che potremmo finire sconfitti sul campo. Potremmo essere sopraffatti. L'esercito potrebbe venire cacciato oltre frontiera, in Iran".Nei sondaggi di opinione, il 57% degli americani ormai chiede il ritiro delle truppe dall'Iraq. Ma soprattutto, a dimostrare una situazione davvero disperata, il comando militare americano è ridotto ad annunciare di aver catturato il trentatreesimo "braccio destro" di al-Zarqawi (ringrazio la splendida Mirumir di questa segnalazione).
Abu Mus'ab al-Zarqawi, principe dei troll di Internet, continua a sfidare la Civiltà Occidentale con le rimanenti 17 braccia destre e 50 braccia sinistre Non sappiamo certamente come andrà a finire, ma abbiamo smosso molte acque, attirando le simpatie degli onesti. E anche tra i meno onesti, qualcuno comincia a fare i conti. Dopo una rumorosa campagna iniziale, persino la destra tace: sono settimane che non mi devo vergognare a chiedere Libero in edicola. Lo scontro con il San Marino dei quotidiani italiani, L'Opinione, è stato più che altro un divertissement nostro. Ricordiamo che la conferenza di Chianciano avrebbe dovuto portare una novità assoluta: una proposta di pace rivolta all'Europa, da parte delle grandi forze della resistenza irachena. Non rivelo segreti di stato, se dico che alcuni moderati di centrodestra hanno visto con qualche interesse questa possibilità di uscire in maniera dignitosa dalla guerra, prima che lo faccia il centrosinistra. Moderati che hanno operato per impedire il convegno solo quando sono stati richiamati all'ordine da ben quarantaquattro deputati americani. Ovviamente l'interesse è ancora maggiore tra alcune frange del centrosinistra, che dovranno pure concordare con qualcuno il ritiro che Prodi ha timidamente promesso. E infatti, a sinistra solo qualche pittoresca figura arcaica come Giorgio Riboldi insiste nell'attaccare chi sostiene la resistenza irachena. Abbiamo visto i pacifisti prendere una chiara posizione, mentre Il Manifesto ha seguito il caso sin dal diktat dei Quarantaquattro. Ma addirittura la Regione Toscana è intervenuta, mentre l'organo ufficioso del centrosinistra, Repubblica ha dedicato ampio - e rispettoso - spazio all'iniziativa di Chianciano. In tutto il mondo, sono ormai decine le organizzazioni che appoggiano le attività dei Comitati Iraq Libero. Chiaro, non bisogna montarsi la testa. Pochissimi e squattrinati eravamo, pochi e squattrinati siamo. Non possiamo certo forzare la mano al Ministero degli Esteri, o rendere Berlusconi meno suddito di ciò che già è. Nè c'è da aspettarsi chi sa che cosa quando al posto di questi, ci saranno quegli altri... Però è una gran bella soddisfazione lo stesso (e devo dire che era ottima anche la cena). sabato, 24 settembre 2005 Due anni e mezzo fa, si avvicinava l'attacco all'Iraq. I miei amici - in senso ampio - erano quella minoranza che sentiva che la guerra che stava per arrivare era qualcosa che ci riguardava tutti, e proprio per questo avrebbe tracciato un solco profondo tra gli uomini.
Esisteva un dichiarato progetto di impero universale americano, un'uranocrazia che avrebbe tenuto sotto il dominio implacabile dei suoi satelliti e dei suoi bombardieri, ogni essere vivente su questa terra. Un disegno espresso con parole di feroce superbia e chiarezza dalla neo-connarderie (termine di cui ringrazio Dacia Valent). Ma dietro queste parole, c'era una lunga storia: dalle tonnellate di filo spinato con cui fu delimitato il West, dalla catena di montaggio generalizzato, in cui quasi tutti sono - direttamente o indirettamente - parte della più grande macchina militare di tutti i tempi, non poteva nascere altro. Una forza affascinante e terribile, cui forse solo le parole dell'Apocalisse possono rendere il dovuto onore, perché le immagini religiose esprimono le intuizioni più profonde: Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini.Molti marciavano contro la guerra in quei giorni. Dimostrando che non tutti portano sulla fronte il marchio della bestia. Ma la guerra non è un'astrazione: c'è qualcuno che la fa. E quel qualcuno oggi è l'impero americano. Chi non lo coglie, può solo sfilare, sperare, generalizzare. E alla fine perdersi nella vacuità e nell'impotenza. L'Impero non ha prestato la minima attenzione al movimento contro la guerra. Perché quelle persone non hanno ritardato di un giorno i suoi progetti. Le bandiere della pace sono rimaste per un anno appese sui davanzali, a diventare sempre di più dello stesso colore dei muri. Un giorno, ho tirato dentro anche la mia, l'ultima rimasta sulla piazza. Chi ha cercato di fermare l'Impero, invece, sono stati i ragazzi dell'Iraq. Ragazzi molto lontani dai nostri, e che per questo ci fanno un po' paura. Come si cresce dopo tredici anni di embargo, con la tessera del pane e senza sapere cosa sia un ospedale? Forse, se nella sua infinita malvagità, l'Impero non li avesse fatti crescere così, quei ragazzi non avrebbero potuto fermare l'Impero, come non potrebbero mai farlo i nostri.
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Senza saperne nulla dei campi di golf, dei lucidi tavoli dei consigli di amministrazione in cui si decidono i massacri, né del feroce, ribollente astio di ciò che oggi si sente Occidente. Nel Signore degli anelli, J.R.R. Tolkien ebbe la splendida intuizione di affidare l'anello a una persona che è insieme profondamente normale, e rappresentativa di un angolo particolare del mondo. Tolkien è stato sfruttato politicamente a destra, ma Frodo Baggins è l'esatto contrario di ogni superomismo estetizzante, l'opposto di D'Annunzio, o del personaggio del mercenario, o del nichilista della creative destruction sognato dai neocon. Certo, i Frodo dei nostri tempi non sono piccoli gentiluomini della campagna inglese. In Neve, Orhan Pamuk - uno dei più grandi autori dei nostri tempi - ci racconta di Necip, giovane islamista della profonda e fredda Anatolia, che confida i propri desideri al triste poeta Ka, esule politico di sinistra, vissuto per anni nell'ancora più fredda Germania. Necip è segretamente innamorato di Kadife, figlia di un tollerante ex-militante di sinistra. Kadife, religiosamente scettica, ha sfidato il terrore imperante, scegliendo di indossare pubblicamente il hijab. "Voglio sposarmi con Kadife - dice Necip - vivere a Istanbul e diventare il primo scritto di fantascienza islamico nel mondo. So che tutto ciò è impossibile, ma lo voglio lo stesso."I Necip sognano ancora, e possono ancora combattere, perché possiedono qualcosa che noi non abbiamo. Il nemico dell'umanità si ricorda bene di quando riuscì a strappare l'anima ai Sioux, e gli ultimi guerrieri andarono a vivere in carcasse di automobili, con una bottiglia di pessimo whisky per compagnia. A forza di strappare il hijab a Kadife, potremo insegnare ai Necip di questo mondo a camminare a testa china, a riconoscere il proprio posto di sudditi. Perché l'Islam - mi perdonino i lettori musulmani - è un immenso calderone di cose, come un sogno pieno di immagini e storie, di cui ci ricordiamo appena al risveglio, ma che ci fa sentire partecipi di qualcos'altro. Qualcuno, certo in perfetta buona fede, dice che sosterrebbe gli iracheni, se solo fossero come noi. Certo che sono come noi, lo sono profondamente. In questo senso tutto il castello dello scontro di civiltà è una menzogna. Eppure, c'è anche del vero nella menzogna. Perché senza anima, non c'è resistenza. Ecco perché assistiamo adesso allo straordinario tentativo di uccidere una religione, dell'islamicidio. Prima di morire assassinato da ex-militanti di sinistra diventati sanguinari sostenitori del regime militare, Necip dirà a Ka: "Ho guardato su un'enciclopedia, la parola ateo deriva dal greco átheos. E quella parola indica non la persona che non crede in Dio, ma la persona sola, abbandonata dagli dèi. E questo significa che l'uomo, qui, non può mai essere ateo. Perché Allah, anche se lo vogliamo, non ci abbandonerebbe mai qui. Per diventare ateo, la persona deve prima diventare occidentale". Voci della resistenza irachena Stefano Chiarini, sul Manifesto di ieri, ha intervistato Salah al Mukhtar, un altro degli invitati di Chianciano.
«Ritiratevi dall'Iraq prima che sia troppo tardi» «Il governo ha paura delle nostre parole». Parla Salah al Mukhtar l'ex diplomatico al quale Fini ha negato il visto STEFANO CHIARINI INVIATO A BEIRUT «La partecipazione dell'Italia alla guerra contro il popolo iracheno è molto grave e siamo addolorati per il danno inferto dal vostro governo ai rapporti con l'Iraq e con il mondo arabo. Le truppe italiane, al di là del loro comportamento, sono infatti parte dell'occupazione e quindi comunque responsabili dei massacri, dei saccheggi, delle distruzioni compiuti dagli altri contingenti e dai reparti locali da loro addestrati. Speriamo che il governo italiano si accorga di quanto sia sbagliata la sua politica in Iraq prima che sia troppo tardi». Salah al Mukhtar, scrittore, giornalista, diplomatico, attualmente in esilio nello Yemen, sembra più sorpreso e preoccupato che indignato di fronte all'atteggiamento del governo Berlusconi nella crisi irachena e al diniego del visto che gli avrebbe permesso di partecipare alla conferenza di Chianciano sulla resistenza irachena. «Come giudica questo inaspettato rifiuto?» chiediamo all'esponente dell'opposizione irachena. «Mi sembra soprattutto un modo per distruggere la credibilità di tanti discorsi sulla libertà di parola, i diritti umani, la democrazia. Normalmente sono i paesi dittatoriali del terzo mondo ad avere paura delle parole e dei convegni e in questo caso il governo italiano è sceso al loro livello. Spero che la prossima volta siano più saggi e che possa incontrare il vostro meraviglioso popolo». Come giudica il processo politico in corso in Iraq... Non si tratta di un vero processo politico ma di un espediente degli occupanti per cooptare alcuni dignitari locali e qualche politico per dare un velo di legittimità alla loro presenza. Come tutti sanno l'occupazione è illegale e così lo sono tutti i suoi atti. Ciò vale anche per la cosiddetta costituzione. A tale proposito va ricordato che gli occupanti, secondo la Convenzione di Ginevra non hanno alcun diritto di cambiare la costituzione del paese occupato, le sue leggi, la sua composizione demografica. Più nel merito la nuova costituzione è una ricetta per dividere l'Iraq in tre stati sulla base del settarismo confessionale e del razzismo. Ciò vorrebbe dire la scomparsa dell'Iraq, uno dei paesi più importanti dalla nazione araba. Questo è il motivo per il quale tutti gli iracheni hanno respinto questa costituzione, resistendo con le armi e con la politica per gettarla nel cestino della storia. La resistenza non permetterà questo scempio. L'Iraq è un unico paese con una maggioranza araba di oltre l'85%. Gli Stati uniti, per cancellare il carattere arabo dell'Iraq, con il pieno sostegno di Tehran, stanno cercando di indebolire e dividere questa maggioranza e a tal fine hanno portato nel paese oltre 3 milioni di iraniani e di curdi turchi, illegalmente, ed altrettanto arbitrariamente hanno dato loro la cittadinanza irachena. Il tutto dopo la distruzione dell'anagrafe per mano di mercenari addestrati dalla Cia. Da chi è composta la resistenza irachena? Gli Stati uniti pensavano di poter controllare facilmente l'Iraq ma ben presto hanno capito che il partito Baath, in generale e il presidente Saddam Hussein, in particolare, avevano messo in piedi un'organizzata e sofisticata resistenza armata. Se guardate alla mappa dell'Iraq dopo due anni e mezzo di occupazione noterete che la resistenza in realtà controlla gran parte delle città irachene dal nord, al centro e al sud dell'Iraq. La resistenza è molto organizzata, ben addestrata, ben preparata, ed era pronta ad entrare in azione già due anni prima dell'invasione americana. Ogni giorno la resistenza compie più di 300 operazioni contro gli occupanti senza tenere conto delle azioni individuali o di gruppi locali. L'Amministrazione Bush, per nascondere il fatto che la resistenza in Iraq è portata avanti dal popolo iracheno non parla altro che di questo personaggio fantastico di Zarqawi ma ogni iracheno sa bene che la resistenza è un movimento di liberazione nazionale iracheno al 100%. Un dato confermato dagli alti comandi Usa in Iraq secondo i quali il numero degli stranieri nelle file della resistenza non supererebbe il 10%. In ogni caso non c'è da meravigliarsi che molti amanti della libertà e della nazione araba siano accorsi in Iraq da tutto il mondo come già successe in Palestina, in Spagna, in Vietnam e a Cuba. La componente più rilevante della resistenza è costituita dal Baath dal momento che il partito, la più grande organizzazione politica nazionale con oltre sei milioni di sostenitori, si è preparato per anni a questo tipo di guerriglia. La resistenza inoltre, nella quale vi sono anche altri partiti e tutte le tendenze, etnie e confessioni presenti in Iraq, ha comunque una direzione unificata e un unico comando. Non c'è il pericolo di una guerra intestina tra sunniti e sciiti? Il primo governo iracheno dopo la fine dell'occupazione sarà un esecutivo di coalizione al quale parteciperanno tutte le organizzazioni che portano avanti la lotta e le nuove istituzioni si baseranno sui principi democratici. Ciò porterà alla formazione di un Fronte di Salvezza Nazionale ma per far questo sarà necessario che tutti i partiti iracheni portino avanti un processo di revisione critica del passato. Per quanto riguarda il presunto scontro tra sunniti e sciiti è un' illusione degli occupanti. In ogni famiglia irachena potete trovare sciiti, sunniti e curdi e i legami tra di loro sono assai più forti delle tensioni politiche. |
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