sabato, 08 marzo 2008

Brutte notizie

Pare che su Internet circolino nuove versioni dei due blog più censurati d'Italia:

http://ummusama.blogspot.com
http://abulbarakat.blogspot.com

Sia chiaro: noi siamo sempre per la censura, a prescindere dal suo oggetto.

Senza la censura, l'umanità oggi non si ricorderebbe nemmeno chi erano Galileo Galilei o Giordano Bruno.


postato da kelebek alle 07:31 | link | commenti (11)


mercoledì, 05 dicembre 2007

Valori cristiani (II)

Apprendiamo con piacere della conversione al buon senso di un noto forcaiolo, il tuttologo cosmico Massimo Introvigne.

Solo pochi mesi fa, Introvigne scriveva cose come questa:

Ora che sul tema della sicurezza gli elettori del Nord hanno suonato la sveglia, c'è da augurarsi che il governo voglia procedere senza paura con le espulsioni, anche quando i fiancheggiatori del terrorismo non fanno i muratori ma i predicatori. E che i soloni delle istituzioni europee, per malinteso garantismo, non mettano ulteriormente i bastoni fra le ruote all'Italia.

Ma quando la vite gira,  schiaccia un po' tutti.

Ed ecco che il cattolico Introvigne si scopre addirittura difensore dello stato di diritto:

"Il ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini vuole assicurare un’opportunità pari a quella degli spacciatori di droga di finire in galera ai cattolici che spacciano quel pericoloso oppio del popolo costituito dal magistero di Benedetto XVI. L’articolo 3 del testo di legge contro le discriminazioni sessuali e l’omofobia approvato in Commissione Giustizia della Camera prevede infatti la reclusione fino a tre anni per chi “diffonde in qualsiasi modo” “idee fondate sulla superiorità” ovvero “incita a commettere e commette atti di discriminazione” per motivi “fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

A prescindere dal carattere vago e ideologico di nozioni come “idee fondate sulla superiorità” (per esempio: del matrimonio eterosessuale sulle unioni omosessuali?) e “identità di genere”, la norma apre la strada alla persecuzione dei cattolici che vogliano fare il loro dovere, cioè diffondano “in qualsiasi modo” il magistero pontificio."

Ora, conosciamo i rapporti di forza. E possiamo quindi stare tranquilli che, in Italia almeno, nessuno finirà in carcere per aver diffuso le encicliche di Benedetto XVI.

Introvigne tifa semplicemente per la propria squadra, sorvegliando come un falco ogni mossa di quella avversaria e perdonando qualunque fallo alla propria.

Però non è privo di verità ciò che scrive.

Innanzitutto, ogni sistema cerca il massimo consenso. La maggioranza delle persone deve pensare di poter vivere una vita che reputa normale, all'ombra del sistema.

Questa esigenza diventa più complicata in una società capitalista, perché fanno parte della vita normale anche l'incessante cambiamento, l'obsolescenza dei prodotti e delle mode, la trasgressione e la "novità".

Perciò, la grande maggioranza delle persone deve pensare che il sistema protegga sia la loro sicurezza, sia ciò che esse ritengono sia la loro "libertà", cioè la possibilità di intasare le autostrade che vogliono, bere, ballare, smerciare, avere rapporti sessuali, mangiare, suonare e così via, entro limiti molto elastici.

Questo fa della nostra una società "libera" e orgogliosamente diversa dall'emirato islamico dell'Afghanistan ai tempi del Mulla Omar. E crea un'intensa identificazione della stragrande maggioranza della popolazione con il sistema stesso.

Però tra le libertà che abbiamo elencato, non ci abbiamo messo la libertà di espressione, di dissenso o di proporre modifiche reali al sistema.

Perché qui la perdita di libertà, negli ultimi decenni, è stata enorme.

Innanzitutto, sul piano concreto, tanti fattori hanno ridotto il dissenso cosciente al minimo storico. E quel dissenso che rimane viene trasformato in tifo di squadra con il sistema bipartitico.

Questi anni hanno visto la creazione di un immenso Luogo Comune, un'ideologia condivisa: trent'anni fa, Berlinguer e Almirante non avrebbero potuto discutere insieme, semplicemente perché mancava un linguaggio comune. Oggi, Veltroni e Fini possono parlare tranquillamente, perché tra di loro, passa più o meno la stessa differenza che poteva passare allora tra due correnti della Democrazia Cristiana.

Sui confini del Luogo Comune, veglia una schiera di custodi: quelli di destra sono pronti a sparare su chiunque ne fuoriesca a sinistra; mentre quelli di sinistra fanno lo stesso con quelli di destra.

Quando il 90% della società si riconosce nel grande Luogo Comune, diventa possibile colpire anche giuridicamente chi non vi si riconosce.

Oggi, nessuno stato occidentale dice apertamente di punire le opinioni; ma ovunque, ci sono persone in carcere solo per le opinioni che hanno espresso.

I principali pretesti sono di due tipi.

Il primo è per presunzione di intenzioni.

Io possiedo un coltello da cucina, come chiunque altro; ma la vicina di casa dice che io un giorno le ho detto che le banche mi stanno antipatiche; ergo, voglio andare con il coltello a fare una rapina in banca, ed eccomi a fare anni di galera, in teoria per una rapina, in pratica per una battuta.

In un'aula di tribunale, ho potuto sentire l'avvocato della difesa interrogare un testimone - amico di un imputato musulmano - chiedendogli se l'imputato avesse mai dimostrato "atteggiamenti ostili verso l'Occidente". L'avvocato faceva benissimo, ma è notevole pensare che la differenza tra anni di carcere e la libertà possa essere costituita dall'espressione in privato di sentimenti verso un fantasma, come appunto è "l'Occidente".

Non è un caso che simili misure colpiscano quasi sempre musulmani, cioè persone estranee al Luogo Comune.

Il cittadino medio scrive poesie ugualmente dementi, visita siti di ogni sorta e chiacchiera a ruota libera (magari di andare a impiccare albanesi), proprio come i musulmani che vanno in galera; ma il cittadino medio non è musulmano, e quindi non corre rischi.

Accanto a questo c'è un discorso più subdolo, che è quello cui accenna Introvigne.

Le opinioni sono assolutamente libere, per carità, ma a condizione che non offendano, feriscano o facciano soffrire nessun altro.

Qui è facile essere fraintesi. Ad esempio, io ritengo che la discriminazione in base alle origini etniche, alla confessione religiosa, al colore della pelle e al luogo di nascita - il complesso che possiamo chiamare "razzismo" -  sia una questione cruciale e strutturale dei nostri tempi. Anzi, assieme alla lotta contro la guerra, è la prima linea di battaglia oggi (e nella primissima trincea, troviamo l'amico Sherif el-Sebaie).

Eppure, sono contrario alle leggi che colpiscono le idee razziste (distinte ovviamente dai comportamenti concreti di violenza o di discriminazione).

Quando si inizia a punire la libera espressione, anche di idee opposte alle mie, si stabilisce un principio che un giorno o l'altro potrebbe colpire anche me.

La formulazione di certe leggi, poi, è assolutamente vaga: da una parte chiunque può sfuggirle, dall'altra, chiunque può ricaderci.

E quando succede questo, prevale l'arbitrio dei magistrati - l'indeterminatezza è il primo principio del terrore.

Proprio in questi giorni, alcuni esponenti musulmani italiani sono stati rinviati a giudizio per istigazione all'odio razziale, in base a un'inserzione pubblicata, a loro spese, su alcuni quotidiani nazionali. In quell'inserzione si criticava in maniera un po' banale il fatto che un certo stato mediorientale avesse bombardato per quaranta giorni il proprio vicino, uccidendo un migliaio di persone.

Le persone rinviate a giudizio appartengono alla minoranza più bersagliata dal razzismo nel nostro paese; l'inserzione non faceva ovviamente riferimento ad alcuna "razza" o gruppo etnico, ma solo alla politica estera di uno stato estero, peraltro noto per essere fondato sulla discriminazione etnica.

Per cui possiamo immaginare che il magistrato abbia considerato da una parte le pressioni politiche - la denuncia proveniva da un parlamentare - e dall'altra, la vaghezza della legge. Infatti, là dove c'è vaghezza, il fattore che decide è la pressione.

Invece i presunti beneficiari di tali leggi repressive sono le persone che meno possono esercitare pressioni: da quando Ferruccio de Bortoli ha venduto la Fallaci all'Italia, assistiamo a una campagna di odio etnico senza precedenti nella storia italiana per diffusione e durata (le leggi razziali del 1938 sono state ovviamente superiori per intensità). Bene, questa campagna non ha comportato nemmeno una condanna, che io sappia, in base alla cosidetta Legge Mancino.

Attorno alle leggi repressive, si istituisce una micidiale gara tra destra e sinistra.

Vista la loro finalità in apparenza a difesa di categorie marginali, la sinistra sostiene con entusiasmo certe leggi repressive. La destra, che non vuole apparire politicamente scorretta, tace e poi si prepara a sfruttare la legge alla prima occasione per colpire qualche loro avversario. In fondo, la destra che conta si trova perfettamente a suo agio tra tutto ciò che sa di controllo, arresto e processo.

Allo stesso modo, la destra promuove forme repressive proprie - tutto quel complesso che porta allo "stato securitario" -, che la sinistra accetta tranquillamente, perché non può certo sembrare "complice dei delinquenti e dei terroristi".

Ciascuna delle parti fa così appello allo Stato affinché annienti i propri avversari, salvo quelli indistinguibili da loro stessi, e questo significa un potenziamento immane del sistema di controllo.

Accettare che lo Stato schiacci ogni pensieri ritenuto conflittuale ("offensivo verso gli altri") significa accettare un sistema totalitario.

Totalitario è infatti quel sistema che ritiene di racchiudere in sé tutti, abolendo i conflitti interni.

Se io dico che sono ammesse tutte le opinioni, "tranne quelle che offendono qualcun altro", sto negando il mondo così com'è: luogo di infiniti conflitti tra individui, classi, generi, popoli, culture, interessi, modelli di vita... Da questi conflitti, nasce la storia.

Le posizioni estreme svolgono, poi, un ruolo fondamentale per la libertà, perché allargano lo spazio di discussione.

Se, a proposito della guerra in Afghanistan, tutta la discussione si riduce a una destra che dice, mandiamoci 10.000 uomini e una sinistra che dice, mandiamoci 5.000, la scelta diventa minima.

Se invece l'arco della discussione può spaziare liberamente da chi dice che i Taleban dovrebbero occupare l'Italia, e chi dice invece che bisogna convertire gli afghani con la forza al cristianesimo, è probabile che da qualche parte, in mezzo all'enorme ventaglio di possibilità in mezzo, ci sia una proposta sensata e utile.

Nella misura in cui la violenza viene rimossa dalla società, viene istituzionalizzata: la società in cui è vietato insultarsi è anche la società più sorvegliata di tutti i tempi. Ecco perché è molto meno violento il militante gay che tira una torta sulla tonaca a un cardinale, che asettiche leggi che facciano rischiare anni di carcere a tutti i cattolici (almeno in teoria). Eppure sono sicuro che molti lettori penseranno che una macchia di torta su una tonaca sia peggio che perdere tre anni di vita in galera, tanto hanno interiorizzato il culto dello stato repressivo.

Solo che qui fanno tutti come Introvigne, che strilla solo quando pestano i piedi ai suoi. E si rifiutano di guardare tutto il quadro - i reati associativi, i CPT, le ordinanze contro i lavavetri, le liste nere con cui uno stato estero decide per l'Italia chi è "terrorista" e chi no, il mandato di cattura europeo, le espulsioni ministeriali, i magistrati che si inventano le intenzioni là dove mancano completamente i fatti, e anche l'imposizione del politicamente corretto per legge.

Proprio per questo, il buon senso del vero liberale all'antica è oggi quanto di più eversivo e islamonazicomunista ci possa essere.


postato da kelebek alle 06:25 | link | commenti (41)


venerdì, 09 novembre 2007

Censura carismatica

Se non avessi un milione di altre cose urgenti da fare, mi piacerebbe dedicarmi al pianeta inesplorato dei carismatici.

Centinaia di migliaia di persone in Italia - molto più delle persone che si occupano attivamente di politica - seguono sacerdoti più o meno in regola, o semplici visionari privati, chiacchierano con lo Spirito Santo e la Madonna, esorcizzano Satana portatore di malattie, di comunisti e di musulmani, operano miracoli e truffe, si creano harem di discepole e o di discepoli oppure finiscono nella follia e nella miseria.

Una stranissima importazione dallo sciamanesimo protestante nordamericano, che si è innestato nelle pieghe della religiosità popolare italiana, potente ma pericolosa risorsa per la Chiesa cattolica, che porta devozione fanatica assieme alle forme più imprevedibili di disobbedienza e di eresia.

Due punti di riferimento di questo mondo ribollente e spesso molto diviso sono Radio Maria e le Edizioni del Segno, una casa editrice sconosciuta che, come diffusione, credo che gareggi tranquillamente con la Mondadori.

Potenze anche economiche e politiche, che hanno saputo sposare il delirio con la concretezza di un lavoro a fianco della destra cattolica e protestante in tutto il mondo: abbiamo potuto constatare da vicino alcune losche operazioni economico-politiche condotte da questa gente.

I laicisti semplicemente ignorano l'esistenza di questo mondo. E quindi le uniche voci critiche si trovano tra alcuni cattolici. Cattolici spesso conservatori, ma che quando vanno a Messa, non si rotolano per terra urlando in lingue inesistenti. E soprattutto, conoscono le storie spaventose delle persone le cui vite sono state distrutte da questa gente.

Ma quando cominciano a dire nomi e cognomi di manipolatori, millantatori e cattomedianici, i personaggi pittoreschi sanno subito tirare fuori i loro avvocati.

Stamattina, una signora cattolica che si occupa del fenomeno ha ricevuto un'ingiunzione del tribunale perché oscurasse entro 24 ore una pagina del suo sito, dove parlava di questa gente.

Non è detto che obbedisca, ma nel dubbio, qualcuno ha pensato di mettere in rete un sito che ospitasse la pagina censurata:

http://segnodelsoprannaturale.blogspot.com

Ci sono anche le piume dell'Arcangelo Gabriele, in foto.

Il sito ha una chiara impostazione cattolica; io non sono cattolico.

Ma conoscendo direttamente il tipo di situazioni di cui parla, avendo seguito da tanto tempo certe vicende, corro a farvi un link e a segnalare il sito.

E invito tutti gli amici, di qualunque tendenza religiosa e non, a fare altrettanto.

E' importante che ai censori arrivi chiaro il messaggio: se ne chiudi uno, te ne riapriamo dieci.


postato da kelebek alle 13:18 | link | commenti (139)


martedì, 04 settembre 2007

Cose comunque reprensibili

Ho scritto l'altro giorno che un'organizzazione sionista e un'altra islamofoba-razzista stanno organizzando una campagna per far chiudere sistematicamente i blog antimperialisti, compreso il mio.

Con uno dei blog, ci sono già riusciti.

Di questo, non mi lamento.

Anche se mi dovessero chiudere un blog, non per questo divento una loro vittima.

Le migliaia di persone avvelenate a Bhopal, gli annegati di Lampedusa, la gente polverizzata dalle bombe tagliamargherita in Afghanistan, gli assediati di Gaza, la gente che si fa un ergastolo più settant'anni per aver espresso una critica... ecco chi sono le loro vittime.

Siamo in guerra, e il nemico - non tanto mio, quanto della specie umana - fa benissimo a cercare di far tacere chi non accetta lo stato di cose.

Però non ho intenzione di arrendermi, e quindi devo pensare a cosa si possa fare in termini pratici.

Come segnala una commentatrice al mio blog, Splinder si riserva il diritto di chiudere qualunque blog sia colpevole di

 "caricare, pubblicare, inviare o in altro modo trasmettere o diffondere contenuti che siano illeciti, dannosi, minatori, abusivi, molesti, diffamatori e/o calunniosi, volgari, osceni, lesivi della privacy altrui, razzisti, classisti o comunque reprensibili".

Oggi essere contro il dominio economico e di terrore militare, contro la trasformazione dell'umanità in scarti ghettizzati, rientra decisamente tra le cose "comunque reprensibili" ai nostri giorni.

Per cui:

1) Ho salvato tutto ciò che è stato pubblicato finora, compresi i commenti, e consiglio a tutti gli altri minacciati di fare lo stesso (io uso e consiglio l'ottimo programma gratuito reperibile su http://www.httrack.com). Appena chiudono questo blog, tutto questo sarà reso disponibile altrove, devo studiare però la modalità.

2) Segnatevi questo indirizzo:

http://sumud.blogspot.com/

dove ospito attualmente alcuni articoli in inglese, ma che diventerà il nuovo blog, in caso di chiusura di questo.

Alla faccia loro.


postato da kelebek alle 14:02 | link | commenti (99)


giovedì, 30 agosto 2007

Tutti sulla stessa barca

Splinder ha chiuso d'autorità il blog shahadah.splinder.com, di quel personaggio notevole che è shaykh 'AbdulQâdir FadlAllâh Mamour, meglio noto come l'Imâm di Carmagnola.

Un uomo che ha fatto impazzire per anni il ministero degli interni italiano: FadlAllâh Mamour chiama Osama bin Laden "shaykh Usâma" e ha tradotto in italiano i discorsi suoi e di altri esponenti dei movimenti jihadisti, liberamente disponibili in rete.

fadlallah 

Non potendolo mai accusare di alcun reato, il ministero degli interni alla fine lo ha semplicemente deportato in Senegal, con un'azione poi definita illegale dal Tar del Lazio.

Lo shaykh parla sette lingue - scrive benissimo in italiano - ed è dotato di un sottile senso di ironia, cosa tanto più preziosa quanto rara. Sopratutto sono interessanti le traduzioni, direttamente dall'arabo, dei più controversi "nemici dell'Occidente".

Ma l'Italia non è in guerra, non ha mica nemici e fa solo "missioni umanitarie", e quindi, che problema c'è? Finché possiamo leggere sia i discorsi di Prodi che quelli di Berlusconi, voglio poter leggere liberamente sia i discorsi di Bush che quelli di Ayman al-Zawahiri. Una cosa che non ci rende per forza né prodiani né berlusconiani, né bushiani né zawahiriani.

Il sito sionista di destra Informazione Corretta aveva lanciato una campagna per far chiudere Shahâdah.

Questa campagna è stata affiancata da un'altra parallela, del sito islamofobo Faith Freedom, dove ad esempio un certo Herbrand (pare che da quelle parti adorino i nick teutonici) stila questa lista di proscrizione:

"Potremmo mantenere nell'OP di questo thread una lista dei blog Islamisti ancora in circolazione, se SiegWest lo legge

ancora (o con l'aiuto di administrator editeremo il post).

-http://ummusama.splinder.com/ Blog della moglie dell'imam di Carmagnola
-http://giardini.splinder.com/ Giardini dell'Anima
-http://tawhid.splinder.com/ (non so esattamente a cosa faccia riferimento, ma arriva a dire che il terrore Sunnita è "funzionale al mantenimento dell'occupazione militare". Decisamente un altro Islamico cerebroleso)
-http://kelebek.splinder.com/ Kelebek lo conosciamo un pò tutti.
-http://mujahida86.splinder.com/ Blog della"ritornante" Asiya Fatima.
-http://antiamericanista.splinder.com/ Blog di Umar Andrea Lazzaro, amministatore di
http://islam.forumup.it/
-http://multietnico.splinder.com/"

In altre parole, è stato fatto fuori Shahâdah, adesso tocca agli altri. Tra cui Kelebek.

Questo vuol dire che io e l'Imâm di Carmagnola siamo nella stessa barca.

In questi casi, si può sempre scegliere se attenerci all'esempio di San Pietro o a quello del Pastore Niemöller.

"Per carità, io quello lì non l'ho mai visto..." Il problema è che quando poi prendono anche a te, sentirai altri bisbigliare la stessa frase.

"Io con i jihadisti, ma come vi permettete, io sono un musulmano perbene!" "Io con i musulmani, come vi permettete, io sono un laico rivoluzionario!" "Io con gli estremisti, come vi permettete, io sono un moderato di sinistra!"

Poi vi fanno secchi uguale, solo che nel frattempo avete fatto una figura da cani.

E' a questo punto che entra in gioco la frase attribuita al pastore protestante Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller.

Conoscete tutti la frase, anzi è tutto ciò che la maggior parte delle persone conosce di lui. Però, per quanto abusato, non è affatto un concetto banale, quello che esprime.

La cosa veramente interessante è che Niemöller non era né comunista, né socialdemocratico, né sindacalista, né ebreo.

Anzi, era un anticomunista, un credente molto conservatore che condivideva diverse cose del nazionalsocialismo, compresa una certa antipatia per gli ebrei. Parla di se stesso, quindi, non di altri, quando dice di aver taciuto, finché non sono venuti anche per lui.

"Als die Nazis die Kommunisten holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.

Als sie die Sozialdemokraten einsperrten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Sozialdemokrat.

Als sie die Gewerkschafter holten,
habe ich nicht protestiert;
ich war ja kein Gewerkschafter.

Als sie die Juden holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Jude.

Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestieren konnte.

Quando in nazisti sono venuti a prendere i comunisti, ho taciuto: non ero comunista.

Quando hanno rinchiuso i socialdemocratici, ho taciuto: non ero socialdemocratico.

Quando sono venuti a prendere i sindacalisti, ho taciuto: non ero un sindacalista.

Quando sono venuti a prendere gli ebrei, ho taciuto: non ero ebreo.

Quando sono venuti a prendere me, ho taciuto: non era rimasto più nessuno a protestare."

Ora, ai tempi di Internet, chi ci vuole venire a prendere, rischia semplicemente di fare la figura dell'imbecille. Infatti, il blog censurato è subito rinato con questo nuovo  indirizzo:

http://qital.splinder.com

 Però, la censura non va bene lo stesso. Per cui, scriviamo per protestare a:

supporto@splinder.com
redazione@splinder.com


postato da kelebek alle 10:11 | link | commenti (396)


lunedì, 02 aprile 2007

La Filosofia di questo blog

Un mio conoscente, emiliano, si fa chiamare, nel suo materiale pubblicitario, l'Otello dei Ricambi. E la sua azienda ha, ovviamente, una propria Filosofia (sì, tra le sue attività discutibili, l'Otello dei Ricambi coniuga tradizione e innovazione).

Per cui presumo che anche questo blog debba averne una sua, di Filosofia.

Prima di tutto, ritengo di avere il diritto di censurare qualunque cosa, come e quando mi pare, senza dover rendere conto a nessuno.

Infatti, questo blog non è un servizio pubblico; e tutti coloro che hanno voglia di dire cose che io non ho voglia di ospitare, possono andarle a scrivere altrove, aprendo un blog identico - in termini di impatto sociale - al mio.

Fatto salvo quindi il mio diritto di agire esattamente come mi gira, vi dico come mi gira.

Credo all'assoluta libertà dei contenuti, purché non portino me in galera. Assoluta libertà vuol dire assoluta libertà: se qualcuno vuole argomentare l'inferiorità mentale e morale di noi messicani nei commenti a questo blog, può farlo più o meno tranquillamente. A patto che ragioni bene (a mio insindacabile giudizio) e porti dei dati.

Quello che in genere (sempre a mio insindacabile giudizio) stronco sono gli insulti personali e le provocazioni.

Gli insulti personali sono facilmente identificabili.

Più sottile è la questione delle provocazioni, dove rientra un giudizio anche estetico e di sensibilità.

Le provocazioni possono essere del tipo, "perché parli sempre dell'Iraq e non di quello che succede  in Birmania?"

Parlo dell'Iraq perché ho studiato l'arabo, non ho mai studiato il birmano, e se tu vuoi parlare della Birmania, apri tu un tuo blog sull'argomento. Chiaramente se chi fa un discorso del genere è veramente un esperto della Birmania (ma in genere non lo è), posso anche decidere di assolverlo.

Oppure quelli che tirano in ballo Hitler o i gulag con paralleli arzigogolati, solo per segnare un punto: si possono benissimo fare paralleli ragionati tra alcuni aspetti dei regimi nazista o sovietico e alcune realtà di oggi, ma è facile capire quando è solo un pretesto. Non è una questione di apparenti contenuti, ma del tono con cui si scrive, e qui ovviamente rientra in ballo il mio insindacabile giudizio.

Poi c'è il tale che dice, "ah, avanti, come giustifichi il fatto che hai linkato Tizio che ha linkato Caio che a sua volta ha pubblicato un articolo dove alla riga 320 c'è scritto..."  Bene, (1), linko chi mi pare; (2) su Internet, chiunque può arrivare ovunque; (3) se tu sai tutte queste cose, vuol dire che tu hai letto Tizio, Caio e anche la riga 320 dell'articolo incriminato, e quindi il problema è tuo.

Poi c'è il caso in cui, in una discussione, A pone a B una domanda e C arriva di corsa per rispondere al posto di B, prima che B abbia potuto esprimersi.

Infine c'è l'off topic provocatorio. In realtà, le divagazioni sono molto apprezzate su questo blog. Ma non quando stiamo parlando, ad esempio, dell'industria del calcio e arriva l'arrogante di turno a gridare, "i Comunisti sono Venduti agli Imam Poligami!!!!"

Questo blog viene costruito con molta fatica da parte mia, rubando tempo al sonno e al lavoro. E pagando dei prezzi alti, che non vi racconto semplicemente per non dare soddisfazione ai miei nemici.

Questo è un blog decisamente e apertamente di parte, antimperialista e dalla parte del diritto di resistenza.

Quindi sono molto contento quando qualcuno segnala un articolo proprio, o altrui, che sia in sintonia con questo blog. Non necessariamente in sintonia politica: qui siamo interessati anche a molti altri temi, che vanno dalla religione alla storia.

Sempre a mio insindacabile giudizio, però: ciò che conta è la sintonia.

Per capirci, se qualcuno vuole usare i commenti per avvisare di aver fatto un sito contro Oriana Fallaci, sono contentissimo di ospitare l'annuncio qui.

Se qualcuno vuole avvisare, invece, di aver fatto un sito contro la costruzione della moschea di Colle Val d'Elsa, lo vada a scrivere da un'altra parte.

Ultima cosa. Tutti i commenti vanno firmati in qualche modo, anche con uno pseudonimo qualsiasi.

Ritengo che l'anonimato, o meglio lo pseudonimato, sia una scelta legittima e perfettamente accettabile e non voglio conoscere i nomi veri di chi commenta qui.

Ma a una condizione: chi firma protetto da un nick, non ha il diritto di dire nulla su chi invece si espone in prima persona.

Perché se uno che si firma, poniamo, Superman2007 dice che Ritvan è stato condannato per aver fatto il dentista abusivo (capiamoci, è un esempio mio totalmente inventato), Ritvan - che si è sempre firmato con nome e cognome - non può rispondere alla pari, perché non sa che Superman2007 ha una lunga fedina penale per molestie sessuali.

Chi si permette di fare attacchi personali, protetto dall'anonimato, non subirà solo la censura del messaggio offensivo, ma non potrà più fare commenti su questo blog. Né si accettano commenti su questo blog, da parte di anonimi che dovessi scoprire comportarsi in questo modo su altri blog. Questo è il punto in cui sono più intransigente, quindi regolatevi di conseguenza.

P.S. Mi immagino la domanda: "chi sa cosa avrai censurato, per aver scritto questo post". Riposta: niente. Sono solo riflessioni generali.

 




martedì, 27 marzo 2007

Resistere!

Torno da Chianciano.

Ci porta sulla sua Panda il pittore anarchico Paolino, che sta lanciando una lotteria con un biglietto di tre euro a testa, per pagare l'assicurazione dell'auto, in cui ha dormito la notte; per il pranzo e la cena, eravamo riusciti a infitrarlo nel Grand Hotel di Chianciano senza pagare.

In via eccezionale, Paolino ha messo in palio un suo quadro vero: in genere vende solo le fotocopie, perché non vuole staccarsi dalle sue creazioni.

In macchina, ci sono un giovane genovese che si è da poco convertito all'Islam e una compagna statunitense, che racconta della sua famiglia di ebrei simpatizzanti del partito comunista e del suo liceo a Philadelphia, dove negli anni Sessanta ben 150 studenti su mille erano passati per le carceri per il loro impegno nel movimento per i diritti civili.

Lei stessa, poi, aveva dato una mano per una raccolta di fondi per aiuti non militari al Vietnam del Nord.

Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici e addestratore di bande paramilitari, completa a modo suo il quadro delle risorse umane della Quinta Colonna di al-Qaida in Occidente.

E' quello che abbiamo per combattere i B52 e le Fabbriche di Mastro Geppetto, almeno al di qua della Grande Muraglia che ci divide da coloro che, in mezzo mondo, rischiano la vita sul serio.

Eppure, con tutti i nostri limiti finanziari, umani, organizzativi e caratteriali, ce l'abbiamo fatta.

Scommetto che quelli che ieri deridevano i "quattro gatti di ambigui estremisti", passeranno a dire "chi li paga?"

Chianciano Terme, in questo quasi inverno piovoso, è un ammasso vuoto di cemento, senza nemmeno la vita che portano i pensionati e i curandi termali. E quindi puoi avere sale convegni e alberghi a prezzi bassissimi.

Così la banda dei traduttori arabi, con passeggino e la bimba dal nome poco semitico di Ines di tre mesi, entra, tra gli untuosi sorrisi degli uscieri, nell'immensità ottocentesca del Grand Hotel, incedendo esistante sui tappeti e sotto i lampadari.

Olga, una settantina d'anni, fuggita giovanissima da un piccolo paese vicino a Catania, vestita come sempre in maniera impeccabile, entra in una boutique e chiacchiera con la proprietaria. La quale a un certo punto le chiede quanto tempo intende restare. "No, sono qui solo per un convegno". La proprietaria la guarda spaventata e chiede, "ma non quello dei terroristi?" "Certo", risponde Olga.

Il miracolo, grazie agli immani sforzi degli organizzatori: relatori rappresentativi con visti veri, dopo due anni di tentativi falliti; una grande sala convegni; e, per noi, comode cabine per la traduzione simultanea.

Saidatun, che la mattina si veste da sposa marocchina e il pomeriggio da imprenditrice lombarda, dirige le non facili combinazioni tra inglese, arabo e italiano.

Visto che ha allevato capre tra le montagne del Marocco e polli a Lima, ha fatto l'ambulante a Firenze e la biologa in Sudafrica e ha gestito un negozio a Bangkok, ci riesce, anche se deve scontrarsi con la scarsità di traduttori.

Non me ne intendo molto di traduzione simultanea, comunque qualcuno mi aveva detto che dopo quindici minuti ci si deve dare il cambio; per scarsità di traduttori, mi tocca fare anche un'ora di seguito. Ma nella cabina accanto alla mia, vedo un amico palestinese che traduce verso l'arabo e verso l'inglese, senza pausa, per ore e ore.

Quando sei in cabina, non capisci molto bene ciò che stai traducendo, e quindi ho qualche difficoltà a rispondere alla banale domanda, come è andata la conferenza?

Nei termini della "visibilità mediatica", tanto ambita ai nostri tempi, è andata decisamente male.

Nel dicembre del 2003, avevamo organizzato una manifestazione a sostegno della resistenza irachena, suscitando tanto di quel putiferio da meritare il titolo di "psicodramma nazionale", con centinaia di articoli sui giornali e diversi drammatici racconti in televisione; ne è nata una sorta di fronte rosso-azzurro, che metteva insieme i commissari telematici dell'estrema sinistra, i sionisti e i giornalisti di Libero: in quei giorni, Il Manifesto e Il Giornale pubblicavano articoli che sembravano l'uno la fotocopia dell'altro.

Quando abbiamo provato a organizzare questo stesso convegno nel 2005, sono intervenuti 44 deputati americani per fermarlo e ci sono state innumerevoli interpellanze e articoli che denunciavano il pericolo che dei "terroristi" potessero mettere piede sul suolo italiano.

Questa volta, il governo di centrosinistra ha scelto la vecchia politica giolittiana: per evitare problemi (e chi sa, anche per tenersi buoni possibili futuri vincitori nel conflitto in Medio Oriente), ha concesso i visti, ma ha anche fatto sì che non se ne parlasse. Così, silenzio assoluto nei media di "sinistra", da Repubblica al Manifesto.

Strano, ma interessante, il silenzio o quasi della destra: una solitaria interpellanza di Mantovano, qualche articolo del Massimo Esperto, due o tre grugniti del pittoresco Dimitri Buffa ("Chianciano, le terme... si colorano di rosso") e poco altro.

Eppure l'occasione era ghiotta. Nel 2003, si poteva al massimo accusare qualche questore di aver concesso il permesso di manifestare, eppure la destra ha urlato e pestato i piedi furiosamente.

Nel 2007, si sarebbe potuto scrivere che Prodi aveva concesso l'ingresso in Italia a una banda di pericolosi terroristi, provenienti dal Libano, dalla Palestina, dall'Afghanistan e dall'Iraq: Libero, in passato, ha riempito pagine intere per molto di meno.

Difficile dire, ma si ha il sospetto che l'ordine di tacere si sia imposto trasversalmente e che la destra l'abbia accettato, al costo di rinunciare a una ghiotta denuncia contro il Regime Comunista Amico degli Islamici.

Se si è sentito parlare della conferenza di Chianciano, è soprattutto grazie al giro dei blog. I tempi sono quelli che sono, e sarebbe sciocco sperare di poter fare molto di più in questo momento che restare in piedi, senza vendersi l'anima per avere un effimero successo politico.

Proprio questo salva la nostra area dal dogmatismo, dalle follie di chi crede di avere in tasca la Soluzione ai Problemi del Mondo o dalla tendenza a crearci un piccolo ghetto autoreferenziale dove riconosci i "nostri" da come si vestono o dal fatto che usano le parole d'ordine giuste.

Mi sembra che la conferenza sia andata bene, invece, su un altro piano.

Abbiamo messo insieme esponenti delle resistenze, persone (in massima parte) attente e capaci di capire il cosiddetto "Occidente".

Questo avviene proprio mentre le resistenze rischiano di cadere nella trappola della guerra intestina.

La guerra intestina è a volte fomentata direttamente dal nemico, nel caso della Palestina - dove Israele concede denaro e armi a una fazione, mentre il mondo nega tutto all'altra - e del Libano - dove gli Stati Uniti e la Francia hanno addestrato le squadre armate della coalizione tra le élite sunnite, druse e cristiane, contro sciiti e cristiani poveri.

In altri casi, come in Iraq, la guerra intestina è legata sì alle scelte statunitensi, ma anche alle interferenze iraniane e saudite e alla catastrofe economica e sociale indotta dall'occupazione, che obbliga a raggrupparsi per bande per sopravvivere.

Chiaramente, se la guerra contro l'invasore si trasforma in un massacro interno insensato, è la fine di ogni prospettiva di resistenza: se tu sei uno e loro sono dieci, li puoi dominare però tutti se i dieci si combattono tra di loro.

Il primo pericolo per le resistenze, quindi, come ha sottolineato durante la conferenza lo studioso laico libanese Samah Idris, è il confessionalismo in tutte le sue forme e questo è stato anche compreso benissimo dalla parte più lucida delle resistenze islamiche:

si pensi alla cura che Hamas dedica alla minoranza cristiana, o alla campagna contro il confessionalismo condotta da Hezbollah. Due scelte politiche quanto si vuole, ma estremamente sagge; ma anche l'ayatollah sciita al-Baghdadi, agli arresti domiciliari a Najaf, che è intervenuto telefonicamente alla conferenza, ha sottolineato come l'Iraq deve essere di tutte le sue componenti religiose ed etniche.

A ribadire un altro punto fondamentale, con tutta la foga del predicatore battista nero, è stato Larry Holmes, veterano del Vietnam, che ha ricordato che se oggi l'Impero è in difficoltà, il merito non è delle nostre rumorose ma vane manifestazioni, ma di chi combatte.

Senza le resistenze, la guerra infinita sarebbe arrivata ovunque e i suoi fautori godrebbero del consenso di cui godono sempre i vincitori.

As-salamu 'aleykum, come ha detto Hamza Piccardo, salutando i convenuti con il pugno chiuso.




martedì, 20 marzo 2007

L'abolizione dello stato di diritto

In questi giorni, migliaia di pakistani sono scesi in piazza per protestare perché il dittatore pakistano, il generale golpista Pervez Musharraf, si è permesso di licenziare il giudice supremo (Chief Justice) Iftikhar Mohammad Chaudhry, che aveva osato indagare sulle sparizioni di oppositori politici, a opera dei servizi segreti.

Non sapevo invece che negli stessi giorni fosse successo una cosa molto simile anche da noi, con Romano Prodi nel ruolo del dittatore. Che, in questo caso, cerca ufficialmente di bloccare un processo perché i magistrati "non collaborano" con il governo.

Ora, di pressioni politiche sulla magistratura ce ne saranno sempre state. Solo che dovevano restare nascoste, perché erano considerate riprovevoli e contrarie ai principi stessi su cui si fonda la società.

Quando, però, la pressione diventa ufficiale - in questo caso, un'azione dell'Avvocatura dello Stato - vuol dire che chi detiene il potere politico stabilisce pubblicamente un nuovo principio: rivendica la supremazia del governo, cioè dei partiti politici, sulla magistratura.

Cioè dice, l'arbitrio politico deve prevalere sulla certezza del diritto. Questo non vuol dire che il "regime Prodi sia una dittatura", perché quel potere che Prodi non vuole riconoscere alla magistratura, sono sicuro che lo cederebbe senza fiatare a Berlusconi, se quest'ultimo dovesse vincere le elezioni.  Il vero dittatore, poi, cerca di essere lui il Capo, mentre questi obbediscono supinamente ad altri.

Però queste sono le premesse su cui si fonda ogni dittatura. In questo caso, non una dittatura "di Prodi" (anche se si tratta del primo ministro con più potere della storia repubblicana), ma una dittatura "del governo".

Per un curioso abuso terminologico, chi in Italia si dichiara "liberale" è in genere un forcaiolo, sostenitore del diritto del capitale sul potere politico, e del potere politico - militare e poliziesco - su tutto il resto.

So che tutti questi liberali, diranno, "e Prodi fa bene, questo è un caso eccezionale, e nei casi eccezionali il diritto deve saltare".

Io ne so molto poco di diritto, ma mi sembra, a naso, che il diritto si occupi proprio dei casi eccezionali. I furti con destrezza, ad esempio, sono eccezionali: non li fanno tutti gli italiani, né tutti li subiscono tutti i giorni.

Ma nel caso eccezionale che vi sia un furto con destrezza, la legge prevede una serie di passi precisi. Non è che un passante qualunque possa dire,

"al ladruncolo gli ho prima cavato gli occhi, poi ho dato la sua lingua da mangiare al mio pitbull. Lo so che non è quello che la legge prevede, ma qui c'era un caso eccezionale: un furto con destrezza".

Ma torniamo a ciò che ha fatto il governo, cercando di bloccare un processo.

Se Berlusconi si fosse mai sognato di fare una cosa del genere, l'avremmo saputo (per fortuna) subito. Perché allora c'era un'opposizione.

Ora, invece, non esiste un'opposizione.

Certo, qualcosa di rumoroso che batte i piedi per motivi surreali - contro i musulmani o cercando ad esempio di sapere se qualche collaboratore di qualche ministro trent'anni fa faceva l'estremista - o che dice cose sconce contro i gay per pentirsene dieci minuti dopo, c'è.

Ma contro un provvedimento del tipo preso dal governo Prodi, non diranno nulla.

E per questo mi tocca scoprire questa sconcertante notizia girando per blog.

La trovo, infatti, su Camminare domandando, un blog che ho scoperto solo ieri sera su Kilombo.

Ecco il post  per intero, tratto appunto da Camminare domandando.

 

********

 

Anche se non se ne è parlato molto, perché la notizia non era molto edificante, lo scorso 15 marzo il governo italiano attraverso l’Avvocatura dello Stato ha chiesto ufficialmente la cancellazione del rinvio a giudizio per i 33 inquisiti del caso Abu Omar, tra cui 26 agenti Cia ed un po’ di spioni nostrani assortiti, tra cui Pollari e Mancini. Tra le motivazioni la violazione del segreto di Stato (peraltro mai avvenuta come spiega Travaglio in un articolo a questo link) e l’inficiamento del principio di collaborazione tra magistratura e governo.
Questa della collaborazione è una trovata interessante. Da quando magistratura e governo dovrebbero, in uno stato moderno collaborare ce lo dovrebbero proprio spiegare. O forse farebbero meglio a rileggersi lo Spirito delle Leggi di Montesquieu, per ricordarsi che in un qualunque paese moderno il potere giudiziario e quello esecutivo devono sempre essere rigorosamente separati ed indipendenti. Ma questo è secondario rispetto al tentacolare impegno a tenersi buoni i rapporti con gli Stati Uniti e con gli spioni nostrani.E quindi che i diritti umani s’inchinino alla ragion di stato, e l’Italia torni a essere il paese delle banane e il regno dell’impunità. E’ triste dirlo, ma le banane crescono benissimo anche all’ombra dell’Ulivo.

P.s. Voglio spendre una parola d’elogio per il ministro Di Pietro, persona dalla cui posizioni spesso dissento, ma che su questo argomento ha dimostrato una fermezza etica che molti suoi colleghi, collocati più a sinistra, si sognano.
Per chi volesse approfondire il caso Abu Omar rimando a questo post di un po’ di giorni fa.

 




sabato, 03 marzo 2007

Tutti a Chianciano

Forse vi avranno incuriosito, nella colonna a destra, un tag intitolato "Chianciano", che raccoglie un gran numero di post, nonché un banner, dell'ottimo Mauro Biani, che è stato esposto da diversi blog  e che riporta sempre a quel tag.


Il riferimento è a un convegno che gli amici del Comitato Iraq Libero stanno cercando di organizzare dall'estate del 2005, nella cittadina di Chianciano.

L'idea iniziale era di far parlare, per la prima volta in Europa, alcuni esponenti della Resistenza irachena.

La cosa è importante, perché, come sa anche la casalinga di Voghera, laggiù c'è un conflitto.

E la casalinga di Voghera, o il traduttore di Firenze, sa anche che la democrazia si basa sull'idea che in un conflitto si ascoltano tutte e due le parti, per decidere poi chi ha ragione e chi ha torto.

Per dire, non sarebbe democratico se i giornali riportassero solo i pareri di Berlusconi, di Fini e di Casini, mentre venisse vietato a Prodi, Diliberto o Rutelli di aprire bocca.

Noi siamo talmente coinvolti nei conflitti in Medio Oriente, che stiamo per regalare agli Stati Uniti la base, a Vicenza, da cui tutti quei conflitti saranno coordinati.

Quindi, l'idea era di sentire anche l'altra campana.

Il termine "Resistenza" va precisato: per forza di cose, gli invitati sono persone che vivono legalmente o in Iraq, o nei paesi vicini; che possono uscire legalmente da quei paesi; e che possono poi entrare legalmente in Italia.

Nemmeno volendo, si potrebbero quindi invitare dei combattenti in Italia. Al massimo, esponenti rappresentativi di quel 61% di iracheni che approva la resistenza armata.

In più, la faccenda è interessante, perché le guerre statunitensi sono al centro della storia mondiale da almeno cinque anni. Anzi, a essere precisi, da 200 e passa anni, gli Stati Uniti hanno condotto in media quasi una guerra all'anno fuori dai propri confini, ma quello è un altro discorso.

Di tutte le manifestazioni con bandiere arcobalene, il complesso militare industriale (questo termine sovversivo è stato coniato dal presidente repubblicano Eisenhower) si è fatto un baffo.

Invece, di fronte alle bombe improvvisate dei partigiani iracheni, si è fermata l'intera macchina imperiale. E solo allora i media e i politici hanno cominciato a mettere in dubbio l'opportunità di tante altre guerre. Quindi la resistenza irachena, pur nella sua inestricabile complessità, ha segnato anche la nostra storia.

Nell'estate del 2005, ben quarantaquattro membri della Camera dei Deputati degli Stati Uniti, con in testa Sue Kelly, presidente della commissione parlamentare su "esercito, terrorismo, minacce e capacità non convenzionali", avevano mandato una specie di ultimatum all'ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento, ordinandogli di vietare il convegno di Chianciano.

In aperta contraddizione con il nome del loro partito, i politici di Forza Italia si sono mossi in blocco a sostegno di questa violazione della sovranità nazionale; il ministro degli esteri, Gianfranco Fini ha posto il suo veto sui visti ai partecipanti, e il convegno è saltato.

Adesso, sembra che il convegno si possa fare: come a Vicenza, il centrosinistra preferisce sfuggire allo scontro frontale, tanto, cosa volete che sia un convegno?

La situazione in Iraq si è però molto complicata dal 2005, con la guerra civile tra sciiti e sunniti; e dopo la guerra simultanea che Israele ha condotto la scorsa estate contro i palestinesi e contro i libanesi, e l'intervento italiano in Libano, si è deciso di estendere il convegno in modo da dare voce anche alle resistenze in Palestina e in Libano.

La conferenza, quindi, oggi si intitola

 Conferenza Internazionale

CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE

e si svolgerà a Chianciano Terme (SI) nel Salone delle Terme di Sant'Elena, sabato 24 e domenica 25 marzo 2007.

Nel prossimo post, il programma e le modalità per iscriversi.




lunedì, 26 febbraio 2007

Compagno Guido Cappelloni, menopeggista

Il "socialismo reale" è stato un fenomeno di immensa importanza.

Al di là della fuffa retorica e teologica che il socialismo reale stesso produceva, al di là delle sciocchezze paranoiche scritte nel mondo non comunista, credo di averne capito qualcosa soprattutto grazie al libro La caduta dell'impero del male, del geniale, acido, ironico matematico sovietico, Aleksandr Zinov'ev.

Un libro che da una parte demolisce le giustificazioni teoriche che il socialismo reale dava di se stesso, i suoi fantasmi di legittimazione, dall'altro ne descrive i lati positivi - ed erano molti - sotto un punto di vista completamente inatteso.

Ma tra le mille cose che conteneva il socialismo reale - una categoria in cui possiamo comprendere anche il PCI italiano - c'era anche un efficace meccanismo per liquidare il dissenso, basato sull'autoesaltazione paranoica. Siamo in guerra  e quindi dobbiamo essere molto disciplinati. Chi esce dalle righe è un traditore.

Va bene, queste cose le conoscete, o per esperienza personale, o perché la propaganda di destra non esita a tirarle fuori ogni volta che può. Ma quello che la propaganda di destra non dice, è che questo meccanismo per schiacciare il dissenso è sempre servito, nel PCI italiano, per coprire qualunque compromesso.

L'altro giorno, sul treno, il segretario regionale toscano del PdCI, tale Nino Frosini, ha dato un pugno in faccia al senatore Fernando Rossi. Non perché Rossi avesse fatto qualcosa di destra: che so, non ha votato per il taglio delle pensioni, o per costruire una base militare americana nel Colosseo. No.

Il senatore Rossi è colpevole di non aver voluto buttare bombe in testa agli afghani. E per questo, è diventato un traditore della sinistra.

Frosini è entrato per caso nello scompartimento di Rossi:

"I due, ex compagni di partito, si riconoscono. Pochi secondi di silenzio. Poi Frosini rimette il biglietto in tasca e dice ai suoi:

«Andiamo via, che io con questo qui non ci voglio stare». Rossi risponde: «Ma dai, vieni qui non fare il coglione. Che ti sei bevuto il cervello anche tu?».

I due si avvicinano, a portata di sberla. «Non mi rivolgere la parola pezzo di merda, ti dovresti vergognare, vuoi rimandare su Berlusconi?» "

Questo meccanismo viene spiegato molto bene da Michele Corsi (ma leggetevi tutto il suo articolo, è importante ):

"Uno degli elementi tipici che caratterizzano noi "base" della sinistra è la cultura del "meno peggio".

Questa cultura non riguarda affatto una supposta differenza tra "sinistra radicale" e "sinistra riformista", una divisione ormai piuttosto giornalistica: tutti ci siamo dentro. Non si tratta di un difetto genetico, ma di un residuato bellico dell'ideologia Pci precadutamuro. Era l'epoca in cui burocrati un po' tromboni soffocavano i borbottii delle sezioni con un tono di voce impostato, il petto in fuori come quello d'un tacchino, il tono condiscendente di chi si rivolge a una platea che non ha capito "il nodo" del problema, ed esclamava "ma compagni!!!", ma compagni: c'è il golpe che incombe, c'è il fascismo che rialza la testa, c'è la Cia che ci spia...

E ciò serviva in maniera sistematica a giustificare qualsiasi compromesso, storico e non.

Roba vecchia come il cucco, ma i dirigenti Ds, che del Pci han buttato via tutto, si sono ben guardati dal privarsi di questa preziosissima arma di controllo della base. Parte del giochetto è l'invenzione di una cultura avversaria, "da battere", ma inesistente, contro cui dirigere ogni strale: quelli che dicono "tanto peggio tanto meglio".

In realtà non esiste in tutta la storia della sinistra italiana, nemmeno quella estrema, nemmeno quella estremissima, questa concezione, ma viene agitata come spauracchio, e, di solito, con grande successo.

"Noi NON siamo QUELLI del tanto peggio tanto meglio".... e con questa frase magica, che allude a fantasmi tanto più temibili quanto meno identificabili, si giustifica ogni cedimento, mentre l'obnubilato uditorio è preda del terrore di essere accomunato a "quelli"."

Ecco che avviene un fenomeno che non possiamo assolutamente capire, se continuiamo a ragionare nei termini calcistici di destra e di sinistra: l'incorporazione dello stalinismo nel capitalismo totalitario.

Paradossalmente, si potrebbe quasi dire che il neostalinismo assuma, nei confronti dei movimenti sociali, un ruolo analogo a quello attribuito alle squadre fasciste degli anni Venti. Una sorta di "braccio armato della borghesia", come si diceva all'epoca.

So da me che questa è un'esagerazione, per mille motivi; ma a volte prospettive provocatorie come questa ci aiutano a mettere a fuoco le cose da un punto di vista a cui non avevamo pensato prima.

Mi vengono in mente, assieme a vari satrapi dell'Asia Centrale, Ferenc Gyurcsány, il primo ministro ungherese, ex-dirigente dell'Organizzazione dei giovani comunisti ungheresi, diventato imprenditore ricchissimo con il soprannome "il socialista in limousine", tornato in politica con la sinistra liberista e filoimperiale, mentre le piazze contestavano la sua guerra contro le pensioni e i diritti sociali.

O Bertinotti, mentre caccia dal suo partito uno dei capi dell'opposizione interna, Marco Ferrando, in base a un articolo uscito su Libero (sì, è andata proprio così).

O il compagno Guido Cappelloni. Questo signore è stato coinvolto in quella strana storia dei finanziamenti sovietici all'ex-PCI. Così, in un sito evidentemente anticomunista, leggiamo:

"Nel '76 il Kgb, in un incontro con Guido Cappelloni, si decidono altri sistemi pergarantire la sicurezza e la riservatezza del trasbordo [di soldi]. Il luogo convenuto non è più l'ambasciata, ma zone presumibilmente esterne alla residenza diplomatica. L'area viene bonificata congiuntamente da sovietici e italiani: due auto, una del Kgb e l'altra di Botteghe oscure fanno opera di "controsorveglianza". "

Ma oltre a questi presunti incontri con i sovietici, c'è dell'altro. Sentite questa.
 

IL COMPAGNO GUIDO CAPPELLONI

            "il Manifesto" 24.2.2007            Loris Campetti

"Vieni avanti", mi aveva detto in tono freddo ma rispettoso. E non aveva aggiunto "cretino", quel compagno grigiamente elegante. Erano tempi in cui il dissenso non era consentito, ma i modi restavano cortesi. Andai avanti, era una stanza molto grande in non ricordo quale piano del mitico palazzo del Pci, alle Botteghe oscure. Quel compagno mi spiego in tono severo che mi ero "posto oggettivamente fuori dal partito". Io non ero d'accordo.

In quella grigia giornata di fine inverno del 1970 ero ancora convinto che "quelli del Manifesto" avessero ragione su tutto tranne su una cosa: non dovevano farsi radiare, dovevano restare dentro a far battaglia politica. Io ci provai, per un anno ancora, finché la verità (che come e noto era depositata alle Botteghe oscure) non mi venne sbattuta in faccia: "Forse sei un compagno in buona fede - mi disse paternamente quel compagno - ma devi prendere atto che non sei uno del Pci, sei uno del Manifesto". E aggiunse:

"Tanti auguri".

Avevano ragione i compagni che erano stati espulsi un anno prima.

E aveva ragione quel dirigente delle Botteghe Oscure, che peraltro non parlava a titolo personale ma addirittura su mandato della CCC (il CC era il Comitato centrale, la CCC invece, la Commissione centrale di controllo). Erano i tempi del "centralismo democratico".

Ieri, parlando al telefono con quel reprobo di Franco Turigliatto, che ammetto di conoscere da tempo, ho scoperto che anche lui e stato convocato da un compagno che presiede il Collegio di garanzia (mutatis mutandis) del Partito della Rifondazione comunista, incaricato di spiegare all'affossatore delle speranze democratiche del popolo di sinistra che il suo operato l'ha reso "incompatibile con il Partito". In poche parole, Turigliatto "si e messo oggettivamente fuori dal Partito".

Il racconto potrebbe finire qui - una semplice analogia. Senonché, capita che il compagno che fece chiarezza nella mia mente (e pulizia nel Partito) 37 anni fa si chiamasse Guido Cappelloni. E capita che il compagno che ha convocato Franco Turigliatto si chiami, anch'egli, Guido Cappelloni. E' ovvio, non puo che essere un curioso caso di omonimia. Quel Cappelloni con cui ebbi a che fare io era nato a Macerata, come me ma molto prima, nel '25 e dunque poteva essermi padre.

Si era iscritto al Pci nel '44 e aveva gia alle spalle una gloriosa storia di guida delle proteste popolari, da quelle contro l'attentato a Togliatti alle lotte mezzadrili nelle Marche, al biennio rosso '68-'69. Quindi la carriera nel Partito, in quella componente del Partito che aveva come fari i compagni Pietro Secchia e Armando Cossutta. Quel Guido Cappelloni che ha convocato - non a Botteghe oscure, a via del Polichinico - Franco Turigliatto, invece, e nato a Macerata nel '25, nel '44 si iscrisse al Pci e "nel periodo che va dal '48 al '69 sostenne numerose proteste popolari...".

Si, è proprio lui. E' sempre lui. Una vita da custode dell'ortodossia, in nome del "centralismo democratico". Sono passati 37 anni, forse sono passati invano. Credo che sia un'ottima persona, il compagno Cappelloni, il problema non e lui.

Non so perché, improvvisamente mi viene in mente un vecchio libro di Arthur Koestler: "Buio a mezzogiorno", scritto a ridosso delle purghe staliniane." 







Just Foreign Policy Iraqi Death Estimator


powered by FreeFind