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venerdì, 13 gennaio 2006 E così, Sinistra per Israele ha chiesto pubblicamente scusa a Lia di Haramlik: il giorno prima avevano emesso un comunicato in cui l'accusavano di insultare "l'intero popolo israeliano" e di lanciare inviti "contro gli ebrei in generale" e tiravano in ballo, addirittura, i Protocolli dei Savi di Sion.
Mi sembra un'occasione da festeggiare, per due motivi. Innanzitutto, perché dimostra che anche lì ci sono persone per bene, che sanno riconoscere i propri errori. In realtà io non ne avevo mai dubitato. Un movimento che è a favore dell'esproprio di un popolo e della sua chiusura in un gruppo di micro-bantustan denominati umoristicamente "stato palestinese" è un movimento con scopi palesemente immorali. Ma noi sappiamo che ognuno ha la propria storia. Ci sono ottime persone che sostengono cause pessime, e ci sono pessime persone che sostengono cause ottime. Proprio come va condannato il modo néoconnard di considerare "schifosa" ogni persona che non condivide le loro viscerali emozioni, anche noi dobbiamo evitare come la peste l'atteggiamento stalinista che considera un verme chi non è d'accordo con noi. Il secondo motivo per festeggiare è che si tratta di una delle prime volte che un'organizzazione sionista chiede scusa dopo aver dato dell'antisemita a qualcuno. E' importante perché questa parola è diversa, che so, da "antiamericano" o da "antilombardo". E' diversa, perché "antisemita" è la stessa identica parola che si usa per indicare ciò che ha portato ad Auschwitz. Ma se lo stesso termine viene usato per indicare il comandante della guardia ad Auschwitz e chi oggi sostiene che è fortunatamente tramontata l'era degli stati etnici, non vuol dire solo che il critico del sionismo è cattivo quanto il comandante di Auschwitz. A lungo andare, vuol dire che fare il comandante ad Auschwitz non è più immorale che scrivere un articolo contro Sharon su un blog. E a lunghissimo andare, fa sorgere il sospetto che di Auschwitz si parli oggi soprattutto per regolare i conti politici dello stato d'Israele, o gli interesi dell'impero statunitense. E sorge quindi anche il sospetto che i "custodi della memoria", come tutti i custodi dei santuari, cerchino solo di fare i propri interessi con le reliquie dei martiri. Ovviamente è proprio così. Comunque le persone intelligenti sanno distinguere tra le organizzazioni sioniste di New York e le vittime di Auschwitz, come sanno distinguere tra Giuseppe Garibaldi che ha rischiato la propria vita per un ideale e Bettino Craxi che assieme alle tangenti, collezionava i cimeli dell'eroe dei due mondi. Sinistra per Israele ha chiesto scusa perché i suoi dirigenti sono evidentemente persone responsabili e dopo un primo momento di sbandamento, si sono informate meglio. Ma non si sarebbero informate meglio, se non ci fosse stata una mobilitazione molto grintosa. Poniamo che un giorno ti accusino di essere "antisemita". Basta fare un po' di chiarezza interiore: hai qualcosa di collettivo, al di là degli individui, contro chiunque discenda dagli antichi abitanti della Palestina? Pensi che siano intrinsecamente perversi o qualcosa del genere? Bene, allora tienti la definizione di "antisemita", ben ti sta. Se ritieni che gli ebrei abbiano strani poteri paranormali per cui hanno il controllo totale su un pianeta dove gli altri abitanti non possono nulla, allora corri a chiedere scusa, prima che ti fulminino. Altrimenti, se - come me - non credi all'esistenza di enti collettivi o di poteri paranormali, ma solo di individui umani con tutti i loro pregi e difetti, sono quelli che ti hanno dato dell'antisemita che devono chiedere scusa a te. Solo che le persone sono tignose, e non amano (in genere) chiedere scusa, soprattutto quando ricoprono incarichi di qualche tipo. Bisogna negoziare le loro scuse, come si è fatto in questo caso. Facendo chiaramente capire che se non chiedono scusa, rischiano che tutto il mondo venga a sapere una cosa palese: che loro hanno torto marcio. Quando ci si mobilita con decisione, si ottiene anche un risultato che arricchisce tutti. Quelli che hanno lanciato accuse con la stessa indifferenza con cui una persona poco civile butta una cartaccia per terra, si accorgono della nostra esistenza, e chiedendoci scusa, riconoscono la nostra umanità e la nostra dignità. E loro, nel chiedere scusa, dimostrano la loro umanità e dignità. Ecco perché non bisogna subire in silenzio. |
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