martedì, 18 novembre 2008

Fascismo, antifascismo, neofascismo e altri miti (2)


Intanto, una nota molto personale.

A volte mi capita (non lo faccio di solito apposta) di ascoltare canzoni, leggere libri o testi poetici, oppure guardare monumenti prodotti in Italia tra il 1910 e il 1960. Cioè nel periodo in cui il fascismo era al governo, ma non solo.

Tre volte su quattro, questo materiale mi suscita istintivamente gli stessi sentimenti che provo quando:

- vedo qualcuno che istiga un bambino a scrivere una lettera (anzi, una letterina) a Babbo Natale

- sento dire, sempre a un bambino, "mangia la carnina!"

- sono invitato a casa di qualcuno che trova normale camminare con le scarpe sui tappeti, ma inimmaginabile mangiare seduti per terra

- vedo la bandiera tricolore

- vengo trascinato a un matrimonio dove due persone che forse credono all'omeopatia, ma certamente non alla Trinità, giurano di fronte a una schiera di zie di allevare la futura prole nella fede cattolica romana

- sento il grande urlo collettivo, che nasce davanti a migliaia di televisori, quando segna l'Italia

- osservo un gruppo di Informatori Scientifici che ballano il Tuca tuca

Prendiamo qualche verso della canzone, "Ti saluto vado in Abissinia":
Si formano le schiere e i battaglion
che van marciando verso la stazion.
Hanno lasciato il loro paesello
cantando al vento un gaio ritornello.
 
Il treno parte e ad ogni finestrin
ripete allegramente il soldatin:
Io ti saluto vado in Abissinia
cara Virginia, ma tornerò.

Appena giunto all'accampamento dal reggimento ti scriverò.
Ti manderò dall'Affrica un bel fior
che nasce sotto il cel dell'equator.

Dall'alpi al mare sino all'equator
innalzeremo ovunque il tricolor.

Il testo fu scritto da Pinchi e cantato da Crivel. Proprio così, due vezzeggiativi, più che nomi. Nel dopoguerra, Pinchi avrebbe partecipato molte volte al festival di Sanremo, con roba come La notte del mio amor e Peppermint Twist per Adriano Celentano (così arriviamo dritti dritti da Mussolini a Veltroni, o se preferite, da Addis Abeba a Kabul), mentre Crivel era già famoso per aver cantato la pubblicità della Campari:
"Questa è ora senza pari, questa è l'ora del Campari
Quando gli stranieri in carovana
Dalle brume di nordico suol ripercorron la terra italiana
Nel tepore dell'italo sol
Ammiran sui colli di Roma nuove glorie ed eterno splendor
Ma lasciando bei fiori la Roma con rimpianto ripeton tra lor
Se d'affanni, vecchi malanni, non si sente più novella
Se ciascun sorride lieto e la vita trova bella
Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella
Questa è ora senza pari, questa è l'ora del Campari"

Di fronte a fenomeni del genere (dalla carnina al tepore dell'italo sol), provo un senso di totale, radicale, extraterrestricità, con piccole sfumature omicide prontamente represse per mancanza di mezzi adeguati.

Però, proprio perché il senso di nausea è forte, so che si tratta di una mia reazione emotiva. E una mia reazione emotiva è cosa ben diversa da una comprensione razionale. Per questo, sarebbe bene riflettere un momento sul rapporto tra tutto ciò e il fascismo.

Primo, ho detto che provo simili sensazioni tre volte su quattro. Non tutto ciò che è stato scritto o costruito in quegli anni puzza del fior dell'equator di Pinchi. Occupandomi di studi orientali, risalgono a quegli anni veri capolavori di rigore e di ricerca; non è poi il campo mio, ma ho l'impressione che ci siano anche delle buone cose in letteratura.

Alcune delle cose serie erano anche in relazione diretta con il regime: basta leggere gli articoli di Antonio Pennacchi sulle città fasciste, pubblicati su Limes, per capirlo. Non c'erano solo gli orridi blocchi di grigio tombale, c'erano anche opere sensate e fatte bene.

Secondo, ho scelto uno spettro abbastanza ampio di anni: 1910-1960. Nella prima parte, Mussolini - che era il fascismo - non contava nulla, nella seconda parte era morto. E a essere onesti, quindi, i Pinchi non si dovrebbero esattamente definire "fascisti", ma piuttosto emanazioni e specchi del Ceto Medio Italico, maschiamente molleggiati su mari di Campari.

Terzo, se il pinchismo guerraiuolo era in qualche modo il fascismo vero, come la mettiamo con chi oggi si dichiara fascista, quel fenomeno tutto italiano cui si è già accennato?

Una parte di costoro sono certamente dei pinchisti, ovviamente di un pinchismo da anno 2000, con la Ferrari  immaginaria. Ma una buona parte no; anzi, tra di loro c'è anche una discreta percentuale che trova ributtanti anche le altre cose di cui ho parlato, dal tuca tuca alla letterina a Babbo Natale. Anzi, è probabile che troverei più antipinchisti istintivi in un campione a caso di neofascisti che in un gruppo di persone, come dire, normali. Insomma, se il pinchismo è il vero fascismo, i sedicenti fascisti di oggi sono in gran parte millantatori (un'ipotesi che non sfiora l'antifascista medio).

Il genio italico - quello di Pinchi e di Crivel per intenderci - ha convissuto certamente molto bene con il fascismo; ma evidentemente non è di per sé né il fascismo né il neofascismo. Altrimenti avremmo il curioso paradosso di vivere in una repubblica fondata sull'antitalianismo. Inoltre, la confusione tra italianità e fascismo non permette di trovare una risposta alla domanda molto concreta che si pone ogni giorno l'antifascista militante medio: "questo tizio qui, lo faccio passare o lo butto fuori? Mi deve fare schifo, o è un tipo apposto?"

Una domanda concreta - perché riguarda una specifica persona, gruppo, o libro - richiede criteri concreti per trovare una risposta.

(Continua...)






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