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sabato, 01 novembre 2008 L'11 settembre di Beppe Grillo (2) Beppe Grillo è un signore che dice che il re è nudo, e ha fatto capire che in Italia, fuori dai seggi elettorali, non esistono solo Berlusconi e Veltroni. Tutto questo è un bene e non un male. Solo che Beppe Grillo tutto questo lo fa ululando qualunque cosa, accogliendo confusamente qualunque complotto e amplificando qualunque menzogna. E questo è un male e non un bene. E il suo modo di agire funziona talmente in sintonia con i tempi dello tsunami mediatico, che riesce a eccitare gli animi senza nemmeno avere accesso ai media tradizionali. Lo tsunami mediatico, ricordiamo, è quella cosa che in poche ore sorge dal gran mare confuso delle notizie, travolge ogni forma di vita lasciandosi dietro tonnellate di fango; e poi - a differenza dello tsunami reale - riparte il giorno dopo per colpire qualche altra costa. Ovunque ci siano persone arrabbiate e paranoiche, non importa di che tendenza, ecco arrivare Beppe Grillo, per dire che il tuo problema è colpa di qualche ministro che si dovrebbe dimettere: forse ricorderete le sparate di Beppe Grillo sui Rom e i "confini sconsacrati". L'ultima trovata di Beppe Grillo consiste nel lanciare un piccolo 11 settembre italiano attorno agli scontri avvenuti l'altro giorno a Piazza Navona a Roma: stamattina, il suo post sul tema aveva accumulato 2231 commenti. Per farlo, Beppe Grillo mette in rete un video girato durante gli scontri a Piazza Navona, in cui si vede un ragazzo che resta in piedi mentre la polizia fa stendere a terra tutti i militanti del gruppo di destra, Blocco Studentesco; un poliziotto gli rivolge la parola; infine, questo ragazzo è l'ultimo a salire sul furgone della polizia che porta via il gruppo. Beppe Grillo, o chi per lui, fa accompagnare ogni scena con una didascalia educativa, sul tipo "Il tizio chiacchiera con uno sbirro ed ha la padronanza della situazione di un vero sbirro". Attorno a questo gioco efficace di immagini, Beppe Grillo, modulando in modo brillante l'urlo con l'ammiccamento, costruisce nello spettatore l'idea che quel ragazzo sarebbe un amico della polizia; che quindi la polizia avesse voluto gli scontri a Piazza Navona; e che quindi il governo italiano li avrebbe commissionati; e che quindi ci sarebbe stato un gigantesco complotto ai più alti livelli. Far vedere un'immagine che colpisce, insinuare cose gigantesche senza dire nulla di concreto e al di fuori di ogni contesto, è ovviamente il meccanismo vincente nella società dello spettacolo. Beppe Grillo fa alcune affermazioni precise, che sono in realtà una sorta di domanda. Ogni riga che segue potrebbe essere preceduta da un "ditemi voi come mai...": "Ieri in Piazza Navona c'era un camion lasciato passare dalla Polizia.Beppe Grillo non dice esattamente cosa pensa lui: le insinuazioni complottistiche lasciano sempre aperte varie possibilità, in modo da seminare zizzania senza essere falsificabili. Quindi siamo noi che dobbiamo dedurre qualcosa dal video e dagli ammiccamenti urlati di Beppe Grillo. Siccome Beppe Grillo è bravo, in genere deduciamo proprio ciò che vorrebbe lui. E cioè che un gruppo di kamikaze prezzolati avrebbe attaccato decine di migliaia di studenti (finendo massacrati di botte e portati via dalla polizia, ma poco importa). La seconda, che Berlusconi avrebbe voluto che ci fossero incidenti, forse per poter presentare tutti gli studenti come una manica di scalmanati.[1] Il castello di fuffa innalzato da Beppe Grillo è crollato nel giro di poche ore, ma finora Grillo sul suo blog non ha chiesto scusa. Infatti, il presunto "infiltrato della polizia" è stati intervistato da Repubblica. Si chiama Alberto Palladino, ha ventun anni ed è stato ferito alla testa durante gli scontri. Il poliziotto gli si era rivolto semplicemente per dirgli, "vi ammazzeremo tutti", e lui è salito cautamente per ultimo sul furgone, in modo da non calpestare un altro fermato che si era sloggiato la spalla.
Qui potete vedere il video di Beppe Grillo e qui la risposta di Palladino. Non è difficile ricostruire, a grandi linee e con un certo margine di errore, cosa è successo davvero a Piazza Navona. Precisiamo subito che non ci interessa sapere se quelli di Blocco Studentesco sono antipatici o no; o se Berlusconi è capace in astratto di organizzare cose illegali (sappiamo tutti che ne è perfettamente capace, altrimenti a quest'ora farebbe il manovale e non il Presidente del Consiglio). Ci interessa sapere se quel giorno, a Piazza Navona, sia stato messo in atto il gigantesco complotto di Beppe Grillo, o se tutto abbia una spiegazione molto più semplice. Nota: [1] Qui emerge ciò che mi sembra l'elemento più pericoloso del complottismo. Anche se non lo dicono esplicitamente, per i complottisti, tutto ciò che facciamo è una recita di fronte all'Opinione Pubblica, agli Spettatori Universali che, in una sorte di televoto, giudicano unicamente in base al criterio, "chi ha picchiato?" Il torto e la ragione non stanno nei contenuti, ma solo nei comportamenti: chi usa la violenza ha sempre torto, chi incassa in silenzio ha sempre ragione, come insegna la cultura delle Vittime e dei Vittimi. Per il complottista, è impossibile quindi che uno abbia ragione e usi la violenza: deve esserci un'illusione, un trucco, un complotto appunto. Così, se un gruppo di giovani arabi avesse davvero abbattuto le Torri Gemelle, allora l'imperialismo avrebbe ragione davanti alla divina Opinione Pubblica; ma siccome io credo che l'imperialismo abbia torto, allora ad aver compiuto un simile atto di violenza deve essere stato in realtà l'imperialismo. I salti logici dovrebbero essere evidenti, ma i tempi mediatici aboliscono la necessità di ogni logica diversa da quella implicita nell'insinuazione e nel sospetto. Soprattutto, la ricerca della verità non si distingue più dalle esigenze polemiche e seduttive nei confronti dell'Opinione Pubblica. P.S. Segnalo una prima risposta a questi post sul blog di Cloro al Clero, che potrà interessare i lettori. (Continua...) |
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