giovedì, 08 maggio 2008

La Fiera di Torino: di mostre e di rappresentazioni

C'è un'iniziativa, e c'è il suo specchio.

L'iniziativa è di Sherif el-Sebaie  che coglie l'occasione dell'inaugurazione della controversa Fiera del Libro di Torino, per lanciare una mostra e un concerto.

Lo specchio è il commento che a questa mostra fa Dacia Valent sul suo blog.

La mostra, inaugurata ieri, è su 'Islam e Ebraismo. Arte, storia, convivenza' e si tiene presso lo spazio espositivo Cittadella Politecnica a Torino.

E' un bel tema, che merita di essere trattato; e conoscendo Sherif el-Sebaie, sono sicuro che la mostra sia stata curata molto bene.

Anche se la storia umana non va mai romanticizzata - si tratta pur sempre della specie più feroce che Dio abbia deciso di piantare sulla Terra - è vero che il rapporto tra musulmani ed ebrei è stato particolare, e certamente più sano di quello tra cristiani ed ebrei.

Recentemente, ho visto il bellissimo film-documentario Route 181 - Frammento di un viaggio in Palestina-Israele, opera congiunta  del regista israeliano Eyal Silvan e del regista palestinese Michel Khleifi.

E' un viaggio attraverso un mondo di musulmani ed ebrei ordinari, lontani dagli stereotipi mediatici; e conclude con una serie di interviste a ebrei provenienti dal Marocco, amaramente pentiti della loro scelta di trasferirsi in Israele: si coglie un sottile comune sentire culturale, uno stile di vita, che avvicina tra di loro le persone, di qualunque fede, che siano cresciute dentro il mondo arabo.

Non condivido invece l'occasione scelta da Sherif el-Sebaie per inaugurare la mostra.

La polemica attorno alla Fiera del Libro non riguarda la convivenza tra ebrei e musulmani; ma il dominio esercitato dall'unica potenza nucleare del Medio Oriente. Una potenza che ha da poco devastato il paese confinante - provocando un migliaio di morti, trasformando un quarto della popolazione in profughi - e che tuttora tiene oltre un milione di nativi palestinesi rinchiusi in un carcere ad aria aperta.

La convivenza storica tra ebrei e musulmani è una faccenda completamente diversa, e parlarne in questa occasione, rischia di portare acqua al mulino di chi cerca di rappresentare la questione come un conflitto tra ebrei e musulmani.

Anche se la mostra non cerca di promuovere gli interessi dell'aggressivo staterello mediorientale, altri faranno in modo di farcela rientrare: "vedete, ci sono anche gli arabi/musulmani buoni, che non contestano la Fiera; e non contestandola, in sostanza la approvano".

Diverso è il discorso che fa Dacia Valent a commento dell'iniziativa di Sherif.

Dacia Valent dà alla mostra proprio la valenza politica che io vorrei che non avesse: contrasta la mostra organizzata da Sherif, fatta, dice lei, per "parlare, confrontarsi, trovare punti in comune e tentare di puntellarli con il ragionamento e la buona volontà" con un'entità del tutto immaginaria:

"E' quello che sta succedendo a Torino, dove alcuni gruppi di estrema sinistra e destra si stanno dando appuntamento per boicottare una fiera del libro."

Dacia Valent utilizza qui il tasto preferito dei neocon, di Magdi Allam e di Giuliano Ferrara: l'immaginario del "rossobrunismo".

Che non è una fantasia di qualche paranoico, ma un'arma potentissima del sistema.

L'immaginario del rossobrunismo dice in sostanza, che c'è questo mondo - il capitalismo reale, con tutte le sue conseguenze e imperfezioni - e c'è un'alternativa.

E quell'alternativa è un misto di film dell'orrore sui lager nazisti e su quelli di Stalin.

Voi che scegliete?

E' proprio la categoria del rossobrunismo, del Grande Complotto Islamonazicomunista (che aggiunge anche la figura dello Sgozzatore Verde) che giustifica il più grande impero della storia, quello che si può permettere qualunque cosa, perché ci ha "liberati dal nazismo", "abbattuto il comunismo" e oggi ci "protegge dal terrorismo islamico".

Il rossobrunismo si basa su una menzogna radicale, perché il suo stesso oggetto non esiste.

L'estrema sinistra che conta è Bertinotti, che non è certamente un amante del nazismo né dell'Islam; l'estrema destra che conta è la Santanché, crociata deshabillé dell'Occidente contro Islam e comunismo; l'estremismo islamico che conta è anticomunista e antioccidentalista.

Essendo intrinsecamente falso, il complottismo rossobrunista fa giochi di prestigio con i dettagli: Hitler emetteva francobolli, anche l'Iran emette francobolli... Tizio è cugino di Caio che vent'anni fa ha scritto un articolo su una certa rivista...

Oppure, il complottismo rossobrunista si fonda sul semplice nulla.

Come nel caso di Torino. Non mi risulta che ci sia alcun gruppo di "estrema destra" che manifesterà sabato a Torino; e anche se ci fosse, si può dire che si sia "dato appuntamento" con qualche gruppo di estrema sinistra?

Non sto dicendo che se fosse vero, sarebbe la fine del mondo. Sto solo dicendo che non è vero.

Dacia Valent, dopo aver criticato anche Israele, prosegue scrivendo:

"Ma mentre da quelle parti [in Palestina] le persone combattono e sanguinano e muoiono e uccidono, da queste parti invece possiamo permetterci di fare i “mujaheddin” o i “khaverim” da tastiera, magari anche bruciare qualche bandiera nei cortei (fatto che non ha la stessa valenza in Italia di quella che ha negli USA, dove per avere il diritto di farlo si sono battuti per anni), così mascherando pulsioni oscure con un antisionismo che definire finto, manierista e colpevole è misericordioso."

Sono in disaccordo con la forma e con la sostanza di questa affermazione.

Nella forma, Dacia Valent sceglie il tipico metodo della generalizzazione demonizzante: in ogni ambiente, di destra, di sinistra o di nastro di Moebius, esistono persone con "pulsioni oscure", o combattenti "da tastiera". Se la loro presenza contamina le rispettive categorie, ogni categoria di questo mondo è da condannare.

Dacia Valent sceglie anche l'argomento preferito dalla stampa neocon: il fatto che si bruciano bandiere.

Io non brucio bandiere, perché sono una persona abbastanza riservata e non ho più sedici anni.

Ma decidiamoci.

Quando si brucia una bandiera, si sta dando fuoco a un pezzo di stoffa, oppure si tratta di un'azione sacrilega, simile alle dissacrazioni dell'ostia  per cui si veniva un tempo messi a morte? Ci posso anche credere, ma voglio che un teologo me la spieghi per bene prima.[1]

host-desecration

 Dissacratori di ostie si dedicano al loro passatempo preferito

Infine, mentre esistono i "khaverim" da tastiera, i "mujaheddin" da tastiera sono pochissimi: il 90% di ciò che si scrive a sostegno della Palestina in Italia è opera di laici di sinistra.

Ma mi oppongo anche alla sostanza di ciò che scrive Dacia Valent.

Io il conflitto israelo-palestinese lo lascerei volentieri alle persone, tutto sommato semplici, che si vedono in Route 181.

Me ne occupo, però, in quanto è una questione italiana.

Della questione israelo-palestinese me ne occupo perché l'Italia ha stabilito accordi militari con Israele.

Perché il presidente della Repubblica di cui sono cittadino va a inaugurare questa fiera.

Perché il presidente della Camera dice che chi contesta la fiera è peggio di un omicida.

Perché ci sono cittadini italiani che vanno in Israele per sparare, e quando tornano a casa in una bara, hanno i funerali curati dal sindaco di Roma.

Perché il principale quotidiano italiano pubblica editoriali in prima pagina intitolati "Il dovere di amare Israele".

Sabato ci sarà sicuramente di tutto a Torino.

Ci saranno i soliti accannati bevitori di birra  che scambiano i cortei per discoteche ambulanti.

Ci saranno i "mille Lenin, di cui cinquecento che abitano a Roma" di cui parla l'amico Roberto Massari, con i loro megafoni e i loro piccoli seguiti di non più giovani, a dare volantini a tutti gli altri Lenin.

Criticare queste persone è fin troppo facile.

Però Dacia Valent ce ne fornisce un quadro che, trascurandone i reali difetti, è del tutto fuorviante. Non bisogna, dice

"dare la possibilità a chi odia - senza altro motivo che non sia il livore purissimo per qualcuno che si ritiene inferiore e/o pericoloso [sia questo l’ebreo o il musulmano] - di continuare a odiare."

Ma alla manifestazione ci saranno anche tante persone che fanno quello che possono per le comunità palestinesi sotto assedio; e - grande novità - ci saranno anche tanti membri delle comunità arabe e islamiche. Gente che il resto della settimana lavora per mantenere una famiglia e per tenere in piedi tutta la società italiana.

Dacia Valent dice poi:

"Il giorno dopo, all’apertura della Fiera, ci saranno coraggiosi urlatori fuori da quei locali. Si bruceranno coraggiosamente delle bandiere israeliane e americane. Si negherà - insomma - il diritto all’esistenza della cultura.

Che volete che vi dica: i roghi di libri, anche se virtuali, li lascio volentieri agli emuli di Hitler e Pol Pot."

Lasciamo perdere la retorica rossobrunista, di cui abbiamo già discusso, nonché la battuta alla Vittorio Feltri sugli "emuli di Hitler e Pol Pot".

Che fosse opportuno o no contestare la Fiera del Libro, se ne è già discusso più volte, e ho anch'io i miei dubbi. Dubbi che riguardano tutto ciò che è il "fare politica", i cortei, le "scadenze" e quant'altro. Come anche i dubbi di poter fare realmente qualcosa (oltre a tradurre manuali tecnici).

Ma tutto questo parlare di "opportunità", di cose "controproducenti" e "produttive", trascura il fatto che qui siamo davanti a una questione di rapporti di forza.

O si continua la ritirata, in silenzio; oppure ogni tanto si ingaggia battaglia. E quando si ingaggia battaglia, il nemico ha il controllo della rappresentazione mediatica.

E' scontato che diranno che se si contesta la Fiera del Libro, si sta negando "il diritto all'esistenza della cultura". Come se manifestare parlando di Gaza equivalesse a dare fuoco agli stand o a picchiare i tipografi; o come se uno slogan gridato si potesse paragonare al suono di un bombardamento aereo.

Ma qualunque cosa si faccia per la Palestina, i media o taceranno, o ne daranno la peggiore rappresentazione possibile.

Ma non era certo necessario che alla rappresentazione in stile Magdi Allam, ci si aggiungesse una voce normalmente tutt'altro che conformista.

Nota:

[1] In particolare, sono interessato a casi documentati di bandiere israeliane o statunitensi che sanguinino durante la loro distruzione, o a episodi di pentimenti e conversioni miracolose alla néoconnarderie dei loro carnefici.


postato da kelebek alle 10:13 | link | commenti (54)





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