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martedì, 26 febbraio 2008 Al ballo mascherato della celebrità Andiamo avanti con la storia di Marianna (o Maria Anna) Madia, Jeune Fille-novità di Walter Veltroni e capolista del suo "Partito Democratico" nel Lazio. [1] Mentre leggete, tenete presente in ogni momento alcune cose fondamentali. Le colpe dei padri non ricadono sui figli. I legami tra persone non costituiscono, in genere, saldi complotti, ma incontri transitori, dove gli amici di ieri si perdono o diventano i nemici di oggi. Il 90% di ciò che scrivo qui perderebbe immediatamente di senso, se dovesse dimostrarsi falsa l'affermazione, non documentata, secondo cui Marianna Madia sarebbe la nipote di Titta Madia. Ciò premesso, scopro che Marianna Madia è una research fellow di Institutions Markets Technologies (IMT), che Repubblica definisce "il superateneo di Lucca voluto da Pera" o più semplicemente "l'ateneo di Pera", e il cui presidente è stato anche a lungo Presidente della Fondazione Magna Carta, sempre di Marcello Pera. L'IMT è uno dei vari "centri di eccellenza" più o meno privati che, grazie ai loro padrini politici, riesce a godere di fondi pubblici distolti dalle università. Oppure, si viene a sapere che l'Arel, il pensatoio dove la Madia lavora, è stato fondato anche da Francesco Cossiga (che poi condivide con la Madia una fisioterapista di nome Mascia). Ma su Canisciolti trovo un'altra informazione curiosa, tratta a sua volta da Dagospia, che però come al solito non dà la fonte: lo zio di Marianna Madia sarebbe Titta Madia. Titta Madia è, o è stato, insieme consigliere del ministro di Giustizia (cioè di Clemente Mastella), avvocato di Pio Pompa e avvocato di Nicolò Pollari; ma anche difensore dello stesso Clemente Mastella e della sua ormai famosa moglie. Clemente Mastella a sua volta ha nominato Titta Madia e consorte (Mastella ha sempre curato i valori della famiglia) nel comitato direttivo della Scuola della Magistratura, che Mastella stesso ha promosso a Benevento. Titta Madia, che ovviamente deve essere un avvocato veramente capace (non affidi la tua libertà a un cretino solo perché raccomandato) ha anche difeso il capo della Guardia di Finanza, il generale Paoletti e pure Sergio Billè, il gioviale presidente della Confcommercio arrestato tempo fa. Nella difesa di Pio Pompa come in quella di Billè, Titta Madia ha collaborato con un certo Nicola Madia. Ma l'avvocato Titta Madia, mi chiedo, non ha ormai più di cento anni? Perché il nome lo ricordo, dalla mia prima adolescenza di assiduo frequentatore di bancarelle di libri usati: Titta Madia era l'autore di Rodolfo Graziani. L'Uomo, de I capi incatenati, scritto in onore del maresciallo Pétain, e altri testi simili. Adesso andando su Google, il mistero si chiarisce. C'era un Titta Madia, 1894-1976, che chiameremo "senior", il più famoso cittadino di Petilia Policastro in provincia di Crotone e avvocato. C'è oggi un Titta Madia, che chiameremo "junior", nato nel 1947, che esercita a Roma, dove sappiamo che si trovano gli eredi di Titta Madia sr; e ci sono oggi anche due Nicola Madia avvocati, che possiamo presumere siano rispettivamente il fratello e il figlio di Titta Madia jr. Titta Madia jr dirige oggi la rivista "L'Oratore del giorno" fondato oltre 70 anni fa da Titta Madia sr. e da un certo Nicola Madia. Credo che possiamo dedurre tranquillamente che Titta Madia jr sia il nipote di Titta Madia sr; e che Nicola sia uno di quei nomi che si tramandano ogni volta che sia possibile, per mantenere saldi i legami di clan. E chi era Titta Madia sr? Giovanni Battista Madia detto Titta, figlio di Nicola (e vi sorprende?), è stato una figura archetipica del notabile meridionale colto, che si è dedicato alle due grandi vocazioni retoriche dell'Ottocento: l'avvocatura e la politica. Pagò il prezzo che ancora si chiedeva alle élite dei tempi, partendo volontario nella prima guerra mondiale, dove fu ferito, guadagnandosi quell'aria sacrale che avrebbe circondato i mutilati di buona famiglia (di quelli comuni, meglio non parlarne). Fu tra i primi deputati fascisti del Sud, e divenne di nuovo deputato nel dopoguerra, ovviamente nelle liste del Movimento Sociale; e fino alla morte, fu membro del Comitato Centrale dell'MSI. Ricordiamo che essere missino al Sud era cosa molto diversa dall'esserlo al Nord, dove c'era stata la guerra civile. Una cosa molto più tranquilla, ma anche esente dalle tentazioni socialiste che provavano i fascisti settentrionali. Nell'unica biografia che ho trovato in rete di Titta Madia sr, c'è un brano che dice tutto sull'Italia:
Ed è esattamente questo il capolavoro dei Madia-gattopardi di tutti i tempi: prendere la rivoluzione del momento, qualunque sia, e assorbirla negli interessi della "classe più accreditata e moderata", mettendo alla porta gli illusi che hanno creduto a Garibaldi, al socialismo, a Mussolini o al comunismo, poco importa. Cosa c'entra Marianna Madia? Sarebbe un immenso errore, e un'ingiustizia, fare come gli squallidi commissari telematici dell'antifascismo sbirresco, che vedono ovunque complotti e infiltrazioni, "inquinamenti" e "sdoganamenti". Solo un demente potrebbe squalificare Marianna Madia perché il suo bisnonno (se tale è) ammirava Rodolfo Graziani. Però il quadro diventa interessante, se lo guardiamo da un punto di vista antropologico. Diamo di nuovo un'occhiata a tutta la lista di nomi che abbiamo citato tra ieri e oggi: Veltroni, Marcello Pera, Clemente Mastella, Nicolò Pollari, i notabili fascisti del Meridione, Cossiga, la fisioterapista Mascia, i capi della Guardia di Finanza e di Confcommercio; e aggiungiamo dalla galleria di ieri, Giulio Napolitano, Beniamino Andreatta, Enrico Letta, Gianni Minoli (che alla Rai protegge la giovane Madia). A cosa somiglia? Non a qualche monolitica congiura. Sembra proprio la lista degli invitati a una festa, anzi - se ci mettiamo anche Titta Madia sr, a cent'anni di feste. Dove non conta affatto l'appartenenza alla destra (il vecchio patriarcato calabrese), al centro (Clemente Mastella e Marcello Pera) o alla sinistra (Veltroni e Napolitano), ma semplicemente, il biglietto di invito. E Marianna Madia, a quanto pare, con il biglietto di invito ci è nata. Mica è un delitto. Però qui si cade in un equivoco facile. Se Marianna Madia è nata con il biglietto di invito, vuol dire che è una lavativa incapace? Ovviamente no. Veltroni non avrebbe bruciato il posto di capolista nella capitale d'Italia per fare un favore a qualche amico. Ma allora che problema c'è, se è raccomandata, ma capace? E' proprio quello che fa paura. Perché la Marianna sembra esattamente il prototipo dei tecnici del dominio, l'operosa formichina che lavora instancabilmente per affermare gli interessi del mondo in cui è cresciuta. Che dire, ad esempio - ma dove lo trova il tempo? - della scelta di partecipare, sotto le ali di Enrico Letta [2], all'organizzazione di un "pensatoio bipartisan" e "inter-polista" che si chiama "VeDrò l'Italia al futuro"? Nota: [1] In Lombardia il capolista veltroniano è Matteo Colaninno, Vice Presidente della Confindustria e Presidente del Consiglio Centrale Giovani Imprenditori, vicepresidente del gruppo Piaggio e membro di ben 13 consigli d'amministrazione. Il Giornale, in perfetta ma brillante malafede, scaglia la prima pietra intervistando una giovane precaria pugliese cui Colaninno aveva offerto un lavoro di sei mesi a 250 euro al mese. [2] Nel caso ve ne foste dimenticati, quando si passò dal governo Berlusconi a quello Prodi, Enrico Letta subentrò all'incarico di suo zio, Gianni Letta, l'eminenza grigia di Berlusconi e il presidente della Fininvest Comunicazioni. Proprio lo stesso incarico, quello di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. |
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