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mercoledì, 12 settembre 2007 Vita segretissima di un terrorista antiterrorista Ieri, a protestare contro la presunta "islamizzazione d'Europa" davanti all'ufficio del Parlamento europeo a Milano, c'era un gruppetto di estremisti di destra, guidato dalla nostra amica cartomante e tenutaria di sedute medianiche, Adriana Bolchini Gaigher, e da un certo Roberto Maria Severini. Roberto Maria Severini, antiterrorista Roberto Maria Severini, che dice vagamente di lavorare nel campo della "sicurezza", è un militante di un gruppetto che adopera il melodrammatico nome di SOS Italia, è membro della "Associazione nazionale Alpini Cristiani" e attivissimo nei tentativi di chiudere o di impedire la costruzione di luoghi di preghiera per musulmani. Su un volantino che porta come firma il suo indirizzo di posta elettronica e il suo cellulare, leggiamo "SMASCHERARE e ISOLARE i COLLABORAZIONISTI ITALIANI (COMUNISTI ITALIANI PCd'I e VARI) del Terrorismo di Hamas e Hezbollah!" Probabilmente, i lettori resteranno sorpresi nell'apprendere che questo Alpino Cristiano che vede ovunque i "terroristi" è lui stesso uno dei più noti "terroristi" (nell'accezione mediatica) della storia italiana. Infatti, il suo vero nome è Roberto Sandalo. Roberto Sandalo, terrorista Roberto Sandalo, militante di Prima Linea dove era noto come "Roby il Pazzo" per la sua propensione per le attività violente, che ha scioccato anche diverse persone che militavano assieme a lui. Pentitosi a gran velocità, Roberto Sandalo/Roberto Maria Severini ha fatto finire in carcere ben 150 dei suoi compagni, e "si è visto abbuonare dalla giustizia italiana ben 110 reati tra cui tre omicidi: quello del vigile urbano Bartolomeo Mana (13/7/1979) a Druento, durante una rapina di Prima Linea, quello del barista Carmine Civitate (18/7/1979), (colpevole secondo la logica dei terroristi di avere effettuato la telefonata anonima che permise ai carabinieri di irrompere nel bar in cui Matteo Caggeggi e Barbara Azzaroni persero la vita), e infine quello del dirigente Fiat Carlo Ghiglieno (21/9/1979)." Dalla sua veloce liberazione a oggi, si trovano poche tracce in rete: c'è chi scrive che "cambiò nome e si trasferì all'estero, quasi certamente in Kenya" , riferimenti a una sua intervista al Giornale, in cui ha coinvolto Sergio D'Elia in una vecchia storia di rapine: "Sandalo è nel salotto di casa sua, a Torino. E’ un uomo libero, si è sposato e, come si dice in questi casi, si è rifatto una vita." E invece, come questo blog aveva scoperto otto mesi fa, Roberto Sandalo ne stava nascosto nel comune di Cesano Boscone sotto le vesti di un militante di "SOS Italia", gruppo che "definisce come il proprio manifesto ideologico gli scritti di Papa Benedetto XVI, dell'ex-Presidente del Senato Marcello Pera, del giornalista Magdi Allam e della scrittrice Oriana Fallaci." Ognuno è libero di cambiare vita e idee, ovviamente. Ma se ti chiami Roberto Sandalo, non hai il diritto morale di chiedere la chiusura di una moschea perché, a tuo infallibile avviso, il cugino dell'imam avrebbe un amico che una volta avrebbe salutato per strada uno che forse sarebbe il suocero di qualcuno che tu hai deciso è un "terrorista". Come ci siamo arrivati a smascherare Roberto Sandalo il Neocon - una divertente impresa collettiva - ve lo raccontiamo con calma domani. Ma intanto, leggetevi oggi Repubblica, pagina 15. |
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