Sull'autobus, leggo Vite di scarto di Zygmunt Bauman.
Racconta della fine di un mondo in cui gli Stati si erano fatti forti, promettendo di proteggere i propri cittadini dal terrore dei colpi imprevedibili del "progresso economico", che in ogni momento rischiava di trasformare le persone in inutili rifiuti umani, ammucchiati accanto ai rifiuti industriali.
Poi gli Stati si sono arresi, e hanno deciso di accettare in pieno la violenza dell'economico.
Ma il potere vive promettendo di offrire la salvezza dalla paura: un'offerta allettante solo quando si vive nel terrore.
Solo che ora, la paura che lo stato esalta è quella per la propria "sicurezza personale"; il panico che la gente ordinaria prova di fronte agli stessi rifiuti umani che il capitalismo espelle da sé, o che usa per raccogliere i propri rifiuti, per svolgere i propri lavori rifiutati.
Così, mentre i fondi privati scippano tutti i risparmi dei pensionati, e la Casta si appropria delle tasse, lo Stato mette in scena la grande recita del pugno di ferro, del reclutamento incessante di uomini armati contro gli scrocconi, contro i clandestini, contro gli irregolari e quelli che dormono sulle panchine.
Ed ecco che sull'autobus vedo, seduti proprio davanti a me, un signore e una signora di mezza età. Sono persone normali, poveri disgraziati come tanti, microscopici borghesi che magari vivono di una pensione che ogni anno viene minacciata sempre più da vicino.
Guardano davanti a sé, alla maniera degli ipnotizzati: non parlano l'uno all'altra, ma conducono due monologhi paralleli, di cui capto frammenti.
"Tutti questi delinquenti non sono mica italiani, sono loro... quando c'era Mussolini io non c'ero ma lui usava il manganello... tanto manganello ci vuole...manganello manganello manganello... negli Stati Uniti hanno la sedia elettrica e gli passa la voglia di scherzare... sì, io lo dico che sono razzista... come si permettono... impiccarli tutti..."
Una sorta di illustrazione vivente al libro che stavo leggendo.
Poi vado sul computer, e leggo questo (la "dottrina Giuliani" a cui si fa riferimento è quella del sindaco di destra di New York che predicava la "tolleranza zero" contro ogni comportamento deviante, vietando anche le feste da ballo in casa di privati perché ci si potrebbe drogare):
AMATO;LOTTA A ILLEGALITA' DIFFUSA,MODELLO GIULIANI (ANSA) -
ROMA, 15 AGO - '
'Ci proponiamo una lotta contro l'illegalita' a 360 gradi, adottando la dottrina Giuliani: combattere la piccola illegalita' e propedeutico alla lotta a quella grande''.
Lo ha detto il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, nel tradizionale incontro di Ferragosto con la stampa. Insieme al ministro c'erano - tra gli altri - il viceministro Marco Minniti, il sottosegretario Ettore Rosato, il capo della polizia, Antonio Manganelli, il comandante dell'Arma, generale Gianfrancesco Siazzu, il comandante della Guardia di Finanza, generale Cosimo D'Arrigo.
Nella mattinata al Viminale c'e' stata una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza ed una del Casa (Comitato di analisi strategica antiterrorismo), cui hanno partecipato anche i vertici dei servizi segreti.
''Occorre - ha spiegato Amato - creare nelle citta' un senso dell'ordine fatto di regole che vengono fatte rispettare. E qui la collaborazione con le citta', con i vari Patti per la sicurezza, comincia a dare i suoi frutti''. Il ministro ha anche ricordato che il 30% circa degli italiani ha una percezione di scarsa sicurezza che e' dovuta ''non tanto ad una visibilita' vicina del criminale, ma al clima di disordine che regna nelle nostre citta', alla percezione dell'illegalita' diffusa. Un disordine - ha aggiunto - in cui gli abusivi trovano terreno ideale per svolgere le loro attivita' ai danni del cittadino onesto''. (ANSA).