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mercoledì, 31 agosto 2005 Il Pinocchio d'Egitto e altri imputati C'è una ventata di aria fresca questi giorni.
Un certo numero di prepotenti ha potuto fare finora quello che voleva. In certi casi, questi prepotenti sono riusciti a distruggere le vite di persone; e comunque ci hanno sempre provato. Ora, questi prepotenti, che da anni accusano chiunque non sia d'accordo con loro di essere un "terrorista", devono affrontare adesso qualcosa di ben più reale: la legge. In questi giorni, il forum "thankyouoriana", luogo monotematico di aggressione alle comunità straniere in Italia, ha chiuso i battenti. L'annuncio con cui gli amici della Fallaci raccontano la proprio autoestinzione (un sito kamikaze?) non rende bene la viltà della loro ritirata. Appena i primi pericoli legali sono apparsi all'orizzonte, gente che esponeva banner dove c'era scritto "io la penso come Oriana - processate anche me!" si è messa in fuga, e qualcuno si proclama addirittura... "antirazzista". Chi sa se Oriana scriverà prossimamente qualcosa sui "voltagabbana italici".
![]() Negli stessi giorni, Aldo Torchiaro, tipico rappesentante del giornalismo servile verso i forti, prepotente verso i deboli, è stato denunciato. Adesso l'immunità è finita anche per il Pinocchio d'Egitto in persona. Hamza Roberto Piccardo, segretario dell'UCOII (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), bersaglio da qualche anno delle più incredibili accuse da parte di Magdi Allam, ma finalmente sporto querela. Citiamo da un comunicato stampa. "Francamente sono esausto di essere diffamato dal sig. Allam, considerato non si capisce a quale titolo come “il maggior esperto” di cose islamiche”. Con queste parole Hamza Roberto Piccardo, scrittore ed editore, attuale segretario dell’Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII), ha reso noto il deposito della querela presentata dai suoi avvocati nei confronti del noto giornalista di origine egiziana. “Dopo un flebile tentativo di avvicinarsi alla realtà islamica italiana, dimostrando un certo sforzo per comprenderne lo spessore e la pluralità, Allam ha nell’ultimo periodo subito un’nvoluzione che lo ha portato a diventare il portavoce delle più sfacciate tesi antislamiche e neocon in Italia. A partire dall’11 settembre 2001, Allam ha dimostrato una subitanea involuzione che lo ha portato a diventare il portavoce delle tesi neocon in Italia. Tale sfacciato atteggiamento lo mise in difficoltà con la redazione della Repubblica che nel 2002 vide con soddisfazione la sua emigrazione verso il Corriere della Sera dove ottenne titolo e stipendio di vicedirettore senza tuttavia averne la funzione. Da allora, in un crescendo di ostilità che ha assunto infine toni passossistici, la sua attività è stato una continua aggressione nei confronti della mia organizzazione e nei miei personali che è culminata con la pubblicazione del volume “Vincere la paura” nel maggio di quest’anno.” Nella querela che Piccardo ha presentato alla Procura della Repubblica di Roma, vengono evidenziate almeno tre gravissime affermazioni fatte da Allam nei suoi confronti e nei confronti dell’UCOII, che dal canto suo ha presentato diverse altre querele contro il giornalista italo-egiziano. Vi si legge: Nel libro in questione sono contenute alcune frasi estremamente gravi e calunniose nei confronti del sottoscritto, che verrebbe indicato dallo stesso (Allam ndr): 1) Come mandante di un suo possibile omicidio (tanto che avrebbe ottenuto una scorta…) da parte di estremisti islamici ai quali, il sottoscritto medesimo lo avrebbe segnalato ed affidato attraverso una “fatwa”, cioè una “sentenza di morte islamica”, pronunciata contro di lui Pagg 173 – 174 e segg, del citato libro... Tale sentenza di condanna, sempre secondo il suo libro, avrebbe quasi sicure probabilità di essere attuata, per il fatto che il sottoscritto medesimo sarebbe un referente qualificato, un basista, dell’associazione terroristica palestinese Hamas, in Italia; ed inoltre sarebbe un autoproclamatosi “emiro” il quale, di fronte a suoi possibili “discepoli” o seguaci, assume islamicamente una qualità ed un potere, attraverso un giuramento di sottomissione e di fedeltà (detto “bay’a”), di emettere fatwe, cioè condanne di morte che sono obbligatorie da eseguire, per tutti i musulmani; quanto meno per i fondamentalisti; nella migliore delle ipotesi, per quei suoi discepoli. Pagg. 53 – 55 – 59 e 183 del libro. 1a) Come complice di un suo possibile omicidio in quanto, quale referente (così dal querelato qualificato) in Italia dell’associazione palestinese Hamas, alla quale, come Segretario nazionale della U.C.O.I.I. (Unione delle Comunità Islamiche in Italia), lo avrebbe segnalato quale “nemico dell’Islam”, al fine di farne decretare una condanna a morte e/o di far eseguire la fatwa di cui sopra, costringendolo a ripararsi e ad accettare una scorta armata concessa dal governo. Pagg. 56 e 57 2) Inoltre, come ”complice dei rapimenti di italiani e dei relativi scambi che avvengono in Iraq”, nella sua qualità di dirigente (Segretario nazionale) dell’U.C.O.I.I. (Unione delle Comunità Islamiche in Italia), tra i probabili “registi occulti” che costituiscono una “doppia cabina di regia" in Italia Pag. 57 3) Infine, come “Mente sofisticata, contorta e malvagia, militante islamico di professione, impegnato a spargere veleni, fomentare odii ed incitare alla morte”...“un militante dell’estrema sinistra che persegue nelle vesti di musulmano di professione la sua ideologia rivoluzionaria contro il capitalismo e la civiltà occidentale, inneggiando ai kamikaze che massacrano gli ebrei in Israele e gli americani in Iraq”. “Per molti anni, continua Piccardo, in nome di quella vecchia amicizia ho sopportato gli attacchi di Allam, le sue bugie, le sue mistificazioni. Avevo sentito dire che affermava di essere stato minacciato e conoscendo il suo temperamento, non avevo difficoltà a capirne lo stato d’animo. Speravo che col tempo si potesse rendere conto che da parte mia e della mia organizzazione non c’era ostilità nei suoi confronti, anche se le scelte erano molto diverse. Purtroppo egli ha interpretato questa quiescenza come debolezza o ammissione di colpa e ha proseguito la sua feroce campagna di diffamazione e mistificazione della mia realtà umana e del mio ruolo associativo”. Piccardo ricorda che a suo tempo si era fatto garante della correttezza di Allam e lo aveva aiutato a conoscere e a mettersi in contatto con una parte importante della comunità islamica in Italia a cui era del tutto estraneo fino a quel momento. Cita poi l'utilizzo, da parte di Allam, dei peggiori strumenti della falsificazione delle fonti in merito all’utilizzo di un documento di alcune decine di teologi e giurisperiti dell’Università dell’Azhar in merito alle “operazioni di suicidio” in Palestina occupata. Tale documento, tratto da un sito internet e postato da Piccardo su una mailing list, gli fu invece fraudolentemente attribuito in assoluto spregio della verità dei fatti. “Magdi Allam, dice Piccardo, in un tentativo di criminalizzazione nei miei confronti, mi accusa di essere alla base della sua triste condizione di “vittima designata” e di essere costretto a vivere sotto scorta da oltre due anni anni e mezzo. Ebbene, qualsiasi serio analista sa che Hamas palestinese, il soggetto che lo avrebbe minacciato su mia segnalazione, non ha mai agito al di fuori dei territori della Palestina mandataria e che ben difficilmente verrebbe meno a questa ferrea regola di condotta per minacciare o colpire una simile “mosca cocchiera”. “ A differenza sua che può disporre di molto denaro e di maggior protezione politica e agibilità mediatica, conclude Piccardo, io ho dalla mia solo la fiducia nella magistratura e sono certo che, perdurando quella democrazia e quella certezza del diritto che personaggi come questo atipico giornalista cercano di minare alla fonte, essa non mancherà di riconoscere la reiterata a continuata diffamazione nei miei confronti”. martedì, 30 agosto 2005 Caso Chianciano in televisione Stasera alle 22.30, chi è dotato di antenna parabolica (cioè, non io) potrà godersi la trasmissione Controcorrente di Sky, interamente dedicata al caso Chianciano. Si parlerà, cioè dei 44 deputati americani che hanno imposto all'Italia a negare i visti ad alcuni relatori provenienti dall'Iraq, che dovevano parlare al convegno "Lasciamo in pace l'Iraq", Chianciano, 1-2 ottobre.
Dalla parte del diritto di informazione e della sovranità nazionale, ci saranno Leonardo Mazzei, portavoce dei Comitati Iraq Libero, e Franco Cardini che interviene da Parigi. Ad arrampicarsi sugli specchi alla ricerca di motivi per cui gli italiani non dovranno sapere quello che gli oppositori iracheni hanno da dire, Massimo Teodori e Margherita Boniver. Sono certo che saranno bravissimi entrambi a farlo. Tenete presente che il buon Leonardo, finita la trasmissione, consumerà l'ultima cena: domani mattina inizia, infatti, lo sciopero della fame ad oltranza. Fatemi sapere (anche scrivendomi in privato, kelebek@imolanet.com) se qualcuno di voi registra la puntata. lunedì, 29 agosto 2005 Sto cercando di fare un censimento dei blog che hanno messo il banner per il caso Chianciano, cioè (scusate il riassuntino) contro le pressioni dei 44 deputati americani che hanno spinto l'Italia a negare i visti d'ingresso ad alcuni esponenti iracheni ospiti del primo convegno in Italia a presentare la voce dell'altro Iraq, quello contrario all'occupazione. Un convegno che si dovrebbe svolgere a Chianciano il 1-2 ottobre.
Per ora, ho rintracciato questi blog, quelli che ho dimenticato alzino la mano e verranno inseriti nel prossimo censimento: Gattovi Lia, inoltre, segnala che i seguenti blog ne hanno parlato: Transit Per chi volesse ancora inserire il banner, ecco il codice html: <a href="http://www.kelebek.splinder.com/tag/chianciano" target="_blank"><img width="138" height="75" src="http://www.ilcircolo.net/lia/images/Animazione_bannerchianciano1.gif" alt=""/></a> Ah, e visto che ci siete, non dimenticate di mandare un'email a iraqlibero@email.it per firmare l'appello per il rilascio dei visti. In questi mesi ho avuto il tempo solo per aggiornare il blog.
Adesso, anche il sito Kelebek è stato alimentato - finalmente - con nuovi articoli: Articolo di Miguel Martinez
A presto, e a tutti buon mese di Eylül. Miguel Martinez
... dicendo che adesso bisognava liberarsi del chador, del velo, del fez, del turbante, simboli dell'arretratezza spirituale, e correre verso l'Europa, incontro ai popoli civili e moderni; comunque si udì benissimo la feroce risposta proveniente dalle ultime file: "- E tu corri nuda verso la tua Europa, corri completamente nuda!" Chianciano, una vittima relativa Mentre gli americani in Iraq sparano sui carabinieri italiani, Gianfranco Fini, ironicamente a capo di un partito dal nome Alleanza Nazionale, spiega la sua decisione di subire il diktat dei 44 deputati americani che hanno ordinato di impedire il convegno "Lasciamo in pace l'Iraq" (Chianciano, 1-2 ottobre), dicendo che lo avrebbe fatto "a tutela della sicurezza nazionale ed europea."
Ritorneremo sull'argomento, comunque nel frattempo pare che la crisi di Chianciano abbia già fatto la sua prima vittima in Italia. A differenza, però, del povero elettricista brasiliano assassinato nella metro di Londra, questa volta è difficile negare che la vittima se la sia andata a cercare.
![]() Aldo Torchiaro Si chiama Aldo Torchiaro, fa il giornalista per L'Opinione e Il Riformista, dove si dedica da alcuni giorni a fare anche lui da tappetino umano ai 44 deputati americani. Sul suo blog, ha scritto un post intitolato "Altrimperialisti. Il relativismo del tritolo", dove ha descritto gli organizzatori del convegno di Chianciano come persone che raccolgono soldi per "comprare tritolo, kalashnikov e berette nostrane". Sembra che sia già partita una pesante denuncia. Non tutto, evidentemente, è relativo. A proposito del post di Lia sul caso Chianciano, metto sul blog anche queste notizie. Credo che molti vorranno informarsi direttamente su quello che sta succedendo. Potete chiedere di ricevere il notiziario di Iraq Libero mandando una mail a iraqlibero@email.it.
CHI SONO GLI IRACHENI A CUI FINI NEGA IL VISTO Considerato che la Farnesina ha dichiarato di non aver concesso il visto a 4 esponenti iracheni, previsti tra i relatori della conferenza internazionale di Chianciano, pubblichiamo l’elenco completo dei visti richiesti al Ministero degli Esteri e presso le ambasciate di Bagdad, Damasco e Sanaa. E’ bene che tutti conoscano chi sono realmente quelli che per Fini, dopo la lettera dei 44 parlamentari USA, sono diventati “personaggi pericolosi”. -Sheikh Jawad al KHALESI, leader del Iraqi National Foundation Congress; professore universitario sciita che si è opposto alle elezioni farsa del 30 gennaio. Sta cercando di formare un fronte politico interconfessionale dell’opposizione. E’ già intervenuto diverse volte all’estero ed anche in Europa. - Ayatollah Sheikh Ahmed al BAGHDADI, una delle più importanti autorità religiose sciite. Sua la frase: “Dio è un operaio e un contadino”. - Salah al MUKHTAR, già ambasciatore iracheno in India e Vietnam. Importante intellettuale dell’ambiente nazionalista-progressista. Attualmente esiliato in Yemen, collabora con numerosi giornali arabi. -Sheikh Hassan al ZARGANI, Portavoce internazionale del movimento di Muqtada al Sadr e editore del giornale Hawza chiuso dagli americani. Attualmente esule in Siria. -Mohamad FARIS, Comunista patriottico iracheno residente in Siria. Sta lavorando per l’unificazione delle forze della Resistenza. -Ibrahim al KUBAYSI, Medico di Falluja, fratello del segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, rapito dagli americani il 4 settembre 2004. Anch’egli ha già avuto modo di lasciare alcune volte l’Iraq. Questa volta non basta un link, mi tocca ricopiare tutto il post di Lia sul caso Chianciano, ma vale la pena.
29 Agosto, 2005Oh, ma benone!Ma che belle cose che leggo rincasando, ma che meraviglia! Roma, 28 ago. (Adnkronos) - Le richieste di visto per i quattro iracheni ''sono state respinte a tutela della sicurezza nazionale ed europea, in osservanza della normativa italiana e degli accordi di Schengen''. Lo ha affermato il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Gianfranco Fini in una dichiarazione, nella quale si aggiunge che il provvedimento è stato deciso ''in considerazione del fatto che gli attivisti iracheni avrebbero potuto realizzare in Italia attività a sostegno della lotta armata contro il governo di Baghdad, come espressamente paventato dallo stesso ambasciatore iracheno a Roma''. No, ma fatemi capire: cosa vuol dire "realizzare attività a sostegno della lotta armata contro il governo di Baghdad"? Dico, proprio: "realizzare attività di sostegno", cosa vuol dire? Parlare? Gente che in Iraq si muove alla luce del sole, che in Iraq -- dove ti arrestano, ti torturano e ti ammazzano, se ritengono che tu sia un terrorista -- parla apertamente, fa politica, rappresenta milioni di persone e chiede i visti nelle ambasciate, in Italia non ci può venire perché potrebbe parlare? Perché immagino che sia al parlare, che si riferisce Fini. Bene: io non ho voglia di cercare in giro, di leggere le reazioni, di andare a guardare cosa ne pensano altri. Io non ho idea dei desideri e dei progetti degli organizzatori del convegno a questo punto, ovviamente. E quelli che supportano questo governo, quelli che parlano, e scrivono, e poi ancora parlano e scrivono di Iraq e magari cercando sinceramente di capire cosa succede laggiù, sono quelli che più dovrebbero incazzarsi. domenica, 28 agosto 2005 Forse è l'era del grande inganno? Interrompo la sequenza di post sul caso Chianciano, invitandovi a fare un giro sul blog Geoginnico. Credo che abbia una delle più belle presentazioni che abbia mai visto. Eccovela:
Viviamo in un periodo in cui ogni fondamento costitutivo del nostro passato è messo in discussione: le piramidi non sono egizie, ma extraterrestri, "l'evoluzionismo" viene negato a favore del "creazionismo", il quale afferma che il mondo è stato creato 6000 anni fa, il giorno di Natale non è più la data storica di nascita di Gesù Cristo, ma la festività dedicata al Dio Sole, escono raffigurazioni di antichissime astronavi in ogni dove, il clima impazzisce e l'uomo pure ecc. ecc.. Siamo ad una svolta storica di immensa portata? Alla fine di tutto? Forse è l'era del grande inganno? Oppure stiamo vivendo in un film continuamente spezzato dalla pubblicità in cui il mondo è l'ambientazione ed il massimo profitto il produttore? Spero che nel blog si possano approfondire queste domande e chissà quante altre ed il tutto per riuscire a rientrare in una realtà non catodica, per riappropiarci del discernimento che credo sia lo strumento base del perchè ci chiamiamo umani. Naturalmente, ciò, speriamo di farlo insieme analiticamente e sinteticamente ed utilizzando anche ogni tipo di creatività tra cui la satira. Cercando di rimanere il più possibile entro i limiti dell'umana decenza. L' importante è il confronto tra noi gente comune, che non abbiamo posti di potere o particolari privilegi da difendere. Ciao GEOPARDY Veramente ci sarebbe anche lui Tutti conosciamo l'immagine dell'Uomo di Abu Ghraib. Che riassume parecchie cose.
montaggio con neon di Bill Concannon Ad esempio, l'essere fantasma, come sono fantasmi senza volto le decine di milioni di vittime delle guerre coloniali, almeno dall'Ottocento in qua. La somiglianza curiosa con la statua della libertà, che trasforma l'Uomo di Abu Ghraib nel simbolo tenebroso dello stesso impero. L'insieme di efficienza e cialtroneria, di fili elettrici e vecchi stracci, che caratterizza la violenza che, dagli altissimi comandi e dai think tank, si incarna in ragazzini di provincia che si divertono a torturare e a fotografare. L'Uomo di Abu Ghraib non ha un volto. Ma ha un nome. Hajj Ali. Nell'indeterminatezza poco burocratica dei nomi arabi, vuol dire, semplicemente, "Ali, il pellegrino". Oggi quello che resta di lui è libero. E ha chiesto di venire anche lui alla conferenza del 1-2 ottobre a Chianciano, "Lasciamo in pace l'Iraq". Vediamo se il ministro degli esteri, Gianfranco Fini, che ha già negato i visti agli altri partecipanti iracheni, ha paura anche dei fantasmi. Sta succedendo di tutto, e non mi riferisco solo allo splendido temporale che c'è fuori.
![]() Parlo del caso Chianciano, cioè della conferenza "Lasciamo in pace l'Iraq", indetta per il 1-2 ottobre. Che ben 44 deputati americani si sono premurati di chiedere, venisse vietato. E dei visti ai relatori iracheni, che erano stati prima promessi dall'ambasciata italiana a Baghdad, e poi sono stati negati per decisione di Gianfranco Fini. La prima notizia probabilmente la conoscete già: della vicenda hanno parlato ieri il TG3, il TG1 e il TG5, e la notizia è stata messa sui siti del Corriere della Sera, di Repubblica e della Stampa: se siete al corrente di altre pubblicazioni, fatemi sapere. La notizia è stata data in maniera sostanzialmente corretta: unico, persistente errore consiste nell'attribuire il convegno al Campo Antimperialista, anziché al Comitato Iraq Libero. Il Comitato Iraq Libero comprende numerose persone, in Italia e in altri paesi, che non sono affatto d'accordo con il Campo Antimperialista. Un po' di tè, e poi le altre novità. Sono tante, infatti, per cui penso di fare una serie di post indipendenti. sabato, 27 agosto 2005 Il caso Chianciano arriva su Repubblica Era ora, anche se l'articolista confonde la questione della raccolta di fondi per l'Iraq, vecchia di due anni e organizzata dal Campo Antimperialista, con la questione completamente diversa della Conferenza Internazionale Lasciamo in pace l'Iraq che si dovrebbe svolgere a Chianciano il 1-2 ottobre, e che vede anche il Campo tra i promotori.
SABATO, 27 AGOSTO 2005 La Repubblica, Pagina 8 - Esteri Al "campo anti-imperialista" invitati alcuni esponenti iracheni. Fini valuta se negare i visti d´ingresso a una decina di iracheni venerdì, 26 agosto 2005 Chianciano, qualcosa si muove in parlamento INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Al Ministro degli Esteri: premesso che : - 44 membri del Congresso degli Stati Uniti hanno inviato il 28 Giugno 2005 una lettera rivolta all’ambasciatore italiano negli Usa Sergio Vento nella quale si sollecita la proibizione del convegno indetto a Chianciano (Siena) per il 1 e 2 Ottobre dal cosiddetto “campo antimperialista”; - in seguito a quella lettera – resa pubblica dalla stampa italiana tra i quali il quotidiano “Libero” – l’ambasciata italiana a Baghdad avrebbe negato la concessione dei visti per partecipare alla conferenza ad alcuni esponenti dell’opposizione irachena tra i quali: Ayatollah Sheikh Jawad al KHALESI, leader del Iraqi National Foundation Congress; Ayatollah Sheikh Ahmed al BAGHDADI; Salah al MUKHTAR; Sheikh Hassan al ZARGANI, Portavoce internazionale del movimento di Muqtada al Sadr; Mohamad FARIS; Ibrahim al KUBAYSI, fratello del segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena; - se venisse confermata la decisione di negare i visti sulla base della pressione Usa, ci troveremo di fronte ad una inaccettabile lesione della sovranità nazionale del nostro Paese; Per sapere: - a che punto sia la concessione dei visti agli esponenti dell’opposizione irachena elencati in premessa ed in caso di diniego quali siano le ragioni – in base alla legge italiana- che giustificano tale rifiuto. On.Elettra Deiana On. Giovanni Russo Spena "Fedelta’ Ciò per cui lottiamo è la salvaguardia dell’esistenza e della riproduzione della nostra Razza, all’interno della nostra Nazione, il sostentamento dei nostri bambini e la purezza del nostro sangue, la libertà e l’indipendenza delle persone della nostra Razza, cosicché noi uomini affini possiamo essere maturi per il completamento della missione assegnataci dal Creatore dell’universo, Padre nostro e Dio. Salutiamo la Sua Vittoria!" Non si tratta, come potrebbe sembrare a prima vista, delle opinioni del presidente del Senato, Marcello Pera. Si tratta di qualcosa di molto più innocuo: le righe introduttive di un blog intitolato "no-immigrazione" (sono generoso, e gli regalo pure il link). Invito tutti a farci un giro. Vi troverete un florilegio di banner - ad esempio, un logo del Ku Klux Klan americano e un link a "divise del Terzo Reich" per compiacere i nordisti, atei o protestanti; un crocifisso che viene abbattuto da un nero, e il banner "vogliamo una cattedrale alla Mecca", per noialtri clericosudisti. Tanto, come insegna Oriana Fallaci, tutto fa Occidente, dalla minigonna a Gesù. So che alcuni lettori si scandalizzeranno a guardare il sito di "no-immigrazione", o considereranno i suoi autori dei poveri pazzi, o dei criminali contro cui indignarsi moralmente. Io invece li ritengo un segno dei tempi, e i segni vanno osservati con attento distacco, se vogliamo capire come va il mondo. Il sito è sostanzialmente pre-fallaciano. Chi lo ha messo in piedi, si sente fieramente fascista e/o nazista, e trova fonte di orgoglio e compiacimento in quelle bandiere e in quei simboli. Significativo è un vecchio poster sul sito, dove si vede l'Italia aggredita da simboli massonici, ebraici e comunisti, ma non dall'Islam. Mentre il razzismo post-fallaciano si fonda su simboli opposti: che so, il carro armato americano che entra a Roma nel 1944, o la bandiera israeliana. Eppure, il risultato finale è identico. Perché alla fine, non sono le bandiere che contano, ma le cause che ci stanno dietro le bandiere. E se togliamo l'aspetto del tutto irrilevante delle bandierine che ognuno agita, o il passaggio di capro espiatorio dagli ebrei ai musulmani, la causa del neonazista medio italico da stadio è perfettamente indistinguibile dalla causa del sofisticato neocon da salotto. Con una, tragica differenza: che il neocon sa quello che fa. Vale la pena riflettere su una cosa importante: la nota con cui un gruppetto di sfigati neonazisti si presenta si può confondere con un discorso del presidente del Senato. Non dico ovviamente che siano identici. la differenza fondamentale tra il nazismo storico e quello che stiamo vivendo oggi consiste nel fatto che non è più tempo delle grandi fabbriche o delle grandi marce collettive. Oggi sono i mercenari a morire per noi, mentre noi seguiamo Bruno Vespa e non gli stendardi in piazza. Cosa che rende i neonazisti dichiarati assolutamente perdenti, ma anche sostanzialmente innocui. Dico solo che il discorso di un blog neonazista e quello del presidente del Senato si somigliano, appartengono alla stessa famiglia. Parlano entrambi male del "meticciato", entrambi esaltano una presunta missione divina dell'Occidente. Questo una volta non succedeva. E vuol dire molto. Il secondo elemento interessante è che i nostri sfigati neonazisti si ritengono in qualche modo "antisistema". E probabilmente, in qualche angolo recondito, vorrebbero ancora esserlo. Tanto che si inventano una splendida e acrobatica arrampicata sugli specchi per dimostrarlo, denunciando, con un bello spreco di maiuscole: - L'INSEDIARSI DI NAZIONI E COMUNITA' ISLAMICHE NEL CUORE DELL'EUROPA (PIU' DI 2500 MOSCHEE), VEDI BOSNIA E KOSOVO, CHE CI RIFIUTANO E CI COMBATTONO, CONSIDERANDOCI BLASFEMI E INFEDELI, MINANDO DI FATTO LE RADICI U CRISTIANE DEI POPOLI EUROPEI.Ma tutto il sito di no-immigrazione è costruito su frammenti mediatici, e costituisce quindi una sorta di immensa pattumiera del prodotto più caratteristico di un sistema che usa, getta e avvelena con i propri scarti. Dai cosmici e menzogneri deliri alla Magdi Allam che tutti conosciamo sulle "madrasse dell'odio", alle piccole notizie di cronaca sensazionalistica. Che comprendono una parte di verità, ovviamente. Basta infatti compiere una procedura elementare: togliere dalla cronaca tutti gli episodi di orrori commessi da italiani, e ti restano tutti gli episodi di orrori commessi da non italiani. Che possono essere mostri o truffatori o ladri quanto gli italiani, proprio perché siamo tutti tristemente uguali. Ma accanto alla parte di verità, c'è tutta una parte artificiosa, costituita dalla follia dei titolisti: potete trovarne un piccolo, ma significativo esempio sul sito Kelebek. Dove vediamo in che modo una giornalista cialtrona di provincia, tale Nunzia Vallini, ha inventato un "rapimento di bambini" da parte di presunti "zingari". Dieci, cento, mille di queste fole si trasformano lentamente in luogo comune. Così gli sfigati neonazisti di "no-immigrazione" insieme trionfano e vengono annegati nella nazificazione generale della società. L'Uomo Nuovo prodotto dall'intersezione tra i laboratori dei neocon e il provincialismo nostrano è un incrocio genetico (un meticcio?) tra l'industria culturale americana e il più gretto servilismo italico. La grande leva con cui l'hanno indotto a partecipare alla guerra cosmica per l'annientamento dell'Altro è la paura, inscindibile dall'astio vendicativo. Sul suo blog, Sherif ci racconta la storia molto educativa di Marco, alias "Oriano Fallaci", uno di questi ultimi uomini, per rievocare un termine inventato, in altro contesto, da Nietzsche. Un impiegato, che da casa sua (IP 82481****) e dall'ufficio (Infocamera di Padova) scriveva a Dacia Valent frasi come "Massacratela quella scrofa selvatica" "negretta repressa", e "Miss Biancaneve"... Il tutto con lo spirito del linciaggio, dove non è previsto che il negro di turno che tutti si stanno sanamente divertendo a linciare, reagisca. O del videogioco, dove non ti aspetto certo che l'arabo virtuale che stai polverizzando ti dia la scossa.
linciaggio di William Brown, 1919, Stati Uniti d'America Si è mai visto un capro espiatorio che incorni il sacerdote che lo sta per lanciare giù dal dirupo? Una folla di iracheni su cui un bombardiere sta prendendo la mira, che tiri giù l'aereo? Beh, per fortuna, qualche volta sì... Dacia Valent ha denunciato alla polizia l'eroico linciatore. Che oggi prega in ginocchio, sperando in quella che per principio prima negava, cioè l'umanità dell'Altro: "Dacia non possiamo sentirci io e te di persona?Leggetevi il resto del melodramma sul blog di Sherif. mercoledì, 24 agosto 2005 La Ragazza Sfasciafamiglie, il Branco di Pera e il Pianista Kamikaze
Il banner - che vi invito calorosamente a copiare anche sui vostri blog o siti - è merito di Mauro Biani e di Lia di Haramlik, che è intervenuta sulla questione del Convegno internazionale sull'Iraq che 44 deputati americani hanno chiesto di vietare. Sono due giorni di seguito che compro il quotidiano Libero. Per rinfrescare la memoria, Libero è il giornale che scrisse in prima pagina che io, modesto traduttore di manuali tecnici, avevo come obiettivo segreto Invece, lo prendo perché da due giorni, la Conferenza Internazionale Lasciamo in Pace l'Iraq (Chianciano, 1-2 ottobre 2005) occupa la prima pagina (assieme ad articoli come "Sì, sono io la ragazza sfasciafamiglia" e "Come sono uscito dal triangolo d'amore"), e anche qualche pagina interna. I giornalisti cialtroni questa volta si chiamano Mattias Mainiero, Brunella Bollolli e soprattutto Francesco Ruggeri, Francesco Ruggeri è proprio lo stesso signore che il 20 luglio scorso proponeva di chiudere il Centro internazionale di fisica di Trieste (ICTP), dedicato ad astruse ricerche teoriche, perché, a suo dire, "“L’Italia insegna agli islamici come fare la bomba atomica”. I fisici hanno risposto con un articolo che inizia, "Un cretino si aggira per la stampa italiana". Il cretino, cioè Francesco Ruggeri, questa volta ha un asso nella manica: "soldi raccolti in Italia per i terroristi: ecco il documento", scrive il titolista. Il "documento" che Ruggeri pretende di avere scoperto era già linkato su questo blog dal 10 agosto. E comunque è stato segnalato alcuni giorni fa in una conferenza stampa tenuta proprio dagli organizzatori del Convegno che Ruggeri attacca: si tratta della richiesta da parte di 44 deputati americani perché l'Italia vieti un convegno tenuto sul suolo italiano. Nella lettera, come abbiamo già detto, si parla della raccolta di fondi per la resistenza irachena, che ha fruttato in tutto 12.000 Euro. I soldi dovevano servire per la costituzione di un organo di stampa della resistenza, cosa resa impossibile a causa dell'arresto, compiuto dagli americani il 4 settembre del 2004, del segretario dell'Alleanza Patriottica Irachena, Jabbar al-Kubaysi. Mentre nessuno sa dove si trovi oggi al-Kubaysi, scomparso nel nulla come decine di migliaia di iracheni, si sa invece perfettamente dove stanno i soldi: fermi su un conto corrente postale italiano, bloccati peraltro da un'inchiesta della polizia postale. I soldi raccolti in altri paesi, invece, sono stati usati per inviare due (documentatissime) tonnellate di medicinali nella martoriata provincia di al-Anbar. Tutto questo si trasforma, nella moltiplicatoria fantasia di Francesco Ruggeri, nella "bellezza di 350 mila dollari". Avete capito bene: 12.000 euro, al cambio suo, fanno 350.000 dollari. Francesco Ruggeri invita quindi tutti i lettori di Libero a inondare le Poste italiane di messaggi di protesta per chiudere il conto. Cosa che la polizia postale ovviamente non permetterebbe, ma certi giornalisti ragionano così. Il giorno dopo, Libero riparte all'attacco, in prima, seconda, terza e quarta pagina, facendo un'unica polpetta di:
Bisogna dire che sono proprio bravi. Non dicono esattamente che a Chianciano gli ospiti del convegno violentino le ospiti, ma creano un miscuglio inestricabile tra i tre temi nella testa del lettore: solo leggendo attentamente gli articoli, si scopre che il "branco di clandestini" è composta da un casertano, due moldavi, un russo, un rumeno e un ucraino. Sicuramente sono tutti cristiani nel particolarissimo senso in cui sostiene di esserlo Marcello Pera (a proposito di Marcello Pera, date un'occhiata al blog di Paniscus oggi). Questa volta, Libero chiama a raccolta anche Margherita Boniver, Gustavo Selva, e il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Valentino, tutti mobilitati - almeno a dire di Brunella Bollolli - contro il convegno di Chianciano e i suoi organizzatori. Alfredo Mantica, sottosegretario agli esteri, dimostra tutta la propria cultura geografica con una battuta: "Il campo anti-imperialista? Se lo facciano a casa loro". Gli organizzatori della conferenza sono prevalentemente italiani. Libero richiama in servizio il vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Lucio Malan, il mitico "pianista" parlamentare, che già nel 2003 si era unito alla canea ululante contro chi sosteneva la resistenza irachena: un fronte composito per impedire un altro convegno. L'incredibile fronte rosso-azzurro contro il convegno andava da Carlo Taormina a Fausto Bertinotti, da Magdi Allam a Fulvio Grimaldi, da Bruno Vespa a Piero Fassino, da Marco Taradash a Paolo Mieli. A farne parte, non ci si doveva sentire proprio soli. Evidentemente il tempo ha un effetto strano sulla memoria dei giornalisti, o almeno su quella di Francesco Ruggeri, visto che trasforma il pianista Lucio Malan in un solitario kamikaze: "Un politico a suo modo 'kamikaze', se è vero che il 17 novembre del 2003 ha trovato il coraggio di mettersi da solo contro le schiere dei filo resistenti, rossi e islamici"
Il "pianista kamikaze" Lucio Malan, immortalato mentre vota per un collega assente Torture texane e imprese dell'immaginario Ogni tanto voglio toccare un argomento che probabilmente interessa meno di quelli strettamente politici. Ma il blog è mio e annoio quanto mi pare.
Si tratta delle imprese dell'immaginario, cioè le organizzazioni di ogni sorta che si strutturano attorno al bisogno di sacro. E che spesso vengono chiamate "sette": lo uso anch'io come tag, ma solo per la brevità della parola. Adesso è scoppiato il secondo grande scandalo a coinvolgere il movimento degli Hare Krishna negli Stati Uniti. L'articolo che allego va letto con una certa cautela. Innanzitutto, gli Stati Uniti hanno una diffusa cultura di denunce multimilionarie per molestie sessuali, usate anche come metodo per fare rapidamente un po' di soldi. "Cautela" non vuol dire però negazione. Inoltre, il movimento degli Hare Krishna, alla morte del fondatore, Swami Prabhupada, si è diviso in una dozzina di sezioni del tutto indipendenti: quello che succede tra gli Hare Krishna di Dallas non riguarda ormai da molti anni quello che succede tra gli Hare Krishna italiani. Ho voluto passare qualche giorno con gli Hare Krishna, molti anni fa. L'impressione che se ne ricavava era di una robotizzazione completa: sveglia alle tre di mattina, tre o quattro ore ininterrotte di canti e danze, poi via a mendicare per strada cantando e danzando, pomeriggio di prediche davanti a una gigantesca statua del capo-fondatore, sera a proselitizzare il prossimo, con altri canti e danza, la notte nei sacchi a pelo con in sottofondo il mantra che veniva trasmesso da altoparlanti. Anni dopo, ho incontrato diversi Hare Krishna. E questa volta, devo dire che la mia impressione era opposta: pur non trovandomi d'accordo con loro, erano persone molto più colte, aperte e umane del militante medio di Scientology o della Società Torre di Guardia. Almeno qui in Italia, devono aver vissuto una grossa trasformazione a metà degli anni Ottanta. Fine anni Settanta, ai tempi remoti in cui andava di moda l'Oriente. Un mio amico va in India e scopre che i giovani non solo bevono whisky per "fare gli occidentali", a dispetto dei loro posati genitori fumatori di hashish. Ma i giovani compiono anche la trasgressione ultima: frequentano il "tempio degli americani", cioè gli Hare Krishna. Evidentemente lì veniva concesso agli indiani frequentare il tempio. In Italia, gli Hare Krishna, che all'epoca avevano risorse economiche assolutamente inspiegabili (tu guardavi la vasta piscina nella loro villa al centro di Roma, e loro ti rispondevano, "sai, noi vendiamo per strada le nostre cassette di musica"), offrivano da mangiare gratis ogni sera, per poi proselitizzare gli ospiti. Una sera, mentre un finto indiano di Napoli cercava di convertirmi, arriva una trentina di indiani veri e affamati. L'indiano di Napoli mi spiega, "no, quelli non sono indiani veri, perché non sono filosofi!" Alla fine hanno preso gli scarti della cucina e li hanno fatti mangiare in un angolo lontano del giardino. Comunque è importante tenere presente episodi come quello di Dallas, perché a mano a mano che tutto si privatizza, cresce anche l'importanza delle imprese dell'immaginario. E la follia del comando, con conseguenze che possono anche essere atroci, è sempre più presente, e può svilupparsi in qualunque contesto di isolamento. Scandalo Hare Krishna negli Usa |
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