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lunedì, 06 luglio 2009 Terrorismo, Gran Bretagna detenuto per 8 anni senza accuse 2009-07-03 18:49
TERRORISMO: GB, DETENUTO PER 8 ANNI SENZA ACCUSE (di Mattia Bernardo Bagnoli) "Ritengo responsabile Tony Blair, la Camera dei Lord, la Regina, i politici e il Parlamento: tutti loro hanno le mani sporche in questa storia". E' il durissimo 'j'accusé di Dina Al Jnidi, moglie di Mahmoud Abu Rideh, rifugiato palestinese arrestato nel 2001 in Gran Bretagna per sospette attività terroristiche e detenuto per otto anni senza mai vedere uno straccio di accusa. Un'ordalia che lo ha lasciato menomato nella mente oltre che nel fisico. "Ricordo perfettamente il giorno che la polizia è venuta a prendersi mio marito: era il 19 dicembre del 2001". Inizia così il racconto di Dina, pubblicato oggi a doppia pagina dal quotidiano britannico Independent. "Erano in 30, tutti armati: hanno puntato i fucili in faccia a me e ai miei bambini. Alcuni si sono fatti la pipì addosso. Hanno scaraventato a terra mio marito, gli sono saliti sulla schiena. Lui urlava. 'Zitto, fottuto terrorista', hanno risposto". Mahmoud Abu Rideh a quel punto sparisce. Per 40 giorni Dina lo cerca invano ma le autorità britanniche tengono la bocca cucita. Alla fine Mahmoud 'spunta' presso la prigione di Belmarsh. "Sono andata a trovarlo, con i miei figli", ricorda Dina. "Lo hanno tenuto dietro a un vetro: mio marito non conosce bene l'inglese ma non gli hanno permesso di parlare in arabo". Mahmoud denuncia comunque alla moglie le violenze e le privazioni che avrebbe subito di continuo in carcere. Alla fine i suoi nervi cedono e viene trasferito all'ospedale psichiatrico di Broadmoor dove, stando a Dina, Mahmoud ha iniziato a ferirsi da solo. Poi, nel 2005, Rideh è stato 'liberato' e posto agli arresti domiciliari secondo le disposizioni contenute nel Prevention of Terrorism Act: braccialetto elettronico, obbligo di firma digitale, niente internet per sé o i suoi familiari, niente visite se non autorizzate dal ministero dell'Interno. Condizioni che, nonostante le sentenze contrarie della Corte europea di giustizia e dei diritti umani, permangono tuttora. Dina, esasperata, ha infine lasciato il Regno Unito e si è trasferita in Giordania da alcuni parenti. A Mahmoud è stato però negato il permesso di espatriare. Sino ad oggi. Dopo anni di battaglie legali, grazie anche al sostegno di Amnesty International, Rideh si è infatti presentato all'Alta Corte del Regno Unito con una sola richiesta: quella di poter lasciare per sempre il paese. E davanti ai giudici dell'Alta Corte il governo ha finalmente accettato di emettere un "permesso di viaggio" della durata di cinque anni. "Io e mio marito - scrive Dina - siamo scappati dalle torture degli israeliani per trovare una situazione peggiore in Gran Bretagna. Io sono britannica, anche i miei figli lo sono. Perché è accettabile che si venga trattati in questo modo?". "Sin dal 2001 - ha detto Kate Allen, direttore di Amnesty International UK - Mahmoud è stato imprigionato senza accuse formali o soggetto a limitazioni della libertà. Non gli è mai stato permesso di vedere le 'prove' che sono state raccolte a suo carico. Nessuna sorpresa che la sua stabilità mentale sia così severamente compromessa. Se il governo reputa che Rideh abbia dei legami con organizzazioni terroristiche lo mandi a processo". "Il mio assistito - ha detto Gareth Peirce, avvocato di Rideh - farà richiesta questo pomeriggio e speriamo di ottenere il documento entro due settimane al massimo. Era in uno stato di completa disperazione: oggi questa condizione è stata in qualche modo alleviata. 0ra dobbiamo solo aspettare e vedere cosa accade". (ANSA). mercoledì, 01 luglio 2009 Britney Spears, la religione civile dell'Olocausto e una bufala mediatica Da tempo, parliamo qui della trasformazione del genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale in nuova religione unificante dell'Occidente capitalista.
La costruzione della religione civile dell'Olocausto ha ormai assunto dinamiche proprie, che prescindono dai suoi stessi costruttori e sono affascinanti da seguire. Un sito pieno di popup intitolato National Ledger dichiara che, "according to reports" e "reportedly", Britney Spears sarebbe stata invitata a recitare una parte in un film intitolato The Yellow Star of Sophia and Eton: la protagonista del film, Sophia LaMont, costruisce una macchina del tempo, con cui viaggia a ritroso, incontrando un ebreo di nome Eton in un campo di concentramento nazista. Di tutta la vicenda, compresa la stessa esistenza del film, non si trova altra traccia in rete. Ma nel flusso generale, un fatto è vero dal momento stesso che se ne parla, specie se tocca due argomenti strutturalmente eccitanti come Britney Spears - 87 milioni di dischi venduti nel mondo - e l'Olocausto, un accostamento che ha effetti psicologici analoghi al crocifisso al collo di Roberto Cavalli di cui abbiamo discusso in un recente post. Britney Spears non può essere accusata di aver mai espresso alcun pensiero inopportuno, perché non ha mai espresso alcun pensiero in assoluto; ma il suo ruolo obbligato di meretrice virtuale, che le apre innumerevoli porte finanziarie, la esclude dalla sfera del culto religioso. Ed ecco che leggiamo su tutti i media qualche variante di questa notizia, che riprendiamo dal sito della Stampa di Torino: "BERLINO - Il Consiglio Centrale degli ebrei in Germania ritiene «del tutto inopportuna» la proposta di far interpretare a Britney Spears il ruolo femminile principale in un film sulla Shoah. Si tratta di The Yellow Star of Sophia and Eton (La stella gialla di Sophia ed Eton) e racconta la storia di una donna che si innamora di un uomo in un campo di concentramento. «È riprovevole cercare di finanziare il film mescolando perfidamente Britney Spears e l’Olocausto», ha detto la presidente del Consiglio Centrale degli ebrei in Germania, Charlotte Knobloch, al tabloid Bild. «I principi etici dovrebbero avere la precedenza. La sceneggiatura per i film su temi come l’Olocausto dovrebbe essere scelta con cura e anche la scelta degli attori deve essere prudente».Ovviamente, ogni sito che riporta con devoto sussiego questa notizia, la associa a una serie di allegre foto di Britney Spears. Di quella virtuale; probabilmente il nostro è uno dei pochi siti a riportare una foto di quella reale, che mette in evidenza il suo indubbio piglio imprenditoriale. Credo che questo scambio tra una non notizia e un comunicato di sdegno (con un tocco curiale-cardinalizio), senza che nessuno cerchi di capire se gli stessi fatti di cui si sta parlando siano veri o no, ci dica molto sul giornalismo ai tempi nostri. Ma anche la "sconvolta reazione" della comunità ebraica - che in ripresa dopo ripresa diventa "rivolta", "sdegno" e via drammatizzando - a sua volta si rifà a un'unica, discutibile fonte: il quotidiano Bild, tutto tette e cadaveri, che probabilmente non ha riportato alcuna dichiarazione ufficiale, ma semplicemente qualche banalità estorta per telefono alla signora Knobloch.[1] Nella strutturazione dell'immaginario religioso, le sceneggiature scelte "con cura" e gli attori reclutati con "prudenza" hanno invece una funzione cruciale, analoga a quella delle processioni ai tempi della Controriforma. Lo scorso autunno, New York Magazine ha stilato una guida a ben sei film sul tema nazisti/olocausto in concorrenza allora per l'Oscar. Spiega l'autore, "con l'economia messa com'è, nessuno vuole spendere i pochi soldi che ha per vedere un film sull'Olocausto che non sia piacevole, e quindi Vulture ha inventato questo infallibile flowchart per stabilire qual'è il film che fa per te". Eccovi il diagramma di flusso di New York Magazine: ![]() 1. (Ritornare) Nei contorti meccanismi della cultura delle Vittime e dei Vittimi, la miliardaria Britney Spears diventa per qualcuno una vittima anche lei, in questo caso della comunità ebraica tedesca. Scrive tutta seria una certa Vincenza Iovinella:
"sta di fatto che si è alzato contro di lei un muro. Una vera e propria battaglia contro la sua fama e la sua trasgressione, che ben poco hanno a che fare col dramma della sofferenza di una tragedia che ancora mina la memoria dell'Umanità. " giovedì, 25 giugno 2009 Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (III) La curiosità, più naturale che morbosa, per fatti di cibo, sesso e sangue, non sarebbe abbastanza da mettere in crisi Berlusconi. Anzi, lui stesso ha sicuramente lasciato che si diffondesse l'immagine di conquistatore, un'immagine non sgradita a buona parte del pubblico maschile italiano, usa a recarsi in vacanza a Phuket. L'ammiccamento, che permette di smentire, o almeno di ignorare, è da sempre un elemento dell'immagine regale. La soglia però si supera, quando sono le conquiste a parlare. Primo, perché nel momento in cui parlano - o videano, che è la stessa cosa, anzi di più - cessano di essere conquiste e diventano conquistatrici. Secondo, perché in un paese scarsamente cattolico, ma molto clericale, l'ammiccamento va benissimo, il fatto che inchioda no. Terzo, perché la poligamia è contemporaneamente inaccettabile per il cristianesimo e il femminismo. Berlusconi può mandare cittadini italiani a uccidere in Afghanistan, ma non può mettersi il trucco quando balla con Patrizia D'Addario. La soglia viene inevitabilmente superata in tempi che fondono la cultura della Jeune-Fille con una pervasiva tecnologia comunicativa: nulla di più pericoloso di una ragazza immagine con un registratorino nascosto, e soprattutto pronta a fotografare e farsi fotografare. Ora, il bello è che "la ragazza immagine con il registratorino nascosto" potrebbe essere lei stessa una definizione di ciò che si chiama berlusconismo: Berlusconi muore, o resta gravemente ferito, grazie all'unica arma in grado di colpirlo - il berlusconismo, appunto. In realtà, non abbiamo mai condiviso la teoria secondo cui Silvio Berlusconi avrebbe creato la cultura che da noi porta il suo nome, o fatto il lavaggio del cervello agli italiani. Questa affermazione è insieme complottista e provinciale, perché dimostra una beata ignoranza dei meccanismi mondiali;[1] e costituisce un'inconscia autoassoluzione, una voluta riduzione del problema ai soli elettori di Silvio Berlusconi, mentre in realtà riguarda chiunque sia solito accendere il televisore in casa. E non solo. Questi meccanismi erano già chiari a Guy Debord quarant'anni fa. Al punto 43, il suo testo difficile ma prezioso, La società dello spettacolo [2], recita: "Mentre nella fase primitiva dell'accumulazione capitalistica "l'economia politica non vede nel proletario che l'operaio", ovvero colui che deve ricevere il minimo indispensabile per la conservazione della propria forza-lavoro, senza mai considerarlo "nei suoi svaghi e nella sua umanità", questa posizione delle idee della classe dominante si inverte nel momento in cui il grado d'abbondanza raggiunto nella produzione delle merci esige un surplus di collaborazione da parte dell'operaio. Questo operaio subito lavato dal disprezzo totale che gli è chiaramente manifestato attraverso tutte le modalità di organizzazione e di sorveglianza della produzione, si ritrova ogni giorno al di fuori di essa, apparentemente trattato come una grande persona, con una premurosa cortesia, sotto il travestimento del consumatore. Allora l'umanesimo della merce prende in carico "gli svaghi e l'umanità" del lavoratore, semplicemente perché l'economia politica può e deve ora dominare queste sfere in quanto economia politica. Così "il rinnegamento compiuto dell'uomo" ha saturato la totalità dell'esistenza umana."La macchina che trasforma l'operaio in consumatore,[3] che - al di fuori del "disprezzo totale" che gli fa subire dentro il call center - lo tratta "con una premurosa cortesia", che lo coccola e solletica le sue fantasie senza mai soddisfarle, che lo infantilizza, crea un nuovo modello umano, che Debord chiamava la "Vedette" e che Tiqqun chiama la "Jeune-Fille":[4] termini entrambi al femminile, ma che indicano indifferentemente maschi e femmine. Chi sia la Vedette/Jeune Fille, emerge chiaramente da un confronto tra le gambe di Barbara Montereale - tecnicamente perfette, in grado di competere con quelle di Lara Croft - e il viso, di una piattezza desolante. Come scrive Tiqqun, "La Jeune-Fille assomiglia alla sua foto". La Jeune-Fille parrebbe, quindi, una pura merce, priva di ogni vita propria: "Poiché la sua apparenza ne esaurisce interamente l'essenza e la sua rappresentazione la realtà, la Jeune-Fille è l'interamente dicibile; e anche il perfettamente predicibile e l'assolutamente neutralizzato".Forse, con il suo istinto così spesso vincente, Silvio Berlusconi contava su questo fatto. Senza capire che questa nullità ha dietro di sé tutta la potenza della storia. Silvio Berlusconi ha cavalcato un'esigenza storica, certamente non inventata da lui. Senza rendersi bene conto che si trattava di una tigre e non di un cavallo; o se preferite, di un indistinto ammasso di vedette personalizzate con gli abiti tigrati di Roberto Cavalli. Il riferimento non è casuale, per due motivi. Primo, perché abbiamo in questo periodo un contenzioso con Roberto Cavalli, e ci divertiamo quindi a parlarne spesso. Ma più seriamente, perché Roberto Cavalli, alcuni anni fa, ha ridisegnato il costume delle famose conigliette di Playboy. Le conigliette, ricordiamo, sono le donne immagine di una donna manager - Christie Hefner - che vende pura immagine, cioè il brand che viene messo su prodotti fatti e venduti da altri in oltre 100 paesi, con un fatturato annuo di oltre 600 milioni di dollari. "Pur rispettando l'inconfondibile trademark delle Playboy Bunnies - lo smoking abbreviato - Cavalli lo ha aggiornato con toni sado-maso. Uno schizzo del celebre stilista tanto amato dagli americani ritrae la nuova coniglietta con gli occhi fortemente truccati, un caschetto di capelli biondi lisci, una sigaretta che le pende ai lati della bocca, collare scintillante e delle pesanti fasciature in pelle ai polsi. Da notare il crocifisso enorme che Roberto Cavalli ostenta: nello spettacolo generale, il ruolo dell'immagine-Chiesa è di dare un tono lievemente ridicolo di proibizione, che permette all'erotizzazione generale di presentarsi ancora come trasgressione.Note: [1] Che poi sono meccanismi brutalmente economici. Romano Prodi, allora premier, si rallegrò pubblicamente nel 2007 per l'acquisto dell'azienda olandese Endemol, la macchina produttrice del formato del Grande Fratello, da parte di un consorzio formato da Mediaset, da Goldman Sachs e dall´imprenditore olandese John De Mol. Il ministro delle comunicazioni dell'allora governo di centrosinistra, l'ex-militante di Lotta Continua Paolo Gentiloni (della famiglia dei conti Gentiloni -Silveri, ma non è colpa sua), ebbe a dichiarare «L´operazione è un successo e una spinta alla diversificazione che dobbiamo incoraggiare». [2] La società dello spettacolo, Massari Editore, 2002. [3] Per "operaio" ovviamente non dobbiamo intendere semplicemente il lavoratore di fabbrica, figura oggi secondaria. [4] Tiqqun, Elementi per una teoria della Jeune-Fille, Bollati Boringhieri, 2003. mercoledì, 24 giugno 2009 Silvio Berlusconi, dopo Noemi, Barbara e Patrizia arriva Bibi Da La Discussione, 24.06.2009
Netanyahu a Berluconi "Sei un campione di pace". "Grande amico d'Israele, campione di pace, sicurezza e libertà". Così il primo ministro israeliano Netanyahu ha definito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante un incontro ufficiale che si è svolto ieri a Palazzo Chigi. Netanyahu ha sottolineato di essere "a Roma nella sua prima visita in Europa da primo ministro". "Grazie primo ministro Berlusconi, Silvio, per la tua amicizia, la tua leadership, per esserti schierato per la verità anche in momenti di venti contrari, per aver sempre detto le cose che contano, le cose che sono importanti" ha detto il leader mediorientale, che ha poi aggiunto di non vedere l'ora di poter accogliere il primo ministro italiano in visita a Tel Aviv. martedì, 23 giugno 2009 Club Roberto Cavalli di Piazza del Carmine, molti morti e uno vivo Già abbiamo avuto occasione di parlare qui dell'osceno catafalco che Roberto Cavalli ha fatto installare in Piazza del Carmine, a Firenze, come monumento sia a se stesso, che alla mercificazione della specie umana.
Però durante la notte, quando l'ultimo residuo di ghignante subumanità griffata torna barcollante ai SUV, si infilano sotto il suo ampio riparo un po' di persone interessanti. Come Salvo, ad esempio. "Ma tu ci sai trasiri ntu cumpiuter?", mi chiede, mordicchiando il suo sigaro spento. "Perché io sono qui, e mi affatico, no, non è che lavoro, penso; e vurria scrivere un libro, ce l'ho qui in testa, per parlare di psicologia, di antropologia, di sociologia, di egittologia e di religione e di storia, che queste cose ce le ho nel DNA. E vurria parlare di Gesù, che ca' si dice comunismo, e fascismo, ma il regno di Gesù è perfetto, non ci sono né latri né carrabbinèri, che se ho due pezzi di pane, uno me lo mangio io e uno lo dò a te. La Sicilia mi stava stretta, mo' patri m'ha rinnegato, ci ho lasciato due figli, è bello avere i figli, ci parli, ma di loro non so più niente da tredici anni. E sto scoppiando, mi nni vulissi ghiri, via di qui, lavoro non ne trovo, che io ho lavorato nei mercati generali, ho lavorato in fabbrica, ho fatto di tutto, quando lavoro ce n'era. Però ho la salute e il cervello, e vurria trasiri ntu computer e scrivere tutte le cose che penso, ma non una cosa così, un vero libro voglio scrivere, forse tu mi aiuti a capire come funziona 'u cumpiuter". Iran, Ahmadinejad e altre divagazioni (II) Le elezioni in Iran ci ricordano quelle avvenute in Libano il 7 giugno. "La coalizione filoccidentale vince le elezioni", hanno titolato in maniera quasi unanime i media, in Italia e altrove. Dove per "coalizione filoccidentale" si intende una strana alleanza tra i capiclan maroniti, sunniti e drusi attorno all'Arabia Saudita, benedetta dal patriarca cattolico-maronita. La vittoria è stata attribuita, variamente, alla cultura liberale dei giovani, al discorso di Obama al Cairo o alla "voglia di democrazia". Ora, la coalizione filosaudita ha sicuramente vinto un seggio in più rispetto alle elezioni precedenti. Ma nessuno si è chiesto come sia andato il consenso popolare. Il Libano è una precaria tregua tra vari clan, che si regge sulla divisione confessionale: ogni gruppo religioso ha diritto a una precisa parte dei seggi in parlamento, che rispecchia un censimento di mezzo secolo fa, ma non la demografia attuale. Nel parlamento uscente, c'erano 128 deputati: 70 appartenenti alla coalizione governativa, 58 all'opposizione, tra cui anche Hezbollah. In queste elezioni, Hezbollah, cauto come sempre, ha presentato solo 11 candidati, per non rubare spazio ai propri alleati, e tutti e 11 sono stati eletti a schiacciante maggioranza. Altri 46 seggi sono stati vinti dagli alleati sciiti e cristiani di Hezbollah. Totale 57, un seggio in meno che alle elezioni precedenti. Ma il dato interessante è che la coalizione attorno a Hezbollah ha ricevuto 840.000 voti, pari al suffragio del 55% degli elettori, distanziando di ben dieci punti la coalizione filosaudita/occidentale, che ha preso il 45%.[1] E' interessante notare come Michel Aoun, l'alleato cristiano di Hezbollah, abbia preso il 52% del voto cristiano, anche se la ripartizione dei distretti elettorali cristiani - decisa anni fa dai grandi signori maroniti in modo da favorire i propri feudi - ha dato la maggioranza dei seggi cristiani ai suoi rivali. Sia Michel Aoun che Hezbollah hanno riconosciuto la propria sconfitta. Che però è certamente dovuta più a un sistema elettorale che ai discorsi di Obama. Nota: [1] La coalizione filosaudita ha persino perso due seggi: i tre seggi persi da entrambe le parti sono andati a candidati indipendenti, che però all'ultimo momento si sono schierati con il governo. (Continua...) lunedì, 22 giugno 2009 Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (II) Come si fa a essere così intelligenti da diventare insieme il più ricco imprenditore del paese e il capo di governo più politicamente longevo della storia italiana, almeno dopo Benito Mussolini? Come si fa a essere così imbecilli da lasciarsi travolgere da un'orda di ignorantissime giovani meretrici? Solo ponendosi entrambe le domande, possiamo capirci qualcosa del destino di Silvio Berlusconi. Forse una risposta sta nella distinzione tra intelligenza istintiva e intelligenza riflessiva. Ritengo che l'intelligenza riflessiva - quella, per intenderci, che piace ai lettori di questo blog - sia sostanzialmente una zavorra nella vita. Capire non permette quasi mai di cambiare le cose; anzi, è spesso di intralcio; e capire le ragioni degli altri è disarmante e quindi fatale. L'intelligenza istintiva è invece quella che nei fatti si dimostra vincente. Silvio Berlusconi, quando parla in pubblico, alterna tra banalità e sciocchezze. Immagino che anche a parlarci in privato, dirà tutt'al più cose dettate da una sorta di diffuso buon senso. Eppure Berlusconi è riuscito a fare, ovviamente per sé, ciò che non è riuscito a nessun altro nella storia italiana. Facile dire che ci sarà riuscito con la corruzione: evidentemente ha saputo chi corrompere e quando, mentre migliaia di altri squali non ce l'hanno fatta. Soprattutto, Berlusconi è riuscito a fare in modo che almeno la metà degli italiani si riconoscesse in lui, nella sua faccia da Pierino impunito, nella sua contagiosa allegria, nelle sue barzellette. Silvio Berlusconi è quindi un uomo di insolita intelligenza istintiva, che momento per momento, sa compiere le scelte giuste, mentre noi complicati annaspiamo. Ma la mancanza di riflessione può portare alla catastrofe. Non si possono conservare segreti, perché i piccoli se li lasciano sfuggire senza pensarci, i grandi fanno in modo che si scoprano quelli dei propri concorrenti. Per impedire la fuga di un segreto, occorre controllare un'intera società, stroncando le informazioni prima ancora che nascano, come Stalin quando sulle mappe faceva spostare città intere perché non venissero trovate dai bombardieri nemici. Anche se volesse, Silvio Berlusconi non potrebbe mai fare qualcosa di analogo, perché la sua forza non risiede in alcuna forza sociale volontaristica, ma proprio nel flusso delle chiacchiere, nel sottofondo ammiccante che forma le serate degli italiani: un sottofondo dove erotismo, giovanilismo e compiacimento per le proprie debolezze sono gli ingredienti decisivi. Ed è così, non certamente per colpa di Berlusconi, ma perché la comunicazione oggi è il discorso incessante di seduzione delle merci. Le merci parlano sempre al livello più basso, perché nessun cliente deve essere escluso; e il denominatore comune universalmente comprensibile a tutti è il pettegolezzo erotico, attività che occupa un settore enorme del sistema mediatico. In queste circostanze, come poteva Berlusconi non pensare che almeno una delle tante ospiti della sua villa avrebbe parlato? Non ci sono regali che tengano, perché su cento, ci sarà sempre una insoddisfatta perché vorrebbe di più, una gelosa perché un'altra ha ricevuto una collana più bella, o semplicemente una che si vanta con la migliore amica, senza rendersi conto che proprio quella migliore amica vorrà tentare il colpaccio tradendola. (Continua...) Iran, Ahmadinejad e altre divagazioni (I) Tra i commenti, mi si chiede un parere su ciò che sta succedendo in Iran.
In questo periodo sono stato molto impegnato, per una serie di motivi, e non ho avuto il tempo di fare ricerche sulla crisi iraniana; e non mi sembra il caso quindi di parlare di situazioni che non conosco bene. Credo che la cosa migliore che posso fare, quindi, è segnalarvi qualche riflessione non mia. Iniziamo con questa, di un amico che conosce piuttosto bene l'Iran. Sto passando giornate al computer per seguire quello che sta succedendo a Tehran.
Credo sia molto presto per trarre delle conclusioni, perché il quadro cambia letteralmente ora dopo ora.
C'è una quantità di indizi che fa comunque pensare a due elementi concomitanti.
Il primo è quello di un maldestro tentativo di "rivoluzione colorata", tipo Georgia, presentata al mondo mediatico da belle manifestanti con cartelli scritti in inglese allo stesso modo con cui si mostravano al mondo, con belle manifestanti e dita tinte d'inchiostro, le elezioni nell'Iraq "liberato".
"Where is my vote?" Your vote, si potrebbe rispondere, is together with other nine million, 34%.
Credo che brogli elettorali ci siano stati sicuramente. Li fanno in Europa e negli Stati Uniti, non si capisce perché non dovrebbero farli in Iran. Quello di cui dubito è della loro portata. Spostare milioni di voti non riuscì neppure a Stalin nel 1948, quando c'era da "aggiustare le cose"nella parte d'Europa spettante all'influenza sovietica:invece di pilotare le elezioni fece semplicemente ammazzare o emarginare gli eletti non-comunisti.
Interessante è che Twitter, il "cinguettatore" tanto dimoda in questi giorni, produce testimonianze di assalti
della polizia e dei bassij in un inglese perfetto, ai limitidel cockney. Mah!
L'altro elemento è il tentativo altrettanto maldestro,compiuto da un Mussawi che dell'Iran fu primo ministro nelperiodo più nero e che difficilmente può essere inteso come un "progressista" (più facile sia un opportunista), di ribaltare il tavolo. Il perché lo sanno lui e pochi altri.
Il tutto, in un momento in cui l'Afghanistan è fuori dal controllo più che mai e con le grandi potenze che hannofinalmente invitato i politici della Repubblica Islamica a sedersi ai tavoli internazionali che più contano.
Per Mussawi, dunque, nessuno si è per ora mosso. E' probabile che quando si saranno calmate le acque verrà portato con tutta calma all'aeroporto e fatto accomodare sul primo volo in partenza per dove vuole lui, purché non si faccia più vedere.
Il risultato di tutto questo è stato una tragedia.
Il prezzo di questi giochi di potere lo stanno pagando, e carissimo, i manifestanti mandati letteralmente al macello.
(Continua...) domenica, 21 giugno 2009 Silvio Berlusconi e la Jeune-Fille (I) "Ce bidet, tu ne peux pas savoir combien de paires de fesses il a accueillies !"Sto guardando la fotogalleria di Barbara Montereale, di mestiere "ragazza immagine", reduce da una ben retribuita vacanza nella villa di Berlusconi. La fotogalleria di Barbara Montereale si trova, guardacaso, su Repubblica, il quotidiano antiberlusconiano cui la Jeune-Fille sta raccontando le proprie imprese. Lo scambio è interessante: Barbara Montereale inguaia ulteriormente Silvio Berlusconi e in cambio riceve una pubblicità di valore inestimabile per la sua futura carriera appunto di ragazza immagine. L'agricoltura attende paziente la restituzione delle braccia di Barbara Montereale
La scena di Silvio Berlusconi che barcolla assieme alle sue veline, billionairine, letterine e altre troie, è oggettivamente affascinante. Ogni volta che Silvio Berlusconi è stato accusato di tremende (e reali) nefandezze, è aumentata la sua popolarità. Stavolta, invece, è accusato di essersi divertito con un schiera di adulte ampiamente consenzienti. I tentativi di trovare qualcosa di irregolare, dal punto di vista giuridico o politico, nel comportamento di Silvio Berlusconi in questo caso sanno di arrampicate sugli specchi. Eppure gli antiberlusconiani fanno benissimo a insistere su questo tasto. Non so se perderà il governo, ma certamente sappiamo già l'unica cosa che si ricorderà di Berlusconi nei prossimi mille anni: e non dovrebbe essere un problema da poco per chi è così fissato con la propria immagine. Silvio Berlusconi ha tutte le ragioni nel dire che si tratta di fango. Ma il fango ha un suo fascino. Infatti, Berlusconi non è oggetto di un attacco moralistico, che in Italia non coinvolgerebbe quasi nessuno: le prime a perdonarlo sarebbero le tante nonne che guardano Rete Quattro e ritengono che i maschi, poveretti, siano deboli da quel punto di vista. Il guaio per Berlusconi è un altro: mentre il Lodo Alfano è del tutto incomprensibile (provate ad andare oltre pagina 5 di uno dei tomi di Travaglio), le storie di sesso sono immediatamente comprensibili e quindi di enorme interesse per tutti. Anche chi dice che Berlusconi ha fatto benissimo a riempire il suo Jacuzzi di insaponatrici pugliesi, comunque ci sta pensando. Gli elementi fondamentali biologici hanno una forza straordinaria, a prescindere da ogni giudizio etico: il caso Mills scompare di fronte al pensiero del bidet berlusconiano. Ma scomparirebbe anche se venissimo a sapere che Berlusconi si mangia le cavallette vive, o uccide i gatti a colpi di stivale. Perché sangue, sesso e cibo sono cose che capiamo tutti. (Continua...) lunedì, 15 giugno 2009 Il Club Roberto Cavalli, le macchie di leopardo su Firenze (ii) Roberto Cavalli, e/o il suo genero Joseph Danilo Jacoviello, nonché il loro creativo architetto Italo Rota, hanno presentato al comune di Firenze il progetto di ciò che pudicamente chiamano un "dehors": immaginatevi un incrocio tra il lavoro in acciaio della Torre Eiffel e i viali che conducevano alle tombe dei faraoni a Luxor, però con enormi poltrone in stile animalier. Lo scopo non era quello di accomodare i clienti, che non sono molti, ma di lasciare una zampata-immagine leopardata sulla città di Firenze. Il dehors - che i residenti non francofoni chiamano il Catafalco - doveva occupare per tutto l'anno l'unico spiazzo rimasto libero in Piazza del Carmine, che per il resto è un immenso parcheggio con sottili marciapiedi e costellato di altri locali con i loro più modesti "dehors" che vengono smontati d'inverno. Lo spiazzo si trova davanti all'uscita della scuola dell'infanzia Fioretta Mazzei, e vista la scarsità di spazi nel quartiere, è il luogo dove i bambini sono soliti giocare, al riparo dal traffico. Ci sono state quindi, una serie di riunioni tra i responsabili del Comune e i rappresentanti dei genitori, in cui il comune si è prodigato in parole sul rispetto dei loro diritti. Così un mercoledì, i rappresentanti dei genitori tornano a casa piuttosto soddisfatti. Il fine settimana seguente, gli uomini di Cavalli iniziano a montare il Catafalco, ancora più esteso e massiccio di quanto fosse stato dichiarato nel piano presentato al Comune. I genitori chiamano i vigili, e scoprono così che il Club Roberto Cavalli, a poche ore dall'ultima rassicurante pacca sulla spalla degli assessori, aveva ricevuto tutte le autorizzazioni. Almeno quelle del Comune, visto che Cavalli o Jacoviello non avevano avuto la cortesia di chiedere il permesso alla Soprintendenza, che pure qualcosa c'entrerebbe, visto che il Catafalco si trova proprio accanto alla Basilica di Santa Maria del Carmine, uno dei principali monumenti di Firenze. Anzi, ne ostruisce pure una delle uscite laterali. D'altronde, i dettagli burocratici non interessano molto al Club Roberto Cavalli, visto che qualche mese prima, i NAS dei Carabinieri vi avevano fatto un'irruzione alle 2.15 di notte, scoprendo che quello che si presentava come un ristorante veniva usato, senza alcuna autorizzazione, anche come discoteca. Il Catafalco non solo impedisce i giochi dei bambini, ma oscura anche le finestre dell'asilo; e lo stretto passaggio rimasto libero tra la scuola e il Catafalco viene usato di giorno come deposito, non particolarmente igienico (ma di questo me ne importa poco) per le bevande che saranno consumate la notte dagli avventori. Il panorama dall'interno della scuola è infatti questo: Vi segnalo l'apertura di due blog sull'argomento, uno in italiano e uno in inglese, invitandovi calorosamente a fare un link: Lo so che tutto questo è una piccola vicenda e anche molto locale. Però è un episodio sintomatico, perché fatti analoghi stanno succedendo in tutta la città, e se ci pensiamo bene, in tutto il mondo. Per i media, la democrazia significa la libertà di scegliere tra i candidati che altri ti presentano, e per cui altri scrivono i programmi. Per Costanzo Preve, e più modestamente anche per me, democrazia dovrebbe avere il significato che aveva in origine: il potere del popolo. Frase abusata, ma pensata al concetto. Un potere che bilancia, e se necessario contrasta, l'altro potere, che è dato dal possesso di mezzi economici - democrazia capitalista è quindi un ossimoro. Qui abbiamo la prepotenza di pochi, ma dotati di mezzi per noi inimmaginabili, contro i diritti di molti: dei bambini e genitori, dei residenti, persino quelli dei turisti che magari preferirebbero vedere la Chiesa del Carmine senza il Catafalco accanto. I genitori, i loro bambini e i residenti faranno un presidio il 17 giugno, dalle ore 19 in piazza del Carmine a Firenze. La manifestazione ha un titolo assai elegante: Ma non si uccidono così anche le piazze? domenica, 14 giugno 2009 Il Club Roberto Cavalli, le macchie di leopardo su Firenze Il leopardato è un modo di vestire praticato da certe signore cinquantenni che vorrebbero essere scambiate per peripatetiche diciottenni, ma finiscono per sembrare semplicemente sessantenni volgari.
Il principale promotore di questo stile animalier è un certo Roberto Cavalli, che compie su di sé la stessa operazione delle sue clienti: nel tentativo di sembrare un trasgressivo adolescente, riesce a dimostrare parecchi di più dei suoi sessantotto inverni. Roberto Cavalli è uno dei grandi maestri del culto della Jeune-Fille. Il maculato di massa, con la sua rumorosa allegria apparente, si promuove in tutti i tentacolari modi di cui è capace il mercato. C'è anche Roberto Cavalli Vodka, Roberto Cavalli agriturismo,un vino ("Cavalli tenuta degli dei"), una linea di carrozzine (Baby Safari Collection di Aprica a pelle di giraffa) e persino "la nuovissima collezione di accessori ed abitini per animali Roberto Cavalli Pets". Caratteristica dei nostri tempi, come abbiamo visto, è una sorta di inversione delle funzioni umane consuete: l'intimo, il simpatico, l'irregolare, il frivolo e il personale sono semplici maschere di una realtà feroce e impersonale. Infatti, le amenità di Roberto Cavalli sono inscindibili da un intreccio complesso di società tutelate da commercialisti, avvocati, giornalisti compiacenti e buttafuori. Casa Cavalli è una gigantesca costruzione, opera dell'architetto Italo Rota, con tanto di pista per elicotteri, che deturpa le colline nei pressi di Firenze: "di sera la casa diventa una fonte luminosa gigante, una vera e propria lanterna nel bel mezzo della campagna toscana, con l’alternarsi del verde, del rosso, del rosa e così via". E' qui che Roberto Cavalli celebra il rito annuale del consumo natalizio, in un'atmosfera meticolosamente analizzata dalla saggia Betty Moore su Le Malvestite. Una certa Nanà Bottazzi, categoria giornalista compiacente, chiede a Eva Cavalli, moglie di Roberto e madre dei suoi numerosi figli, "C'è un momento in cui si commuove, signora Cavalli?" E la signora Eva risponde, "Sì, è quando entriamo in quella stanza che trabocca di regali, i bambini hanno gli occhi lucidi e sono eccitati, pronti a scartarli". Quella stanza, a quanto pare, è questa cosa qui, con tanto di albero impiccato alle travi, orso leopardato, corna e crocifisso. I bambini entrano, presumibilmente, dopo i fotografi. Visto che Roberto Cavalli festeggia in questo modo il Natale, è comprensibile il fatto che abbia chiesto di non pagare le tasse sulla propria villa, che a dire dei suoi commercialisti gli servirebbe come luogo di lavoro e di rappresentanza: la vita privata è infatti la forma suprema di merce pubblica dei nostri tempi; non a caso, anche il gatto di Cavalli è maculato. La figlia di Roberto, Rachele Cavalli, ha sposato un certo Joseph Danilo Jacoviello, ventottenne figlio di un non meglio precisato "imprenditore napoletano". A Joseph Danilo Jacoviello, il suocero ha affidato la gestione del primo Dinner Club Roberto Cavalli del mondo, aperto lo scorso dicembre a Firenze, cui fanno seguito i Roberto Cavalli Club di New York e Dubai: lo stile a chiazze può essere un vestito, una carrozzina, una vodka o anche una cena. Il Roberto Cavalli Club si è così impossessato di una chiesa anglicana sconsacrata accanto alla grande Basilica di Santa Maria del Carmine, uno dei più notevoli luoghi d'arte di Firenze. Il Cavalli Club si vanta di essere "una nave d'oro e acciaio, nel centro del capoluogo toscano" , progettata ovviamente da Italo Rota. A un certo punto, Italo Rota ha deciso che questo tempio alla fuffa contemporanea aveva bisogno di un altrettanto trionfale ingresso, capace di imporre Roberto Cavalli all'intera piazza come il vero monumento dei nostri tempi. (Continua...) sabato, 13 giugno 2009 Per farmi tagliare i capelli, vado sempre da Angela e Brunella. Che sulla loro piccola bottega hanno la scritta Donna e uomo, e non gliene importa nulla di parole come Unisex. Da quando hanno introdotto l'euro, mi fanno pagare lo stesso prezzo, che è parecchio meno di quanto pagassi altrove ai tempi in cui c'era la lira.
Tra i clienti, mi distinguo per tre elementi: primo, nonostante le promesse dell'insegna, credo di essere l'unico maschio; secondo, sono l'unico che non dice mai niente; e terzo, sono anche di gran lunga il cliente più giovane, il che non fa di me un giovane. La cliente accanto a me, che avrà una settantina d'anni, annuncia: "ho sognato i' mmi' babbo che mi dava i numeri, e io li ho giocati, non avevo capito che i' mmi' babbo mi voleva solo dire di non giocare quei numeri lì..."Brunella annuncia che lei invece ha sognato Paolo VI, "Proprio io che mi vado a sognare un papa e pure morto. sabato, 06 giugno 2009 Facce da elezioni, Firenze (fine, per ora) Alla prima parte
Davanti a un seggio elettorale di Firenze... ![]() Anche a questo giro prendi in mano le redini della tua vita! Partecipa attivamente al destino della tua città e perché no, del mondo! Avrai mica il dubbio che non serva a nulla? Ma ti pare poco scegliere chi ti sceglie? Ti sembra una roba da niente, fare una crocetta? Una crocetta può cambiarti la vita. Una crocetta è una crocetta, ma dove la metti? Qui? O la metti lì? Libera la tua creatività nella cabina elettorale! VOTA E BASTA! Non importa chi voti, l'importante è votare. Se ci pensi, è il massimo a cui puoi aspirare. www.limportanteepartecipare.it - campagna chi vota si svuota per il 6 e 7 giugno 2009 giovedì, 04 giugno 2009 C'è una signora mite, sulla quarantina, che abita in un paese della Lombardia, servito solo da pullman.
Il lavoro va male sia a lei che al marito, e devono mantenere una bambina. La signora va in un negozio dove vendono anche biglietti, e ne compra uno andata e ritorno per Milano. Si accorge dopo che l'edicolante gliene ha venduti due. Ritorna per restituire il biglietto e farselo rimborsare. L'edicolante si rifiuta di rimborsare i biglietti, glieli prende e glieli strappa davanti; quando lei protesta, l'afferra per la gola e la butta fuori fisicamente dal negozio. Lei telefona al marito, che va al negozio e viene buttato fuori anche lui. Lei chiama la polizia, che le dice di lasciar perdere, tanto le cause servono solo ad arricchire gli avvocati. Trattandosi appunto di una signora mite, lei accetta il consiglio. Tre mesi dopo, arriva una denuncia a lei e al marito dal venditore, che li accusa di averlo minacciato di morte nel contesto dell'"esecuzione di un disegno criminoso" (i termini sono più o meno quelli, se ben ricordo): a sostenerlo, ci sono diversi "testimoni" che ovviamente dichiarano il falso. Il venditore di biglietti chiede 5.000 euro più le spese, nonché gli onorari degli avvocati, circa 10.000 euro in tutto, quindi. Poi fa sapere che è disposto ad accettare 5.000 euro e le scuse della signora e di suo marito, in cambio del ritiro della denuncia. L'avvocato della signora le dice che bisogna pagare, anche perché nessun giudice vorrà trarre la conclusione logica: se i testimoni mentono, vanno incriminati per calunnia. Voi che cosa fareste? lunedì, 01 giugno 2009 Facce da elezioni, Firenze (IV) Alla prima parte
Se vi interessa il tenebroso tema delle elezioni a Firenze, non mancate in questi giorni di dare un'occhiata al blog di Io non sto con Oriana Almeno nei volantini che raccolgo per strada, si parla relativamente poco di immigrazione. Evidentemente, i politici hanno fatto un confronto tra quanti fiorentini sono stati realmente aggrediti da rumeni, e quanti sono stati multati da vigili. Non a caso, Firenze è la città dove imperversa la scritta, "Meglio la mamma troia che vigilessa", e dove ci sono dei tipi che girano con la maglietta viola e le parole, "Sempre vigile mai urbano". Il tema che sembra suscitare più astio a Firenze infatti è la ZTL, la zona a traffico limitato del centro storico. Per non fare torto a nessuno, sentiamo in merito una voce di sinistra e una di destra. La voce di sinistra, in tutto il suo spessore politico, è quella di Elena Scatragli, di cui abbiamo già avuto occasione di parlare. "Voglio divertirmi sì divertirmi", strilla sul suo depliant. "Nella capitale della bellezza, della cultura e del turismo, è impossibile mangiare un gelato appena trascorsa la mezzanotte. Usciamo dalle discoteche e se abbiamo fame troviamo aperti solo gli ambulanti". "Per chi lavora fino a tardi nemmeno una pizza, o al limite una pizza senza birra, alle due niente alcol".Da destra, Francesco Torselli - (militante di Azione Giovani, mestiere ignoto, comunque si occupa di "politica, sport e cultura identitaria") - mette nel suo programma "una Fiorentina protagonista in Europa e per promuovere l'immagine di una città protagonista nel mondo". Aggiunge la "chiusura dei campi Rom", "subito un CIE (ex CPT) a Firenze", ma soprattutto se la prende con la ZTL: "La sinistra odia i giovani e la vita notturna. Non si spiegherebbe altrimenti la concessione di licenze a locali pubblici in zone poi sistematicamente prese d'assalto dalla polizia municipale o isolate per gran parte dell'anno dalla ZTL notturna. Maggior tutela per i giovani fiorentini che vogliono vivere la propria città di notte e per i gestori, che investono propri soldi e devono lavorare".E aggiunge: "La Polizia Municipale è il terrore di tutti i fiorentini".Non essendo mai stato posseduto da un'automobile, faccio fatica a capire la necessità di portarsi dietro il SUV se si vuole fare un giro in centro: esistono i piedi. E più si è giovani, meglio funzionano. Comunque, provo a spiegare ai non fiorentini il ciclo dei Locali e dei loro inevitabili sottoprodotti escrementizi. Il centro storico è fatto di vicoli strettissimi, con marciapiedi spesso larghi poche decine di centimetri, e con pochi posti che si prestino a parcheggi, ammesso e non concesso che tale debba essere l'unica funzione delle piazze storiche della città. Quindi, buona parte del centro viene chiusa alle auto dei non residenti durante i giorni feriali, e in certe stagioni anche da mezzanotte alle quattro. Salvo tutte le categorie che godono di privilegiate eccezioni, tra cui spiccano molte migliaia di presunti accompagnatori di presunti "invalidi". Poi ci sono quelli che non cercano nemmeno di sfruttare il permesso della nonna novantenne in sedia a rotelle per recarsi in discoteca. Via del Cestello è una stradina che quando passa una macchina, noi bipedi dobbiamo stringerci contro il muro. Tutto il giorno, questa stradina viene percorsa contromano, con la massima naturalezza, da auto che la usano come varco incustodito per violare la ZTL. Alle 19.30, la ZTL si apre, e un minuto dopo, il centro è invaso da migliaia e migliaia di uomini-a-rotelle, che dopo qualche decina di giri a vuoto scaricano le proprie carcasse direttamente sul marciapiede, in modo da impedire il passaggio ai pedoni, oppure in seconda fila. Contemporaneamente, si aprono i locali e i localini, di cui i nostri candidati sembrano tanto soffrire la mancanza. Nella piazza dove abito io, ce ne sono ben sei. Tra cui uno che tutta l'estate ti obbliga a tenere le finestre chiuse grazie alla musica assordante con cui intrattiene i propri clienti fino alle due di notte, cioè l'ora in cui la nostra amica Scatragli comincia a cercare l'alcol serale. Chi esce inebetito da qualche locale si trova imprigionato da chi ha parcheggiato in seconda fila. A quel punto (ore 1.32, ad esempio) si attacca al clacson, ma il proprietario della macchina-carceriera non lo può sentire, a causa del volume della musica del pub dove si trova. Tutto questo, anche una Scatragli o un Torselli dovrebbero saperlo.[1] Ignorano invece il resto del ciclo. Molti conoscono le fogne di Firenze perché vi hanno trovato più residui di cocaina che in quelle di Londra. Ma non tutti sanno che gran parte dell'unico prodotto concreto dei Localini non finisce nelle fogne - che nel centro sono quasi inesistenti - ma resta in enormi contenitori sotterranei. Non anneghiamo solo grazie ai camion degli spurghi (cercate spurgo firenze su Google, è istruttivo). Che alle ore 5.30 di mattina, quando la Scatragli comincia ad addormentarsi, partono per svuotare i pozzi neri dei localini in cui lei ha da poco lasciato i suoi residui organici. La rumorosa operazione di spurgo dura circa mezz'ora, a volte anche di più. E offre ai residenti un potente e durevole tanfo che unisce il profumo della nafta a quello degli escrementi umani. Nota: [1] Una certa sinistra buonista sostiene da tempo che per avere più sicurezza, non è necessario avere tanti poliziotti, basta una "città più vissuta", cioè più SUV parcheggiati in seconda fila e più soldi per proprietari di localini e spacciatori di ecstasy. Un'idea sposata con entusiasmo da una certa destra. La sinistra aggiunge però un caratteristico tocco di ipocrita cerchiobottismo, specificando sempre "nel rispetto dei residenti". (Continua...) |
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